domenica 27 gennaio 2019

Salviamo la terra

L'altro giorno ero presa da mille pensieri relativi a come organizzare la mia vita nei prossimi dieci anni quando sono stata colpita da un pensiero: se l'uomo non corre subito ai ripari, tra dodici anni per il nostro pianeta sarà troppo tardi!

Avete spazzato via la bellezza pur di fare soldi e arricchirvi. Mauro Corona
Insomma se i potenti del mondo non si impegnano sul serio con Leggi e provvedimenti concreti a salvaguardare l'ambiente forse è inutile preoccuparsi di quello che farò nei prossimi dieci anni, tanto vale non fare niente. Considerato che tra i potenti del mondo c'è un tipo di nome Trump, l'Europa mi sembra troppo concentrata a risolvere i suoi problemi interni (tra i problemi del Regno Unito con la brexit, la Francia con i suoi giubbetti gialli, la Germania con la crescita in declino, ho rivalutato la posizione dell'Italia in questi giorni) e altri potenti del resto del mondo che se ne fregano, ho paura che per il pianeta non resti molto tempo.
Questo pensiero terribile mi ha sfiorato più volte, ma solo qualche giorno fa ho realizzato con chiarezza quello che comporta. Sono incappata in un video su YouTube che parlava degli effetti devastanti dell'inquinamento, dei rifiuti che finiscono nelle reti dei pescatori, delle isole galleggianti formati dalla plastica e di tanti altri effetti nefasti. Non riesco a ritrovare il link e quindi non posso proporvelo qui, ma il senso l'ho già reso. Ve ne propongo invece un altro che mi sembra altrettanto di impatto.
Qualche speranza sta venendo dal mondo delle aziende che applicano la cosiddetta "economia circolare", sempre più imprese si pongono l'obiettivo di produrre in modo ecosostenibile, per esempio la Lego ha cominciato a produrre i suoi mattoncini con i derivati e gli scarti della canna da zucchero. Un'impresa spagnola sta producendo riciclando i rifiuti marini, costituiti in larga parte da bottiglie di plastica, il brand  Ecoalf, anche l'Ikea sta producendo delle cucine con le ante ricavate da Pet riciclato, la Kartell sta seguendo la stessa strada puntando sui biopolimeri per produrre i suoi oggetti di design. 
La scoperta mi ha colpito soprattutto perchè io stessa nel mio romanzo giallo La sottile linea del male affronto il tema dei biopolimeri, questione in cui inciampa il commissario seguendo le indagini sull'assassinio di un professore di chimica. 
E poi c'è un altro brand spagnolo che utilizza solo materiali di scarto per produrre i suoi vestiti e usa lo slogan molto di impatto "Because there is no planet B", io mi sono imbattuta in esso guardando un video su yuo tube e il messaggio è proprio quello che mi ha portato a scrivere questo post. 
Chissà se ce la faremo davvero a salvare il nostro pianeta, me lo chiedo perché osserviamo sempre più spesso fenomeni di clima impazzito e di eventi atmosferici che fanno riflettere, non solo per i suoi effetti catastrofici immediati, ma anche per tutto quello che ciò può comportare in futuro.

Cosa possiamo fare noi comuni mortali per salvaguardare l'ambiente?
Moltissimo per esempio usare meno l'auto, tra l'altro camminare fa molto bene alla salute, io mi sono ripromessa, anche se ho la macchina a GPL che è meno inquinante, di andare al lavoro a piedi almeno due volte a settimana (a piedi più l'autobus eventualmente) e ho scoperto che esistono in commercio dei dischetti struccanti lavabili di cotone da usare in alternativa ai dischetti usa e getta che sono molto inquinanti, voglio cominciare a usare quelli lavabili. Non usare bicchieri e piatti di carta (una volta li usavo ma ho smesso). Al ristorante chiedo sempre la Doggy bag, senza vergognarmi, ormai tutti i ristoranti lo fanno senza problemi ed è un modo per evitare gli sprechi alimentari. Molti ristoranti, per esempio quelli delle catene Eataly e Slow Food, stanno diffondendo questa prassi proponendola direttamente ai propri clienti. 
Comprate l'usato se potete, secondo le statistiche nel 2017 con il mercato dell'usato si è risparmiato in  Italia 4,5 milioni di tonnellate di CO2. Infine se non sai dove buttare un prodotto c'è la App Junnker per la raccolta differenziata, aiuta a riconoscere il prodotto e a capire dove va smaltito, io l'ho scaricata sul mio cellulare ed è molto semplice da usare.
Servirà tutto questo? Non so, però almeno possiamo provarci, cosa ne dite?


