domenica 29 novembre 2020

Chi dice donna dice danno?

 


L'idea di questo post nasce da un commento lasciato sul blog Volpi che camminano sul ghiaccio di Elena Ferro, intitolato Linguaggio di genere. Asterisco, chiocciolina o..

Questa settimana cadeva il 25 novembre, per me da sempre una data importantissima, ma solo perchè il 25 novembre è il mio compleanno.
 
Per una risoluzione dell'Assemblea generale delle nazioni unite, dal 1999 è anche la giornata internazionale per l'abolizione della violenza contro le donne.
Bene, avere una giornata a ciò dedicato è una buona iniziativa, ma purtroppo delle donne sono morte proprio mercoledì scorso per mano dei propri mariti o compagni, che tristezza.
Giovedì scorso ero iscritta a un corso on line organizzato dal comitato per le pari opportunità della mia azienda, l'argomento del corso riguardava "Le molestie sessuali sui luoghi di lavoro", io non avevo fatto caso al fatto che il corso fosse il 26 novembre, cioè proprio il giorno successivo a questa ricorrenza, ma visto che era il giorno successivo alla giornata contro la violenza delle donne ovviamente si è parlato non solo degli abusi ma anche delle violenze vere e proprie.
Ho seguito il corso con un orecchio solo, è questo il problema dei corsi on line, finisci per fare più cose contemporaneamente, magari leggi qualche mail oppure rispondi al telefono e ti perdi dei pezzi.
Però comunque con la mia cuffietta ascoltavo e sono rimasta piuttosto colpita da alcune affermazioni. 
Premetto che le statistiche parlano anche di uomini molestati, una percentuale molto bassa ma è doveroso citarlo, ma la storia insegna che le donne da sempre siano state discriminate sul lavoro, soprattutto in determinate situazioni di bisogno, è questo che è terribile, quando c'è il bisogno di lavorare e la donna viene ricattata sessualmente ma non solo perchè ha bisogno di lavorare.
 
Io pensavo che per fortuna non mi sono mai trovata in nessuna situazione spiacevole di questo tipo, nella mia azienda ci sono diverse donne in posizioni di comando (e putroppo sono delle vere iene, mi dispiace dirlo, però alcune sono illuminate, oltre che brave e competenti). Io stessa ho un ruolo di responsabile anche se non sono al massimo livello, nè ci arriverò...
Proprio mentre pensavo di essere fortunata l'insegnante del corso ha detto questa frase:

È violenza ogni volta che qualcuno ti chiede di vestirti in un certo modo per poter lavorare.
Ogni volta che qualcuno ti chiede se sei sposata o se hai intenzione di fare figli, ogni volta che in una situazione lavorativa ti fanno pesare il fatto di essere donna, con frasi o atteggiamenti discriminatori...

Insomma se fai un colloquio di lavoro a un uomo non gli chiedi se ha intenzione di sposarsi o di fare dei  figli, non gli chiedi di indossare la minigonna e il tacco dodici.
La frase mi ha colpito perché all'inizio della mia carriera lavorativa mi é successo qualcosa di simile.
Subito dopo la laurea in economia con 110/110 e lode (lo scrivo solo per sottolineare che la mia appariva come una formazione qualificata) una mia amica - che lavorava in una società di selezione del personale - mi fece compilare subito il curriculum e mi disse che avrebbero proposto il mio profilo ad alcune società che cercava del personale.
Bene, dopo alcuni giorni mi proposero un colloquio con una delle più grandi aziende multinazionali del territorio bolognese. Era un'azienda che operava nel campo della moda e cercavano una figura di Responsabile amministrativo o qualcosa del genere, anche senza esperienza lavorativa pregressa. 
Io andai allegramente a fare il colloquio, eravamo tre in lista, un uomo e due donne.
La mia amica mi confidò che il mio curriculum era il migliore in assoluto, la ragazza credo non fosse laureata, il ragazzo era laureato in economia con un voto basso, credo fosse sotto il 100, io invece avevo il profilo migliore. Tutti e tre senza nessuna esperienza lavorativa.
Ovviamente queste erano notizie riservate, ma la mia amica me ne parlò in gran segreto.

