lunedì 30 dicembre 2019

Le mie letture del 2019


Fare il bilancio delle letture mi aiuta a ripercorrere anche un po' gli eventi dell'anno, capita anche a voi? È stato un anno decisamente doloroso, a livello personale, ma non posso negare di aver avuto anche dei momenti buoni, alcuni quasi perfetti, come la vacanza in Puglia e nella Tuscia.
La settimana tra Natale e Capodanno è stata un'ecatombe con un viaggio in autostrada diventato pari a un incubo, causa coda assurda di 14 ore per sequestro viadotto tra Marche e Abruzzo. Pranzi e cene natalizi usati come attentati alla mia vita e riposo scarsissimo. Per fortuna sono di nuovo a Bologna e ancora viva. Stop.
Quest'anno ho letto meno rispetto all'anno precedente, non so spiegare perché. Pensavo di leggere di più visto che ho scritto meno, presa da un'insolita pigrizia nei confronti della scrittura. Nonostante i miei ritmi di lettura siano rimasti abbastanza costanti nel tempo, il numero di libri letti è stato decisamente inferiore; infatti nel 2018 e nel 2017 ero arrivata a quaranta libri, quest'anno mi sono fermata a meno di trentacinque. Pazienza, non è certo un problema, si vede che questo anno faticoso ho, quasi inconsapevolmente, rallentato su tutto, é andata così. Se dovessi fare una piccola classifica dei libri letti direi che sono state letture piacevoli ma non c'è un libro che spicchi più degli altri. Forse Isola di neve di Valentina D'Urbano tra le storie d'amore. Tra i gialli ho apprezzato molto La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi, di questo autore avevo letto anni fa Il suggeritore e l'avevo trovato troppo cupo, invece questo romanzo mi è piaciuto molto di più; un giallo davvero ben scritto e con parecchie sorprese. Avrei voluto leggere qualche classico, ma è rimasto tutto nelle intenzioni, forse potrò recuperare nel 2020. Vedremo. Ecco quindi i titoli di questo 2019 che volge al termine.


LETTURE 2019
1. Isola di neve di Valentina D'Urbano
2. La donna di ghiaccio di Robert Bryndza
3. La memoria dei corpi di Marina Di Guardo 
4. Bambole gemelle di Marina Di Guardo 
5. La versione di Fenoglio di Gianrico Carofiglio
6. L'allieva di Alessia Gazzola 
7. Aporia di Renato Mite 
8. Aikawa High School vol. 3 di Inagheshi (libro a fumetti)
9. Un passo avanti e poi un altro di Eleonora Ippolito 
10. La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone
11. La vittima perfetta di Robert Bryndza
12. Sette giorni perfetti di Rosie Walsh 
13. Nella Notte di Concita De Gregorio 
14. Il gioco del male di Angela Marsons 
15. Magnifico assedio di Emily Pigozzi 
16. L'eredità delle ombre di Massimiliano Riccardi
17. La ragazza scomparsa di Angela Marsons 
18. Imperfetti sconosciuti di Daniela Volontè 
19. Sara al tramonto di Maurizio De Giovanni 
20. Fiori sopra l'inferno di Ilaria Tuti
21. Se lei sapesse di Blake Pierce
22. La ragazza nell'acqua di Robert Brindza
23. La principessa dei mondi - la terra - di Monica Brizzi 
24. Denise. Il mondo non mi serve di Sarah S.
25. Delitti senza castigo di Loriano Macchiavelli
26. Dodici rose a Settembre di Maurizio De Giovanni 
27. Linea di sangue di Angela Marsons 
28. Resti perfetti di Helen Fields
29. Magari domani resto di Lorenzo Marone 
30. L'ultimo dei Bezuchov di Marco Freccero 
31. La misura del tempo di Gianrico Carofiglio
32. Nel silenzio delle nostre parole di Simona Sparaco
33. La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi 
34. Ninfa dormiente di Ilaria Tuti

Non mi resta che augurarvi buon anno, che il 2020 sia un anno sereno per tutti voi. 




lunedì 23 dicembre 2019

Segnalazione I custodi dell'ordine

Buon giorno amici, 
anche se solitamente non faccio segnalazioni di libri sul mio blog ho accolto l'invito di Federica Amalfitano e della sua casa editrice Starlight per segnalare l'uscita in eBook e cartaceo del romanzo 
I custodi dell'ordine. Siamo in un periodo di vacanza per molti ed è quindi sempre una bella occasione per regalarsi o regalare un libro da leggere. L'ebook è in offerta fino al 31 dicembre, per chi ama il genere conviene approfittarne.

Ultima uscita della Starlight 



Titolo: I Custodi dell’Ordine
Autore: Federica Amalfitano
Editore: collana Starlight (Pubme)
Genere: fantasy
Formato: ebook e cartaceo
Data di uscita: 14 dicembre

**Promo di Natale: l’ebook sarà in offerta a 0,99 cs su amazon fino al 31 dicembre**
Disponibile in Kindle Unlimited

Trama:
“Moltissimi millenni fa regnava incontrastato il Kaos…”
Così comincia la storia più incredibile che Shaylee Cassidy abbia mai sentito, una storia che ha come protagonisti delle persone dai poteri straordinari: i Custodi dell’Ordine.
Per secoli i Custodi sono riusciti a mantenere l’equilibro tra gli elementi della natura, ma l’armonia rischia di essere distrutta quando uno di loro viene trovato assassinato.
A parlargliene è Colin Williams, il ragazzo più popolare della scuola. Turbata dai suoi occhi verde smeraldo che la seguono ovunque, Shaylee non può fare a meno di rimanerne affascinata. Lei, una ragazza sensibile e taciturna, mai avrebbe pensato di trovarsi un giorno invischiata in una situazione simile.
Cosa può fare per aiutarli? Come può controllare qualcosa di più grande di lei?

“Se sei destinato a essere un Custode, non puoi permettere a dei futili sentimenti di decidere del tuo futuro. Ricordati, Shaylee… il cuore è l’organo più debole del corpo umano. Se lascerai che prenda il sopravvento sulla tua parte razionale, segnerai il resto della tua vita”.

Copertina di Annamaria Bosco

Estratto:
«Cosa ti hanno fatto?», sussurro raggiungendolo a grandi passi.
«Cosa ci fai tu qui, piuttosto!», ribatte con rabbia strattonando le manette. «Vai subito via, pazza squilibrata che non sei altro».
È questo il ringraziamento per essere venuta a salvarlo?
«Prego, non c’è di che», bofonchio ironica cercando di capire come aprirgli le manette senza chiavi.
«Sono così contento di vederti, Shaylee», aggiungo parlando da sola.
Killian mi guarda torvo e continua a lamentarsi quando prendo una forcina dai miei capelli e provo a forzare le manette.
Nei film sembra così facile!
«Mi rifiuto di essere salvato da te, Shila. La mia reputazione sarebbe compromessa e poi, di questo passo, finirò per morire di vecchiaia», mi schernisce alludendo alla mia poca dimestichezza con gli scassinamenti. Sbuffo e lascio perdere la forcina per raccogliere un sasso da terra, poi lo sbatto con violenza sul lucchetto che unisce le catene.
«Hai intenzione di finire il lavoro cominciato dai Black Shadows, per caso?»
Non rispondo a Killian che alza gli occhi al cielo quando colpisco il mio dito con il sasso.
«Cosa ho fatto di male nella mia vita per avere te come soccorritrice? Me lo spieghi?»
Osservo il dito della mia mano per assicurarmi che non sia rotto in qualche punto. Lo sento un po’ indolenzito ma, per fortuna, il dolore non è forte. Con molta probabilità fra poco mi spunterà un bel livido. Rifletto su come liberare Killian senza rimetterci un’altra falange, finché mi ricordo del pugnale che ho infilato nella mia tasca e lo estraggo per poterlo usare come leva. Niente da fare, non riesco a liberarlo.
All’improvviso, un’illuminazione.
«Ho avuto un’idea», asserisco ignorando le sue proteste sull’utilizzo del suo pugnale come arma da scassinamento.
«E io ho un brutto presentimento».

