sabato 25 maggio 2024

Che fine ha fatto la mia scrittura

 

Non indugiare sul passato, non sognare il futuro, concentra la mente sul momento presente. Buddha.





Da circa un anno ho smesso di scrivere, che poi a pensarci bene è anche più di un anno, ma fino a metà del 2023 sono stata impegnata con l’ultima uscita dell’episodio di Saverio Sorace e quindi ero concentrata su quello, poi il periodo di riposo dopo l’uscita, lo scorso 23 giugno 2023,  un po’ di sano dolce far niente, che poi vuol dire che mi concedevo dei week end liberi senza scrittura, ho pensato” lascio passare l’estate, e poi riprendo”.

Però l’estate 2023 è passata ed è cominciato l’autunno, e io non ho ripreso a scrivere. Di solito dopo il dolce far niente di agosto, tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre venivo solleticata da un pensiero per una nuova trama e cominciavo a scrivere un capitolo di un nuovo episodio di Saverio Sorace invece a settembre non è successo e poi arrivato il 7 ottobre, nuovo orrore, nuova guerra in media oriente e  non ho più scritto. L’autunno è per me un periodo di super lavoro di bilanci e chiusure di fine anno che poi proseguono con la riapertura dell’anno e altre scadenze, insomma perdere l’occasione di agosto vuol dire perdere l’inizio di un nuovo libro. Tra il lavoro sempre più fagocitante e il desiderio di vivere alla giornata perché ogni giorno potrebbero essere l’ultimo, scrivere è diventato l’ultimo dei miei pensieri. Ogni tanto ci penso ma poi passa. Il senso di precarietà in cui ci siamo ritrovati a vivere in questi ultimi anni, ne ho parlato nel mio post Chissà, chissà domani non ha sicuramente aiutato. La crisi era cominciata già da un po’ di tempo, visto l’impegno che questa mia passione richiedeva e la vita che mi assorbiva continuamente mi chiedevo spesso se ne valesse la pena, ma finché avevo l’urgenza di raccontare delle storie, tutto sommato, non me ne curavo, andavo avanti per la mia strada con determinazione. In fondo per me scrivere era un impegno ma anche un piacere, una piccola fonte di felicità. 

Questo piacere tuttavia è stato sempre più minato dalle problematiche di contorno, per esempio i messaggi senza senso sulla mia pagina social, i messaggi via messenger di gente varia e sconosciuta con consigli non richiesti che avevano lo scopo di vendere il loro prodotto, tanto che ho disattivato messenger sulla mia pagina. Ad oggi permangono gli attacchi spam alla mia pagina social, tipo “la tua pagina ha violato le normative di Facebook e sarà disattivata entro 24 ore, ma puoi opporti alle decisioni cliccando nel link sottostante”.

Questi messaggi me li ritrovo spesso nella posta indesiderata ma ogni tanto anche nella posta normale. Ho sempre evitato di cliccare il link che potrebbe portare dritto dritto a un virus con effetti deleteri, però tutte le volte mi assaliva il dubbio se avessi davvero violato qualche norma, anche se ormai è tanto tempo che non faccio promozioni e pubblico sempre meno post sulla pagina. Ho cambiato le impostazioni del mio account per renderlo più sicuro, ma i messaggi continuano e, non posso farci nulla, mi irritano profondamente.

Ecco cosa scrive Chat Gbt (eh già, quando non so a chi chiedere chiedo a lui)

I messaggi che ricevi su Facebook, che ti accusano di aver violato delle regole e ti invitano a cliccare un link, sono molto probabilmente tentativi di phishing. Il loro scopo è:

1. Rubare Informazioni Personali: Il link potrebbe portarti a una pagina fasulla che imita il sito di Facebook, dove ti viene chiesto di inserire le tue credenziali di accesso. Se lo fai, gli hacker avranno accesso al tuo account.

2. Installare Malware: Cliccando sul link potresti scaricare e installare involontariamente un malware o un virus sul tuo dispositivo, che potrebbe danneggiarlo o permettere ai malintenzionati di accedere alle tue informazioni personali e finanziarie.