Il titolare (uno degli amministratori nonchè proprietario), abbastanza giovane, ma dall'aspetto serio e austero, mi fece il colloquio e molto tranquillamente mi chiese se fossi fidanzata e se avessi intenzione di sposarmi e avere dei figli.
Io risposi che avevo un ragazzo, ma non avevamo fatto nessun progetto per il futuro, ma ovviamente avendo 24 anni era possibile che in un futuro mi creassi una famiglia.
Lui mi fece i compimenti per il percorso di studi con il massimo dei voti e per altro che non ricordo, ma disse molto candidamente che avrebbe preferito assumere un uomo perché le donne "quando fanno dei figli si assentano e hanno problemi a fare straordinari".
Io rimasi interdetta, ma non obiettai granché, credo risposi: lei faccia pure come ritiene opportuno per la sua azienda o qualcosa del genere.
Fu assunto il ragazzo e quando riferii alla mia amica quello che mi era stato detto nel corso del colloquio anche lei rimase basita.
Certo preferiscono assumere un uomo cretino piuttosto che una donna in gamba, disse irritata dall'arroganza di quell'uomo.
Io non mi preoccupai più di tanto, sapevo che avrei fatto altri colloqui e avuto altre occasioni. 
La beffa del destino è che, anche se non per mia volontà, non ho avuto figli, ma a 24 anni non potevo saperlo.
 
Se avessi avuto un registratore avrei potuto fargli causa, chissà, anche se nel 1988 non era poi strano che degli uomini ai posti di potere facessero certe affermazioni, tra l'altro questi discorsi li ho sentiti fare spesso anche da donne al comando, cosa ben più avvilente. 
Quel corso mi ha fatto ripensare a quell'episodio lontano nel tempo.
Questa grande azienda oggi ha chiuso i battenti, era nata nel 1947 e ha chiuso per concordato fallimentare nel 2015, il marchio è stato poi acquistato da una società americana.
Quindi forse è stato un bene non essere assunta, anche se forse, se fossi stata assunta, me ne sarei andata prima, come ha fatto una mia amica che dopo un anno di lavoro senza che gli pagassero gli straordinari (gli avevano promesso un aumento in alternativa che però non arrivò) si licenziò a cinque giorni dall'inizio della stagione  della fiera campionaria autunnale, lasciandoli in braghe di tela. 
Piccole soddisfazioni per interposta persona.

Ora, nel mio piccolo, per fortuna non ci sono stati altri episodi spiacevoli connessi al mio genere, nel mio percorso lavorativo, anche se non sono mancati apprezzamenti o battute "simpatiche" di certi uomini.
Credo che la violenza e l'abuso nascano soprattutto da un fatto culturale ed è questo che bisogna cambiare, questa deve essere la vera sfida.
Del resto non è forse vero che nel corso dei secoli la donna era il demonio che ti portava alla perdizione, tentandoti con il suo corpo? Era la strega che interagiva con il diavolo, era la sirena che ammaliava col suo canto.

Scoprii che più amara della morte è la donna, che è come il laccio dei cacciatori, il suo cuore è come una rete, le sue mani funi.
da Il nome della rosa di Umberto Eco.



Fonti immagini
Pixabay



domenica 22 novembre 2020

Michelino nel comò

 


Lei era una professoressa di italiano, lui il preside di una scuola media, due persone istruite, nel 1969 voleva dire appartenere a un certo ceto sociale perché la maggior parte della gente non arrivava al diploma nè tantomeno alla laurea.
Mia mamma diceva sempre che erano ricchi, che se fossi cresciuta in quella famiglia avrei avuto infinite possibilità visto che noi, invece, eravamo poveri.
Io ero scettica, avevo cinque anni ma conoscevo bene ciò che era davvero importante nella vita, ovviamente senza saperlo, ma lo sentivo bene in fondo al cuore.
 
I bambini sanno già tutto, poi crescendo imparano a combattere con i dubbi
 
La professoressa che noi chiamavamo la signora Laura (nome di fantasia) era la nostra vicina, la sua casa era disposta su due livelli, ed era piena di mobili e oggetti di pregio.
Anche la nostra casa, di fronte alla sua, era disposta su due livelli, ma era molto più piccola e senza riscaldamento, ci scaldavamo con il braciere, ma avevamo anche il caminetto che mio padre accendeva nelle sere d'inverno e quella fiamma era bellissima e scaldava corpo e cuore.
Invece la casa della signora Laura aveva i termosifoni in ogni camera, un lusso riservato a pochi a quei tempi. 
Ma quello che più di tutto decretava la loro ricchezza era la televisione, loro possedevano la televisione! Era l'unica famiglia ad averla in tutta la strada o forse in tutto il quartiere, qualcosa di assolutamente strabiliante.