Biografia dell’autrice
Federica Amalfitano nasce ad Ischia, si laurea in Scienze Biotecnologiche per la Salute all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e lavora in un laboratorio. 
Ha pubblicato il suo primo romanzo Urban Fantasy nel 2016 con l’Aletti Editore con il titolo “Gli occhi del lupo” e nel 2018 il secondo volume della dilogia “L’altra metà della luna” sempre edito dall’Aletti. 
La sua passione per la lettura ha fatto sì che nascesse un blog “Gli Occhi del Lupo” che si occupa, a titolo gratuito, di recensioni dei libri, novità in libreria e, soprattutto, cerca di dare una mano agli autori emergenti che vogliono farsi conoscere ai lettori.

sabato 7 dicembre 2019

Andare in letargo


In questi giorni mi capita di pensarlo spesso, ho voglia di andare in letargo come gli orsi e svegliarmi a primavera.
Beh, non è proprio così, quello che mi piacerebbe fare è chiudermi in casa dopo il lavoro, mettermi sul divano con un plaid e rilassarmi, non fare nulla, al massimo leggere. In questo periodo, quando viene buio presto e comincia a far freddo, non amo uscire di sera, soprattutto durante la settimana lavorativa, ma anche nel week end non impazzisco all'idea di uscire col buio, preferisco il giorno.
Se c'è una bella giornata amo andare in giro a godermi i raggi del sole, se ci sono, oppure assaporare l'aria fresca. Adoro anche l'odore dell'aria in inverno, lo conoscete? È quel profumo frizzante di freddo e di legno bruciato che resta nell'aria quando la temperatura è rigida. Di notte, salvo certe notti piene di stelle e con il cielo limpido, questo profumo si sente meno.
Cosa c'è di meglio che tornare a casa e dedicarsi ai propri desideri vacui e leggeri di dolce far niente?
In inverno, insomma, io vado un po' in letargo, almeno questo è il mio intimo desiderio: sospendere le attività e dedicarmi a cose inutili e oziose, liberare la mente, almeno la sera.

Ho letto qualche tempo fa (Donna moderna, articolo di Adalgisa Marrocco) che il dolce far niente è un ottimo antidoto allo stress. La totale inoperosità "Niksen" termine olandese che significa letteralmente "non fare nulla" ...aiuta a riconciliarsi con se stessi, a liberarsi dal logorìo della vita moderna. 
Che bella immagine! Io ho sperimentato veri momenti di felicità pensando all'ozio assoluto, mi è capitato di tornare a casa a inizio week end e sentirmi felice all'idea di non avere nulla, assolutamente nulla da dover fare, neanche uscire per mero svago (che anche uscire può essere un impegno pesante).
Nell'articolo si cita un saggio, appena pubblicato in Olanda, di Carolien Janssen intitolato "Niksen" che parla di un metodo improntato alla totale disconnessione dal mondo, non fare niente vuol dire anche stare senza social. In pratica occorre sospendere ogni attività per un certo periodo di tempo, magari cominciare con dieci minuti, e per quella frazione di tempo dedicarsi a qualcosa di inutile e per noi rilassante, come ascoltare musica, distendersi sul divano o sul letto, guardare fuori dalla finestra ecc.
In questo modo si allontana lo stress e si recuperano le energie.
Insomma l'ozio non è più il padre dei vizi, ma un mezzo di recupero delle nostre energie. 
Ammetto che questa idea mi piace molto e la condivido totalmente. Ogni tanto senza saperlo l'ho messa in pratica guardando fuori dalla finestra e osservando la forma delle nuvole, gioco che facevo da bambina quando cercavo di intravedere dei visi nelle nuvole e pensavo fossero degli angeli che scrutavano il mondo dall'alto.
Dalla mia finestra guardo anche stralci di vita nelle case di fronte e immagino nuove storie da scrivere.
Infatti il metodo Niksen può essere utilissimo per trovare nuove idee, perché quando il cervello è in una fase di riposo continua comunque a pensare ed è proprio in quella fase che possono nascere delle soluzioni alle quali non si era pensato.
Leggendo l'articolo ho avuto quasi un'illuminazione. È vero, ho pensato, quando sono in ozio completo, spesso mi vengono delle idee sulla trama che sto scrivendo o vorrei scrivere; molte mie storie sono nate così, da un momento di ozio assoluto, in cui la mia mente vagava libera. In altri casi ho trovato soluzioni a questioni personali, non legate alla scrittura.
E quindi che dire? Niente più sensi di colpa quando non facciamo niente e ci prendiamo le nostre meritate pause. Ben venga l'ozio e le sue implicazioni rilassanti e liberatorie.

Voi cosa ne pensate? Che rapporto avete con l'ozio?


Fonti immagini 
Pixabay
Fonti testi 
Donna Moderna n. 44/2019

sabato 23 novembre 2019

L'importanza del dubbio


Lunedì 18 novembre Gianrico Carofiglio era a Bologna a presentare il suo libro "La misura del tempo"
L'ho scoperto praticamente per caso la sera della domenica andando sul profilo Twitter dell'autore, così mi sono organizzata per andarci in tempo, visto che la volta precedente ero rimasta fuori dalla porta.
L'incontro era alle 17.30 presso la Biblioteca Renzi della Cineteca di Bologna, io ho pensato che la Biblioteca Renzi fosse intitolata a Matteo Renzi, nulla di più sbagliato, era in realtà Renzo Renzi.
Chi era costui? Mi sono chiesta, ignorante che non sono altro! Renzo Renzi era un critico cinematografico, se volete maggiori dettagli eccovi il link di Wikipedia Renzo Renzi
Ma torniamo a Gianrico Carofiglio, stavolta ho avuto una premonizione perché l'ho sognato nel week end, insomma forse non è così strano visto che mi sono addormentata leggendo proprio il suo libro (in eBook) La misura del tempo (un bel titolo vero?)
Nel sogno ero a Bari, città dove vive, faceva una presentazione di un libro (non era scontato che fosse quest'ultimo) e facevamo amicizia proprio parlando dei suoi libri. Mi sono svegliata con la sensazione di conoscerlo davvero. Una volta sognavo gli attori ora sogno gli scrittori, vabbè. 
In realtà non avevo dato molto peso al sogno, ma quando ho letto il Twitt ho pensato che fosse proprio capitato a fagiolo visto che potevo andarci agevolmente dopo l'ufficio, nonostante la pioggia battente.
Bene, dopo tutta questa premessa eccoci all'incontro.
Prima di tutto la Biblioteca Renzo Renzi della cineteca di Bologna è davvero bella, con la volta affrescata e una bella atmosfera (per chi non lo sapesse, la cineteca di Bologna è la prima in Europa per il restauro dei film).
Quando arrivo sono le ore 16.50 e sono occupate solo le prime file, io riesco quindi a occupare la sesta o settima fila, non sono vicina ma neanche troppo lontana. Dietro di me arriva una mia collega che mi dice che ha letto il suo romanzo (La versione di Fenoglio) e da allora è una sua fan, io le rispondo che ho letto tutto di Carofiglio, mi mancano i saggi (ma non penso di leggerli). 


