sabato 9 novembre 2019

Il tempo della vita ha invaso il tempo della scrittura


In questo periodo non sto scrivendo, è quasi tutto fermo, ogni tanto scrivo sul blog ma ho rallentato anche qui.
Il fatto è che il tempo della vita ha invaso il tempo della scrittura, è bastato passare due week end fuori, alcuni sabati in giro per amenità varie e la scrittura è andata a farsi benedire.
Allora mi sono chiesta: chi scrive non vive? 
Beh, sicuramente ha più tempo libero di me, chi scrive ha un'organizzazione della vita che gli permette di avere delle ore da dedicare alle scrittura. Nella mia attuale organizzazione della vita il tempo per scrivere posso trovarlo solo nel fine settimana, ma se per eventi vari faccio altro, ecco che non resta più niente per la scrittura.
Per alcuni anni, da quando mi sono buttata in questa avventura, ho sfornato diversi romanzi, tra romance e thriller, dedicando tutto il mio tempo libero, talvolta anche dei giorni di ferie. Vivevo molto concentrata su questa passione, tornavo a casa dal lavoro e mi mettevo a scrivere, così nel week end. 

Nel frattempo ho lasciato indietro molte questioni della mia vita personale, per esempio la ricerca di una casa nuova o valutare l'opportunità di una piccola ristrutturazione, tutte cose che richiedono un grande dispendio di energia e tempo. Così, negli ultimi tempi, mi sono accorta che il tempo davanti a me si stava restringendo e che quello che avevo a lungo rimandato gravava su di me soffocandomi ed esigendo una soluzione. 
Così negli ultimi tempi, mi sono dedicata a queste incombenze, tipo andare in giro a vedere case. 
No, non ho trovato la casa nuova, ma mi sono chiarita un po' le idee sul gap tra quello che cerco e quello che posso permettermi. Mentre cercavo casa nuova, ho fatto comunque ordine in quella vecchia comprando un paio di mobili nuovi che mi servivano da anni luce, per esempio ho risolto il grave problema di spazio che mi attanagliava con un letto nuovo con contenitore, una soluzione fantastica che mi ha permesso di liberare zone dell'armadio da coperte che restavano pigiate in un angolo durante l'estate soffocando i vestiti estivi. È stata anche l'occasione per disfarmi di cose che erano sepolte nell'armadio e che non usavo, scoprendo anche oggetti di cui avevo dimenticato l'esistenza.
Insomma per qualche giorno ho sperimentato anch'io il "magico potere del riordino" del famoso libro.
Su questo argomento però mi resta ancora molto da fare, ma al momento mi accontento.
Sto cercando di ritrovare la disciplina per ricominciare a scrivere, cosa niente affatto facile, perché significa non perdere tempo, ma soprattutto non disperdersi in mille attività inutili di contorno, il cosiddetto "cazzeggio", cosa che nel tempo libero mi rilassa tanto.
Ammetto che, con il clima più invernale, viene voglia di restare in casa e, forse, potrei ritrovare la spinta per scrivere di nuovo, chissà. Il dubbio amletico che spesso mi assale è sempre quello relativo al tempo che vorrei passare in attività piacevoli, perché il nostro tempo diventa ormai sempre più corto ed è estremamente importante spenderlo bene. Mi chiedo quindi se posso ancora permettermi il lusso di scrivere e non vivere, anche se, quando non scrivo un po' non vivo, come se il tempo passasse con un senso di inutilità. Sarà perché ormai la scrittura è una ulteriore forma di vita che mi da modo di esprimere la parte più vera di me? 

Non so cos'altro dirvi salvo chiedervi, cosa ne pensate? 