 
La sera la signora spalancava la porta del piano terra che dava sul suo salotto e chiamava tutti i bambini della strada invitandoli a sedere sulla soglia per vedere la TV, questo credo avvenisse in estate, insomma ricordo che il tempo era bello e per noi era una vera meraviglia poter vedere le immagini proiettate da quella scatola magica, chissà se c'era già carosello, non ricordo. 
La signora Laura non aveva figli e per questo era molto infelice. E poi aveva una vera passione per me, mi chiamava Giulietta, mi riempiva di baci e mi dava sempre qualche dolcetto (biscotti al cioccolato o golose caramelle), nelle case dei comuni mortali più poveri quei dolcetti non c'erano, ricordo che mia nonna preparava una merenda con il pane cosparso di olio e zucchero, non fate quella faccia, era buonissimo.
Ma i biscotti al cioccolato erano un'altra cosa, era qualcosa di molto speciale.
La signora Laura era sempre elegante, profumata e truccata, ogni volta che mia madre si fermava da lei per chiacchierare lei non era mai in disordine. 
Un giorno la signora Laura confidò a mia madre che avrebbe tanto voluto dei bambini ma non erano arrivati ed era un dolore che proprio non riusciva a sopportare.
"Ma perché non avete adottato un bambino, voi siete benestanti" chiese mia madre.
"Lo so Maria, ci abbiamo provato, ma non è affatto facile" rispose.
 
E poi raccontò una storia, la storia di Michelino che dormiva nel cassetto del comò e voleva stare senza scarpe.
Avevano fatto un tentativo di adozione, ma siccome avevano già una certa età, non potevano adottare un neonato oppure un bimbo molto piccolo, così fu loro affidato un bambino più grande di circa  sette-otto anni, si chiamava Michelino, proveniva da una famiglia numerosa e poverissima napoletana ed era stato messo in orfanotrofio perchè i genitori non riuscivano a mantenerlo. 

Ma Michelino non era facile da plasmare a loro immagine e somiglianza, non così su due piedi e, a proposito di piedi, lui non voleva portare le scarpe, diceva che stringevano e lo soffocavano,  del resto era abituato a correre scalzo per i vicoli stretti del centro di Napoli.
E poi non voleva andare a scuola perché diceva che la scuola non serviva, visto che lui voleva fare il muratore come suo padre.
Infine c'era un brutto vizio che Michelino non riusciva proprio a togliersi, non voleva dormire nel letto, la notte si alzava, apriva il cassetto del comò e dormiva rannicchiato lì, la sera la signora lo metteva a dormire nel letto e  la mattina dopo lo trovava addormentato nel cassetto del comò.
Lui non capiva perché non andasse bene, era un comò enorme, pieno di asciugamani e lenzuola profumate di lavanda, nella sua vecchia casa dormiva in cassetti più piccoli e scomodi con i suoi fratelli, perché non c'erano i letti per tutti.
Io immaginavo la casa a piano terra di Michelino, stretta e angusta, piena di bambini scalzi e pensavo che la mia casa con il caminetto con ben tre camere, anche se piccole e senza termosifoni, era una reggia al confronto, anche se non era grande ed elegante come la casa della signora Laura.
Michelino fu rispedito a casa sua, credo ci fosse un periodo di prova per la conferma dell'adozione o qualcosa del genere, perchè non potevano accettare che il figlio di un preside e di una professoressa facesse il muratore e camminasse scalzo, né tantomeno dormisse nel comò.
Dopo non fecero altri tentativi di adozione e si rassegnarono a una vita senza figli. 
Mia madre mostrò comprensione e disse che capiva. 
Quella che non capiva ero io, pensai - nella mia mente di bambina - che avrebbero dovuto avere più pazienza con Michelino perché non puoi cambiare abitudini da un giorno all'altro e, anche se quella cosa del comò mi sembrava molto strana (come puoi voler dormire in un comò, quando hai a disposizione un bel letto!) in fondo non era così grave, prima o poi Michelino avrebbe imparato a dormire nel letto.
Rimasi in silenzio fingendo di giocare tutto il tempo con la mia bambola con i capelli di plastica (non avevo una bambola con i capelli pettinabili, era sempre un lusso).
 
