domenica 21 gennaio 2018

Consigli d'autore

Volevo scriverne da quando sono andata alla sua presentazione, ma ho rimandato per mancanza di tempo e concentrazione, ma visto che spesso il discorso mi tornava in mente ho capito che era il momento di scrivere questo post.
Sono stata alla presentazione dell'ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio a Modena lo scorso 29 ottobre, il romanzo è intitolato Le tre del mattino e parla del rapporto tra un padre e un figlio in un viaggio che i due personaggi hanno vissuto in un periodo della loro vita, un viaggio che li ha portati a conoscersi davvero fino in fondo.
Ma non voglio parlarvi di questo romanzo. Io l'ho comprato, me lo sono fatto autografare, l'ho letto e mi è piaciuto molto. Al primo posto però, il personaggio di Gianrico Carofiglio che prediligo, resta l'avvocato Guido Guerrieri. 

Nella vera notte buia dell'anima sono sempre le tre del mattino. Scott Fitzgerald
Ammetto però che, di questo autore, amo anche il fatto che non scriva solo romanzi con un unico personaggio, ma spazi nella scrittura con storie diverse. 
A parte la presentazione del romanzo specifico mi ha colpito il discorso che ha fatto riguardo la scrittura e che ogni tanto mi torna in mente mentre scrivo.
Un autore famoso spesso si ritrova a rispondere a domande sul talento, sulla possibilità di imparare a scrivere attraverso scuole di scrittura, su come nascono le storie e qual è il modo migliore per raccontarle. E lui quella sera ci ha detto la sua opinione e il suo pensiero più sincero. 
L'autore ha affermato di non credere affatto che si possa imparare a scrivere attraverso corsi o pseudo scuole di scrittura creativa, ma qualche consiglio, basato sulla sua esperienza di scrittore, lo ha comunque fornito. 
Anzi uno soltanto: non invadere mai lo spazio del lettore.
Cosa significa? Significa non esagerare con i dettagli, non spiegare ogni minimo passaggio della storia, non inserire ciò che può essere ovvio o intuitivo per chi legge, in definitiva lasciare che il lettore possa immaginare una sua scena mentale. 
Per spiegarsi meglio ha citato come esempio il suo personaggio più noto, l'avvocato Guido Guerrieri. Qualcuno sa descriverlo fisicamente? Io ci ho pensato e ho un'idea molto precisa di come è. 
Carofiglio ha precisato che lui non ha mai descritto fisicamente l'avvocato Guerrieri, ma tutti i lettori se lo immaginano in un certo modo, in quello spazio libero della loro fantasia.
Questa affermazione mi ha fatto riflettere: io, scrivendo, non ho mai pensato allo spazio del lettore, anzi mi preoccupo di descrivere una scena in tutti i dettagli, mi preoccupo di descrivere l'aspetto fisico dei miei personaggi, però forse il "non detto", anzi il "non scritto" può dire molto di più. 
Forse è davvero importante lasciare spazio all'immaginazione di chi legge.
Quello che ci fa immaginare un personaggio non è il suo aspetto fisico, ma la sua personalità, il suo modo di essere e di affrontare gli eventi della vita, nella vicenda che raccontiamo.
Certo, dosare nella giusta misura questi due spazi non è affatto semplice e, probabilmente, il talento risiede proprio in questa capacità. 

E voi cosa ne pensate? 

18 commenti:

  1. Per combinazione ho appena finito di leggere il mio "primo" romanzo di Carofiglio, e devo dire che mi sono piaciuti molto sia la storia sia il suo tipo di scrittura. Il romanzo è Le perfezioni provvisorie. L'affermazione sul non invadere lo spazio del lettore è molto importante, ed è in quello che sta il valore della narrazione, però penso anche che sia legato anche al periodo storico-letterario. Ad esempio nella letteratura ottocentesca c'era una descrizione molto precisa dei personaggi e anche dei paesaggi. Oggi si lascia più spazio al lettore, e la narrazione è anche più veloce.
    Per quanto mi riguarda, dipende molto dal personaggio: ad esempio Geoffroy, che è fiammingo, voglio che il lettore se lo immagini biondo, quasi albino, e specifico che il maghrebino Ghassan ha gli occhi verde-ambra. Probabilmente dipende dall'importanza che annetto ai personaggi. :)

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    1. Sono contenta che il romanzo ti sia piaciuto (avevo anche lasciato un secondo commento sul tuo blo dopo aver letto le tue letture)! Sì anch'io penso che certe volte la descrizione fisica dei personaggi possa essere importante. Se si scrive in prima persona è meno scontato descrivere fisicamente l'io narrante, nel mio primo romanzo, scritto in prima persona, non ho mai descritto la protagonista. In ogni caso lo spazio del lettore può essere interpretato in modo diverso a seconda del romanzo.

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  2. Sono assolutamente d'accordo con Carofiglio. C'è sempre il famoso esempio su Moby Dick, secondo la leggenda non è mai detto quale sia la gamba mancante del capitano e ogni lettore ne completa il ritratto a modo suo.

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    1. Interessante non conoscevo questa storia sulla gamba mancante del capitano. In effetti è bello lasciare il campo libero all'immaginazione quando leggo un buon libro.

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  3. Questo mi fa piacere perché anch'io tendo a non eccedere coi dettagli descrittivi, compreso l'aspetto fisico dei miei personaggi. Se uno scrittore affermato lo fa, evidentemente non è del tutto sbagliato come metodo :-D

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    1. Vero, l'eccesso di dettagli può nuocere alla storia. Mi è capitato a volte di descrivere una scena e poi di sfoltirla un po' nella fase della revisione, sentendomi quasi in colpa. Dopo il discorso di Carofiglio mi sento più autorizzata a sfoltire...

