sabato 1 agosto 2020

In me sto bene

In me sto bene come il mare in un bicchiere.
Ma se sono confinato in questo calice 
Qualcuno mi può bere
(Vittorio Varano)



Questi versi sono citati da Chiara Gamberale nel suo ultimo romanzo Come il mare in un bicchiere.
Stare "come il mare in un bicchiere" vuol dire non stare bene affatto, è quella sensazione di essere troppo concentrati sui propri pensieri che diventano ossessioni e paure opprimenti. Per molti è così, la Gamberale ragiona sul modo di dire "essere fuori di testa" asserendo che è una frase non del tutto calzante perché spesso chi è "fuori di testa" in realtà la testa ce l'ha dentro, ben compressa e oppressa dai propri pensieri.

In questo libro (che vorrei leggere ma non ho ancora comprato) la protagonista e alcuni amici piuttosto "dentro di testa" come lei, quando scoppia la pandemia scopreno una strana verità, sono chiusi in casa ma, tutto sommato, stanno bene, anzi stanno proprio meglio, perché, al contrario della maggioranza che si ritrova disorientata, si sentono rassicurati. 
L'autrice ha raccontato questa sua sensazione che poi ha dato vita al libro, in un'intervista televisiva di qualche tempo fa e io, ovviamente, ho preso nota del titolo attratta da questa presentazione in quanto mi sono subito riconosciuta.
Anch'io chiusa in casa (a parte il disagio del lavoro che ho dovuto organizzare in smart working, in presenza, in emergenza ecc) sono stata abbastanza bene, anzi mi sono sentita addirittura sollevata.
Sentire la vita di tutti i giorni come una grande fatica, sentire spesso i rapporti umani come un macigno (salvo alcune eccezioni), vedere gli altri soprattutto come sanguisughe di energie che prendono senza mai dare, vedere la propria vita sgusciare via in attività pesanti e inutili di cui cominci a perdere del tutto il senso, era diventato per me quasi insostenibile.
Poco prima che scoppiasse la pandemia ero sull'orlo di una crisi di nervi, lo ero da molto tempo, ma a febbraio ero arrivata al limite. 
Poi è arrivata la chiusura e, dopo il primo momento di disorientamento, mi sono sentita sollevata, più leggera, la mia casa era il mio regno, nessuno poteva entrare e io non potevo uscirne, salvo esigenze urgenti di lavoro o spesa alimentare. 
Nonostante non abbia mai smesso di lavorare, il mio tempo si è ampliato, libero da tutte le inutili incombenze di cui non sentivo l'esigenza, obblighi familiari e sociali che mi soffocavano.
Mentre tutti si lamentavano di non poter uscire io pensavo: Ah che sollievo! Sono libera di non decidere e di non fare. Non si può, c'è il lockdown!
L'isolamento mi ha fatto capire meglio una parte di me, sono un eremita, la distanza dagli altri non mi dispiace affatto.
Ovviamente mi dispiaceva e mi preoccupava la situazione medica ed economica del paese, degli amici e di tutti coloro che non potevano lavorare, questo sì, e ogni tanto mi sarebbe piaciuto fare una passeggiata all'aria aperta, non lo nego, ma per il resto sono stata bene. 
Ora però siamo tornati in piena attività, tutti corrono fuori ad assembrarsi, nonostante i divieti e io ogni tanto rimpiango il silenzio di quei due mesi.
Spero che le attività economiche riprendano in pieno regime, ma mi auguro una ripresa che tenga conto di ritmi più umani (anche se non mi sembra affatto che stia andando così).
In ogni caso io ho preso alcune decisioni. Rallenterò con la scrittura perchè ho bisogno di ritrovare i miei spazi di vita, in questi anni ho scritto parecchio e forse posso anche permettermi di rallentare.

Che cosa farò nei prossimi mesi?

Oltre al riposo dalla scrittura, per ora ho voglia solo di leggere, poi farò l'imprenditrice di me stessa promuovendo i miei libri, molti comprano quando ci sono le promozioni, ma anche le promo vanno seguite perché diano risultati, come per esempio le promo su facebook e Instagram, magari proverò a studiare come fare le promozioni su Amazon.
Ho anche alcuni progetti in corso, il mio thriller psicologico l'ho inviato a una casa editrice (una soltanto, ho studiato le sue pubblicazioni e forse potrebbe essere interessata a quello che scrivo), in un momento in cui tutti sconsigliavano di mandare proposte alle case editrici perchè non sarebbero state interessate, perchè c'è la crisi ora più che mai, io ho fatto di testa mia, avevo deciso di farlo e così, dopo avere tentennato un pò, ho seguito il mio istinto. 
 
In ogni caso, se non dovesse andare, ho anche altri progetti in serbo per quel romanzo e, male che vada, me lo pubblico da sola...tra un anno. Avrei addirittura il tempo di preparare con calma la sua pubblicazione.

Poi ci sono i progetti di vita personali, sto meditando su alcuni cambiamenti che vorrei realizzare, piccoli e grandi progetti che forse non si concretizzeranno, ma voglio almeno darmi il tempo di esaminarli e valutarli per decidere se sono realmente importanti.

E siamo già arrivati ad Agosto, un'estate di cui non mi sono quasi accorta, a parte il caldo, dato che non ho fatto vacanze e ho sempre lavorato. 
Qui a Bologna è scoppiato il caldo torrido, come in molte altre città italiane e io sto bene solo chiusa in casa con l'aria condizionata, l'altra sera sono uscita e non si respirava, io più che stare come il mare in un bicchiere preferisco la prima frase, in me sto bene e basta.

