mercoledì 7 dicembre 2016

Un mio racconto sul blog di Silvia

Oggi un brevissimo post fuori programma solo per segnalarvi che sul blog di Silvia Algerino
Lettore creativo è stato pubblicato un mio racconto.

Se volete fare un salto a leggere ed esprimere le vostre opinioni siete benvenuti.
Approfitto per augurarvi buona festa dell'Immacolata!

domenica 4 dicembre 2016

La storia mi assolverà

Cuba è un bambino senza giochi, è un sorriso che ti invita a ballare. cit
La morte di Fidel Castro mi ha portato a pensare al mio viaggio a Cuba nell'anno 2000.
Era un anno in cui ancora il mondo occidentale sembrava l'eldorado Stati Uniti compresi, solo un anno dopo, l'attacco alle twin tower avrebbe sfatato il mito di un America magica e libera.
Andammo a Cuba per una settimana nel mese di dicembre, eravamo in albergo alla Playas de l’Este a quindici km dall'Avana, quindi alternavamo mattinate in spiaggia a pomeriggi in giro per la città. 
Di Cuba mi colpì la bellezza dei luoghi, l'atmosfera magica e decadente anni cinquanta dell'Avana, ma soprattutto la gente, bella, colta e con l'aria triste e talvolta disperata.
Quando partii dall'Avana lasciai tutte le mie medicine, le penne bic, la bottiglietta dello shampoo e del bagnoschiuma, lo zainetto di plastica omaggio del tour operator al personale dell'albergo, me ne fecero richiesta con un tono educato e gentile spiegandomi che per loro quelle cose avevano un costo proibitivo e io mi sentii quasi in colpa di non avere molto di più da offrire. 
Nessuno ti assaliva, tutti provavano a chiedere con cortesia e io mi sentivo di dare quello che potevo, ma non era un'elemosima era un dono, perchè i cubani avevano una dignità e una fierezza anche nella povertà che non potevi fare a meno di provare rispetto e ammirazione, anche per la loro accoglienza e solarità.
Mi sono chiesta quanto di questa oppressione derivasse da Fidel Castro e quanto dall'embargo degli Stati Uniti, non ho approfondito allora la storia di questo paese e della sua rivoluzione.
Adesso però con la morte di Fidel Castro mi domando cosa accadrà a questo splendido paese e ho cercato di analizzare la storia di Fidel, che uomo era? Era un dittatore spietato o era una vittima del sistema e della guerra fredda USA-URSS? 
Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere. Che Guevara

Ecco cosa ho reperito nella rete qui di cui riporto i punti salienti:

Fidel Castro Ruz, nasce a Birán il 13 agosto 1926. È stato primo ministro di Cuba dal 16 febbraio 1959 all'abolizione della carica, avvenuta il 2 dicembre 1976, ed è stato, dal 3 dicembre 1976 al 18 febbraio 2008, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei ministri, nonché Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, il partito unico del Paese.
Castro, assieme al fratello Raúl, a Che Guevara e Camilo Cienfuegos è stato uno dei protagonisti della rivoluzione cubana contro il regime del dittatore Fulgencio Batista e, dopo il fallito sbarco nella baia dei Porci da parte di esuli cubani appoggiati dagli Stati Uniti d'America, proclamò l'istituzione della Repubblica di Cuba, uno Stato monopartitico di stampo socialista, che secondo Castro e i suoi sostenitori è una democrazia popolare apartitica, ma che i dissidenti e buona parte degli analisti politici internazionali definiscono come regime totalitario.
Castro è una figura controversa: i detrattori lo considerano un nemico dei diritti umani, mentre i suoi sostenitori lo considerano un liberatore dall'imperialismo e sottolineano i progressi sociali che egli ha promosso a Cuba.
Secondo i suoi sostenitori, la leadership di Castro si è mantenuta così a lungo grazie al sostegno delle masse, dovuto al miglioramento delle condizioni di vita. Secondo i detrattori, invece, le cause andrebbero cercate nell'utilizzo di metodi coercitivi e repressivi.
Il 19 aprile 2011 Fidel Castro, dopo quasi mezzo secolo di presidenza e a causa di problemi di salute, si dimette, consegnando i suoi poteri nelle mani del fratello Raúl Castro che sta lentamente avviando alcune riforme in senso liberale a favore del popolo e della non florida economia locale, compromessa soprattutto dal lungo embargo a cui è stata costretta l'isola.
Quando muore all'Avana il 25 novembre 2016 aveva compiuto 90 anni.

