domenica 11 febbraio 2018

Impiegati dell'arte

Denuda uno scrittore, indicagli tutte le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ciascuna di esse.
Stephen King
                                          
Battisti era un impiegato della musica, questa frase è stata detta da Mara Maionchi nel corso di una intervista che ho seguito in TV alcuni giorni fa. Lucio Battisti non aspettava l'ispirazione, ma si metteva ogni giorno al pianoforte per dieci, dodici ore e provava delle note finché non scattava la nota giusta. Sembra che Ennio Morricone facesse altrettanto. Il lavoro sopperisce al talento, oppure il talento senza lavoro non esiste. Non lo dico io ma Ennio Morricone, appunto. 
Questa affermazione mi ha fatto riflettere, anche per l'arte è necessario lavorare duramente. 
Cosa vuol dire: mettersi davanti allo schermo di un computer o con un foglio davanti e provare a scrivere o a comporre, nel caso della musica, o dipingere, nel caso della pittura.
È così? 
Io penso di sì, non serve aspettare l'ispirazione, o meglio, restare ad aspettare che arrivi l'ispirazione per poter scrivere non garantisce il risultato, spesso il risultato viene dato dal duro lavoro, dalla perseveranza, da ore e ore di frustranti tentativi di realizzare l'oggetto della nostra passione artistica. 
Ken Follett, in una intervista, affermò che scriveva ogni giorno dalle otto alle due del pomeriggio, come un impiegato statale. Ogni giorno si svegliava alle sette del mattino, faceva colazione con calma e poi dalle otto cominciava a scrivere, indipendentemente dalla sua ispirazione. Certi giorni scriveva poco, altri molto, in altri si arenava intorno a un'idea e magari scriveva poche righe, però grazie a quell'idea il giorno successivo riusciva a scrivere molto.
E noi che pensiamo che dobbiamo aspettare l'ispirazione, il fuoco sacro dell'arte che ci colpisce all'improvviso e giù a scrivere un intero romanzo di getto! C'è questa idea molto romantica della scrittura, mentre stiamo facendo tutt'altro veniamo folgorati da un'idea e, tralasciando tutto quello che stavamo facendo, ci mettiamo a scrivere pagine su pagine travolti dalla nostra ispirazione.
Nella realtà chi può farlo davvero? Chi può stare nel dolce far niente aspettando l'ispirazione?
L'ispirazione esiste, certo che esiste, è quella idea che arriva in un momento della nostra giornata, lo spunto per scrivere una storia. Poi intorno a quello spunto iniziale si potrà sviluppare tutta la storia, mettendosi lì, davanti al computer, ore su ore, finchè quell'idea non prende la direzione giusta e si incanala nelle pagine della nostra storia.

Alcuni anni fa, fa assistetti a un'intervista dal vivo a un noto scrittore, Valerio Varesi, un autore che scrive gialli, il suo protagonista è il commissario Soneri, ne hanno tratto anche una bella fiction in TV, Nebbie e delitti. All'epoca l'autore insegnava lettere in un istituto superiore e l'intervistatrice gli chiese come facesse a scrivere tanti libri con una cadenza così regolare, considerato anche che lavorava a tempo pieno. Lui rispose che nel corso dell'anno scolastico non scriveva, però preparava il terreno per la scrittura del prossimo romanzo, cioè raccoglieva materiale e documenti per la sua storia e poi nei due mesi estivi in cui la scuola era chiusa, si dedicava alla scrittura del libro impegnando ogni mattina della sua estate, sacrificando spesso le vacanze o, comunque, riducendole a pochi giorni. La regolarità era la sua forza, in inverno ogni minuto del suo tempo libero era dedicato alla documentazione e in estate alla scrittura. Era un metodico e per questo riusciva a uscire con un libro l'anno. Mi piacque molto quella intervista e mi piacque molto l'autore. Bisogna trovare il proprio metodo e dedicarci del tempo, credo sia l'unica strada. E poi c'è la passione, quella che ti fa svegliare presto anche se sei in vacanza perché devi scrivere, quella che ti fa scegliere di restare in casa anche se fuori c'è il sole e sarebbe bellissimo poter fare una passeggiata all'aria aperta, quella che ti fa esultare perché piove e quindi puoi scrivere senza sensi di colpa. Insomma quella che ti fa passare ore e ore davanti a uno schermo a cercare le parole giuste, ad approfondire gli argomenti con fatica, a seguire i fili della storia e a riannodarli tutti insieme armonicamente. 
Bisogna essere degli impiegati oppure, termine che mi sembra più bello, degli artigiani delle parole e cesellarle per inserirle nella loro giusta collocazione, cioè in una storia che emozioni e faccia battere il cuore, possibilmente non soltanto a noi che la scriviamo.

