sabato 18 maggio 2019

L'ombra della sera, recensioni e promozioni


Tra le ultime recensioni avute per L'ombra della sera vi riporto quella di Eleonora Ippolito e del suo blog semiserio di una lettrice compulsiva che definisce Sorace un duro dal cuore di panna e, ammetto, questa definizione mi piace parecchio. Eleonora, che ringrazio di cuore anche qui, mi ha riservato una recensione divertente e davvero molto orginale.

Approfitto per segnalare che dal 20 al 27 maggio L'ombra della sera in versione Kindle è in promozione su Amazon a un prezzo stracciato. Amazon non mi permetterà di inserire una ulteriore promozione fino a metà luglio (regole di Amazon) quindi conviene approfittarne ora per mettere da parte una lettura per le vacanze a un prezzo piccolissimo. La promo parte con il prezzo di 0,99 e, se non ho capito male, aumenta leggermente nel periodo di promozione fino alla mezzanotte del 27 maggio, ma potrebbe restare a 0,99 per tutta la settimana. Lo scopriremo solo vivendo...come cantava Battisti.


venerdì 10 maggio 2019

Il giardino viola

Oggi vi parlo di un libro che ho letto qualche tempo fa e che mi era piaciuto moltissimo.
È Il giardino viola di Nadia Banaudi, esso è composto da tre racconti che, anche se apparentemente diversi, hanno un comune filo conduttore e alla fine i personaggi si incontrano e si completano. È un libro che mette al centro le donne di oggi, donne che fanno scelte coraggiose ma coerenti con la voglia di trovare un loro posto nel mondo. Mi piace pensare che queste donne assomiglino molto all'autrice che le descrive. Nadia infatti, che ho avuto modo di conoscere bene attraverso il suo blog Svolazzi e scritture e anche in un rapporto virtuale più assiduo, è una di quelle persone speciali che ho avuto la fortuna di incontrare nella blogosfera, una persona leale, corretta e soprattutto generosa.
Il giardino viola la rispecchia moltissimo, è un piccolo gioiello da leggere che fa bene al cuore.
Prima di continuare vi segnalo la promozione del cartaceo che, in occasione della festa della mamma, è in offerta a 4,99. 


Il modo di raccontare storie di Nadia è molto intenso, sono storie di donne, tutte fragili e forti al tempo stesso, tutte a loro modo speciali. 
C'è una madre che scrive a sua figlia perché ha deciso di lasciarla libera di andare per la sua strada. 
Credo che questa sia la scelta più difficile per una madre, ma anche quella che mostra un grandissimo amore, la capacità di amare senza opprimere, riconoscerne la libertà e senza imbrigliarla nei timori, sia pur giustificati dall'amore, di una madre. Opprimere un figlio con le proprie insicurezze non è mai un bene, ma lasciar andare un figlio per le strade del mondo, sapendo che è ciò che lo rende felice è un grande atto d'amore.
Ho pensato di rappresentare meglio questo libro con alcuni estratti.

Cara Viola, ho letto una frase che mi ha fatto riflettere: “La prima metà della nostra vita è rovinata dai genitori e la seconda metà dai nostri figli.” Mi ha inquietato. Siamo tutti figli, quindi responsabili e molti anche genitori. Un circolo vizioso che sembra spiegare la grande infelicità globale, se ne diventassimo consapevoli potremmo cambiare il corso degli eventi."

Comincia così la lettera della madre che ha il poter di aprirle il cuore, perché capisce ciò che realmente desidera, e gli occhi perché improvvisamente le cambia la visione dell'esistenza. 

"Strana la vita. Aveva cercato le risposte ovunque, girato il mondo, letto libri e le trovava in una lettera, quando ormai non aveva più speranze esistessero."

Nel secondo racconto si parla di Giulia che vive un matrimonio infelice, apparentemente perfetto e senza scosse, in una quotidianità ordinata, e cerca in sè il coraggio di cambiare vita.

"Giulia era sopraffatta da quella vita alienante. Tanto finta e patinata quanto vuota, perché non le trasmetteva nulla. Concludeva le giornate trascinandosele addosso, come una pelliccia in piena estate. In molte le invidiavano il bel marito che la lasciava in pace la sera a guardare la tv. Che si sapeva ritagliare i suoi spazi. Che le faceva i regali nelle occasioni giuste, senza dimenticare mai anniversari e feste. Però restava pericolosamente infelice."

Ma quando si è infelici il corpo si ribella e ci costringe a prendere una decisione.

"Non ricordava quando, ma un giorno non era riuscita a scendere dal letto. Bloccata. Rigida. Per ventiquattrore aveva sperato di recuperare il sonno perso della notte, anche se voleva dire riperderlo in quella successiva."

E la decisione arriva e la trova pronta ad affrontare la tempesta e l'incognita di restare da sola. Riuscirà a trovare la sua nuova strada e, finalmente, la serenità? 

La bellezza è negli occhi di chi guarda, è questo che Nadia sembra dirci nel terzo racconto 

"Ci tenevano entrambe a fare bella figura quella sera. Nathan le aveva detto che era bella e i suoi occhi di più, a differenza di tutti gli altri che le dicevano fossero strani, parte della sua malattia. Ma lei era sana. E irresponsabilmente felice."

Ma la bellezza è intorno a te se la sai trovare ed è sempre solo nell'amore che possiamo realmente conquistarla e con essa la serenità, la vera amicizia e gli affetti concreti che danno senso alla vita.

Bene, sperando di avervi incuriosito e invogliato a leggerlo, non aggiungo altro su questo bel romanzo che contiene anche tante citazioni interessanti, dei piccoli tesori, una la riporto di seguito con tutte le info sul libro.





TRAMA

Un romanzo di formazione sul rapporto genitori figli. La storia di una ragazza, Viola, alla ricerca del proprio ruolo nella vita, la lettera della madre che si incrocia con la realtà in uno strano gioco di emozioni. Un racconto motivazionale, ricco di spunti per far emergere i propri doni naturali.

Su Amazon in ebook e in cartaceo 
Genere: Narrativa femminile contemporanea
Pagine: 133
Editore: Self publishing (nuova edizione novembre 2018)
Link di acquisto Amazon
Prezzo eBook 2,99
Prezzo cartaceo 6,99
Gratis con Kindle Unlimited 
Vi ricordo di nuovo che, in occasione della festa della mamma, il cartaceo è in promozione a 4,99 fino a lunedì 13 maggio, una splendida idea regalo!
Inoltre per i lettori del blog c'è in regalo il Segnalibro de Il giardino viola 

L'autrice
Nadia Banaudi nasce il primo marzo 1974 a Savona sotto il segno dei pesci. Si trasferisce a Imperia all’età di 12 anni dove svolge gli studi magistrali e continua a vivere fino a oggi. Da sempre ama scrivere e sogna di farlo diventare il suo mestiere. Mamma di due figli e di due gatti continua a raccontare la vita e le sue mille sfumature. Nel 2017 ha pubblicato una raccolta di racconti dal titolo Vita e riavvita con l’editore Bookabook tramite una raccolta di fondi con il crowdfunding. Ha partecipato alla pubblicazione di diversi racconti in raccolte solidali: L’amore non crolla storie di Natale e Buck e il terremoto di AA.VV Amici di Buck; Sognando di Panesi edizioni. Al momento pubblica i suoi racconti sulla rivista Confidenze. La potete trovare sul suo blog Svolazzi e scritture.


La mia recensione su Goodreads e Amazon

Questo romanzo è come un viaggio, si parte da Viola che vuole viaggiare, scoprire il mondo per capire meglio se stessa e trovare la sua strada, spronata da una madre coraggiosa che la spinge a osare. Poi c'è Giulia che cerca il vero amore e lo trova quando non lo aspetta più. E Renata che ritrova la vita e la magia degli affetti negli occhi di una bambina speciale. Tante vite femminili che si incrociano nel giardino viola, un luogo reale ma anche un po' magico come il cuore delle donne.


sabato 4 maggio 2019

Un passo avanti e poi un altro


Oggi voglio parlarvi di un romanzo che mi è piaciuto moltissimo, tanto che pur essendo piuttosto lungo l'ho letto in breve tempo, quasi d'un fiato.
La sua autrice, Eleonora Ippolito, scrive su un bellissimo blog con uno stile molto piacevole e ironico Blog semiserio di una lettrice compulsiva
Vengono trattati molti temi in questa storia e tutti attuali in cui molte donne potranno riconoscersi, ma utili sicuramente anche a molti uomini.

