domenica 23 ottobre 2016

Cambiamenti e rivoluzioni

Lentamente muore chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. P. Neruda

Il mondo del lavoro è una vera giungla in qualsiasi campo e settore.
Chi non ha un lavoro si lamenta perché non ha un'occupazione e non sa come campare. 
Chi un lavoro ce l'ha spesso è sottopagato, ha degli orari terrificanti e magari è pure precario. 
Poi ci sono i fortunati che hanno un lavoro stabile con uno stipendio nella media (non dico ottimo, ma dignitoso) e un orario più o meno normale almeno in via ufficiale, perché -in via ufficiosa- anche se devi lavorare otto ore al giorno alla fine ne fai di più senza retribuzione. 
Io faccio parte della categoria dei lavoratori "fortunati".

Boh?

Bene direte voi e allora? 

Purtroppo anche chi si trova in questa categoria "fortunata" rischia l'ulcera di continuo perché cambia l'organizzazione a ogni cambio di Presidente o di Direttore generale e tu che hai imparato a gestire il lavoro in un certo modo devi ricominciare daccapo. 

Ma il cambiamento presuppone un miglioramento, direte voi!

Non è sempre così, spesso ciò che viene cambiato peggiora e te lo spacciano come miglioramento. 
Ma tutto non è a costo zero, no tutto avviene sulla pelle di chi lavora e della sua ulcera. 

Nella mia azienda è cambiato Direttore generale tre volte e due volte il Presidente, ognuno di loro ha riorganizzato e rivoluzionato la compagine aziendale. 
Perchè ognuno vuole lasciare la sua impronta come lo Yeti.
Bello vero?
Una volta sono stati suddivisi degli uffici, altre volte gli uffici sono stati accorpati, altre volte ancora sono stati riorganizzati al proprio interno spostando il personale. 
Tutto questo ha spesso generato confusione e inefficienza scaricando la colpa sul personale stesso. 

Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero. Aristotele

Ma se ti lamenti di questo ti dicono: "Ma tu non hai propensione al cambiamento! Sei poco innovativa! Cambiare apre la mente!" 
Io ho una mente apertissima, addirittura spalancata e quasi sempre vedo troppo bene quello che alcuni non voglio vedere. Una volta ho previsto la fine di un settore nel giro di qualche anno. 
Dopo due anni il settore si è auto eliminato e pensare che era stato creato dal solito genio di turno che per crearlo aveva disfatto un paio di uffici e spostato il personale in zona neutra, tanto perché non rompesse troppo le scatole.
Ora con l'ultimo Presidente della società ci sono tanti cambiamenti in arrivo.

In questi giorni ho cambiato:
Il computer o meglio il notebook 
Il collegamento a internet del notebook ossia l'evoluzione della chiavetta
Il contatore del gas 
La palestra 
E tra un po' anche situazione lavorativa.

La domanda è: anche voi come me vorreste vivere di rendita?

22 commenti:

  1. Aaaah, mala tempora currunt, vorrei vivere sì di rendita, ma solo per lavorare ai progetti che dico io.
    Auguri per i tuoi cambiamenti. Andrà tutto bene, vedrai.

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    1. Eh già, io vorrei vivere di rendita solo per potermi dedicare alla scrittura e a progetti più creativi, invece che disperdere continuamente le mie energie nelle follie del genio di turno.

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  2. Io ho deciso, sette anni fa, che la categoria "fortunati" non faceva più per me e mi sono reinventato da zero. E devi continuare a reiventarti praticamente ogni giorno, ma sempre meglio che l'ulcera.

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    1. Hai ragione Ivano, vorrei reinventarmi anch'io ma non è facile tra mutui da pagare e persone che dipendono da me economicamente. Così per ora resisto, intanto sto comprando dei gratta e vinci, non si sa mai...

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  3. Il lavoro è una delizia e una piaga al tempo stesso. Vita e... bleah insieme. Mi sarebbe piaciuto tanto nascere ricca, o diventarlo strada facendo. Mi sarebbe bastato pure trovare un lavoro pagato a modo e senza fregatura. Invece ho scelto il privato e ho sbagliato tutto. :D

    Sono sicura che troverai un sistema per far funzionare ogni cosa. ;)

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    1. Nessun lavoro oggi è senza fregatura, pubblico e privato, una mia amica fa l'insegnante (in una scuola pubblica) ed è stata mobbizzata dal preside perché nel suo giorno libero ha osato saltare un consiglio di classe per stare con sua madre in ospedale. Un'altra invece lavora in Ente pubblico e si porta regolarmente il lavoro a casa perché è oberata di pratiche in scadenza. Una mia amica lavorava in un albergo e il suo capo le metteva tutti i turni serali anche sabato e domenica, l'orario era dalle 15.00 alle 23.00, quando, dopo 10 mesi di lavoro così, le ha negato pure le ferie si è licenziata (era quello lo scopo, volevano sfoltire il personale).
      Io troverò il modo di far funzionare le cose, però che palle...