La smetto di divagare, finalmente arriva e la sala è ormai gremita con molta gente in piedi lungo le colonne laterali, si vedono dalla foto?
Il moderatore, di cui ignoro il nome, dice che la sala arriva a ospitare 300 persone ed è per questo che è stato deciso di ospitare l'evento lì (in effetti me lo sono chiesta anch'io, non tanto per il posto bellissimo, ma perché rispetto alle altre location di Bologna la Cineteca è un po' più decentrata (e con la pioggia si è sentito) quindi che dire: ottima idea.
Carofiglio è stato intervistato da un avvocato penalista di Bologna - si è presentato ma purtroppo non ricordo il nome - che ha raccontato di essersi appassionato alle vicende dell'avvocato Guido Guerrieri proprio perché si identificava e trovava in lui molti modi di fare e punti di contatto.
Cosa ha detto Carofiglio? Ovviamente ha parlato del suo libro, ma anche di molto altro. C'è poco da fare, lui è un bravo oratore, sa usare bene le parole, forse forte anche della sua esperienza di magistrato, ma si fa apprezzare anche per la sua simpatia, dal vivo è molto meno serio che su Twitter dove molti interventi sono spesso di politica e può piacere o non piacere quello che afferma, sia pure sempre molto equilibrato (ciononostante viene spesso attaccato). 
Quello che più mi ha colpito del suo discorso è stato quello relativo all'importanza del dubbio, lui non si fida di coloro che sono sempre troppo sicuri (ne abbiamo di esempi in giro), anzi proprio perché è stato un magistrato ha sempre dato importanza ai dubbi, alla possibilità di essere in errore perché solo dubitando si può fare bene il proprio lavoro, mettendosi in discussione, soprattutto quando si ha a che fare con le vite umane, con persone che possono perdere la libertà per gravi reati. 
Non so se ho reso bene quello che voleva dire, ma questo è un tema che sento molto mio, perché -anche se non faccio un lavoro così importante - sento che nelle relazioni umane personali e lavorative, mettersi in discussione è fondamentale. Anche a me non piacciono quelli troppo sicuri, quelli che sanno sempre tutto e sembrano i depositari di ogni certezza. In ogni ambito il dubbio è ciò che ti permette di riflettere prima di agire, il dubbio è ciò che può farti evitare un errore, anche grave.
Per spiegare meglio questo concetto c'è un estratto del romanzo che, a mio parere, lo rende bene.
Nella premessa l'avvocato Guerrieri, in un discorso pubblico, afferma che un bravo avvocato deve conoscere le storie, leggere buoni romanzi e vedere buoni film, insomma nutrirsi di storie.
"È l'arte del racconto a ricordarci come non esista una sola risposta di fronte ai dilemmi umani. Essi sono inevitabilmente ambigui. I personaggi dei buoni romanzi, dei buoni film, rappresentano i diversi punti di vista sul reale."

E poi c'è il tempo, altro protagonista del romanzo, il sentimento del tempo soprattutto, concetto astratto e difficile da esprimere. Un tema a me caro, ma anche ad altri, a quanto pare. Forse l'antidoto al tempo che passa, secondo l'autore, potrebbe essere la capacità di stupirsi ancora di fronte alla vita.
"Forse potrebbe essere proprio lo stupore - se fossimo capaci di impararlo - l'antitodo al tempo che passa in questo modo insopportabile."

Il tempo, si sa, non si riesce ad afferrarlo e sembra sfuggire sempre più ma, premesso che mettersi in discussione non rende la vita facile, ritenete il dubbio importante quanto me? 



sabato 9 novembre 2019

Il tempo della vita ha invaso il tempo della scrittura


In questo periodo non sto scrivendo, è quasi tutto fermo, ogni tanto scrivo sul blog ma ho rallentato anche qui.
Il fatto è che il tempo della vita ha invaso il tempo della scrittura, è bastato passare due week end fuori, alcuni sabati in giro per amenità varie e la scrittura è andata a farsi benedire.
Allora mi sono chiesta: chi scrive non vive? 
Beh, sicuramente ha più tempo libero di me, chi scrive ha un'organizzazione della vita che gli permette di avere delle ore da dedicare alle scrittura. Nella mia attuale organizzazione della vita il tempo per scrivere posso trovarlo solo nel fine settimana, ma se per eventi vari faccio altro, ecco che non resta più niente per la scrittura.
Per alcuni anni, da quando mi sono buttata in questa avventura, ho sfornato diversi romanzi, tra romance e thriller, dedicando tutto il mio tempo libero, talvolta anche dei giorni di ferie. Vivevo molto concentrata su questa passione, tornavo a casa dal lavoro e mi mettevo a scrivere, così nel week end. 

Nel frattempo ho lasciato indietro molte questioni della mia vita personale, per esempio la ricerca di una casa nuova o valutare l'opportunità di una piccola ristrutturazione, tutte cose che richiedono un grande dispendio di energia e tempo. Così, negli ultimi tempi, mi sono accorta che il tempo davanti a me si stava restringendo e che quello che avevo a lungo rimandato gravava su di me soffocandomi ed esigendo una soluzione. 
Così negli ultimi tempi, mi sono dedicata a queste incombenze, tipo andare in giro a vedere case. 
No, non ho trovato la casa nuova, ma mi sono chiarita un po' le idee sul gap tra quello che cerco e quello che posso permettermi. Mentre cercavo casa nuova, ho fatto comunque ordine in quella vecchia comprando un paio di mobili nuovi che mi servivano da anni luce, per esempio ho risolto il grave problema di spazio che mi attanagliava con un letto nuovo con contenitore, una soluzione fantastica che mi ha permesso di liberare zone dell'armadio da coperte che restavano pigiate in un angolo durante l'estate soffocando i vestiti estivi. È stata anche l'occasione per disfarmi di cose che erano sepolte nell'armadio e che non usavo, scoprendo anche oggetti di cui avevo dimenticato l'esistenza.
Insomma per qualche giorno ho sperimentato anch'io il "magico potere del riordino" del famoso libro.
Su questo argomento però mi resta ancora molto da fare, ma al momento mi accontento.
Sto cercando di ritrovare la disciplina per ricominciare a scrivere, cosa niente affatto facile, perché significa non perdere tempo, ma soprattutto non disperdersi in mille attività inutili di contorno, il cosiddetto "cazzeggio", cosa che nel tempo libero mi rilassa tanto.
Ammetto che, con il clima più invernale, viene voglia di restare in casa e, forse, potrei ritrovare la spinta per scrivere di nuovo, chissà. Il dubbio amletico che spesso mi assale è sempre quello relativo al tempo che vorrei passare in attività piacevoli, perché il nostro tempo diventa ormai sempre più corto ed è estremamente importante spenderlo bene. Mi chiedo quindi se posso ancora permettermi il lusso di scrivere e non vivere, anche se, quando non scrivo un po' non vivo, come se il tempo passasse con un senso di inutilità. Sarà perché ormai la scrittura è una ulteriore forma di vita che mi da modo di esprimere la parte più vera di me? 

Non so cos'altro dirvi salvo chiedervi, cosa ne pensate? 

Fonti immagini
Pixabay 

sabato 2 novembre 2019

Il tempo per leggere



In questo mondo frenetico pieno di impegni quando troviamo il tempo per leggere? 
Questo è un quesito che ci si pone spesso. L'altro giorno ho seguito un video su YouTube che parlava proprio di questo argomento (arrivano anche a voi continue notifiche di video da vedere? Ogni tanto mi capitano video, tutto sommato, interessanti).
Senza dilungarmi troppo vi dico quando io leggo o trovo il tempo di leggere.
Da quando ho tutti i miei libri sul cellulare, in eBook sull'iphone, leggo molto di più, soprattutto sfrutto le pause. 
Se avete l'e-reader per leggere è sicuramente meglio, perché sul telefono arrivano le notifiche e quindi non verrete disturbati nella lettura, anche se con il cellulare c'è sempre la possibilità di disattivare le notifiche o addirittura mettere il telefono in modalità aereo che vi disconnette per un po' dal mondo (e scoprirete il grande valore del silenzio, una meraviglia).
Io l'e-reader non ce l'ho e quindi uso l'iPhone se sono in giro oppure l'iPad se sono a casa (le letture e i segnalibri tra iPad e iPhone si sincronizzano ed è un ottimo sistema per non perdere mai il filo).
Leggo, per esempio, nelle seguenti casistiche:
-quando ho la fortuna di andare fuori in pausa pranzo, anche se il posto dove vado di solito è piuttosto rumoroso, però mi astraggo e riesco a leggere
-se viaggio sui mezzi pubblici e ho la fortuna di sedermi in un posticino riparato
-se aspetto in fila alle poste o al supermercato
-se ho dei tempi morti di altro genere nel corso della giornata.
Il momento però in cui leggo di più è la notte, non solo prima di dormire, ma proprio durante la notte, quando mi capita di svegliarmi per i troppi pensieri o ansie varie. Purtroppo soffro d'insonnia e succede spesso di faticare ad addormentarmi oppure, peggio, svegliarmi nel cuore della notte. 
In questi casi leggo e capita sovente di terminare la lettura di un libro tirando fino all'alba, almeno la lettura mi avrà distratto dai brutti pensieri ansiogeni che mi hanno fatto svegliare.
Leggere mi porta lontano dalla mia vita quotidiana e mi distrae dai pensieri negativi, perché se leggo un thriller incontro un mondo peggiore del mio e mi consolo, se leggo un romance mi immagino un mondo più bello e leggero che mi fa credere un po' alle favole e ottengo una breve iniezione di fiducia nell'umanitá.
Del resto se amo scrivere è perché adoro leggere, è una realtà incontrovertibile.