16 commenti:

  1. Se da un lato esistono persone attente e responsabili che al pianeta ci tengono e vogliono salvarlo, dall'altro ci sono i menefreghisti che lanciano i rifiuti in mare e inquinano sotterrando scorie tossiche.
    Il problema è che sono maggiori i danni dei secondi, purtroppo. Ma come te ho speranze che il seme buono salvi dall'autodistruzione. Esistono innumerevoli progetti ecologici a cui giovani imprenditori si sono dedicati, spero soppiantino i vecchi pericolosi, ma solo il tempo potrà dirlo.

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    1. Mi rendo conto che spesso manca la consapevolezza di quello che un'azione comporta nei confronti dell'ambiente, anche in chi è attento. Per esempio io stessa non sapevo quanto danno facessero i cotton fioc, io non li ho mai usati, però mi ha fatto riflettere. Attraverso gli scarichi tutto finisce in mare ed è sconfortante, è bene pensarci fin dal momento del consumo. Parte tutto da quello, ma con la consapevolezza si può fare meglio. Speriamo che il seme buono ci salvi...

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  2. Io credo che noi singoli possiamo fare purtroppo molto poco nel quadro globale. Non è una scusa per "non fare", io sono il primo a usare la macchina il meno possibile, a non sprecare acqua e a buttare le pile negli appositi contenitori, però quando leggo che una nave portacontainer oceanica inquina ogni giorno come mille automobili mi cadono le braccia a terra...
    Comunque sono fiducioso sul fatto che quando il problema diventerò davvero tangibile, allora anche le superpotenze si muoveranno. Per dire, per anni abbiamo visto immagini dalla Cina di grandi città coperte da smog e gente che cammina con la mascherina, ora la Cina ha firmato il protocollo di Kyoto e ha criticato Trump per averlo revocato nel suo paese... Insomma, se i governi decidono di porre davvero rimedio alla cosa, il rimedio si troverà, almeno questa è la mia speranza.

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    1. È vero, il singolo può fare poco, però è un consumatore e se sceglie di non consumare alcuni prodotti forse le aziende ne tengono conto. È un lavoro lento, ma forse instillando la consapevolezza di quanto sia importante questa battaglia, qualcosa può cambiare. Anch'io però come te spero che i governi facciano qualcosa di serio, spero solo che non sia troppo tardi, quando si distrugge la natura tornare indietro può essere davvero difficile. Incrociamo le dita...

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  3. Cerco di fare scelte etiche x esempio con i detersivi e gli imballi compostabili e molto altro però all'ennesimo sacchetto nel bidone del vetro perché è troppa fatica svuotarlo, ecco penso sì al pianeta ma con tanta rabbia x gesti semplici che in molti non hanno voglia di fare a discapito di tutti.

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    1. Io faccio la differenziata per vetro, plastica e carta, però ci sono ancora troppe cose che mi tocca buttare nell'indifferenziata perché sono composti da elementi diversi, purtroppo. Per questo penso che molto di più può essere fatto alla fonte, cioè al momento della produzione.

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  4. Tutto vero purtroppo e condivisibile. Per anni l'uomo ha usato le risorse in modo scriteriato, inquinando, impoverendo e preoccupandosi esclusivamente di businnes e Pil. Sembra un po' tardi per rimediare, forse è possibile solo ritardare la completa rovina del pianeta, ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte. Io differenzio il più possibile, non uso più stoviglie e posate di plastica, evito la merce con eccessivi incartamenti... a proposito, ma quanta plastica usano le industrie per impacchettare semplici alimenti? Non potrebbero usare imballaggi eco sostenibili?

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    1. Credo che eliminare gli imballaggi sia difficile soprattutto perché occorre garantire l'integrazione degli alimenti in particolare, forse la strada giusta è studiare un tipo di imballaggio eco sostenibile. Qualche azienda comincia a farlo, è necessario farlo sempre più su larga scala. Poi ci sono anche quei negozi che vendono le merci sfuse, in particolari detersivi e saponi, anche questa è un'idea, dovrebbero collegarli ai centri commerciali perché finché sono di nicchia l'impatto è limitato.

