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domenica 6 agosto 2017

Fine dell'estate in promozione a 0.99

Lo so, vi avevo detto che il blog andava in vacanza, però non pensavo che avrei concluso un progetto su cui mi attardavo da diversi mesi ormai proprio in questi giorni.
Così rieccoci qui per un brevissimo post estemporaneo per dirvi che il mio romanzo Fine dell'estate che oggi, 6 agosto 2017, compie due anni ha una nuova cover e un'edizione aggiornata.

La nuova edizione era pronta da diverso tempo ma volevo rinnovare anche la cover, tuttavia  rimandavo di continuo per mancanza di tempo ed energie. 
Finalmente la scorsa settimana, dopo aver visionato molte immagini e aver fatto parecchie prove, ho creato la cover giusta. Beh, giusta secondo me. Non si stacca molto da quella precedente però mi sembra più solare. E con questa nuova veste ripropongo il romanzo in promozione a € 0,99 per tutto agosto, chi vuole può approfittarne. Questa storia è un pezzo del mio cuore perché contiene la parte adolescente di me più sana e appassionata, contiene il ricordo delle mie estati vissute al sud e della sensazione di sogno che ne derivava e, poi, contiene molto altro, perchè questa storia non parla solo d'amore, parla di ribellione, di crescita e della forza che spesso non sappiamo di avere.

Fine dell'estate è su tutti gli store on line ma qui vi riporto il link di acquisto Amazon

Buon mese di agosto e vi lascio con il prologo del romanzo che, guarda un po', parla di caldo.

“Si chiamava “controra” la fascia oraria compresa tra le due e le cinque del pomeriggio, nei pomeriggi di estate, nei pomeriggi caldi del sud. Durante la controra non era educato telefonare, o fare visite, o bussare alla porta, si evitava anche di guardare la tv o di accendere la radio, o, se lo si faceva, si teneva il volume bassissimo.
La controra mi dava la sensazione di essere sospesa nel tempo, qualunque cosa volessimo fare nella nostra giornata era rimandata almeno a dopo le cinque del pomeriggio. Era come se fosse notte fonda, anche se fuori c’erano la luce e il calore fortissimo del sole estivo, il momento più caldo della giornata.
Con gli scuri abbassati che riparavano dalla luce troppo intensa, restavo nel mio angolo a leggere o a pensare a quello che avrei fatto nel corso della serata, agli appuntamenti con le amiche, ai vestiti da indossare, ai punti di ritrovo, nell’aria finalmente più fresca della sera.
A volte mi manca quella sensazione di pace e di silenzio nella calura estiva, la sensazione di attesa, il tempo che avevo da dedicare ai miei pensieri o alla lettura di un libro, mi manca la sensazione del tempo che rallenta che invece ora, nella mia nuova vita, è diventato frenetico e convulso”

domenica 19 marzo 2017

Città letterarie

Con questo post aderisco al meme di  Ariano Geta  sulle città letterarie raccontate da noi bloggers scribacchini nei nostri romanzi, al meme ha subito aderito anche Cristina M. Cavaliere 

Parliamo quindi delle città letterarie descritte nei miei romanzi e non posso non partire dalla città di Bologna essendo un luogo che ho riproposto in tutte le mie trame, oltre a essere la città in cui vivo e che amo.


Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli,
col seno sul piano padano e il culo sui colli.Francesco Guccini
Bologna è una costante nelle mie storie, i miei protagonisti viaggiano, partono e ritornano e, spesso, in questa città finiscono con il fermarsi, oppure talvolta ripartire.
Essa rappresenta un luogo dell'anima dove approdare e ritrovare una speranza, un sogno, un nuovo inizio.

E di Bologna vi propongo due estratti da Fine dell'estate e da L'amore che ci manca 
“Bologna è una città strana, la si scopre poco per volta. Mostra la sua bellezza lentamente, attraverso le sue strade fatte di portici che si aprono di fronte a piccoli gioielli monumentali inaspettati”

Estratto da  “Fine dell'estate.” 

“E adesso si ritrovava in quella città dove avevano passato insieme tanti momenti e lui non poteva fare a meno di ricordarli con rimpianto. Girò per un po’ tra i vicoli del centro e ritrovò quell’atmosfera che aveva sempre amato. Stava cercando il coraggio di andare da lei”

Estratto da  “L'amore che ci manca.”

Un'altra città di cui parlo nel mio romanzo La libertà ha un prezzo altissimo è New York 

New York aveva tutta l’iridescenza dell’inizio del mondo.
(F .Scott Fitzgerald)
Nel mio libro parlo della New York fiduciosa nel sogno americano che esisteva prima dell'attacco alle Twin Tower, anche se la foto che propongo è la New York di oggi, ferita ma tesa ancora verso il futuro.
È una città che mostra una faccia dell'America che non trovi negli altri luoghi. È la città che non dorme mai, ma quella dove concretizzare i sogni, dove l'umanità variegata che incontri è un condensato incredibile di storie da vivere e da scrivere.