E voi come siete organizzati con le vostre letture? 

lunedì 28 ottobre 2019

La mia intervista sul blog di Marco



Cari amici, il blogger Marco Freccero, autore di bellissimi racconti e del romanzo L'ultimo dei Bezucov, mi ha intervistato sul tema dell'ambientazione dei miei romanzi e ho parlato in particolare dell'ambientazione nella città in cui vivo, Bologna, dove si svolgono le indagini del mio commissario Saverio Sorace. 
È stato molto piacevole discorrere con Marco di Bologna e dei suoi misteri, della sua storia così interessante e che, spesso, ben si presta ad argomentare di gialli.

Approfitto per segnalare che, dal 27 ottobre, L'ombra della sera, il terzo episodio del commissario Sorace, è anche sugli altri store on line al prezzo lancio di 1,99 invece che 2,99 su Amazon.
Ho tolto il libro da Kindle Unlimited, visto che le pagine lette erano all'inizio irrisorie e dopo inesistenti, e ho deciso di rendere disponibile l'ebook anche sugli altri store.



sabato 19 ottobre 2019

Generazioni Zeta e Alpha


Tempo fa ho letto un articolo su donna moderna che parlava di alcune scrittrici giovanissime, vent'anni o poco più. Tutte ragazze della generazione Z che si sono fatte conoscere attraverso il web, blog o YouTube. Qualche nome? Margherita Nani, romana 18 anni, autrice del romanzo L'ospite che ha vinto il premio internazionale Città di Como, sbaragliando autori più maturi e navigati di lei. 
Helena Paoli, 20 anni, ha pubblicato il suo primo romanzo a 17 anni, ha un blog e un canale YouTube in cui parla di libri. 
Quando leggo queste storie non posso fare a meno di chiedermi: dove sarei ora se anch'io avessi potuto disporre di certi mezzi al tempo dei miei vent'anni? Magari sarei allo stesso punto, chissà. 
È ovvio, sono domande senza risposta, salvo avere la macchina del tempo e tornare indietro per fare un esperimento. Tuttavia sono domande che offrono uno spunto di  riflessione sui mezzi di cui dispongono oggi molti ragazzi e che, sfruttati bene, possono portare a dei risultati impensabili un tempo. Il vero problema di chi scrive è trovare un editore che gli dia fiducia (e che abbia voglia e tempo di leggere il suo manoscritto). Per questo avere a disposizione un mezzo rivoluzionario come il web per farsi notare può essere davvero la carta di volta.
Di casi ce ne sono stati diversi, oltre a quelli già indicati sopra, cito come esempio per tutti Anna Todd che si è affermata prima su whattpad e poi è stata portata ai vertici delle classifiche da una casa editrice con la serie After. 
Purtroppo le case editrici vogliono sempre più la "pappa pronta" e se, frugando nel web, trovano qualcuno che ha già un certo successo allora ne approfittano. E perché non dovrebbero farlo in fondo?
C'è un'altro importante elemento da considerare, questi ragazzi hanno il tempo - tempo per creare e inventare, tempo davanti a loro per affermarsi e aggiustare il tiro - cosa che esisteva anche per i ragazzi di una volta, ma che forse non era sfruttata con i grandi mezzi della moderna tecnologia. 
Voi che non fate parte della generazione Z ricordate i pomeriggi noiosi dell'adolescenza? Io li utilizzavo per leggere, per pensare e fantasticare, magari anche per scrivere, ho riempito diari di pensieri, poesie e tanto altro. La noia era una grande alleata, non potevo fare di più ma la mia creatività avrebbe potuto spingersi oltre se avessi avuto altri mezzi.

Per non parlare degli altri campi come musica e tutorial di ogni tipo che spopolano su YouTube.
Il fenomeno più noto, per esempio, è Rovazzi che, confesso, mi è molto simpatico.


Abbiamo ballato tutti, anche solo ascoltandola alla radio, la sua "Andiamo a comandare", seguito poi da "tutto molto interessante" e poi con le successive canzoni ben sceneggiate è riuscito a coinvolgere tanti personaggi noti che hanno reso i suoi pezzi molto più intriganti.




Non oso immaginare poi cosa farà la generazione Alpha, così sono chiamati i bambini nati dopo il 2010, nati già immersi nella tecnologia, bambini che a tre anni eliminano con un gesto della mano le notifiche che disturbano la visione di Peppa Pig sul display del cellulare della mamma. La mia nipotina di due anni digitava il pin sul cellulare mentre sua nonna (mia sorella) non sapeva come accenderlo. 
Ci sono già bambini che fanno i baby influencer di professione, un bambino texano recensisce giocattoli sul suo canale YouTube con 15 milioni di iscritti, da quando aveva quattro anni, magari qui c'è anche lo zampino dei genitori. Ormai molte aziende mostrano notevole interesse verso questa fascia di piccoli consumatori per le loro campagne pubblicitarie e di marketing, i quali anche se non hanno un diretto potere di acquisto, possono influenzare notevolmente gli acquisti di casa per mamma e papà non solo per i giocattoli ma anche per televisori, telefoni e altre apparecchiature elettroniche.
Questi bambini hanno la capacità di passare da un compito a un altro - ossia da uno schermo a un altro - in modo molto più rapido, hanno però meno capacità di attenzione e di memorizzazione, forse questo non li avvantaggerà nelle materie scolastiche che necessitano di elevata concentrazione, ma avranno indubbi vantaggi in quelle dove è richiesta molta capacità intuitiva. 

A questo punto comincio a sentirmi un dinosauro in via di estinzione o, forse, solo in lenta evoluzione. Voi cosa ne pensate?