E voi cosa ne pensate? Avete un vostro metodo? Siete voi a guidare l'ispirazione oppure vi lasciate trasportare?

25 commenti:

  1. Diciamo che cerco di attirarla sta benedetta ispirazione ma quella folgorante che ti si presenta senza preavviso è di gran lunga la migliore

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    1. Sicuramente essere folgorati dall'ispirazione porta risultati straordinari, ma probabilmente non arriva puntuale tutti i giorni e, nel frattempo, si persevera.

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  2. Scrivo solo quando sono ispirato. Per fortuna sono ispirato tutte le mattine alle 9.
    WILLIAM FAULKNER

    C'era anche un altro, piuttosto famoso, che diceva che se l'un per cento era ispirazione, il restante novantanove era solo sudore. ;)

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    1. Ciao Michele, è bello trovare conferme. William Faulkner, premio nobel della letteratura, si faceva "ispirare" tutte le mattine alle nove; l'altro è forse King? Anche lui sostiene che tutti i giorni, nessuno escluso, bisogna dedicare molte ore alla scrittura...

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    2. Mi pare che l'altro scrittore famoso fosse Moravia. :)

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    3. Ho parafrasato questo:
      Il genio è per l'1% ispirazione e per il 99% traspirazione. (Thomas Alva Edison)

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    4. Ah ah, fantastico Edison, allora non era Moravia Cris e neanche King!

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    5. Apperò, nientepopodimeno che Edison! :)

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  3. Interessante la disquisizione se artigiani o impiegati. Associo più i primi all'idea della scrittura, ma leggendo gli esempi citati mi rendo conto non sia cosí. E se fosse una percentuale ogni volta diversa a seconda dell'esperienza maturata e acquisita?

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    1. L'artigiano mi sembra un mestiere più creativo, un falegname che lavora il legno e "costruisce" qualcosa di bello, però scrivere al computer si avvicina di più al mestiere di impiegato. Probabilmente le percentuali sono variabili, così come variano le proporzioni tra ispirazione e lavoro di ricerca che gira intorno ad essa...

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  4. Una volta credevo molto nell'ispirazione, ora non più. Sono per il lavoro metodico, anche soltanto due o tre ore alla settimana. Come scrivevo in un commento in un recente post di Tenar, ormai sono una scrittrice da sabato sera, come John Travolta. ;) Il metodo non esclude, peraltro, che scaturiscano molte belle sorprese! Attualmente sto lavorando al terzo romanzo della Rivoluzione Francese, sulla base di un canovaccio di scene molto preciso. Ebbene, riesco a stupirmi nonostante una griglia direi molto severa.

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    1. Scrittice del sabato sera, fantastico, io invece lo sono del sabato mattina, anche se ogni tanto mi concedo qualche follia scrittoria serale durante la settimana. Il lavoro metodico sopperisce alla mancanza di tempo, si fa di necessità virtù.

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  5. Sto a metà strada, nel senso che comunque devo avere uno spunto, qualcosa da cui partire. Ma quando inizio a scrivere poi cerco di farlo con regolarità, sfruttando peraltro il poco tempo a disposizione.

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    1. Lo spunto iniziale è sempre molto importante, è quello da cui si sviluppa tutta la storia, ma con la regolarità quello spunto diventa un romanzo...

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  6. Io sono metodico e scrivo sempre alle stesse ore del giorno, anche se alla fine i troppi impegni mi impediscono di dedicare più di tre-quattro ore la settimana alla scrittura extra-blog. Anche per questo ho cominciato a prendermi un po' di pause dalla blogosfera, per riuscire almeno a raddoppiare il tempo da dedicare alla scrittura.

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    1. È vero, il blog porta via parecchio tempo, non è un'attività banale, soprattutto se si scrivono post approfonditi come i tuoi. Qualcosa bisogna sacrificare se si vuole raggiungere un obiettivo ed essere metodici è determinante.