3. Propagare il Phishing: Il tuo account potrebbe essere compromesso e usato per inviare ulteriori messaggi di phishing ai tuoi contatti, ampliando la rete di vittime.

Per proteggerti:

Non cliccare sui link sospetti.

Verifica la legittimità dei messaggi direttamente dal sito ufficiale di Facebook, accedendo al tuo account senza utilizzare il link del messaggio.

Attiva l’autenticazione a due fattori sul tuo account Facebook.

Mantieni aggiornato il software antivirus sul tuo dispositivo.


Quindi continuo a cancellare queste mail e queste notifiche sulla pagina, ma ogni tanto mi sento sotto assedio e mi verrebbe voglia di cancellare la mia pagina autrice, forse potrei semplicemente sospenderla per un po’. Certo non è per questo che non scrivo più da molto tempo, però la mancanza di stimoli a scrivere sicuramente viene incentivata anche da questi piccoli fastidi. Il motivo di fondo è tuttavia quello che ho esposto all’inizio del post: la mancanza di tempo e il senso di impotenza di fronte agli eventi più grandi di noi che hanno travolto il nostro presente.

All’ozio ci si abitua più che alla fatica. E la paura del futuro crea la brama di vita, per questo stento a mettermi davanti al pc a scrivere, anche se ho ancora voglia di raccontare storie. Il nostro tempo non ce lo restituisce nessuno una volta perduto, é una consapevolezza che si é radicata sempre più in questi mesi, ogni volta che dovevo scegliere tra scrivere o uscire. Così ho scelto altro e ho riallacciato dei rapporti di amicizia che avevo trascurato e ripreso delle attività all’aperto che non facevo più. Il tempo libero è sempre troppo poco ma proprio per questo non voglio sprecarlo. 

Qualche giorno fa è arrivata la mail di Amazon che mi ricordava: “Comincia il Premio Letterario Amazon Storyteller 2024!” e, con un po’ di sofferenza, ho pensato che è la prima volta che non ho nulla da pubblicare, non che abbia mai avuto speranze di vincere o, almeno, di piazzarmi in qualche modo, ma questa mail mi ha ricordato che una volta era un appuntamento a cui tenevo.

Inoltre, come accennavo sopra, non faccio più promozione dei miei libri, non solo perché non ho tempo, ma perché non ne ho più voglia. Una volta mi divertivo a creare delle immagini da postare sulla mia pagina e poi promuovere il post su Facebook con una spesa minima, ora tendo a non farlo, un po’ per evitare commenti insulsi o antipatici sulla mia pagina, un po’ perché non serve a molto per le vendite, un po’ perché me ne dimentico, visto che non sono più concentrata sulla scrittura.

Poi però il tarlo di scrivere torna ad assillarmi, mi viene in mente una storia o un pensiero e mi dico: ecco questa sarebbe una trama da sviluppare. In questi giorni sto rileggendo La luna e i falò di Cesare Pavese, un autore che ho adorato durante la mia adolescenza, nella prefazione viene raccontata la vicenda in cui Pavese scrisse il romanzo, l’ha scritto in meno di due mesi, circa un capitolo a settimana; leggendo ho pensato che potrei farlo anch’io per recuperare (pensate un po’ che delirio, paragonarmi a Cesare Pavese), ma in realtà nelle note finali al romanzo è scritto che il tempo di incubazione del romanzo è durato sedici anni, perché Pavese meditava la storia da lungo tempo. In tv una sera parlarono di George Simenon raccontando che scrisse l’ultimo romanzo di Maigret in meno di un mese e anche lì ho drizzato le orecchie. Insomma scrivere è ancora un pensiero importante nella mia testa e forse tornerò a farlo di nuovo. E quindi aspettiamo gli eventi, anche se, intendiamoci, il mondo va avanti benissimo senza che io scriva una nuova storia, ma c’è un personaggio che mi chiama ogni tanto e chiede vita; e prima o poi dovrò ascoltarlo

