domenica 28 agosto 2016

Letture di agosto

Agosto per me è sempre un mese di transizione, le attività rallentano e io finalmente mi fermo un po' con la frenesia del lavoro e la mente riprende a viaggiare con la fantasia grazie ai momenti di quiete e riposo e alla possibilità di potermi dedicare alle letture con maggiore libertà.
Vi voglio quindi parlare di alcuni libri che ho letto nel corso di questo mese. 

"1986" di Giuseppe Ottomano
Trama:
Una cospicua eredità permette a Tommy e Andrea, due giovani e simpatici cialtroni, di intraprendere un viaggio lungo l'Europa per coronare la propria passione: la caccia alle ragazze. Malgrado i ripetuti insuccessi, dovuti in parte all'inettitudine e in parte alla malasorte, non desisteranno mai dal loro proposito originario. Affronteranno così un viaggio trentennale senza meta, che si trasformerà in una sorte di "ricerca del Santo Graal" in chiave moderna e dissacrante. L'intera azione si svolge in un 1986 immutabile, in cui il contesto storico di ogni anno si ripete sistematicamente. In un romanzo sospeso tra la fantascienza e il grottesco, una ridicola coppia di aspiranti seduttori, che rimanda a "Il sorpasso" di Dino Risi, vive una serie di avventure sul filo del mistero dello scorrere del tempo.

È un romanzo strano che mi ha lasciata con la curiosità di capire il messaggio intrinseco della storia. Fin dall'inizio del libro intuisco che la cospicua eredità dei due giovani sprovveduti sia in realtà una sorta di maledizione di cui entrambi non si rendono conto. La ricchezza improvvisa li porta a intraprendere un viaggio da cui non potranno più tornare, sospesi in un tempo che non passa e non cambia mai.
I protagonisti mi sembrano dei veri folli, a volte le sparano talmente grosse che non puoi fare a meno di sorridere. Le mie simpatie si concentrano su Tommy, la voce narrante, l'empatico per così dire, mentre trovo assolutamente insopportabile l'amico Andrea superficiale, stupido e irresponsabile e non si capisce perchè Tommy continui a seguirlo nelle sue follie. Ma forse è inevitabile, perchè sono legati a doppio filo da quella eredità e anche da un destino che li porta a girare in tondo per le strade del mondo senza mai arrivare a nulla. Dopo i primi due capitoli in cui ho fatto un po' fatica, il romanzo mi ha coinvolto, soprattutto perchè volevo capire cosa stava accadendo davvero nella storia che ogni tanto l'autore lasciava trasparire, ma non svelava mai fino alla fine.

Le letture di questa estate sono state dominate dagli anni ottanta, infatti tra gli altri libri letti c'è "Baci, sabbia e stelle" di Marilena Boccola

Trama
1982 - 2016 - Le estati dell'adolescenza, quando è il cuore che guida le nostre azioni e la voglia di libertà ci rende spavaldi, sono indimenticabili per tutti. E poi... chi non ricorda o non ha mai sentito parlare di quell'estate del 1982, quando tutti si sono sentiti un po' CAMPIONI DEL MONDO?
Proprio mentre l'Italia sta impazzendo per la vittoria in Spagna, Maddalena e Michele vivono la loro notte magica che li porta a trasgredire, per la prima volta, alle regole. Distesi sulla sabbia del lido, con la cortina di stelle a fare da contrappunto alla loro storia, si abbandonano alle emozioni, dimentichi di tutto e di tutti. E quando la realtà irrompe prepotentemente tra loro, è tardi anche per scambiarsi un indirizzo.
Sono passati più di trent'anni, la nazionale di calcio deve affrontare una nuova sfida, ma quella notte di España '82 nessuno dei due l'ha mai scordata!

