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mercoledì 5 aprile 2023

Un confronto tra donne

Essere donna è un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Oriana Fallaci.


Cari amici, la scorsa settimana ho aderito alla proposta di due blogger che ormai seguo da molto tempo e che mi sembra di conoscere come delle vecchie amiche: Luana del blog Io, la letteratura e Chaplin e Elena Ferro del blog Volpi che camminano sul ghiaccio

Abbiamo fatto un bel confronto sul tema della natalità e delle donne senza figli, in particolare sui pregiudizi di cui sono vittime: non avere figli può essere una scelta consapevole oppure può non essere successo per altre motivazioni, ma una donna è una persona completa comunque, non è un’appendice dei figli. Con uno scambio di domande e di opinioni ognuna di noi ha raccontato la sua esperienza e il suo pensiero. È stato un’occasione per parlare di un argomento che probabilmente da sola non avrei affrontato, un modo per aprirsi e capire qualcosa di più delle donne e anche di me stessa. 

Ecco il link qui se volete leggere l’articolo completo. 


Fonte immagini: Pixabay 

domenica 28 febbraio 2021

Stella

Non conoscerai il valore di un momento finché non diventa un ricordo. (Dr. Seuss)

Si chiamava Stella, un nome che amavo molto perchè era il primo nome di mia madre, che aveva ben tre nomi ma lei si faceva chiamare col secondo perché il primo le sembrava troppo stravagante, ed era anche il nome che avrei voluto dare a mia figlia, nei miei vaneggiamenti, quando ancora speravo di coronare il sogno di diventare madre.

La conobbi perchè cercavo una stanza in affitto, mi contattò per telefono dopo che misi un’inserzione sul giornale. Trovare una stanza singola a Bologna a un prezzo equo, nel 1989, era molto difficile, tuttavia io avevo iniziato a lavorare e potevo permettermi di spendere un po’ di più rispetto alle mie esigue forze di studentessa. Nel mio annuncio avevo specificato di volere una camera singola, ma Stella mi propose un posto letto, perché la casa non era abbastanza grande. Ci sono delle situazioni della vita un po’ irreali, quando mi disse di chiamarsi Stella io fui naturalmente ben predisposta nei suoi confronti, forse in altri casi avrei declinato la richiesta ma quel nome mi influenzò positivamente.

Lei mi disse che non poteva permettersi di pagare l’intero affitto per tutta l’estate (era fine luglio e in una città universitaria se non trovi un coinquilino a luglio resti scoperto fino a ottobre) così mi disse “se vuoi la singola ti lascio la camera e io dormo sul divano letto del soggiorno”. La casa era bella, con un soggiorno ampio e una camera grande con due letti singoli.

Per farla breve, a fine luglio dovevo lasciare la casa, anzi il posto letto, dietro piazza maggiore (giuro ho abitato a due passi da piazza maggiore, una meraviglia) e non avevo più tempo per cercare casa.

Così, alla fine, accettai la proposta come soluzione provvisoria perché non riuscii a trovare quello che cercavo. Era il periodo in cui stava iniziando la mia vita lavorativa, lavoravo da sei mesi e stavo tentando, in qualche modo,  di organizzare la mia nuova esistenza. Ho vissuto con Stella nel suo appartamento per circa sei mesi, un periodo molto breve perché dopo trovai un appartamento in affitto tutto per me.

Quei pochi mesi però servirono a farmi affezionare a lei e a conoscerla meglio, anche se non abbastanza da restare in contatto. Ed è strano chiedersi ancora oggi cosa ne è stato della sua vita. All’epoca lei studiava ancora, frequentava non so quale facoltà, ed era parecchio fuori corso.

Era una ragazza con un bellissimo viso, occhi scuri, labbra carnose, zigomi alti, capelli scuri e corposi, su un corpo parecchio in sovrappeso di cui lei si vergognava. Il suo ragazzo faceva il poliziotto, un uomo molto bello dal fascino tenebroso che mi suscitava una istintiva diffidenza. 

Io passavo tutto il giorno fuori per lavoro, non so cosa accadesse quando non c’ero, ma spesso tornando a casa l’avevo trovata a piangere e mi ero chiesta il motivo perché lei, quando le facevo delle domande, non mi dava spiegazioni, accampando scuse varie.

