domenica 10 gennaio 2016

Come si sopravvive a una tragedia?


Per essere felici non ci vuole tanto. Per essere felici non ci vuole quasi niente. Niente, comunque, che non sia già dentro di noi. Concita De Gregorio 

È da alcuni giorni che mi gira in testa questa domanda perché sono accaduti alcuni eventi tragici privati intorno a me e in Italia e, nonostante la mia vita non sia stata indenne da eventi molto dolorosi, dandomi un certo allenamento, gli avvenimenti degli ultimi giorni mi hanno portato spesso a pensare a questo: come si sopravvive a una grande tragedia personale?
La letteratura ne è piena, Oliver Twist, Jane Eyre, Cime tempestose, tanto per citare alcuni titoli. 
Poi c'è la realtà da cui in fondo la letteratura trae notevoli spunti.
Il 28 dicembre scorso nel piccolo centro dove mi trovavo per Natale un ragazzo ha avuto un incidente in moto perdendo la vita, avevo conosciuto tempo prima la sua ragazza (dovevano sposarsi nel 2016) perchè ero andata a comprare della merce nel suo negozio.
Nei piccoli centri ci si conosce tutti e queste notizie hanno grande risonanza. 
Per qualche giorno mi sono sentita davvero triste come se riguardasse la mia famiglia. 
Poi qualche sera fa ho scoperto che Cris, un blogger di viaggi che seguivo su Twitter, ha perso la sua compagna Marta e il bambino che aspettava, lei era una delle donne che a fine dicembre sono morte di parto e nel 2015 nel mondo occidentale è davvero un avvenimento che fa pensare.
Già la notizia appresa dal telegiornale mi aveva colpito, ma leggere il dolore tra le quelle righe mi ha dato una scossa al cuore.
Come riesce a sopravvivere chi resta, come affronta il dolore?
Ne "La libertà ha un prezzo altissimo" scrivo: Se mi guardo indietro capisco di aver seguito un percorso per arrivare fin qui, e il punto in cui sono, non l’avrei mai raggiunto se non fossi passata attraverso il dolore e le avversità di quello che ho vissuto.
Cris sta organizzando un viaggio a piedi in tutta Italia, per amore di Marta e del piccolo Leonardo, per vedere i luoghi che avrebbero voluto visitare insieme.
Io continuerò a seguire il suo blog e sinceramente gli auguro di fare un viaggio di rinascita assieme ai suoi angeli Marta e Leonardo.

E neanche a farlo apposta in queste vacanze ho letto due  libri che trattano questi temi con un tocco delicato e leggero.
Un libro parla di una storia vera: "Mi sa che fuori è primavera" di Concita De Gregorio di cui vi riporto uno stralcio della quarta di copertina.

Ferite d’oro. Quando un oggetto di valore si rompe, in Giappone, lo si ripara con oro liquido. È un’antica tecnica che mostra e non nasconde le fratture. Le esibisce come un pregio: cicatrici dorate, segno orgoglioso di rinascita. Anche per le persone è così. Chi ha sofferto è prezioso, la fragilità può trasformarsi in forza. La tecnica che salda i pezzi, negli esseri umani, si chiama amore. Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia e l’ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore. Irina ha una vita serena, ordinata. Un marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina.
Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti. In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l’uomo si uccide. Delle bambine non c’è più nessuna traccia. Pagina dopo pagina, rivelazione dopo rivelazione, a un ritmo che fa di questo libro un autentico thriller psicologico e insieme un superbo ritratto di donna, coraggiosa e fragile, Irina conquista brandelli sempre più luminosi di verità e ricuce la sua vita. Da quel fondo oscuro, doloroso, arriva una luce nuova. La possibilità di amare ancora, l’amore che salda e che resta.
 
Devo dire che l'immagine di un oggetto riparato con l'oro dove le ferite fanno diventare l'oggetto ancora più prezioso mi piace moltissimo e rende bene il concetto dell'amore che ripara.

L'altro libro riguarda una storia inventata e romanzata: "L'amore che ti meriti" di Daria Bignardi, un romanzo che ho trovato bellissimo, vi riporto uno stralcio della trama dal sito di Mondadori



Come può l'amore essere insieme la forza più creatrice e più distruttrice? A chiederselo è Antonia, giallista in attesa del primo figlio, che ha da poco scoperto il segreto nascosto nel passato di sua madre: un fratello amatissimo e poi perso nei meandri dell'eroina. Mentre sente la nuova vita crescerle dentro, Antonia si mette in cerca di quello zio sconosciuto e, in una Ferrara ovattata e impermeabile, si misura con una vertigine che scende di madre in figlia. Ma come si fa a meritarsi l'amore?

