lunedì 21 giugno 2021

Mettere la mente in vacanza

 


Il viaggio è tuffarsi in un’altra vita per un po

Non so se sia proprio così, ma di solito è quello che mi accade di pensare mentre sono in viaggio, guardo il paesaggio intorno a me, i luoghi, i piccoli borghi e immagino di vivere lì. Il mio compagno guarda sempre gli annunci immobiliari esposti nelle vetrine e mi dice: eh non sarebbe male ritirarsi qui, la mattina ti svegli presto e fai una passeggiata sul lungomare, oppure sai che bei percorsi in bicicletta su per queste colline, oppure pensa  vedere il tramonto ogni giorno da quassù

È così ci immaginiamo una vita diversa, con nuovi ritmi. Vivere al mare o in montagna o in collina. Sono i luoghi a creare una vita? Forse un po’ sì, immaginate di vivere al mare, ogni giorno vi svegliate e, guardando l’orizzonte, osservate le onde del mare, è lui a fungere da barometro invece che i grattacieli o i tetti rossi di Bologna. Il luogo è un modo di vivere, puoi scegliere di avere come orizzonte il mare oppure la montagna o la campagna, oppure la piazza di una grande città. Ho vissuto per un anno in un appartamento in pieno centro, ogni mattina per andare al lavoro attraversavo a piedi piazza Maggiore, la ricordo ancora come un’esperienza subliminale. Più passa il tempo più mi innamoro dei piccoli borghi e immagino la mia vita futura in quella dimensione, poi però torno a Bologna al mio solito orizzonte e mi dico che, tutto sommato, va bene così. 

È bello però sognare una vita diversa, forse una vita in vacanza da se stessi, con la mente libera, è un po’ come scrivere o disegnare su un foglio bianco, puoi metterci quello che vuoi.

Il mio amore, in vacanza, chiede sempre a tutti quelli che incontra: come si vive qui? Ovviamente tutti rispondono che si vive bene. La titolare di un negozio di souvenir mi ha detto: io amo moltissimo questo posto, ma lo amo soprattutto d’inverno, con la bruma sul mare e il sole timido che sorge, è bellissimo. Che meraviglia, ho pensato, così le ho comprato una calamita da attaccare al frigo, lei le dipinge tutte rigorosamente a mano su pezzetti di legno su cui aggiunge una piccola calamita. Con le calamite porto con me un pezzetto di ogni mio viaggio e le attacco al frigo. Così, seduta sul divano, posso osservare un lato del frigo con un ricordo delle mie vacanze.

Ok, la smetto di filosofeggiare. Sono partita per questa vacanza organizzata all’ultimo minuto, dopo la morte improvvisa della mia amica pugliese. Alcuni nostri amici erano sull’isola d’Elba, avevano affittato una casa vacanza con molte stanze e ci avevano chiesto di raggiungerli. Non volevamo disturbare troppo, così volevamo prenotare il periodo successivo, ma era tutto pieno e quindi abbiamo accettato il loro invito, bloccando anche i giorni successivi (pochi) che restavano dopo la loro partenza. In tutto sei giorni. Come si dice, meglio l’uovo oggi che la gallina domani. 

Fare il pieno di sole, di mare e di vacanza - anche solo per pochi giorni - serve a vedere la vita da un’altra prospettiva, più leggera e più libera. 

In questi giorni di vacanza ho letto due libri, Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin e La vita che volevo di Lorenzo Licalzi (quest’ultimo consigliato da Barbara di Webnauta a questo Link ) entrambi bei libri molto piacevoli. Il primo lo avevo iniziato a leggere il giorno prima che accadesse la morte della mia amica, era un ebook che avevo da tanto tempo sul mio ipad e sembra strano che l'abbia cominciato proprio in quel momento, parla della custode di un cimitero e parla di morte, ma in questa trama c'è anche tanta vita, la vita di chi resta, la vita di chi non c'è più ma rimane per sempre nei ricordi e nell'amore. Il secondo libro di Lorenzo Licalzi (autore che non conoscevo, ma avevo visto un film tratto da un suo romanzo intitolato "Io no") è una raccolta di racconti che ruota intorno alla domanda: era questa la vita che volevi? Esiste il destino, il caso, il karma? Ogni tanto me lo chiedo anch'io, però è davvero una domanda senza risposta, ognuno può credere in quello che vuole, a me per esempio piace immaginare un universo parallelo dove le cose vanno per il verso giusto, dove chi fa una scelta sbagliata si ferma un momento prima e cambia tutta la sua vita. In fondo sognare è ancora un'attività a buon mercato e quindi non mettiamo nessun limite, almeno in questo.

E voi andrete in vacanza? Cosa vi piace fare o immaginare nei vostri viaggi brevi o lunghi che siano?


sabato 5 giugno 2021

Le meraviglie dell’altrove

Questo post assume un significato particolare, diverso dal senso che volevo dargli quando ho iniziato a scriverlo, perché è accaduto un evento che ha cambiato tutto, lo spiegherò alla fine.


Vi è mai capitato di osservare la vita degli altri e di provare invidia? Si pensa che gli altri siano più felici di noi perché hanno di più, una casa più grande, un bel lavoro, una bella macchina, un bel giardino, un'ampia terrazza oppure un balcone con i gerani...

