domenica 2 dicembre 2018

Come nascono le storie

Certe storie nascono perché le abbiamo sfiorate un giorno per caso e ci sono rimaste addosso


In questi giorni frenetici di fine anno che ormai vivo da sempre con una certa angoscia perché corro più del solito o, forse, mi sembra di correre di più perché le giornate sono più corte, fa più freddo, c'è il Natale che accorcia il mese di dicembre, c'è il Grinch in me che torna alla ribalta con il fantasma dei natali non vissuti ecc ecc mi ritrovo a non avere tempo per scrivere neanche un post decentemente strutturato. Ogni tanto butto giù dei pensieri alla rinfusa su blogger e alla fine viene fuori qualcosa che non avevo programmato. Comunque qui racconto come è nata la storia di Pietro e Laura di Insostenibili barriere del cuore, il titolo provvisorio con cui ho scritto il romanzo era "Nessun dolore è per sempre", ma mi sembrava un titolo troppo impegnativo, così quando ho scritto la parola Fine mi è apparso il titolo giusto che poi è diventato quello definitivo.


Lo vedevo sempre con la sua bambina, un padre dolcissimo e attento, con un'ombra negli occhi, era quel dolore nascosto tra le pieghe dell'anima che mi colpiva e mi causava un buco nel cuore. Lo incrociavo talvolta e il mio saluto era sempre accompagnato da un sorriso per quella meraviglia di bambina che gli stava attaccata come l'edera. 
Il sabato pomeriggio mi trasferivo a casa del mio ragazzo e passavo spesso il tempo nel giardino condominiale a leggere, era il periodo in cui non avevo ancora una mia auto, così lui mi passava a prendere dopo pranzo e mi portava a casa dei suoi, poi si chiudeva in camera a studiare e io, che già lavoravo, mi mettevo a leggere un libro in attesa che arrivasse l'ora di cena. Era primavera e, seduta con il libro nel mio angolino, ascoltavo distrattamente i discorsi della mamma del mio ragazzo con la sua vicina e mi accorsi che parlavano di lui, il papà tenero che incrociavo ogni tanto, mi sporsi per ascoltare incuriosita.
"Sai" disse Chiara, "l'altra sera è arrivato a casa con una ragazza, me l'ha presentata come un'amica, ma si capiva che c'era qualcosa di più. E l'ho visto sorridere come non faceva da tanto tempo. Sono davvero felice per lui, spero che riesca a rifarsi una vita"
"Meno male" rispose Maria, "mi si stringeva il cuore a pensarlo da solo, dopo tutto quello che ha passato. Se ripenso a quel periodo mi vengono i brividi, anche per noi è stato difficile, io vivevo nell'ansia".
"Scusate, ma di chi state parlando" intervenni io. Di solito mi facevo i fatti miei, ma ero troppo curiosa.
"Di Pietro, il nostro vicino"
"E cosa gli è successo? Cosa vuol dire che ti vengono i brividi a ripensare a quel periodo. Perché vivevi nell'ansia?"
E così Maria, abbassando la voce, mi raccontò tutta la storia. Mi raccontò dei tentativi di suicidi della moglie e di quella bambina rimasta sola con il padre. Della paura che saltasse per aria tutto il condominio se avesse usato di nuovo il gas e di quello che era successo dopo.
Ho sempre avuto la fantasia fervida e ho provato a immaginare il susseguirsi di quegli eventi fino al giorno della tragedia. Mi sono anche chiesta come mai nessuno si sia preoccupato di salvare quella donna dalla sua angoscia, era un tempo in cui si parlava ancora troppo poco di depressione post partum. Ogni volta però che ascoltavo al notiziario la notizia di una morte simile, mi tornava in mente quella storia.
Ogni tanto ci pensavo e restavo sempre attonita. Poi smisi di pensarci fagocitata dalla mia vita. Io e il mio ragazzo abbiamo preso strade diverse e dopo non vidi più Pietro.

Quella storia mi è rimasta dentro negli anni poi un giorno è balzata fuori e ho dovuto raccontarla mescolando un po' le carte con tempi e incontri diversi. In mezzo ci ho messo anche l'amicizia tra donne, quella nata per caso, quella sincera, senza invidie o rivalità, quella che nei momenti difficili della vita può diventare un faro e fare da guida. È strano come certe combinazioni arrivino nel momento giusto, quando tutto sembra lontano e, come per incanto, capisci tutto, anche il dolore che non ti appartiene perché, nel frattempo, lo hai provato sulla tua pelle sotto altre forme. 

Nota: Pietro, Maria e Chiara sono nomi di fantasia.

Come nascono le vostre storie, vi è mai successo di partire da un evento reale e poi "volare" con la fantasia?

#stoleggendo
Tutto questo ti darò di Dolores Redondo

18 commenti:

  1. Molto interessante conoscere come è mata la storia che mi ha incollato al libro dalle prime pagine. Bravissima per come l'hai resa tua e trasformata.
    Per rispondere alla domanda mi è capitata una cosa analoga, più in piccolo. Al mare ho incontrato un padre e una figlia amici di amici dalla storia dolorosa. La madre era morta di cancro quando la piccola aveva solo due anni e lui la cresceva con l'aiuto della nonna. Mi è nato il racconto finito nell'antologia Sognando come la storia di Alice. Certe storie quando ti colpiscono nel profondo non le riesci ad abbandonare e per chi ama scrivere niente è meglio della trasposizione narrativa.