Fonti immagini
Pixabay 

sabato 2 novembre 2019

Il tempo per leggere



In questo mondo frenetico pieno di impegni quando troviamo il tempo per leggere? 
Questo è un quesito che ci si pone spesso. L'altro giorno ho seguito un video su YouTube che parlava proprio di questo argomento (arrivano anche a voi continue notifiche di video da vedere? Ogni tanto mi capitano video, tutto sommato, interessanti).
Senza dilungarmi troppo vi dico quando io leggo o trovo il tempo di leggere.
Da quando ho tutti i miei libri sul cellulare, in eBook sull'iphone, leggo molto di più, soprattutto sfrutto le pause. 
Se avete l'e-reader per leggere è sicuramente meglio, perché sul telefono arrivano le notifiche e quindi non verrete disturbati nella lettura, anche se con il cellulare c'è sempre la possibilità di disattivare le notifiche o addirittura mettere il telefono in modalità aereo che vi disconnette per un po' dal mondo (e scoprirete il grande valore del silenzio, una meraviglia).
Io l'e-reader non ce l'ho e quindi uso l'iPhone se sono in giro oppure l'iPad se sono a casa (le letture e i segnalibri tra iPad e iPhone si sincronizzano ed è un ottimo sistema per non perdere mai il filo).
Leggo, per esempio, nelle seguenti casistiche:
-quando ho la fortuna di andare fuori in pausa pranzo, anche se il posto dove vado di solito è piuttosto rumoroso, però mi astraggo e riesco a leggere
-se viaggio sui mezzi pubblici e ho la fortuna di sedermi in un posticino riparato
-se aspetto in fila alle poste o al supermercato
-se ho dei tempi morti di altro genere nel corso della giornata.
Il momento però in cui leggo di più è la notte, non solo prima di dormire, ma proprio durante la notte, quando mi capita di svegliarmi per i troppi pensieri o ansie varie. Purtroppo soffro d'insonnia e succede spesso di faticare ad addormentarmi oppure, peggio, svegliarmi nel cuore della notte. 
In questi casi leggo e capita sovente di terminare la lettura di un libro tirando fino all'alba, almeno la lettura mi avrà distratto dai brutti pensieri ansiogeni che mi hanno fatto svegliare.
Leggere mi porta lontano dalla mia vita quotidiana e mi distrae dai pensieri negativi, perché se leggo un thriller incontro un mondo peggiore del mio e mi consolo, se leggo un romance mi immagino un mondo più bello e leggero che mi fa credere un po' alle favole e ottengo una breve iniezione di fiducia nell'umanitá.
Del resto se amo scrivere è perché adoro leggere, è una realtà incontrovertibile.

E voi come siete organizzati con le vostre letture? 

lunedì 28 ottobre 2019

La mia intervista sul blog di Marco



Cari amici, il blogger Marco Freccero, autore di bellissimi racconti e del romanzo L'ultimo dei Bezucov, mi ha intervistato sul tema dell'ambientazione dei miei romanzi e ho parlato in particolare dell'ambientazione nella città in cui vivo, Bologna, dove si svolgono le indagini del mio commissario Saverio Sorace. 
È stato molto piacevole discorrere con Marco di Bologna e dei suoi misteri, della sua storia così interessante e che, spesso, ben si presta ad argomentare di gialli.

Approfitto per segnalare che, dal 27 ottobre, L'ombra della sera, il terzo episodio del commissario Sorace, è anche sugli altri store on line al prezzo lancio di 1,99 invece che 2,99 su Amazon.
Ho tolto il libro da Kindle Unlimited, visto che le pagine lette erano all'inizio irrisorie e dopo inesistenti, e ho deciso di rendere disponibile l'ebook anche sugli altri store.



