domenica 4 dicembre 2016

La storia mi assolverà

Cuba è un bambino senza giochi, è un sorriso che ti invita a ballare. cit
La morte di Fidel Castro mi ha portato a pensare al mio viaggio a Cuba nell'anno 2000.
Era un anno in cui ancora il mondo occidentale sembrava l'eldorado Stati Uniti compresi, solo un anno dopo, l'attacco alle twin tower avrebbe sfatato il mito di un America magica e libera.
Andammo a Cuba per una settimana nel mese di dicembre, eravamo in albergo alla Playas de l’Este a quindici km dall'Avana, quindi alternavamo mattinate in spiaggia a pomeriggi in giro per la città. 
Di Cuba mi colpì la bellezza dei luoghi, l'atmosfera magica e decadente anni cinquanta dell'Avana, ma soprattutto la gente, bella, colta e con l'aria triste e talvolta disperata.
Quando partii dall'Avana lasciai tutte le mie medicine, le penne bic, la bottiglietta dello shampoo e del bagnoschiuma, lo zainetto di plastica omaggio del tour operator al personale dell'albergo, me ne fecero richiesta con un tono educato e gentile spiegandomi che per loro quelle cose avevano un costo proibitivo e io mi sentii quasi in colpa di non avere molto di più da offrire. 
Nessuno ti assaliva, tutti provavano a chiedere con cortesia e io mi sentivo di dare quello che potevo, ma non era un'elemosima era un dono, perchè i cubani avevano una dignità e una fierezza anche nella povertà che non potevi fare a meno di provare rispetto e ammirazione, anche per la loro accoglienza e solarità.
Mi sono chiesta quanto di questa oppressione derivasse da Fidel Castro e quanto dall'embargo degli Stati Uniti, non ho approfondito allora la storia di questo paese e della sua rivoluzione.
Adesso però con la morte di Fidel Castro mi domando cosa accadrà a questo splendido paese e ho cercato di analizzare la storia di Fidel, che uomo era? Era un dittatore spietato o era una vittima del sistema e della guerra fredda USA-URSS? 
Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere. Che Guevara

Ecco cosa ho reperito nella rete qui di cui riporto i punti salienti:

Fidel Castro Ruz, nasce a Birán il 13 agosto 1926. È stato primo ministro di Cuba dal 16 febbraio 1959 all'abolizione della carica, avvenuta il 2 dicembre 1976, ed è stato, dal 3 dicembre 1976 al 18 febbraio 2008, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei ministri, nonché Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, il partito unico del Paese.
Castro, assieme al fratello Raúl, a Che Guevara e Camilo Cienfuegos è stato uno dei protagonisti della rivoluzione cubana contro il regime del dittatore Fulgencio Batista e, dopo il fallito sbarco nella baia dei Porci da parte di esuli cubani appoggiati dagli Stati Uniti d'America, proclamò l'istituzione della Repubblica di Cuba, uno Stato monopartitico di stampo socialista, che secondo Castro e i suoi sostenitori è una democrazia popolare apartitica, ma che i dissidenti e buona parte degli analisti politici internazionali definiscono come regime totalitario.
Castro è una figura controversa: i detrattori lo considerano un nemico dei diritti umani, mentre i suoi sostenitori lo considerano un liberatore dall'imperialismo e sottolineano i progressi sociali che egli ha promosso a Cuba.
Secondo i suoi sostenitori, la leadership di Castro si è mantenuta così a lungo grazie al sostegno delle masse, dovuto al miglioramento delle condizioni di vita. Secondo i detrattori, invece, le cause andrebbero cercate nell'utilizzo di metodi coercitivi e repressivi.
Il 19 aprile 2011 Fidel Castro, dopo quasi mezzo secolo di presidenza e a causa di problemi di salute, si dimette, consegnando i suoi poteri nelle mani del fratello Raúl Castro che sta lentamente avviando alcune riforme in senso liberale a favore del popolo e della non florida economia locale, compromessa soprattutto dal lungo embargo a cui è stata costretta l'isola.
Quando muore all'Avana il 25 novembre 2016 aveva compiuto 90 anni.