Avendo scritto anch'io un romanzo ambientato negli anni ottanta sono stata spinta a leggere questo libro soprattutto dalla curiosità. Non sono stata affatto delusa: è un romanzo breve, ma davvero piacevole da leggere. Una storia d'amore tra due adolescenti, intensa, scritta bene e con un finale a sorpresa. Complice forse anche un pizzico di nostalgia per quell'immagine impressa nella memoria del gol di Tardelli e dell'esultanza del Presidente Pertini, ma soprattutto di un paese, l'Italia di quegli anni, pieno di fiducia nel futuro, sono stata favorevolmente sorpresa da questo romanzo.

Infine questo agosto ha confermato la mia passione per Gianrico Carofiglio, ho letto a luglio "Testimone inconsapevole" e subito mi è venuta voglia di leggere gli altri libri della serie dell'avvocato Guido Guerrieri. Mi ero trattenuta perché volevo smaltire alcuni eBook che avevo già disponibili e poi a fine luglio avevo comprato parecchi eBook Newton Compton approfittando del giorno di promozione a 0,99, questi i titoli comprati:
I titoli sono stati scelti in base alle classifiche di vendita, tranne il quinto "La mappa della città morta", questo libro l'ho comprato per curiosità perché è stato scritto da un ragazzo di Bologna che conosco di persona per motivi di lavoro, aveva pubblicato come self ed è stato notato dalla Newton Compton. Ho letto per ora "Una famiglia quasi perfetta" di Jane Shemilt (un thriller bello, ma abbastanza inquietante sulla famiglia e su quanto conosciamo davvero i nostri figli) e "L'importanza di chiamarti amore" di Anna Premoli (una storia d'amore che non mi ha entusiasmato).
Nel frattempo non ho resistito e ho comprato "Ad occhi chiusi" di Gianrico Carofiglio, letto in una notte, l'ho cominciato a leggere e non sono riuscita a smettere finché non l'ho finito. Bellissimo. E non solo per la storia, ma perchè Carofiglio scrive con l'anima esprimendo dubbi e sentimenti che sento a me molto affini.

Trama:
Nelle giornate dell'avvocato Guerrieri, ogni tanto - ma sempre troppo spesso per il bene della sua carriera -, piomba una pratica, di quelle che non portano né soldi né gloria, ma solo nuovi nemici. Lui non riesce a rifiutarla, una specie di molla gli scatta dentro. La nuova pratica di Ad occhi chiusi gli prospetta una giovane donna vittima di maltrattamenti che ha avuto il coraggio di denunciare l'ex compagno suo persecutore: nessun avvocato vuol rappresentarla per timore delle persone potenti implicate. E la molla che gliela fa accettare sembra essere la ragazza con un'aura di inquietudine, che una sera si presenta assieme all'amico ispettore di polizia nel suo studio per chiedergli di assumere la difesa della donna tormentata. Sembra una poliziotta e invece è una suora che gestisce una casa rifiugio per donne maltrattate. E inizia, in tribunale e fuori, una lotta feroce, una caccia accidentata, all'ultimo respiro, psicologicamente rischiosa.
L'autore possiede la capacità di rovesciare la lentezza tipica dei tribunali italiani che addormenta le cronache, in un elemento di vivacità e di azione; di tramutare il pigro senso di giustizia che pervade ambienti e contesti, in una scintilla che accende di passione. Un intreccio sobrio, senza trucchi, che plasma i personaggi nel magma degli eventi: la fragile donna braccata, l'aguzzino, il padre potente reggifili del Palazzo, la coraggiosa PM, l'avvocato grasso e di successo, il giudice che teme le complicazioni, e così via. E in primo piano, suor Claudia. E il protagonista, l'avvocato Guerrieri, puro, appena gradasso, con un gran desiderio frustrato di riuscire ad essere un po' più mascalzone.
 
