| In un'epoca di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario. George Orwell |
La prima favola della mia vita non è stata Biancaneve né Cenerentola. No, nessuna di quelle favole da bambine (forse è per questo che sono diventata una ribelle?).
È stata Il vestito nuovo dell’imperatore di Hans Christian Andersen.
Avevo quattro, forse cinque anni. Di certo non andavo ancora a scuola e non sapevo leggere. Nelle edicole del mio paese vendevano delle favolette illustrate, di forma quadrata: nella pagina di sinistra c’era il disegno di una scena, in quella di destra la sua descrizione, quattro o cinque righe appena.
Mia madre me ne comprò una, probabilmente per sfinimento. Io non sapevo leggere, ma ero irrimediabilmente attratta dalla copertina illustrata e la volevo a tutti i costi. Costavano poco, così lei cedette.
Poi costrinsi le mie sorelle più grandi a leggermela. Una volta, due volte, tre volte, infinite volte, finché la imparai a memoria.
Guardavo la pagina a sinistra e declamavo ciò che stava scritto nella pagina a destra.
Qualcuno pensò che a quattro anni sapessi già leggere e gridava al prodigio. Mia madre sorrideva e spiegava che no, la sapevo semplicemente a memoria. Anche quella, in fondo, era una dote: la mia memoria visiva.
Ancora oggi non so perché capitò proprio quella favola. Ma era una storia emblematica.
Ve la riporto di seguito in forma di riassunto.
Un imperatore era ossessionato dai vestiti eleganti e spendeva tutti i suoi soldi per averne sempre di nuovi, trascurando il suo regno. Un giorno arrivarono due imbroglioni che si finsero tessitori e dissero di saper creare una stoffa speciale: invisibile per chi era stupido o non degno della propria carica.
L’imperatore, incuriosito, li fece lavorare per lui. In realtà i due non tessevano nulla, ma tutti fingevano di vedere la stoffa per paura di sembrare stupidi o incapaci. Anche l’imperatore, pur non vedendo niente, finse di ammirare i vestiti.
Durante una grande sfilata, l’imperatore uscì indossando i “nuovi abiti” che in realtà non esistevano. Tutti lo lodavano, finché un bambino disse la verità: “Non ha niente addosso!”. La gente capì che era vero e iniziò a ripeterlo. L’imperatore, pur vergognandosi, continuò la sfilata fingendo sicurezza.
Morale: la paura di dire la verità e il desiderio di conformarsi agli altri possono far credere a una bugia evidente; solo l’innocenza e il coraggio (come quello del bambino) svelano la verità.
da qui deriva l'espressione "il re è nudo" infatti nella favola per paura di sembrare stupidi o inetti, il re, i cortigiani e il popolo fingono di vedere il meraviglioso vestito, finché un bambino, non condizionato dal conformismo, grida la verità: "Ma il re è nudo!".
Questa frase è usata metaforicamente per denunciare verità evidenti che nessuno ha il coraggio di ammettere per conformismo, paura o ipocrisia, smascherando l'arroganza del potere.
Questa favola ha camminato con me per tutta la vita. Non l’ho mai dimenticata: è rimasta impressa nella mia memoria come un segno profondo. Ogni tanto tornava a farsi sentire nei miei pensieri, e rivedevo quello sciocco imperatore che si lasciava ingannare e non riusciva ad ammettere il proprio errore nemmeno davanti all’evidenza. E insieme a lui rivedevo chi gli stava intorno, incapace di parlare per paura, pronto ad applaudire una sfilata vuota, fingendo di vedere un vestito che non esisteva.
In questi giorni questa fiaba continua a riaffiorare, riporta con sé i ricordi della mia infanzia e, senza che io lo voglia, si intreccia con ciò che sto osservando nel presente. Guardando l’Italia e il mondo, ho la sensazione che molti stiano scegliendo di non vedere, di negare una verità che è sotto gli occhi di tutti: una società che sembra smarrire la propria direzione.
In fondo è questa la funzione delle favole: dire la verità ai bambini, perché imparino a guardare il mondo senza maschere e ad avere il coraggio di riconoscere ciò che gli altri preferiscono ignorare.