Quando accade un evento tragico ci chiediamo spaventati come sia possibile affrontarlo, vogliamo razionalizzare l'evento per consolarci, tranquillizzarci e dire: a noi non può capitare. 
Ma, per quanto possiamo razionalizzare, nessuno è immune, tutto può accadere, nel bene e nel male.
La cura quindi è solo nel sapere come affrontare tutto questo, se dovesse accadere.
Non saremo mai pronti, ma forse possiamo esorcizzare i pensieri negativi, dicendoci, se loro ce l'hanno fatta possiamo farcela anche noi.
La forza ce l'abbiamo dentro spesso anche senza saperlo. E forse si può tornare anche ad essere felici.

E voi cosa ne pensate?

20 commenti:

  1. Non si può mai tornare a essere felici (ammesso e non concesso che sia possibile essere felici in un mondo completamente duale come questo) dopo aver vissuto uno o più eventi davvero tragici. Rimane sempre un'ombra che si proietta su tutto, che sia un grande amore o un evento fortunato. Si può tuttavia scegliere di vivere in una sorta di sonno o autoipnosi che preserva dal dolore ma da cui comunque, prima o poi, è inevitabile svegliarsi. In quanto al tempo anziché risanare non fa altro che rendere più profondo il dolore.

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    1. Sicuramente un'ombra rimane sempre dopo un grande dolore, è inevitabile e non si dimentica mai quel dolore, come Irina non dimentica mai le sue bambine, ma torna a essere felice, sia pure con la sua ombra nel cuore, perché si innamora. È chiaro che nel mondo oscuro in cui viviamo la felicità o la semplice serenità è uno stato labile e provvisorio come la vita in generale.

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  2. Un argomento che mi è particolarmente caro, Giulia, perché se anche - ringraziando il cielo- non ho mai vissuto tragedie personali legate a persone a me vicinissime (a parte mio nonno, ma, in quel caso, la natura ha semplicemente fatto il suo corso e la sofferenza ha un sapore diverso, a mio avviso), ho assorbito il dolore per la morte di persone cui ho voluto un gran bene: una mia amica e un cugino scoperto per caso (il nostro incontro casuale è stato straordinario e parlarne, per me, è ancora una ferita aperta).
    Io esorcizzo il dolore scrivendolo, raccontandolo anche indirettamente: tu hai letto il mio libro e sai cosa voglio dire. La catarsi del protagonista è stata anche la mia di fronte a certi eventi della vita!

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    1. È vero scrivere diventa una forma catartica di sollevarsi dal dolore, anche la mia protagonista passa attraverso grandi dolori e anche se gli eventi del romanzo sono ovviamente inventati una parte di me e dei miei dolori è finita nel romanzo. Credo avvenga per tutti coloro che scrivono, puoi anche scrivere la favola di cappuccetto rosso ma la paura del lupo che descrivi è quella che senti tu nel profondo.

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  3. Il 2015 è stato un anno duro per molte delle persone che frequento. La mia famiglia ne è uscita indenne, ma ne abbiamo viste altre, invece, a noi molto vicine, uscire distrutte. Molte di loro mi hanno insegnato che il coraggio non sta nei gesti estremi, ma nell'andare avanti ogni giorno, continuando ad essere propositivi e aperti agli altri, nonostante tutto.

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    1. Sì riuscire ad andare avanti con dignità nel dolore richiede un grande coraggio, perché il dolore può annientare al punto da lasciarsi andare.

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  4. La domanda è particolarmente ardua perché ognuno di noi è diverso e ognuno reagisce a modo suo. Credo che la reazione ognuno debba trovarla in base alla propria indole.
    Io alcuni anni fa ho perso nel giro di due mesi due parenti stretti e nei mesi successivi mia madre è entrata e uscita dall'ospedale più volte. Il culmine l'ho raggiunto quando in modo inatteso sono dovuto rimanere con mio padre a fare la notte alla mamma in un ospedale fuori città, ho "dormito" - tutt'altro in realtà - in macchina e non sapevo se il giorno dopo avrei nuovamente riabbracciato mia madre. Alle prime luci dell'alba ho cominciato a vagare nei corridoi deserti del gigantesco ospedale, avevo un disperato bisogno di piangere che ho sfogato su una balconata all'aperto, ai piani alti però, nessuno poteva vedermi. L'unica risposta che ho trovato è stata la preghiera, una preghiera che continua tuttora - non passo notte senza chiedere che le persone a me care, tutte, possano starmi accanto il più a lungo possibile e che i famigliari più giovani di me vivano più a lungo di me, come si spera accada in natura, in modo che io abbia uno scopo nell'essere d'aiuto a loro.

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    1. Ognuno di fronte al dolore reagisce come può, la preghiera può essere un modo. Anche il pianto aiuta molto, c'è stato un momento della mia vita in cui era talmente annientata dal dolore che non riuscivo a piangere. Quando finalmente è successo sono stata meglio perché il gelo che avevo dentro si è sciolto. La cosa sorprendente è che ho scoperto di avere una forza che non credevo di avere e che nonostante tutto la vita è bella.