E concludo con il libro della nostra amica Sandra "Le affinità affettive" che ho letto a inizio agosto


Questo libro mi ha fatto piangere, ridere, pensare, in un'altalena di emozioni sempre diverse. La scrittura di Sandra Faè, che ho avuto modo di conoscere attraverso il suo blog, è frizzante e appassionata come lei. Il romanzo tratta il delicato tema della maternità mancata con dolore e ironia, ma parla anche di molto altro, degli affetti familiari, delle amicizie, dell'accoglienza e della capacità di amare la vita e di accettarla in tutti i suoi aspetti che possono comunque essere bellissimi anche nelle avversità. Molto bello, da leggere.
 
Non mi dilungo oltre sulle mie letture e guardo già con una leggera ansia alla fine dell'estate.

E voi cosa avete letto, vi siete riposati e ritemprati nelle vostre vacanze?


mercoledì 17 agosto 2016

Leggere non è peccato

il libro è l'unico oggetto inanimato che possa avere sogni. cit
Eccomi, aderisco anch'io al meme-concorso organizzato da Nadia Banaudi del blog Svolazzi e scritture & Silvia Algerino del blog Lettore creativo: il gioco più #libroso dell'estate Leggere non è peccato.
Le regole delle organizzatrici:
Rispondere a 3 domande #librose che sono le seguenti:

    Quali sono i 3 motivi che ti spingono a leggere?
    Quali sono i 3 libri che consiglieresti a chi non legge?
    Quali sono le 3 azioni che identifichi con il peccato?

Lo scopo del gioco è quello di trasmettere il messaggio che leggere è una bella attività e fa bene al cuore, all'anima e al cervello, questo almeno è quello che penso io.

I 3 MOTIVI CHE MI SPINGONO A LEGGERE

i motivi potrebbero essere tantissimi perchè da sempre amo leggere, ma cerco di focalizzarne i principali

1. Leggere mi aiuta a vivere: amo leggere perchè mi aiuta a trovare il canale giusto per comunicare con me stessa, con la parte più profonda e nascosta di me. Un libro che mi fa emozionare, divertire, o indignare porta a galla sensazioni della mia anima che altrimenti resterebbero ignote perfino a me stessa. Il potere introspettivo della lettura.

2. Leggere amplia la mia conoscenza e soddisfa la mia curiosità, spesso leggendo un libro ho trovato territori e vite inesplorate che mi hanno fatto riflettere e sognare e, grazie ai libri, ho potuto viaggiare per il mondo e con la fantasia. E, forse può sembrare esagerato, ma quando cercavo soluzioni ai miei problemi nei libri spesso ho trovato le risposte.
  
3. Leggere mi diverte e con un libro (ma anche un giornale, una rivista o un fumetto) non mi annoio mai.


I 3 LIBRI CHE CONSIGLIERESTI A CHI NON LEGGE

1.  Mentre la mia bella dorme di Rossana Campo (un giallo intrigante con una scrittura fluida e leggera).

2. Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach (per imparare a superare i propri limiti oltre che assaporare il piacere della lettura).

3. Sono come il fiume che scorre di Paulo Coelho (sono racconti brevi, ma di grande intensità e di facile lettura).



LE 3 AZIONI CHE IDENTIFICHI CON IL PECCATO

1. Credere di essere migliori degli altri solo perchè si possiede un bel conto in banca o una bella faccia.

2. Non assumersi le proprie responsabilità, soprattutto quando questo atteggiamento causa danno al prossimo.

3. La mancanza di rispetto in generale (per le idee, le opinioni e la vita degli altri) e la limitazione della libertà degli altri.