LA MIA RECENSIONE

Questo romanzo mi ha ricordato per certi versi l'ansia di libertà che ha pervaso il mio primo romanzo. Mi sono immedesimata nella protagonista e nella sua ricerca di un posto nel mondo. Laura è una ragazza che ha sofferto, non si è sentita abbastanza amata e accettata dalla sua famiglia, ha amato un uomo che l'ha lasciata per andare a lavorare lontano e che non l'ha mai fatta sentire veramente importante, ha un lavoro precario e sottopagato che le mangia la vita e lei si sente un piccolo punto perso in un universo che non comprende.
Ma Laura ha una forza grandissima di cui lei stessa non sembra rendersi conto, ha brama di essere libera, libera di essere se stessa, libera di inseguire il sogno di diventare giornalista, libera di essere amata davvero da un uomo senza remore e preclusioni. 
E insegue questo suo sogno di libertà con tenacia e determinazione, va a vivere da sola in un piccolo monolocale, sopporta con pazienza un lavoro precario e scrive gratuitamente per la redazione di un giornale nel tempo libero per poter prendere il tesserino da pubblicista e iscriversi all'ordine dei giornalisti. Nel frattempo sopporta la solitudine piuttosto che tornare a vivere in una famiglia ingombrante che cerca solo di tarpare i suoi sogni e che la fa sentire sbagliata perché incapace di sottomettersi alle regole sociali.
Laura ha paura, soffre in questa situazione, ma rifiuta un'esistenza rassegnata a regole che per lei non hanno senso, quindi va avanti per la sua strada perché sa, nel profondo del suo cuore, che non è lei a essere sbagliata e che solo lottando con tenacia potrà realizzare i suoi sogni. 
Il percorso però è sempre irto di ostacoli, per fortuna ci sono anche incontri fortunati con amici veri, con un uomo che, forse, non ha paura di amare, con la possibilità di un lavoro più soddisfacente. 
Ma quante cadute e quante lacrime dovrà sopportare Laura prima di arrivare a tutto questo? E la realtà saprà davvero premiare la sua tenacia oppure tutto si dimostrerà un'illusoria utopia? 
Un romanzo intenso che non mostra mai una realtà edulcorata, ma fornisce una lezione di vita un passo dopo l'altro.

Estratto

Vivere a pieno, senza avere rimpianti. Era questo il mio obiettivo principale a quel tempo. Lasciai casa mia senza neppure chiedermi se la cosa avrebbe in qualche modo turbato il già precario equilibrio di quelle pareti domestiche che mi avevano accolta a malincuore per trentadue anni, tra alti e bassi. Feci semplicemente i bagagli, impacchettai la mia roba e uscii di casa portandomi dietro la mia vita incartata. Inseguivo la mia esistenza come se dovessi dimostrare costantemente qualcosa al mondo. Cercavo un posto tutto mio e la libertà che troppo a lungo avevo bramato in silenzio, sentendomi costantemente prigioniera della vita che mi era toccata. Inseguivo i miei limiti per infrangerli. Volevo essere la me stessa che mai ero stata: senza i condizionamenti di una famiglia ingombrante troppo concentrata sulle beghe di una realtà mentalmente chiusa, conservatrice, che mi aveva sempre trasmesso una gelida sensazione di inadeguatezza. 

Vi lascio con i dati sul romanzo e sull'autrice

TRAMA
Narrativa - romanzo (318 pagine) - Laura è una trentaduenne precaria disperatamente sognatrice, che ha deciso di non accontentarsi più. È rimasta sola ed è in costante lotta con i ricordi di una vita andata storta, ma è intenzionata a riprendere in mano le redini della sua esistenza, con coraggio e determinazione. E durante le sue battaglie quotidiane, incontrerà anche qualcuno che stravolgerà per sempre il suo mondo solitario…

Trentadue anni, single e precaria. Non è decisamente questo che Laura ha sempre sognato per sé, ma una serie di sfortunate fatalità – compresi una famiglia ingombrante, degli amici voltafaccia e una tiepida relazione finita nel peggiore dei modi – l’hanno condotta al punto di preferire la solitudine più totale alle compagnie forzate. Una solitudine utile a guarire dal disamore che da sempre ha caratterizzato la sua esistenza e necessaria per rimettere insieme i frammenti di se stessa. Una solitudine che è un rifugio, un punto di partenza. Sì, perché Laura ha deciso di non accontentarsi e di provare a realizzare i suoi sogni, di rialzarsi in piedi e voltare pagina per diventare finalmente forte e indipendente. Di ghermire le sue paure e i suoi limiti per infrangerli una volta per tutte. Lei vuole di meglio dalla vita, vuole di più, ma la strada per raggiungere la meta è lunga e solitaria, costellata di spiacevoli ricordi e intoppi, colpi bassi e litigate furibonde, falsi amici e sgradite sorprese. Il caso, però, stavolta è dalla parte di Laura, e alcuni fortuiti incontri renderanno quella strada meno solitaria, tingendola con i colori vivaci dell’amicizia, proprio quando lei si era rassegnata alla solitudine. E anche l’amore, un giorno, entrerà delicatamente nel suo mondo. Riuscirà Laura ad amare ancora e a scacciare paura e solitudine da sé? Riuscirà a diventare forte come ha sempre desiderato? E riuscirà finalmente a perdonarsi e ad amare se stessa?

Formato: Formato Kindle

Genere narrativa
pagine 318
Editore: Delos Digital (15 gennaio 2019)
Link Amazon 
L'autrice
Classe 1981, pugliese, Eleonora Ippolito ha una laurea in Storia nel cassetto e lavora attualmente nel settore della comunicazione. Ha da sempre una passione smisurata per i libri e la lettura e scrive sin dalle elementari, quando riempiva i bordi dei suoi quaderni di scuola con piccole storie e minuscoli dialoghi tra personaggi immaginari (con buona pace di genitori e insegnanti). È risultata finalista o vincitrice in vari concorsi letterari e i suoi racconti brevi sono presenti in numerose antologie. Ha da poco realizzato il Blog semiserio di una lettrice compulsiva dove, nel tempo libero, ama raccontare delle sue letture.

La mia recensione su Goodreads e Amazon
Questo romanzo parla dell'importanza di affermarsi nella vita, indipendentemente dagli altri, dai blocchi della propria famiglia di origine, dagli uomini che si incontrano e che non amano abbastanza da mettersi in gioco nell'amore. Questo romanzo parla di questo e di molto altro. La protagonista, di fronte alla fine di un amore che non l'ha mai fatta star bene come avrebbe meritato, reagisce con orgoglio affermando la propria indipendenza e si ritaglia il suo mondo a poco a poco, sopportando un lavoro precario e mal pagato, lasciandosi un piccolo spazio per il sogno di quello che vuole davvero fare nella vita. Si cura le ferite lasciate nell'anima da un amore carente e affronta la vita un passo dopo l'altro. Nel suo percorso la vediamo affrontare nuove difficoltà e nuovi tradimenti ma resta la forza di risollevarsi e forse, con tenacia, vincere nonostante tutto.

Spero di avervi incuriosito e convinti a leggere questo bel romanzo, perchè oltre ad essere una bella storia contiene anche qualche piccola lezione e la spinta a lottare per i propri sogni.


domenica 28 aprile 2019

Forse esiste il destino

Aprile è il più crudele dei mesi. Thomas Stearns Eliot

Era come un fratello maggiore, una presenza costante da oltre quarant'anni, visto che aveva sposato mia sorella ed era il padre dei miei nipoti. Sempre accanto nei momenti difficili. Ora è andato via per sempre, all'improvviso, senza che nessuno fosse preparato. Perché a sessant'anni non te lo aspetti, a sessant'anni hai ancora tante cose da fare, hai ancora tanta energia e forza. Almeno questo è quello che credi.
Ci affanniamo in corse e progetti cercando di fare tutto quello che vorremmo, magari dannandoci nell'ansia perché non facciamo abbastanza.
Ma forse esiste il destino, esiste l'imponderabile, ciò che non possiamo controllare e tutto finisce in un soffio. Allora tutti i nostri affanni perdono improvvisamente di importanza.
Tutto diventa inutile, tutto diventa vuoto, tutto diventa senza senso.
Ma se davvero esiste un destino perché allora c'è un destino benevolo e generoso per qualcuno e triste e doloroso per qualcun altro? 
C'è chi crede in Dio e trova in questo un senso, c'è vita dopo la morte e ci ritroveremo tutti in un paradiso immaginario e incorporeo. Io credo che sia solo un modo per sopportare l'idea della morte, perché altrimenti sarebbe insostenibile poter andare avanti. 
Perché c'è chi vive certo anni e chi solo pochi anni? Perché c'è chi invecchia con a fianco i propri genitori e chi deve lasciarli andare troppo presto? 
Non c'è risposta nè mai ci sarà, e fra un po' io stessa smetterò di farmi domande e riprenderò la mia vita, faticosamente, con qualche livido sul cuore, ma riprenderò le solite attività. 
Solo ogni tanto mi fermerò attonita, colpita dal pensiero di quella mancanza ormai palpabile che c'è nella mia vita e che mi fa cercare delle vecchie foto, mi fa osservare il suo numero di cellulare quasi con l'impulso di chiamarlo per chiedergli un consiglio. 
Che in questi giorni vorrei soltanto dormire e dimenticarmi della vita...e sarebbe anche giusto farlo per un po', ma il mondo tutto intorno continua a girare e ti richiama all'ordine.
Si sa, la vita continua, anche se forse continua male, perché il dolore dell'assenza non si supera.
Ci sono i ricordi che scorrono davanti agli occhi come in un film, in stazione quando arrivavano in treno,  sotto le due torri quando abbiamo preso l'apertivo tutti insieme in una sera di inizio estate, il suo sguardo avvilito quando non stava bene. 
Dobbiamo accettare il dolore di ciò che non può essere consolato. È questa la morte. 
E mi chiedo, ma io quanti giorni ho davvero davanti a me?
Esiste il destino o esiste solo il caso?  Forse esiste solo il caos. 