Fonti testi
Donna moderna n. 26/2019
Donna moderna n. 40/2019

Fonti immagini e video
Pixabay
YouTube

domenica 6 ottobre 2019

Tutto scorre e...inquina


Sarà per la maggiore attenzione che, finalmente, c'è per il clima, ma mi sto rendendo conto che tutto inquina e c'è davvero da sentirsi male all'idea. Tra le innumerevoli mail che mi arrivano come pubblicità ho notato che ci sono alcune aziende che esordiscono con "da oggi produciamo nostri jeans con la metà dell'acqua, quindi inquiniamo meno" bene, questa è una bella cosa, ma mi sono chiesta: allora ogni prodotto che compriamo contribuisce a distruggere il nostro pianeta, chi più chi meno, ci sono prodotti per i quali non mi ero mai posta il problema dell'inquinamento perché non li collegavo affatto a questa possibilità. Un'automobile, è noto a tutti, inquina con i suoi gas di scarico; le fabbriche, i prodotti chimici, il riscaldamento delle case, la plastica che è dappertutto. Non avevo mai pensato ai jeans come prodotto inquinante. In realtà riflettendo ci si può arrivare, non è il prodotto in sè ma la modalità di produzione del prodotto.
Se prendo un aereo (il mezzo di trasporto più inquinante al mondo) inquino
Se mangio una bistecca di bovino (ma anche di altre carni) inquino
Se compro un vestito inquino 
Se compro delle scarpe inquino.
Un kg di carne costa 15000 litri di acqua, oltre ai cereali e al terreno per alimentare la mucca con l'inquinamento che ne deriva. Si potrebbe passare alla carne sintetica (recente invenzione, un prodotto vegetale simile per sapore e odore alla carne ricavata da un mix di piselli e barbabietola e olio di cocco) 

Ogni volta che decido di consumare qualcosa inquino. Non è semplice evitare di farlo. Posso scegliere di limitare l'uso della plastica, decidendo di bere l'acqua del rubinetto o comprando l'acqua minerale in vetro, oppure installando un depuratore in casa.
Posso scegliere di non consumare la carne, ma anche le uova e i derivati animali. Posso scegliere di non prendere l'aereo, in realtà lo faccio già pochissimo, ma c'è chi lo fa anche per me. 
Le scelte personali sono importanti, ma è ancora più importante l'attenzione al problema che porti a corrette modalità di produzione non inquinanti. 
L'obiettivo reale è la produzione, se non viene cambiato il modo di produrre un qualunque bene, ogni lotta del singolo all'inquinamento resterà vana. Questo è quello che penso, quello a cui sono arrivata dopo essermi informata un po' meglio rispetto a questo argomento. Certo quando l'azione del singolo si unisce a quella di tanti altri fino a smuovere le coscienze, trasformando la cultura e portando concretamente l'attenzione sul problema, allora chi "decide" perché detiene il potere economico o politico o entrambi è costretto a fare qualcosa per cambiare. 
Siamo sulla strada giusta? Il movimento creato da Greta sta portando i primi frutti? 
Spero di sì, spero anche che non sia una moda del momento e che davvero partano delle politiche serie e concrete, sperando anche che non sia troppo tardi. 
Lo scioglimento dei ghiacciai e il cambiamento climatico è sempre più evidente, ormai non possiamo più fare finta di non vedere, ma l'unica strada concreta verso il cambiamento è rivoluzionare il modo di produrre, accettare l'inevitabile maggior costo iniziale come un giusto sacrificio.
Per esempio ho scoperto da poco che possono essere prodotte delle bottiglie di plastica completamente biodegradabili, aimè tappo ed etichetta sono ancora di plastica ma con il tempo chissà. I componenti della bottiglia sono polimeri derivati da zuccheri compostabili in ottanta giorni. 
Ecco il link pubblicitario di youtube che ne parla



Penso che questo potrebbe essere un primo passo, ma ogni impresa dovrebbe investire sul proprio prodotto rendendolo compatibile per l'ambiente e forse salveremo il pianeta o, almeno, non continueremo a distruggerlo. Voi cosa dite?
 

Fonti immagini
Pixabay

Fonti video
YouTube 

sabato 21 settembre 2019

Aiuto ho il burnout!


Dopo quasi tre settimane di ferie in agosto, il giorno prima del rientro sono stata assalita dallo sconforto. Mi dava fastidio l'idea di tornare al lavoro, stare due giorni a leggere le mail che si sono accumulate e fare subito le attività più urgenti (quelle urgenti già dal giorno prima di quando veniva manifestata l'urgenza).
Mi dada fastidio anche l'idea di rivedere i colleghi, perfino quelli più simpatici.
Insomma una vera crisi di sconforto.
Così mi sono ricordata di un articolo letto su donna moderna tempo fa che parlava del "burnout" una vera e propria sindrome che colpisce soprattutto le donne a causa del lavoro...chissà perché le donne, forse perché lavorano sempre su più fronti? 
Vi sentite stanchi e depressi con la sensazione che il lavoro vi stia schiacciando e che si sia impossessato di ogni aspetto della vostra vita togliendovi tutte le energie? 
Potreste essere vittime della sindrome da burnout, oggi riconosciuta ufficialmente dall'organizzazione mondiale della sanità.
I sintomi principali sono:
Ci si sente scarichi di energie, desiderosi di stare soli, insicuri nello svolgimento del proprio lavoro.

A quanto pare l'effetto, per gli uomini, è che si sentono sempre più spersonalizzati, mentre, per le donne, è soprattutto un esaurimento emotivo che le rende continuamente spossate, con un grande senso di impotenza perché qualsiasi cosa venga fatta non è mai abbastanza. 
In pratica si tratta di un processo di alienazione, di estraneamento che porta a un deterioramento delle emozioni associate al lavoro (ce l'ho), un problema di adattamento tra la persona e il lavoro a causa delle eccessive richieste di quest'ultimo (ce l'ho), una sensazione di schiacciamento nei confronti del lavoro perché sembra che non si faccia mai abbastanza (ce l'ho). 
L'elenco potrebbe continuare ma mi fermo perché tanto ho reso l'idea. Lo stress è una condizione positiva se si sostiene per un breve periodo, nei momenti in cui la nostra attenzione deve essere alta perché cominciamo una nuova attività, oppure c'è un evento importante, ma se il livello di stress è sempre al massimo allora non è più un fattore positivo, ma diventa del tutto negativo e può sfociare nel burnout, o nella follia. 
All'inizio questa sindrome sembrava circoscritta alle professioni di aiuto (medici, infermieri, operatori sanitari, forze dell'ordine, assistenti sociali, operatori del volontariato ecc) a quanto pare aiutare gli altri non fa poi così bene, ma questo succede quando ci si fa un carico eccessivo delle problematiche connesse al proprio lavoro.
Gli ultimi studi hanno dimostrato che questa sindrome invade allegramente (si fa per dire) tutti i campi lavorativi e quindi anche quelli in cui non avrebbe dovuto esserci. 
Questo comporta insonnia (ce l'ho) e depressione (non so se ce l'ho ma potrei esserci vicina), un senso di ridotta realizzazione personale (ce l'ho).
Tra le cause del burnout cito in particolare quelle in cui mi ritrovo
-il sovraccarico di lavoro: questo si spiega da solo;
-senso di impotenza: quando il proprio lavoro sembra inutile perché non porta a una reale soluzione dei problemi. Ho passato luglio e metà del mese di agosto a cercare di risolvere dei problemi lavorativi connessi ad alcuni contratti e alla fine - dopo incontri e riunioni e meningi (le mie) spremute fino all'inverosimile, non siamo riusciti a trovare una quadra;
-mancanza di controllo: sensazione di non avere il controllo sulle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro (il settore che dirigo ha cinque persone, ma ne servirebbero il doppio).

Soluzione (illusoria) per liberarsi dal burnout:
Licenziarsi e abbandonare il lavoro mandando tutti a quel paese urlando: da oggi in poi vi arrangiate!
Questa sarebbe la mia soluzione, la sola idea mi manda in estasi.

Se potessi farlo lo avrei già fatto già alcuni anni fa, quando il lavoro è diventato per me una gabbia soffocante in cui mi manca sempre più il respiro e da quando mi sono resa conto che, anche se mi fermo al lavoro fino alle otto di sera con straordinari non pagati (lo specifico perché ho un contratto così) non serve a niente 
-perché non riesco a mettermi mai in pari;
 -perché salta sempre fuori un problema nuovo mentre stai cercando una soluzione a un problema vecchio e quindi i problemi irrisolti raddoppiano;
 -perché chi dovrebbe decidere - che non sono io - non decide, ma alla fine decide qualcun altro assumendosi delle responsabilità per le quali non è pagato; 
-perchè la mole di lavoro è eccessiva rispetto alle forze di cui dispongo; 
 - perché nessuno riesce a capire che "presto e bene non stanno insieme".