E voi cosa aspettate a partecipare?

sabato 13 agosto 2016

Nel frattempo


Sono circa due mesi che non scrivo, mi sono concessa un periodo di astrazione dalla scrittura.
Forse perché dopo aver finito di scrivere, revisionare e perfezionare il mio ultimo romanzo mi ero sentita svuotata e avevo bisogno di una pausa da tutto, anche un po' da me stessa. In fondo quando scrivo un romanzo metto al suo interno un pezzetto di anima, un insieme di emozioni, di passioni, di ricordi.
Parlo di ricordi perchè, anche senza essere autobiografici, per trasporre determinate emozioni sulla carta  o sul pc io devo ricordare come ero in una determinata situazione, cosa pensavo, quanto soffrivo o gioivo. 
Quando ho scritto Fine dell'estate, storia d'amore tra due giovanissimi, ho cercato di ricordare come mi sentivo e cosa provavo quando ero un'adolescente inquieta e con L'amore che ci manca, che parla di matrimoni che finiscono e separazioni dolorose, ho ricordato come ci si sente quando finisce un amore nostro malgrado. 
Scrivere un romanzo diventa un percorso interiore, per questo dopo è necessaria una pausa di riflessione, in un certo senso. 
Certo, anche volendo, in questi due mesi ho avuto così tanto da fare che non avrei potuto trovare tempo e modo per scrivere: sono stata impegnata tra un breve viaggio vacanziero e impegni familiari, un mese e mezzo di lavoro intenso che non mi ha quasi dato il tempo di respirare e, nel mezzo, la promozione del mio romanzo che porta via parecchio tempo, anche se, confesso, per me è un piacevole diversivo. 
Inoltre ho cercato di recuperare con molte letture rimaste in sospeso e di cui sentivo molto la mancanza.
Nonostante tutto, mentre ero intenta a non dedicarmi alla scrittura, un giorno ho buttato giù una sinossi  e una mezza pagina di una nuova storia e non vedo l'ora di poter dare spazio a questi personaggi a cui mi sono già affezionata. 
Insomma sembra che scrivere per me sia diventato un vizio che non riesco a smettere. 

E intanto approfitto di questo passaggio sul blog per augurare a tutti voi un felice ferragosto.





domenica 31 luglio 2016

Inside out: chi popola la mia mente


Questo meme è nato da un post di TENAR
seguito poi da CHIARA
BARBARALISA 

ho trovato questi post molto divertenti e visto che siamo in un periodo di vacanza e c'è bisogno di leggerezza (anche se non sempre si riesce, del resto Kundera lo diceva che la leggerezza è insostenibile...) mi cimento anch'io e ci provo. 

Lo spunto è il film di animazione Disney Inside Out (che io non ho visto) eccovi un breve sunto che ho trovato sul web: nella mente di Riley, una bambina di undici anni del Minnesota, vivono cinque emozioni: Gioia, che garantisce la felicità alla ragazza, Disgusto, che si occupa che Riley non venga avvelenata fisicamente e socialmente, Paura, che tiene Riley lontano dai pericoli, Rabbia, che impedisce che Riley subisca ingiustizie e Tristezza, il cui scopo non è ben chiaro a nessuna emozione. Le cinque emozioni dirigono la mente di Riley all'interno di un Quartier Generale, agendo su una consolle piena di pulsanti. Ogni volta che un'emozione agisce, nasce un ricordo, dall'aspetto di una piccola sfera dal colore dell'emozione che lo ha causato. La maggior parte dei ricordi viene spedito poi nella Memoria a Lungo Termine, mentre quelli più importanti, detti Ricordi Base, rimangono nel Quartier Generale, dove agiscono sulla mente della bambina definendone la personalità.
 
Non  mi dilungo oltre, volevo solo darvi un'idea. A questo punto chi popola la mia mente, quali emozioni e a quali personaggi danno vita?
Ecco quelli che ho individuato:
 
1. L'eremita: ebbene sì, io sto molto bene da sola, non ho bisogno di compagnia a tutti i costi, anzi amo i miei momenti di solitudine, quelli in cui mi astraggo dal mondo e penso, leggo, scrivo o semplicemente non faccio niente, anche nel niente non mi annoio mai e amo talmente la solitudine che spesso devo stare attenta a non isolarmi troppo.