Un giorno però assistetti a una scena, ero a casa per il pranzo, forse era un sabato, c’era anche il bel tenebroso. Lui la trattò male per tutto il pranzo, nonostante la mia presenza, ebbe perfino uno scatto d’ira perché il pane non era fresco e lo lanciò sul tavolo quasi tirandoglielo in faccia, con fare stizzoso. Io rimasi esterrefatta, la scena era quasi irreale, non ricordo neanche se dissi qualcosa o restai muta. Credo di essere andata in stanza defilandomi con una scusa, perché non sopportavo lo sguardo avvilito e mortificato di Stella. Dopo, quando lui andò via perché per fortuna andava al lavoro, parlai con lei e scoprii che non era insolito a simili comportamenti, ebbi anche il sospetto che la picchiasse ma lei negò.

Era un periodo in cui ero molto distratta e concentrata sulla mia vita, ero poco empatica, o volevo esserlo,  immersa nel lavoro e nella mia storia d’amore, stavo con un ragazzo che assorbiva molto del mio tempo libero e non mi importava troppo degli altri.

Oggi però, non so perché, ripenso agli incontri con alcune persone passate come comparse nella mia vita e mi chiedo se non avessi dovuto dedicarvi più attenzione.

Chissà se Stella ha sposato il suo fidanzato poliziotto, bello e stronzo, chissà se é riuscita a laurearsi, chissà se è riuscita ad accettare quel suo corpo ingombrante e a rendersi conto di quanto fosse comunque bellissima. 

È difficile districarsi tra i ricordi e capire perché certe vite prendano determinati percorsi invece di altri. Forse è colpa di questo tempo sospeso che porta a riflettere sul senso della vita oppure perché il vortice che travolgeva il mondo si è fermato e, all’improvviso, si può apprezzare il sapore della lentezza e, con essa, il ricordo.


Fonti immagini: Pixabay 



domenica 29 novembre 2020

Chi dice donna dice danno?

 


L'idea di questo post nasce da un commento lasciato sul blog Volpi che camminano sul ghiaccio di Elena Ferro, intitolato Linguaggio di genere. Asterisco, chiocciolina o..

Questa settimana cadeva il 25 novembre, per me da sempre una data importantissima, ma solo perchè il 25 novembre è il mio compleanno.
 
Per una risoluzione dell'Assemblea generale delle nazioni unite, dal 1999 è anche la giornata internazionale per l'abolizione della violenza contro le donne.
Bene, avere una giornata a ciò dedicato è una buona iniziativa, ma purtroppo delle donne sono morte proprio mercoledì scorso per mano dei propri mariti o compagni, che tristezza.
Giovedì scorso ero iscritta a un corso on line organizzato dal comitato per le pari opportunità della mia azienda, l'argomento del corso riguardava "Le molestie sessuali sui luoghi di lavoro", io non avevo fatto caso al fatto che il corso fosse il 26 novembre, cioè proprio il giorno successivo a questa ricorrenza, ma visto che era il giorno successivo alla giornata contro la violenza delle donne ovviamente si è parlato non solo degli abusi ma anche delle violenze vere e proprie.
Ho seguito il corso con un orecchio solo, è questo il problema dei corsi on line, finisci per fare più cose contemporaneamente, magari leggi qualche mail oppure rispondi al telefono e ti perdi dei pezzi.
Però comunque con la mia cuffietta ascoltavo e sono rimasta piuttosto colpita da alcune affermazioni. 
Premetto che le statistiche parlano anche di uomini molestati, una percentuale molto bassa ma è doveroso citarlo, ma la storia insegna che le donne da sempre siano state discriminate sul lavoro, soprattutto in determinate situazioni di bisogno, è questo che è terribile, quando c'è il bisogno di lavorare e la donna viene ricattata sessualmente ma non solo perchè ha bisogno di lavorare.
 
Io pensavo che per fortuna non mi sono mai trovata in nessuna situazione spiacevole di questo tipo, nella mia azienda ci sono diverse donne in posizioni di comando (e putroppo sono delle vere iene, mi dispiace dirlo, però alcune sono illuminate, oltre che brave e competenti). Io stessa ho un ruolo di responsabile anche se non sono al massimo livello, nè ci arriverò...
Proprio mentre pensavo di essere fortunata l'insegnante del corso ha detto questa frase:

È violenza ogni volta che qualcuno ti chiede di vestirti in un certo modo per poter lavorare.
Ogni volta che qualcuno ti chiede se sei sposata o se hai intenzione di fare figli, ogni volta che in una situazione lavorativa ti fanno pesare il fatto di essere donna, con frasi o atteggiamenti discriminatori...