Fonte immagini: Immagine creata con App Imagine AI



venerdì 3 maggio 2024

Sono esaurita di Sophie Kinsella

 


Leggere attraverso la biblioteca digitale mi permette di leggere libri che probabilmente non comprerei, non tanto perché non mi piacciano, ma semplicemente per una questione di costi. Così quando mi sono registrata al sito della biblioteca digitale di sala borsa mi sono divertita a spulciare il catalogo con i libri più richiesti e sono stata subito attratta dal romanzo di Sophie Kinsella Sono esaurita, eh sì già il titolo era una promessa, libro molto richiesto tanto che sono stata in lista di attesa per oltre tre mesi. Quando finalmente è arrivato il prestito, l’ho letto molto velocemente, il romanzo mi è piaciuto soprattutto nella prima parte quando racconta dei problemi lavorativi e di come la protagonista si sente. 

Avevo già iniziato a scrivere questo post quando è arrivata la notizia della malattia della scrittrice, un colpo al cuore, mi dispiace molto e spero che ci sia una possibilità di guarigione anche se un glioblastoma al cervello non sembra lasciare scampo. Già la morte di Michela Murgia lo scorso anno mi ha addolorata e lasciata senza parole. 

Tornando al libro, leggendolo, mi sono resa conto che certe dinamiche delle attuali situazioni lavorative sono ormai diventate universali, la causa è quello che è diventato il mondo del lavoro, ma anche le nuove tecnologie che permettono una deriva pericolosa, ossia impadronirsi del tempo anche fuori dagli orari e dagli spazi del lavoro. Il mondo attuale gira a ritmi frenetici e tutti vivono nella costante sensazione di essere in debito con il tempo. Troppe mail, troppe notifiche sullo smartphone, troppe invasioni del proprio tempo libero che libero non è più. È necessario - ora più che mai - arginare queste invasioni di campo e mettere dei paletti. Il lavoro non deve succhiare via ogni energia vitale. Bisogna lavorare per vivere e non vivere per lavorare. 

Dalla rete vi riporto una definizione del burnout: uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da un’eccessiva e prolungata esposizione allo stress lavorativo o da situazioni di lavoro intense e disfunzionali. Si manifesta con sintomi come stanchezza cronica, irritabilità, disillusione, e una sensazione di inefficacia e impotenza. Il burnout può compromettere seriamente il benessere e le prestazioni sul lavoro, oltre alla salute mentale e fisica della persona coinvolta.

Nel romanzo Sono esaurita il tema è trattato con maestria e competenza, oltre che con la solita vena comica dello stile dell’autrice. Sasha ha un bellissimo lavoro, era il lavoro dei suoi sogni, la responsabile di un settore in una start up di grande successo

“Non sono le mail a mandarmi nel panico. Non sono neanche le mail che ti inseguono. Sono quelle che inseguono le mail che ti inseguono. Quelle con ‼️ due punti esclamativi rossi. Queste sono le mail che mi provocano una fitta al petto e il tremito all’occhio sinistro.” 

Io sono la responsabile del reparto offerte speciali, che copre quattordici territori. Ed è davvero un lavoro figo. Sulla carta. Zoose è una realtà giovane, sta crescendo velocemente, nel nostro ufficio open space c'è una parete di piante verdi e le tisane sono gratis. Quando ho cominciato mi sono sentita fortunata. Tutte le mattine mi svegliavo e pensavo "beata me". Ma a un certo punto quel pensiero si è trasformato in: "Oh, mio Dio, non posso farcela, quante mail ho, quante riunioni, cosa ho dimenticato, come me la caverò, che faccio adesso?"

Non so bene quando è successo. Ma mi sembra di essere in questa condizione da sempre. Una specie di tunnel, in cui l'unica scelta possibile è continuare ad andare avanti. Solo andare avanti.

