mercoledì 15 ottobre 2014

AMICHE DEL CUORE

Uno dei miei racconti brevi

AMICHE DEL CUORE

Non ricordo il momento esatto in cui vidi Stefania per la prima volta, ricordo soltanto che fui colpita da quella bambina per i suoi enormi occhi azzurri e i suoi capelli biondissimi. Mi colpì la sua aria sfacciata,  spregiudicata e sicura. La incontravo spesso scendendo le scale del condominio dove ero andata ad abitare con i miei genitori e la guardavo estasiata perché mi sembrava bellissima, diversa dalle altre bambine, forse per quei colori così diversi dai miei. Quel giorno ero seduta sul gradino del portone di entrata e mi annoiavo. Stefania arrivò saltellando e mi chiese “vuoi giocare?”

Sorpresa da quella richiesta, ma piena di entusiasmo per il suo inaspettato interesse nei miei confronti, risposi di sì molto sollecitamente. Facemmo un gioco che si chiamava “c’è permesso”: dopo aver disegnato a terra con dei gessetti una serie di caselle dovevamo saltarci dentro senza assolutamente calpestare le righe, si cominciava saltando con entrambi i piedi e poi con un piede soltanto, il gioco diventava  sempre più difficile, vinceva chi faceva meno errori. Non ricordo chi vinse quella volta, ricordo solo che da quel giorno diventammo inseparabili, uscivamo insieme e rincasavamo insieme, era bello abitare quasi nella stessa casa. Quanto mi piaceva andare a casa sua: quella casa era sempre piena di voci e di allegra confusione, sarà stato per il fatto che Stefania aveva altri tre fratelli e sorelle così vicini di età che potevamo giocare tutti insieme. A casa mia invece c’era sempre molto silenzio, e due sorelle molto più grandi con le quali non potevo giocare, anche per questo godere della vivacità familiare di Stefania mi sembrava un enorme privilegio.

La nostra amicizia sarebbe durata gli anni delle scuole medie e dell’inizio delle superiori poi gli eventi della vita ci avrebbero portato lontano su percorsi  diversi quanto dolorosi. Il caso ci avrebbe portato a vivere in città diverse e l’unica improbabile occasione di incontro sarebbe stata tornare nella casa e nella città della nostra infanzia.

A volte mi chiedevo com’era la sua vita e che cosa ne era stato, e stranamente dopo tanti incontri mancati  e una ventina d’anni le nostre strade si sono nuovamente incrociate.

Era un sabato mattina, mi ero appena trasferita nel mio nuovo appartamento e stavo sistemando la nuova casa insieme ai pezzi sparsi della mia vita. Squillò il cellulare, guardai il nome che compariva e per un istante non capii bene di chi si trattasse, avevo memorizzato quel numero tanto tempo prima un giorno che avevo incontrato i suoi  mentre uscivo, ci eravamo scambiati alcuni sms di auguri natalizi, ma nulla di più. Adesso quel nome compariva sul display; “Ciao Laura sono Stefania”  il mio cuore sobbalzò per un istante e quella voce dal passato ridivenne subito familiare. Un fiume di parole per recuperare il tempo perduto: eravamo ancora noi di nuovo insieme, di nuovo amiche, con la stessa ma non più inconsapevole intesa di allora.

 

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