sabato 19 ottobre 2019

Generazioni Zeta e Alpha


Tempo fa ho letto un articolo su donna moderna che parlava di alcune scrittrici giovanissime, vent'anni o poco più. Tutte ragazze della generazione Z che si sono fatte conoscere attraverso il web, blog o YouTube. Qualche nome? Margherita Nani, romana 18 anni, autrice del romanzo L'ospite che ha vinto il premio internazionale Città di Como, sbaragliando autori più maturi e navigati di lei. 
Helena Paoli, 20 anni, ha pubblicato il suo primo romanzo a 17 anni, ha un blog e un canale YouTube in cui parla di libri. 
Quando leggo queste storie non posso fare a meno di chiedermi: dove sarei ora se anch'io avessi potuto disporre di certi mezzi al tempo dei miei vent'anni? Magari sarei allo stesso punto, chissà. 
È ovvio, sono domande senza risposta, salvo avere la macchina del tempo e tornare indietro per fare un esperimento. Tuttavia sono domande che offrono uno spunto di  riflessione sui mezzi di cui dispongono oggi molti ragazzi e che, sfruttati bene, possono portare a dei risultati impensabili un tempo. Il vero problema di chi scrive è trovare un editore che gli dia fiducia (e che abbia voglia e tempo di leggere il suo manoscritto). Per questo avere a disposizione un mezzo rivoluzionario come il web per farsi notare può essere davvero la carta di volta.
Di casi ce ne sono stati diversi, oltre a quelli già indicati sopra, cito come esempio per tutti Anna Todd che si è affermata prima su whattpad e poi è stata portata ai vertici delle classifiche da una casa editrice con la serie After. 
Purtroppo le case editrici vogliono sempre più la "pappa pronta" e se, frugando nel web, trovano qualcuno che ha già un certo successo allora ne approfittano. E perché non dovrebbero farlo in fondo?
C'è un'altro importante elemento da considerare, questi ragazzi hanno il tempo - tempo per creare e inventare, tempo davanti a loro per affermarsi e aggiustare il tiro - cosa che esisteva anche per i ragazzi di una volta, ma che forse non era sfruttata con i grandi mezzi della moderna tecnologia. 
Voi che non fate parte della generazione Z ricordate i pomeriggi noiosi dell'adolescenza? Io li utilizzavo per leggere, per pensare e fantasticare, magari anche per scrivere, ho riempito diari di pensieri, poesie e tanto altro. La noia era una grande alleata, non potevo fare di più ma la mia creatività avrebbe potuto spingersi oltre se avessi avuto altri mezzi.

Per non parlare degli altri campi come musica e tutorial di ogni tipo che spopolano su YouTube.
Il fenomeno più noto, per esempio, è Rovazzi che, confesso, mi è molto simpatico.


Abbiamo ballato tutti, anche solo ascoltandola alla radio, la sua "Andiamo a comandare", seguito poi da "tutto molto interessante" e poi con le successive canzoni ben sceneggiate è riuscito a coinvolgere tanti personaggi noti che hanno reso i suoi pezzi molto più intriganti.




Non oso immaginare poi cosa farà la generazione Alpha, così sono chiamati i bambini nati dopo il 2010, nati già immersi nella tecnologia, bambini che a tre anni eliminano con un gesto della mano le notifiche che disturbano la visione di Peppa Pig sul display del cellulare della mamma. La mia nipotina di due anni digitava il pin sul cellulare mentre sua nonna (mia sorella) non sapeva come accenderlo. 
Ci sono già bambini che fanno i baby influencer di professione, un bambino texano recensisce giocattoli sul suo canale YouTube con 15 milioni di iscritti, da quando aveva quattro anni, magari qui c'è anche lo zampino dei genitori. Ormai molte aziende mostrano notevole interesse verso questa fascia di piccoli consumatori per le loro campagne pubblicitarie e di marketing, i quali anche se non hanno un diretto potere di acquisto, possono influenzare notevolmente gli acquisti di casa per mamma e papà non solo per i giocattoli ma anche per televisori, telefoni e altre apparecchiature elettroniche.
Questi bambini hanno la capacità di passare da un compito a un altro - ossia da uno schermo a un altro - in modo molto più rapido, hanno però meno capacità di attenzione e di memorizzazione, forse questo non li avvantaggerà nelle materie scolastiche che necessitano di elevata concentrazione, ma avranno indubbi vantaggi in quelle dove è richiesta molta capacità intuitiva. 

A questo punto comincio a sentirmi un dinosauro in via di estinzione o, forse, solo in lenta evoluzione. Voi cosa ne pensate?