Buon inizio di agosto!





venerdì 24 luglio 2020

Tra nuovi romanzi e nuove edizioni


Sono stati giorni faticosi, tralasciando il lavoro che non mi ha dato tregua, sono stata molto impegnata tra l'uscita dell'ultimo episodio di Sorace e la nuova edizione de L'amore che ci manca, rientrato nei miei diritti dopo quattro anni di vita con la Butterfly Edizioni. 
Sono stata indecisa fino alla fine se far uscire anche questo romance oppure no, però mi sono detta che, tutto sommato, è l'estate il momento della lettura, quindi ho chiesto alla Fox Creation di crearmi una copertina per la nuova edizione del romanzo. La cover digitale e cartacea è stata creata a tempi di record e così, dopo una attenta rilettura, ho creato l'edizione pronta per uscire sugli store. 
Avevo voglia di fare subito l'edizione cartacea che la Butterfly aveva del tutto trascurato e volevo far uscire il romanzo non solo su Amazon ma anche sugli altri store, perché potesse avere più mercato. In questi mesi mi sono resa conto infatti che, mentre prima le mie vendite, si concentravano quasi esclusivamente su Amazon, ora i siti come Ibs e Kobo - per citare i più importanti - stanno cominciando a fare una certa concorrenza ad Amazon, ne ho avuto prova con L'ombra della sera che negli ultimi sei mesi ha venduto soprattutto su Ibs, quasi sempre con i prezzi in offerta, ma con numeri soddisfacenti.
Quindi L'amore che ci manca ritorna il prossimo 02-08-2020 e, visto che è un romanzo già pubblicato, ho pensato di fare un'offerta lancio a 0,99 in prevendita.
Riporto di seguito Cover e Sinossi 



«Non ho ancora tutta questa forza»
«Per fare cosa?»
«Per mandarti via».

Linda Sarti ha realizzato ogni suo desiderio: ha un lavoro fisso, anche se stressante, si è sposata e ha una figlia. Ma ha un grande rimpianto: Giulio Grandi. Il loro era stato un amore complicato, ostacolato soprattutto dal comportamento freddo e scostante di Giulio, che si faceva amare da lei senza mai mettere in gioco i propri sentimenti. Quando il marito la lascia, le sue certezze si sgretolano. Ricominciare la propria vita a quarant'anni non è facile e quella dolorosa mancanza del passato torna a farsi più vivida. Non ha però fatto i conti col destino... che la rimette sulla strada di Giulio. Anche lui si è rifatto una vita, ma ha sempre quell'aspetto tormentato e infelice che lei ricorda. Quando i loro occhi si incrociano, i diciotto anni che li hanno divisi sembrano soltanto poche ore e l'attrazione assopita riesplode. Si cercano, si desiderano e si vogliono a ogni costo. È troppo tardi per loro due? Linda non si fa troppe aspettative, vive quei pochi attimi rubati in modo intenso come se fossero gli ultimi... Lo sa che da Giulio non può avere certezze di alcun tipo e che l'unica cosa sicura è l'amore che non ha mai smesso di provare per lui. Ma sa anche che dopo di lui nulla è stato più lo stesso e farà di tutto per conquistarlo.


Ci sono amori che restano fermi nel tempo, incompiuti e irrisolti. Possono tornare nella memoria come un alito di vento e sfiorarci appena per un momento o possono riesplodere impetuosi come un temporale d’estate.


eBook in offerta lancio 
in preorder  € 0,99
Prezzo definitivo € 2,99
Cartaceo € 11,00
Link Amazon L'amore che ci manca 

Non mi voglio dilungare oltre su questo romanzo, è una storia che sento molto perché è una parte di me e credo sia ancora molto attuale per i temi che tratta.
Da oggi mi riposo, almeno sotto l'aspetto della scrittura, mi dedicherò un po' all'aspetto promozionale che però non mi dispiace affatto e mi diverte creare card e video con l'iPad da mettere sui social.

Voi che progetti avete per agosto? Riuscite a fare una piccola vacanza a prova di covid? 

venerdì 10 luglio 2020

Il respiro dell'alba




Fino all'ultimo non ne ho parlato per scaramanzia, avevo terminato il quarto episodio di Saverio Sorace e mi ero lanciata sulla rilettura/revisione/correzione, indecisa su tutto, sulla data di uscita, sui tempi di revisione, sui tempi di lettura dei beta reader, sulla cover e su tanti altri dubbi che assillano noi poveri scrittori indipendenti che non hanno il conforto e il supporto di una casa editrice. 
Soprattutto volevo capire se potevo partecipare al concorso Amazon storyteller 2020, cosa che, in effetti, ha influenzato non poco la scrittura del romanzo, nato nel periodo del blocco da pandemia. Se non avessi avuto l'obiettivo del concorso forse avrei rallentato il lavoro con i primi caldi, invece ho dedicato ogni ritaglio di tempo e anche alcuni giorni di ferie alla scrittura e alla successiva revisione; lo ha letto un solo beta reader da me costretto, ops, volevo dire invitato a leggerlo in tempi rapidi.
Insomma eccoci qua, siamo al quarto episodio del mio commissario e ammetto che quando ho visto la nuova cover ho capito che, probabilmente, ce l'avevo fatta...
Tra l'altro la decisione di pubblicare in esclusiva su Amazon è legata proprio a questo concorso, in caso contrario  avrei pubblicato anche sugli altri store, perché questa serie ha cominciato ad avere un certo seguito su vari store diversi da Amazon come IBS e Kobo.
Una volta finita revisione e lettura beta, ho impostato il resto del lavoro che non è affatto piccolo, soprattutto quando il tempo a disposizione che hai è ridotto alla sera dopo il lavoro e al week end di un'estate che cominciava a diventare arroventata. 
Comunque eccoci qui, ho passato l'ultimo week end chiusa in casa con l'aria condizionata a lavorare per impostare l'ebook e il cartaceo, inutile dire che sono arrivata esausta, tra l'altro ho anche trascurato il blog, probabilmente non se n'è accorto nessuno, ma non ho pubblicato proprio tutte le settimane, però qualcosa bisogna sacrificare no? 