Nell’anno 2020 ho invidiato profondamente tutti coloro che possedevano una casa con il balcone, chi viveva in campagna, chi poteva uscire nei dintorni di casa senza problemi perchè era in mezzo alla natura. Sì, lo ammetto ho provato una profonda invidia, chè poi il balcone non era proprio il mio più grande desiderio, io invidiavo soprattutto quelli che hanno il terrazzo, un ampio terrazzo dove mettere un tavolo per mangiare fuori, stendersi con il lettino a prendere il sole, ovviamente all'ultimo piano, perchè l'attico è il massimo, anche se soffri di vertigini come diceva Richard Gere nel famoso film.

Nel periodo della clausura forzata mi sono sentita soffocare, restare chiusa in casa è stata una profonda sofferenza, ma quello che mi mancava di più era il sole, la mia casa di Bologna non solo non ha un balcone, ma il sole ci arriva solo per poche ore al giorno, il che la rende forse più fresca d’estate ma niente di più. Avere un balcone è importante, nella mia casa in Puglia, stare sul balcone nelle sere d’estate mi salva dal caldo ed è una delle cose piacevoli che mi fanno apprezzare il viaggio. Per di più, nella primavera 2020 non c’è stato un solo giorno di pioggia, più eravamo costretti al chiuso, più il sole splendeva imperterrito e spavaldo nel cielo, causandomi una rabbia incredibile. Uno dei miei pensieri più frequenti era: ma perché quando potevamo uscire liberamente eravamo inseguiti dalla nuvola di Fantozzi e ora c’è un sole continuo che spacca le pietre? Un sole del quale non potevo godere perché ero costretta in casa, chiusa tra quattro mura, invidiosa dei giardini altrui.

Questa sensazione di fastidio e sotterranea invidia che ho provato mi ha fatto riflettere, soprattutto perchè sono una persona che cerca sempre di non guardare mai l'erba del vicino, e perché so bene per esperienza, che quello che appare all'esterno potrebbe essere un abbaglio. 

Sembra sempre che gli altri stiano meglio di noi e, magari, in alcuni casi è così, ma non è questo il punto, ci sarà sempre qualcuno che sta meglio degli altri, qualcuno che possiede più degli altri. 

Cosa è davvero importante nella vita? Per dirla alla Erich Fromm: avere o essere? 

Ma quanto riusciamo a "essere" senza "avere", cosa diventiamo quando ci manca qualcosa di materiale? Siamo ancora noi quando perdiamo le nostre concrete certezze? Tutti coloro che avevano un lavoro nella ristorazione, nello spettacolo, nelle pubbliche relazioni, quando hanno smesso di avere, probabilmente hanno cambiato anche il loro modo di essere.

Prima di invidiare qualcuno dobbiamo soffermarci a pensare.

Primo: non sappiamo se quella persona sia davvero felice, potrebbe sembrare ma non è detto, ma se anche lo fosse, ognuno ha i suoi momenti di felicità e di tormento e, probabilmente, prima di arrivare a quella felicità ha attraversato momenti di dolore e sconforto. 

Secondo: non conosciamo il destino degli altri, non sappiamo quanto durerà la loro fortuna e quindi non ha molto senso invidiarle. 

Terzo: guardando gli altri non ci accorgiamo di quello che abbiamo noi e che dovremmo apprezzare.

La scorsa settimana è morta all’improvviso una mia amica, ben più giovane di me, a soli 52 anni, infarto fulminante. Lei aveva tutto, due figli bellissimi, un bel marito, un buon lavoro, una buona situazione economica, due genitori che la adoravano. Era una persona speciale, sempre sorridente e di buon umore, una persona che si preoccupava molto per gli altri. La notizia mi ha gettato nello sconforto e nel dolore, ma niente rispetto a quello dei genitori, dei figli e del marito. La domanda è: perché? Perché certe vite durano un soffio e altre no? Perché certe famiglie sembrano avere addosso una maledizione? 

Qualche volta l’ho invidiata, in senso buono, ero sempre felice per lei quando raggiungeva un obiettivo lavorativo o familiare, tra l’altro lei aveva già conosciuto il dolore perché aveva perso un fratello in giovane età. Ora non c’è più e penso ai suoi figli, di poco più di vent’anni e lasciati soli troppo presto, una madre è importante averla accanto, soprattutto in quella età in cui si comincia a parlare dei propri dubbi e dei propri progetti. 

Il destino si fa beffe di noi, sono corsa in puglia, nel primo week end in cui potevo viaggiare mi è toccato farlo per un funerale. 

Stavamo progettando di rivederci pensando ai vaccini e all’estate imminente e invece la sua estate era già passata, era tutta solo in quel giorno di sole in cui finalmente era potuta andar fuori, per una passeggiata in mezzo al verde, con gli amici di sempre e che purtroppo non sono riusciti a trattenerla qui, nonostante i soccorsi immediati. Io posso solo ricordarla con la canzone di Baglioni - che lei amava tanto - la stessa canzone con cui abbiamo deciso di salutarla.






sabato 29 maggio 2021

Una inutile primavera

Sembra incredibile ma siamo arrivati al quinto episodio di Saverio Sorace, ambientato nella primavera dell’anno terribile 2020, da qui il titolo Una inutile primavera.