Fonti testi
Donna moderna n. 26/2019
Donna moderna n. 40/2019

Fonti immagini e video
Pixabay
YouTube

domenica 6 ottobre 2019

Tutto scorre e...inquina


Sarà per la maggiore attenzione che, finalmente, c'è per il clima, ma mi sto rendendo conto che tutto inquina e c'è davvero da sentirsi male all'idea. Tra le innumerevoli mail che mi arrivano come pubblicità ho notato che ci sono alcune aziende che esordiscono con "da oggi produciamo nostri jeans con la metà dell'acqua, quindi inquiniamo meno" bene, questa è una bella cosa, ma mi sono chiesta: allora ogni prodotto che compriamo contribuisce a distruggere il nostro pianeta, chi più chi meno, ci sono prodotti per i quali non mi ero mai posta il problema dell'inquinamento perché non li collegavo affatto a questa possibilità. Un'automobile, è noto a tutti, inquina con i suoi gas di scarico; le fabbriche, i prodotti chimici, il riscaldamento delle case, la plastica che è dappertutto. Non avevo mai pensato ai jeans come prodotto inquinante. In realtà riflettendo ci si può arrivare, non è il prodotto in sè ma la modalità di produzione del prodotto.
Se prendo un aereo (il mezzo di trasporto più inquinante al mondo) inquino
Se mangio una bistecca di bovino (ma anche di altre carni) inquino
Se compro un vestito inquino 
Se compro delle scarpe inquino.
Un kg di carne costa 15000 litri di acqua, oltre ai cereali e al terreno per alimentare la mucca con l'inquinamento che ne deriva. Si potrebbe passare alla carne sintetica (recente invenzione, un prodotto vegetale simile per sapore e odore alla carne ricavata da un mix di piselli e barbabietola e olio di cocco) 

Ogni volta che decido di consumare qualcosa inquino. Non è semplice evitare di farlo. Posso scegliere di limitare l'uso della plastica, decidendo di bere l'acqua del rubinetto o comprando l'acqua minerale in vetro, oppure installando un depuratore in casa.
Posso scegliere di non consumare la carne, ma anche le uova e i derivati animali. Posso scegliere di non prendere l'aereo, in realtà lo faccio già pochissimo, ma c'è chi lo fa anche per me. 
Le scelte personali sono importanti, ma è ancora più importante l'attenzione al problema che porti a corrette modalità di produzione non inquinanti. 
L'obiettivo reale è la produzione, se non viene cambiato il modo di produrre un qualunque bene, ogni lotta del singolo all'inquinamento resterà vana. Questo è quello che penso, quello a cui sono arrivata dopo essermi informata un po' meglio rispetto a questo argomento. Certo quando l'azione del singolo si unisce a quella di tanti altri fino a smuovere le coscienze, trasformando la cultura e portando concretamente l'attenzione sul problema, allora chi "decide" perché detiene il potere economico o politico o entrambi è costretto a fare qualcosa per cambiare. 
Siamo sulla strada giusta? Il movimento creato da Greta sta portando i primi frutti? 
Spero di sì, spero anche che non sia una moda del momento e che davvero partano delle politiche serie e concrete, sperando anche che non sia troppo tardi. 
Lo scioglimento dei ghiacciai e il cambiamento climatico è sempre più evidente, ormai non possiamo più fare finta di non vedere, ma l'unica strada concreta verso il cambiamento è rivoluzionare il modo di produrre, accettare l'inevitabile maggior costo iniziale come un giusto sacrificio.
Per esempio ho scoperto da poco che possono essere prodotte delle bottiglie di plastica completamente biodegradabili, aimè tappo ed etichetta sono ancora di plastica ma con il tempo chissà. I componenti della bottiglia sono polimeri derivati da zuccheri compostabili in ottanta giorni. 
Ecco il link pubblicitario di youtube che ne parla



Penso che questo potrebbe essere un primo passo, ma ogni impresa dovrebbe investire sul proprio prodotto rendendolo compatibile per l'ambiente e forse salveremo il pianeta o, almeno, non continueremo a distruggerlo. Voi cosa dite?
 

Fonti immagini
Pixabay

Fonti video
YouTube 

sabato 21 settembre 2019

Aiuto ho il burnout!