I momenti drammatici e divertenti (con un sorriso però un po' amaro) sono quando la responsabile di Sasha le ricorda che non ha mai scritto nulla sulla "bacheca delle aspirazioni" una bacheca creata per il benessere del personale dove ognuno dovrebbe condividere "i momenti di gioia".

Dove lo trovo il tempo per riflettere? Come faccio a vivere momenti di gioia se sono perennemente in preda al panico? Come posso scrivere le mie aspirazioni quando la mia unica aspirazione è "stare al passo con la vita" e non ci riesco?

La verità è che Sasha svolge il lavoro di tre persone da quando due collaboratori si sono licenziati e non si parla assolutamente di rimpiazzi, una situazione generalizzata e che mi ricorda qualcosa...e la bacheca delle aspirazioni mi fa pensare ai questionari che ogni tanto manda la mia azienda sulla soddisfazione dei dipendenti, sulla conciliazione lavoro-vita privata degli orari di lavoro. Sono questionari dove puoi rispondere solo sì o no a domande pilotate e alla fine sembra che tutto sia idilliaco, ho smesso di compilarli da tempo. 

E così questo libro mi ha fatto arrabbiare ma anche sorridere, forse sperare che il lieto fine ci sia.

La mia recensione su Goodreads 

Il romanzo tocca un tema importante, il burnout e l’autrice lo tratta con la sua solita verve umoristica. La prima parte del romanzo è davvero efficace nel descrivere la situazione che si crea sul lavoro quando si chiede troppo. “…faccio il lavoro di tre persone e continuo a perdermi dei pezzi”; “Ogni sera, quando rientro, mi sento come se avessi fatto la maratona trascinandomi appresso un elefante”. Queste alcune delle frasi che rendono pienamente il senso della situazione. Così Sacha, ormai in piena crisi, non riesce a vedere una soluzione tranne quella di scappare dal lavoro e rifugiarsi in un luogo di mare, una vacanza fuori stagione per ritrovare se stessa. Dopo varie situazioni paradossali arrivano tanti lieti fine, l’amore e la rivincita sul lavoro e tante altre cose magnifiche, sarebbe bello credere che arrivino anche nella realtà, ma intanto accontentiamoci di sognare leggendo questo romanzo.

E visto che è appena passato il primo maggio, non posso non fare una breve considerazione sul lavoro in generale e su quello che ci dobbiamo augurare: stabilità, non precariato, salari dignitosi, non elemosine, sicurezza (di non morire o farsi male) sempre. 

Mi sembra che tutto questo non ci sia, anzi stiamo perdendo sempre più dei diritti e mi chiedo se stiamo facendo davvero tutto il possibile per evitare questa deriva sociale generalizzata. A me viene in mente un film visto tempo fa che, sempre in forma di commedia tragica, parlava del mondo del lavoro. Vi lascio il link 



mercoledì 24 aprile 2024

L’anniversario della liberazione

 

Alla più perfetta delle dittature preferirò sempre la più imperfetta delle democrazie (Sandro Pertini)

In questi anni di blog sono sempre rimasta piuttosto neutrale, non ho mai espresso esplicitamente il mio pensiero politico perché tutto sommato non mi interessava esprimerlo in questo contesto, ma oggi mi sono svegliata con il desiderio di ribadire l’importanza di questa festa, il 25 aprile, l’anniversario della liberazione. Forse perché in questi mesi ho assistito ad eventi molto disturbanti, parecchie censure nei palinsesti pubblici di quello che si poteva dire pubblicamente, ne ho parlato anche nel mio post su Sanremo. Attaccare degli artisti o degli scrittori per le loro dichiarazioni mi evoca immagini di censura e libri bruciati, come in Fahrenheit 451. Quest’immagine mi inquieta perché suggerisce la mancanza di libertà nell’esprimere idee e dissenso, fondamentale per una democrazia.