“New York ti sorprendeva con condizioni meteorologiche talvolta imprevedibili, forse era la vicinanza con l’atlantico, ma fino al giorno prima c’era una bruma densa decisamente invernale e sabato invece sembrava già un inizio di primavera”

Estratto da “La libertà ha un prezzo altissimo.” 

Altra città di cui vorrei parlare è Roma, è una città che compare nel mio primo romanzo perché la protagonista ci va a vivere per un certo periodo dopo il suo rientro in Italia. Nel mio secondo romanzo i due protagonisti arrivano a Roma loro malgrado per motivi di lavoro dei genitori e in questa città vivono la loro separazione forzata. Roma era presente nei miei pensieri prima ancora di conoscerla, quando finalmente ci sono stata ho scoperto un'atmosfera magica, la stessa che avevo immaginato e ogni volta che ci sono tornata, per vacanza e per lavoro e in stagioni diverse, ho sempre riprovato questa bella sensazione.

Roma città eterna
“Giro per la città senza meta, guardando negozi e riconoscendo monumenti visti prima solo in cartolina, infine mi siedo sui gradini di Trinità dei Monti, osservo la fontana della “barcaccia” zampillante di acqua e i tanti giovani intorno a me. E’ quasi primavera e Roma è splendida, questa città mi dà la sensazione di essere in vacanza.”

Estratto da. “La libertà ha un prezzo altissimo.” 

E infine vi parlo di una città immaginaria, Fiorita, la piccola città di provincia dove vivono i due giovani protagonisti di Fine dell'estate. Ognuno può trovarci delle assonanze con altre piccole città che popolano il nostro bel paese. Come scrivo nelle note al romanzo “Fiorita è un nome di fantasia, ma puoi trovarlo nella realtà delle piccole cittadine di provincia di cui si compone il nostro bellissimo paese a forma di stivale, pieno di bellezza e contraddizioni.”
La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre. Albert Einstein
Fiorita, un paese di poco più di diecimila anime che, a dispetto del suo nome, non esibiva nessuna distesa di fiori, ma solo marciapiedi sconnessi e polverosi, si erge sopra una lieve collina della Puglia settentrionale al confine col Molise e a quaranta chilometri dal mare adriatico, viveva il suo momento di quiete desertica e assonnata del primo pomeriggio, l’ora chiamata “controra”.”

Estratto da  “Fine dell'estate.” 

Spero che le mie città vi siano piaciute, ma a parte l'ultima, le conoscete? Avete una città del cuore?

domenica 12 febbraio 2017

#cartoline dai miei personaggi: Fine dell'estate

Una cartolina può fermare il tempo di un momento felice 
L'idea di Silvia del blog Lettore creativo di ricevere delle cartoline dai propri personaggi mi è piaciuta subito, appena l'ho letta, ma a quanto pare è piaciuta a molti, infatti ha subito aderito Chiara Solerio seguita da Ivano Landi e subito dopo da Sandra Faè
Negli ultimi tempi mi capitava di pensare spesso a Silvia e Claudio i miei protagonisti di Fine dell'estate, li ho lasciati negli anni ottanta, era settembre del 1985 quando tornavano a Fiorita, nome di fantasia del paese della provincia pugliese in cui vivevano all'inizio del romanzo e si fermavano a guardare il tramonto seduti sotto la grande quercia dove si erano incontrati la prima volta.

Mi chiedevo: cosa è successo dopo settembre 1985, come è stata la loro vita, sono rimasti insieme? 
Quindi quando ho letto il post di Silvia Algerino ho subito pensato a loro.
La prima cartolina la scrive Claudio da Firenze dove è andato a trovare il suo grande amico Fausto. Ovviamente è una cartolina anni ottanta.
Firenze 1989 Claudio

La sorpresa di Firenze che si rinnova a ogni viaggio. Ennio Flaiano
"Cara Giulia, io e Fausto facciamo i matti come al solito e alla fine di una notte in giro per le strade di Firenze abbiamo deciso di mandarti qualche spicchio di questa città meravigliosa che ha fatto da sfondo a un bellissimo momento del mio amore con Silvia, in quella estate magica piena di promesse in cui tutto doveva ancora cominciare. Sembra impossibile che siano già passati quattro anni da allora, anni in cui tutto è stato fantastico grazie a lei e, allora, lo sai non lo avrei mai sperato."

Cartolina da Silvia e Claudio che si sono concessi una vacanza tornando nel luogo dove erano stati nella loro prima estate insieme.
Castiglioncello 1993 Silvia e Claudio 

Il mare è un immenso deserto dove l'uomo non è mai solo. Luis Sepulveda
"Ciao Giulia, questo viaggio per noi è stato un bellissimo regalo, e per me anche un regalo di laurea (sembra incredibile ma sono diventata dottoressa e rispettando la tabella di marcia!)  non puoi immaginare quanto è bello questo posto, dopo quasi otto anni non ricordavo più la meravigliosa sensazione che questo mare ha saputo regalarci ancora una volta. 