Bene passiamo al romanzo, eccovi la trama con tutte le info:

Sinossi 

La notte lo rendeva inquieto e feroce, ma poi arrivava l’alba.

Settembre 2019, sogni premonitori e una strana inquietudine pervadono l’animo del commissario Saverio Sorace, deve essere la fine dell’estate che sempre lo sconcerta oppure è solo la sua solita ansia per il futuro. Vorrebbe dare una stabilità alla sua vita tanto che propone a Sara di sposarlo, ma questa semplice meta sembra difficile da raggiungere perché uno spaventoso omicidio irrompe nella sua vita. Non è un crimine come gli altri perché coinvolge un suo caro amico che, una mattina, si sveglia accanto al cadavere di una bellissima sconosciuta senza ricordare nulla di quanto accaduto la notte precedente.
 Tutte le prove sembrano contro di lui, ma Saverio sente che le cose sono diverse da come appaiono. È possibile che l’uomo sia stato incastrato? È un rebus per il quale Sorace faticherà a trovare una soluzione, per trovarla dovrà  indagare nella vita della vittima, una donna bella, spregiudicata, libera ma con tanti lati oscuri e molti segreti. Dopo pochi giorni, quando le indagini sembrano avvicinarsi alla verità, un nuovo efferato delitto sconvolge ancora le notti bolognesi, con un modus operandi troppo simile al primo  per poterlo ignorare. Ma se davvero c’è un assassino che insegue un suo delirio per uccidere, è necessario agire in fretta, prima della prossima vittima.

Certe albe erano di una bellezza abbacinante, come quella a cui stava assistendo, una bellezza che durava un solo attimo ed esisteva per lo spazio breve di un respiro.  


Esce il 20-07-2020  già in preorder al seguente link

Link Amazon                 
Genere: Gialli e thriller 
Pagine: 179
Cover: Fox Creation - Digital Art
Prezzo eBook: 2,99
Prezzo Cartaceo: 9,50

PROLOGO

Non aveva dormito bene quella notte, i suoi sogni erano stati agitati e confusi, finalmente si svegliò e riemerse dai suoi incubi. Aprì gli occhi e osservò la luce che filtrava dagli scuri, cercò di sollevare la testa dal cuscino, ma una tremenda fitta di dolore lo bloccò. Cosa diavolo aveva fatto quella notte, aveva bevuto troppo? Non se lo ricordava. Era andato in un locale, era uscito da lì con una donna, quello sì, se lo ricordava, una donna bellissima, dai capelli rossi e gli occhi verdi.
La fitta alla testa divenne più leggera, girò lievemente il viso e vide una massa di capelli rossi sparsi sul cuscino, la donna era lì, accanto a lui. Era un vero peccato, una donna così bella e non ricordava niente. Sospirò, doveva cercare di alzarsi e ritrovare il controllo di sé, non poteva certo rimanere a letto all’infinito. Dalla luce che entrava in casa capiva che era piuttosto tardi, cercò di sbirciare di sbieco la radiosveglia sul comodino, erano le due del pomeriggio.
Respirò a fondo e, con enorme sforzo, si sollevò sul letto.
Sfiorò i capelli della sconosciuta accanto a lui, erano morbidi, si sporse verso di lei per cercare di scuoterla dolcemente, sentì sui polpastrelli qualcosa di viscido. Osservò le mani, sembrava sangue.


Questo nuovo episodio di Sorace che, comunque, contiene sempre un'indagine autoconclusiva ed è quindi possibile leggere anche in autonomia dagli altri episodi, mi ha fatto compagnia nel periodo del Lockdown e mi ha portato ad alcune riflessioni: il romanzo è ambientato nel periodo precedente l'inizio della pandemia e certe dinamiche non avrei potuto scriverle se il periodo non fosse stato pre-covid, mi sono resa conto che la vita che avevamo prima probabilmente non tornerà più o comunque tornerà ma con molte variazioni. Descrivere una scena in un luogo affollato per esempio non sarà più possibile senza specificare in che momento siamo, quello che è accaduto influenzerà anche la scrittura futura, almeno per un po', almeno finchè non si rientrerà del tutto nella normalità, processo per il quale servirà molto tempo. Anche per questo motivo questo romanzo doveva uscire adesso, come si dice ora o mai più.