Giovinezza, formazione e rivoluzione

Fidel studiò a Santiago di Cuba in un istituto per ragazzi di famiglie benestanti. Dal 1941 al 1945 si trasferì all'Avana, dove studiò nel collegio sotto la guida di sacerdoti Gesuiti, quando l'esperienza della guerra civile spagnola era ancora fresca. I Gesuiti pervadevano il giovane Fidel con l'ideale di una cultura spagnola, sottolineando la superiorità dei valori spagnoli di onore e di dignità in contrapposizione al materialismo anglosassone.
Nel 1945 Castro s'iscrisse alla facoltà di Diritto dell'Università dell'Avana. Qui venne in contatto con gli scritti di professori nazionalisti che credevano che il destino di Cuba fosse stato deviato dall'intervento degli Stati Uniti del 1898, dalla sua dominazione economica, sottraendo a Cuba la sua indipendenza e la sua nazionalità. Nell'ateneo, molto politicizzato, Fidel aderì alla lega antimperialista, schierandosi apertamente contro il nuovo presidente cubano, Ramón Grau.

Dopo la laurea Castro fece praticantato in un piccolo studio associato dal 1950 al 1952 e intendeva candidarsi al parlamento nel 1952 per il "Partito Ortodosso", ma il colpo di Stato del generale Fulgencio Batista rovesciò il governo di Carlos Prio Socarras e portò alla cancellazione delle elezioni.
Castro denunciò Batista in tribunale per violazione della costituzione, ma la sua petizione venne rifiutata. In risposta Castro organizzò un disastroso assalto armato alla caserma della Moncada, nella provincia di Oriente, il 26 luglio 1953. Più di ottanta tra gli assalitori vennero uccisi, Castro fu fatto prigioniero, processato e condannato a quindici anni di prigione.
Castro utilizzò l'arringa finale del suo caso per il suo famoso "La storia mi assolverà", un discorso appassionato con cui difese le sue azioni spiegando la sua visione politica. Venne rilasciato grazie a una amnistia generale nel maggio 1955 e andò in esilio in Messico e negli Stati Uniti.
Poi ritornò in patria clandestinamente, con diversi altri esiliati, tra cui Ernesto "Che" Guevara, Raúl Castro e Camilo Cienfuegos, si ritirarono sulle montagne della Sierra Maestra e da lì cominciarono la guerriglia contro il governo di Batista. Il gruppo di guerriglieri crebbe fino a superare gli 800 uomini. Il 24 maggio 1958, Batista lanciò diciassette battaglioni contro Castro nell'Operazione Verano. Nonostante lo svantaggio numerico, le forze di Castro misero a segno una serie di vittorie e il capodanno del 1959 Batista lasciò il paese e le forze di Castro entrarono all'Avana creando il nuovo governo.