Quando chi detiene il potere (un ministro o un presidente del consiglio che fa le leggi e decide chi deve stare nei posti del potere) attacca uno scrittore, che è comunque un semplice cittadino armato solo del potere della parola con i suoi scritti, ne fa un bersaglio da colpire, soprattutto se pensiamo alla nostra epoca in cui ognuno può scrivere qualsiasi bestialità sui social senza colpo ferire.

La festa nazionale fu istituita ufficialmente nel 1949 ed è, secondo me, molto importante che resti in vigore soprattutto in questa società di nostalgici del ventennio. 

Riporto un po’ di notizie storiche riprese da Wikipedia 

Su proposta del presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, Umberto II di Savoia, principe e luogotenente del Regno d’Italia, il 22 aprild 1946 emanò un decreto legislativo luogotenenziale con Disposizioni in materia di ricorrenze festive, che all'articolo 1 stabiliva la festività del 25 aprile per quell'anno.

«A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale.»

Si ebbero decreti per celebrare la ricorrenza anche nel 1947 e nel 1948; solo nel 1949 la ricorrenza venne istituzionalizzata stabilmente quale giorno festivo, insieme con la festa nazionale italiana del 2 giugno.


Nel 1955, in occasione del decennale, il presidente del Consiglio Scelba rivolse un messaggio alla Nazione tramite la RAI.

«Se ricordiamo le tragiche vicende della più recente storia d'Italia non è per rinfocolare odi o riaprire ferite, coltivare la divisione, ma perché vano sarebbe il ricordo dei morti e la celebrazione dei sacrifici sofferti se non ne intendessimo il significato più genuino ed il valore immanente, se gli italiani non avessero a trar profitto dagli insegnamenti delle loro comuni esperienze, e, tra gli italiani, i giovani sopra tutto, a cui è servato l'avvenire della Patria.»

Nell'aprile dello stesso anno il Movimento Sociale Italiano portò avanti una campagna per l'abolizione dei festeggiamenti del 25 aprile tramite il Secolo d’Italia su iniziativa di Franz Turchi. Venne inoltre organizzata una celebrazione a Roma a ricordo dei caduti della Repubblica Sociale Italiana; i saluti romani e i canti dei missini provocarono scontri con alcuni giovani comunisti che erano presenti.

Ricordiamoci che le conquiste dei diritti costano anni di lotte, sudore e sangue ma può bastare poco perché queste conquiste vengano spazzate via. 

Quindi oggi - finché posso ancora farlo - voglio ricordare l’importanza del 25 aprile con la speranza di poter festeggiare questo anniversario ancora per tanti anni a venire. Io sono antifascista. 

Buon 25 aprile a tutti voi.

Fonti immagini: pexels 

sabato 13 aprile 2024

La cruda realtà

 

La vita non è fatta dai desideri bensì dagli atti di ciascuno. Paulo Coelho


Una volta il cinema dava una visione dorata della realtà, c’erano i buoni e i cattivi, entrambi ben definiti e ovviamente lo spettatore tifava per i buoni che, dopo tante angherie subite dai cattivi, vincevano e il bene trionfava. Ci hanno regalato tante favole nel corso degli anni, soprattutto gli americani con i loro pellerossa cattivi contro i bianchi buoni. Ormai molti veli sono caduti e anche il cinema cerca di mostrare sempre più spesso la cruda realtà.

Tempo fa ho visto due film che mi hanno turbato, tanto che ho continuato a pensarci e così sono arrivata a scrivere un post: “I nostri ragazzi” un film del 2014 e “Educazione fisica” uscito nel 2022. Entrambi sembrano rispondere al quesito: cosa saremmo capaci di fare per difendere i nostri figli o in generale la nostra famiglia? Siamo tutti pronti a difendere le vittime, ma cosa succede quando i carnefici sono i nostri figli? Siamo pronti a stare dalla parte giusta? 