Roma 1998 Mara 

Roma ha l'eleganza dell'umanità e della storia. G. Ferrè
Cara Giulia, ti mando un abbraccio dalla città più bella del mondo. Oggi mi sento felice perchè io e Andrea abbiamo festeggiato un bellissimo traguardo.  Non riesci a indovinare? Ecco un indizio: è un anniversario che cade nel mese di luglio. Roma di sera ha una luce speciale e ho voluto fartene dono. 

Murge Puglia 1998 Elena 
Credo che non vedrò mai una poesia bella come un albero. Joyce Kilmer
Sono tornata a Fiorita, il nostro piccolo centro di provincia e ho fatto un giro nei dintorni sulle colline delle Murge. Ho visto questa cartolina e ti ho pensato. Dopo tutti questi anni mi sento molto serena, del resto dopo l'estate dell'83 tutto è cambiato nella mia vita e sono diventata molto più saggia e certo anche più vecchia, ma gli anni stranamente non mi pesano più. 

“Fiorita, un paese di poco più di diecimila anime che, a dispetto del suo nome, non esibiva nessuna distesa di fiori, ma solo marciapiedi sconnessi e polverosi, si erge sopra una lieve collina della Puglia settentrionale al confine col Molise e a quaranta chilometri dal mare adriatico, viveva il suo momento di quiete desertica e assonnata del primo pomeriggio”
Da “Fine dell'estate.” 

Bologna 1999 Carlo

Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna. E il colle di sopra bianco di neve ride. G. Carducci


Vivere tra Roma e Bologna non è stato semplice in questi anni, ma oggi so che ne è valsa la pena. 
Amo questa città perché è qui che ho ritrovato la mia serenità e anche l'amore. Per questo ti mando una cartolina dalla tua città cara Giulia, un abbraccio.

“Bologna è una città strana, la si scopre poco per volta. Mostra la sua bellezza lentamente, attraverso le sue strade fatte di portici che si aprono di fronte a piccoli gioielli monumentali inaspettati”

Da “Fine dell'estate.” 

Io mi sono divertita molto con queste cartoline e sono contenta perché vedo che i miei personaggi sono andati avanti con la loro vita e se la stanno cavando anche molto bene.
Voi cosa dite?

domenica 29 gennaio 2017

Quali idee per un romanzo

Durante le vacanze di Natale girando su Facebook sono incappata in un post di Luca Bianchini che mostrava la copertina del suo nuovo libro

L'ho guardata con interesse perché mi piaceva molto per il colore azzurro predominante, per il quale ho un'attrazione irresistibile, e perché in qualche modo mi ricordava la mia cover di Fine dell'estate.



La cover di Luca Bianchini è molto più bella ovvio, però una leggera assonanza c'è, lo sfondo del mare azzurro con un velato senso di malinconia, soprattutto nella mia.
Avevo letto la trama di "Nessuno come noi" distrattamente e avevo memorizzato che la storia era ambientata in un liceo e che riguardava dei ragazzi diciasettenni e quindi degli adolescenti.
Qualche giorno dopo mi soffermo meglio sulla trama e mi accorgo che è ambientata nel 1987, la mia storia era ambientata nel 1983.
Gli elementi in comune finiscono qui, almeno credo perché il romanzo non l'ho ancora letto, anche se lo leggerò, ho amato molto il suo libro "Io che amo solo te" e anche l'autore mi è molto simpatico, quindi questa nuova storia mi attrae moltissimo in sé e, per le assonanze sopra citate, a maggior ragione mi incuriosisce.
Profetico Raf quando cantava "cosa resterà di questi anni ottanta" direi diversi spunti letterari. Gli anni ottanta sembrano molto gettonati ultimamente nei libri e nei film, chissà perché. Nel mio caso il romanzo nasce proprio negli anni ottanta e mi sono chiesta se non fosse così anche per il romanzo di Luca Bianchini, può anche essere, visto che nella biografia dell'autore c'è scritto che  è nato a Torino nel 1970 e ha frequentato il liceo Majorana di Moncalieri, quindi nel 1987 aveva diciassette anni come il protagonista del suo libro. 

Vi riporto la trama di Nessuno come noi

Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati "Tre cuori in affitto", come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita. L'equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall'arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po' arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze. A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l'appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell'adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell'amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando "non dovrebbe". In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.

Insomma trovare questi elementi affini in un romanzo di un autore famoso non mi dispiace e comunque questa corrispondenza mi fa pensare che gli anni dell'adolescenza e della scuola rappresentano le pietre miliari nella vita di ognuno e chi scrive, prima o poi, è vinto dalla tentazione di mettere in un romanzo quelle sensazioni lontane nel tempo ma, nell'anima e nel cuore, assai vicine.
E a proposito della domanda su come è nato il romanzo vi riporto il link di un articolo in cui l'autore spiega l'origine della sua storia.

Ma posso dirvi ancora di più, perché quando avevo già scritto questo post ho saputo che il 23 gennaio Luca Bianchini veniva a Bologna a presentare il suo romanzo, sembrava un segno del destino e allora non potevo non andarci!
         