Fonti immagini: pixabay
Non la conoscevo ma è veramente potentissima nella sua semplicità. Crescere con già quest'idea ben interiorizzata secondo me è stata una fortuna. La terrò a mente anch'io. Come dici, oggi più che mai, è emblematica di ciò che sta accadendo. A volte i fatti sono così evidenti e pure costruiamo castelli di bugie per ingannare e ingannarci, per non vedere.
RispondiEliminaCiao Davide, ben ritrovato! Questa favola è infatti poco conosciuta, quando ne parlavo ogni tanto alle mie compagne di classe delle elementari cascavano dalle nuvole. Confesso che allora, da bambina, non sapevo raccontarla pur intuendone il senso. Crescendo mi è apparsa sempre più chiara.
EliminaSì, le favole dovrebbero avere un elemento pedagogico. Quelle "popolari" narrate dalle nonne in genere hanno la sola morale di spingere i bambini a diffidare degli estranei e a non diventare "cattivi".
RispondiEliminaPoi ci sono le favole letterarie: Esopo, Fedro, La Fontaine e appunto Andersen. Con loro gli insegnamenti morali spaziano oltre l'infanzia e sono di ammonimento anche per gli adulti.
Attraverso le favole si dicono grandi e piccole verità Ariano, con scopo pedagogico o per mettere in guardia dai pericoli del mondo (come quella di cappuccetto rosso per esempio) sono sempre fonte di insegnamento. Vado a ripassare quelle di Esopo e Fedro che non ricordo molto.
EliminaConoscevo la favola e il candore innocente che rivela la verità senza filtri. Io credo che a molti italiani - un po' citrulli - faccia comodo non vedere, sono quelli che "il comunismo ha rovinato il paese" dimentichi del fatto che i comunisti in Italia al governo non i sono mai stati ma i fascisti sì e poi c'è la fetta degli ignoranti proprio, se ne fregano, non vanno a votare. Informarsi, capire, tentare di cambiare presuppone uno sforzo che non sono intenzionati a fare. E' tutto molto triste e preoccupante.
RispondiEliminaCara Sandra penso anch’io che a molti faccia comodo “non vedere” o fingere che tutto vada bene. Poi ci sono quelli che dicono “non vado a votare perché tanto non cambia niente” oppure “sono tutti uguali” invece se arriva al potere l’uomo sbagliato (o la donna sbagliata) le cose cambiano eccome, in peggio, lo stiamo vedendo con Trump che sta trasformando gli USA ma anche il resto del mondo, e in Italia con la sua deriva autoritaria.
EliminaFortunata ad avere avuto una fiaba così intelligente nella tua infanzia!
RispondiEliminaIo invece ero alle prese con molteplici principesse che dopo aver un po' penato trovavano il vero amore, di solito su cavallo bianco ( solo quando sono diventata grande mi sono accorta che il " vissero felici e contenti " è un fregatura ), oppure con bambini persi nel bosco che non trovavano la strada di molliche di pane o che sfuggivano al cannibalismo di vecchie megere ( ma a chi sono venute in mente queste storie terrificanti? E a che pro? )
Meglio capire quando il re è nudo, e avere il coraggio di dirlo, a voce alta.
Ma va bene anche l'infanzia di mia figlia, cresciuta a pane ed Harry Potter, perchè per affrontare il re nudo è necessario anche coltivare sogni e fantasia!
Queste fiabe Brunilde sono state anche le mie, in una fase successiva all’imperatore, le principesse e i bambini persi nel bosco hanno illuso e terrorizzato anche la mia infanzia. Le favole terrorizzanti forse volevano mettere in guardia i bambini, chissà. Forse la fregatura peggiore è quella del principe azzurro che spesso delude. Con la magia di Harry Potter abbiamo migliorato molto il livello delle storie.