 2. L'indolente: a volte sono pigra come un gatto, vorrei non dover fare niente, ma proprio niente, rilassarmi e basta. Restare a guardare, indolente, senza impegni di nessun tipo. In realtà questa parte di me è inesistente perché non c'è tempo per essere indolente, c'è sempre qualcosa da fare nella mia vita. Forse per questo è lì in agguato nella mia mente, nella dimensione del desiderio irrealizzabile.
Viene fuori ogni tanto qualche domenica mattina o in vacanza (se non sono in vacanza con qualcuno che vuol farmi fare qualcosa a tutti i costi).


3. La seriosa: la mia coscienza sociale, quella che crede che è importante impegnarsi seriamente per raggiungere un risultato, quella che crede in valori come onestà, trasparenza, impegno, coerenza, rispetto delle libertà e delle differenze, quella che crede nell'amore per il prossimo e nei valori dell'amicizia. Forse crede anche un pochino nelle favole quelle dove il bene trionfa sul male. Insomma assomiglia molto a Biancaneve o forse ad Alice nel paese delle meraviglie. Poi però talvolta accade che ci sia un brusco risveglio e allora sono dolori e subentra il prossimo personaggio.



4.La sconfortata: quando la realtà (è accaduto più volte) mi sbatte la porta sul grugno facendomi un male cane ecco che arriva la sconfortata, quella che piange e si dispera e pensa che il mondo sia destinato a peggiorare sempre  più (società distopiche terrificanti affollano la mia mente). La sconfortata vede tutto nero, non si fida più di nessuno, pensa che la vita sia una terribile fregatura e che non valga la pena darsi da fare perché il mondo è brutto e cattivo e non cambierà mai niente, altro che la pace nel mondo! altro che onestà e giustizia! Meglio emigrare su Marte! Se incontrate la sconfortata scappate a gambe levate perché è insopportabile e potrebbe contagiarvi con la sua paura...


5.L'ottimista o la bambina spensierata (un po' idealista e sognatrice): dopo i miei momenti di sconforto di solito riemerge sempre l'ottimista, quella da "domani è un altro giorno" avete presente Rossella O'Hara in Via col vento? Tutto il mondo è crollato, ma domani è un altro giorno, il sole sorgerà ancora e io potrò ricominciare anche meglio di prima perché imparerò dai miei errori. Alla fine vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, vedo sempre il lato positivo delle cose. Lo so, in certe situazioni è davvero molto difficile trovare l'aspetto positivo, ma io cerco sempre di trovarlo, faccio il gioco della felicità come Pollyanna. Non sapete chi è Pollyanna? Questa lacuna dovete assolutamente colmarla, io ho visto il film di Walt Disney non so quante volte e credo che sia fantastico.


6. La creativa: questa parte di me in questi ultimi tempi è preponderante, ho bisogno di creare e, visto che amo scrivere, creo storie, le sole che posso plasmare come creta a mio piacimento. Metto questa creatività nella scrittura, in questo blog e in tutto quello che ruota intorno. Inutile dire che i primi cinque personaggi finiscono tutti nella creativa a momenti alterni e la creativa le domina tutte. E meno male, perché quando la sconfortata comincia a fare pensieri troppo neri la creativa le tira su il morale con una nuova storia, quando la seriosa diventa troppo rompiscatole la creativa le dona quello spirito di maggior leggerezza, anche l'eremita esce dal suo isolamento, l'indolente si dà una mossa e l'ottimista, beh mantiene alto il morale a tutto il gruppo.



E la vostra mente da quali personaggi è abitata? Pensateci, intanto io forse metto il blog in vacanza a fare l'indolente per un po'...