giovedì 25 aprile 2019

L'ombra della sera - Presentazioni e Recensioni

L'ombra della sera è on line dal 19 aprile e grazie alla disponibilità di alcuni blogger ha già avuto quattro belle recensioni  in anteprima.


Come sapete la prima recensione mi è stata regalata da Nadia Banaudi nei suoi Consigli di lettura a cui ha aggiunto l'intervista di approfondimento sul suo blog Svolazzi e scritture di cui ho parlato in un mio precedente post.

Alla recensione di Nadia si è aggiunta quella della blogger Emme X pseudonimo di Ester, una giovane donna dolcissima, appassionata di libri romantici, ma anche noir e gialli. Ester segue il commissario Sorace fin dalla prima indagine, ecco il link della sua recensione a L'ombra della sera sul suo blog Romanticamente libri

Altra recensione proviene da un blog dal nome suggestivo "Gli occhi del lupo" che ho scoperto da poco, le blogger sono state gentilissime sia a ospitare la presentazione sia a leggere e a recensire in anteprima il mio romanzo. Eccovi il link Gli occhi del lupo

Infine c'è stata l'interessante articolo di Sarah S. sul blog Il Paradiso di Caino Recensione di Sarah S. che ha evidenziato aspetti importanti del romanzo.

Inoltre vorrei ringraziare i blog che hanno accolto il mio invito alle presentazioni:

Il blog  Our free time

Il blog  Romance Non-Stop  del gruppo facebook Le Harmonyne

Oggi è il 25 aprile, una data importante da ricordare, perché la libertà non è mai scontata.
E quindi buon anniversario della liberazione. 



sabato 20 aprile 2019

Aporia



Oggi vi parlo di un romanzo che ho letto a marzo e che mi ero ripromessa di recensire anche sul blog.
Il titolo e la trama mi hanno incuriosito fin da subito, portandomi ad acquistare il romanzo di impulso approfittando di un'offerta dell'ebook alla folle cifra di 0,99
Il suo autore Renato Mite scrive sul blog Inchiostro Mite
Simpatico questo gioco di parole con il suo cognome vero? Mi fa pensare a una persona ironica e carina ed è proprio così perchè ho avuto modo di conoscere meglio Renato attraverso un dialogo sul mio primo romanzo thriller proprio sul suo blog.
TRAMA
Milano. Settimana della moda. Federica scompare dopo aver assistito ad una sfilata. Per ritrovarla, i suoi genitori ingaggiano Edoardo e Kwame, due investigatori che dimostreranno abilità particolari. Federica è una ragazza appassionata dell'arte sartoriale, intraprendente e ambiziosa: vuole diventare una stilista, studia all'Istituto Marangoni e cerca in tutti i modi di rubare il mestiere. Ha contribuito alle prove della sfilata e ha fatto amicizia con Gerdie Lang che si sta costruendo la fama di modella ribelle. Il mondo della moda non è popolato solo da modelle e fotografi. Trovare Federica non basta più, Edoardo e Kwame devono salvarla, devono riannodare il filo che lega Federica ad un inatteso destino per tirarla fuori dai guai.

La mia recensione 
Questo romanzo mostra il mondo della moda e gli intrighi che possono celarsi dietro questo ambiente patinato e luccicante, pieno di stelle che sembrano brillare ma che spesso nascondono feroci insidie. 
L'ambientazione italiana è uno degli aspetti che ho apprezzato di questo romanzo, mi piace leggere di posti che conosco e che posso immaginare meglio e Milano è una di quelle città che ho visitato tantissimo nella mia vita, anche solo per un week end, per andare a trovare degli amici, per visitare una mostra o un museo, per una gita ai navigli, per un concerto. Ogni volta ne ho scoperto un aspetto diverso e piacevole.
Altro aspetto che ho apprezzato del romanzo è la strana personalità di uno degli investigatori, Kwame, un ragazzo etiope arrivato in Italia sulle tracce di una donna scomparsa, un "mentale" perché possiede l'Aporia, una particolare abilità che gli permette di entrare nella mente degli altri percependone i pensieri più oscuri. Grazie a questi poteri alcune verità vengono intuite e svelate più facilmente, così mentre Kwame chiarisce con il potere della sua mente, Edoardo indaga con le sue abilità investigative e la sua capacità di osservazione. 
La morte di una modella ci catapulta con violenza nel cuore del romanzo e delle indagini e, da qui in poi, il passo diventa più veloce, facendoci trepidare per la sorte di Federica, facendoci fare il tifo per i due investigatori che si troveranno più volte in gravi situazioni di pericolo. Riusciranno a salvarsi e a sarvarla? 

E per finire vi lascio con la recensione che ho scritto su Goodreads e Amazon e in fondo i dati del romanzo

Una giovane ragazza sparisce dopo la sfilata durante la settimana della moda a Milano, il padre della ragazza ingaggia due investigatori privati, Edoardo e Kwame. Quest’ultimo ha delle particolari abilità, possiede l’Aporia, la possibilità di sentire la mente degli altri, riuscendo a percepire le loro sensazioni e quindi capire se e mentono oppure no. Le indagini a un certo punto si svolgono lungo due binari paralleli, Edoardo segue la pista delle sfilate mentre Kwame sparisce seguendo una sua intuizione e un segreto che lo accompagna da sempre ed è anche uno dei motivi per il quale è venuto in Italia dall’Etiopia. Dall’indagine emerge in modo evidente che Federica, la ragazza scomparsa, è in serio pericolo e solo ritrovarla al più presto può scongiurare un triste epilogo. Da un certo momento in poi la vicenda diventa più veloce e molti punti oscuri della storia si svelano più chiaramente. Nel complesso un romanzo piacevole, ma mi sarebbe piaciuto un maggior approfondimento della personalità dei protagonisti.    

APORIA 
Autore Renato Mite
Genere Gialli e thriller 
Pagine: 153      
in ebook e cartaceo su Amazon


ESTRATTO

Accostai il furgone e presi il mio taccuino. Appuntai l'ora e la posizione leggendola dal navigatore. Era una cosa che facevo ad ogni luogo importante per le nostre indagini, soprattutto durante gli appostamenti, prima di prendere nota di ciò che mi colpiva. In questo caso era stato un appunto preso d'impulso, la strada di periferia dove ero fermo non aveva nulla di particolare, perciò non scrissi altro. Cominciai a picchiettare sul taccuino chiedendomi se riaccendere il motore e cercare Leoni oppure aspettare che Kwame tornasse. Stetti a pensarci qualche minuto e il non saper decidere era di fatto una scelta per l'attesa. Aspettai altri dieci minuti ma l'attesa mi rese inquieto. Mi sembrava di avere per le mani una corda che scivolava via con Federica Lamprini legata all'altra estremità, dovevo stringere la corda e non farmela scappare.

AUTORE 

Renato Mite è nato con la passione per la scrittura in un giorno di Maggio del 1983. La passione per la scrittura si manifesta prestissimo, vuole una macchina da scrivere già a sette anni e a dieci la ottiene. I suoi genitori gli regalano una stupenda macchina Olivetti Lettera 32 verde con cui ha scritto le prime storie. Ora conserva come cimeli sia la macchina da scrivere sia le storie strampalate. Fra i suoi interessi ci sono filosofia, scienza e tecnologia. Programmatore per diletto grazie alla passione per l'informatica trasmessa da suo fratello maggiore, ha pubblicato nel 2016 la guida informatica "Programmare in Linguaggio Go". Preferisce la fantascienza e ama i gialli classici, scrive storie che parlano di realtà alternative o misteri svelati. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo "Apoptosis", un thriller fantascientifico con protagonista un hacker che si intrufola nel sistema informatico di un'azienda farmaceutica per indagare su un dispositivo di diagnosi molto sospetto.