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  5. la forza la trovi in te, non so da dove arrivi, forse è un semplice istinto di sopravvivenza poi diventa amore per la Vita che ti butta a terra, ti umilia nella malattia, ti schiaffeggia, ma che ami e che vuoi vivere ogni istante, senza perderne neppure uno di questi istanti,e scopri quanta bellezza c'è intorno a te, quante persone belle e non parlo di bellezza esteriore, di quanto amore puoi trovare, per un abbraccio dei tuoi figli. Per tutto questo e per tanto altro è valsa la pena lottare e trovare quella forza da dentro di te

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    1. Sì cara Azzurrocielo tu sai bene di cosa si sta parlando, la malattia porta una consapevolezza nuova della bellezza interiore che c'è nel mondo e di cui troppo spesso non ci si accorge

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  6. Credo che non siamo mai davvero preparati ad affrontare il dolore, perciò non sappiamo come lo supereremo e quali cicatrici ci resteranno. Credo però che siamo molto di più di ciò che crediamo di essere, e che l'aiuto ci arrivi sempre, dalle nostre risorse interiori nascoste o da forze superiori. E' comunque molto difficile esprimere un'opinione generale su qualcosa di così delicato e personale. Farei fatica anche a parlarne in un romanzo.

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    1. Credo dipenda sempre dalle singole situazioni, ma non è mai semplice immaginare il dolore. Io nei romanzi ho raccontato il dolore, non è semplice ma mi salvo raccontando anche la rinascita. Quando si tocca il fondo si può solo risalire.

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  7. Non esiste, né mai esisterà, l'attività umana a rischio zero e men che meno in medicina. In qualche modo ci siamo abituati a vedere l'era attuale come quella in cui certe cose non possono succedere, ma non è così...
    Come si sopravvive? Si sopravvive e basta: il tempo è un buon anestetico e col passar del tempo il dolore diminuisce, ma nessun trattamento di bellezza farà sparire le cicatrici.
    Le mie le conservo per ricordare, a volta con piacere, a volte con nostalgia.
    Nemmeno trent'anni sono sufficienti, a volte.

    Ciao

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    1. Il passare del tempo aiuta sempre, il dolore diventa sopportabile ma le cicatrici restano, non possiamo cancellarle.

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  8. Non c'è ritorno e non c'è rinascita dopo fatti dolorosi. O si diventa più forti o si rimane annichiliti. Se poi i drammi hanno strascichi e conseguenze che perdurano nel tempo... è ancora più difficile. Io ci ho scritto un romanzo su parecchie cose che hanno caratterizzato la mia esistenza, condensandole in un unica storia e caratterizzando vari personaggi. Ho diluito, ho ricreato, ho esorcizzato.Non sempre è possibile e non sempre serve. Spesso la vita, come la morte, è una beffa assurda, e noi possiamo solo ricambiare con un sorriso altrettanto beffardo e andare avanti.

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    1. Purtroppo la vita è una beffa, ma nonostante tutto credo riservi cose belle e brutte, purtroppo non per tutti allo stesso modo. Ma l'atteggiamento aiuta molto, ho conosciuto persone povere e umili felici di essere al mondo e persone che avevano bellezza, ricchezza e opportunità che si arrovellano e si lasciavano andare nella più profonda tristezza. Al di là di questo hai perfettamente ragione il dolore può renderti più forte o può distruggerti la vita per sempre.

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  9. Penso che hai totalmente ragione mia cara, ma io dopo tre anni dalla mia lacerazione non ho ancora superato la soglia del dolore, non mi sento così libera , mi piace questa abitudine giapponese dell'oro che segna i cocci infranti, l'avevo già sentita.
    Scavare ancora più in fondo la mia interiorità non penso serva a molto, provo a mettere a volte qualche maschera, e il travestimento non viene male , ma il dolore è lacerante sempre e costante...
    Però si deve , per noi prima di tutto e per gli altri..andare avanti, zoppicando, camminando piano e chissà per provare pure a correre di nuovo.
    Bacio serale amica mia!

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    1. Cara Nella certi dolori sono piu difficili di altri e forse serve più tempo e più forza. Si va avanti sperando che la vita riservi nuovamente gioia di vivere o almeno serenità, prima o poi.
      Un abbraccio carissima

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  10. Bellissimo post, mi sono segnata entrambi i titoli perché mi sembrano davvero validi. Mi è venuta una tristezza però... dovrò leggere qualcosa di leggero adesso per risollevarmi il morale! :D

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    1. Grazie Lisa, sono romanzi molto belli, in ogni caso "l'amore che ti meriti" non è affatto triste, forse perché la figlia che fa questo viaggio alla ricerca di risposte nella vita della madre è una persona solare e positiva già proiettata verso il futuro. Però se hai bisogno di leggere qualcosa di leggero ti consiglio 'Io che amo solo te' di Luca Bianchini oppure un romanzo della nostra Monica Brizzi. :D

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