Governo

Inizialmente gli Stati Uniti furono rapidi a riconoscere il nuovo governo. Castro divenne Primo Ministro in febbraio, ma gli attriti con gli Stati Uniti si svilupparono ben presto, quando il nuovo governo cominciò a espropriare le proprietà delle principali compagnie statunitensi, proponendo risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà, che per molti anni le stesse compagnie avevano fatto in modo di tenere artificialmente basse. Castro visitò la Casa Bianca poco dopo la presa del potere e incontrò il Vice Presidente Richard Nixon. Pare che Dwight Eisenhower abbia snobbato Castro con la scusa che stava giocando a golf e lasciò Nixon a parlare con lui per cercare di scoprire se fosse comunista e filo-sovietico. Nixon commentò che Castro era naif, ma non necessariamente un comunista.
Nel febbraio 1960, Cuba firmò un accordo per l'acquisto di petrolio dall'Unione Sovietica. Quando le raffinerie cubane, di proprietà statunitense, si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico, vennero espropriate e gli Stati Uniti interruppero subito le relazioni diplomatiche con il governo Castro.
In reazione alla politica statunitense dell'amministrazione Eisenhower, che andava facendosi sempre più ostile verso la novità cubana, il governo castrista cominciò a stabilire legami sempre più stretti con l'Unione Sovietica. In seguito a diversi patti firmati tra Castro e il Premier sovietico Nikita Khruščёv, Cuba cominciò a ricevere aiuti economici e militari dall'Unione Sovietica.
Il 17 aprile 1961, gli Stati Uniti sponsorizzarono un fallimentare attacco a Cuba, appoggiando degli esiliati cubani. In quell'occasione una forza di circa 1.400 dissidenti, finanziati e addestrati dalla CIA, sbarcarono a sud dell'Avana, nella Baia dei Porci. Secondo le previsioni della CIA, l'invasione avrebbe dovuto innescare una sollevazione popolare contro Castro. Ciò non avvenne e la parte dei golpisti che giunse a riva venne catturata, tra l'altro il presidente Kennedy non aveva dato l'appoggio aereo fondamentale per la riuscita dell'operazione.
In seguito, il 2 dicembre di quell'anno, in un discorso alla nazione, Castro si dichiarò un marxista-leninista e disse che Cuba avrebbe adottato il comunismo.
Nell'ottobre 1962, quando gli Stati Uniti scoprirono che l'Unione Sovietica stava tentando attivamente di schierare missili nucleari sull'isola, si ebbe la cosiddetta "Crisi dei missili di Cuba". Dopo che le tensioni vennero disinnescate, le relazioni tra Stati Uniti e Cuba rimasero comunque ostili.

Nel corso degli anni Castro consolidò il controllo dello Stato, nazionalizzando ulteriormente l'industria, confiscando i beni di proprietà straniera, collettivizzando l'agricoltura ed emanando politiche a beneficio dei lavoratori nell'ambito dell'economia pianificata di stampo socialista. Molti cubani lasciarono il paese dal 1959 in poi (sia perché dissidenti, sia per motivi economici: tra questi la maggioranza erano proprietari terrieri e sostenitori di Batista, solo dopo anni di embargo vi furono i primi esuli di estrazione sociale povera o media). Molti esuli si stabilirono a Miami in Florida, dove formarono una numerosa comunità anti-castrista e spesso forti sostenitori del mantenimento dell'embargo contro il loro paese d'origine.
Proprio causa del duro embargo imposto dagli Stati Uniti, Cuba divenne sempre più dipendente dai sussidi sovietici. Il collasso dell'Unione Sovietica nel 1991 portò un periodo di forte sofferenza economica a Cuba, da cui l'isola si è leggermente ripresa, pur rimanendo in una situazione grave, solo negli anni 2000.

Considerazioni 

Non mi dilungo oltre, nel link trovate maggiori dettagli e approfondimenti, tuttavia tra le cose positive del governo di Castro c'è la campagna per l'alfabetizzazione che si concentrò sulle aree rurali dove questa era molto bassa. Quasi 270.000 insegnanti e studenti vennero utilizzati per l'alfabetizzazione dell'isola. Nel 1961 il tasso di analfabetismo fu ridotto dal 20% al 3,9%. Il Museo Nazionale Cubano dell'Alfabetizzazione raccoglie più di 700.000 lettere inviate a Castro da coloro che avevano terminato il corso come testimonianza dell'avvenuta alfabetizzazione.
Altre cose positive riguardano il funzionamento dei servizi pubblici, trasporti, ospedali, strade, tutto procedeva  con la massima efficienza.

Personalmente, quando ho visitato Cuba, ciò che invece mi ha dato il senso della dittatura era la continua presenza dei militari, davanti agli alberghi, in città, in spiaggia,
soprattutto perché la loro presenza era finalizzata non tanto alla sicurezza dei luoghi ma alla vigilanza sui cubani che cercavano un contatto con i turisti per guadagnare qualche dollaro.