         

Premesso che l'autore è simpaticissimo e ascoltarlo è un vero piacere, lui ha spiegato che l'idea del romanzo è nata dal ritrovamento di un suo diario scolastico dell'ultimo anno delle superiori, quando scriveva giornalmente le cose che faceva e ogni pensiero che gli passava per la testa. Così ha ripensato a quegli anni e, dopo aver incontrato dei vecchi compagni di liceo e anche i ragazzi dello stesso liceo di oggi gli è venuta l'idea di scrivere Nessuno come noi.
E sapete? La copertina ha un preciso significato che scoprirò leggendo il libro, è una fotografia fatta dallo stesso autore a una spiaggia dove è ambientato un episodio significativo del romanzo.
La sabbia azzurra? ovviamente un filtro. Come lo so? gliel'ho chiesto mentre mi firmava l'autografo sul suo libro comprato per l'occasione! 

A proposito di anni ottanta vi riporto anche la trama di Fine dell'estate tanto per ricordarla un po'

È l’anno 1983, epoca in cui l'unico modo di conoscersi è quello di incontrarsi nei luoghi di ritrovo più consueti: un parco, una piazza, il centro città,  la scuola.
Claudio ha diciannove anni, ma a volte pensa di averne molti di più tanto è insofferente la sua anima, cerca di nascondersi sotto una maschera di sicurezza e spavalderia, ma lo tradiscono la sua espressione inquieta e le troppe sigarette che fuma rabbiosamente. Vorrebbe scappare dalla soffocante cittadina di provincia in cui vive e forse anche dalla sua vita.
Silvia ha sedici anni, tanti sogni da realizzare, tra cui quello di vivere altrove, e tanta immaginazione per dare forma alle sue fantasie, ama i libri e scrivere i suoi pensieri su un diario. Quando conosce Claudio le sembra di trovare la risposta a tutti i suoi interrogativi irrisolti e soprattutto alla sua richiesta d’amore.
Sono arrabbiati con il mondo intorno a loro: i genitori, i professori, le convenzioni sociali opprimenti della piccola città di provincia, troppo attenta alle apparenze e al pettegolezzo. Entrambi manifestano il loro rancore con i mezzi che hanno a disposizione, il disprezzo, il disappunto e la ribellione. Si incontrano casualmente in un pomeriggio  d’estate e si innamorano. Il loro incontro  diventa un manifesto e il loro punto di forza contro il mondo, ma anche l'occasione di una possibile felicità. Grazie alla loro incoscienza e al loro amore assoluto e totalizzante, come solo sa essere l'amore adolescenziale, tutta la loro vita sembra prendere una direzione diversa e finalmente positiva. Un grande dolore travolge però inaspettatamente la loro vita. Può un amore così giovane resistere alle prove più dure? Forse la realtà riserva alla loro vita un epilogo differente.  O forse il loro è stato soltanto il sogno breve di un'estate.


Cosa ne pensate? Avete letto qualche libro di Luca Bianchini?