State attenti quando parlate perché i bambini ascoltano tutto, anche quando sembrano intenti a giocare.
 
Pensai che la signora Laura si meritasse la sua infelicità perché mandare via Michelino era stato un atto di grande viltà (non so se lo pensai proprio in questo modo a cinque anni, ma il senso era quello).
 
Tornati a casa chiesi a mia madre che fine avesse fatto Michelino e lei mi disse che era tornato a casa sua o forse era stato adottato da un'altra famiglia. Mi disse di non preoccuparmi per lui perché,  sicuramente, stava bene.
Ma io per molti giorni pensai a Michelino con una fitta al cuore, a me quel bambino che voleva dormire nel comò era piaciuto subito, mi aveva ispirato una istintiva simpatia, anche se non lo avevo conosciuto.
Da quel giorno i biscotti della signora Laura mi sono sembrati meno buoni, in fondo era ottimo anche il pane con olio e zucchero di mia nonna, c'era dentro un ingrediente insostituibile che si chiamava amore, anche se non lo sapevo.
Un anno dopo comprammo anche noi la televisione e, dopo un altro anno, traslocammo andando a vivere in un appartamento nuovo in un condominio grande, uno dei primi costruiti in paese.
Mio padre aveva venduto la casa troppo piccola del centro, con il ricavato e un mutuo comprammo la casa nuova: con i pavimenti in marmo, le camere ampie, i termosifoni e un grande balcone. 
Era in periferia, pensate che oggi quella zona è considerata semicentrale, ma allora nella strada successiva al nostro condominio c'era la campagna che si estendeva ampia verso l'orizzonte, che a me sembrava infinito e dove andavo a giocare con gli altri bambini fingendo di correre nella giungla misteriosa. 
È strano ma, ogni tanto, quando vado in Puglia e passo da quella via laterale del centro, mentre osservo la pavimentazione di pietre lisce e l'aspetto quasi immutato, vengo assalita dalla nostalgia, guardo la casa della mia infanzia con il piccolo balcone pieno di gerani, di fronte la casa della signora Laura che ora non c'è più e non posso fare a meno di chiedermi dove sia finito Michelino.
E anche se questa è una domanda che non avrà risposta, resta la consapevolezza che molte storie e molte vite si comprendono meglio a distanza di anni. 
La patina del tempo ha uno strano potere: rende tutto più chiaro.

Siete d'accordo? 

Fonti immagini 
Pexel e Pixabay


domenica 15 novembre 2020

Saldi e ribassi: promozioni Amazon o Facebook?


                                                                