Ripensando alle origini di questo governo il colpo di stato di Batista fu appoggiato dalle grandi compagnie statunitensi dello zucchero e di Washington, tanto che gli Stati Uniti riconobbero subito il suo governo.
Batista con la garanzia del suo arricchimento personale svendette il 90% delle miniere di nichel e delle proprietà terriere, l'80% dei servizi pubblici, il 50% delle ferrovie a ditte americane, Cuba divenne la capitale del gioco d'azzardo e della prostituzione, ospitando anche esponenti della mafia americana che si impadronirono di alberghi, case da gioco e di prostituzione, sfruttando il turismo statunitense.
Non so se avete mai visto Havana un bellissimo film del 1990 con Robert Redford del regista Sidney Pollack ? Molto interessante, mostra Cuba prima di Castro come una specie di Las Vegas caraibica e rende bene l'idea della Cuba pre castrista alle soglie della rivoluzione.

E quindi mi chiedo come sarebbe andata senza l'embargo? Forse la vita dei cubani sarebbe stata meno dura?
In fondo a Cuba tutti studiavano fino al conseguimento della laurea e venivano curati a spese dello stato, mentre negli Stati Uniti se non sei ricco non solo non frequenti l'università, ma se vai in ospedale puoi morire se non hai e paghi una adeguata copertura assicurativa sanitaria.
Una mia amica ha vissuto due anni negli USA e ci stava anche bene, poi ha deciso di tornare in Europa  perché mi ha detto "in America puoi realizzare grandi sogni è vero, ma vivi bene solo finchè sei giovane e in buona salute, se ti ammali puoi finire in miseria solo per curarti". 
Non è accettabile l'estremità del capitalismo e neanche quella del comunismo, come sempre la virtù sta nel mezzo, cosa che nessuno in questo pazzo mondo sembra aver capito, nonostante la storia.

Troppo lunga e sofferta è la strada che conduce al Paradiso. 
 

domenica 27 novembre 2016

Verde, giallo, rosso e un po' noir

Ho avuto una settimana piuttosto intensa, le solite mille incombenze e in più un gran raffreddore con aggiunta di febbre che ho bloccato riempiendomi di medicine. Aimè non avevo avuto modo di scrivere e a dire il vero neanche di pensare un post da scrivere. 
Considerato che sono andata lo stesso al lavoro il resto del tempo non avevo proprio la forza di aprire il computer. Mente vuota, voglia solo di riposo, relax sul divano e basta.
Eppure qualcosa da raccontare c'è, per esempio questo blog ha avuto una grande impennata delle visualizzazioni, il che mi fa molto piacere, non so quanto e se durerà, ma intanto mi godo questo momento di gioia. Anche per questo mi dispiaceva lasciare i miei lettori senza neanche il mio solito post settimanale così ho pensato di parlare di tutto un po'.

In questo periodo sto inseguendo (e inseguire è proprio il verbo giusto) diversi progetti che volevo realizzare da tempo, ma siccome era il tempo, sempre lui, che mi mancava avevo più volte rimandato.
Il primo riguardava la versione stampata del mio primo romanzo per la quale avevo già aderito al servizio di StreetLib, ma siccome allora non disponevo di un file adeguato al formato libro ho caricato quello che avevo con un risultato non proprio bello, così ho finalmente sostituito il file e tra un paio di settimane dovrei avere una versione stampata molto più bella della precedente. Magari in un post a parte vi racconterò in dettaglio tutto il percorso spiegandovi perchè la prima versione non mi piaceva e lo farò quando avrò la copia del mio libro da mostrarvi, spero.
Poi c'è un altro progetto legato al mio primo romanzo di cui parlerò quando avrò la certezza di averlo realizzato.

Altra notizia il mio romanzo "L'amore che ci manca" doveva uscire prima di Natale, ma non ci sono più i tempi e uscirà con l'anno nuovo. Sigh! Non so spiegarvelo, ma è come se il mio figlio più giovane fosse partito, ne sento la mancanza. Spero di colmarla con l'anno nuovo al più presto.