Fatemi sapere cosa ne pensate, intanto vi chiedo subito, vi piace la copertina? 




sabato 4 luglio 2020

La cantastorie



Se scrivo lo devo a mia madre, lei era una cantastorie.I figli ereditano pregi e difetti dai propri genitori e credo sia così, da mio padre ho preso la razionalità e l'organizzazione, oltre alla capacità di imparare sempre cose nuove.Mia madre invece era una creativa, pavida, artista mancata, cantava come un usignolo con una intonazione perfetta e amava raccontare storie. Inoltre amava ogni forma d'arte, tanto che quando osservava - in foto o in TV - qualche opera particolarmente toccante si commuoveva. Tempo fa lessi un libro che si intitolava "I fiori non hanno paura del temporale" di Bianca Rita Cataldi, l'autrice a un certo punto definisce la protagonista una cantastorie, colei che si siede accanto al fuoco e racconta ad alta voce storie magiche di altri tempi, e lì ho avuto una illuminazione.
Molte delle storie che raccontava mia madre erano cantate, sì anche lei era una cantastorie, perchè le storie oltre a raccontarle ad alta voce, le cantava.
A volte rimpiango il tempo che non ho potuto passare con lei negli ultimi anni della sua vita anche per le storie vere che non mi ha potuto raccontare, sul suo paese di origine e sulla sua famiglia, storie che sono andate via con lei per sempre. Eppure non avrei mai pensato che tutte le storie raccontate da mia madre mi sarebbero rimaste addosso come una seconda pelle. Quando è morta avevo trentun anni, era l'età in cui stavo scoprendo il valore delle mie origini e cominciavo a capire alcuni aspetti del suo carattere.
Dopo la sua morte avrei voluto scrivere la sua storia o una storia che la ricordasse, ma il dolore era troppo vivo per poterlo raccontare, solo anni dopo, quando mi sono riavvicinata alla scrittura, ho scritto un romanzo che parla di lei, dei nonni e di tanto altro nei ricordi della protagonista, Michela.
Ho immaginato una donna che portasse il nome del mio nonno materno che si chiamava Michele e che è morto prima che io nascessi. 
Michela mi assomiglia molto, ma è molto più forte, intraprendente, coraggiosa e rivoluzionaria di me, non è forse questo il vantaggio della scrittura? Far fare ai propri protagonisti  molto più di quello che farebbe l'autore...per me è un po' così.
È anche un modo per riconciliarsi con la realtà, scrivendone, un modo per trasformare i ricordi e renderli di nuovo vivi e, forse, comprenderli meglio.
Insomma credo che questa mia voglia di raccontare storie derivi da lei, è questa l'eredità che mi ha lasciato ed è una ricchezza o magari una maledizione.
Da una parte c'è in me una grande razionalità e concretezza, quelle caratteristiche serie o seriose del carattere che rendono anche la vita piuttosto pesante, prima il dovere, come si dice; dall'altra però c'è questa voglia di evadere e di dedicarsi a qualcosa di più elevato, più leggero o più evanescente, qualcosa che io possa, però, dirigere muovendo i fili dall'alto per arrivare al mio finale.

E questo può essere davvero un bel potere, probabilmente innocuo perchè inventa solo storie per chi avrà voglia di ascoltarle, leggerle e dimenticarsene.



Fonti immagini
Pixabay


sabato 20 giugno 2020

Sarà il nostro segreto

L'ultimo romanzo di Maria Teresa Steri è un noir che tiene con il fiato sospeso, sono rimasta molto colpita anche dalla sua copertina, il volto della donna ha un'espressione così intensa e angosciata che esprime pienamente i sentimenti della protagonista, una donna che si ritrova, da un momento all'altro, al centro di un incubo. Se avete voglia di leggere un bel romanzo questa estate, ve lo consiglio.



Il romanzo comincia con il proposito di vendetta di Valeria, con la consapevolezza che l'unico modo per superare la morte dell'uomo della sua vita sia uccidere Raffaele, il fratellastro che ha causato tutto. 
Almeno questo è ciò che pensa Val, ma è davvero questa la verità? 
Man mano che ci addentriamo nella storia scopriamo la personalità della protagonista, la sua fragilità mitigata dalla forza dell'amore, ma anche la sua solitudine. Valeria è una donna sola, non ha alle spalle una famiglia solida che la sostenga, i suoi genitori sono sempre stati troppo distanti da lei e, fin da bambina, l'hanno seguita poco, unica figura familiare forte era la nonna, purtroppo mancata quando lei era ancora adolescente e con una personalità ancora in formazione. La sua infanzia travagliata l'ha portata quindi ad appoggiarsi molto all'amicizia di Raf e a sua madre, cercando in loro la famiglia che non aveva. Ho provato struggimento e dolore di fronte a questa ragazza affamata di affetto e impaurita di fronte alla vita, una vita che sembra finalmente sorriderle, quando Filippo si innamora di lei, ricambiando quell'amore che lei aveva provato per lui, fin dal loro primo incontro.
Scopriamo poi la personalità disturbata di Raffaele, ossessionato dal sogno di ottenere l'amore di Valeria a ogni costo, perfino dopo il matrimonio lui non si è mai arreso, illudendosi di poter manovrare la loro vita e porre fine al loro amore. 
Poi c'è Marianna, la madre dei due fratelli, un'altra personalità ambigua, una donna poco concreta che vive al di sopra delle sue possibilità, portando la famiglia alla rovina economica.
Valeria, dimessa dall'ospedale, viene ospitata nella grande villa di famiglia a Nemi, un piccolo comune dell'area dei Castelli romani.
Nei panni della protagonista sarei scappata da quella casa subito dopo il funerale, ma per Val è troppo importante arrivare alla verità e può raggiungerla solo restando in quella casa a indagare. Qual era poi il segreto di Filippo, perché non gli aveva parlato del pericolo che stavano correndo? Aveva voluto proteggerla, oppure era solo un modo per nascondere la storia torbida in cui si era cacciato? La stessa vita di Valeria potrebbe essere a rischio, chi ha ucciso Filippo potrebbe voler uccidere anche lei. Per questo tutta la trama si svolge con un senso di pericolo imminente, il lettore percepisce il pericolo, pagina dopo pagina e, lentamente, i tanti segreti emergono e molti veli cadono, fino alla scena finale inaspettata e coinvolgente.