Insomma se fai un colloquio di lavoro a un uomo non gli chiedi se ha intenzione di sposarsi o di fare dei  figli, non gli chiedi di indossare la minigonna e il tacco dodici.
La frase mi ha colpito perché all'inizio della mia carriera lavorativa mi é successo qualcosa di simile.
Subito dopo la laurea in economia con 110/110 e lode (lo scrivo solo per sottolineare che la mia appariva come una formazione qualificata) una mia amica - che lavorava in una società di selezione del personale - mi fece compilare subito il curriculum e mi disse che avrebbero proposto il mio profilo ad alcune società che cercava del personale.
Bene, dopo alcuni giorni mi proposero un colloquio con una delle più grandi aziende multinazionali del territorio bolognese. Era un'azienda che operava nel campo della moda e cercavano una figura di Responsabile amministrativo o qualcosa del genere, anche senza esperienza lavorativa pregressa. 
Io andai allegramente a fare il colloquio, eravamo tre in lista, un uomo e due donne.
La mia amica mi confidò che il mio curriculum era il migliore in assoluto, la ragazza credo non fosse laureata, il ragazzo era laureato in economia con un voto basso, credo fosse sotto il 100, io invece avevo il profilo migliore. Tutti e tre senza nessuna esperienza lavorativa.
Ovviamente queste erano notizie riservate, ma la mia amica me ne parlò in gran segreto.

Il titolare (uno degli amministratori nonchè proprietario), abbastanza giovane, ma dall'aspetto serio e austero, mi fece il colloquio e molto tranquillamente mi chiese se fossi fidanzata e se avessi intenzione di sposarmi e avere dei figli.
Io risposi che avevo un ragazzo, ma non avevamo fatto nessun progetto per il futuro, ma ovviamente avendo 24 anni era possibile che in un futuro mi creassi una famiglia.
Lui mi fece i compimenti per il percorso di studi con il massimo dei voti e per altro che non ricordo, ma disse molto candidamente che avrebbe preferito assumere un uomo perché le donne "quando fanno dei figli si assentano e hanno problemi a fare straordinari".
Io rimasi interdetta, ma non obiettai granché, credo risposi: lei faccia pure come ritiene opportuno per la sua azienda o qualcosa del genere.
Fu assunto il ragazzo e quando riferii alla mia amica quello che mi era stato detto nel corso del colloquio anche lei rimase basita.
Certo preferiscono assumere un uomo cretino piuttosto che una donna in gamba, disse irritata dall'arroganza di quell'uomo.
Io non mi preoccupai più di tanto, sapevo che avrei fatto altri colloqui e avuto altre occasioni. 
La beffa del destino è che, anche se non per mia volontà, non ho avuto figli, ma a 24 anni non potevo saperlo.
 
Se avessi avuto un registratore avrei potuto fargli causa, chissà, anche se nel 1988 non era poi strano che degli uomini ai posti di potere facessero certe affermazioni, tra l'altro questi discorsi li ho sentiti fare spesso anche da donne al comando, cosa ben più avvilente. 
Quel corso mi ha fatto ripensare a quell'episodio lontano nel tempo.
Questa grande azienda oggi ha chiuso i battenti, era nata nel 1947 e ha chiuso per concordato fallimentare nel 2015, il marchio è stato poi acquistato da una società americana.
Quindi forse è stato un bene non essere assunta, anche se forse, se fossi stata assunta, me ne sarei andata prima, come ha fatto una mia amica che dopo un anno di lavoro senza che gli pagassero gli straordinari (gli avevano promesso un aumento in alternativa che però non arrivò) si licenziò a cinque giorni dall'inizio della stagione  della fiera campionaria autunnale, lasciandoli in braghe di tela. 
Piccole soddisfazioni per interposta persona.

Ora, nel mio piccolo, per fortuna non ci sono stati altri episodi spiacevoli connessi al mio genere, nel mio percorso lavorativo, anche se non sono mancati apprezzamenti o battute "simpatiche" di certi uomini.
Credo che la violenza e l'abuso nascano soprattutto da un fatto culturale ed è questo che bisogna cambiare, questa deve essere la vera sfida.
Del resto non è forse vero che nel corso dei secoli la donna era il demonio che ti portava alla perdizione, tentandoti con il suo corpo? Era la strega che interagiva con il diavolo, era la sirena che ammaliava col suo canto.

