domenica 1 novembre 2015

Spazio di libertà

La scrittura è il mio spazio di libertà, è il posto in cui sono me stessa e senza condizionamenti.
È anche un po' il mio spazio segreto nel quale solo pochi riescono a entrare. 
In verità la porta è aperta a tutti però bisogna conoscere la strada.

Se si elimina la libertà di parola, le facoltà creative inaridiscono. George Orwell.
In questo spazio aperto e leggero posso parlare di tutto, anche di verità scomode esponendo il mio pensiero senza il timore di essere giudicata.
Perché dire la verità non è sempre facile nella vita di tutti i giorni, ci si espone troppo e, credetemi parlo per esperienza, quasi nessuno ti perdona la verità.
Provate a dire al vostro capo "donna" che il vestito che indossa le sta malissimo, come credete che la prenderà?  Oppure al vostro capo "uomo", che ogni tanto racconta barzellette con doppi sensi sessuali sempre riferiti alle donne, che ha una mentalità sessista. E questi esempi sono solo le piccole verità più banali, poi ci sono quelle più importanti che non sto a elencare.
Viviamo in un mondo difficile dove tutti sono sicuri di tutto, hanno sempre ragione e sono terribilmente permalosi, anche quando non c'è motivo.
C'è un libro molto carino di Sophie Kinsella intitolato "Sai tenere un segreto?" in cui la protagonista si districa continuamente tra piccole veniali bugie al solo scopo di non offendere nessuno, finché per una coincidenza fortuita non finisce per raccontare ad uno sconosciuto tutti i suoi piccoli segreti e finisce nei guai.
Nella mia vita quotidiana cerco di evitare i conflitti, a meno che non possa proprio sottrarmi, e affronto le giornate prodiga di sorrisi e cortesia, metodo in cui credo fermamente e perchè a me piace la gentilezza e, in generale, la buona educazione e il rispetto, oggi troppo spesso sottovalutati.
Non posso dire sempre quello che penso, perché non vale la pena disquisire su questioni inutili se non sono strettamente connesse al lavoro da svolgere e, perchè, ammettiamolo le relazioni umane sono complicate e quasi mai possiamo scegliere con chi lavorare e con chi interloquire. 
Ogni giorno ci districhiamo in rapporti umani più o meno imposti dalle circostanze e se posso scegliere di non tornare più in quel bar con il barista scorbutico, nel luogo di lavoro, nei rapporti con i vicini e con i familiari non posso scegliere, salvo favorevoli eccezioni.
Certo a volte siamo fortunati e incontriamo sul lavoro persone fantastiche con cui ci troviamo in piena sintonia.
La vita è complessa, lo sappiamo tutti, io cerco di essere sincera soprattutto nel bene, nel male, se non è proprio necessario, non mi esprimo.
Nei miei libri invece dico esattamente quello che penso, o meglio lo faccio dire ai miei personaggi, magari esasperando concetti che voglio evidenziare. E cosa c'è di più bello di questo, cioè esprimersi liberamente? 
Per questo la scrittura è il mio spazio di libertà, è il mio rifugio, è il mio nido.
Se non ci fosse forse non potrei sopravvivere così bene alla quotidianità con la calma "Zen" di chi ha imparato a contare fino a dieci prima di parlare.
Difendo questo spazio perchè è qui che posso sognare, immaginare situazioni e momenti in cui il personaggio dopo esser caduto si rialza e affronta la sua difficile situazione con il coraggio di cui ha bisogno e che non credeva di avere.
Sono situazioni che accadono davvero nella vita e forse più spesso di quanto si creda.
Non c'è bisogno di essere eroi, a volte lo possiamo diventare senza neanche saperlo ed è fantastico poterne scrivere, perchè quando incontriamo certe storie ne siamo conquistati e vogliamo raccontarle.
E poi a me piacciono le piccole storie quelle che non racconta nessuno, quelle spesso dimenticate che sono importanti solo per chi le vive ma che, spesso, hanno una forza straordinaria.

E voi avete un vostro piccolo spazio vitale dove vi sentite pienamente liberi di esprimervi?

17 commenti:

  1. Il mio blog lo è senz'altro per me un piccolo spazio vitale, anche se ho fatto la scelta precisa di non occuparmi al suo interno di niente che attenga all'attualità e quindi non entro molto nel merito delle varie polemiche.
    Mi è piaciuto questo post. Pensa che tra quelli in cantiere ne ho uno abbastanza simile, anche se un po' più orientato in senso letterario. Si tratta del re-edit di un mio articolo di alcuni anni fa. Spero che avrai occasione di leggerlo, anche se non so dirti quando uscirà, a causa della mia refrattarietà alla programmazione (a proposito di spazi di libertà).