Era un titolo provvisorio, scrivo quasi tutti i miei romanzi con un titolo provvisorio, poi man mano che la storia si delinea il titolo cambia, di solito. Non è stato così per questo nuovo episodio di Sorace, è successo qualcosa di analogo per L’ombra della sera, accade quando, man mano che scrivi, ti accorgi che quell’idea provvisoria è più che mai adatta al percorso del romanzo, diventando quindi definitiva. 

Parto con il mostrarvi la copertina concepita faticosamente, cercando di conciliare il senso della storia con il titolo, é prevalso il senso della storia assieme al personaggio religioso presente nel romanzo. 

Come al solito la Fox creation ha fatto un lavoro egregio 


 

Sono molto contenta di essere arrivata al quinto episodio, cosa che non avrei mai osato sperare quando sono uscita con il primo romanzo. Gli spunti da cui sono partita e che mi hanno fatto sviluppare le vicende del romanzo sono essenzialmente tre:

la citazione iniziale tratta dalla Bibbia: le persone miti se vessate a lungo possono diventare dei feroci assassini? L’idea era questa, però è qualcosa di cui mi sono resa conto verso la fine della scrittura del romanzo, conoscendo meglio il personaggio. Viviamo tutti in un equilibrio precario, anche se non ce ne rendiamo conto, ma accade che l’equilibrio si incrini e, anche il più debole, può decidere di ribellarsi. E la rabbia accumulata può esplodere con furore. Quando ho letto questa citazione ho capito che era ideale per questa storia. 

il personaggio religioso presente nel romanzo: è un personaggio nato proprio mentre scrivevo, si è concretizzato sotto i miei occhi e, mentre immaginavo una persona di grande carisma, ho pensato a una persona reale comparsa in tv che, per il suo modo di fare e di porsi, mi è sembrata perfetta per la trama.

il messaggio della natura: essendo il romanzo ambientato nel 2020 non ho potuto evitare che i miei personaggi riflettessero sul ruolo dell'uomo sulle sorti del mondo e sul suo impatto sulla natura, quella natura che, durante la pandemia, riprendeva il suo posto lasciato inaspettatamente libero dall'invadenza soffocante dell'uomo.

 Dopo queste premesse ecco la sinossi

Temibile è l'ira del mansueto (La sacra Bibbia) 

Gennaio 2020: Saverio e Sara stanno organizzando il loro matrimonio, è un momento felice e pieno di promesse, non sanno che molto presto la loro vita sarà stravolta da eventi imprevisti e al di fuori del loro controllo. Mentre tutto il mondo combatte contro un morbo sconosciuto il crimine non si ferma, il cadavere di un uomo viene ritrovato nella piscina di una villa disabitata. La scena che appare è sconvolgente: la piscina è un’immensa distesa di sangue e la permanenza in acqua ha reso i tratti dell’uomo irriconoscibili. Il commissario Saverio Sorace è catapultato in una nuova indagine. Chi era quell’uomo e come mai qualcuno aveva deciso la sua morte in quel modo così atroce e scenografico? Non resta che scoprire l’identità della vittima e scavare nella sua vita per arrivare a una soluzione, una soluzione che sembra particolarmente difficile ora che tutti sono costretti all’isolamento per combattere il virus.

Arriva sempre qualcuno a ricordarti chi sei, a far riemergere la creatura sconosciuta nascosta nella penombra della tua anima, quella creatura feroce accecata dall’ira che non è più disposta a lasciarsi sottomettere.

Sarà disponibile dal 21 giugno in ebook e in cartaceo, solo su Amazon perchè ho aderito a Kindle Unlimited, l'ebook è già in preorder al seguente link di acquisto, mentre il cartaceo è in corso di completamento, l'impostazione è pronta ma mancano alcune verifiche necessarie che conto di fare nei prossimi giorni.

Link Amazon

Genere: Gialli e thriller 
Pagine:197
Cover: Fox Creation - Digital Art
Prezzo eBook: 2,99
Prezzo cartaceo: 9,90
 

Con questo romanzo partecipo nuovamente al concorso indetto da Amazon storyteller2021 di cui ho scoperto l'esistenza poco prima di pubblicare, non sapevo che ci sarebbe stato anche quest'anno, ma quando mi è arrivata la mail di Amazon ho deciso di approfittarne, tanto bastava solo aggiungere questa voce nelle parole chiave.

Vorrei condividere con voi anche la copertina del cartaceo perché nel retro contiene il simbolo di quella primavera presente nel titolo, un piccolo accenno in un fiore che si sposa con i colori delle altre immagini, sempre con delle sfumature di...giallo.


