domenica 1 ottobre 2017

Seminare gli indizi

C'è troppa tendenza ad attribuire a Dio i mali che l'uomo fa di sua spontanea volontà.
 A. Christie

Quando si scrive un giallo devi sapere fin dall'inizio dove vuoi arrivare, ma nel percorso devi disseminare gli indizi, tracce che portano al colpevole certo, ma anche circostanze che depistano.
Ogni indizio deve essere supportato da prove e situazioni del tutto verosimili.
Ecco, è questa la grande difficoltà. Per fare questo si fanno delle ricerche, ci si documenta e si studia, poi un pochino si inventa, in fondo stiamo scrivendo un romanzo che è anche opera di fantasia, meno male.
Io amo i personaggi imperfetti, quelli pieni di difetti e insicurezze, quelli che cadono e soffrono perché hanno inseguito un loro ideale, ma non sono eroi, sono imperfetti, appunto. Sono però persone che amano e sono disposti a rischiare per quello che amano, che sono disposti a giocarsi tutto pur sapendo di poter perdere.
Probabilmente i miei personaggi sono così perché desidero che siano veri, uguali a coloro che incontriamo nella vita di tutti i giorni, ma con quel qualcosa in più che li rende unici, in fondo ognuno di noi è unico nel suo essere se stesso.
E poi c'è quello strano fenomeno in cui i personaggi crescono, migliorano, maturano nel corso di un libro che è poi il loro percorso di vita. Ovviamente questo vale per tutti i generi, ma nei gialli il contatto con il male concede qualche riflessione in più.
Mi sono accorta che amo il processo della scrittura perché amo vederli crescere e cambiare, possibilmente in meglio, mi piace anche vederli sbagliare, dubitare, farsi domande e cercare invano risposte, cadere e rialzarsi.
In questo percorso però cambio anch'io, in un modo probabilmente inconsapevole, talvolta sono cambiamenti impercettibili, altre volte più evidenti. O, forse, è solo il naturale cambiamento che riserva la vita a ciascuno di noi, dove il passare del tempo non porta solo nuove rughe ma anche nuove consapevolezze.

Capita anche a voi di sentirvi cambiati dalla lettura o dalla scrittura di un libro?





12 commenti:

  1. Certamente vi sono delle letture che ho fatto nel corso degli anni che hanno influenzato e modificato il mio approccio alla vita e al mondo circostante.
    Per quanto riguarda l'aspetto scribacchino, una conferma mi è arrivata in modo indiretto col secondo libro dell'investigatore Andrea Arcani: a me sembrava di averlo caratterizzato incosciente, viziato ed egocentrico come nel primo libro, invece un paio di lettori mi hanno detto che lo trovano "maturato" rispetto all'esordio. Evidentemente anche la mia concezione di "incoscienza" e "egocentrismo" si è modificata nel tempo.

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    1. Interessante questa maturazione del tuo personaggio, quando lo leggerò ti dirò il mio parere, visto che ho letto il primo. Penso che i personaggi cambino insieme al suo autore, mi sembra una bella cosa.

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  2. Come mi ha detto Antonio Migliozzi, l'orafo di gioielleria in stile longobardo intervistato sul mio blog, quando un artigiano lavora un gioiello è come se lavorasse se stesso. Per questo motivo, secondo me, anche la scrittura cambia lo scrittore, poco o tanto che sia. Lo stesso avviene con la lettura, i libri che ti cambiano sono quelli "da scaffale" che non passeranno mai di moda!

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    1. Molto bella quella intervista me la ricordo! Lavorare su un personaggio con la scrittura può assimilarsi al lavoro di un artigiano e fa cambiare, mi sembra proprio una bella immagine Cristina.

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  3. Oh, sì! Mi sento cambiata da alcuni miei personaggi, in particolare quelli ricorrenti (io li riconosco, anche se si camuffano!), e sicuramente dai libri che leggo. Ci sono dei momenti di riconoscimento talmente forti... delle vere epifanie. Che bella passione, quella per la lettura! Se potessi fare un regalo all'umanità, dopo la pace credo che metterei proprio la lettura... o forse prima, perché se tutti leggessero sarebbe un mondo diverso. :)

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    1. Esistono dei personaggi ricorrenti in cui riusciamo sempre a riconoscerci e le ritroviamo nelle letture che amiamo e su cui finiamo per ritornare anche se sono libri diversi. Ogni volta che accade in effetti è per me un bel regalo.

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  4. Assolutamente sì, questa tua riflessione calza a pennello con molti libri che ho letto e anche con la mia avventura scrittoria. Se non sentissi crescere, cambiare e migliorare il personaggio che ho in mente non sentirei conclusa l'operazione di catarsi, di immedesimazione e soprattutto non mi sentirei soddisfatta.

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    1. È bello quando i personaggi crescono e diventano migliori, diventa proprio una sorta di purificazione e un concreto progresso anche per noi che scriviamo. Sono felice di ritrovare in voi le stesse sensazioni, allora non mi sento strana ;-)

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  5. Mi succede spessissimo. Ed è anche questo il motivo per cui non mi piace progettare troppo la storia, perché voglio che i personaggi e gli eventi mi accompagnino strada facendo, in modo da fare io stessa un percorso insieme a loro.

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    1. È vero, anch’io tento di progettare la storia, ma i personaggi alla fine fanno altro, seguono testardi una loro strada e io li seguo, mi “tocca” seguirli. Inizio a scrivere i primi capitoli con una idea abbastanza precisa poi qualcosa cambia mio malgrado, essi vanno oltre le mie intenzioni. O forse sono io che mentre scrivo giungo a nuove considerazioni. Adesso preferisco fare delle progettazioni di massima, uno schema con le maglie molto larghe nel quale essi possano muoversi con agilità.

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  6. Succede tutte le volte che tento di scrivere un finale e scopro che invece finisce diversamente. O non finisce.
    Per esempio sono stupita del fatto che un racconto che credevo terminato ha iniziato da solo un seguito... A certi personaggi proprio non piace rimanere nella scatola. :)

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    1. Come ti capisco! Pensa che i miei personaggi di Fine dell'estate mi hanno costretto a cambiare il finale...avevo pensato una cosa e ho finito per scriverne un'altra...e ogni tanto rispuntano nei miei pensieri perché vorrebbero pure un seguito.

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