L'idea di questo post è nata leggendo il post di Maria Teresa Steri del blog Anima di carta che parlava della sua esperienza con le inserzioni di Amazon advertising.
Questa estate, con l'uscita della quarta indagine del Commissario Sorace e la riedizione del romance L'amore che ci manca, ho avuto davvero poco tempo per dedicarmi alle promozioni, ma visto che Amazon offriva l'opportunità di attivare delle campagne pubblicitarie anche per gli autori italiani mi è sembrata un'ottima occasione e mi sono buttata a pesce, senza però studiare troppo.
Mi sono affidata quindi agli automatismi offerti da Amazon partendo dalla cifra minima: 1 euro al giorno. Poi me ne sono dimenticata.
Dopo qualche tempo Amazon mi ha inviato una mail in cui affermava che la mia campagna non rendeva al massimo e che era consigliabile aumentare il budget almeno a 3 euro al giorno. 
Ci sono stata a pensare un po' (io ho sempre fatto delle promozioni su facebook a 1 euro al giorno e per periodi limitati) poi ho deciso di aumentare a 3 euro, mettendo però la scadenza del 30 settembre.
Ancora una volta l'ho fatto e dopo ho smesso di pensarci, anche se periodicamente andavo a sbirciare le vendite. Ogni tanto vendevo uno o due eBook ed ero contenta. E tanto bastava.
In realtà, nel frattempo, mi ero dedicata anche ad altre promozioni grazie alla newsletter mensile di Streetlib che proponeva le promozioni di IBS ed Amazon.
Ora, siccome gli altri due gialli (Fragile come il silenzio e La sottile linea del Male) sono venduti - tramite la piattaforma di Streetlib - anche su altri store, ogni volta che arrivava la newsletter delle promo da candidare ne proponevo uno in alternanza, perché il regolamento impone di non mettere in promozione un libro che hai proposto il mese precedente e così via.
La mia scelta è sempre stata quella di offrire il massimo sconto (il minimo era il 25% del prezzo di listino, quindi per il prezzo di listino di € 2,99 l'offerta doveva essere almeno di € 2,24); 
potevo scegliere di impostare il prezzo a € 1,99 oppure a € 1,49 ma alla fine, per semplicità, ho sempre impostato la promozione più bassa ossia € 0,99 e per tutto il mese.
Pensate che sia un prezzo troppo basso? 
È possibile, ma ho ragionato come lettore, io quando vedo delle offerte di libri che mi interessano a € 0,99 compro subito. Ovviamente devono essere libri che mi interessa leggere, magari eBook che costavano tra € 2,99 e € 4,99 e che quindi compravo solo nel momento in cui decidevo di leggerli.
Gli autori editi da Amazon publishing costano tutti € 4,99 perciò quando trovo l'offerta a 1,99 o addirittura 0,99 li compro subito, anche due per volta.
Come si dice Compra il libro in offerta e mettilo da parte, ah no quella da metter da parte era l'arte, ma va bene lo stesso, ci siamo capiti.
Con le promozioni di Newton Compton a € 0,99 per esempio ho scoperto autori interessanti che poi ho continuato a leggere anche comprando a prezzi più alti. Insomma le promozioni servono a invogliare i lettori recalcitranti o a catturare nuovi lettori.

Bene, dopo l'articolo di Maria Teresa sono andata a controllare i report di Amazon e ho fatto un po' di conti. 
Premetto che parlo solo delle vendite fatte tramite la piattaforma di Amazon.
Il respiro dell'alba ha venduto nel periodo della promozione agosto-settembre n. 51 eBook a € 2,99 con pagine lette con Kindle Unlimited n. 5062 con royalties lorde € 101, spesa Amazon advertising € 50.
Sicuramente non posso vivere di scrittura ma non sono in perdita, anche se pagandoci le tasse vado più o meno in pareggio.
L'ombra della sera offerto a 0,99 (non per tutto il periodo) senza Amazon advertising - bensì con una promo Facebook alternata di circa venti giorni per una spesa complessiva di € 22,00 - ha venduto n.96 eBook con royalties lorde € 55,95.
Il guadagno è inferiore ovviamente, ma 96 eBook venduti sono un numero dignitoso, anche perché mi sono arrivate parecchie recensioni gratis, per gratis intendo recensioni spontanee di lettori che hanno apprezzato il romanzo e che non mi conoscono attraverso il blog o altri canali. 
Tra l'altro anche gli altri romanzi della serie hanno guadagnato nuove recensioni, alcune anche molto belle.
Nello stesso periodo ho promosso anche il romance L'amore che ci manca tramite Facebook con una spesa di € 14,00 vendendo 24 copie (non tutte a 0,99) con royalties lorde di € 16,90. 
Insomma sembra che il romance attragga meno.
 
Resta il dubbio amletico: Amazon advertising ha funzionato oppure è stato il piccolo successo estivo dei primi libri della serie di gialli (promossi solo tramite facebook) che ha trascinato anche l'ultimo episodio di Sorace? 
E se fosse il contrario? 
Amazon advertising ha fatto notare anche gli altri libri che, messi in offerta al prezzo di un caffè, hanno portato nuovi lettori?

Comunque sia, ho scoperto uno dei vantaggi del self publishing: poter rilanciare un romanzo uscito un anno o due o tre anni prima con adeguate promozioni, per esempio L'ombra della sera che, appena uscito, era passato quasi inosservato ha avuto un rilancio inaspettato.
Penso che con Amazon advertising riprenderò, ma vorrei approfondire meglio le sue potenzialità per non operare solo con gli automatismi, vi racconterò.
A proposito di libri al prezzo di un caffè, questo mese è in offerta Fragile come il silenzio e L'amore che ci manca, l'offerta era cominciata con IBS ma poi ha adeguato il prezzo anche Amazon e Apple (forse anche altri store, non ho controllato), insomma con gli eBook la teoria della concorrenza perfetta funziona realmente.