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  4. La penso anch'io come Carofiglio. Quando leggo, mi capita di essere infastidita se le descrizioni sono troppo dettagliate; è come se mi volessero imbrigliare l'immaginazione. Invece mi servono pochi dettagli non banali, da cui posso crearmi un quadro della scena. Che poi sia un quadro in parte diverso da quello che aveva in mente l'autore, che importanza ha? Però bisogna anche prestare attenzione a non fornire a metà strada i dettagli che non si sono forniti inizialmente. Mi è capitato di cominciare a leggere un romanzo, e solo a metà scoprire l'età del protagonista. Io lo avevo immaginato vent'anni più giovane! Sono rimasta indignata fino alla fine. ;)

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    1. È importante non fornire troppi dettagli ma neanche troppo pochi, credo sia questo il talento o, comunque, una scrittura equilibrata che dia senso ed emozione alla storia senza imbrigliare la fantasia del lettore.

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  5. Ho finalmente terminato il mio primo Carofiglio "Il passato è una terra straniera" e riconosco la bravura dello scrittore che nomini spesso. Ho ritrovato l'aspetto che cit:il non invadere lo spazio del lettore.
    In effetti il non svelare troppo aiuta a restare liberi nell'immaginarsi quel che manca stimola la fantasia a colmare rende il libro un po' più personale. Certo che visto il grande rispetto che nutri per l'autore e vista la passione per i suoi scritti l'incontro deve averti di molto toccato. Ne parli ancora con molto trasporto. Quando si dice che non tutti gli incontri sono uguali!

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    1. È stato un bellissimo incontro, pensa che quando mi ha fatto l'autografo gli ho detto solo un misero grazie, ero emozionantissima, in questi casi temo sempre di dire delle banalità...il passato è una terra straniera non l'ho ancora letto, però quest'anno ho intenzione di leggere tutti i suoi libri. Sono cintenta che ti sia piaciuto, lui secondo me scrive proprio bene, è un piacere leggerlo.

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  6. Uhm, non lo so. Un tema collaterale però è quando c'è una trasposizione cinematografica, ovvero si è dato "corpo" proprio a tutte le descrizioni. Ad esempio, sia per Twilight che per Outlander ho iniziato a leggere avendo già visto le foto degli attori di scena, per Twilight avevo visto il primo film, di Outlander solo spezzoni in inglese da YouTube. A me è piaciuto avere già un'idea, e probabilmente anche avere il sottofondo musicale (io tutt'ora mi ascolto le colonne sonore in auto, se vedete na pazza in autostrada con le cornamuse scozzesi a tutto volume sono io :D ) Però vedo nel "fandom" opinioni controverse. Soprattutto per Outlander, che il primo libro ha 20 anni (quindi ci sono famiglie dove l'ha letto la nonna, la mamma e la figlia!), le primissime lettrici si dividono tra chi adora gli attori e chi non li sopporta perché non coincidono con la rappresentazione mentale che se n'erano fatti. Sto cercando di pensare se c'è un libro che ho letto prima del film che mi sia dispiaciuto... ma non mi viene in mente nulla. :)

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    1. Quando c'è il film tratto dal libro è inevitabile che uno influenzi l'altro. Io cerco sempre di leggere prima il libro, anche perché se vedo il film dopo non sono più attratta dal libro, perdo la curiosità. Unica eccezione i romanzi di Maurizio De Giovanni, nonostante abbia visto la fiction in TV, i romanzi li sto leggendo e mi stanno piacendo molto. Però ammetto che, mentre leggo, immagino le facce degli attori della fiction, insomma l'influenza del film c'è davvero...

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  7. Il consiglio di Carofiglio è molto utile, la tentazione degli scrittori è dire tutto per la paura che il lettore non comprenda, come se fosse un bambino piccolo. Dobbiamo avere fiducia in chi legge, lasciarlo libero di arrivare da solo alla conclusioni, offrire degli spunti ma non le risposte dettagliate. Grazie per avercelo ricordato

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    1. Prego! È vero certe volte nei libri ci sono troppe descrizioni, come se il lettore non potesse capire, per questo penso che il consiglio sia valido, tra l'altro leggendo i suoi libri non ho mai avuto l'impressione che mancassero di qualcosa, quindi minori dettagli non tolgono nulla alle opere ben scritte.

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  8. Ciao! Off-topic. Se passi da me, hai un premio che ti aspetta ;-)

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  9. Non ho mai letto nulla di Carofiglio, forse dovrò rimediare. Riguardo al consiglio, direi che io sono proprio un disastro su questo fronte, perché fornisco un sacco di dettagli. Forse ultimamente sto cercando di evitare di descrivere i protagonisti, in modo che ognuno se li immagini come vuole, ma per il resto qualche particolare no manca mai. A mia discolpa posso dire che avendo tanti personaggi, se non li descrivo almeno un po', il lettore come se li ricorda? Però sono pienamente d'accordo sull'evitare di inserire l'ovvio, è una di quelle cose che mi infastidiscono moltissimo se le incontro nelle storie.

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    1. Tu fai una buona descrizione dei personaggi, ma credo che nel tuo ultimo romanzo fossero descrizioni necessarie. Io penso però che Carofiglio intendesse lo "spazio del lettore" in senso ampio, ha fatto l'esempio dell'aspetto fisico dell'avvocato Guerrieri, ma è un personaggio che tuttavia viene descritto profondamente nei pensieri e nell'anima, per questo ai lettori sembra di avere un'idea precisa anche dell'aspetto fisico. Questa è la mia interpretazione, diciamo che, dopo aver ascoltato l'opinione di Carofiglio, ho scritto con più leggerezza, con descrizioni più spontanee, per così dire, non so però se il risultato sarà valido...

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