sabato 16 maggio 2020

Imparare da se stessi


In questo periodo sono piena di idee, ma sempre con pochissimo tempo per svilupparle, così faccio quello che posso per mandarle avanti.
Intanto sto scrivendo il quarto episodio di Sorace e, pur partita un po' in sordina, ho cominciato ad addentrarmi nella storia, tanto che all'inizio pensavo di scrivere un romanzo breve, concentrandomi su un'indagine poco articolata, ma di impatto (come ha fatto Manzini con i suoi racconti di Rocco Schiavone, perdonate il paragone eccelso) invece ho già capito che l'indagine sarà più lunga perché ci sono parecchi intrecci complicati da raccontare. 
Questo ovviamente è un bene, vuol dire che la mia vena creativa è ancora ben viva e vivace.
Per la prima volta, probabilmente, non potrò uscire con nessun romanzo questa estate, anche se, come dice il proverbio, mai dire mai. Ciò accade perchè il thriller psicologico che ho terminato di scrivere tempo fa, in piena pandemia, ho deciso di lasciarlo in stand by per qualche tempo, i beta reader lo stanno leggendo (in realtà uno l'ha terminato e mi dato le sue impressioni, per fortuna positive), ma per ora lo lascio lì nel limbo delle attese.

In questi giorni voglio dedicarmi a Sorace e alla sua nuova indagine ed è capitato un fatto strano lo scorso week end.
Ho scoperto che si può imparare da se stessi. 

In che senso direte voi? 
Ve lo racconto: dovevo scrivere un paio di capitoli per raccontare una certa situazione, ma avevo bisogno di rispolverare la memoria su alcuni aspetti della personalità del commissario, così sono andata a rileggere dei passaggi di uno dei romanzi precedenti. 
È stato come leggere qualcosa scritto da qualcun altro, forse perché era passato parecchio tempo, però è stato un effetto positivo e, rileggendomi, ho capito come sviluppare la storia attuale, si è accesa una lampadina e mi sono ricordata dei meccanismi che mi avevano guidato in passato per le altre storie. Ho scritto parecchio lo scorso week end, tralasciando il post sul blog e altre incombenze.

Se l'appetito vien mangiando, la creatività viene...scrivendo...

questo perché man mano che scrivo, sviluppo meglio l'intreccio e le dinamiche della storia.

Per il resto in questo periodo mi ritrovo anche a dover riguardare il romanzo L'amore che ci manca i cui diritti sono tornati in mio possesso, vorrei rieditarlo e ripubblicarlo, con una nuova cover, ma anche questa cosa richiede tempo ed energie.

Quante idee e quante cose che vorrei fare, sarà difficile riuscire a fare tutto, ma tanto non posso farci nulla, anche se forse c'è una eventualità: le ferie...no perché, adesso che non si può andare da nessuna parte i miei capi non hanno più problemi a concedere le ferie, soprattutto a chi, come me, ha un numero di giorni di ferie arretrate notevole, grazie a chi non me le ha concesse nel periodo in cui avrei voluto farle. Non mi esprimo su quello che penso su questa questione, tuttavia anche se non prenderò dei periodi di ferie lunghi, perché non potrò viaggiare e i miei capi dovranno farsene una ragione, qualche periodo lo farò, magari una settimana tra un mese e l'altro, potrei quindi mandare avanti i miei romanzi, lavorando con lentezza...

Voi avete mai imparato da voi stessi?


Fonti immagini
Pixabay


22 commenti:

  1. È bello sentire una cosa come questa. E difatti può capitare di potersi ritenere l'amica ideale per risolvere un inceppamento nella scrittura. Io non ho mai fatto questa esperienza. Però, ma non so se è in linea con il post, mi capita di rivedere un film dopo più di vent'anni o di rileggere un libro, e ritrovarci frammenti di idee che mi sono venuti dopo. In altre parole, non sapevo di essere stata suggestionata, in un passato anche molto lontano, da un dettaglio, un passaggio.

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    1. Il tuo esempio può essere in linea con il post, le idee che colpiscono la nostra mente grazie a un film, un libro, un breve passaggio ci insegnano qualcosa che fa crescere e che ci mette in condizione anche di "creare".

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  2. Io approfittarei delle ferie x scrivere, fare qualcosa in città, tanto ne maturerai altre. In quanto a imparare da se stessi sì, certo, soprattutto con la riscrittura de La montagna incartata recentemente.

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    1. Se non è possibile viaggiare nella realtà durante le ferie sarà possibile viaggiare con la fantasia...
      È vero, la riscrittura di un proprio romanzo è un modo di imparare tantissimo da se stessi.

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  3. Io ci provo a imparare da me stesso, ma non sono sicuro dei risultati. Preferisco imparare un po' dagli altri, anche se adesso ho dei dubbi: ma davvero si può sempre imparare? O forse, da un certo punto in avanti, non è più possibile perché stile e voce si sono troppo "consolidati"?

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    1. Imparare dagli altri è sicuramente la prima cosa (io leggo molti romanzi di autori che hanno successo e che, secondo me, scrivono bene).
      Si può ancora imparare ti chiedi? Io penso di sì, anche quando stile e voce sono consolidati un miglioramento è sempre possibile, l'importante è mantenere la passione per ciò che si fa.

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  4. A livello di scrittura, più che imparare da me stesso mi succede di voler rielaborare cose già scritte in passato, con la percezione che il contenuto coincide con quel che volevo, ma la forma può essere migliorata. Però penso che questa sensazione mi è utile quando scrivo qualcosa ex novo, nel senso che cerco una forma che non necessiti di future modifiche.
    Di ferie forzate ne abbiamo fatte parecchie anche io e i miei colleghi, speriamo che non siano il prologo di un altro genere di "ferie" che implicano un'escursione all'ufficio di collocamento...