E voi avete mai fatto delle promozioni?


Fonti immagini
Pixabay

sabato 7 novembre 2020

Come eravamo...prima della globalizzazione



Parliamo degli anni novanta fino ai primi anni duemila, non ricordo bene, diciamo prima della globalizzazione spinta al massimo, i negozi la domenica erano chiusi e, quando approssimandosi il Natale, c'erano le aperture domenicali dei negozi, girare per fare shopping era una festa (tranne per i commessi immagino).
Con i negozi chiusi nei festivi c'erano tante belle cose da fare: una gita all'aria aperta, se c'era il sole, andare al cinema o a teatro, oppure c'erano i ritrovi a casa di amici in qualche particolare occasione.
Quando faceva molto freddo, per esempio, ci si ritrovava a casa di qualcuno del nostro gruppo di amici a giocare a Trivial, Taboo, Risiko (quest'ultimo non mi piaceva granché ma era il gioco preferito dei maschietti e ogni tanto bisognava accontentarli), poi si finiva per fare le caldarroste, si beveva del vino novello e per, finire la serata, si ordinava una pizza oppure si andava direttamente in pizzeria.
La domenica tutto sommato non c'erano grandi alternative, soprattutto se faceva freddo (i bei tempi in cui esistevano ancora le stagioni e quindi anche l'inverno). 
Ogni tanto andavamo a Ferrara (una città anticipatrice in cui alcuni negozi erano già aperti la domenica) oppure in centri commerciali fuori città (i primi outlet).
 
Poi sono arrivati i negozi aperti tutte le domeniche, sempre e dappertutto.
 
E la domenica ha perso significato, non c'era più nessuna novità: non hai fatto in tempo a fare la spesa in settimana? Nessun problema puoi farlo di domenica (secondo me non c'è niente di più deprimente che fare la spesa di domenica anche se confesso che mi è capitato); devi comprare un vestito nuovo? Puoi farlo di domenica! Tanto è sempre tutto aperto.
(Ovviamente non in questo periodo, vista l'emergenza sanitaria, ma questa mia riflessione nasce un po' anche da questa situazione).

Tornando ai negozi, credo che il declino sia cominciato da lì, in nome del consumismo tutto era sempre aperto, tutto a disposizione per poter comprare:
 
"Ah, ma così avremo più posti di lavoro, gira di più l'economia, finalmente come gli americani aperti giorno e notte".

Queste le argomentazioni a supporto. È stato così? Non mi pare, invece che avere più posti di lavoro abbiamo avuto lavoratori massacrati da turni domenicali e festivi, persone che non potevano restare con la propria famiglia. E poi io detesto la mania di voler copiare gli americani o fare quello che si fa all'estero, ma siamo sicuri che sia meglio?
Ma davvero abbiamo bisogno di fare la spesa di notte o nei week end? 
E poi, credo che con i negozi aperti anche nei festivi si sia legittimato sempre più il lavoro a oltranza senza interruzione, io ho notato questo nel mio luogo di lavoro, ma l'ho verificato anche in altri contesti.
Non esistevano più orari, ho cominciato a vedere fissate delle riunioni in orari sempre più assurdi, all'ora di pranzo o di venerdì tardo pomeriggio. In qualche occasione particolare poteva anche accadere, ma quando è diventata la regola ho capito che eravamo sull'orlo del baratro. 
Era l'effetto della globalizzazione, tutto legittimanto in nome del profitto.
Qualcuno ha chiamato tutto questo "progresso", invece sappiamo che non è proprio così tra inquinamento, delirio consumistico e delocalizzazione di aziende all'estero a scopo di lucro.

