domenica 17 luglio 2016

La tragicità non è un optional

La tristezza è un appetito che nessun dolore sazia. Emil Cioran
23 - 84 - 190
Questi sono i numeri dei morti di questa settimana, tralasciando i feriti gravi che potrebbero aggiungersi.

Oggi penso agli eventi della vita e alla fatalità, se esiste davvero la fatalità. 
Secondo il docente del mio corso di formazione sulla sicurezza quando accade un evento non é giusto parlare di sfortuna o di tragica fatalità no, si tratta di mancanza di adeguate misure di sicurezza.
E probabilmente è davvero così, se un treno può percorrere una tratta su un solo binario e il controllo di sicurezza è affidato esclusivamente al fattore umano, mentre solitamente tale controllo è anche elettronico o meccanico.
Quindi rifletto sul perché nel 2016 certi eventi fatali accadono ancora. Perché gli interessi economici di qualcuno prevalgono sempre su quelli della collettività che ne avrebbe diritto.
Mi sono documentata e riporto quanto ho scoperto molto in breve.
Esistono in Italia altri tratti a binario unico quelle dove operano società ferroviarie private in concessione come la Ferrotramviaria. Sono a binario unico, per esempio, molte tratte della Genova-Ventimiglia, una linea molto frequentata e parte della Bari-Barletta, ma il problema forse non è il binario unico.
Nella tratta dell’incidente non c’era il sistema Scmt Sistema controllo marcia treno, un sistema che controlla se i macchinisti rispettano i semafori, le procedure corrette e i limiti di velocità. Se c’è qualcosa che non va, il Scmt invia un segnale al macchinista e, se il problema non viene risolto, interviene automaticamente frenando il treno. Il sistema è presente su quasi dodicimila chilometri della rete ferroviaria italiana, ma non è il solo: esistono altri dispositivi simili e in totale tutta la rete ferroviaria è coperta da un qualche tipo di sistema automatico di sicurezza. Sulla tratta dell’incidente, invece, non erano presenti questi sistemi o come scritto in alcuni articoli il Scmt era installato sui treni, ma non funzionava perché non poteva dialogare con i binari della tratta, perchè troppo vecchi.

Poi mentre cammini all'aperto su un lungomare meraviglioso per festeggiare una ricorrenza che è anche un inno alla libertà ti ritrovi catapultato nell'inferno, non sei in autostrada eppure c'è un tir che ti travolge e strappa la vita ad adulti e bambini. Vite spezzate a causa di un odio indiscriminato e ingiustificato. E io che sono stata a Nizza qualche anno fa e ho un ricordo vago della promenade mi sento colpita al cuore. Ricordo che a Nizza ci sono arrivata in auto perchè da Bologna sono meno di 500 km, una mezza giornata di viaggio. Quasi Italia. Casa nostra. Anche se, forse, tutto il mondo è casa nostra, perchè quello che accade nel mondo non è più così lontano da noi se vengono negati diritti fondamentali e libertà sacrosante. Il mondo diventa in tal modo terribilmente piccolo e stretto.

E poi c'è il tentativo di golpe, apparentemente più lontano da noi, ma che lascia una scia di 190 morti e la sensazione sgradevole che in quel paese stia accadendo qualcosa che lede troppe libertà.

Viviamo in un mondo dove ogni giorno sembra strappato alla vita in modo quasi fortuito, oggi siamo vivi e quindi siamo fortunati, almeno fino alla prossima tragedia che non riusciamo a prevenire nè con misure di sicurezza, nè con la diffusione della cultura, nonostante il nostro progresso e la nostra grande civiltà.

Oggi mi sento così, insicura e un po' avvilita, per niente leggera, ma nessuna voglia di resa.

7 commenti:

  1. Mi sento molto in sintonia con quanto hai scritto.

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    1. Grazie, volevo scrivere un post più leggero, ma dopo una settimana così non ci sono riuscita.

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  2. Anch'io mi unisco al tuo stato d'animo. Ci sentiamo tutti un po' così, in questi giorni!

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    1. Sembra un bollettino di guerra questa settimana, anzi probabilmente è che siamo davvero in guerra.

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    2. Tristemente vero: ormai la guerra ha cambiato volto!

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  3. Peggio ancora trovo l'accanimento giornalistico che si scatena appena il dopo della tragedia.
    E dopo qualche tempo, tutto resta uguale.

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    1. Hai ragione, sembra quasi che non aspettino altro, mi fanno un po' rabbia. A volte sono proprio esagerati.

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