Me lo sono chiesta anch’io, stare dalla parte della vittima è più facile, se una ragazza viene aggredita da un uomo, proviamo subito empatia per la vittima e siamo subito pronti a condannare l’aggressore o il violentatore. Ma se il violentatore è nostro figlio, cosa facciamo? Lo condanniamo o cerchiamo di giustificarlo, suo malgrado? in fondo è un modo per giustificare noi stessi e il nostro compito di educatori, Ed è così che nasce l’atroce dilemma, fare la cosa giusta oppure difendere la nostra famiglia a ogni costo?

Nel film I nostri ragazzi ci sono due famiglie che si trovano davanti a un bivio, ho scoperto dopo averlo visto che è tratto dal romanzo La cena di Herman Koch, autore che non conoscevo. Sotto riporto la trama ripresa da Wikipedia:

Massimo e Paolo sono due fratelli assai diversi, il primo avvocato e l'altro pediatra in un ospedale. Anche le loro rispettive mogli sono assai differenti, e spesso ostili fra loro.

Ogni mese, da parecchi anni, si incontrano in un lussuoso ristorante, dove dialogano del più e del meno. La loro routine viene spezzata da un video ripreso da alcune telecamere di sorveglianza che mostra due ragazzi, molto simili ai loro rispettivi figli, aggredire a calci e pugni una senzatetto. 

Il film mostra come persone apparentemente integerrime e corrette si trasformino davanti a situazioni che toccano la loro famiglia, all'improvviso tutti i buoni sentimenti cadono, prima ci sono le domande su quello che i loro figli sono diventati, poi ci si interroga su cosa fare; c’è un fratello che vuole fare la cosa giusta e l’altro che invece vuole coprire il fatto a ogni costo. Mi fermo qui per non svelare il finale, nel caso vogliate vederlo. 



Lo stesso tema è trattato dall’altro film Educazione Fisica, qui siamo in una scuola, una preside convoca dei genitori per parlare dei loro figli per un episodio che si é verificato nella palestra della scuola. Questo film è tratto da un racconto intitolato La palestra di Giorgio Scianna. Anche qui riporto la trama da Wikipedia 


La preside di una scuola secondaria di primo grado, convoca le famiglie di tre alunni nella palestra scolastica per metterli al corrente dello stupro perpetrato dai ragazzi ai danni di una loro compagna. 

La preside minaccia di convocare la polizia in istituto. I genitori, dopo l'iniziale sorpresa, passano successivamente a difendere a spada tratta i loro figli ed a mettere in cattiva luce sia la preside che la ragazza vittima degli abusi.


Anche qui il tema sconvolgente è la trasformazione di queste persone davanti a un fatto così grave fino al tragico epilogo. Voglio credere che nella realtà esista qualche spiraglio di speranza in più e che questi film siano spinti all’estremo per ottenere nello spettatore uno spunto di riflessione. 




Quando ho visto i film ho provato a mettermi nei panni dei genitori e a pensare a quello che sarebbe giusto fare, anche se non ho figli ho due nipoti e pensando a loro mi sono immedesimata abbastanza credo, tuttavia dopo aver pensato al mondo difficile e controverso in cui viviamo mi sono sentita quasi sollevata dal fatto di non aver avuto figli. Nel corso degli ultimi anni abbiamo creato un mondo senza valori, se due ventenni per noia decidono di ammazzare di botte una poveraccia che dorme per strada, oppure se dei giovani strupano una loro compagna e invece che vergognarsi fanno il video del loro crimine con il cellulare. Figli di famiglie della media borghesia dove apparentemente possono essere cresciuti con dei valori sani. E non sono fantasie di un romanzo o di una sceneggiatura ma fatti che sentiamo spesso in tv nei servizi di cronaca nera. 

Non ho molto da aggiungere tante chiedervi: che cosa ne pensate?

Fonti immagini: Pixabay 

sabato 30 marzo 2024

Pasqua

 

E allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola pace. (Erri De Luca)

In questo primo trimestre dell’anno ho avuto parecchi momenti di avvilimento e ansia per motivi personali ma anche legati alla situazione mondiale generale, ma eccoci qui, la Pasqua è arrivata anche quest’anno. Confesso che non ho avuto tempo né idee per scrivere nuovi post, mi ero rassegnata a lasciare questo mese con un solo post, poi ho pensato a questa Pasqua che cade proprio alla fine del mese e ho riflettuto sul suo significato.