Spero di non avervi annoiato troppo con questo mio post semi autocelebrativo, vi chiedo solo un piccolo parere.
Vi piace la copertina? Che storia suscita in voi?




venerdì 21 maggio 2021

1984 di George Orwell e il maestro Battiato

Ho letto il romanzo 1984 di Orwell e, dopo un inizio di lettura piuttosto lento, sono stata catturata e conquistata, al punto che subito dopo il termine della lettura mi sono vista anche il film, disponibile su Amazon prime. È strano, ma questo libro mi è entrato nella testa, si è insinuato nel cervello quasi come il grande fratello, non so perché, probabilmente perché mi sono immedesimata nella sensazione di vita vuota del protagonista che assomiglia un po’ al periodo di costrizione che abbiamo vissuto finora. Sarà per questo? Non lo so, sono un po’ depressa in questi ultimi tempi, mi manca la gioia di vivere o forse è solo un momento, è una sensazione di indifferenza per quello che accade intorno a me, un senso di vuoto o un vuoto di senso, per dirla alla Ferrante, boh. Non voglio angosciarvi, passerà con il primo giorno di sole. Eccovi la mia recensione: 

 

Alcune considerazioni del protagonista fanno pensare alla vecchia unione sovietica 

“Ovviamente  il partito sosteneva di aver liberato i proletari dalla schiavitù, prima della rivoluzione erano stati orribilmente oppressi dai capitalisti”. La faccia del Grande Fratello costantemente presente sui teleschermi ricorda quella di Hitler o di Stalin. L’atmosfera del romanzo è pervasa da un continuo senso di oppressione e di imminente tragedia.

Winston Smith, membro del partito esterno,  è un impiegato del Ministero della Verità (interessanti i nomi dati da Orwell ai vari Ministeri, secondo una dantesca legge del contrappasso) che si occupa di modificare i libri di storia per renderli corrispondenti alle previsioni del partito. In pratica il suo compito è manipolare la storia e quindi falsare la verità. Winston soffre di questa situazione, oltre che della vita piatta e senza emozioni che è costretto a svolgere. Ed è una vita senza senso e senza gioie, non è permesso il sesso nè l’amore in questa società dove il solo scopo è uniformarsi al pensiero del grande fratello, il dittatore che tutto vede attraverso i teleschermi che scrutano continuamente la vita dei cittadini, ma soprattutto non è permesso “pensare”.

Paradossalmente vivono un’esistenza migliore i Prolet, la classe operaia semianalfabeta, essi vengono lasciati vivere nella povertà, ma anche in una sorta di libertà dalle telecamere…

In questa società c’è una guerra costante contro uno dei tre grandi stati in cui è diviso il nuovo mondo: l’Oceania dove vive Smith, l’Eurasia e l’Estasia. “Lo scopo della guerra è soprattutto distruggere ciò che potrebbe rendere più agiata la vita delle masse e, col tempo, renderle anche più intelligenti.”

Qual è lo scopo di tutto questo? Il potere e il controllo, solo con quest’ultimo si mantiene il potere totale. Ed è un potere anche sulla storia: “chi controlla il passato controlla il futuro, la storia si è fermata, non esiste altro che un eterno presente nel quale il Partito ha sempre ragione”.

Winston vuole ribellarsi e lo fa innamorandosi, quasi suo malgrado, di Julia. La loro storia viene vissuta in segreto e con la consapevolezza di essere, prima o poi, scoperti e puniti in modo terribile. Eppure in questo loro amore trovano un senso e una sorta di felicità. 


Confesso che ho perfino sperato in un lieto fine, l’idea dell’amore tra Winston e Julia mi sembrava l’unica strada per poter uscire dall’incubo. Ovviamente in un mondo così non può esistere il lieto fine, non è proprio possibile, dove possono scappare i nostri protagonisti? Gli altri stati non sono meglio dell’Oceania, questo, almeno, è quello che si intuisce dal romanzo. Siamo in un mondo distopico in fondo, quindi c’è poco da fare. Quando c’era la vecchia unione sovietica ogni tanto qualcuno scappava in un paese occidentale e otteneva asilo politico, ma il mondo del grande fratello è un mondo chiuso, senza nessuna via d’uscita...


Non vi racconto la fine, anche se é un romanzo che vale la pena leggere perfino conoscendo il finale, perché il suo valore è nel percorso, un po’ come accade per il viaggio.


Era il 1982 e, mentre la nazionale italiana giocava i mondiali rendendo epica una vittoria, lungo i giorni della mia estate, io consumavo la cassetta, peraltro non originale, sul mio primo registratore faticosamente acquistato con sudati risparmi, dell’album di Franco Battiato La voce del padrone. Summer on a solitary beach mi faceva pensare a spiagge lontane e assolate, Segnali di vita e Gli uccelli alle imperscrutabili meccaniche divine dell’esistenza, Sentimiento nuevo a una passione infuocata dall’incontro dei sensi.


Questa settimana è venuto a mancare il maestro Franco Battiato, che io amavo, stimavo e apprezzavo, e mi sento un po’ triste. Cosa c'entra con il Grande Fratello? Quasi nulla tranne che, ripercorrendo la sua biografia su Wikipedia, ho scoperto che uno dei suoi album più all’avanguardia - solo i veri estimatori di Battiato lo conoscono - Pollution  era ispirato (insieme a Fetus l’album precedente) al romanzo Il mondo nuovo di Aldous Huxleyaltro romanzo distopico che non ho letto, ma mi fa pensare al Grande fratello. Tuttavia basta leggerne il sunto per capire che ci andiamo vicini.