Approfitto per augurarvi Buona Pasqua, godete del tempo libero, dei vostri affetti e delle cose belle della vita.





sabato 13 aprile 2019

Carofiglio superstar


Voi sapete che ho una passione per Gianrico Carofiglio, per me sentirlo parlare è musica, tra l'altro è davvero molto simpatico. Ho letto tutti i suoi libri e li leggo sempre in due giorni o poco più. A volte cerco di centellinare la lettura e arrivo a tre giorni, talvolta quattro.
La scorsa settimana scopro quasi per caso che sarebbe venuto a Bologna a presentare il suo libro, La versione di Fenoglio, presso una sala della biblioteca dell'Archigginnasio venerdì alle ore diciotto. 
Decido di andarci, non potevo perdere l'occasione di vederlo nella mia città, il libro l'avevo già letto in eBook e non avevo intenzione di ricomprarlo, anche se mi aveva sfiorato l'idea di comprarlo solo per avere il suo autografo, sono matta lo so.

Comunque questi soldi li ho risparmiati perché non si è posto il problema.
Allora parto da casa alle 17.15, prendo un autobus al volo che mi porta in centro in quindici minuti e poi corro in direzione Piazza Galvani verso la biblioteca dell'Archiginnasio. È una biblioteca bellissima piena di affreschi meravigliosi e l'idea di seguire Carofiglio in un posto così bello mi piaceva da morire.
Arrivo al primo piano della biblioteca alle 17 e 40, mi guardo intorno e cerco il luogo dell'incontro, vado verso una zona dove c'è anche l'entrata di una mostra e chiedo informazioni all'impiegato alla porta che, con l'aria rassegnata di ha ricevuto la stessa domanda per la centesima volta, mi indica la direzione verso la zona opposta del piano. 
Io guardo e vedo una nuvola di gente in attesa, corro in quella direzione e scopro che quella è la fila per "non entrare", cioè la sala è già piena e non fanno entrare più nessuno per questione di sicurezza. Guardo l'orologio sono solo le 17 e 50! 
Una signora in fila mi dice che la sala era già piena alle 17.00, un altro mi dice che lui aspetta, magari dopo un po' fanno entrare, magari qualcuno va via e se si resta in pochi chissà. 
Decido di aspettare anch'io, tanto ormai sono lì e non mi costa nulla. Qualcuno rassegnato va via, qualcuno arriva, intanto siamo lì. 
Una bibliotecaria scorbutica si avvicina e dice con fare autoritario che dobbiamo andare via tanto la sala (la cui capienza è di 150 posti) è già piena e non faranno entrare più nessuno. 
Qualcuno va via, noi restiamo. Io sono vicina al signore barbuto straconvinto e aspetto.
La bibliotecaria scorbutica urla:
"Mettetevi sulla sinistra in modo da lasciare lo spazio per passare".
Io guardo dove sono, sono già sulla sinistra della fila e quindi non mi muovo.
La bibliotecaria scorbutica urla di nuovo:
"Mettetevi sulla sinistra, cioé sulla mia sinistra. E quindi sulla vostra destra!" 
Ecco adesso che si è spiegata meglio ci spostiamo.
Dopo che tutti ci siamo spostati, la bibliotecaria scorbutica torna a urlare:
"Non facciamo entrare più nessuno, é meglio se andate via, altrimenti chiamo le forze dell'ordine".
Infastidita dalle sue urla decido di andarmene, mi seguono un gruppo di tre signore eleganti e simpatiche della apparente età di settant'anni che dicono: "Vabbè andiamoci a prendere un tè da Zanarini". 
E qui cominciano le comiche.
Scendo le scale affrescate dell'Archiginnagio, mi ritrovo sotto il portico e, all'improvviso, vedo passare sotto il mio naso Gianrico Carofiglio in persona, vestito di blu, con un trolley nella mano, accompagnato da una ragazza in tailleur che gli fa strada non verso l'entrata dell' Archiginnasio ma verso l'adiacente libreria Coop Mondadori.
Io e il gruppo delle agguerrite signore settantenni lo rincorriamo, magari riusciamo a infiltrarci dietro di lui. Entriamo nella libreria ma Carofiglio non c'è, le tre signore mi guardano e dicono: era lui vero? 
Sì, certo che era lui, rispondo. 
Torniamo fuori dalla libreria e andiamo verso il centro, e qui mi vedo passare di fianco, di nuovo, Carofiglio in persona scortato dalla hostess di prima, che lo accompagna su per le scale della biblioteca.
Ma cos'era prima un diversivo per depistarci o avevano sbagliato entrata?
A questo punto io e le tre signore ricominciamo l'inseguimento, almeno riuscissi a fargli una foto! Saliamo le scale a arriviamo di nuovo al primo piano dove li vediamo entrare da una porta secondaria, nel frattempo tutti coloro che stavano scendendo le scale abbandonando l'attesa, incrociandolo e riconoscendolo, facevano una faccia stupita e tornavano indietro per seguirlo a loro volta. Bene è finita così, dopo esserci guardate in faccia per qualche minuto abbiamo abbandonato il campo. 
Insomma, se avessero messo degli altoparlanti fuori dalla sala avremmo potuto almeno ascoltarlo, invece non erano attrezzati. Quindi, le tre signore sono andate a prendere il loro tè, io sono andata a fare un breve giro in centro prima di prendere l'autobus per tornare a casa anche perchè la sera dovevo uscire e non potevo fare troppo tardi.
Ecco una foto degli affreschi all'ingresso della sala...


Alcune considerazioni: avrei dovuto pensarci e arrivare almeno un'ora prima, ma non ci ho pensato. In realtà ero stata alla presentazione del libro di Gianrico Carofiglio Le tre del mattino che si svolgeva al Forum Monzani di Modena, una sala conferenze magnifica la cui capienza arriva fino a mille persone di cui 737 in platea. La sala di Modena era piena.
Quindi avrei dovuto pensarci ricordandomi dell'evento di Modena (ero rimasta colpita dal fatto che la sala congressi fosse così grande e così piena).
Non sapevo quanto fosse grande la sala dell'Archiginnasio, ma 150 persone è una capienza sicuramente insufficiente, però dare la possibilità di ascoltare l'autore in una sala adiacente in video conferenza non sarebbe stata una cattiva idea, la biblioteca dell'Archiginnasio è enorme, anche mettere gli altoparlanti in cortile forse poteva bastare. In fondo chi segue Carofiglio ama sentirlo parlare, non importa vederlo. 
Comunque pazienza, sarà per la prossima volta, semmai ci sarà. Anche perché sto ancora aspettando il seguito del mio personaggio preferito che è l'avvocato Guido Guerrieri, lui è davvero il mio mito.
È un personaggio che amo più degli altri ma non sono l'unica.
Vi lascio con una foto di piazza Maggiore all'imbrunire e con una domanda: cosa ne pensate?




sabato 6 aprile 2019

Intervista su L'ombra della sera e dialogo su Fragile come il silenzio

Se volete conoscere qualche retroscena del mio ultimo giallo L'ombra della sera andate a leggere l'intervista che Nadia Banaudi mi ha fatto e che ha pubblicato lunedì scorso sul suo blog Svolazzi e scritture




Inoltre sempre questa settimana e per la precisione oggi, sono ospite su Inchiostro Mite il blog di Renato Mite che, dopo avere letto Fragile come il silenzio, mi ha regalato un dialogo, ossia uno scambio di battute molto stimolante sulla prima indagine del commissario Sorace e della sua collega Sara Castelli.
Vi riporto il link Inchiostro Mite  
Anche se si tratta del primo episodio del commissario e mi sembrava di aver già detto e scritto tutto, devo ammettere che il dialogo con Renato mi ha permesso di ripercorrere e approfondire alcuni aspetti della storia e poterli anche riscoprire.