TRAMA

Il dubbio si insinua sottopelle. Cresce. Diventa ossessione.

È notte fonda quando Valeria viene trascinata fuori casa dal marito Filippo, senza una spiegazione. Dopo una frenetica corsa, l’auto finisce fuori strada e Filippo perde la vita. Per la polizia non ci sono dubbi: si è trattato di omicidio.
Disperata e stordita dall’accaduto, Valeria si rifugia presso la villa di famiglia del marito, che ospita una biblioteca privata dedicata alla musica. Con lo scorrere dei giorni, nella soffocante atmosfera della casa cominciano a emergere segreti collegati alla biblioteca e al fratello di Filippo, Raffaele, da sempre innamorato di Valeria.
Mentre le indagini della polizia tentano di sbrogliare il caso, Valeria deve fare i conti con l’immenso dolore per aver perso l’uomo che amava. Una sfida che si fa ancora più ardua quando si convince che per vendicare la morte di Filippo c’è una sola strada: uccidere Raffaele.

C’era come un vetro smerigliato che separava passato e presente, e rendeva sbiaditi tutti gli eventi collocati al di là di quella maledetta notte. La notte in cui ti ho perso.

ESTRATTO

"Per un attimo irreale mi sembrò di vederti disteso accanto, voltato verso di me, la bocca che accennava un sorriso. Così vicino che avrei potuto allungare una mano sotto le lenzuola a cercare la tua. Sarebbe bastato sporgermi appena un po’ per incontrare le tue labbra. Chissà se avrei dimenticato il sapore dei tuoi baci prima o poi, se un giorno avrei faticato a rammentare il colore dei tuoi occhi o il tuo odore. «Non ho potuto dirti neppure addio»."

La mia recensione su GOODREADS e AMAZON

Un thriller psicologico molto avvincente, denso di colpi di scena. Valeria viene trascinata via da casa in piena notte dal marito Filippo, per un imminente pericolo che lui però non le spiega, così si ritrovano inseguiti da un auto che li tampona con violenza provocando la morte di Filippo. La polizia non ha dubbi, si tratta di omicidio e sta indagando per scoprire la verità. Dimessa dall’ospedale Valeria viene ospitata a Nemi nella villa della famiglia di Filippo, con la suocera Marianna, donna volubile dal carattere difficile, e Raffaele, il fratellastro di Filippo, da sempre innamorato di Valeria fino a esserne ossessionato. 
È possibile che sia stato proprio Raffaele a provocare l’incidente che ha ucciso suo marito? 
La vita nella villa per Valeria assume presto i contorni di un incubo, tra il dolore per la morte di Filippo, il grande amore della sua vita, e le attenzioni ossessive e manipolatrici di Raffaele. Ogni giorno qualche nuova inquietante scoperta insinua il dubbio nella mente di Valeria, cosa era diventato Raffaele in quegli anni? 
Era stato davvero lui a orchestrare tutto? E perché Filippo aveva dei segreti con lei? L’aveva amata davvero oppure, come mostravano alcuni indizi, gli era stato infedele trascinando la loro vita nel fango e nel pericolo? 
Come in un puzzle i pezzi lentamente si ricompongono e tutto sembra assumere un senso, ma forse non tutto è come appare, forse sotto le apparenze esiste un’altra verità.
L’angoscia e l’inquietudine della protagonista diventano palpabili ed entrano dentro di noi mentre leggiamo, l’autrice ci fa immergere con totale abilità nella storia con i sospetti, i dubbi, la disperazione, la rabbia e il dolore di Valeria, in un intreccio perfetto fino al colpo di scena dell’epilogo finale.

L'autrice

Maria Teresa Steri è nata nel 1969 e cresciuta a Gaeta. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia si è trasferita a Roma, dove vive attualmente con il marito. Ha collaborato come giornalista pubblicista nella redazione di quotidiani e riviste.
Cura il blog Anima di carta dedicato a chi ama scrivere e leggere. Si interessa di scrittura creativa e antroposofia. È un'appassionata di Alfred Hitchcock. I suoi autori di narrativa preferiti sono Ruth Rendell e Joyce Carol Oates. Ha pubblicato nel 2009 il suo primo romanzo "I custodi del destino" (Deinotera editrice, fuori catalogo), un thriller basato sull'idea della reincarnazione. Nel 2015 è nato" Bagliori nel buio", un  noir sovrannaturale, e nel 2017 il thriller esoterico "Come un dio immortale". Nel 2019 è uscita la seconda edizione de "I custodi del Destino" interamente riveduto con il titolo "Tra tra l'ombra e l'anima". "Sarà il nostro segreto" è il suo ultimo romanzo, pubblicato nel 2020.