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  7. Sono perfettamente d'accordo. Quella dell'ispirazione è più che altro una bella favola, che solo in pochi casi si tramuta in realtà. Altra cosa è il fatto che, come in tutte le attività, c'è il giorno che ti riesce meglio e quello che ti riesce peggio. Ma se in tutti i lavori creativi (penso ai grafici, ai pubblicitari) si aspettasse l'ispirazione per lavorare, si lavorerebbe ben poco. La creatività si allena, esattamente come fa un calciatore a cui certe magie non sempre riescono ma a cui serve ancor di più il lavoro di fatica.

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    1. In effetti la creatività va aiutata, a me capita che, dopo diversi giorni in cui mi impongo di scrivere, arrivi quel giorno in cui vengo catturata da un'idea da sviluppare: sono i giorni in cui scrivo fuori dal mio solito orario abituale. Quell'idea però magari non sarebbe nata senza il lavoro sudato dei giorni precedenti...

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  8. Sono del tutto d'accordo con quello che hai detto sul valore del lavoro, fatto di "fare" e non di "pensare di fare". Ultimamente, su questo fronte, razzolo malissimo, complice (o forse unica causa) la parziale perdita di fiducia sulle possibilità di far leggere le mie storie. Vorrei far risorgere il tipo di energie che avevo all'inizio, quando ancora non avevo idea degli ostacoli e delle difficoltà! Comunque, vicende personali a parte, la costanza e l'impegno artigianale sono fondamentali. Senza, il talento manca degli strumenti per esprimersi. :)

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    1. Grazia carissima, sono contenta che tu sia d'accordo, anch'io non sempre razzolo bene, capisco cosa vuoi dire, i sacrifici sono tanti e l'idea che la propria storia non venga letta scoraggia parecchio. Però a volte i miei personaggi mi emozionano al punto che non mi sento di non farli "vivere" e allora vado avanti.

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    2. Per fortuna succede anche a me. :)

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  9. Non mi stupisce che i grandi scrittori assomiglino a degli impiegati.
    La scrittura è in fondo un lavoro, in senso molto ampio, quindi le otto ore di Follett e la metodica espressa da altre voci ci possono stare.
    Se scrivo, mi siedo al pc solo se molto ispirata. E' come una vena, può esaurirsi o traboccare di idee. :)

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    1. Cara Luz concordo, è un lavoro in senso ampio perché, essendoci la passione, non sembra di lavorare, ma sicuramente sviluppare una storia richiede un notevole impegno, anche perché, anche con l'ispirazione, non si scrive in due giorni...:)

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  10. Io dico: l'appetito vien scrivendo. Certo che c'è l'ispirazione quella folgorante, improvvisa, totalizzante, assoluta. Però è anche vero che sforzandosi a scrivere, si "allena" la mente a lasciarsi prendere dall'ispirazione, o a riconoscerla meglio quando arriva.
    La nota negativa è osservare come certi impieghi ufficiali lascino molto più spazio di altri: due mesi estivi per scrivere un libro io me li sogno. Oramai sono cinque anni che nemmeno d'estate abbiamo un rallentamento nei ritmi, anzi, dato che i colletti bianchi sono per lo più in ferie, a noi toccano le grandi migrazioni di sistemi. E mentre io mi alleno ai salti mortali carpiati tra l'informatica e la scrittura, in famiglia c'è qualcuno nel pubblico che ha dei pomeriggi liberi e si annoia... "Leggi no?"
    "Uhm, non so cosa leggere..."
    Quella roba lì del pane e dei denti, proprio. :(

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    1. C'è stato un periodo della mia vita che avevo più tempo libero, il lavoro era meno complesso, l'organico aziendale non era sguarnito (e quando uno andava in pensione, incredibile, veniva sostituito!) però leggevo meno e non scrivevo (o meglio non ci pensavo, magari scribacchiavo qualche racconto ogni tanto e continuavo a tenere il mio romanzo nel cassetto). Oggi ogni campo è diventato più difficile da gestire, una mia amica fa l'insegnante e passa il week end a prepareare e a correggere i compiti e, anche d'estate se si becca gli esami di maturità il periodo di "vacanza" effettiva si riduce di parecchio. Forse anche Varesi non avrebbe più due mesi di libertà per scrivere...oggi per me uscire dall'ufficio in orario è ormai l'eccezione e non la regola (e non mi pagano gli straordinari). La vivibilità della nostra società è calata tantissimo in generale e soprattutto è calata la qualità della vita. L'unica cosa che è aumentata per me è la voglia di scrivere, forse perché più passa il tempo più perdo il senso del lavoro e ritrovo quello della scrittura.

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