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  5. Tante cose si possono fare, che sembrano inutili di per sé, ma se in tanti cominciano, l'impatto moltiplicato si farà sentire.
    Non bevo più acqua dalle bottiglie di plastica: ho fatto analizzare l'impianto ed è buona; se non lo fosse stata, avrei aggiunto un filtro. In circa dodici anni quanta plastica in meno ho comprato?
    Idem per i detersivi: utilizzo le stesse identiche bottiglie da dodici anni, e vado a riempirle dal ferramenta con detersivi sfusi, peraltro di qualità. Quando acquisto anch'io cerco confezioni con meno plastica possibile, solo che non sempre c'è questa scelta (soprattutto nell'elettronica accidenti!) Ma non tutti hanno queste accortezze, anche qui è una questione di cultura. E a volte mi sembra che non importi molto ai nostri governanti cambiarla.

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    1. Brava Barbara, nel mio commento a Rosalia parlavo proprio dei detersivi sfusi, non avevo ancora letto il tuo! Anche bere l'acqua del rubinetto può aiutare moltissimo, è un passo che dovrei fare anch'io al quale sto pensando, per ora mi limito a riutilizzare la stessa bottiglietta d'acqua da portare in palestra. Per i prodotti tecnologici ho notato anch'io che usano molto imballaggio, occorrerebbe puntare su un imballaggio ecologico...

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  6. Giulia, ti chiedi se "servirà tutto questo": servirà senz'altro, allorché le buone abitudini diventeranno una prassi generalizzata. Non finché individui come il mio vicino di casa, che butta mozziconi e quant'altro nel campo di fronte, non si estingueranno.
    Noto però con dispiacere che a dispetto delle campagne di sensibilizzazione la mentalità di molti sta cambiando in peggio. Immagino per via della "controcultura" fatta da chi nega ostentando il massimo menefreghismo l'esistenza di serie problematiche ecologiche.
    Fino a una decina di anni fa se arrivavi a lavoro in bici ti guardavano con rispetto, adesso fanno ironia (Freschetto stamattina?) (e la voglia di strappare a suon di schiaffoni quei sorrisetti dementi dalle loro facce da primitivi oscurantisti lievita come pane di Altamura).

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    1. Piano piano la cultura dell'ambiente si diffonderà sempre più, sperando che non avvenga quando è troppo tardi. Per i menefreghisti credo che anche loro capitoleranno un giorno di fronte all'inevitabile o, magari, quando pioveranno multe salatissime. Almeno questo è quello che spero :)

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  7. Questo tuo discorso dovrebbe diventare la Bibbia di noi tutti. Perché è vero che ciascuno può fare il proprio e che l'indifferenza non fa che alimentare il problema.
    Da insegnante, cerco di inserire ogni volta che è possibile il discorso sul rispetto dell'ambiente, poi ti rendi conto che dietro ci sono famiglie che non fanno altrettanto e che i ragazzi sono disorientati.
    La famiglia è fondamentale, è da lì che deve partire una vera educazione ambientale, ma oltre quella c'è l'esempio di un governo, di un ente comunale, ecc. Insomma, siamo esseri umani inseriti in società complesse in cui serve anzitutto coerenza. È quella che latita.

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    1. È necessario che aumenti la coscienza ambientale in ogni ambito, dalla famiglia al governo e all'intera società. Ho l'impressione che abbia però molte falle, però se in una famiglia manca la scuola può instillarla e magari può attecchire con il tempo, quindi fai bene, come insegnante, a spronare in tal senso. Può accadere anche che il figlio insegni qualcosa ai genitori, chissà.

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  8. Credo che ognuno debba fare la sua parte, piccola o grande che sia, anche se i grossi cambiamenti devono venire dai livelli alti. Del resto finché non c'è una sensibilità individuale al problema, a quei livelli non si può arrivare... ma qualche cambiamento in positivo si vede, quindi avanti tutta. :)

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    1. Concordo, ognuno deve fare la sua parte, i singoli fanno parte di un tutto che si potrà estendere sempre più. Del resto è in gioco la nostra sopravvivenza.

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