Rinnovo quindi i miei ringraziamenti anche qui a Nadia Banaudi e a Renato Mite.


sabato 30 marzo 2019

Pensieri liberi senza pregiudizi e senza lieto fine


L'altra sera sono uscita con un'amica che non vedevo da tempo ed è stata una  bella serata, abbiamo parlato di tante cose. Poi lei mi ha esposto un problema che stava affrontando e per il quale aveva preso una decisione che tutti le contestavano, io le ho detto che se quella decisione la faceva star bene doveva fregarsene. 
"Se pensi che questa cosa ti faccia star meglio, vai avanti per la tua strada", le ho detto così.
Poi le ho raccontato di una vicenda analoga che mi era accaduta anni fa e per la quale avevo preso la sua stessa decisione.
"È bello parlare con te, tu sei una persona senza pregiudizi, non giudichi mai nessuno, con te mi sono sempre sentita libera".
Questa sua considerazione mi ha fatto riflettere, in effetti io sono così.
Stamattina, in un sabato di primavera, ripensando a quella frase mi sono ricordata di quanti mi hanno fatto le loro confidenze per questa mia mancanza di pregiudizi e mi sono ricordata di lui, il mio
vecchio amico, che chiamerò Mario, con un nome di fantasia, che mi parlava della sua nipotina anoressica e degli sforzi enormi che, con tutta la famiglia, stavano facendo per salvarla.
Psicologi, ospedali, cure di ogni tipo. 
Anna (sempre un nome di fantasia) frequentava un corso di danza, mangiava troppo poco o non mangiava affatto, talvolta esprimeva il suo disagio tagliandosi la pelle di gambe e braccia con una lametta. Ogni tanto aveva dei periodi sereni quando andava nella casa del nonno Mario, una splendida tenuta in campagna con tanti animali tra cui galline e oche.
Mario è rigorosamente vegetariano e i suoi animali muoiono tutti di vecchiaia. Ogni tanto mi mostrava fiero le foto delle sue galline padovane che sono di una bellezza strepitosa. Anna si divertiva a giocare con gli animali e sua nonna riusciva perfino a farle mangiare qualche forchettata delle sue tagliatelle fatte in casa.

Quando Mario mi parlava di Anna io cercavo di dargli dei consigli per quello che potevo, ma non sapevo bene cosa dirgli tranne che, con il tempo, certi problemi dell'adolescenza si risolvono, quando tutto quel groviglio interiore che ci sconvolge diventa improvvisamente più leggero. Anch'io a sedici anni ho avuto un periodo di crisi nera, ma poi crescendo sono diventata una persona equilibrata (a volte anche troppo). C'è un momento dell'adolescenza in cui sei terribilmente fragile e puoi cadere e forse perderti del tutto in un vizio, in una fuga senza ritorno dai tuoi demoni.
Non sappiamo cosa può salvarci, forse basta un gesto d'amore verso noi stessi che risvegli l'istinto alla vita. 
Anna era la prima della classe, prendeva voti altissimi, ma forse era felice solo nella casa di campagna di suo nonno quando correva dietro le galline padovane.
Oggi Anna non c'è più, ha scelto di lasciare questo mondo a soli sedici anni e Mario non so davvero come consolarlo.
Mario sa che scrivo e ogni tanto sorridendo mi chiedeva, non è che finisco in qualche tua storia?
Saresti un personaggio sicuramente interessante, gli rispondevo.
Anche se è molto più giovane in parte ho pensato a lui (e un po' anche a mio padre) quando ho immaginato il nonno di Sara Castelli, così come ho pensato ad Anna quando ho immaginato Sara adolescente. Solo che allora pensavo davvero che potesse esserci un lieto fine.

mercoledì 27 marzo 2019

Presentazione sul blog di Nadia Banaudi

Cari lettori 
Nadia Banaudi ha letto in anteprima L'ombra della sera e ha scritto un post con una bellissima recensione che vorrei condividere con voi.
Eccovi il link Consigli di lettura del blog Svolazzi e scritture.



In attesa che arrivi il 19 aprile, se volete, potete leggere le sue impressioni.
Intanto ho predisposto anche il cartaceo che, a breve, dovrebbe essere disponibile su Amazon.

Vi lascio un breve estratto dal capitolo 3, Sorace comincia a investigare sulla scomparsa della ragazza e si pone mille interrogativi. 

“Non seguivano i casi di scomparsa, c’erano gli uffici della polizia dedicati a questi crimini, però la madre della ragazza aveva chiesto di lui, vederlo quasi quotidianamente nel suo bar glielo faceva percepire come una persona familiare con cui era più facile parlare.
Non si era sentito di dirottarla verso un altro ufficio, quando qualcuno ti chiede aiuto, il minimo che puoi fare è ascoltarlo.
E non poteva fare a meno di sentirsi coinvolto, cercò di ricordare se avesse mai visto Annalisa nel bar di sua madre, gli sembrava di no, ma non ne era certo. Negli ultimi mesi era diventato piuttosto distratto, guardava senza vedere; la gente intorno a lui non riusciva più a interessarlo. Però, con quella storia, ora provava una terribile angoscia, sentiva una sensazione sgradevole, un senso di sgomento.
Entrò nella sala operativa dove alcuni agenti stavano analizzando i tabulati telefonici.
«Ci sono novità?»
«C’è qualcosa di strano» disse uno degli agenti, «una cella si è agganciata al cellulare della ragazza intorno alle venti nella zona di Monte Donato, che poi è dove si trova la villetta di Sebastiano Conti, sede della festa. Poi però verso le tre di notte il cellulare risulta dalla parte opposta della città, zona Arcoveggio, dopodiché non ci sono più tracce».
«Le tre di notte. È l’ora in cui la madre ha chiamato la figlia. Tre squilli e poi più niente» disse Saverio aggrottando la fronte.”



sabato 23 marzo 2019

Le mie serie TV

In questo periodo sono orfana di una qualsiasi serie TV che mi appassioni.
E così, presa da un attacco di nostalgia, ho ripensato a quelle serie TV che ho amato nel corso degli anni. Non sottovalutate il potere terapeutico e consolatorio di una serie TV, certe serie per me erano un momento di svago, un momento della giornata in cui potevo rilassarmi e pensare solo alla trama della serie. 
Mi tocca anche ammettere che spesso quando provo a mettermi davanti alla TV mi capita sovente di addormentarmi per troppa stanchezza, magari se avessi una serie da seguire dormirei o dovrei vederla in replica...
Prima di parlare delle mie serie preferite non posso non citare Beverly hills 90210, andata in onda tra il 1990 e il 2000. Non ho seguito molto questa serie perché gli orari in cui i telefilm (c'è ancora qualcuno che li chiama così?) andavano in onda non coincidevank troppo con i miei, credo fossero le diciotto o le diciannove, però ogni tanto mi capitava di guardarli e ovviamente avevo le mie simpatie, Dylan era il mio personaggio preferito. Ora sapere che ci ha lasciato a soli cinquant'anni mi destabilizza parecchio.


Cominciata in Italia nel 1994, andata avanti per undici stagioni fino al 2002, una serie che mi ha catturato e conquistata in pieno è stata X-Files


Ero ipnotizzata dalla bellezza tormentata di Fox Mulder al secolo David Ducovny, attore che ho poi ritrovato anche nella serie Californication (trasmessa in Italia dal 2008 al 2015) dove, a differenza di X-Files, in cui appariva sempre in giacca e cravatta e seriosamente imperturbabile agli sguardi languidi di Dana Scully, mostrava ampi lati nudi del suo ehm...carattere. Californication però veniva trasmesso a mezzanotte o, quando andava bene alle ventitrè e trenta e quindi era proprio difficile da seguire per problemi di sonno. Ogni tanto lo registravo, ma siccome cambiavano spesso l'orario di programmazione avevo difficoltà anche a registrarlo. Insomma, a un certo punto, nonostante il soggetto interessante, il bel David interpretava uno scrittore di successo dalla vita dissoluta che piaceva tanto alle donne, ho lasciato perdere la visione della serie.

Quasi in contemporanea degli del primo X-Files, dal 1997 al 2003, c'era Buffy l'ammazzavampiri. Idea nata da un film dallo stesso titolo che fu un flop al botteghino, la serie ebbe invece notevole successo e andò avanti per sette stagioni. Credo che il successo della serie sia dovuto all'avvenenza degli attori, oltre che alla tematica sempre amata dei vampiri immortali. Buffy era interpretata da una Sara Michelle Geller stile cheerleader molto carina e poi c'era un fascinoso vampiro Angel interpretato da un giovane David Boreanaz. I vampiri si sa hanno sempre avuto un grande fascino. 



La serie Cold case - delitti irrisolti, tra il 2003 e il 2010, inaugura la mia passione per i gialli televisivi, assieme a CSI scena del crimine, Senza traccia e altri analoghi, ricorda un periodo preciso della mia vita in cui passavamo il sabato sera in casa e la visione di questo telefilm rendeva piacevole la serata. Una serie davvero ben riuscita con delle ricostruzioni del passato fantastiche.