Uno dei brani di Pollution che adoravo (pensate che é un album del 1972) è Beta, provate ad ascoltarlo e ditemi se non vi fa pensare a un mondo distopico, comunque tutto l’album è davvero eccezionale, non era semplice ma dopo un po’ diventava ipnotico ed era un sound che mi cullava piacevolmente. 

Vi lascio con due domande: avete letto 1984 o visto il film? Avete amato, almeno una volta nella vita, una canzone di Franco Battiato?






Fonti video YouTube


 

 

sabato 15 maggio 2021

Chi muore al lavoro

Chi vive in baracca, chi suda il salario, chi muore al lavoro...Rino Gaetano 

Quando ero bambina una delle mie più grandi paure era che a mio padre accadesse un incidente sul lavoro, me ne sono ricordata in questi giorni ascoltando le notizie di una serie assurda e frequente di morti che si sono verificate sul lavoro.

Mio padre lavorava in campagna, possedeva poco più di un ettaro di terreno, eredità della sua famiglia, c’era una parte coltivata a vigneto e una parte coltivata a uliveto, questo “enorme” possedimento era sparso in più appezzamenti più o meno distanti dal paese, ogni località aveva un nome per me poetico,  Monsignore e Cantigliano sono le località che io ricordo. Mia madre chiedeva sempre dove andasse a lavorare, perché voleva sempre sapere dove andare a cercarlo in caso di bisogno...diceva lei. Poi c’erano i giorni in cui lavorava “a giornate” perché andava a fare il bracciante presso altri appezzamenti di altri piccoli proprietari, per la raccolta delle olive, dei pomodori o la vendemmia, anche in quel caso mia madre si informava, “oggi da chi vai a lavorare?”  E mio padre rispondeva “nella campagna di Tizio o di Caio o di Sempronio”. In un’epoca in cui non c’erano ancora i cellulari era importante, a dire il vero allora non c’era neanche il telefono, o meglio c'era, ma non tutti avevano il telefono in casa, era un piccolo lusso riservato a pochi, era il tempo in cui abbondavano le cabine telefoniche ad ogni angolo di strada. 

Ogni tanto capitava un incidente e tutto il paese ne parlava, qualcuno che cadeva dal trattore, qualcuno che restava avvelenato mentre spargeva il fertilizzante (il verderame), oppure semplicemente c’erano i casi in cui il contadino aveva un malore e moriva perché non veniva soccorso in tempo. 

Quelle notizie avevano sempre un terribile impatto su di me, amplificate dall’ansia di mia madre che ne parlava come di un evento terrificante che poteva accadere anche a noi. “Beati quelli che hanno il marito impiegato in comune” diceva mia madre, come se in Comune non potesse accadere nulla. 

Per fortuna mio padre non subì mai nessun incidente sul lavoro, forse fu prudente, forse fu fortunato, lavorò in campagna anche ben oltre la pensione, l’ultimo nostro piccolo appezzamento di terreno fu venduto quando lui aveva quasi 85 anni e non riusciva più a starci dietro, era un piccolo uliveto, bellissimo, un terreno che mio padre teneva in ordine come il giardino di casa. Negli ultimi tempi lo raggiungeva in bicicletta quasi ogni giorno, a seconda del meteo, partiva alle sette, dava una controllata al terreno, raccoglieva un po' di frutta e poi tornava a casa verso le undici del mattino. Erano queste le abitudini che lo mantenevano attivo e in forma, anche da vecchio. Anche se per me “vecchio” mio padre non lo è mai stato, era un adulto forte finché è stato in salute, poi nell’ultimo anno, quando è stato colpito dalla malattia che ce lo avrebbe portato via, era diventato un bambino da curare e proteggere. 

Da bambina mi sembrava strano che il luogo di lavoro potesse essere un luogo di morte, ma crescendo ho capito meglio l’ansia di mia madre, lo capivo quando vedevo qualche vedova che si adattava a svolgere i lavori più umili perché era morto il marito, c’era il caso di una bidella della mia scuola media oppure di una infermiera (o forse era operatrice sanitaria) dell’ospedale...la madre di Edoardo, ne parlo in un altro post di ricordi,  QUI

Ovviamente, morire al lavoro non è una possibilità contemplata solo in campagna o in fabbrica, ci sono tante situazioni che possono comportare un pericolo. Anche in Comune può accadere, ma questa è una storia di cui vi parlerò in un altro post perché merita un racconto più articolato. 

In questi casi non penso solo a chi muore, ma rifletto soprattutto su chi resta, penso al bambino di 5 anni che chiederà invano della mamma e la aspetterà senza mai trovarla. Penso ai mariti, alle mogli, ai fidanzati, ai fratelli, alle sorelle, ai genitori, agli amici, ai sogni interrotti di chi non c'è più e di chi avrebbe voluto viverli con lui o lei.

Nella prima settimana di maggio, subito dopo la festa del lavoro, si sono verificati un numero incredibile di incidenti mortali sul lavoro, così mi è tornato in mente quel periodo della mia infanzia in cui vivevo le ansie di mia madre, ogni volta che accadeva un fatto brutto in paese.