domenica 25 settembre 2016

Le regole del romanzo perfetto

I romanzieri non capiscono molto di quel che fanno, non sanno perchè funziona quando va bene, non sanno perchè non funziona quando va male. Stephen King.
Quando ero un'adolescente ingenua e sognatrice scrissi un romanzetto di circa quanranta pagine che parlava di due adolescenti inquieti che si innamoravano e, forti del loro amore, sfidavano il mondo, anzi il "loro" mondo fatto di adulti bigotti e rompiscatole in una piccola cittadina di provincia che guardava le apparenze e mai la sostanza.
Cosa c'è di diverso rispetto a oggi? Forse non molto, ma non è questo il punto.
Un mio amico lesse il romanzo e si entusiasmò, si offrì di batterlo a macchina per poterlo poi inviare a una casa editrice. Non c'erano ancora i computer, internet era ancora più lontano e i cellulari erano soltanto quei furgoni che trasportavano i detenuti. Io presi il mio romanzetto battuto a macchina e lo conservai in attesa di trovare il coraggio di mostrarlo a un editore, magari pensavo che l'avrei incontrato in qualcuno dei miei viaggi in treno oppure in piazza maggiore davanti alla basilica di San Petronio. Poi un giorno feci leggere uno stralcio di quel romanzetto a un mio caro amico, beh diciamo che non era un amico come gli altri, ci tenevo un po' di più. Lui lesse due pagine di un capitolo e mi disse che sembrava molto bello, poi volle sapere cosa accadeva nella storia, io gli raccontai la trama e lui mi stroncò!
Ma no! Queste cose non accadono nella realtà! - mi disse - e poi mi sembra troppo triste, non va bene.
Gratis come la tristezza, con la tua nuvola di dubbi e di bellezza. Fabrizio De André
Io mi scoraggiai e pensai che probabilmente aveva ragione, ma che razza di storia mi ero inventata! 
Allora il mio protagonista si ammalava e no, non vi dico come finiva, però il tema della malattia era secondo il mio amico troppo triste. Un ragazzo giovane che si ammala, che potrebbe morire, è davvero una storia troppo triste e non interessa a nessuno.
Sarà perché erano gli anni ottanta? Anni leggeri in cui tutto il bello sembrava possibile? Può darsi o forse no.
In ogni caso lasciai perdere per qualche tempo le mie velleità letterarie e mi dedicai alla mia banale vita fatta di studi universitari, di fidanzati, di lavoro, matrimoni e altre catastrofi.
Poi qualche anno più tardi prima di buttarmi nel self leggo un libro di Valentina D'Urbano intitolato "Il rumore dei tuoi passi".
Un bel romanzo, bello e straziante perchè fin dal primo capitolo sappiano che il protagonista di 19 anni muore e, nonostante tutto, ci leggiamo avidamente tutta la storia fino alla fine perché la morte di lui sbattuta in faccia al lettore fin dall'inizio ci lascia così sbigottiti che vogliamo saperne di più e ci immergiamo in quella storia piena di lacrime e dolore con piena consapevolezza (confesso che l'ho anche riletta una seconda volta a breve distanza di tempo).
Allora mi sono detta: di solito non si svela la fine già nel primo capitolo, non dovrebbe essere così, chi ha voglia poi di continuare a leggere?
Risposta: Tutti, me compresa. E al di là di tutte le logiche. Infatti il libro è stato a lungo ai primi posti delle classifiche di vendita.
E ho ripensato al mio romanzetto troppo triste, mi sono chiesta: ma perchè era troppo triste? Ne "Il rumore dei tuoi passi" addirittura un ragazzo di 19 anni muore fin dall'inizio del libro, allora no il mio non era tanto triste. 
La vita è un'enorme tela: rovescia su di essa tutti i colori che puoi. Danny Kaye.
Poi dopo avere pubblicato "La libertà ha un prezzo altissimo" mentre sbirciavo la classifica di iBooks vedo ai primi posti il libro "Braccialetti rossi"  di Albert Espinosa (sì proprio quello della  Fiction tv)  anche qui un romanzo (tratto da una storia vera) che parla di ragazzi giovanissimi malati, addirittura una storia quasi completamente ambientata in un ospedale.
Non è troppo triste? Sembra che il romanzo, che io non ho letto, sia invece pieno di positività, anche se ovviamente parte da presupposti tragici.
Insomma a quel punto ritiro fuori il mio romanzetto e lo rileggo, a parte certe parti scritte orribilmente e assolutamente da depennare, la storia non è da buttare e forse neanche troppo triste, forse rispetto a "Il rumore dei tuoi passi", che ho letto e amato e su cui versato intense e appassionate lacrime, é una allegra commedia. 
Da lì è nata l'idea di scrivere "Fine dell'estate" riprendendo diversi punti cruciali della storia e riscrivendoli quasi completamente. Poi, non so come, sono stata catturata dai personaggi e il romanzo è diventato molto più lungo, dando una svolta alla storia alla quale non avevo mai pensato.
Eh lo so, dal titolo del post vi aspettavate che svelassi le regole del romanzo perfetto, mi dispiace deludervi: queste regole non esistono! O forse esistono, può anche darsi, ma io non le conosco, altrimenti sarei già balzata in vetta alle classifiche. 
Una regola però esiste: non cercare di trovare regole assolute per scrivere una storia di successo, non fissarsi sul fatto che il romanzo debba rientrare in determinati canoni, non esistono romanzi troppo tristi o troppo allegri o troppo inverosimili, esistono i romanzi e forse i lettori che vogliono leggerli.

E voi invece le regole del romanzo perfetto le avete trovate o siete giunti alla mia stessa conclusione?


domenica 18 settembre 2016

Sempre un po' di me: intervista su Tratto Rosa e chiacchiere sul mondo Facebook

Cari amici non voglio essere monotona ma venerdì sul Blog Tratto Rosa di Cinzia La Commare c'è un'altra mia intervista. Anche qui svelo altre piccole cose di me.


Così se vi va di leggerla potete trovarla in questo link Intervista su Tratto Rosa
Ringrazio Cinzia per avermi dedicato questo spazio nel suo blog collegato a un gruppo Facebook molto attivo e vivace e approfitto di questa occasione per parlarvi proprio del mondo Facebook.
Attraverso questa vetrina sul mondo ho avuto modo di conoscere tante persone magnifiche e incredibilmente dinamiche in materia di scrittura, libri, promozione e interazione. Ho cercato di muovermi in questo mondo sempre molto cautamente perché, come è facile intuire, questa vetrina così pubblica se, da un lato, può far conoscere un aspirante scrittore, dall'altro nasconde anche tante insidie.
Quindi la mia regola ferrea è sempre stata quella di riflettere più volte prima di postare qualsiasi cosa e di ricordarsi che su Facebook quello che scrivi è per sempre (salvo guerra nucleare che distrugga il mondo, tutti i computer e la rete). 
A parte la cautela necessaria, dai gruppi Facebook ho assorbito tante piccole informazioni che mi hanno aiutato a capire come operare per fare determinate cose. Per esempio ho scoperto quali app potevo scaricare per creare un booktrailer casalingo, come funziona Amazon e KU, che ci sono siti da cui puoi scaricare immagini e video liberi da copyright, quali regole osservare per le citazioni nei propri romanzi e tanto altro. La cosa bella dei gruppi è che puoi porre un quesito e prima o poi qualcuno ti risponde e ti indica una direzione da seguire. 
Questo mondo usato bene, cioè con educazione e correttezza, che poi sono le regole che servono anche nella vita di tutti i giorni, può darti molto. 
In questi due anni credo di aver imparato tanto dai blog, dove ormai mi sembra di appartenere a una grande famiglia (grazie amici, voi sapete chi siete!) e anche grazie a questa vetrina virtuale che si affaccia sul mondo.