La serie Streghe, 1998 - 2006, ha accompagnato un periodo particolare della mia vita in cui mi sarebbe piaciuto poter avere davvero la bacchetta magica, è una serie che ho scoperto in fase di replica, ossia dal 2004 in poi. Mi piaceva molto l'ambientazione nella città di San Francisco, città in cui ero stata in vacanza e di cui mi ero innamorata, oltre alla eterna lotta tra il bene (rappresentato dalle Streghe) e il male (rappresentato dai demoni) alcuni di questi erano anche molto affascinanti, tanto che una delle streghe, Phoebe, si innamora di uno dei demoni per metà uomo, il bello e dannato Cole Tuner.


La serie Bones, dal 2005 al 2017, ha un po' sostituito nel mio cuore per un certo periodo X-Files, i personaggi di Temperance Brennan, antropologa forense dal carattere particolare e scrittrice di gialli, soprannominata bones dal poliziotto Seele Booth (interpretato dall'ex vampiro Angel, è uno dei motivi per cui ho iniziato a seguire la serie) potevano ricordare vagamente Mulder e Scully. 
Questa serie è andata avanti per ben dodici stagioni, tanto che gli attori sono praticamente invecchiati con i personaggi. I casi trattati erano parecchio avvincenti ma anche piuttosto inquietanti e splatter visto che spesso si ritrovavano dei cadaveri decomposti a cui la nostra antropologa forense doveva dare un'identità.
In contemporanea seguivo anche Criminal mind, anche qui la perversione dei killer era molto elevata.



La serie del sabato sera Castle, dal 2009 al 2016, mi piaceva moltissimo, univa alla trama in giallo la divertente verve dello scrittore Rick Castle che si contrapponeva alla bella poliziotta Kate Beckett, che lo trattava male ma che non poteva indagare senza di lui. Ovviamente il fatto che lui fosse uno scrittore di successo pieno di soldi mi faceva sognare parecchio...
Gli episodi erano sempre pieni di azione e di scene divertenti, grazie all'accoppiata  vincente poliziotta seria e scrittore brioso. 


Ci sono infine altre serie che ho seguito e rivisto in replica, degne di essere citate, una é Lost di cui non mi è ancora del tutto chiaro il finale, l'altra è Desperate housewiwes, che univa l'intrigo alla commedia e all'ironia. E poi indimenticabile Sex and the City la serie che ha parlato senza tabù di sessualità femminile e di altri temi controversi. 
Adesso non seguo nessuna serie a parte alcune fiction per la TV, Montalbano (per cui ho una vera passione) I bastardi di Pizzofalcone che mi hanno fatto scoprire i romanzi di Maurizio De Giovanni, Rocco Schiavone tratto dai romanzi di Antonio Manzini e il mio adorato e imbranato Ispettore Coliandro tratto dalle sceneggiature di Lucarelli e ambientato nella mia Bologna. Si tratta però di fiction che hanno una durata piuttosto breve, vanno avanti per un mese al massimo o poco più e poi finiscono fino alla nuova stagione. Le produzioni italiane non sono lunghissime credo per questioni di budget, ma anche perché diverse dalla formula delle serie americane, non costituiscono quindi un appuntamento fisso che ci accompagna per un lungo periodo o un intero anno.

Ripercorrere i telefilm (io li chiamo ancora così) dei miei ricordi mi ha lasciato un po' di nostalgia addosso, anche perchè mi hanno portato indietro nel tempo di qualche anno. Forse qualcuno l'ho dimenticato, non so. Sicuramente molte di queste atmosfere sono finite più o meno velatamente anche nei miei romanzi.

Anche voi amavate le serie tv? Quali? 



venerdì 15 marzo 2019

È in arrivo L'ombra della sera

Ho terminato il terzo episodio su Saverio Sorace e avrei potuto uscire con la pubblicazione già da un po', però mi sono arenata sulla copertina, ero così indecisa che mi ero letteralmente paralizzata, ho guardato tremila foto senza trovare una soluzione. In realtà c'era una foto che mi piaceva però cercavo un'idea più originale, ma poi tornavo sempre allo stesso punto. L'unica consapevolezza che avevo raggiunto era che dovevo mantenere lo stesso stile dei primi due romanzi, così ho contattato sempre la Fox Creation per commissionare la copertina.
Per questioni varie il lavoro sulla cover è durato più del previsto.
È sempre molto emozionante presentare un nuovo romanzo e svelarne la trama. Il titolo ha una storia molto particolare, era nato come titolo provvisorio, di solito io scrivo sempre quasi tutto il romanzo con un titolo provvisorio finché non sorge in me verso la fine il titolo definitivo. Questa volta man mano che scrivevo mi rendevo conto che quel titolo lentamente stava assumendo un significato preciso nel contesto del romanzo. E così è stato. 
Il romanzo si intitola L'ombra della sera, dove l'ombra ha diverse accezioni, ombra intesa come il lato oscuro dentro di noi, ombra come il calare delle tenebre della notte, ombra come la paura dell'ignoto. L'ombra assume qui anche un significato particolare che si scopre solo verso la fine del romanzo e che non posso svelare perché legata al mistero da scoprire. 
Presto predisporrò anche il cartaceo, spero di riuscire a impostare tutto nei prossimi giorni. 



L’ombra della sera 
TRAMA 


Conosci il confine che, dentro te, separa la luce dall'ombra?

È un momento difficile per il commissario Sorace e l’indagine che lo coinvolge appartiene al genere che non avrebbe mai voluto seguire. La ventiduenne Annalisa Rossi scompare in una sera di fine estate, ma è solo l’inizio di una lunga discesa nell’incubo perché il ritrovamento di un cadavere di un’altra giovane donna, svanita nel nulla oltre un mese prima, paventa l’ombra di un serial killer, anche se non sembra esistere nessun collegamento evidente tra le due ragazze.
Alla difficoltà del caso si aggiunge il fatto che l’ispettore Sara Castelli non è accanto a lui ad aiutarlo e la sua assenza diventa nella sua vita un doloroso macigno. Ma forse potrebbe essere proprio questa indagine a riportare Sara da lui.
Se si tratta di un serial killer, per salvare Annalisa è necessaria una folle corsa contro il tempo prima che sia troppo tardi. 

Può essere spietata l’ombra quando invade la tua vita.

PROLOGO


Era una sera calda e profumata, una di quelle sere con dentro ancora il sapore pieno dell’estate, quel tepore carico di promesse. Adorava il movimento dell’aria che entrava dal finestrino aperto e che le muoveva i capelli piacevolmente. Prese la strada che conduceva verso la collina e osservò il sole che si stagliava all’orizzonte. Stava pregustando la serata, doveva andare a una festa e lì avrebbe incontrato anche quel ragazzo che le piaceva tanto. Si erano scambiati alcuni messaggi su WhatsApp e lei aveva confermato che ci sarebbe stata. Non vedeva l’ora di arrivare. Ormai era prossima alla villa di Sebastiano, non era troppo distante da casa sua in linea d’aria, se non fosse stato per quel tratto desertico in salita che le causava sempre una certa apprensione.
Sentì un colpo sordo, come se l’auto avesse colpito un ostacolo, le sembrò di udire uno strano cigolio, l’auto parve sbandare. Aveva bucato? Aveva investito un animale? Rallentò e accostò subito. Scese dalla macchina e controllò le gomme sul lato del guidatore, erano integre; cercò di osservare le ruote dall’altro lato, sembravano integre anche quelle. Si accovacciò per guardare sotto l’auto e definire da dove fosse venuto quel rumore.
Niente, forse era il caso di tornare in auto e chiamare Monica, avvertirla che stava arrivando. Salì in auto, sentì uno strano odore, sembrava un medicinale, frugò nella borsa per prendere il cellulare, non riusciva a trovarlo. Ma dove diavolo l’aveva messo? Eppure era sicura di averlo preso prima di uscire di casa, l’aveva inserito nella solita tasca della borsa.
«Calmati, non farti prendere dal panico, non fare la stupida» disse a se stessa, «probabilmente hai colpito un sasso, ma l’auto non ha danni quindi non resta che riprendere la strada e arrivare in villa prima possibile, prima che faccia buio», pensò ancora. Inspirò profondamente per calmarsi, adesso avrebbe messo in moto e sarebbe ripartita, subito.
Fece il gesto di accendere l’auto e si accorse che mancava la chiave, l’aveva tolta lei prima di scendere dall’auto? Non se lo ricordava, perché diavolo l’aveva tolta dal cruscotto?
In quell’istante sentì un respiro. Il respiro di qualcuno alle sue spalle. Un respiro basso e profondo. Ormai aveva la gola chiusa, faceva fatica a respirare. Restò immobile, come se temesse che un qualsiasi movimento avrebbe potuto provocare una reazione nella persona dietro di sé. Guardò nello specchietto retrovisore e non vide nessuno. Era soltanto la sua immaginazione. 
Doveva voltarsi e controllare. Doveva calmarsi.
La paura le stava paralizzando il cervello, le annebbiava la mente.
Si voltò e la paura divenne terrore.”