Nonostante questa mia notevole consapevolezza, non posso licenziarmi perché ho bisogno di pagare tutte le mie bollette (e quelle di qualcuno altro che mi grava sul groppone, ma questa è un altra storia), vediamo quindi quali sono le altre possibili soluzioni:
-ritagliarsi del tempo per sè senza sensi di colpa: sappiate che io il senso di colpa nei confronti del lavoro non ce l'ho più da tempo (anche perché per fare di più di quello che faccio dovrei dormire in ufficio, eh no questo proprio no)
-distaccarsi a livello emotivo dal lavoro smettendo di inseguire la performance perfetta a tutti i costi 
-essere indulgenti con se stesse e prendersi cura di se, magari imponendosi di uscire in orario.

Questi consigli sono validi, sempre che si riesca a seguirli, cosa non semplice.
Per fortuna, il distacco emotivo dal lavoro lo ottengo anche grazie alla scrittura che mi porta a spaziare con la mente in altri orizzonti. 
Anche una bella lettura può aiutare o un bel film liberatorio come quello che vi riporto sotto oppure dedicarsi ad altre attività piacevoli nel poco tempo libero che ci resta.


Voi cosa dite? Avete altri suggerimenti?



Fonti testi
Donna moderna n. 29 del 4/7/2019
Wikipedia 

Fonti immagini
Pixabay 
Wikipedia (logo italiano del film)

sabato 14 settembre 2019

Il mondo narrativo

Ho letto tempo fa una interessante newsletter di Stefania Crepaldi che sottolinea l'importanza del mondo narrativo di un romanzo citando i noir di Loriano Machiavelli che ambienta le sue storie a Bologna. E pensare che non avevo mai letto nulla di questo autore, pur conoscendolo di fama, anche perché ha scritto spesso a quattro mani con Guccini di cui sono una appassionata fan (o meglio lo ero, perché adesso lo ascolto molto meno, pur apprezzandolo ancora).
Bologna ben si presta come mondo narrativo per molti motivi, i suoi portici, i suoi vicoli, i suoi misteri (di misteri e di storie noir nella realtà Bologna ne ha avute tantissime). 
Comunque sto tentando di recuperare la lettura dei romanzi di Loriano Macchiavelli per curiosità e perché ho scoperto che il suo personaggio, Antonio Sarti, è quel poliziotto fantastico piuttosto "scartolato" - quasi un precursore di Coliandro - interpretato da Gianni Cavina nella serie - andata in onda tra il 1991 e il 1993 - intitolata L'Ispettore Sarti - un poliziotto, una città (se non conoscete Gianni Cavina vuol dire che siete parecchio giovani, comunque è un attore molto amato da Pupi Avati e qualche anno fa ha interpretato la figura del padre nella serie TV Una grande famiglia).
Comunque la serie dell'ispettore Sarti era ambientata negli anni novanta a Bologna e mi piaceva molto proprio per la sua ambientazione e la simpatia del poliziotto che, nonostante tutto, riesce sempre a risolvere i suoi casi...
Anche il video vintage della sigla della serie televisiva scritta e cantata dallo stesso Cavina rende l'atmosfera della storia e dei suoi personaggi.


Come affermava Stefania Crepaldi molti autori ambientano i loro romanzi in luoghi esotici, magari all'estero, forse senza esserci mai stati, ma questa può non essere un'idea felice perché raccontare di un luogo che si conosce può essere più vantaggioso e rendere il romanzo più suggestivo. Raccontare un luogo attraverso le sue atmosfere e le sue sfumature può davvero donare molto a una storia.

Inoltre l'Italia, soprattutto negli ultimi tempi, è stata un po' riscoperta dalla letteratura, dopo le abbuffate di film americani, le ambientazioni italiane vengono sempre più apprezzate. Già nelle fiction TV, per esigenze contingenti, la provincia italiana è stata spesso usata come ambientazione. Posso citarvi diversi casi.
Per esempio, mentre ero in ferie, ho riguardato le puntate in replica del Maresciallo Rocca ambientate a Viterbo (da quando sono stata nella Tuscia mi sono innamorata di quei luoghi), la serie si fa apprezzare per l'interpretazione di un bravissimo Gigi Proietti, ma anche per il contesto narrativo, Viterbo e i suoi dintorni. 
Viterbo, un vicolo

L'Italia è così variegata,  così intensa, che ogni luogo può essere il perfetto mondo narrativo di un romanzo. 
Possiamo citare la Napoli di Maurizio De Giovanni e di Elena Ferrante, l'isola d'Elba dei delitti del Bar Lume dei romanzi di Marco Malvaldi. La Sicilia di Montalbano, il Friuli di Ilaria Tuti. 
C'è solo l'imbarazzo della scelta per scegliere il mondo narrativo italiano che può essere davvero il proprio mondo...quello in cui si vive o comunque quel mondo che si conosce bene, perché ciò che è importante in un romanzo non è la fredda descrizione dei luoghi ma trasmetterne le atmosfere.
Per esempio nel mio romanzo (non per essere megalomane, ma solo perché mi hanno detto che questa atmosfera è resa molto bene...) Fine dell'estate, ambientato a Fiorita, nome di fantasia di una piccola cittadina del sud d'Italia, così descrivo la "controra":

“Si chiamava “controra” la fascia oraria compresa tra le due e le cinque del pomeriggio, nei pomeriggi di estate, nei pomeriggi caldi del sud. Durante la controra non era educato telefonare, o fare visite, o bussare alla porta, si evitava anche di guardare la tv o di accendere la radio, o, se lo si faceva, si teneva il volume bassissimo.
La controra mi dava la sensazione di essere sospesa nel tempo, qualunque cosa volessimo fare nella nostra giornata era rimandata almeno a dopo le cinque del pomeriggio. Era come se fosse notte fonda, anche se fuori c’erano la luce e il calore fortissimo del sole estivo, il momento più caldo della giornata.
Con gli scuri abbassati che riparavano dalla luce troppo intensa, restavo nel mio angolo a leggere o a pensare a quello che avrei fatto nel corso della serata, agli appuntamenti con le amiche, ai vestiti da indossare, ai punti di ritrovo, nell’aria finalmente più fresca della sera.
A volte mi manca quella sensazione di pace e di silenzio nella calura estiva, la sensazione di attesa, 
il tempo che avevo da dedicare ai miei pensieri o alla lettura di un libro, mi manca la sensazione del tempo che rallenta che invece ora, nella mia nuova vita, è diventato frenetico e convulso.”


Matera

Matera, cortile
Di recente ho scoperto diversi romanzi ambientati in Italia, per esempio l'ultimo è un romanzo noir di Piera Carlomagno Una favolosa estate di morte ambientato in Lucania e più precisamente tra Matera e Potenza una regione riscoperta che si presta molto bene come ambientazione di un mistero. 
Ma tornando indietro nel tempo vi ricordate lo sceneggiato Rai Ritratto di donna velata ambientato a Volterra? Insomma il mondo narrativo italiano può essere un perfetto contesto in cui ambientare la propria storia.
Siete d'accordo con me?
Avete letto qualche libro con ambientazioni interessanti italiane?


Fonti
Video: YouTube 
Immagine: le foto di Viterbo e di Matera sono mie, ricordi di viaggio



sabato 7 settembre 2019

Dieci piccoli insight

Silvia Algerino del Blog Lettore creativo tempo fa ha scritto un post molto carino,
Scrivo questo post in ritardo, ma come si dice per certe cose non è mai troppo tardi



Silvia spiega il significato degli insight molto meglio di me, ma il post traspone poi questo significato nelle piccole cose che ci fanno stare bene, insomma quelle cose apparentemente insignificanti che ci regalano un po' di benessere nel nostro quotidiano.
Leggendo il post di Silvia ho cercato di mettere a fuoco quali sono quelle piccole cose che donano alla mia vita quel quid in più...