 

domenica 24 luglio 2016

La vacanza ideale

Essere in vacanza è non avere niente da fare e avere tutto il giorno per farlo. R.Orben
Siamo in estate e tutti sentiamo il richiamo e la voglia di andare in vacanza.
Cominciamo a sentirlo dai primi tepori di maggio, ma ci pensiamo già dalla primavera e dalle vacanze pasquali. Insomma lavoriamo come forsennati correndo e accumulando ansie, ma il pensiero è lì alla nostra vacanza che finalmente ci porterà nello stato ideale di felicità e rilassatezza.
Vi ricordate la canzone di Battiato gente in progresso? 
E tu ? che fai di sabato in questa città ... dove c'è gente che lavora per avere un mese all'anno di ferie...
Un mese all'anno, trenta giorni e forse neanche quelli, il tempo dell'ozio, famoso padre dei vizi, è sempre più risicato, talvolta addirittura una chimera.
Ma qual è la vacanza ideale? Quella al mare, in montagna, nelle città d'arte? In giro per il mondo con un sacco a pelo?
Ciascuno ha la sua o pensa di avere la sua, anche se talvolta si finisce per fare quella di un altro.
La vacanza di solito viene associata al tempo del viaggio o comunque del tempo che si passa in trasferta o fuori dalla propria ordinaria realtà quotidiana.
I trenta giorni l'anno vanno ovviamente distribuiti nel corso dell'anno lavorativo e quindi quasi sempre il tempo del viaggio si riduce a una o due settimane al massimo. 
Ma il viaggio comprende il percorso o la meta? E anche qui pensiamoci, perché a volte il percorso è un calvario: attese negli aeroporti o nelle stazioni, code in autostrada, varie fonti di stress. 
Quanti di noi riescono davvero a godere del percorso del viaggio e ad apprezzarlo prima di arrivare alla mèta? 
Io sempre meno, ma spero che per molti di voi sia ancora possibile.
Ma in fondo qual è la vostra vacanza ideale? Cullarsi nel dolce far niente su una spiaggia bianca di fronte a un mare azzurro dalle acque cristalline oppure a fare escursioni in mezzo alla natura selvaggia?

Vi piace andare alla scoperta delle città d'arte o di paradisi naturali con panorami mozzafiato?
Viaggio itinerante con sacco a pelo e dormite sotto le stelle, o stanziale in strutture dove le stelle sono cinque e non sono in cieloma rappresentano la categoria dell'albergo?
Le alternative sono tante, però bisogna scegliere quella che fa per noi, che ci fa sentire bene e, possibilmente, che non faccia del tutto a pugni con quella del nostro compagno di viaggio. 
Per esempio la mia vacanza ideale, quella di cui ho davvero bisogno in questo momento, è legata al riposo, al relax, all'ozio quasi totale, quasi perché nel mio dolce far niente vorrei inserire la lettura dei libri, quelli che aspettano da tempo di essere sfogliati e letti. 
La spiaggia o la piscina, un lettino, la testa all'ombra e il riposo, ozio, lettura, bibita, ozio, sonnellino, tuffo in acqua, passeggiata sulla riva, lettino, ozio, lettura, relax...
Mi stavo rilassando, ma ops devo andare al lavoro la mia prossima vacanza è ancora lontana, sarà per questo che mi sono concessa di sognare.

E la vostra vacanza ideale, quella che vorreste fare in questo momento, qual è? 

domenica 17 luglio 2016

La tragicità non è un optional

La tristezza è un appetito che nessun dolore sazia. Emil Cioran
23 - 84 - 190
Questi sono i numeri dei morti di questa settimana, tralasciando i feriti gravi che potrebbero aggiungersi.