Insomma i negozi aperti di dimentica erano belli sotto Natale quando l'apertura starordinaria costituiva una novità, dopo sono diventati un'abitudine anche un po' fastidiosa. 
Una volta ero attratta dallo shopping poi ho cominciato ad annoiarmi profondamente, ho cominciato a sentirmi oppressa da questa frenesia dell'acquisto ossessivo.
Ho cominciato ad avere sempre più l'impressione che il tempo dello shopping sia tempo rubato alla mia vita perchè ogni volta che giriamo per megastore e centri commerciali togliamo tempo a noi stessi e a ciò che fa bene al nostro spirito. 
Negli ultimi anni, è stato un cambiamento quasi inconsapevole, ho imparato a fare a meno sempre più di determinati acquisti e ho cominciato a sentirmi meglio, compro ancora certo, ma solo quello che davvero desidero e a cui do valore, anche l'inutile se mi fa star bene, purchè ci sia un senso per me stessa. 

E in questo momento terribile in cui siamo costretti a chiudere tutto qualche domanda sorge spontanea, forse abbiamo investito troppo sul consumo, sulle cose da avere invece che su ciò che volevamo essere.
Vi lascio con una considerazione di Tiziano Terzani che mi sembra in linea con il mio pensiero. 
 
"Da qualche parte c'è qualcuno, per il quale nessuno ha votato, che spinge perchè il mondo giri sempre più alla svelta, perchè gli uomini diventino sempre più uguali in nome di una roba chiamata 'globalizzazione' di cui pochi conoscono il significato e ancor meno hanno detto di volere" 
Tiziano Terzani 

Voi cosa ne pensate?

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domenica 1 novembre 2020

Libri d'autunno



In questi giorni non sto scrivendo molto, ma sto leggendo, anche dei libri piuttosto difficili.
Uno si intitola Strage di Loriano Macchiavelli, un libro impegnativo e complesso, che parla della Strage di Bologna, con il quale sto andando parecchio a rilento, come attenuante c'è il fatto che ho appena finito di leggere il romanzo Delitto e castigo. 
Nel frattempo mi sono lasciata travolgere da una serie di offerte su romanzi di autori che ho imparato ad apprezzare.
 
Vi elenco gli eBook acquistati 

Due omicidi diabolici di Raffaele Malavasi (lettura in corso al 50%)
La principessa di ghiaccio di Camilla Läckberg 
Di questo e altri mondi di Riccardo Bruni (serie sull'avvocato Berni) 
La notte delle falene di Riccardo Bruni 
Come tracce sulla sabbia di Federico Maria Rivalta 
Passi di tango in riva al mare di Federico Maria Rivalta 
Per un bacio e molto più di Monica Brizzi 

Riccardo Bruni è un autore che, nel mio cuore, fa concorrenza a Gianrico Carofiglio, di lui ho letto La promessa del buio, La stagione del biancospino e Una sera di foglie rosse (il primo romanzo della serie sull'avvocato Berni), quindi non potevo lasciarmi scappare la seconda avventura dell'avvocato Berni e poi ho approfittato dell'offerta de La notte delle falene.
I romanzi di Federico Maria Rivalta sono tutti incentrati sul cronista de Il mattino di Padova, poi diventato Free lance, Riccardo Ranieri, si tratta di gialli ambientati a Padova e dintorni. Il protagonista è un personaggio simpaticissimo piuttosto imbranato ma che risolve tutti i casi, insomma si tratta di romanzi dove si indaga e si ride anche un po' (che di questi tempi non fa male).
Cosa ci fa in fondo un romanzo d'amore? 
Ho letto tutti i romance di Monica Brizzi, un'autrice-blogger che seguo fin dai suoi inizi, e ho approfittato dell'offerta del suo ultimo romanzo, che c'è bisogno anche di amore e leggerezza, non si vive di soli thriller...
Infine, ultimo acquisto, non era in offerta ma era nelle mie intenzioni di lettura l'ultimo romanzo di Grazia Gironella Tutti gli amori imperfetti, un'autrice-blogger che riesce sempre a catturarmi con le sue storie.
A questo punto ho una bella scorta di libri che spero di terminare entro la fine dell'anno, non so ancora in quale ordine.
E poi non posso far altro che leggere, in questo periodo di incubazione, è un momento in cui siamo tutti incerti sul nostro futuro, cerchiamo di barcamenarci, tra angoscia e paura, in un mondo dove la scrittura sembra inutile e inconsistente o, forse, la sola realtà ed evasione che ci possiamo permettere, oltre alla lettura.
L'altro giorno in uno stralcio di intervista Ken Follet ha detto che non potrebbe scrivere ora un romanzo ambientato nel 2020 perché non sappiamo ancora come andrà a finire. Ho sentito distrattamente questa sua affermazione in una rubrica del telegiornale, mentre facevo altro, ho pensato che avesse ragione, ma quindi non possiamo far altro che aspettare, siamo sospesi, in un limbo.
E in questo limbo un buon modo per alleggerire il tempo può essere quello di immergerci nelle nostre emozioni attraverso un libro.