Disponibile solo su Amazon dal 19 aprile 2019, già in preorder al seguente link
L'ombra della sera
Genere: Gialli e thriller 
Pagine: 199
Cover: Fox Creation - Digital Art
Prezzo eBook: 2,99


Vi ho incuriosito? Spero di sì. Se qualcuno di voi ha voglia di leggere in anteprima il romanzo si faccia avanti, gli regalo l'ebook in cambio di una recensione su Amazon o sul proprio Blog. Il romanzo uscirà sotto Pasqua e quindi c'è ancora un po' di tempo. L'invito è rivolto non solo a chi ha letto i primi due romanzi sul commissario Sorace, ma anche agli altri. L'ombra della sera può essere letto anche indipendentemente dai primi due episodi, non ci sono particolari dinamiche che lo rendano necessariamente legato ai primi due romanzi.  

Avete voglia di scrivere nei commenti le vostre prime impressioni? 


domenica 10 marzo 2019

Testa o pancia?


Nella vita spesso le migliori intuizioni avvengono di pancia, ci viene un'idea sfolgorante, ci illuminiamo di immenso presi dalla genialità dell'idea e poi vogliamo realizzarla, così su due piedi.
Non è così che funziona però, l'idea brillante può venirci di pancia, ma poi per realizzarla ci vuole la testa. Questa considerazione è nata in me seguendo un video di Stefania Crepaldi che parlava della progettazione di un romanzo. Spesso chi scrive afferma di non progettare nulla e di scrivere d'istinto. Nel video si metteva in guardia da queste affermazioni facili, sostenendo che non esiste un buon romanzo senza una progettazione seria. 
Così mi sono messa a pensare ai miei romanzi e mi sono chiesta: ma io le storie le progetto? 
E mi sono risposta di sì. A parte i thriller dove ho dovuto necessariamente progettare la storia nei dettagli (almeno quelli che riguardavano l'omicidio, sulla personalità dei personaggi sono stata più libera) ma anche i cosiddetti romance (cosiddetti perché i miei romance sono meno rosa di quanto ci si aspetti) li ho in parte progettati. Sono sempre partita da un'idea di pancia iniziale, ma poi ho impostato uno schema di quello che avrei dovuto scrivere in ogni capitolo per arrivare alla scena finale.

L'idea iniziale è quasi sempre di pancia poi però serve proprio la testa, soprattutto per mettersi lì davanti al pc.
Puoi avere tante bellissime idee nella mente, ma se non ti applichi concretamente quelle idee resteranno solo nell'aria, nelle volute di fumo della tua mente.
In questi giorni, per esempio, mi è tornata in mente una storia che vorrei scrivere. Ho in testa tutta la trama e sono due anni che essa è lì nel limbo della mia mente. Me ne ero dimenticata per un po' poi è tornata prepotentemente alla ribalta. Cosa ho scritto di questa storia? Nulla, assolutamente nulla, solo la sinossi e il titolo. Ho impostato vagamente la struttura del romanzo tratteggiando le personalità dei personaggi, due: lui e lei, sì perché è una storia d'amore, e poi c'è una bellissima frase, che sarebbe una perfetta tagline (per sapere cos'è leggete il post di Anima di carta di Maria Teresa Steri) che secondo me rappresenta bene il romanzo, ma al di là di questo non c'è più nulla. Dovrei cominciare a scriverla concretamente, ma il problema è proprio lì, non sto scrivendo in questo periodo. Ogni week end, per problemi vari, ho avuto altro da fare e se non mi metto lì con costanza, la storia non si scrive da sola. 
Quindi la mia bellissima idea di pancia per il momento resta ancora nell'aria e resta quindi inconsistente," è fumo e quindi vola" cantava Fiorella Mannoia in una sua famosa canzone, perché una storia non esiste finché non la scrivi davvero.
Nello stesso tempo, anche una storia già scritta ha bisogno di essere completata per farla uscire dal cassetto, sto parlando del terzo episodio di Saverio Sorace che, dopo la lettura dei beta reader e le diverse revisioni, si è fermato per un po' nel cassetto in attesa di una copertina che potesse rappresentare al meglio la storia narrata. Anche qui è servito metterci la testa, ragionare su cosa trasmettere con l'immagine e poi trovarla o adattarla. Insomma una bella fatica anche in questo caso, ma vi racconterò meglio la vicenda in un altro post.

Nella scrittura come nella vita in quali situazioni usate la pancia o la testa? Riuscite a progettare quello che volete realizzare?




venerdì 1 marzo 2019

Leggere fa bene ed è meglio cominciare da piccoli


Aderisco all'iniziativa promossa da Elena Ferro e  seguita a ruota da Barbara Businaro per raccogliere proseliti per regalare dei libri a bimbi e adolescenti che leggono.
Stimolare la lettura è sempre una bella cosa. Racconto un episodio che avevo già inserito in un commento sul blog di Barbara. 
Da bambina ero pigra e non facevo mai le letture assegnate dalla maestra (ce l'avevate anche voi il Sussidiario? Quel libro delle elementari dove c'era un po' di tutto, letture, grammatica, matematica ecc, insomma doveva servire ai bambini di prima elementare come libro di testo per imparare le varie materie).
La maestra ci assegnava le letture da fare a casa perché poi ci avrebbe fatto leggere in classe.
Io facevo solo gli esercizi scritti di grammatica e matematica, ma delle letture me ne impipavo gagliardamente, tuffandomi invece sui fumetti, allora leggevo gli Albi di Topolino, contenevano una sola storia a fumetti e avevano il vantaggio di costare poco, mia madre allora me ne comprava uno e io lo leggevo e rileggevo fino a impararlo quasi a memoria, finché non arrivava qualche altro Topolino. Quello settimanale, con più di una storia, era un lusso, costava di più e non sempre mi veniva comprato.
Inoltre leggevo le favole illustrate, contenevano diverse tavole rappresentanti le scene principali delle fiabe con sotto la descrizione della scena, la mia prima favola si intitolava Il vestito nuovo dell'Imperatore e l'ho imparata a memoria, era la storia di un imperatore stupido e vanitoso, che pensava solo ai bei vestiti, due truffatori gli vendettero una stoffa preziosissima ma invisibile e lui, ingenuo, si vestì d'aria. Invece la favola che mi commuoveva sempre era quella del soldatino di stagno con una gamba sola che si innamorava di una ballerina. 


Tornando alla prima elementare,  la maestra mi chiese se avessi fatto la lettura e io candidamente risposi di no (era la verità); la maestra mi guardò con rimprovero e mi impose di leggere.
Io, un po' intimorita e pensando di aver combinato un guaio, aprii il libro e lessi la pagina della lettura assegnata.
Lessi molto bene e la maestra pensò che le avessi fatto uno scherzo affermando di non aver letto il sussidiario. Invece era la verità, ma capii in quella occasione che leggere i fumetti mi serviva a leggere bene in ogni caso, era comunque un modo per imparare.
Ho avuto la conferma che leggere fa bene anche all'università, pensate che nel periodo dell'adolescenza (dai 14 anni in poi) leggevo moltissimo prendendo molti libri in prestito dalla biblioteca comunale. All'epoca leggevo di tutto, anche libri non troppo leggeri, mi appassionavo a un autore e leggevo tutto dello stesso. Oltre a leggere romanzi rosa, primi tra tutti i romanzi di Liala, leggevo anche libri più impegnativi. Ho letto tutti i romanzi di Cesare Pavese e diversi romanzi  di Sartre e Simone de Beauvoir. All'università all'esame di lingua francese un assistente dispettosa mi fece delle domande, ovviamente in francese, su Simone de Beauvoir (e non era in programma); io nonostante non fosse nel programma conoscendo bene la biografia (in italiano) di questa autrice riuscii a imbastire una risposta ben articolata in francese e portai a casa un bel trenta, la prof si complimentò con me perché dimostrai una cultura che andava al di là del programma (ma fu un caso fortunato). Che dire, ero contentissima soprattutto perché ero riuscita a rispondere bene grazie alle mie letture! 
Insomma leggere fa bene, quindi perché non favorire la lettura regalando dei libri a dei ragazzi e dei bambini? Se volete aderire scrivetemelo nei commenti, vi manderò una mail con i dettagli, altrimenti commentate senza impegno. Non è una catena di Sant'Antonio, è solo un'iniziativa interessante. Se non aderite non sarete colpiti da nessun anatema (è questa la minaccia delle catene di Sant'Antonio). Qui non ci sono santi, solo libri da regalare, se volete.
Io questa settimana ho mandato tramite Amazon un bel libro a una dodicenne, spero che la lettura venga apprezzata: è un libro, scelto nella letteratura per ragazzi, che parla di amicizia tra i banchi di scuola e di come reagire al bullismo. Mi è sembrato un tema attuale e utile. 