Inoltre siccome il 25 novembre è stato il mio compleanno ed era anche la giornata mondiale contro la violenza sulle donne (strana casualità posto che io sono nata ben prima di questa giornata) ho deciso di parlarvi del nuovo romanzo che sto scrivendo perchè ha una storia molto collegata a questa giornata. 
La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci
Che poi mi chiedo, ma siamo costretti a inventare una giornata contro la violenza sulle donne per evitare che le donne vengano ammazzate dai loro uomini? È davvero triste, ma se serve a parlarne e a puntare l'attenzione su questo problema ben venga. 
Ma torniamo alla mia storia.
È un thriller legato a questo argomento perché il mio assassino uccide uomini che sono stati violenti con le loro donne, vi ho incuriosito? 

Ho iniziato a scrivere questo romanzo a fine agosto, ma era una storia che mi girava in testa già da diversi mesi, all'incirca da febbraio-marzo, solo che stavo finendo di scrivere "L'amore che ci manca" e non volevo assolutamente distrarmi, per cui ho rimandato. Dopo non ho avuto troppo tempo e neanche troppa voglia di rimettermi subito a scrivere, l'estate mi ha "lessata" in tutti i sensi e il mio lavoro principale (che poi è quello che mi permette di mangiare e pagare le bollette) mi ha assorbita aimè parecchio.
Tuttavia in uno dei caldi giorni di vacanza di cui ho potuto godere (meno male che ci sono anche quelli) ho buttato giù una sinossi con la storia nuova, inserendo dei personaggi con nome e cognome e un passato: è una vicenda in giallo che mi sembrava piuttosto interessante. Era tornata a galla la mia storia in formato thriller forse anche un po' noir.
Credo che questa storia sia nata dentro di me perché le storie di violenza sulle donne mi fanno indignare così tanto che vorrei prendere questi uomini, gettarli in galera e buttar via la chiave. In realtà tutte le forme di violenza mi indignano, in generale, anche quelle contro altri uomini, quelle contro tutti gli esseri indifesi che siano donne, uomini, bambini, vecchi. 
Così è nato questo mio nuovo personaggio, tormentato, intenso che indaga su questi delitti, e io lo amo già da morire...e poi c'è il killer che uccide questi "uomini cattivi" che deve essere catturato e fermato.
Non posso dirvi di più, soprattutto perché non so ancora bene dove mi porterà il mio protagonista con le sue indagini, anche se comincio a intravedere una luce in fondo al tunnel...ma aiuto alla fine del tunnel c'è il killer!
E sì perché alla fine il killer deve essere preso come in tutti i thriller che si rispettino.

A proposito, ma noi che usiamo sempre più spesso la parola thriller lo sapevate che è l'equivalente del nostro "romanzo giallo"?
E magari anche del "giallo un po' noir" e tutte queste cose messe insieme, ah gli inglesi sono molto più pratici di noi con le parole, l'ho sempre pensato!