1. L'odore del caffè che invade la cucina e il gorgoglio della moka
2. L'odore del ragù che mi ricorda la mamma con l'acuto senso di nostalgia che ne deriva, perché quell'odore mi riporta alla mia infanzia e adolescenza 
3. Poter restare a letto il sabato mattina sapendo che hai il week end davanti a te
4. Leggere un libro che mi sta appassionando
5. Tornare a casa la sera dopo l'ufficio e sapere di non dover uscire, mettersi il pigiama e godersi il meritato relax
6. Comprare una sciocchezza inutile ma che ci piace tanto
7. Ascoltare una canzone che mi piace e fingere di cantarla a squarciagola immaginando di essere su un palco stile rock star...
8. Dormire nelle lenzuola fresche di bucato e di ferro da stiro
9. Bere una schweppes lemon con il ghiaccio nelle afose giornate estive oppure un calice di vino rosso a temperatura ambiente in una sera autunno inverno 
10. Partire di mattina presto su una moto io e lui, per una giornata in libertà inseguendo il vento e quello che ci va.


La vita è breve e complicata e quindi non lamentiamoci, godiamo delle piccole cose che abbiamo e cantiamo con Caparezza (che poi anche canticchiare questa canzone è un piccolo insight che mi fa stare bene!)



Voi siete d'accordo?

Fonti:
Immagini: Pixabay
Video: YouTube

domenica 1 settembre 2019

Realtà fonte primaria di ispirazione


Un romanzo deve raccontare una storia che, pur inventata, sia verosimile.
Perfino in una storia fantasy questa caratteristica deve essere presente perché faccia presa sul lettore.
Negli ultimi tempi ho letto romanzi in cui lo spunto era nato dalla realtà, non che la cosa mi stupisca, io stessa prendo notevoli spunti dalla realtà soprattutto per i thriller. 
In Fragile come il silenzio i casi trattati dal commissario di violenza sulle donne sono basati su casi reali in cui ho opportunamente cambiato alcune dinamiche, anche se il copione sembra ripetersi sempre con la stessa costanza, purtroppo. 
Ne La sottile linea del male l'ispirazione è nata proprio dalla mia conoscenza del mondo universitario e delle sue dinamiche che mi ha fatto pensare a un personaggio come il professor Roberto Negri. 
Ne L'ombra della sera, per il killer, mi ispiro a persone reali e a studi scientifici ormai consolidati che lascio spiegare direttamente da un personaggio nell'epilogo del romanzo. Anche la storia della ragazza scomparsa in una sera d'estate nasce dalla lettura di un articolo che mi aveva profondamente colpito di una giovane donna sparita nel nulla, mentre stava raggiungendo dei suoi amici per andare a una festa, in un altro tempo e in un altro luogo. 

Ilaria Tuti nel suo thriller Fiori sopra l'inferno trae spunto da un fatto storico risalente al 1945 che l'autrice spiega nelle sue note finali. Quando leggo le spiegazioni degli autori scopro un intero universo in cui mi riconosco perché io stessa traggo ispirazione e riflessioni dalla realtà. 

La vita degli autori entra spesso nei romanzi che scrivono, per esempio Herman Melville (quest'anno Moby Dick - considerato uno dei capolavori della letteratura americana - ha compiuto 168 anni) ha lavorato diversi anni su una baleniera e l'autore di MobyDick, che aveva vissuto agiatamente i primi anni della sua vita, dopo il tracollo finanziario di suo padre, fu costretto a lavorare per mantenere la sua famiglia composta da otto figli tra fratelli e sorelle e ridotta in povertà. Nel frattempo il padre dopo la bancarotta ebbe gravi problemi di salute che lo portarono alla morte.
Tra i vari lavori che il giovane Herman svolse ci fu quella di mozzo sulla nave "St. Lawrence" dove si inbarcò nel giugno 1839 in partenza per Liverpool dal porto di New York. Dopo la traversata rientrò a New York e per i tre anni seguenti fece l'insegnante.
Dopo la lettura di Due anni a prora (Two Years Before the Mast) di Richard Henry Dana Jr. - romanzo che descriveva la dura vita da marinaio semplice di uno studente di legge - si ridestò in Herman Melville il desiderio di viaggiare tanto che si imbarcò di nuovo come marinaio, nel gennaio 1841, al porto di New Bedford (Massachusetts) sulla baleniera "Acushnet", diretta verso l'Oceano Pacifico. Il viaggio durò diciotto mesi e il romanzo sulla balena Moby Dick sembra rielaborare molti ricordi dell'esperienza a bordo della "Acushnet".

Tenera è la notte racconta in un certo senso pezzi di vita di Francis Scott Fitzgerald.
L'autore faceva parte della corrente letteraria chiamata "Lost Generation" che comprendeva un gruppo di scrittori statunitensi nati, negli anni 1890, che si stabilì in Francia negli anni venti. Tenera è la notte racconta la vita a inizio secolo di questi giovani statunitensi che vivevano in costa azzurra, in una indolente agiatezza. L'autore visse per cinque anni in Europa, dal 1924, con la moglie Zelda almeno fino al suo rientro definitivo negli Stati Uniti nel 1931.

Mi è capitato di leggere la biografia di alcuni scrittori famosi dopo aver letto i loro romanzi e di avervi trovato spesso delle attinenze con la loro vita. Ciò non vuol dire che il romanzo non sia frutto di invenzione, ma semplicemente che la vita personale influenza la scrittura in modo più o meno trasversale. Il romanzo si sviluppa su binari paralleli alla nostra vita ed è quasi inevitabile che pensieri e ricordi dell'autore finiscano tra le parole scritte sulla pagina.
Certo non è solo la propria vita vera che influenza l'ispirazione di chi scrive, spesso la fonte e, in certi casi, per fortuna, è semplicemente la realtà che ci circonda che finisce tra le pagine di un romanzo, lo scrittore, come disse qualcuno, è un ladro della vita degli altri. Si resta colpiti da una storia ascoltata o che, semplicemente, ci ha sfiorato per un attimo e nasce l'ispirazione. L'osservazione della realtà mescolata alla propria creatività e al lavoro assiduo sulle parole è la genesi di ogni romanzo. 
Insomma, scrivere può essere come guardare la realtà ogni volta attraverso un paio di lenti diverse.

Voi cosa ne pensate?



Fonti:
Immagini Pixabay
Testi Wikipedia


domenica 25 agosto 2019

Vacanze d'agosto


Sono gli ultimi giorni di agosto, un mese che vivo un po' come fosse dicembre perché segna la fine - o l'inizio della fine- dell'estate e quindi porta con sè un pizzico di malinconia. Non che l'estate sia una stagione pazzesca per me, prevalentemente lavoro, soffro il caldo il che mi fa sembrare tutto più faticoso, però quando l'estate sembra volgere al termine come in questi giorni, all'improvviso, siamo invasi dal rimpianto, anche per quello che non c'è stato.
Tralasciando le immotivate nostalgie vi racconto cosa ho fatto in questi giorni di agosto, non tutto, solo la parte vacanziera. A parte le letture - bello leggere in libertà, senza l'assillo del tempo - ho fatto qualche breve viaggio tra Toscana e Lazio, scoprendo in particolare la Tuscia che secondo me merita un'attenzione maggiore di quanto in realtà ne abbia.
Nei giorni più caldi ci siamo concessi una gita sul monte Amiata, a 1700 metri di altezza c'era tutta un'altra aria, una meraviglia.

Monte Amiata
Poi abbiamo fatto un passaggio da Pitigliano, un meraviglioso paese scavato nel tufo, con un passaggio presso le terme di Sorano tanto per rinfrancare le nostre fragili ossa (che ormai cominciamo ad avere un'età) anche se non mancavano i bambini che sguazzavano nelle piscine termali molto allegramente.
E se vi capita di passare da quelle parti non perdete la visita presso il meraviglioso borgo di Civita di Bagno Regio, la città che muore, sembra che la montagna di tufo si stia lentamente sgretolando, anche se sono in corso degli interventi per scongiurare questo evento. Noi siamo stati a Civita alcuni anni fa, quest'anno no, ma siccome è un piccolo gioiello ve lo segnalo.