Dopo quasi tre settimane di ferie in agosto, il giorno prima del rientro sono stata assalita dallo sconforto. Mi dava fastidio l'idea di tornare al lavoro, stare due giorni a leggere le mail che si sono accumulate e fare subito le attività più urgenti (quelle urgenti già dal giorno prima di quando veniva manifestata l'urgenza).
Mi dada fastidio anche l'idea di rivedere i colleghi, perfino quelli più simpatici.
Insomma una vera crisi di sconforto.
Così mi sono ricordata di un articolo letto su donna moderna tempo fa che parlava del "burnout" una vera e propria sindrome che colpisce soprattutto le donne a causa del lavoro...chissà perché le donne, forse perché lavorano sempre su più fronti? 
Vi sentite stanchi e depressi con la sensazione che il lavoro vi stia schiacciando e che si sia impossessato di ogni aspetto della vostra vita togliendovi tutte le energie? 
Potreste essere vittime della sindrome da burnout, oggi riconosciuta ufficialmente dall'organizzazione mondiale della sanità.
I sintomi principali sono:
Ci si sente scarichi di energie, desiderosi di stare soli, insicuri nello svolgimento del proprio lavoro.

A quanto pare l'effetto, per gli uomini, è che si sentono sempre più spersonalizzati, mentre, per le donne, è soprattutto un esaurimento emotivo che le rende continuamente spossate, con un grande senso di impotenza perché qualsiasi cosa venga fatta non è mai abbastanza. 
In pratica si tratta di un processo di alienazione, di estraneamento che porta a un deterioramento delle emozioni associate al lavoro (ce l'ho), un problema di adattamento tra la persona e il lavoro a causa delle eccessive richieste di quest'ultimo (ce l'ho), una sensazione di schiacciamento nei confronti del lavoro perché sembra che non si faccia mai abbastanza (ce l'ho). 
L'elenco potrebbe continuare ma mi fermo perché tanto ho reso l'idea. Lo stress è una condizione positiva se si sostiene per un breve periodo, nei momenti in cui la nostra attenzione deve essere alta perché cominciamo una nuova attività, oppure c'è un evento importante, ma se il livello di stress è sempre al massimo allora non è più un fattore positivo, ma diventa del tutto negativo e può sfociare nel burnout, o nella follia. 
All'inizio questa sindrome sembrava circoscritta alle professioni di aiuto (medici, infermieri, operatori sanitari, forze dell'ordine, assistenti sociali, operatori del volontariato ecc) a quanto pare aiutare gli altri non fa poi così bene, ma questo succede quando ci si fa un carico eccessivo delle problematiche connesse al proprio lavoro.
Gli ultimi studi hanno dimostrato che questa sindrome invade allegramente (si fa per dire) tutti i campi lavorativi e quindi anche quelli in cui non avrebbe dovuto esserci. 
Questo comporta insonnia (ce l'ho) e depressione (non so se ce l'ho ma potrei esserci vicina), un senso di ridotta realizzazione personale (ce l'ho).
Tra le cause del burnout cito in particolare quelle in cui mi ritrovo
-il sovraccarico di lavoro: questo si spiega da solo;
-senso di impotenza: quando il proprio lavoro sembra inutile perché non porta a una reale soluzione dei problemi. Ho passato luglio e metà del mese di agosto a cercare di risolvere dei problemi lavorativi connessi ad alcuni contratti e alla fine - dopo incontri e riunioni e meningi (le mie) spremute fino all'inverosimile, non siamo riusciti a trovare una quadra;
-mancanza di controllo: sensazione di non avere il controllo sulle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro (il settore che dirigo ha cinque persone, ma ne servirebbero il doppio).

Soluzione (illusoria) per liberarsi dal burnout:
Licenziarsi e abbandonare il lavoro mandando tutti a quel paese urlando: da oggi in poi vi arrangiate!
Questa sarebbe la mia soluzione, la sola idea mi manda in estasi.

