domenica 1 maggio 2016

Come è difficile parlare d'amore

Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prima ancora che i corpi si vedano. 
Paulo Coelho.

Penso che il mio quarto romanzo non sarà un romanzo d'amore. Se ci sarà un quarto romanzo.
Anche perché, per ora, sono alle prese con la revisione del terzo: un romanzo che racconta di passioni, rimpianti e rimorsi connessi all'amore.
Perchè non parlerò più d'amore (forse)? Perchè raccontare l'amore fa soffrire e io soffro.
Ricordate cosa vuol dire soffrire per amore? La pena, la disperazione e i sospiri?
Ecco pensateci bene, immedesimatevi nello stato di folle innamoramento che almeno una volta nella vita vi ha travolto e sconvolto e capirete quanto sia difficile raccontare l'amore.
Badate bene i miei romanzi d'amore non sono del tipo Harmony ... almeno credo o spero, anche se non ho nulla contro i romanzi Harmony, li ho letti anch'io ai tempi d'oro.
Devo chiederlo al mio beta, il dubbio è legittimo, comunque credo di no.
Gli amori che descrivo nei miei romanzi sono più introspettivi.
Il fatto è che quando devi esprimere i sentimenti dei personaggi devi necessariamente immedesimarti in loro.
E come fai? Cerchi di ricordare come eri nella medesima situazione, così ti immergi in quella sensazione e descrivi quello che provi, cioè quello che prova il protagonista.
Vi assicuro che é una sofferenza perché nel processo di immedesimazione riprovi le stesse emozioni e le stesse ansie dei personaggi. 
E poi, nonostante l'amore sia sempre un sentimento sottovalutato nell'ordinaria amministrazione della vita, é il solo sentimento che davvero conta. C'è troppo spesso la tendenza a dimenticare quello che esso comporta: è il vero motore della vita, se non c'è tutto si ferma, lo stesso concetto di famiglia è basato sull'amore e non potrebbe essere altrimenti. 
E come afferma Chiara nel suo blog Appunti a Margine, parlando dei segni zodiacali di fuoco, io uso l'amore per espandere gli orizzonti ed evadere dalla realtà. È un modo per affermare e inseguire la mia libertà interiore. Devo dire che mi sono molto riconosciuta in questa bellissima analisi. Tra l'altro, come tutti i sagittari, viaggio molto sia nella realtà sia con la fantasia. A dire il vero per buona parte della mia vita ho girato davvero il mondo, poi ho un po' rallentato e adesso amo moltissimo viaggiare percorrendo i sentieri della fantasia che quasi sempre mi portano sulle storie che parlano d'amore. 
L'amore in fondo è il viaggio più bello che possiamo intraprendere.

E quindi, parafrasando il noto titolo del libro di Raymond Carver, voi di cosa parlate quando parlate d'amore?


25 commenti:

  1. Io, in genere, solo dei suoi tormenti: mi tormento nel tormento! :)
    Guardo sempre al lato diciamo meno romantico, o almeno ci provo: anch'io tra l'altro, grazie a Chiara e ai suoi studi astrologici ho scoperto che questa mia tendenza a esasperare i sentimenti rientra appieno nel mio quadro astrale. :)

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    1. Chiara ci ha aperto un mondo sconosciuto perfino a noi stesse :-)
      Tormentarsi nel tormento è molto tipico degli animi femminili appassionati. Direi che ci caschiamo dentro abbastanza.

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  2. A me piace parlare di amori incostanti, fugaci e passeggeri... magari con ritorni di fiamma anche a distanza di anni. Dubito che uno qualsiasi miei personaggi sia mai destinato a condurre una tranquilla vita matrimoniale.

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    1. Ivano dal commento sembra quasi che tu abbia appena finito di leggere il mio terzo romanzo! Parlo proprio dei ritorni di fiamma e dell'insostenibilità di una tranquilla vita matrimoniale. È bello trovare un uomo a cui piace parlare d'amore.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. Allora, si può dire che oltre al mare ci unisca anche questo :)

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    4. Mi fa davvero piacere, credevo che gli uomini fossero più "refrattari" a scrivere storie di questo tipo. Il mare e l'amore due cose belle :-)

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  3. Bella domanda. In realtà io non riesco a parlarne in senso stretto perché, lo ammetto, non ci credo più.
    Ora riesco a parlare di attrazione, di amicizia, di rispetto reciproco, di matrimonio inteso come un contratto di convivenza, ma non di amore.
    Però resta quel che ho scritto quando ancora ci credevo, nei miei racconti "veneti sognati". Lì ne parlo come di una magia, una poesia, una follia, una fonte di salvezza. Per tutti quelli che ancora ci credono, lì possono trovare il mio modo di raccontare l'amore.