Oggi penso agli eventi della vita e alla fatalità, se esiste davvero la fatalità. 
Secondo il docente del mio corso di formazione sulla sicurezza quando accade un evento non é giusto parlare di sfortuna o di tragica fatalità no, si tratta di mancanza di adeguate misure di sicurezza.
E probabilmente è davvero così, se un treno può percorrere una tratta su un solo binario e il controllo di sicurezza è affidato esclusivamente al fattore umano, mentre solitamente tale controllo è anche elettronico o meccanico.
Quindi rifletto sul perché nel 2016 certi eventi fatali accadono ancora. Perché gli interessi economici di qualcuno prevalgono sempre su quelli della collettività che ne avrebbe diritto.
Mi sono documentata e riporto quanto ho scoperto molto in breve.
Esistono in Italia altri tratti a binario unico quelle dove operano società ferroviarie private in concessione come la Ferrotramviaria. Sono a binario unico, per esempio, molte tratte della Genova-Ventimiglia, una linea molto frequentata e parte della Bari-Barletta, ma il problema forse non è il binario unico.
Nella tratta dell’incidente non c’era il sistema Scmt Sistema controllo marcia treno, un sistema che controlla se i macchinisti rispettano i semafori, le procedure corrette e i limiti di velocità. Se c’è qualcosa che non va, il Scmt invia un segnale al macchinista e, se il problema non viene risolto, interviene automaticamente frenando il treno. Il sistema è presente su quasi dodicimila chilometri della rete ferroviaria italiana, ma non è il solo: esistono altri dispositivi simili e in totale tutta la rete ferroviaria è coperta da un qualche tipo di sistema automatico di sicurezza. Sulla tratta dell’incidente, invece, non erano presenti questi sistemi o come scritto in alcuni articoli il Scmt era installato sui treni, ma non funzionava perché non poteva dialogare con i binari della tratta, perchè troppo vecchi.

Poi mentre cammini all'aperto su un lungomare meraviglioso per festeggiare una ricorrenza che è anche un inno alla libertà ti ritrovi catapultato nell'inferno, non sei in autostrada eppure c'è un tir che ti travolge e strappa la vita ad adulti e bambini. Vite spezzate a causa di un odio indiscriminato e ingiustificato. E io che sono stata a Nizza qualche anno fa e ho un ricordo vago della promenade mi sento colpita al cuore. Ricordo che a Nizza ci sono arrivata in auto perchè da Bologna sono meno di 500 km, una mezza giornata di viaggio. Quasi Italia. Casa nostra. Anche se, forse, tutto il mondo è casa nostra, perchè quello che accade nel mondo non è più così lontano da noi se vengono negati diritti fondamentali e libertà sacrosante. Il mondo diventa in tal modo terribilmente piccolo e stretto.

E poi c'è il tentativo di golpe, apparentemente più lontano da noi, ma che lascia una scia di 190 morti e la sensazione sgradevole che in quel paese stia accadendo qualcosa che lede troppe libertà.

Viviamo in un mondo dove ogni giorno sembra strappato alla vita in modo quasi fortuito, oggi siamo vivi e quindi siamo fortunati, almeno fino alla prossima tragedia che non riusciamo a prevenire nè con misure di sicurezza, nè con la diffusione della cultura, nonostante il nostro progresso e la nostra grande civiltà.

Oggi mi sento così, insicura e un po' avvilita, per niente leggera, ma nessuna voglia di resa.

domenica 10 luglio 2016

Posso farle alcune domande?