Civita di Bagno Regio

Siamo scesi fino a Tarquinia tanto per vedere un nuovo borgo e fare un passaggio anche al mare.
Tarquinia


Tarquinia
Poi siamo stati nella valle del Marta sul lago di Bolsena e, infine, siamo tornati a Bologna per goderci anche un po' il vuoto agostano in città.

Marta Borgo dei pescatori
Non so voi, ma in vacanza amo anche potermi godere il tempo libero in casa, magari approfittare per fare quei lavori che non riesco mai a fare quando lavoro. Oppure uscire la sera senza il pensiero di tornare a casa presto perché il giorno dopo si va in ufficio, anche se è un giorno feriale.

E voi come state? Sentite già la malinconia di fine estate come me?

sabato 17 agosto 2019

Il giorno che scappai via da te


Lo so, non ci siamo più incontrati e non abbiamo mai preso quel caffè insieme, sono fuggita quel giorno per non affrontare la realtà.
E da allora sei rimasto lì, sospeso in quell'incontro solo sfiorato, immutabile nel tempo.
Eppure so che qualcosa di ciò che amavo di te è rimasta come pietra scolpita, ferma e potente. 
Non c'è stato il nostro percorso di vita insieme, solo un breve tratto di via che ci ha visto vicini nel cuore e nell'anima. È stato sufficiente quel breve tragitto perché non potessimo dimenticare.
E mentre immagino la tua vita senza di me, mi torna in mente il giorno in cui scelsi di non scegliere, il giorno in cui mentre ti venivo incontro tornai sui miei passi e cambiai strada lasciandoti andare, per sempre.
Eppure a volte ritorni nei miei sogni a chiedermi un perché, ritorni nei miei ricordi e li rendi vividi più che mai, ritorni nelle mie storie come fugaci comparse in un film. 

domenica 11 agosto 2019

Letture estive

Forse dovrei scrivere letture d'agosto, visto che ormai l'estate è già oltre la boa, comunque parliamo di letture perfette per l'estate.
In realtà un bel romanzo è perfetto sempre, ma d'estate - quando si dovrebbe avere più tempo (il condizionale è d'obbligo, ormai le attività lavorative fermentano anche in pieno caldo) - c'è più tempo per leggere un libro tutto d'un fiato, senza rischiare di perdere il filo...
Quali sono quindi le letture che - a parte i miei romanzi - vi consiglio? 

Fiori sopra l'inferno di Ilaria Tuti





Colpita dalla sua perenne posizione in alto delle classifiche ho deciso di leggere questo suo primo thriller e l'ho divorato. Una storia agghiacciante che mantiene incollati alle pagine, ma a parte questo ciò che mi è piaciuto di questa autrice è l'introspezione psicologica dei personaggi e l'empatia che la commissaria sembra riservare all'assassino che per il suo vissuto si avvicina tanto a una vittima. Non posso dire di più per non fare spoiler, ma mi sono sentita molto in sintonia con il suo punto di vista, l'origine del male spesso ha radici profonde e lontane.

Isola di neve di Valentina D'Urbano




È uno dei primi letti in questo 2019, è una storia d'amore potente che va oltre il tempo. Ma è l'intreccio storico tra passato e presente, magistralmente gestito dall'autrice, che colpisce più di ogni
cosa. Una storia d'amore e un mistero che verrà svelato solo alla fine con un grande colpo di scena. 

La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone


Per diventare persone felici serve tanto coraggio, ad alcuni la felicità arriva come un regalo dal cielo, altri invece devono arrancare continuamente per conquistarsi anche una sola briciola di serenità. 
Ma è davvero così? Forse tutti combattono strenuamente per raggiungere il proprio angolo di paradiso.
Sembra questo il tema del romanzo di Lorenzo Marone e lo racconta benissimo attraverso il suo protagonista Erri Gargiulo. Questo romanzo mi è piaciuto moltissimo e quindi ve lo consiglio.

Non voglio dilungarmi oltre perché la batteria del mio iPad si sta scaricando, ho passato la giornata in piscina e il sole mi ha un po' provato, domani ho un po' di preparativi da fare per la partenza pre-ferragostana quindi mi fermo qui e buon ferragosto.

Ecco, giusto perché parliamo di letture d'agosto, vi segnalo che L'ombra della sera è in offerta a 1,49 per tutto agosto.



Buon ferragosto a tutti voi.


sabato 3 agosto 2019

I novant'anni del giallo

Tempo fa ho scoperto per caso leggendo un articolo su una rivista che quest'anno il Giallo Mondadori compie 90 anni. Nel marzo del 1929 nasceva la collana Mondadori del genere Giallo con le famose copertine color limone. L'idea nacque dal desiderio di colpire il lettore alla prima occhiata con una copertina di un colore che consentisse un richiamo immediato e inequivocabile. 


Il segreto di questo successo è composto da tre elementi ricorrenti: cadavere, indagine, colpevole. Questa è la costante che si ripete a ogni trama, tutta la storia si sviluppa intorno a questi elementi, un comune filo conduttore che porta alla risoluzione del mistero finale. 
I primi quattro titoli che uscirono in quella occasione erano La strana morte del signor Benson di Van Dine, L'uomo dai due corpi di Edgar Wallace, Il mistero delle due cugine di Anna K. Green e Il club dei suicidi di Robert L. Stevenson (di quest'ultimo non sapevo avesse scritto anche dei gialli, di Stevenson ricordo soprattutto la sua più famosa opera L'isola del tesoro). 
Secondo le statistiche l'autrice di maggior successo, è Agatha Christie che continua ad essere tra le più vendute. Le autrici contemporanee più vendute sono invece Anne Perry, Tessa Harris e Rhys Bowen (ma nessuna italiana?) Ogni anno le vendite dei gialli Mondadori arrivano a 150.000 copie, numeri niente affatto trascurabili. 
In occasione del l'anniversario Mondadori è tornata in libreria con alcuni gialli, cito quello del compianto Andrea Camilleri Km 123


E a proposito di Camilleri, per anni ha rappresentato per me il mito del "non è mai troppo tardi per scrivere" avendo lui cominciato a scrivere romanzi dopo i sessant'anni. Stessa cosa pensavo per Luciano De Crescenzo, l'ingegnere filosofo, entrambi che ci hanno lasciato di recente, proprio nella stessa settimana. In realtà Camilleri - che intanto, nota importante, lavorava in Rai - ha scritto anche prima dei sessant'anni e ha pubblicato varie opere (la prima da un editore a pagamento, udite udite) ma con scarso successo, la prima opera si intitolava "Il corso delle cose" pubblicata nel 1978. Nel 1980 invece pubblica con Garzanti la prima opera ambientata nella cittadina immaginaria di Vigata e nel 1984 con Sellerio pubblica "La strage dimenticata" ma senza successo. Riprende a scrivere dopo dodici anni di pausa nel 1992 e da lì non ha più smesso grazie al successo scoppiato finalmente intorno al suo personaggio principale, Montalbano, cosa che avviene pienamente, con la serie televisiva, nel 1998 (quando Camilleri aveva 73 anni).
Non è mai troppo tardi per avere successo come scrittore, potremmo affermare quindi, basta vivere abbastanza. 
Proprio l'altra sera al telegiornale parlavano di Moby Dick di Melville che appena uscito - nel 1851 - fu un flop salvo diventare un classico della letteratura molti anni dopo la sua morte, nel 1921 (Melville morì nel 1891). Insomma c'è sempre speranza, anche dopo la morte. 
Ma torniamo al giallo, è un genere - sembra - di grande successo, ciò che è importante è presentarlo o pubblicizzarlo bene. Ricetta che io non ho ancora scoperto nella mia limitata realtà di self publishing.

Ma come si suol dire: mai dire mai!
Siete d'accordo?


* Fonti testo 
Donna Moderna 4/3//2019
Wikipedia