domenica 20 novembre 2016

Work-life balance

Letteralmente significa equilibrio tra vita e lavoro

L'equilibrio è la chiave della vita?
Questo è quello che viene perseguito dalla generazione dei Millennials, costituita da giovani tra i 18 e i 35 anni (se ne hai 36 sei già tra i maturi, rassegnati! te lo dice una cinquantenne che vorrebbe ancora sentirsi adolescente).
In pratica la nuova generazione cerca di non puntare tutto sulla carriera ma punta su altri valori, e in un periodo in cui il lavoro è diventato una merce rara non possiamo che essere d'accordo. 
Ma davvero le generazioni precedenti puntavano tutto sulla carriera? Non so, io ho sempre messo gli affetti al primo posto nella mia vita, anche se poi sono stata fagocitata dal lavoro, senza fare carriera, salvo quella minima più sfigata, quella intermedia per cui sei responsabile di qualcosa per cui ti tocca lavorare tantissimo per garantire il risultato, pur senza avere risorse adeguate, ma hai sopra la testa a tua volta un responsabile che poi decide e rompe le scatole e magari si prende lo stipendio da super capo e gli elogi dei risultati buoni (quelli cattivi sono solo miei).
Vabbè, ma torniamo al work life balance: i giovani di oggi, dicono (ho letto un articolo che parlava di questo) sono meno affamati di carriera e più affamati di felicità, vorrebbero un lavoro che lasci degno spazio alla vita privata.
È sacrosanto, ma perchè ci stupiamo di questo? 
Ci stupiamo perché questo avviene sempre meno, il lavoro è fagocitante e mal pagato. Spesso senza diritti. Facciamo qualche esempio.
La scorsa settimana ho avuto una disavventura con Vodafone, mi hanno cambiato il piano tariffario da un giorno all'altro e domenica mattina invece che scrivere mi sono ritrovata a fare telefonate a varie voci registrate per capire come adeguare il loro nuovo piano tariffario alle mie esigenze.
Ho perso circa due ore del mio prezioso tempo, per farvela breve ho parlato con un'operatore che si trova a Tirana  che mi ha aiutato a cambiare il piano tariffario al costo complessivo di 4 euro (poi mi hanno addebitato altri due euro per aver parlato con un operatore).
Alla fine di tutto l'operatore mi ha chiesto se dopo potevo lasciare una valutazione del suo operato con una vocina supplichevole come per dire "sappi che il tuo voto giudica il mio lavoro" gli ho detto che avrei lasciato una valutazione positiva. 
In effetti pur essendo incazzata con Vodafone per avermi cambiato a sorpresa il piano tariffario e avermi fatto perdere due ore che avrei potuto dedicare alla scrittura ho dato una valutazione alta all'operatore perchè lui mi ha risolto il problema, è stato gentilissimo, di domenica mattina era lì a rispondere a un call center di una società che si fa i miliardi anche sulla sua pelle e che magari lo paga due soldi. 
E quindi a lui la mia valutazione è positiva.
La prossima volta che accade una cosa analoga non chiamo nessun operatore cambio direttamente gestore. Tra l'altro utilizzare lavoratori di Tirana vuol dire che non vengono utilizzati lavoratori italiani, ovvia conclusione.
Vi ho raccontato questa storia per fare una riflessione sul mondo del lavoro, come si fa a conciliare lavoro e vita privata ed essere felici in questa situazione? Ma davvero i Millenians hanno torto? Hanno ragione da vendere, con una piccola e sottile differenza.
Anche la generazione ante Millenians cercava la felicità con l'equilibrio tra vita e lavoro, solo che non era così sbandierata perché questo equilibrio in un certo senso esisteva già, insomma i ritmi erano più umani.
Quando ho iniziato a lavorare oltre vent'anni fa anche nei periodi intensi di lavoro esistevano ancora i fine settimana, il periodo del tempo libero e le feste comandate.
Adesso c'è chi risponde alle mail del lavoro anche il sabato sera e il giorno di Natale.

Work-life balance? Certo ma quando? 



domenica 13 novembre 2016

Vita da MAMbo e altri musei

Al MAMbo (acronimo di Museo d'arte moderna di Bologna) c'era da diversi mesi la mostra "David Bowie is". Ci sarà fino al 13 novembre, cioè fino a oggi, poi si trasferirà in un altra città. E così visto che l'arte è qualcosa di cui sentiamo un forte bisogno, tant'è vero che scriviamo, non potevo non andarci, e per evitare la fila incredibile che ho visto nei giorni festivi ho scelto di andarci in un giorno feriale, uscendo prima dall'ufficio. Ho fatto lo stesso una breve fila ma ne è valsa la pena, senza ombra di dubbio. 

Per me la musica è il colore. Non il dipinto. La mia musica mi permette di dipingere me stesso.
Premetto che non ero una fan di Bowie, ma sono rimasta estasiata, una mostra magnifica e molto curata.
Come presentazione vi riporto quello che c'è scritto sul sito del Mambo

David Bowie Is è una delle mostre di maggior successo degli ultimi anni, realizzata dal Victoria and Albert Museum di Londra, la prima retrospettiva dedicata alla straordinaria carriera di David Bowie, uno degli artisti più audaci, influenti e innovativi nel panorama musicale contemporaneo.
David Bowie Is, partita da Londra nel 2013, dopo essere stata a Chicago, San Paolo, Toronto, Parigi, Berlino, Melbourne e Groningen, approda dal 14 luglio al 13 novembre 2016 al MAMbo ed è l'unica tappa italiana.