E voi cosa ne pensate al riguardo?




martedì 6 settembre 2016

Intervista a Giulia Mancini su Anima di carta


Oggi sul blog Anima di carta  di Maria Teresa Steri c'è una bellissima intervista alla sottoscritta

La bravissima scrittrice e blogger non solo ha letto i miei primi due romanzi, ma mi ha fatto un grande regalo parlandone nel suo blog (seguitissimo e interessantissimo) i superlativi sono d'obbligo!!!
Alle recensioni ha aggiunto anche un'intervista in cui mi sono rivelata parecchio.
Eh sì, svelo cose che voi umani lettori non sapete ancora di me (la citazione di Blade runner mi piaceva troppo e così cerco di dissimulare la mia emozione) quindi se vi ho incuriosito andate a leggere.

E ancora un superlativo grazie a Maria Teresa.

domenica 14 febbraio 2016

Intervista a Giulia Mancini su Ophelia's Friends

Le interviste di Ophelia Blog
Questa settimana è stata pubblicata sul blog di Stefania Romito Ophelia Blog una bella intervista alla sottoscritta e ho pensato di condividerla con voi. 
In questa intervista racconto molto di me e di come sono nati i miei due romanzi quindi se vi va di curiosare e conoscermi meglio vi invito a leggerla.
Approfitto per ringraziare ancora Stefania Romito per la sua gentilezza e disponibilità, una persona davvero speciale, bravissima scrittrice, blogger e ghost writer e molto impegnata nel sociale.

Stefania Romito
Grazie Stefania!

domenica 31 gennaio 2016

Musica e scrittura


Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono. 
Hegel 
Ci sono canzoni che ci riportano la mente ad atmosfere passate e sulla scia dei ricordi riemergono emozioni, suggestioni e pensieri dimenticati.
Spesso poi l'ascolto di una canzone mi fa venire in mente il dialogo o lo sviluppo di una storia che sto scrivendo. Mi piace anche citare parti di testi di canzoni per far esprimere al protagonista quello che sente. Cosa che peraltro succede anche a me nella vita di tutti i giorni. 
La musica ha sempre accompagnato la mia vita e ci sono dischi e canzoni che caratterizzano momenti particolari, tanto che a volte se sto inseguendo un ricordo o un periodo mi basta riascoltare una canzone e mi ritrovo immersa in un preciso momento della mia vita con emozioni, colori e odori.
Ma al di là del potere evocativo della musica nella vita di ciascuno di noi in generale, ho cercato di immaginare un collegamento tra i miei romanzi e una particolare canzone, influenzata dal post di Maria Teresa del Blog Anima di carta a sua volta influenzata dal blog di Marina Il taccuino dello scrittore
Così in questi giorni ho provato a pensare ai miei due romanzi e alle canzoni che avrebbero potuto rappresentarli.
Cominiciamo dal primo: La libertà ha un prezzo altissimo, un titolo impegnativo che però è l'essenza del romanzo. Questa frase mi è sgorgata spontanea mentre leggevo il libro di Paulo Coelho lo Zahir di cui riporto uno stralcio che ho citato nella prefazione:

Non mi pento dei momenti in cui ho sofferto, porto su di me le cicatrici come se fossero medaglie, so che la libertà ha un prezzo alto, alto quanto quello della schiavitù. L’unica differenza è che si paga con piacere, e con un sorriso, anche quando quel sorriso è bagnato dalle lacrime.”

Ma a quale libertà si riferisce Coelho? Si riferisce alla libertà di essere senza stessi senza condizionamenti e costrizioni, una libertà che spesso si conquista dopo aver superato dolori e sconfitte, che è quello che accade alla mia protagonista. E dopo averci pensato a lungo ho individuato una canzone che mi sembra esprimere lo spirito del romanzo. 

Dido, Life for rent una canzone che mi piace molto, il cui testo mi ricorda il vagare della protagonista alla ricerca di un suo posto nel mondo. E mi trovo in piena sintonia anche con il video perchè esprime la forza della protagonista nell'affrontare il suo percorso.
Quando stavo scrivendo quel romanzo ascoltavo molto spesso Dido e confesso che me ne ero quasi dimenticata. L'estratto che ho scelto è il momento in cui Michela comincia a capire di trovarsi in una storia sbagliata che la rende infelice e che dovrebbe fare la difficile scelta di lasciarla andare per ricominciare.