La Pasqua è una festività cristiana che commemora la risurrezione di Gesù Cristo, secondo la tradizione cristiana. È una delle festività più importanti nel calendario liturgico cristiano. La parola “Pasqua” deriva dall’ebraico “Pesach”, che significa “passaggio”, in riferimento al passaggio degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto alla libertà.

Quindi la Pasqua è importante per due religioni cristianesimo ed ebraismo (da Wikipedia). I Cristiani celebrano la risurrezione di Gesù Cristo. Nell’ebraismo, invece, la Pesach simboleggia l’esodo degli ebrei dall’Egitto. 

Se pensiamo al significato etimologico della parola Pasqua, che significa passaggio, ossia “passare oltre”, allora immagino che sarebbe bello davvero passare oltre e arrivare alla pace, una pace in Medio Oriente e in Ucraina, e in tutto il mondo. 

Pasqua può essere anche interpretata come passione e si fonda sulla convinzione che il termine Pasqua derivi dal greco passchein che significa soffrire. Al centro del significato ci sarebbe quindi la passione di Cristo e il simbolo dell’agnello.

Il significato che preferisco è però quello di rinascita spirituale, perché Pasqua è la festa in cui la fede del credente si rinnova, grazie alla resurrezione di Gesù. Anche se non sono una gran credente questo concetto mi piace moltissimo, rinascere e ricominciare, un po’ come il risveglio di primavera dopo un inverno di letargo.

La Pasqua è una festa mobile, perché cambia ogni anno, cade la domenica successiva alla prima luna piena che segue l’equinozio di primavera, per i cattolici conta il calendario gregoriano mentre per gli ortodossi il calendario giuliano, ed è per questo che la Pasqua cattolica nel 2024 cade il 31 marzo mentre quella ortodossa cade il 5 maggio. C’è anche una pasqua musulmana che cade in luglio, la Pasqua islamica  è una celebrazione che ricorda il sacrificio del profeta Abramo, primo patriarca dell’Islam, nei confronti del figlio Isacco, quando Dio mise alla prova Abramo ordinandogli di sacrificare il figlio. Questa ricorrenza cade circa due mesi dopo il Ramadan. 

Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico lunare ed è considerato il mese sacro dell’Islam. Durante il Ramadan, i musulmani praticanti osservano il digiuno quotidiano dall’alba al tramonto, astenendosi dal cibo, dalle bevande e dal fumo. Il digiuno durante il Ramadan è uno dei Cinque Pilastri dell’Islam ed è considerato un atto di devozione, autocontrollo e purificazione spirituale. Oltre al digiuno, il Ramadan è un momento di riflessione spirituale, preghiera, carità e lettura del Corano. Il Ramadan si conclude con la festa religiosa che celebra la fine del digiuno ed è caratterizzata da preghiere speciali, condivisione di cibo e donazioni ai bisognosi. Durante il Ramadan, i musulmani cercano di rafforzare il loro legame con Dio, purificare la propria anima e rinnovare il loro impegno verso la compassione, la generosità e la solidarietà.

Insomma possiamo trovare delle attinenze con la nostra festa religiosa Pasquale, in fondo con date e riti diversi siamo tutti devoti a un unico Dio. Sarebbe bello se potessimo vivere tutti in pace ognuno nel rispetto delle fedi degli altri, ma forse ci sono troppi interessi economici, troppi poteri da salvaguardare perché ciò avvenga davvero.

Festeggiamo la Pasqua restando seduti su una polveriera che può scoppiare da un momento all’altro, restando aggrappati alla speranza perché l’unica certezza è che stiamo vivendo un tempo davvero difficile, ma comunque godiamocelo perché questo è il nostro unico tempo. Buona Pasqua. 


Fonti immagini: Pixabay