E voi leggevate da piccoli? Anche voi avete qualche storia da raccontare sulle vostre letture da bambini?




domenica 24 febbraio 2019

Lei cantava


Mia madre ha sempre avuto il sorriso nel cuore, ma sopratutto aveva il sorriso nella voce.
Amava cantare, cantava mentre faceva le pulizie di casa e soprattutto cantava quando stirava. 
Ho l'immagine di lei che stira mentre il sole illumina la cucina e canta una canzone di Celentano "Storia d'amore" e io in un angolo la ascolto mentre gioco.
Aveva una vena creativa mia madre e amava raccontare le storie, probabilmente la voglia di scrivere deriva in me dai suoi racconti, spesso cantati. C'erano delle storie di paese che diventavano una canzone, lei le cantava e poi mi raccontava la storia vera esistente dietro quella canzone. Erano quasi sempre storie tragiche e struggenti, ma realmente accadute anni prima quando lei era ragazza, che avevano attraversato il tempo in racconto musicale. 
Ogni tanto penso che se fossi nata in una famiglia differente non sarei quella che sono. In fondo siamo il risultato del nostro passato.
Le storie ci accompagnano da sempre, forse sono le stesse che si ripetono con linguaggio e forme diverse, ma è l'amore per le storie che probabilmente ci fa scrivere. 
Una volta si tramandavano in famiglia con racconti davanti al camino, oggi siamo tutti più distratti e le storie si tramandono con la TV o con i libri. 
In fondo le trame sono universali, esiste soltanto un diverso modo di raccontarle.
Da mia madre ho ereditato l'amore per il canto e infatti canto anch'io, solitamente sotto la doccia oppure in auto quando guido e sono sola. 
Ogni tanto penso che vorrei scrivere una storia dove la protagonista canta per mestiere, magari in un piano bar, tanto per sfruttare questa mia passione canterina.
Anche se non ho mai sognato di diventare una cantante, è più una voglia di cantare la vita, come quella che aveva mia madre. 
Ultimamente canto meno e mi sono ricordata che quando mia madre era triste non cantava, e anch'io mi sentivo triste. 
Bisogna sempre trovare un motivo per cantare, ma non sempre il motivo c'è. A volte il motivo può essere semplicemente la voglia di stare al mondo, ma non è detto che ci sia.
Ascoltare la musica può aiutare a trovare una voce al proprio dolore o alla propria gioia, il desiderio di cantare implica, però, qualcosa di più profondo, perchè coinvolge tutto il corpo, non ci si limita ad ascoltare, ci si esprime con la voce, la gola, il respiro, le gambe e le braccia se ci lasciamo travolgere dal ritmo. È uno sfogo, talvolta un modo per tirare fuori la rabbia, l'angoscia o, semplicemente, è urlare quello che si pensa attraverso il testo di una canzone da cui ci sentiamo rappresentati. 
Questo è un esercizio che faccio quando faccio le pulizie di casa: metto su delle canzoni abbastanza ritmate con dei testi che condivido.
Forse ho scritto un post senza capo nè coda, seguendo il flusso dei miei pensieri.
È che, ogni tanto, mi torna davanti l'immagine di mia madre che stira in silenzio e io le chiedo:
"Mamma, perchè non canti?"  e lei mi risponde "Non ho molti motivi per cantare in questo momento".

C'è una canzone di Ligabue dal titolo "Per sempre" che parla proprio di come, nella vita, restino impresse nella nostra mente certe immagini, come delle istantanee che inquadrano momenti o periodi che abbiamo vissuto e restano lì, per sempre, appunto. 
Mia madre che stira cantando nella cucina della mia infanzia invasa dalla luce del sole pomeridiano è il mio per sempre. 

Ho appena finito di leggere La versione di Fenoglio di Gianrico Carofiglio e vorrei concludere con una frase del libro che mi sembra attinente con questo post: Le storie non esistono se non vengono raccontate.



domenica 17 febbraio 2019

L'importanza della costanza


Qualche giorno fa ho visto un'intervista video che dava consigli su come scrivere un romanzo. Non dirò chi è l'autore, perché non è l'argomento di questo post, è solo uno spunto.
Nell'intervista si affermava l'importanza di scrivere sempre, tutti i giorni, anche solo una pagina, anche solo tre righe, ma tutti i giorni, dedicando un tempo fisso alla scrittura in un momento costante.
Mi sono chiesta, ma qualcuno di questi guru ha mai lavorato per vivere? Questo è il primo pensiero che mi è venuto in mente. Poi però ascoltando l'intervista mi sono ricreduta. Mi sono ricordata che quando ho scritto La libertà ha un prezzo altissimo mi alzavo tutti i giorni un'ora prima e scrivevo per quaranta minuti, poi nel week end sviluppavo meglio le idee buttate giù nel corso di quella settimana. 
Certo è che questo ritmo non puoi mantenerlo costante per tutta la vita, quando ho finito di scrivere il romanzo ho passato un periodo di scrittura zero. C'è anche da dire che all'epoca non c'erano ancora i social e quando mi mettevo al computer scrivevo e basta, non avevo nessun tipo di distrazione.
Oggi siamo subissati da notifiche di ogni genere, diventa molto più difficile concentrarsi, anche se talvolta alcuni argomenti diventano uno spunto nuovo per scrivere.
In ogni caso riconosco l'importanza della costanza, se scrivi con regolarità, pagina dopo pagina raggiungi il risultato, forse.
Negli ultimi tempi mi sono resa conto che può essere proprio il lavoro a darmi i tempi della scrittura, ogni giorno mi sveglio presto e spesso la mattina, mentre bevo il caffé, prendo appunti su quello che voglio scrivere. Lo so non è molto, dedico circa mezz'ora di tempo in cui, leggo la posta sul tablet, commento un blog e prendo appunti. Quei trenta minuti mattutini mi servono molto, non sempre alla scrittura di un romanzo, ma a darmi un respiro fuori dal lavoro. A volte i minuti diventano quaranta, quando sono folgorata da un'idea e cerco di fissarla sulla carta prima che svanisca nel caos del giorno lavorativo. Poi nel week end faccio il resto, solo che se un sabato decido di dedicare la giornata allo svago o sono impegnata fuori casa per qualsiasi ragione, allora le mie tempistiche scrittorie slittano di una settimana. Insomma se vivo non scrivo.

In questi giorni mi è capitato sotto gli occhi un articolo che parla del metodo "Bullet journal" che aiuta a riconoscere i propri obiettivi e a raggiungerli. Questo metodo si basa su un'attività molto semplice che io pratico già: le liste giornaliere, ne avevo già parlato in un mio post App e liste
L'autore ha scritto il libro per parlare di questo metodo che lui ha iniziato a seguire per superare i problemi causati dal suo essere iperattivo. Diagnosticatogli un deficit di attenzione e iperattività, negli anni, ha provato inutilmente molti sistemi, ma nessuno era stato risolutivo, infine ha individuato questo metodo con il quale riesce a organizzare il tempo preparando una lista di cose da fare.



Fare una lista delle cose da fare può essere risolutivo perché salva dalle distrazioni e aiuta a fare il punto su quello che si vuole realizzare, per esempio quando scrivo una storia inserisco in lista dei particolari da cui voglio partire per illustrare una scena, nella mia lista scrivo i punti di cui voglio parlare per esempio: parlare della psicologia di questo personaggio, oppure raccontare l'episodio che porta a quella scena o una certa conclusione ecc 
Gianrico Carofiglio, in un'intervista che ho seguito su Youtube, ha detto che "scrivere vuol dire cercare le parole giuste per descrivere quello che si ha da dire", e ha aggiunto "il rapporto con il talento è un po' come quello che si ha con l'amore, nell'amore ci si ritrae perché si ha paura, la stessa cosa avviene con il talento, ci si ritrae per paura, senza neanche provarci", questo era il sentimento che lui aveva prima di provare seriamente a scrivere, desiderio che lui aveva coltivato fin da bambino.
Questa considerazione di Carofiglio mi trova molto d'accordo.
A volte è fondamentale mettersi alla prova e provare. Questo vale nella scrittura ma anche in tante altre attivitá. L'importante è mettersi alla prova, senza arrendersi subito alla prima difficoltà, ma provando e riprovando con criterio e costanza e, ovviamente, con passione, non ci può essere un motore diverso: ci mettiamo alla prova se in noi c'è la passione insopprimibile per quello che desideriamo realizzare.

Siete d'accordo?