Voi cosa state leggendo in questi giorni?

Fonti immagini:
Pixabay

mercoledì 28 ottobre 2020

Cinque parole per un romanzo sul blog Scrivere Vivere


Buona sera amici, 
Martedì, cioè ieri, sono stata ospite del blog Scrivere Vivere di Grazia Gironella che ringrazio di cuore, in "cinque parole per un romanzo" la sua nuova rubrica, nel corso dell'intervista ripercorro i momenti salienti e le sensazioni che il mio ultimo romanzo Il respiro dell'alba mi ha trasmesso.
Vi riporto il link



venerdì 23 ottobre 2020

Ambientazione 2020


 
In questi giorni mi si accavallano nella mente tante idee su una possibile indagine di Sorace, il problema è che il romanzo è ambientato nel 2020 e, ormai si sa, non è un anno come gli altri...
Ecco di seguito i pensieri senza capo nè coda che mi frullano in testa.
Se c'è un killer, questo può agevolmente nascondersi sotto una mascherina e se porta i guanti in lattice chi potrà mai pensare che lo faccia perché vuole uccidere qualcuno senza lasciare impronte? 
Questo può essere problema o un vantaggio? 
Magari è un vantaggio, perché diventa l'ennesima difficoltà da affrontare da parte di un commissario che deve seguire un'indagine di omicidio.
Dall'altra parte se non è possibile girare per le strade liberamente, uno che lo fa non passa inosservato, anche se magari va a fare la spesa oppure va al lavoro...(purché non lavori in un bar o ristorante o negozio di parrucchiere e abbigliamento).
Tutto diventa una variabile da considerare nell'ideare una storia da scrivere, così penso e ripenso e non scrivo. 
Ok, in fondo non scrivo perché non mi sono ancora applicata abbastanza, però un killer non potrà mimetizzarsi nella folla se c'è il lockdown e poi, essendoci già il coranabirus, il nemico invisibile che uccide già tanto di suo, che suspense può dare un killer in carne e ossa che uccida con un'arma ben visibile come una pistola o un coltello?
In realtà non ho ancora cominciato a scrivere anche per un altro motivo, il richiamo del mondo esterno è irrinunciabile, soprattutto con la prospettiva di nuovi Lockdown, sabato scorso per esempio era una bellissima giornata e abbiamo deciso di fare un giretto a Ferrara, città che amo da sempre e che è talmente vicina a Bologna da costituire una gita fuori porta facilmente gestibile. Insomma nel frattempo preferisco guardarmi intorno che guardare il computer.
Non resta che lasciar andare i pensieri e allungare il periodo di incubazione della storia aspettando "quel momento", ossia quella specie di folgorazione che ti prende, quasi sempre, mentre stai facendo altro oppure in un momento di ozio assoluto (cosa rara, ma accade) in cui si accende una lampadina sulla testa alla stregua di Archimede Pitagorico di Walt Disney. 
In "quel momento" se ho un foglio di carta a portata di mano butto giù una specie di sinossi oppure una scena fondamentale che servirà per sviluppare la trama portandola in una certa direzione, insomma non avviene sempre allo stesso modo, ma la modalità creativa si ripropone più o meno così.
Solo che questo 2020 è ancora troppo in evoluzione e chissà quando si stabilizzerà, le prospettive che abbiamo davanti a noi non sembrano incoraggianti. 
Il dramma in un romanzo è fondamentale per creare nel personaggio quella spinta emotiva che lo porti ad affrontarlo e a cambiare la propria vita, nel 2020 esiste un dramma collettivo che fa impallidire tutti gli altri drammi privati.
La scrittura però serve anche a questo, ad andare oltre la realtà verso una possibile speranza.
 
In questo post ho lasciato vagare i miei pensieri in libertà un po' come le foglie rosse in autunno che arrossiscono e cadono, volteggiando nell'aria.
 
Se volete dite pure la vostra, in libertà.

Fonti immagini: pixabay