Titolo: Sarà il nostro segreto
Autore: Maria Teresa Steri 
Data di pubblicazione: 5 maggio 2020
Genere: thriller psicologico
In vendita solo su Amazon in eBook e cartaceo
Link Amazon
Prezzo eBook € 2,99
Prezzo cartaceo € 10,87


domenica 14 giugno 2020

La società giapponese


Ai tempi dell'università, tanti anni fa ormai, per l'esame di Organizzazione aziendale preparammo una tesina in aggiunta all'esame, un corso monografico sulla società giapponese. Era una opportunità data agli studenti frequentanti per poter aumentare il voto, anche se era un esame non particolarmente difficile, ma era il professore a essere "difficile".
La memoria gioca strani scherzi, ho dato quell'esame nel lontano 1986...eppure ne ho un ricordo molto chiaro, il professore fece dei gruppi di studio per il corso monografico e al mio gruppo, composto da cinque o sei persone - erano miei compagni di corso, con alcuni di loro ho mantenuto l'amicizia fino ai giorni nostri - assegnò come argomento l'organizzazione del lavoro nella società giapponese.

È qualcosa che è rimasta impressa nella mia mente, tanto che in questi anni con l'esperienza del mondo del lavoro, mi capitava spesso di ripensarci e l'idea di questo post è nata grazie al blog di Ariano Geta che, trattando il tema del lavoro in un suo fumetto, mi ha tirato fuori un commento sull'argomento. Riporto di seguito il link Blog ArianoGeta

Come si crea il pregiudizio in qualcuno, io da allora penso che i giapponesi siano...strani o anche facilmente manipolabili.

Comunque nell'organizzazione aziendale giapponese tutti lavorano per il bene comune dell'azienda in totale armonia, questo almeno era quello che appariva nel testo che dovevamo studiare. 
Il bene primario era l'obiettivo dell'azienda che può essere giusto, visto che l'azienda ti dà da mangiare, ma la modalità con cui si realizzava tutto questo mi lasciò perplessa fin da allora.

C'era un totale asservimento all'azienda che entrava anche nella vita personale dei dipendenti, ma tutto era presentato come se fosse una meravigliosa realizzazione del paradiso terrestre.

Tutti si amavano, si rispettavano e si realizzavano, lavorando tutti i giorni, sette giorni su sette e per non so quante ore.
Inoltre, un aspetto che mi ha fatto ricordare Ariano, in risposta al mio commento, era che l'azienda diventava parte della vita dei dipendenti, in quanto anche nel tempo libero i dipendenti erano costretti a partecipare a cene ed eventi aziendali, insomma una vera prigione. 
Nel testo che studiammo sulla società giapponese, tutto questo veniva presentato come un idillio, il dipendente faceva parte di una grande famiglia che si prendeva cura di lui dentro e fuori l'azienda.
Nel leggere l'esposizione dell'autore del libro (credo fosse giapponese o anglogiapponese) io e i miei compagni di corso ci siamo detti che quello che appariva come una perfetta macchina efficiente era un metodo di alienazione e di lavaggio del cervello, avevamo vent'anni e nessuno di noi aveva mai avuto a che fare con il mondo del lavoro, ma sapevamo che in Italia non era sicuramente così.
Uno dei miei amici disse "occhio che qui vorrebbero inculcarci la stessa cultura per realizzare lo stesso asservimento". Quanto aveva ragione!

Non ricordo cosa scrivemmo nella tesina, forse ci limitammo a descrivere quello che il libro raccontava, senza inserire le nostre impressioni personali, negative, nè il professore fece commenti di carattere politico.
È un vero peccato che non abbia più quel libro, devo averlo prestato a qualche compagno di università che non me lo ha più restituito (argh!) sarebbe bello ritrovare quella tesina, ma non ho idea di dove sia finita. Purtroppo i vari traslochi della mia vita hanno lasciato il segno.
Oggi molti aspetti della società giapponese sono entrati anche nella nostra organizzazione, forse in maniera più velata, ma secondo me ci sono. La presenza del lavoro nella vita privata del dipendente si espande sempre più.
Nel 2020, a causa della pandemia, ha addiritura superato i confini della propria abitazione, svelando molti limiti.
Alcuni hanno lavorato benissimo felici di dormire qualche ora in più e non doversi spostare nel traffico, altri hanno fatto i salti mortali per riuscire a lavorare tenendo a bada i figli piccoli, supportandoli anche nelle lezioni on line, altri ancora hanno trovato un senso alle proprie domeniche mandando mail a tutte le ore (o per dimostrare che si stavano guadagnando lo stipendio).

Comunque tornando alla società giapponese, soprattutto per non lasciare un messaggio solo negativo,  sono andata a rinfrescarmi la memoria curiosando su google e wikipedia per avere informazioni sull'argomento "aziende giapponesi".
In realtà i prodotti giapponesi si sono affermati nell'economia mondiale e nel corso degli anni sono diventati sempre più sinonimo di qualità, la strategia aziendale è basata sul "miglioramento continuo a piccoli passi" una cultura che si è sviluppata dopo la seconda guerra mondiale e si è poi radicata nel tessuto sociale diventando anche un esempio da seguire per le società occidentali.
Quindi sulla qualità non c'è nulla da eccepire, basti pensare ad alcuni nomi di imprese note a tutti: Toyota, Sony, Canon, Seico, Shiseido citando solo quelle che conosco di più.

L'organizzazione aziendale giapponese si basa sulla "metodologia delle 5S" che racchiude in cinque passaggi un metodo sistematico e ripetibile per l'ottimizzazione degli standard di lavoro e che quindi portano al continuo miglioramento delle performance operative.

Nato dalla tradizione giapponese dell'eliminazione di tutto ciò che è spreco (muda), l'obiettivo è quello di eliminare tutto ciò che non è strettamente funzionale all'attività svolta, indipendentemente dall'attività stessa.