Difo life for rent



 In cuor mio sentivo che stavo andando in una direzione sbagliata, ma non volevo ammetterlo, perché se lo avessi fatto, sarei dovuta tornare indietro, andare fino in fondo alla strada e ricominciare daccapo, ritornare da sola, ricominciare con una nuova casa, una nuova situazione, essere pronta a passare domeniche interminabili in solitudine a cercare di occuparmi il tempo in qualche modo, mentre tutti i miei amici di sempre sono impegnati ad occuparsi della loro vita troppo intensa senza più alcun posto per me.
Per ricominciare serviva un coraggio sovrumano, perché dovevo riprendere in mano la mia vita, essere disposta a passare il mio tempo libero davanti alla televisione, oppure davanti a vetrine di negozi di cui non m'importava niente, solo per farmi passare il tempo vuoto perché a casa non avrei avuto  nessuno da cui ritornare.

Pensando invece al mio secondo romanzo Fine dell'estate posso affermare che è stata la canzone a trovare me.
Un giorno avevo già quasi finito di scrivere il romanzo e storia e titolo erano già perfettamente delineate. Stavo cercando su Spotify una vecchia canzone degli Stadio e sono rimasta colpita da un titolo quasi uguale al titolo del mio libro Fine di un'estate. Era una canzone che non avevo mai sentito prima. 
Ascoltandola mi sono resa conto che parlava del mio libro e in particolare di una scena del mio libro. Quella in cui Claudio nella loro ultima notte al mare guarda Silvia dormire con nostalgia. Purtroppo non ho trovato un video ufficiale, solo un video dal vivo degli Stadio

Stadio Fine di un'estate



Quei giorni di mare furono bellissimi, la spiaggia era poco affollata tipica della fine dell'estate e regalava loro una speciale sensazione di benessere, Claudio riuscì a non pensare al dopo e a godersi ogni singolo momento. Gli piaceva restare in spiaggia fino a tardi ad aspettare l'ultimo raggio di sole che cadeva nel mare, accanto a Silvia che profumava di salmastro e di crema solare.
Gli piaceva perfino restare sveglio accanto a lei durante la notte, restava ad osservarla nel sonno annusando nell'aria l'odore della notte mentre l'aria del mare e il profumo dei tigli entravano dalla finestra socchiusa.
La loro ultima notte a Castiglioncello restò sveglio a guardarla ma, quando dalla finestra entrarono i primi raggi di sole, per un attimo si sentì perduto.

Il terzo romanzo che sto scrivendo è ancora in una fase semi embrionale anche se ho scritto una parte consistente della storia, non sono neanche sicura del titolo che voglio dargli. Ho un titolo del tutto provvisorio che per il momento non vi svelo. Però fin da quando ho cominciato a scriverlo, man mano che sviluppavo alcune parti della storia mi girava in testa una canzone Vento di passione cantata da Pino Daniele con Giorgia. Questa canzone sembra esprimere molto bene quel sentimento che si prova quando un vecchio amore si risveglia all'improvviso nella testa e nel cuore. Così non potendo anticiparvi altro di questa storia vi propongo questo video un po' sulla fiducia. Tra l'altro anche per questa canzone non ho trovato un video ufficiale.

Vento di passione Pino Daniele feat Giorgia 
E voi che canzoni scegliereste per i vostri libri, anche magari per un libro che avete letto e che riconoscete in una canzone?

domenica 11 ottobre 2015

Pazzo non amore mio

Amore, amore, pazzo non amore mio solo con te semplice l'amore è.
 