Giovinezza, formazione e rivoluzione

Fidel studiò a Santiago di Cuba in un istituto per ragazzi di famiglie benestanti. Dal 1941 al 1945 si trasferì all'Avana, dove studiò nel collegio sotto la guida di sacerdoti Gesuiti, quando l'esperienza della guerra civile spagnola era ancora fresca. I Gesuiti pervadevano il giovane Fidel con l'ideale di una cultura spagnola, sottolineando la superiorità dei valori spagnoli di onore e di dignità in contrapposizione al materialismo anglosassone.
Nel 1945 Castro s'iscrisse alla facoltà di Diritto dell'Università dell'Avana. Qui venne in contatto con gli scritti di professori nazionalisti che credevano che il destino di Cuba fosse stato deviato dall'intervento degli Stati Uniti del 1898, dalla sua dominazione economica, sottraendo a Cuba la sua indipendenza e la sua nazionalità. Nell'ateneo, molto politicizzato, Fidel aderì alla lega antimperialista, schierandosi apertamente contro il nuovo presidente cubano, Ramón Grau.

Dopo la laurea Castro fece praticantato in un piccolo studio associato dal 1950 al 1952 e intendeva candidarsi al parlamento nel 1952 per il "Partito Ortodosso", ma il colpo di Stato del generale Fulgencio Batista rovesciò il governo di Carlos Prio Socarras e portò alla cancellazione delle elezioni.
Castro denunciò Batista in tribunale per violazione della costituzione, ma la sua petizione venne rifiutata. In risposta Castro organizzò un disastroso assalto armato alla caserma della Moncada, nella provincia di Oriente, il 26 luglio 1953. Più di ottanta tra gli assalitori vennero uccisi, Castro fu fatto prigioniero, processato e condannato a quindici anni di prigione.
Castro utilizzò l'arringa finale del suo caso per il suo famoso "La storia mi assolverà", un discorso appassionato con cui difese le sue azioni spiegando la sua visione politica. Venne rilasciato grazie a una amnistia generale nel maggio 1955 e andò in esilio in Messico e negli Stati Uniti.
Poi ritornò in patria clandestinamente, con diversi altri esiliati, tra cui Ernesto "Che" Guevara, Raúl Castro e Camilo Cienfuegos, si ritirarono sulle montagne della Sierra Maestra e da lì cominciarono la guerriglia contro il governo di Batista. Il gruppo di guerriglieri crebbe fino a superare gli 800 uomini. Il 24 maggio 1958, Batista lanciò diciassette battaglioni contro Castro nell'Operazione Verano. Nonostante lo svantaggio numerico, le forze di Castro misero a segno una serie di vittorie e il capodanno del 1959 Batista lasciò il paese e le forze di Castro entrarono all'Avana creando il nuovo governo.

Governo

Inizialmente gli Stati Uniti furono rapidi a riconoscere il nuovo governo. Castro divenne Primo Ministro in febbraio, ma gli attriti con gli Stati Uniti si svilupparono ben presto, quando il nuovo governo cominciò a espropriare le proprietà delle principali compagnie statunitensi, proponendo risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà, che per molti anni le stesse compagnie avevano fatto in modo di tenere artificialmente basse. Castro visitò la Casa Bianca poco dopo la presa del potere e incontrò il Vice Presidente Richard Nixon. Pare che Dwight Eisenhower abbia snobbato Castro con la scusa che stava giocando a golf e lasciò Nixon a parlare con lui per cercare di scoprire se fosse comunista e filo-sovietico. Nixon commentò che Castro era naif, ma non necessariamente un comunista.
Nel febbraio 1960, Cuba firmò un accordo per l'acquisto di petrolio dall'Unione Sovietica. Quando le raffinerie cubane, di proprietà statunitense, si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico, vennero espropriate e gli Stati Uniti interruppero subito le relazioni diplomatiche con il governo Castro.
In reazione alla politica statunitense dell'amministrazione Eisenhower, che andava facendosi sempre più ostile verso la novità cubana, il governo castrista cominciò a stabilire legami sempre più stretti con l'Unione Sovietica. In seguito a diversi patti firmati tra Castro e il Premier sovietico Nikita Khruščёv, Cuba cominciò a ricevere aiuti economici e militari dall'Unione Sovietica.
Il 17 aprile 1961, gli Stati Uniti sponsorizzarono un fallimentare attacco a Cuba, appoggiando degli esiliati cubani. In quell'occasione una forza di circa 1.400 dissidenti, finanziati e addestrati dalla CIA, sbarcarono a sud dell'Avana, nella Baia dei Porci. Secondo le previsioni della CIA, l'invasione avrebbe dovuto innescare una sollevazione popolare contro Castro. Ciò non avvenne e la parte dei golpisti che giunse a riva venne catturata, tra l'altro il presidente Kennedy non aveva dato l'appoggio aereo fondamentale per la riuscita dell'operazione.
In seguito, il 2 dicembre di quell'anno, in un discorso alla nazione, Castro si dichiarò un marxista-leninista e disse che Cuba avrebbe adottato il comunismo.
Nell'ottobre 1962, quando gli Stati Uniti scoprirono che l'Unione Sovietica stava tentando attivamente di schierare missili nucleari sull'isola, si ebbe la cosiddetta "Crisi dei missili di Cuba". Dopo che le tensioni vennero disinnescate, le relazioni tra Stati Uniti e Cuba rimasero comunque ostili.