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    1. La magia dell'amore non dura mai troppo a lungo. Si evolve. Se diventa amicizia, affetto e rispetto è già un grandissimo traguardo, in questi casi si può anche parlare di amore, quello che resiste nel tempo nonostante tutto. Ieri ho rivisto due miei amici che si sono conosciuti sui banchi di scuola e che dopo trent'anni stanno ancora insieme. Camminavano ancora mano nella mano. Credo abbiano superato parecchi ostacoli nella loro vita, ma lo hanno fatto insieme e questo si può definire amore.

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    2. Non c'entra molto col post, ma ti volevo dire che se domani passi sul mio blog trovi qualcosa che ti riguarda ;-)

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    3. Passo sicuramente, sono già curiosa!

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  4. Sì, è difficile. Difficilissimo. Credo che il tutto sia influenzato anche dai personali percorsi di vita. E' anche vero che durante la narrazione si corre il rischio di banalizzare, il pericolo di essere stucchevoli è sempre in agguato. Quando ho scritto dell'amore non sono sicuro di aver reso l'idea, certo è che ne parlo, sempre, e non necessariamente riferito al rapporto di coppia. Cara Giulia, hai scelto un percorso duro e difficile.

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    1. Nel tuo romanzo hai descritto bene l'amore dello sceriffo per la moglie perduta. È una parte che mi ha fatto commuovere. Comunque hai ragione è difficile descrivere l'amore senza il rischio di diventare stucchevoli. La difficoltà è proprio lì.

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  5. Oh, direi struggimenti e casini vari :D parlo sempre d'amore, come ha detto qualcun altro tutte le storie sono storie d'amore.

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    1. E io e te Sandra come sagittari abbiamo un comune destino :) ma in fondo hai ragione tutte le storie sono storie d'amore, con tutti i casini connessi!

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  6. Be', io avrei una storia da scrivere, ma probabilmente non lo farò mai. Avrei il titolo e la traccia, ma ho in mente altre storie più interessanti (a mio parere), e il tempo è poco. Occorre scegliere, e pazienza se non riuscirò a portare a termine nemmeno quello che ho in programma.
    Direi che l'amore è determinazione, tenacia. Ma la mia storia parlerebbe di tutt'altro: di alcol, fallimento, e rovina.

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    1. Dai Marco scrivila questa storia! Un raccontino magari :-)

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  7. Gli amori dei miei personaggi sono sempre travagliati, come se un dio crudele - che poi probabilmente sono io - si divertisse a frapporre tra loro ostacoli di vario genere (appartenenza a ceti sociali e religioni diversi, a popoli nemici fra loro ecc.). Chissà, magari anche i personaggi hanno un loro karma da scontare!

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    1. Gli amori nei romanzi devono essere travagliati e sofferti altrimenti credo che il lettore non si appassioni... immagina Romeo e Giulietta che si conoscono, si innamorano e si sposano senza problemi! No è necessario che abbiano il karma avverso, poveri :-) però anche nella vita vera non è affatto semplice

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  8. Io parlo di amore anche quando racconto storie horror. Non ce la faccio proprio a non infilarlo da tutte le parti. Ne parlo quasi sempre dal punto di vista femminile quindi anche se vario le personalità, tendo a portare quello che provo io. Ma narrare i sentimenti non è facile. Descrivere la sensazione che si prova a livello di stomaco, e tutto il resto, è piuttosto complesso. Ma bello, molto bello. :)

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    1. È vero, narrare i sentimenti è bellissimo, ma difficile. Anch'io tenso a inserire l'amore in ogni storia, è più forte di me. A proposito di punti di vista leggendo romanzi d'amore scritti da uomini spesso scopro che i punti di vista sono molto simili a quello femminile (è un modo per leggere e "studiare" le personalità maschili) :-)

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    2. Quindi non pensano solo "sesso, sesso, sesso"? Interessante! ;)

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    3. Eh sì, proprio così, almeno tra quelli letti finora :-)

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  9. Capisco l'idea che l'immedesimazione nei personaggi porti a vivere/rivivere situazioni spesso dolorose. Ma alla fine del processo se ne può uscire purificati. Per questo era nato il dramma teatrale nell'antica Grecia. Si chiama catarsi, una sorta di psicoterapia ante litteram.

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    1. Concordo con te, diventa davvero una catarsi e, soprattutto, a distanza di tempo si afferra meglio il senso degli avvenimenti passati anche personali.

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