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    1. Scrivere una nuova storia è proprio l'occasione per migliorare, quindi mi ritrovo anch'io in quello che scrivi.
      Riguardo alle ferie forzate, credo sia stato un modo per sopperire all'emergenza, ma perseverare non lo ritengo giusto, ti auguro comunque che la tua azienda resista, un abbraccio.

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  5. Hai ragione, si impara anche da se stessi. Magari sembra di avere chiari certi concetti, ma nel tempo capita di perderne la freschezza, come è successo a te. Spero che avere tante idee e storie da portare avanti ti faccia lo stesso effetto che fa a me: fatico a trovare il tempo, e finisco con il dare un colpo al cerchio e uno alla botte, come si dice, ma dentro di me mi sento ricca e soddisfatta, come un goloso di dolci in pasticceria. ;)

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    1. È vero, al di là del lavoro che svolgo lentamente, queste idee e storie che mi animano mi fanno star bene, mi fanno sentire contenta e leggera. Poi quando scrivo un nuovo capitolo mi sento davvero felice. Di questi tempi non è poco.

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  6. Non credo di avere imparato mai da me stessa, rimanendo nel campo della scrittura, però è bello che sia capitato a te: dovrebbe essere una grande spinta in avanti, un incoraggiamento e anche un modo (ottimo) per gestire quel famoso “impostore” di cui si è parlato qualche settimana fa. 😉

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    1. Forse ti è capitato in altri campi Marina, chissà o capiterà. È stata infatti una bella spinta, una piccola iniezione di fiducia a dispetto del famoso "impostore" del vostro post 😊.

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  7. Bella questa cosa che ti è successa, soprattutto perché inaspettata! Ogni tanto è capitato anche a me, è una bella sensazione che ti fa vedere tutto in una prospettiva più armonica.
    E così "L'amore che ci manca" è di nuovo tutto tuo... mi sembra una buona notizia, spero che lo ripubblicherai presto :)

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    1. Eh già, ripercorrere le tappe del passato può aiutare, rileggendomi mi sono resa conto che stavo trascurando certi meccanismi che invece erano risultati importanti nelle storie passate. L'amore che ci manca è di nuovo mio, sto cercando una buona idea per una cover di impatto, ma è davvero difficile, vorrei anche fare una revisione, spero di farcela a fare tutto...

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  8. E' una buona cosa essere pieni di idee e di progetti più del tempo che se ne ha per svilupparli. Perché soprattutto in questo periodo ho visto amici presi dallo sconforto a casa non avendo nulla con cui occupare il tempo dilatato. Da questo punto di vista, siamo fortunati. :)
    E approfitta anche delle ferie ti concedono, primo perché accumulare troppe ferie e permessi è pericoloso (ci sono dei limiti di accumulo e potresti anche perderle, dovrebbero nel caso pagarle ma meglio consumarle) e secondo ti puoi portare avanti con tante cose, non solo la scrittura, c'è anche tutto il "collegato" (curare il blog, curare la bestiaccia della Seo, curare il marketing dei già pubblicati, dare una verifica ai social, le sponsorizzazioni, ecc.) Non è tempo perso.
    Sull'imparare da noi stessi, si, in un certo modo mi è successo. Sono tornata per caso ai riassunti-post che faccio dei manuali di scrittura ("Cosa ho imparato da...") e mi sono riletta quello di On Writing di Stephen King. Le parti scelte e come le ho riassunte mi hanno dato nuove idee. ;)

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    1. Avere tante idee è senza dubbio positivo, senza tempo però si rischia di perdere l'entusiasmo e la spinta, per questo per ora sono concentrata (o almeno ci provo) sulla nuova storia di Sorace. Sono contenta che anche tu abbia imparato da te stessa, talvolta non ci si pensa ma ripensare alle azioni del passato può dare davvero una grossa svolta all'operato del presente...

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  9. Rileggere quel che si è scritto è un buon modo per ricordarsi di ciò che pensavamo e sentivamo in quel momento ma anch'io provo un distacco strano dai miei scritti, come se non fossero miei. Sono curiosa di rileggermi a dieci anni di distanza per sapere cosa ne penso!
    Mi fa piacere che la tua creatività sia nutrita e attiva! Continua così!

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    1. Grazie Lisa! Rileggere scritti del passato può portare effetti sorprendenti, per esempio si può capire che certe parti di noi sono rimaste immutate nel tempo, ho ritrovato il diario dei miei 13 anni e scrivevo cose ingenue ma che mi assomigliano ancora (ma oggi probabilmente le scriverei meglio).

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    2. Anche a me è capitato di rileggere i miei diari da adolescente e avevo le stesse menate di adesso! Ero molto preoccupata del mio peso che adesso invece sarebbe il mio peso ideale!

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    3. È lo stesso per me, quanto vorrei avere adesso il peso di quando mi lamentavo!
      Bacioni

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  10. Si tratta della capacità di essere attenti a quello che ci arriva, sia dagli altri che da noi stessi, e a farne tesoro. In fondo noi siamo la persona che più ci tiene compagnia! ;) Rileggere i propri lavori a distanza di tempo è sempre una sorpresa, dà una sensazione straniante perché sembrano scritti da un'altra persona.

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    1. È vero, è una sensazione strana, sembrano scritti da un'altra persona pur con la consapevolezza che siamo stati noi a scrivere quella storia, eravamo noi stessi un po' più giovani. Forse è proprio capire meglio come eravamo che ci consente di imparare qualcosa di nuovo oppure é un riscoprirsi.

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