La mostra celebra la prolifica carriera di David Bowie capace in cinque decadi di perseguire in modo duraturo l’innovazione senza mai tradire se stesso e il suo pubblico.
Il percorso si sviluppa attraverso contenuti “multimediali” che conducono il visitatore all’interno del processo creativo del Duca Bianco e descrive come il suo lavoro abbia canalizzato i più ampi movimenti nell’ambito dell’arte, del design, del teatro e della cultura contemporanea. Il ritratto che emerge è quello di un artista capace di osservare e reinterpretare la società contemporanea con uno sguardo innovatore lasciando tracce indelebili nella cultura visiva e pop.
I curatori della mostra Victoria Broackes e Geoffrey Marsh hanno selezionato più di 300 oggetti dell’archivio personale del musicista, visibili a Bologna.



Ho apprezzato davvero tanto le tecnologiche cuffiette che si collegavano in automatico all'immagine che ti soffermavi a guardare sia che fosse un quadro, un video o un'esposizione di oggetti o vestiti. 
Nel corso della mostra venivi preso metaforicamente per mano e accompagnato nel periodo di vita reale e artistica di David Bowie, la sua infanzia, la sua storia, la sua creatività.

Vedere questa mostra è stato come attraversare un'epoca che intersecava anche un lungo periodo della mia vita, perché io, con la musica di David Bowie, ci sono cresciuta e molti dischi che non ricordavo è bastato riascoltarli per ritrovarmi a rivivere determinate sensazioni e momenti dimenticati.
Per questo motivo la mostra mi è piaciuta così tanto, perché oltre a scoprire un autore poliedrico, sorprendente, grande anticipatore di eventi e mode, sempre però coerente e fedele a se stesso, ho avuto modo di riattraversare e forse approfondire diversi anni della mia vita al suono della sua musica e con la visione delle sue immagini sempre curate e mai banali. 
Altra cosa sorprendente e piacevole è stato scoprire di essere circondata da moltissimi turisti stranieri, in mezzo alla fila si parlava soprattutto inglese e giapponese. Bologna sta diventando sempre più turistica forse anche grazie alla sua arte anticipatoria che ha portato nei suoi musei sempre più opere, autori ed eventi di interesse internazionale. È una sensazione gratificante scoprire che la città percorre una direzione che apprezzo e condivido. 
Vi lascio con questo video di David Bowie: Heroes  


E adesso vi chiedo: vi piace la musica di David Bowie e, al di là di questo, amate girare per mostre e musei?


domenica 6 novembre 2016

Impressioni d'autunno

La scorsa domenica c'è stato una specie di ritrovo in campagna con dei vecchi amici, alcuni di loro non li vedevo da vent'anni e a parte qualche ruga in più l'affetto che provavamo tra noi era rimasto immutato. A qualcuno gli anni hanno aggiunto rughe e tolto qualche capello, qualcun'altro è rimasto uguale con lo stesso sorriso e qualche sprazzo sale e pepe nei capelli.
Il ricordo è un modo di incontrarsi. Kahlil Gibran
Allora ci si ritrovava nella casa in campagna della nostra amica per le feste di compleanno o per il capodanno o per le feste di inizio estate o di inizio autunno. Insomma ogni occasione era buona per fare una festa, alcune feste di sabato sera si allungavano fino al mattino dormendo nei sacchi a pelo perché non c'erano abbastanza letti. Quello è stato un bel periodo, tutta la vita davanti e tutto sembrava possibile.
Alcuni stavano insieme e poi si sono ritrovati con i loro rispettivi nuovi compagni di vita, molti di loro si sono sposati e oggi stanno ancora felicemente insieme, hanno dei figli che a loro volta sono amici fin da bambini, quasi una grande famiglia. 
E ancora una volta ritrovarsi tutti insieme in quella casa, uno splendido casolare immerso nella campagna emiliana a parlare di passare lì il prossimo capodanno. 
Quante storie mi sono tornate in mente, penso che potrei scriverci tanti racconti se volessi, o un intero romanzo: storia di una generazione di bravi ragazzi.
Tramonto su una domenica in campagna
Non ero sicura che questo tuffo nel passato mi portasse allegria, temevo piuttosto il senso inevitabile della nostalgia. Invece non è stato un momento nostalgico ma un felice ritrovarsi. La prova che certe amicizie non si spezzano con gli anni. Forse perché, come faccio dire ai miei protagonisti, le amicizie dei vent'anni sono quelle che durano per sempre.