EliminaChe bellezza questa fiaba, di cui ricordavo solo il titolo (ma solo dopo averlo letto qui da te, si era persa nel tempo la sua memoria!). Grazie per il riassunto e grazie soprattutto per aver ricostruito il significato de "Il re è nudo". Un'espressione che uso spesso ma che non sapevo da dove venisse. La mia prima favola non la ricordo e mi rendo conto ora di cosa ho perso nel non ricordare. Questo mi strugge.
RispondiEliminaGrazie a te per questo commento cara Elena. Le fiabe che dimentichiamo non sono davvero perse: continuano a vivere in quello che siamo diventati. Forse non ricordi la tua prima favola, ma lei ha sicuramente lasciato una traccia in te. E in fondo, riscoprirle oggi è un modo nuovo di incontrarle, sono convinta che potrà riemergere quando meno te lo aspetti.
EliminaMe lo auguro davvero
EliminaLa capacità di dire la verità e vedere le cose come stanno non è propria degli adulti, ipocriti come sono. Solo un bambino non ancora corrotto da quell' opportunismo che caratterizza i grandi saprà riconoscere la realtà dei fatti. Buona giornata a te.
RispondiEliminaGrazie Fabio, concordo perfettamente con quello che affermi, buona serata e buon week end
EliminaLe favole trasmettono verità universali sotto forma di simboli e personaggi-chiave. Conoscevo questa favola in particolare, mi ha sempre colpito, però, il fatto che il re e i cortigiani, anche dopo la rivelazione del bambino, continuino a fare finta di niente. In fondo è un po' anche il nostro atteggiamento su alcune questioni...
RispondiEliminaÈ proprio così Cristina, certi adulti pur di non ammettere di aver preso una cantonata negano anche l’evidenza. Mi sembra che accada spesso in molte situazioni, oggi forse ancora di più
EliminaNon faceva parte delle mie favole dell'infanzia, ma la prima volta che ho letto la citazione della frase "Il re è nudo!" e non l'ho capita, sono andata alla ricerca del significato e così ho letto la favola. Non ricordavo fosse di Andersen però! L'ultima volta che mi è capitata di pensarla era appena caduto un castello di bugie raccontatemi da un'amica. Già negli anni precedenti alcune sue affermazioni mi erano sembrate esagerate e incongruenti con il suo effettivo tenore di vita, quando l'ultima volta le ho fatto notare obiettivamente la portata di alcune sue frasi, si è trovata in difficoltà e ha chiuso l'amicizia. Il re è nudo. L'ho vista davvero.
RispondiEliminaAnch’io non ricordavo fosse di Andersen, cara Barbara, é un’informazione trovata su Google mentre cercavo di approfondire per il mio post. É strano che mi sia capitata quella favola, ma se non fosse stato che non sapevo leggere e quindi ho tormentato le mie sorelle per farmela leggere forse l’avrei dimenticata nei meandri dei ricordi della mia scuola elementare….
Eliminaamiche con castelli di bugie ne ho avute anch’io, ci sono persone che hanno bisogno di inventarsi una vita migliore e credo abbiano problemi gravi di accettazione di se stesse.
La ricordo anch'io questa fiaba e mi sa che possedevamo lo stesso librino, quello forse con la cassetta della fiaba narrata da una voce, con tanto di belle musiche. Fu un grande successo editoriale quella collana. I vestiti nuovi dell'imperatore mi rimase impressa per ragioni molto simili. Ancora oggi si trova nelle antologie delle prime classi delle medie come argomento della sezione "fiaba" con tutti i significati nascosti dietro alla grottesca storia. Un bel ricordo, Giulia, mi fa tornare indietro di moltissimi anni. :)
RispondiEliminaGrazie Luz, no allegata alla mia fiaba non c’era nessuna cassetta, credo che non ci fossero ancora allora, visto che ho qualche anno più di te, era il 1968 o 69 visto che avevo quattro o cinque anni. Le mie cassette erano le voci delle mie sorelle che sapevano leggere.
EliminaForse dopo qualche anno si diffusero le fiabe con le video cassette che in effetti ebbero un grande successo, ma io ormai ero già più grandicella. Però è bello sapere che abbiamo avuto la stessa favola 😀