Il termine Metodo 5S trae spunto dalle iniziali della pronuncia occidentalizzata delle cinque parole giapponesi che sintetizzano i cinque punti cardine di questo metodo:

    Seiri - separare (o scartare): separa ciò che ti serve da ciò che non ti serve e quindi non è funzionale all'attività, quindi crea disturbo e disordine, comportando spreco di termpo ed energie.
    Seiton - riordinare (o sistemare): metti a posto tutto quello che è utile, secondo il motto "ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa".
    Seiso - pulire (o spazzare): tieni tale ordine costante e pulisci, un ambiente pulito ed ordinato è un ambiente che "non nasconde" le inefficienze; l'ordine è la chiave, non per niente Marie Kondo ci ha scritto un libro.
    Seiketsu - sistematizzare (o standardizzare): definisci delle metodologie ripetitive da utilizzare per svolgere le attività in modo razionale ed efficiente, quindi razionalizzare le risorse e gli spazi lavorativi;
    Shitsuke - diffondere (o sostenere): fai che questo modo di pensare e di agire sia pervasivo per tutte le attività aziendali.

In italiano perciò le 5 ESSE diventano: scartare, sistemare, spazzare, standardizzare e sostenere.

Non mi dilungo oltre su questi punti che sono senza dubbio condivisibili, resto però con i miei interrogativi senza risposta sull'organizzazione aziendale, non solo giapponese.


Voi cosa ne pensate? Avete fatto esperienza di qualche organizzazione aziendale realmente idilliaca?


Fonti immagini
Pixabay

Fonti Testi
Wikipedia


sabato 30 maggio 2020

Anticipare la storia


In questo periodo sto lavorando ancora di più del solito, sul mio settore si riversano le esigenze di altri settori dell'azienda e io curo la predisposizione e la gestione dei contratti di forniture di beni e servizi.
dopo un periodo di apparente calma in cui tutto sembrava sospeso per la pandemia e, anche, per l'adattamento al lavoro agile da casa di molti colleghi dal 4 maggio si sono tutti scatenati e ritornati in piena attività riversandomi addosso tutto ciò che era rimasto fermo in un cassetto. Nel giro di un mese ho attivato dieci grossi contratti curandone l'aspetto giuridico ed economico al ritmo di dodici ore al giorno di lavoro, in pratica ho dovuto fare in un mese quello che diluivo in tre. Tutto con maggiori difficoltà perché ogni volta che qualcosa non andava, contattare i referenti interessati era molto più difficoltoso visto che non lavoriamo in presenza, le mail si sono centuplicate e pure le riunioni in video conferenza, un vero incubo. 
Non volevo, però, parlarvi del mio lavoro, è solo un'introduzione per dirvi che ho sempre meno tempo per il blog, non si tratta tanto di tempo vero e proprio, perché magari posso trovarlo, ma proprio di "mente", sono talmente stanca che la mia mente è priva di idee.
Nel frattempo però leggo molto, perché la notte mi sveglio con i pensieri delle scadenze e così leggo.
Certe notti ho letto anche per due o tre ore finché non mi addormentavo all'alba.


Un libro che ho appena comprato in eBook perché ha catturato la mia attenzione e il mio entusiasmo si intitola Spillover, L'evoluzione delle pandemie, di David Quammen, l'ho scoperto per caso leggendo un articolo sull'argomento (ormai non si parla d'altro) e l'ho preso subito dopo aver scaricato e letto l'estratto.
È un saggio approfondito sui virus, pubblicato in tempi non sospetti, nel 2012 negli Stati Uniti e, in Italia, da Adelphi, nel 2014. 
È questo il motivo per cui l'ho comprato, espone un punto di vista "antecedente" a quanto accade oggi, un libro profetico, ma forse anche no.
Conviviamo con i virus dalla notte dei tempi e quando il virus fa il salto di specie si parla di zoonosi, spillover è il termine inglese che indica il passaggio di un agente patogeno da una specie a un'altra, uomo compreso. 
Lo studio di tutte le malattie da virus che si sono succedute negli anni (il covid 19 è solo l'ultimo) non fa che confermare la teoria darwiniana che anche noi siamo una specie animale, certo ci crediamo superiori, ma siamo animali e forse della peggiore specie, direbbe qualcuno.
L'autore, studioso e divulgatore scientifico, parte raccontando un episodio avvenuto in Australia, nel 1994, in un allevamento di cavalli, la località si chiama Hendra e così fu chiamato anche il virus che sterminò l'intero allevamento tra atroci agonie. Il veterinario che seguiva l'allevamento non riusciva a capire a cosa fosse dovuta la morte dei cavalli ed eseguì l'autopsia su uno di essi trovando numerose emorragie interne. Si ammalarono anche il proprietario dell'allevamento e lo stalliere, all'inizio sembrava solo un'influenza più aggressiva, ma poi il proprietario si aggravò e morì nel giro di una settimana dopo il ricovero in ospedale, lo stalliere invece dopo una settimana di febbre alta guarì, anche se dopo alcuni anni intervistato da David Quammen affermò che la sua salute non era stata più la stessa. Il governo australiano creò una task force per indagare su quella strana epidemia che colpiva i cavalli e che, nel frattempo, si era estesa ad altre scuderie. I componenti della task force fecero le autopsie a un gran numero di cavalli e isolarono un virus, una specie nuova, composto da una doppia "corona" di spicole, il virus Hendra fu battezzato come un morbillo equino, lo stesso virus fu trovato nel corpo del defunto proprietario del primo allevamento. 
Come arrivò il virus nei cavalli? 
Sembra che avessero l'abitudine di ripararsi all'ombra di un albero, un grande Ficus Macrophylla dove avevano fatto nido dei pipistrelli. 
Scoprirono poi, con test successivi, che la popolazione locale dei pipistrelli presentava positività agli anticorpi del virus Hendra. L'ipotesi più accreditata era che questa specie di pipistrelli, le volpi volanti nere, fossero animali "serbatoio" del virus.
Non mi dilungo oltre sul caso Hendra tranne che ci furono altre vittime "umane" tra i veterinari degli allevamenti, morti sporadiche che quindi non suscitarono particolari allarmi, è comunque una certezza che il virus avesse fatto il salto di specie.