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  4. Uh non dirlo a me, anch'io fortunata ma sulla via dell'ulcera. Massima solidarietà. Sandra

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    1. Carissima, tu mi capisci, da quello che leggo l'ulcera vige sovrana anche dalle tue parti... bacioni

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  5. Nel 2004 ho preso la decisione di non far più parte della categoria dei "fortunati" per non rischiare l'ennesimo esaurimento nervoso. Devo dire che la qualità della mia vita è sensibilmente migliorata, ma anche come esterna risento sempre dell'onda lunga dello stress che mi lambisce ogni anno di più. Constato come in genere le aziende non sappiano proprio che cosa significhi l'organizzazione dei flussi di lavoro.

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    1. L'organizzazione dei flussi di lavoro se funziona bene quasi sempre viene stravolta perché qualcuno vuol dimostrare di fare meglio. Cristina ti ammiro molto per aver lasciato la categoria dei "fortunati", serve una buona dose di coraggio che al momento purtroppo non ho, ma in futuro chissà.

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  6. Di rendita magari no, però certo sarebbe bello lavorare sempre in un ambiente costruttivo, amico. Andare al lavoro mettendo in preventivo che per otto ore dovrai ingoiare parecchi rospi (io l'ho sperimentto per anni) non è certo un buon incentivo. Comunque, io in questo momento appartengo alla categoria dei lavoratori che sta in un'azienda dove si trova bene, peccato che l'azienda sia in crisi ormai da tre anni, ha operato numerosi licenziamenti e chissà se ce la farà a sopravvivere. Anche questa è una situazione che stressa, credimi.

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    1. Caro Ariano capisco benissimo il tuo stress, sapere che la propria azienda è a rischio non è un bel pensiero, non ho nessun dubbio. Spero che l'Italia e l'Europa escano dalla crisi prima possibile. È l'unico augurio che sento di fare in generale.

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  7. in realtà no, non vorrei vivere di rendita, vorrei avere una rendita tale da permettermi di dettare le mie regole al lavoro (orari, poter dire di no...).
    Un abbraccio e un in bocca al lupo per i cambiamenti.

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    1. In realtà anch'io non vorrei vivere di rendita vorrei vivere di scrittura (che in fondo equivale a vivere di rendita...) dettare le proprie regole al lavoro, sarebbe un sogno... Grazie un abbraccio e viva il lupo

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  8. Sì, che lo vorrei, accidenti!
    Ma mi basterebbe anche solo riuscire a tirare a campare con quello che faccio, pur girando da una parte all'altra, trattando di cose diversissime tra loro, sempre in contesti diversi, cercando di adattarmi al meglio alle situazioni. Dura davvero.

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    1. Hai ragione Marco, tirare a campare facendo quello che piace davvero sarebbe già una bella cosa. È tutto arduo.

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  9. La mia scelta, forse, è di tipo diverso. Io ho abbandonato le aule di Tribunale perché crescere i miei figli mi è subito sembrata una cosa meravigliosa. Non ho rimpianti di nessun genere e dico sempre che faccio il lavoro più bello del mondo, pagato solo con la gratificazione personale. A suo tempo, però, di rospi ne ho ingoiati anch'io, suppongo che sia stato anche a causa loro se non ho mai dubitato delle decisioni prese.

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    1. Cara Marina
      tu hai fatto una scelta giustissima perché il tempo passato a crescere i tuoi figli è unico e incommensurabile. Io sognavo di fare la mamma e al limite chiedere un part time, ma le cose sono andate diversamente. Se avessi avuto dei figli penso che anch'io avrei fatto la scelta di passare con loro la maggior parte del mio tempo sacrificando il lavoro, soprattutto da quando il lavoro è diventato sempre meno "nobilitante" e sempre più "cappio al collo".

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  10. Brutto periodo :( Mentre ti leggevo ho avuto deja-vu... purtroppo di queste situazioni spiacevoli ne ho vissute parecchie. E oggi che non lavoro non mi mancano affatto, quindi capisco benissimo la tua voglia di vivere di rendita. Il mondo del lavoro sta diventano sempre peggio, a prescindere da quello che fai o se l'attività ti piace.

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    1. Hai ragione, il lavoro in sé potrebbe piacermi, io solitamente mi appassiono alle cose che faccio, ma mi tocca una riorganizzazione ogni tre o quattro anni sempre con enorme fatica...:(

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  11. Giulia for President!
    Mi piace la tua grinta, peccato che non ci sia tu sulla sedia del potere!
    Faresti di sicuro dei cambiamenti più sensati.

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    1. Ma grazie Lisa, che bello ricevere un simile attestato di fiducia!
      Purtroppo il buon senso, di cui credo di essere ben dotata, non va per la maggiore di questi tempi, vince sempre chi urla di più o chi promette mari e monti per vincere e si dimentica delle promesse tranne quelle fatte a se stesso.

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