A voi è mai capitato di rivedere dei vecchi amici e di sentirvi come se gli anni non fossero mai passati?


domenica 30 ottobre 2016

Sogni e incubi


Il romanzo è un posto per sognare o per avere incubi. Cit.
In questi giorni sto attraversando un momento di impasse. Il mio thriller non procede perché devo capire cosa farà l'assassino.
Ho un mio schema ben preciso in testa, ma in questo momento di rimescolo della carte della mia vita si sta rimescolando anche il mio schema romanzesco e non so so più chi sono i cattivi e chi sono i buoni.
Ma qual è il confine tra sogni e incubi, davvero ciò che sogni è quello che vuoi?
Spesso inseguiamo obiettivi con ogni mezzo, sacrificando il nostro tempo e le nostre energie e, quando finalmente lo raggiungiamo, ci accorgiamo che non è quello che volevamo. 
Così possiamo solo prendercela con noi stessi, come si dice: hai voluto la bicicletta e adesso pedala!
In realtà volevamo la bicicletta perché era bella e ci piaceva, ma non avevamo nessuna voglia di pedalare, eppure dovevamo saperlo che la bicicletta serve per pedalare. 
Io, personalmente, questo concetto l'ho capito da moltissimo tempo, è uno dei motivi per cui non chiedo più biciclette a chicchessia, a meno che non abbia una grandissima voglia di pedalare fino ad ammazzarmi.
Mi sa che sto uscendo fuori tema, volevo parlare del romanzo è invece parlo della mia vita lavorativa.
Prendetemi così come sono allora, la verità è che la mia bicicletta piace a qualcuno e mi è stato chiesto di cedergliela, in cambio mi danno una bicicletta più bella, magari a pedalata assistita e quindi meno faticosa, forse.
Ora in un primo momento mi sono arrabbiata, poi ho provato sollievo: sapete che c'è vi cedo la mia bicicletta, è davvero pesante da pedalare, ma questo non ve lo dico (o meglio ve l'ho sempre detto ma voi non ci credete perché tutto funziona bene).
L'incubo è meno cupo, forse diventerà un sogno. Staremo a vedere, tanto non possiamo fare altro.

Ma torniamo al mio thriller, il mio killer è una persona disturbata. Bella scoperta direte voi, uno che ammazza la gente è per forza una persona disturbata. Va bene, questo è un fatto, ma prima che diventasse una persona disturbata cosa gli è successo? Non sarà stato un tantino esasperato dalle vicende della vita? Come accade nel film "Una poltrona per due" se portiamo un individuo alla disperazione, gli togliamo tutto quello che ha, potrebbe impazzire e fare qualcosa di tremendo, oppure potrebbe semplicemente lasciarsi andare, diventare un barbone, proprio come avviene nel film, salvo poi riscattarsi, risorgere e trovare il modo di vendicarsi.
Io sono nella fase in cui devo determinare cosa è accaduto nella vita del killer che lo ha portato a essere quello che è. C'è sempre un momento in cui tutto comincia, c'è il "prima" e il "dopo" e c'è il momento in cui non è più possibile tornare indietro.

Quindi devo fare ordine nel mio caos mentale e capire che strada fare tra il prima, il dopo e il punto di non ritorno.
Domanda a chi scrive: come uscite dall'impasse della scrittura?
Domanda a chi legge: cosa vi piace di un thriller e qual è l'elemento che secondo voi non deve assolutamente mancare?