Ho sempre pensato che certi avvenimenti appartenessero al passato, una volta era molto più facile restare vittime di incidenti sul lavoro, restare menomati oppure uccisi, in fondo erano altri tempi, non c'erano i mezzi e le cautele e le normative di oggi. Invece non è affatto così. Sotto certi aspetti siamo tornati indietro, abbiamo perso molti diritti duramente conquistati in nome del profitto.

Secondo le statistiche in Italia gli investimenti a favore del lavoro sono diminuiti sempre più e questo è andato a discapito della sicurezza.  

Tutte le volte in cui si risparmia sul personale che deve svolgere un determinato servizio, si risparmia sulla sicurezza

Se non viene fatto un controllo adeguato dei macchinari, delle strutture, delle infrastrutture ciò avviene a discapito della sicurezza. Si pensa al profitto e non alle vite umane. Le persone dedicate ai controlli sono diventate un numero sempre più esiguo rispetto ai controlli da fare, ma ciò è avvenuto negli anni con una progressiva diminuzione della spesa pubblica, con una campagna politica denigratoria che ha messo alla gogna il pubblico impiego in generale, ma nel pubblico non c’è solo l’impiegato che mette i timbri (figura mitologica usata come spauracchio) ma c’è l’ispettore del lavoro, ci sono i medici e gli infermieri degli ospedali pubblici, che ci hanno curati dal COVID in strutture che in Italia sono spesso simbolo di eccellenza, ci sono le forze dell’ordine, ci sono i ricercatori universitari (peraltro soprattutto precari) che studiano le malattie, ci sono gli insegnanti della scuola. L’elenco potrebbe continuare ma mi fermo qui, voglio solo fare una riflessione.

La vita di ogni persona è un piccolo tesoro indispensabile per coloro che ruotano intorno ad essa, una vita che si ferma porterà una mancanza e un effetto nell’esistenza di altre persone. 

Vi ricordate il film La vita è meravigliosa di Frank Capra? Quando l’angelo di II classe, Clarence,  mostra al protagonista cosa avviene nella vita degli altri se lui non fosse mai esistito?  

La vita di un uomo è legata a tante altre vite. E quando quest’uomo non esiste, lascia un vuoto. 


Fonti immagini: Pixabay


sabato 8 maggio 2021

Abitudini ecologiche

 

Ho scaricato una app, chiamata AWorld, che fornisce consigli ecologici, ogni tanto leggendo un articolo sull'argomento vengo presa dall'entusiasmo e cerco di fare qualcosa di più, almeno ci provo. Si tratta della App ufficiale scelta dalle nazioni unite a supporto della campagna ActNow e consiglia una lista di abitudini sostenibili per l’ambiente e calcola il risparmio in termini di CO2, acqua ed elettricità. Ho scoperto che molte delle mie normali abitudini sono già molto ecologiche, incredibile! Ma ovvio, posso fare di più. Quindi ho pensato di elencare in questo post alcune buone abitudini che possiamo inserire nel nostro quotidiano a favore dell'ambiente.

Ridurre i rifiuti alimentari: è un’abitudine che mi ha inculcato mia madre, perché in casa mia non si buttava via niente, era peccato mortale! Tutto il cibo veniva consumato o riciclato, la pasta avanzata diventava pasta riscaldata (ed era buonissima), il pane raffermo diventava pancotto, ecc ecc Quindi a casa mia non butto via niente salvo rarissime eccezioni (se il latte scade per esempio, ma capita raramente perché non bevo latte, lo compro solo se ho degli ospiti...). Inoltre cerco sempre di non comprare troppo, accumulare troppi alimenti non va bene, non riusciamo a consumare tutto, io mi baso sulle esigenze settimanali ed evito quindi che certi prodotti scadano prima che io possa consumarli.

Phon in modalità slow: il phon è uno degli elettrodomestici che consuma più energia, ma usarlo in modalità slow fa consumare molto meno; io lo faccio già da tempo, anche perchè se uso il phon in modalità veloce i miei capelli si elettrizzano e divento come Mafalda o Maga Magò

Mangiare più pasta: è meglio mangiare la pasta, perché è importante ridurre il consumo di riso, in quanto è l’alimento che, presumo a livello di produzione, consuma più acqua, per un chilo di riso servono 2500 litri di acqua, mentre per 1 kg di pasta bastano 1849 litri di acqua; anche con la pizza non si scherza 7117 litri di acqua per quella con la mozzarella, è quindi da preferirsi la pizza marinara...Ecco io non lo sapevo ma amo la pasta e non amo particolarmente il riso che mangio solo in certi casi (la paella a Barcellona per esempio, il risotto alla pescatora se mangio il pesce al ristorante, al mare, quindi quasi mai).

Usare la carta riciclata: solo 2 litri di acqua per 1 kg di carta rispetto ai 100 litri per la carta nuova. Per non parlare del consumo degli alberi. Al lavoro uso solo la carta riciclata e, se posso, evito di stampare.

Il the è da preferire al caffè: 29 litri di acqua contro i 140 del caffè, qui sono in difetto preferisco il caffè però mi limito a due tazzine al giorno, qualche volta arrivo a tre...