Se potessi farlo lo avrei già fatto già alcuni anni fa, quando il lavoro è diventato per me una gabbia soffocante in cui mi manca sempre più il respiro e da quando mi sono resa conto che, anche se mi fermo al lavoro fino alle otto di sera con straordinari non pagati (lo specifico perché ho un contratto così) non serve a niente 
-perché non riesco a mettermi mai in pari;
 -perché salta sempre fuori un problema nuovo mentre stai cercando una soluzione a un problema vecchio e quindi i problemi irrisolti raddoppiano;
 -perché chi dovrebbe decidere - che non sono io - non decide, ma alla fine decide qualcun altro assumendosi delle responsabilità per le quali non è pagato; 
-perchè la mole di lavoro è eccessiva rispetto alle forze di cui dispongo; 
 - perché nessuno riesce a capire che "presto e bene non stanno insieme".

Nonostante questa mia notevole consapevolezza, non posso licenziarmi perché ho bisogno di pagare tutte le mie bollette (e quelle di qualcuno altro che mi grava sul groppone, ma questa è un altra storia), vediamo quindi quali sono le altre possibili soluzioni:
-ritagliarsi del tempo per sè senza sensi di colpa: sappiate che io il senso di colpa nei confronti del lavoro non ce l'ho più da tempo (anche perché per fare di più di quello che faccio dovrei dormire in ufficio, eh no questo proprio no)
-distaccarsi a livello emotivo dal lavoro smettendo di inseguire la performance perfetta a tutti i costi 
-essere indulgenti con se stesse e prendersi cura di se, magari imponendosi di uscire in orario.

Questi consigli sono validi, sempre che si riesca a seguirli, cosa non semplice.
Per fortuna, il distacco emotivo dal lavoro lo ottengo anche grazie alla scrittura che mi porta a spaziare con la mente in altri orizzonti. 
Anche una bella lettura può aiutare o un bel film liberatorio come quello che vi riporto sotto oppure dedicarsi ad altre attività piacevoli nel poco tempo libero che ci resta.


Voi cosa dite? Avete altri suggerimenti?



Fonti testi
Donna moderna n. 29 del 4/7/2019
Wikipedia 

Fonti immagini
Pixabay 
Wikipedia (logo italiano del film)

sabato 14 settembre 2019

Il mondo narrativo

Ho letto tempo fa una interessante newsletter di Stefania Crepaldi che sottolinea l'importanza del mondo narrativo di un romanzo citando i noir di Loriano Machiavelli che ambienta le sue storie a Bologna. E pensare che non avevo mai letto nulla di questo autore, pur conoscendolo di fama, anche perché ha scritto spesso a quattro mani con Guccini di cui sono una appassionata fan (o meglio lo ero, perché adesso lo ascolto molto meno, pur apprezzandolo ancora).
Bologna ben si presta come mondo narrativo per molti motivi, i suoi portici, i suoi vicoli, i suoi misteri (di misteri e di storie noir nella realtà Bologna ne ha avute tantissime). 
Comunque sto tentando di recuperare la lettura dei romanzi di Loriano Macchiavelli per curiosità e perché ho scoperto che il suo personaggio, Antonio Sarti, è quel poliziotto fantastico piuttosto "scartolato" - quasi un precursore di Coliandro - interpretato da Gianni Cavina nella serie - andata in onda tra il 1991 e il 1993 - intitolata L'Ispettore Sarti - un poliziotto, una città (se non conoscete Gianni Cavina vuol dire che siete parecchio giovani, comunque è un attore molto amato da Pupi Avati e qualche anno fa ha interpretato la figura del padre nella serie TV Una grande famiglia).
Comunque la serie dell'ispettore Sarti era ambientata negli anni novanta a Bologna e mi piaceva molto proprio per la sua ambientazione e la simpatia del poliziotto che, nonostante tutto, riesce sempre a risolvere i suoi casi...
Anche il video vintage della sigla della serie televisiva scritta e cantata dallo stesso Cavina rende l'atmosfera della storia e dei suoi personaggi.