Nel corso degli anni Castro consolidò il controllo dello Stato, nazionalizzando ulteriormente l'industria, confiscando i beni di proprietà straniera, collettivizzando l'agricoltura ed emanando politiche a beneficio dei lavoratori nell'ambito dell'economia pianificata di stampo socialista. Molti cubani lasciarono il paese dal 1959 in poi (sia perché dissidenti, sia per motivi economici: tra questi la maggioranza erano proprietari terrieri e sostenitori di Batista, solo dopo anni di embargo vi furono i primi esuli di estrazione sociale povera o media). Molti esuli si stabilirono a Miami in Florida, dove formarono una numerosa comunità anti-castrista e spesso forti sostenitori del mantenimento dell'embargo contro il loro paese d'origine.
Proprio causa del duro embargo imposto dagli Stati Uniti, Cuba divenne sempre più dipendente dai sussidi sovietici. Il collasso dell'Unione Sovietica nel 1991 portò un periodo di forte sofferenza economica a Cuba, da cui l'isola si è leggermente ripresa, pur rimanendo in una situazione grave, solo negli anni 2000.

Considerazioni 

Non mi dilungo oltre, nel link trovate maggiori dettagli e approfondimenti, tuttavia tra le cose positive del governo di Castro c'è la campagna per l'alfabetizzazione che si concentrò sulle aree rurali dove questa era molto bassa. Quasi 270.000 insegnanti e studenti vennero utilizzati per l'alfabetizzazione dell'isola. Nel 1961 il tasso di analfabetismo fu ridotto dal 20% al 3,9%. Il Museo Nazionale Cubano dell'Alfabetizzazione raccoglie più di 700.000 lettere inviate a Castro da coloro che avevano terminato il corso come testimonianza dell'avvenuta alfabetizzazione.
Altre cose positive riguardano il funzionamento dei servizi pubblici, trasporti, ospedali, strade, tutto procedeva  con la massima efficienza.

Personalmente, quando ho visitato Cuba, ciò che invece mi ha dato il senso della dittatura era la continua presenza dei militari, davanti agli alberghi, in città, in spiaggia,
soprattutto perché la loro presenza era finalizzata non tanto alla sicurezza dei luoghi ma alla vigilanza sui cubani che cercavano un contatto con i turisti per guadagnare qualche dollaro.

Ripensando alle origini di questo governo il colpo di stato di Batista fu appoggiato dalle grandi compagnie statunitensi dello zucchero e di Washington, tanto che gli Stati Uniti riconobbero subito il suo governo.
Batista con la garanzia del suo arricchimento personale svendette il 90% delle miniere di nichel e delle proprietà terriere, l'80% dei servizi pubblici, il 50% delle ferrovie a ditte americane, Cuba divenne la capitale del gioco d'azzardo e della prostituzione, ospitando anche esponenti della mafia americana che si impadronirono di alberghi, case da gioco e di prostituzione, sfruttando il turismo statunitense.
Non so se avete mai visto Havana un bellissimo film del 1990 con Robert Redford del regista Sidney Pollack ? Molto interessante, mostra Cuba prima di Castro come una specie di Las Vegas caraibica e rende bene l'idea della Cuba pre castrista alle soglie della rivoluzione.