Stendere il bucato: quando ho letto questa abitudine mi sono chiesta perché fosse considerata ecologica, stendere il bucato mi sembra la cosa più normale del mondo, poi ho capito; negli anni si é sempre più diffuso l’uso delle asciugatrici quindi un gran consumo di energia. A me sembra normale stendere il bucato pur non avendo un balcone, stendo in casa in un angolo vicino al termosifone e la cosa funziona benissimo da anni. Con la stagione calda lascio la finestra aperta con gli scuri socchiusi e tutto si asciuga in fretta, ho il vantaggio di abitare all’ultimo piano e non é problema lasciare aperto. Se poi, per i piccoli bucati, metto lo stendino appeso alla finestra dall’interno - sempre con gli scuri socchiusi - l’asciugatura è ancora più veloce. 

Comprare meno jeans: i jeans consumano 9000 litri di acqua, saranno dieci anni che non compro un jeans nuovo, trovare un jeans comodo che mi stia bene è un’impresa quindi mi tengo quelli che ho più a lungo possibile, anzi negli ultimi tempi ho smesso anche di indossarli, perché non esco e poi perché mi vanno tutti stretti, aiuto! In ogni caso non li ricompro aspetto di rientrare in uno dei miei, forse. Oltre ai jeans c’è la raccomandazione di evitare il fast-fashion, termine che indica quel settore della moda che produce collezioni ispirate all’alta moda, ma a prezzi bassi, e rinnovate in tempi brevissimi. L’industria della moda produce grande inquinamento, soprattutto quando i vestiti sono usati per breve tempo e poi buttati. Ecco questa abitudine non ce l’ho, nel senso che tutto quello che compro mi dura per un tempo piuttosto lungo e, quando mi libero di un vestito, di solito lo riciclo. 

Doccia da preferire al bagno:  e solo di 5 minuti, avendo in casa solo la doccia ovviamente uso la doccia e di minuti ce ne metto tre, sono sempre di corsa e alla fine questo mi rende ecologica, wow, incredibile.

Usare una bottiglia riutilizzabile: lo faccio da tempo, ogni mattina riempio la mia bottiglietta di acqua minerale e me la porto in ufficio, è una bottiglia di plastica, avrei anche quella di alluminio, ma non mi piace granché, preferisco quella in plastica trasparente, ma tanto va bene lo stesso no?

Prendere il treno invece che l’aereo: ok, è una vita che non viaggio e soprattutto che non prendo l’aereo (anche il treno, a dire il vero), comunque negli ultimi anni ho sempre viaggiato senza prendere l’aereo. Per turismo ho scelto mete italiane con distanze percorribili in tempi adeguati alla moto o alla macchina, in certi casi ho preso anche il treno, nei brevi week end con visite in città varie, l’ultimo mio week end con il treno risale a inizio 2020 a Milano. In realtà non è un merito mio non aver preso l'aereo, semplicemente le mie mete si sono accorciate e adeguate al mezzo di locomozione su due ruote... Mi chiedo, però, cosa possa fare chi invece viaggia per lavoro e debba prendere necessariamente l’aereo, oppure quando le distanze siano tali da giustificare l’uso dell’aereo, che poi le compagnie aeree e i loro dipendenti cosa fanno? Insomma ci sono anche tante altre valutazioni da fare, bisogna trovare il modo di gestire in modo più sostenibile l'intero mercato dei trasporti, cosa non semplice.

Bene, tante abitudini consolidate, ma non sono affatto perfetta, eh no ne ho tante da correggere, per esempio compro l'acqua minerale in bottiglie di plastica, forse dovrei smettere e bere l'acqua del rubinetto (la nostra azienda dell'acqua asserisce che trattasi di acqua assolutamente buona e sicura), il fatto è che io già bevo molto poco con l'acqua minerale, convertirmi all’acqua del rubinetto è ancora difficile per me. Ovviamente riciclo tutta la plastica, tuttavia sarebbe meglio ridurne la produzione. Comunque comincio a pensarci, oppure a ipotizzare altre soluzioni, si accettano suggerimenti. Altra abitudine da migliorare è l’uso dell’auto, quando posso vado a piedi, mi piace camminare con le scarpe comode, tuttavia da quando c’è il COVID evito i mezzi pubblici, troppo affollati, quindi mi limito ai percorsi che posso fare senza usare anche l’autobus ma solo camminando. 

Ci sono poi abitudini classificate non proprio come ecologiche ma come buone abitudini, su queste sono un po’ perplessa, esse sono: Indossa la mascherina e fai tre respiri profondi

Indossare la mascherina è un gesto di gentilezza verso gli altri e se stessi, inoltre è un contributo alla fine dell’emergenza. Fare tre respiri è un modo per sedare l’ansia e godersi un istante di tranquillità. Va bene, inseriamo anche le buone abitudini, stare bene con se stessi forse può aiutare a evitare il consumismo e quindi anche l'inquinamento. 

Ma è proprio questa la strada? Me lo chiedo perchè molte attività si sono ormai consolidate su un sistema che mette i consumi al primo posto, possiamo limitare certi consumi, però c'è chi di quei consumi ci vive. Per esempio quanti contenitori da asporto hanno invaso l'ambiente inquinandolo? Me lo chiedevo tutte le volte che prendevo il pasto al bar vicino l'ufficio, tra l'altro una volta mi portavo il pasto da casa e quindi riciclavo sempre il mio contenitore; dopo ho scelto di prendere da mangiare al bar perchè cercavo di sostenerne l'economia. 