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    1. Molto umana anche la tua storia Nadia, se ci pensi siamo circondati da storie, noi che abbiamo il pallino della scrittura riusciamo a trasferirle sulla carta e a trasformarle. Ieri leggevo un articolo che parlava di una malattia "moderna" gli attacchi di panico, l'autrice ha raccontato la sua esperienza in un romanzo, però non in forma di autobiografia ma proprio come un romanzo; il giornalista spiegava che il romanzo può essere una forma più leggera per aiutare gli altri e parlare di argomenti impegnativi. La scrittura può avere una grande forza.

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    2. Assolutamente sì Quando si legge di romanzi con storie vere l'effetto terapeutico è incredibile

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    3. Vero, certi libri mi hanno aiutato molto nei momenti di crisi

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  2. Certo che mi capita. Le affinità è un tipico esempio, ma anche ragione e pentimento.

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    1. Li ho letti entrambi e sono anche un esempio di belle storie!

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  3. Sì, certamente qualche volta mi è capitato di prendere spunto da storie che mi hanno in qualche modo coinvolto. Anche nel mio caso sono state rielaborate in modo diverso, però mantenendo qualcosa dell'evento reale che le ha ispirate.

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    1. Credo che lo spunto iniziale sia un seme importante da cui parte tutto il resto, poi è necessario rielaborarle per inserirle in una storia romanzata, è anche questo il bello della scrittura.

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  4. Io non lo dico come nascono le mie storie perché si sa ;)

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    1. Ogni tanto nel tuo blog lo hai raccontato...i tuoi racconti nascono tutti dalla vita odierna ;-)

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  5. A me piace molto conoscere come nasce una storia, i retroscena che hanno portato l'autore a crearla, ecc. Come hai raccontato tu, ci sono dei ricordi, delle sensazioni, delle persone che abbiamo incontrato che fanno da input e cominciano a ronzarci in testa. A questo proposito penso esista una specie di lavoro inconscio che facciamo, fino a quando la storia viene concretamente fuori. Per me il processo è più o meno come il tuo.

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    1. Abbiamo dei punti in comune allora. Credo che per questo romanzo ci sia stato un lungo periodo di incubazione, poi allo spunto iniziale se ne sono aggiunti altri. Anch'io mi appassiono ascoltando come nascono le storie dei romanzi, ricordo che alla presentazione del libro Le tre del mattino di Gianrico Carofiglio mi emozionai all'ascolto della incredibile storia vera da cui trasse spunto.

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  6. Che bello sentirti raccontare come è nata la storia... un po' come assistere a quello che succede dietro le quinte di uno spettacolo. Gli spunti per le mie storie non sono quasi mai così diretti, ma mi è capitato una volta di scrivere un racconto su un ragazzo che avevo visto su un traghetto, perciò capisco come succede. :)

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    1. Un ragazzo visto su un traghetto che colpisce l'immaginario e fa nascere un racconto, che bello. Credo che la magia della scrittura stia anche in questa empatia o immedesimazione che parte, magari, da uno sguardo e poi diventa introspezione o semplice osservazione.

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  7. Passano i secoli e i millenni, cambiano le modalità e le ambientazioni, ma in fondo le storie in cui l'uomo è immerso sono sempre quelle. Magari anche nel Medioevo c'era un marito rimasto solo con una figlia piccola a causa della depressione della moglie, ma non conoscendo nemmeno la malattia l'avranno creduta posseduta dal diavolo.
    Come nascono le mie storie in genere lo scrivo nel blog, in fondo al racconto. Ma i modi sono davvero disparati: un evento come il tuo, sepolto nella memoria, che riaffiora per un attimo; una persona ascoltata per caso; una frase letta in un'intervista (l'ultima che mi ronza in testa, ma ancora non si è sviluppata, è "La solitudine è sottovalutata"); un sogno, anche vecchio (ho l'abitudine di scrivermeli, perché solo rileggendoli li capisco), e chissà poi da dove arriva quel sogno; uno spot pubblicitario di un orologio, pure quello; un incontro destabilizzante, un po' come il tuo, che ti lascia lì a chiederti "e se fosse successo a me?".

    E comunque, alla faccia dei post che a tuo dire non ti vengono bene! :D

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    1. Grazie Barbara! Alla fine il post finale non è riuscito male, anche se volevo scrivere qualcosa di più tecnico...sicuramente nel medioevo sarebbe sembrata posseduta, ma anche senza arrivare al medioevo accadeva qualcosa di analogo anche poco tempo fa, non so se hai mai visto il film Ragazze interrotte con Angelina Jolie e Winona Ryder, internate in una specie di manicomio solo perché non rientravano, come comportamento, nei canoni femminili. Era ambientato negli anni sessanta. Le storie fanno percorsi strani però è bello poterle raccontare!

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  8. La storia che mi hai raccontato mi ha ricordato un po' il film "Solo un padre" di Luca Lucini, che ha come protagonista un giovane vedovo con la figlia di 10 mesi. Ne avevo parlato in occasione del mio post tematico sul padre.
    Per quanto riguarda la tua domanda, le mie storie nascono... dalla Storia, come ho raccontato nell'intervista a Marco Freccero. Nello stesso tempo non c'è dubbio che ci sono storie contemporanee che si sono travasate in quelle del passato che racconto, e personaggi dei giorni nostri che agiscono sotto mentite spoglie. Persino in alcuni personaggi maschili c'è una grande parte di me. Del resto l'uomo è sempre uguale a se stesso.

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    1. Quando scriviamo mettiamo sempre un po' di noi nelle storie che raccontiamo, oppure quelle che ci colpiscono. Non ho visto il film che citi, non mi dispiacerebbe vederlo se capita. La storia offre spunti magnifici ed è bello ispirarsi a qualcuno di reale e attuale, ti confesso che anch'io lo faccio spesso. Altro segreto e punto in comune è che nei personaggi maschili c'è molto di me, forse più di quelli femminili...

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