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    1. Grazie Ivano!
      Leggerò sicuramente il tuo post quando uscirà, sarà interessante sentire un altro punto di vista sull'argomento. Anch'io sono refrattaria alla programmazione dei post, ci provo ogni tanto per semplificarmi la vita, ma poi finisco per scriverlo all'ultimo momento.
      Scelgo anch'io di non parlare nel post di attualità o di politica, preferisco parlare di libri e di scrittura, ma credo che anche senza trattare argomenti spinosi traspare un po' anche il mio pensiero :)

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  2. Come non essere d'accordo con te, Giulia!
    Anche per me scrivere rappresenta il miglior modo per mettere giù la maschera che indosso inevitabilmente nella quotidianità, se ho da nascondere rabbia, se non voglio manifestare ciò che penso, se non posso essere in tutto e per tutto me stessa... Scrivo e il mio "io" autentico viene fuori. Infatti, nel bene e nel male, anche il blog mi rappresenta molto. Potere dell'anonimato, ma soprattutto della scrittura, potente mezzo "salvifico". :)

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    1. È fantastico avere questo nostro piccolo spazio in cui essere noi stesse, io lo trovo molto bello, anche molto terapeutico. Diventa un luogo in cui esprimersi, gioire e soffrire senza remore. "Salvifico" hai detto proprio bene Marina!

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  3. Si, anche per me è così, non potrebbe essere altrimenti. Scrivere mi aiuta, molte ore ho passato a buttare giù racconti o storie mai fatte nemmeno leggere, ho scaricato la mia anima talvolta oppressa.

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    1. A volte scrivere un racconto anche solo per se stessi può essere bellissimo e liberatorio. Anch'io ho alcuni racconti nascosti in un cassetto che probabilmente non farò mai leggere, ma sono stati davvero utili al mio spirito indomito.

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  4. scrivere per me ha due significati. Il primo, quello da cui è partita la necessità di scrivere è uno scopo terapeutico, chiamasi anche medicina narrativa o semplicemente blogterapia, poi a questa si è affiancata la scrittura per puro piacere di scrivere lasciando libera la fantasia. Le amo entrambi, inutile dirlo

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    1. I motivi per cui arriviamo a scrivere corrispondono sempre a un bisogno profondo che sentiamo, scrivere rappresenta una cura e un grande piacere che secondo me cura a sua volta.

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  5. L'unico spazio in cui mi sento libera di dire quello che veramente penso è uno spazio non destinato alla pubblicazione. Né blog né libri. Quindi, ehm... no. Mi sa che sono l'unica a non averlo. :)

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    1. Probabilmente il tuo è uno spazio privato che appartiene a te sola e, al limite, alle persone che ti sono vicine. :)

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  6. Bel post, ti capisco così bene Giulia Lù.

    Nella mia vita il "piccolo spazio vitale" è cambiato, per qualche anno è stata la danza, poi ho avuto un incidente e ho dovuto smettere. Mi sono ritrovata nel teatro, poi mi sono trasferita e ho dovuto smettere. Il viaggio in sé è diventato il fulcro del mio essere, e i lunghi viaggi scomodi e solitari rappresentavano il mio spazio vitale, poi il mio stomaco si è arreso ai continui cambiamenti di clima e diete, e ho dovuto smettere di viaggiare. Durante i lunghi mesi di convalescenza, la mia più grande compagnia e consolazione sono stati i libri, e la scrittura è diventata quel piccolo spazio vitale che mi permette di alzarmi col sorriso. :)

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    1. Cara Lisa,nella vita a volte siamo costretti a cambiare le nostre priorità per motivi vari. Trovare consolazione o una valvola di sfogo nei libri e nella scrittura come hai saputo fare tu è la dimostrazione che spesso troviamo in noi risorse insperate.
      E libri e scrittura per me lo sono stati spesso, ora più che mai. E aggiungo per fortuna :)

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  7. Nessuna storia è stroppo piccola per diventare il nostro spazio di libertà. Io sono fortunata, di spazi di libertà ne ho tanti, mi sento libera quando corro, quando mi trovo con gli amici del gruppo giochi da tavolo, quando scrivo. Mi rendo sempre più conto, però, che quest'ultimo spazio per ottenere il massimo della libertà ci vuole anche il massimo del controllo. Insomma, non è cosa istintiva e catartica, non sempre almeno, ma non per questo è meno libera.

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    1. Hai ragione Tenar nessuna storia è troppo piccola, anzi forse una piccola storia può avere una forza e un impatto molto più grande di quanto si possa pensare. Sì anche la corsa ha il potere di donare una bella sensazione di libertà, una volta lo facevo spesso adesso mi limito alla domenica mattina e quando è bel tempo, dovrei riprendere a farlo più spesso.

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  8. Pienamente libera? Forse su un foglio dove mi sfogo e che poi butto via, ma quando c'è qualcuno che legge (o che potrebbe leggere) un filtro c'è comunque, nato dal volermi mettere in comunicazione con quel qualcuno. Scrivere mi fa sentire libera, ma non proprio in quel senso.

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    1. Forse un leggero filtro c'è sempre, soprattutto se pensiamo a chi ci leggerà.
      Per questo io cerco di scrivere astraendomi un po' da questo pensiero e forse rimane un mio spazio più libero di altri.

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