I virus come Hendra sono molto più diffusi di quanto si creda. 
L'ebola, la febbre gialla, la peste bubbonica, l'AIDS, l'influenza spagnola del 1918/19, il vaiolo delle scimmie, la tuvercolosi bovina, la malattia di Lyme, la febbre emorragica del Nilo, l'antrace, la rabbia, l'aviaria  sono tutte zoonosi.
Secondo l'autore del libro (in base ai suoi studi e ai suoi viaggi durati sei anni prima della pubblicazione di Spillover) alcuni virus possono essere debellati perché non sono zoonosi, per esempio il vaiolo e la poliomielite colpiscono solo l'uomo, sono stati debellati perché questi virus scacciati dagli esseri umani non sanno dove nascondersi, non sono zoonosi.

I patogeni delle zoonosi invece possono nascondersi in animali serbatoio e tornare fuori dopo anni di latitanza, di fronte a condizioni favorevoli per il virus.

In realtà il mondo è pieno di virus sconosciuti, ma negli ultimi cinquant'anni o poco più molti virus sconosciuti sono emersi a danno dell'uomo. Machupo (1959) Marburg (1967), Lassa (1969), Ebola (1976) HIV-1 (1981 e isolato nel 1983), HIV-2 (1986), Hendra (1994), influenza aviaria (1997), Nipah (1998), febbre del Nilo occidentale (1999), SARS (2003), influenza suina (2009). 
Perché queste malattie saltano fuori così frequentemente?

Non è un incidente, ma conseguenze delle azioni dell'uomo. L'autore sottolinea tre elementi che vi riporto in breve:

1. Le attività umane stanno disgregando vari ecosistemi. La deforestazione, la costruzione di strade e infrastrutture, la caccia alla fauna selvatica, l'inquinamento, lo sversamento di sostanze organiche nei mari, il cambiamenti climatico. Cose che l'umanità ha fatto da sempre, ma adesso siamo sette miliardi di persone e usiamo le moderne tecnologie, questo rende l'impatto davvero insostenibile per l'ambiente.

2. Negli ecosistemi vivono milioni di specie ignote tra cui virus, batteri, funghi e altri organismi tra cui molti parassiti. Questi vivono tranquilli e innocui in qualche ospite serbatoio e non fanno troppi danni, finché non vengono scoperti dall'uomo.

3. La distruzione di un ecosistema porta questi agenti patogeni a cercare vita altrove. Se si abbatte una foresta e si uccide la fauna locale, i germi del posto volano via a cercare nuove sistemazioni. Un parassita disturbato e sfrattato dal suo ospite può trovare una nuova casa nell'uomo. I virus, il cui genoma consiste di RNA e non DNA, è soggetto a mutazioni e quindi si adatta molto facilmente.

Nel libro l'autore ipotizzava anche l'arrivo del Next Big One, il prossimo grande evento che avrebbe sconvolto il mondo. I sismologi americani lo associavano al grande terremoto che farà sprofondare Los Angeles, ma in questo contesto potrebbe essere una epidemia letale di grandi dimensioni.

"Sarà causato da un virus? Si manifesterà nella foresta pluviale o in un mercato cittadino della Cina meridionale?"
Riporto le esatte parole del libro, scritto nel 2012. 

A quanto pare, per i motivi espressi nella prima parte del post, non è possibile trovare un vaccino realmente efficace per questa tipologia di virus, ma la mia speranza è che il coronavirus vada in latitanza per anni come è successo con la spagnola.
Sono anni che vengono studiati questi virus e questo vuol dire che quello che è successo si poteva prevedere, anzi era stato previsto, ma nessuno ha ascoltato oppure non è stata data la giusta attenzione al messaggio allarmistico dell'OMS.
Sorgono, quindi, in me alcune riflessioni, se il virus si trasmette attraverso il contatto con i liquidi e il sangue di certi animali forse dovremmo smetterla di mangiare carne, oltre che di depredare il pianeta e inquinarlo.
È importante cambiare il passo perché altrimenti facciamo la fine degli alieni nella guerra dei mondi. 

Vi ricordate La guerra dei mondi? Il libro fu pubblicato nel 1897, da esso fu tratto il primo film nel 1935 e poi nel 2005 quello hollywoodiano.
La storia è nota, la terra viene invasa dagli alieni brutti e cattivi (noi umani siamo sempre buoni) l'Umanità combatteva strenuamente senza risultati, ma gli alieni, alla fine, quando tutto sembrava irrimediabilmente perduto, venivano sconfitti dai virus presenti sul pianeta terra e contro i quali non avevano anticorpi a differenza degli uomini. I virus in quella fantastica storia ci facevano un grande favore. 

E se oggi fossimo noi gli alieni per la terra?

Fonti testi
Spillover di David Quammen

Fonti immagini
Pixabay e Google