Come affermava Stefania Crepaldi molti autori ambientano i loro romanzi in luoghi esotici, magari all'estero, forse senza esserci mai stati, ma questa può non essere un'idea felice perché raccontare di un luogo che si conosce può essere più vantaggioso e rendere il romanzo più suggestivo. Raccontare un luogo attraverso le sue atmosfere e le sue sfumature può davvero donare molto a una storia.

Inoltre l'Italia, soprattutto negli ultimi tempi, è stata un po' riscoperta dalla letteratura, dopo le abbuffate di film americani, le ambientazioni italiane vengono sempre più apprezzate. Già nelle fiction TV, per esigenze contingenti, la provincia italiana è stata spesso usata come ambientazione. Posso citarvi diversi casi.
Per esempio, mentre ero in ferie, ho riguardato le puntate in replica del Maresciallo Rocca ambientate a Viterbo (da quando sono stata nella Tuscia mi sono innamorata di quei luoghi), la serie si fa apprezzare per l'interpretazione di un bravissimo Gigi Proietti, ma anche per il contesto narrativo, Viterbo e i suoi dintorni. 
Viterbo, un vicolo

L'Italia è così variegata,  così intensa, che ogni luogo può essere il perfetto mondo narrativo di un romanzo. 
Possiamo citare la Napoli di Maurizio De Giovanni e di Elena Ferrante, l'isola d'Elba dei delitti del Bar Lume dei romanzi di Marco Malvaldi. La Sicilia di Montalbano, il Friuli di Ilaria Tuti. 
C'è solo l'imbarazzo della scelta per scegliere il mondo narrativo italiano che può essere davvero il proprio mondo...quello in cui si vive o comunque quel mondo che si conosce bene, perché ciò che è importante in un romanzo non è la fredda descrizione dei luoghi ma trasmetterne le atmosfere.
Per esempio nel mio romanzo (non per essere megalomane, ma solo perché mi hanno detto che questa atmosfera è resa molto bene...) Fine dell'estate, ambientato a Fiorita, nome di fantasia di una piccola cittadina del sud d'Italia, così descrivo la "controra":

“Si chiamava “controra” la fascia oraria compresa tra le due e le cinque del pomeriggio, nei pomeriggi di estate, nei pomeriggi caldi del sud. Durante la controra non era educato telefonare, o fare visite, o bussare alla porta, si evitava anche di guardare la tv o di accendere la radio, o, se lo si faceva, si teneva il volume bassissimo.
La controra mi dava la sensazione di essere sospesa nel tempo, qualunque cosa volessimo fare nella nostra giornata era rimandata almeno a dopo le cinque del pomeriggio. Era come se fosse notte fonda, anche se fuori c’erano la luce e il calore fortissimo del sole estivo, il momento più caldo della giornata.
Con gli scuri abbassati che riparavano dalla luce troppo intensa, restavo nel mio angolo a leggere o a pensare a quello che avrei fatto nel corso della serata, agli appuntamenti con le amiche, ai vestiti da indossare, ai punti di ritrovo, nell’aria finalmente più fresca della sera.
A volte mi manca quella sensazione di pace e di silenzio nella calura estiva, la sensazione di attesa, 
il tempo che avevo da dedicare ai miei pensieri o alla lettura di un libro, mi manca la sensazione del tempo che rallenta che invece ora, nella mia nuova vita, è diventato frenetico e convulso.”


Matera

Matera, cortile
Di recente ho scoperto diversi romanzi ambientati in Italia, per esempio l'ultimo è un romanzo noir di Piera Carlomagno Una favolosa estate di morte ambientato in Lucania e più precisamente tra Matera e Potenza una regione riscoperta che si presta molto bene come ambientazione di un mistero. 
Ma tornando indietro nel tempo vi ricordate lo sceneggiato Rai Ritratto di donna velata ambientato a Volterra? Insomma il mondo narrativo italiano può essere un perfetto contesto in cui ambientare la propria storia.
Siete d'accordo con me?
Avete letto qualche libro con ambientazioni interessanti italiane?


Fonti
Video: YouTube 
Immagine: le foto di Viterbo e di Matera sono mie, ricordi di viaggio