Scoprii che più amara della morte è la donna, che è come il laccio dei cacciatori, il suo cuore è come una rete, le sue mani funi.
da Il nome della rosa di Umberto Eco.



Fonti immagini
Pixabay



sabato 25 novembre 2017

Fragile

                                             
    
Una strada coincidenza ha fatto sì che il giorno del mio compleanno sia anche il giorno in cui si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, così ho pensato di scrivere questo post. Non amo molto queste giornate celebrative collegate a un problema, preferirei la soluzione reale del problema, con leggi, movimenti culturali efficaci che portino a un'evoluzione concreta e non solo alle solite chiacchiere. Invece le donne continuano a morire per mano di uomini, quasi sempre di uomini che affermano di amarle al punto che non si rassegnano a vivere senza di loro, che le amano al punto che preferiscono bruciarle con l'acido, violentarle, accoltellarle, distruggerle, annientarle, perché il pensiero che queste donne possano continuare la loro vita senza di loro, addirittura essere felici senza di loro, è intollerabile. 

In questi giorni ho ripensato a come è nata l'idea di scrivere Fragile come il silenzio.
Ogni volta che ascoltavo la notizia di un femminicidio ero sommersa da una rabbia enorme, pensavo che avrei voluto punire quell'uomo in modo esemplare, ma chi scrive ha questo magico potere, può far accadere degli eventi trasponendole in un libro. 
E io ho messo quella rabbia nel mio romanzo giallo. Per me è stato un modo per superare lo sconcerto di fronte a queste morti assurde e anche un modo per ricordare alcune vittime. Mi sono ispirata a casi di cronaca che mi hanno colpito più di altri, mi sono immedesimata in chi restava e ho immaginato il dolore che avevano dovuto affrontare e la vita che faticosamente avevano dovuto ricostruire in un modo o nell'altro. Questo percorso ha risvegliato in me anche ricordi lontani, un caso reale che ho vissuto molto da vicino molti anni fa e che avevo quasi dimenticato.

Lei aveva diciasette anni e lui ventuno, si erano appartati fuori dal paese e sono stati aggrediti da una banda di teppisti, tre di loro erano minorenni. Lei è stata violentata e impiccata a un albero, lui è stato ucciso a colpi di pietra e gettato in un pozzo. Questa purtroppo è una storia vera, io conoscevo lei, la incrociavo tutti i giorni all'uscita da scuola, eravamo in due classi diverse perchè lei aveva due anni più di me. Lui lo vedevo quando veniva a prenderla a scuola con lo sguardo innamorato. Non eravamo amici, ma nei piccoli centri ci si conosce un po' tutti e tutti partecipammo affranti e sconvolti al funerale. Nei miei ricordi resta ferma l'immagine dello sguardo di dolore del padre di lei. Non è un caso di violenza sulle donne, per lo meno non è solo questo, è una storia terribile di violenza e di due vite spezzate nel fiore degli anni.
                                                         

La scrittura fa anche questo, fa ritrovare i ricordi sospesi in un anfratto della nostra mente. 
Il titolo è nato pensando alla fragilità di una donna vittima della violenza perchè non riesce a difendersi, alla fragilità dell'animo umano, di chi non riesce a rassegnarsi alla fine di una storia e diventa carnefice, alla fragilità dei momenti di pace associati al silenzio. Chi legge il romanzo può scoprire meglio il significato di questo titolo e l'associazione più precisa agli eventi che racconta. 

Come scrivo nei ringraziamenti questa storia si è delineata lentamente nel corso di un inverno. Dentro di essa ci sono le inquietudini di questa epoca dove si scambia il possesso per amore, ma anche la forza e la determinazione di poter cambiare le cose. E forse le cose si possono cambiare, cambiando la consapevolezza del valore delle persone, cambiando la cultura e il senso del rispetto che ancora manca nei confronti delle donne e dell'umanità in generale. 

Vi lascio con un paio di estratti da Fragile come il silenzio, un pensiero del commissario Sorace 
“Non sapeva spiegarsi perché certi uomini si trasformassero in mostri violenti nei confronti delle donne che affermavano di amare. Per un momento fu sfiorato da un ricordo e un tremito quasi gli tolse il respiro”

E un pensiero di Sara Castelli 
“sempre più donne tormentate, perseguitate e uccise da mariti, fidanzati, spasimanti. Vittime di uomini sempre più violenti. Vittime di qualcosa che gli assassini si ostinano a chiamare “amore” ma che amore non è.”