Credo che la strada giusta sia cambiare tutto il sistema di produzione e, per fare questo, il singolo può contribuire indirizzando i suoi consumi, ma poi deve essere l'intero sistema a cambiare, con precise scelte politiche che indirizzino verso azioni sostenibili grazie ad adeguati incentivi economici.


Voi che abitudini ecologiche avete? Avete altre idee o suggerimenti utili da seguire?


Fonti immagini: Pixabay e Google per Mafalda

venerdì 30 aprile 2021

Il bisogno di scrivere

Un po’ mi riallaccio alle considerazioni di alcune blogger, cito per esempio il post di Grazia Gironella Aria di primavera,  in cui parla del suo bigogno di scrivere, un posto in cui mi sono ritrovata perchè, quando ho finito di scrivere il quinto episodio di Sorace, mi sono sentita un po’ orfana. Ho attribuito la colpa alla nostra anomala primavera in cui siamo stati costretti, ancora una volta, a restare chiusi in casa, il tempo quindi mi è apparso forse più dilatato e pesante. 

All'improvviso mi ritrovavo senza più l'urgenza di scrivere mentre una strana forma di pigrizia si impadroniva di me. Dopo il lavoro, leggevo, mangiavo e guardavo la tv e non sapevo e non volevo fare altro. Avevo affidato la lettura del romanzo a due beta reader ed era necessario aspettare almeno un mese prima di occuparmi direttamente della rilettura del romanzo, tuttavia mi sembrava di avere davanti, mio malgrado, un tempo ampio e troppo vuoto, tanto che il pensiero andava sempre al romanzo appena finito con un senso di apprensione. Se avessi potuto andar fuori sarei stata ben felice, invece niente, ero ferma nel limbo dei miei dubbi...

Alla fine, sospinta da un clima molto poco primaverile e dall’ansia del tempo che scorreva, sono tornata al mio romanzo per fare una ulteriore revisione e capire come regolarmi su alcuni punti oscuri:

Il titolo: ero partita con un titolo provvisorio e pensavo di cambiarlo, però il nuovo titolo non c’era, avevo pensato a qualcosa che citasse la notte, ma non mi sembrava meglio del titolo provvisorio che probabilmente diventerà definitivo.

La sinossi: per la prima volta ho scritto l’intero romanzo senza avere neanche una minima bozza di sinossi, così, finito il romanzo, l’ho dovuta inventare di sana pianta e, nel complesso, non mi convinceva. Sono riuscita a completarla dopo la seconda revisione quando un pensiero del killer mi ha folgorato...Non so se è una sinossi efficace, ma per ora mi sembra l’unica possibile.

Una parte non scritta: quando sono arrivata alla parola fine avevo l'impressione che mancasse qualcosa, c’era una parte importante che non avevo ancora scritto, era nella mia mente ma non sapevo riportarla sulla pagina, sono riuscita a inserirla soltanto di recente e dopo l'ennesima rilettura. Riguardava qualche piccolo dettaglio finale che poteva spiegare meglio la psicologia dell’assassino, un aspetto che il lettore apprezza, credo, è importante sapere perché il killer sia arrivato a commettere certi crimini. 

La copertina: sono a zero, nel senso che non ho nessuna idea su come debba essere, è un bel problema, perché di solito avevo le idee chiare ma non trovavo le immagini giuste, finché non le trovavo; invece adesso sono nel vuoto assoluto, mah...vedremo cosa succederà. È vero che ogni romanzo ha la sua storia soprattutto dal punto di vista di chi scrive e, forse, anche le copertine hanno la loro storia, quindi spero che mi venga una bella idea quanto prima. 

Per non parlare dei nuovi dubbi che sorgono rileggendo il romanzo per l’ennesima volta, ho notato che scopro aspetti nuovi a seconda del formato che leggo, per esempio con la revisione sul file word noto determinari errori, quando trasformo il file in epub e rileggo tutto in formato sia moby sia eBook di apple (non mi faccio mancare niente) noto altre imperfezioni, sembra incredibile ma ogni formato ha la sua prospettiva. 

In questi giorni ho ricevuto le osservazioni dei miei beta (sono due e uno è di parte visto che è il mio compagno, però è molto critico), ho recepito, nel complesso, i loro consigli, quindi sto rileggendo il romanzo in ebook e oscillo tra sconforto e piccoli entusiasmi del tipo: 

"Beh questa parte è scritta bene dai!"

 

"Mah, qua non mi piace granchè, boh, chissà..."

"bello! Si vede che ero ispirata quel giorno..."

Vabbè, ormai sono arrivata fin qui e il romanzo uscirà, non so ancora quando ma per l'estate di sicuro, sempre che riesca a ideare una copertina...

Serve un’idea che coniughi un omicidio molto scenografico, la primavera, Bologna e un virus che ha gettato il mondo nell’abisso.

Voi come fate a trovare le idee per le vostre copertine? Avete suggerimenti?


Fonti Immagini: Pixabay