E quindi mi chiedo come sarebbe andata senza l'embargo? Forse la vita dei cubani sarebbe stata meno dura?
In fondo a Cuba tutti studiavano fino al conseguimento della laurea e venivano curati a spese dello stato, mentre negli Stati Uniti se non sei ricco non solo non frequenti l'università, ma se vai in ospedale puoi morire se non hai e paghi una adeguata copertura assicurativa sanitaria.
Una mia amica ha vissuto due anni negli USA e ci stava anche bene, poi ha deciso di tornare in Europa  perché mi ha detto "in America puoi realizzare grandi sogni è vero, ma vivi bene solo finchè sei giovane e in buona salute, se ti ammali puoi finire in miseria solo per curarti". 
Non è accettabile l'estremità del capitalismo e neanche quella del comunismo, come sempre la virtù sta nel mezzo, cosa che nessuno in questo pazzo mondo sembra aver capito, nonostante la storia.

Troppo lunga e sofferta è la strada che conduce al Paradiso. 
 

10 commenti:

  1. Sono d'accordo. Non me la sento di dare un giudizio negativo su Castro perché "era un dittatore". Ha fatto anche tante cose giuste. In una nazione c'è sempre una contrapposizione fra parti sociali, fra gruppi di seguaci di un partito o di un altro (basta vedere qui in Italia); lui rappresentava una parte della popolazione, quella più povera, e ha fatto tanto per loro. Ha anche reso il paese più indipendente togliendo di mezzo le potenti corporations americane. Poi, certo, ha commesso anche degli errori. Ma un paese che garantisce studio e sanità a tutti pur essendo fondamentalmente povero mi da l'idea di un paese solidale, a differenza dei paesi dove il capitalismo selvaggio trasforma la società in una giungla in cui i soldi sono la sola cosa che contano per poter emergere e per poter vivere decentemente.

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    1. Dopo aver approfondito la storia di Castro anch'io non mi sento di dare un giudizio negativo sul suo governo, credo che molti problemi siano stati determinati dall'embargo, mi rendo conto adesso, a distanza di tempo, che avrei potuto approfondire di più prima di partire, ma allora ero più giovane e più distratta...

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  2. Non ho mai creduto alla propaganda di parte che lo mostrava come un dittatore sanguinario. Probabilmente avrà usato il pugno duro quando era il caso di farlo. Inoltre nei paesi democratici sotto la protezione degli Stati Uniti gli squadroni della morte facevano fuori bambini di strada e contadini, mentre sotto di lui cose del genere non accadevano.

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    1. Purtroppo abbiamo toccato con mano negli ultimi tempi che le cose sono diverse da come appaiono, questo vale ancora di più per gli USA paese pieno di sogni e forti contraddizioni.

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  3. Comunque vada, dubito che Cuba rimarrà la stessa. Le cose cambiano, succede da tutte le parti, ma fa sempre effetto quando accade, nel bene e nel male.

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    1. Speriamo che il cambiamento sia in meglio, anche se la distensione promessa da Obama è ormai una chimera con Trump. Purtroppo negli ultimi anni i cambiamenti in generale Europa compresa non sono stati affatto positivi, stiamo andando sempre più alla deriva.

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  4. Non aggiungo nulla a ciò che è stato detto, del resto, un'intera Nazione lo amava, ho visto donne piangere disperate al suo funerale: immagino che questo voglia pur dire qualcosa.

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  5. Come affermò lui nel discorso che fece sarà la storia a dare il giudizio finale...

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  6. Gli estremi non mi piacciano e Cuba e Usa per certi versi rappresentavano poli opposti che si esacerbavano proprio a causa della loro prossimità. Spero solo che Cuba mantenga identità e fierezza, non venga presa d'assalto dal capitalismo selvaggio, ma che possa smussare i suoi angoli in modo dolce. Purtroppo ben raramente le cose vanno così.

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    1. Il capitalismo selvaggio può fare grandi danni, tutto ciò che non viene opportunamente "misurato" crea danni, ci sarebbe molto da riflettere prima di operare qualsiasi cambiamento, solo che chi ha il potere tende a non riflettere mai abbastanza.

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