Il libro è l'unico oggetto inanimato che possa avere sogni. cit.
Questa settimana rientrata al lavoro ho avuto una full immersion in corsi di formazione, un nuovo programma che dovrò imparare in quattro e quattr'otto perché entro luglio dobbiamo impostare una attività lunga, complessa e, guarda caso, urgente. Un corso di formazione sulla sicurezza obbligatorio per legge per tutti i dipendenti dell'azienda. 
A questo si è aggiunto un caldo torrido e 250 e-mail accumulate in due settimane, sono stata costretta a lavorare ore per recuperare le ferie, i corsi di formazione e le urgenze.
Comunque mentre rientravo da uno di questi corsi sotto un sole cocente (la sede dei corsi è lontana dalla mia sede di lavoro) sono passata davanti a una libreria e sono stata avvicinata da un ragazzo che mi ha chiesto: posso farle una breve intervista? Stavo per rispondergli "scusa ho fretta, non posso sto lavorando" ma ha detto la parola magica "libri" insomma era una breve intervista su quanto leggo e se leggo.
Eh già, non potevo rifiutare una breve intervista sui libri, impossibile resistere alla tentazione.
L'ho spiazzato dicendogli che leggo soprattutto eBook e gli ho spiegato che è soprattutto per una questione di spazio, ma se devo regalare un libro scelgo quello di carta.
Mi ha chiesto: ma lei quindi quanti libri legge in un anno? Arriva almeno a quattro o cinque?
QUATTRO O CINQUE L'ANNO??
Ora, se ha proposto un simile esiguo numero mi immagino il tenore delle risposte ricevute fino a quel momento.
Io gli ho risposto che leggo tra i trenta e quaranta libri l'anno e lui ha strabuzzato gli occhi.
In realtà ho un po' barato, l'anno scorso ho letto 32 libri (sono andata a controllare tra "le mie letture" vedasi etichetta in alto) ad oggi però sono solo a quota 13, ma conto di recuperare con l'estate, anche se con il caldo, gli impegni di lavoro e la stanchezza che ho accumulato negli ultimi mesi comincio a dubitare sul mio effettivo recupero di letture.
Riflettendo sulla mia modalità di lettura ho anche realizzato che, a parte i problemi di spazio, leggo eBook anche per una questione economica, insomma un eBook costa molto meno di un libro di carta, anche quelli di autori famosi, il libro cartaceo costa in media attorno ai 15 euro, spesso anche molto di più, lo stesso in eBook mi costa dai 4,99 a 9,99. Mentre quelli di autori self o meno famosi vanno da 0,99 a 3.99.
Se aggiungi la praticità (ormai per tutti i libri trovi anche la versione eBook) di poterli scaricare comodamente mentre sei a casa o lontana da una libreria ecco perché preferisco di gran lunga questa tipologia di libro. 
Ogni tanto però assisto a discussioni sui gruppi Facebook sulle preferenze: libri di carta o eBook? 
Sembra che tutti preferiscano i libri di carta: vuoi mettere l'odore della carta e la goduria che provi sfogliando il libro? Vuoi mettere le pagine che puoi accarezzare come fosse un amante e provare un simile stato di ebbrezza? E poi sul libro di carta puoi anche scrivere una dedica o un pensiero, soprattutto se lo vuoi regalare a qualcuno.
Tutte motivazioni validissime per carità, però posso fare a meno dell'odore della carta e anche di accarezzare le pagine del libro, per me stessa preferisco sempre l'ebook perché lo posso leggere dappertutto e non mi occupa spazio. Se lo devo regalare compro il libro di carta perché andrà a occupare la libreria di un'altra casa, nella mia non c'è più posto, e poi ho ancora in testa il vecchio concetto che un regalo deve potersi toccare con mano e il libro cartaceo si tocca.
Prima di scoprire gli eBook anch'io ero una grande sostenitrice del libro di carta, però mi ritrovavo a leggere con estrema fatica meno di dieci libri l'anno, perché compravo il libro desiderato con grande passione che poi restava sul mio comodino per diversi mesi prima che riuscissi a finirlo. Tra lavoro e altre incombenze passavo troppe ore fuori casa e accadeva spesso che quando finalmente mi avvicinavo al comodino per poter finalmente leggere il libro agognato stavo già crollando dal sonno. Quindi leggevo mezza pagina e cadevo stecchita sul cuscino. Adesso invece appena ho un momento libero leggo il mio libro (badate bene mentre sono ancora molto sveglia) perchè è sempre con me anche se sono fuori casa.
Lo so, forse ho già trattato questo argomento e mi sono ripetuta, ma l'intervista del ragazzo della libreria mi ha dato uno spunto irresistibile per ripetermi.

E voi cosa ne pensate? ma soprattutto come stato affrontando questo caldo?