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| La professione di scrivere libri fa apparire le corse dei cavalli un'attività stabile. John Steinbeck |
Ogni tanto mi torna la voglia di scrivere. Mi frulla in testa una storia, ma poi resta lì, sospesa tra i pensieri. Il motivo è uno solo: il tempo.
C’è chi sostiene che il tempo si debba trovare, e in parte sono d’accordo. Dopotutto, dal 2014 a oggi ho scritto dodici romanzi, pur lavorando a tempo pieno, come adesso. Anche se, a dire il vero, negli ultimi anni il lavoro è diventato molto più fagocitante.
Se scrivere fosse davvero la mia priorità assoluta, probabilmente il tempo riuscirei a ritagliarlo. Lo ammetto. Ma la scrittura assorbe energie, tante, e dedicarle spazio significherebbe rinunciare a quelle piccole oasi di tempo libero che il lavoro ancora mi concede.
Ho anche pensato di riservarle un’ora al giorno, in una fascia in cui di solito non faccio nulla di particolare: tra le 19 e le 20, mentre preparo la cena e tengo la tv accesa. Però è anche il momento in cui cerco di decomprimere il cervello dopo una giornata di lavoro. E, soprattutto, è l’ora in cui sono talmente stanca che la creatività sembra scomparsa.
Dovrei riprendere una storia iniziata tempo fa. Ma questo significherebbe anche ritrovare i miei personaggi: da dove eravamo partiti? Cosa è successo loro in questi anni? Cosa è stato di loro, nel tempo che li ho abbandonati? Forse dovrei ricominciare da loro, dalle loro voci.
Dovrei costruire delle schede, dare ordine a ciò che ora è solo frammento. Mi è tornato in mente come Elena Ferrante le usa nella serie di L'amica geniale. E di recente, leggendo un romanzo di Maurizio De Giovanni, ho trovato alla fine proprio delle schede con un riepilogo dei personaggi e del loro carattere. ritratti essenziali, ma capaci di restituire un’intera umanità.
Forse potrebbe essere un modo per ricominciare. Da un nome, un volto, una storia che chiede soltanto di essere ascoltata. Forse dovrei mettermi davanti al pc e riaprire quel file (esiste da un po' ed è fermo a pagina venti o trenta non ricordo).
I nomi dei miei personaggi sono ancora lì, allineati come se mi stessero aspettando. Li avevo lasciati in sospeso, in una specie di tempo fermo. Mi chiedo se mi riconosceranno, ma dovrei sicuramente ripartire da loro.
Forse basta questo: sedersi, anche senza sapere bene perché. Accettare che le parole arrivino un po' sbilenche, o non arrivino affatto. Restare lì comunque, finché qualcosa — anche solo una frase — decide di farsi vedere.
A pensarci bene, per diversi anni, ho fatto proprio così, mi mettevo davanti al pc ogni fine settimana e non sempre avevo le idee chiare su cosa scrivere, ma le mattine passate davanti allo schermo del computer finivano comunque per produrre alcune pagine oppure anche solo qualche riga. I fine settimana non sono più un opzione valida, forse potrei dedicare un paio di sere a settimana, ma non so ancora se ci riuscirò, vedremo.
Un altro pensiero che mi ha attraversato riguarda la possibilità di ridurre il tempo dedicato alla lettura, che negli ultimi tempi sento meno coinvolgente. Forse, però, è solo perché non incontro i libri giusti; in tal caso, potrebbe rivelarsi più produttivo dedicarmi alla scrittura.
Naturalmente ogni suggerimento è benvenuto: avete un momento della giornata, o magari un giorno della settimana, che riservate alla scrittura? E a cosa rinunciate per farle spazio?
Fonti immagini: Pexel