                    
"Pazzo non amore mio" cantava Filipponio negli anni ottanta, cosa c'entra il titolo con questo post?
Lo scoprirete alla fine.
Anni fa la lettura era il mio rifugio. 
Stavo cercando una direzione e vagavo, spesso brancolando nel buio, nella ricerca di un senso da dare alla mia vita.
Tutti attraversiamo momenti di indeterminazione, momenti in cui non sappiamo bene dove stiamo andando e soprattutto se la strada intrapresa è quella giusta. Cerchiamo dei punti di riferimento e siamo immersi in questa ricerca fin da bambini, poi crescendo crediamo di capire quello che vogliamo e acquistiamo consapevolezza. È il normale decorso del processo di crescita di ciascuno di noi. 
Ma a istinto sappiamo, in cuor nostro, quello che vogliamo e non sempre è in linea con quello che stiamo facendo. Ci poniamo quindi degli interrogativi e non troviamo risposta. 
Spesso le risposte razionali non ci soddisfano, proprio perché sono razionali. Troppi razionali. 
Io trovavo le mie risposte nei libri. Non sempre ovvio, ma qualche volta sì. 
Mi sorprendevo nello scoprire in alcuni libri pensieri e sensazioni che provavo e che, fino a quel momento, non ero riuscita bene a esprimere con le giuste parole.
E, trovando quelle parole in un libro, finalmente ne avevo piena consapevolezza.
Seguire il protagonista della storia diventava seguire me stessa.
La passione per la scrittura che già avevo fin dall'infanzia si è rafforzata anche grazie alle sensazioni che la lettura mi trasmetteva.
Ho sempre pensato che se anch'io avessi potuto scrivere e trasmettere a uno sconosciuto lettore, almeno uno, quella sensazione di empatia e di nuova comprensione di sé, sarebbe stato fantastico.
Quando scrivi e scopri che qualcuno si riconosce nelle tue parole è quella la più grande soddisfazione che puoi provare.
Questo piccolo grande regalo mi è arrivato qualche giorno fa da un paio di lettori.
Mariagiulia mi ha scritto su Facebook che aveva riletto alcuni passaggi de "La libertà ha un prezzo altissimo" e ancora una volta si era ritrovata ed era sicura che anche Fine dell'estate le sarebbe piaciuto tantissimo.
Nadia invece ha condiviso sulla sua bacheca alcune frasi dello stesso libro.
Ora pensate come mi sono sentita! Incredibilmente euforica per questo dono inaspettato.
Quando qualcuno mostra di apprezzare quello che ho scritto non posso che sentirmi gratificata.
La fatica di scrivere strappando il tempo alle mie giornate convulse viene ripagata.
Infine sempre parlando del mio primo eBook, ho finalmente finito la revisione e dato il via all'aggiornamento on line. Non ci sono stravolgimenti ma piccole correzioni nella punteggiatura e in alcune parole che ho sostituito per evitare ripetizioni cacofoniche. 
Ripercorrere le pagine de "La libertà" mi ha fatto rivivere alcuni momenti e, in certe pagine, mi sono quasi riscoperta.
Quindi devo dire grazie alle mie lettrici che si sono palesate, grazie a Mariagiulia e a Nadia.
Grazie a Francesca che ha segnalato Fine dell'estate alla rubrica di Alessandra Appiano che, scrive, ci sono libri che ci aiutano a far riaffiorare momenti importanti del passato.
Ah volete sapere cosa c'entra il titolo del post?
L'altro giorno mi girava in testa questa canzone e ho pensato che la scrittura è il mio "pazzo non amore", perchè questa mia passione non è solo mia ma può appartenere a tutti coloro che se ne innamorano e che decidono di rincorrerla nonostante tutto.

E voi? Condividete questa mia visione della scrittura o siete agli antipodi?

venerdì 28 agosto 2015

Il dolore e i personaggi cameo


Si parla tanto del perché si scrive. 
Ognuno scrive per un suo motivo.
Chi perché parla poco e preferisce scrivere. 
Chi perché è troppo timido e scrivere è il solo modo che ha di esprimersi. 
Chi perché vuole riempire il tempo. 
Chi perché vuole mettere ordine nei propri pensieri.
Io non me lo chiedo tanto spesso, però ogni tanto penso di scrivere per non dimenticare.
In fondo scrivo perché mi piace farlo, prima di tutto, ma a parte questo, scrivo perché talvolta qualcosa riemerge dall’oblio e non mi fa dormire.
Per mettere a fuoco quello che svanirebbe nel nulla se io non lo ricordassi.

Quando è morta mia madre il dolore era così forte che ho cominciato a scrivere la storia della sua vita, poi ho lasciato perdere perché mi mancavano troppi elementi per scrivere qualcosa di davvero aderente alla realtà.
E sopratutto perché, in quel momento, era troppo vivo il dolore.
Sono passati alcuni anni e ho scritto "La libertà ha un prezzo altissimo"
In quel romanzo ho inserito il ricordo di mia madre e di mia nonna nella storia della protagonista: era forse l'unico modo possibile che avevo di ricordare una persona cara come può essere una madre perduta troppo presto.

In “Fine dell'estate” invece ci sono alcuni personaggi  "cameo", sono delle comparse, appaiono nel corso della vicenda dei protagonisti come incontri casuali o indelebili ricordi, è il mio modo di ricordare.
Un amico caro che non è riuscito a superare il suo male di vivere e che un giorno, mentre sua moglie era fuori casa con la loro bambina, ha deciso di lasciarci, per andare in un'altra dimensione.
Un ragazzo addormentato in una stanza di ospedale che forse non si è mai svegliato.
Una giovane amica che non è arrivata a trent'anni.
Il personale medico e paramedico di un ospedale, persone che ogni giorno fanno il loro lavoro con coscienza, serietà e passione e, nonostante il loro lavoro, sono capaci di donare un sorriso alleviando forse un po' l'angoscia della malattia.
Si parla tanto di malasanità, ma quasi mai di coloro che nella sanità lavorano bene e che costituiscono una moltitudine silenziosa di cui nessuno parla, perché tutto sommato non fa notizia.
Poi ci sono i luoghi: il mio paese del vento amato e odiato con la sua gente e le sue contraddizioni e le sue passioni.
Poi accade qualcosa che non ti aspetti, il personaggio che evochi nel tuo romanzo prende vita e diventa parte della tua realtà.
Probabilmente scrivo anche per questo, per le emozioni che questo evento inaspettato mi procura.
E diventa un nuovo modo di sentirmi viva.
E voi usate dei personaggi reali alla stregua delle comparse di Hitchcock nei suoi film?