sabato 10 settembre 2022

Le vite degli altri

 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. Marcel Proust

Le vite degli altri è il titolo di un famoso film apprezzato e rimasto impresso nella mia mente, ci ho ripensato un mattino mentre sfogliavo velocemente il giornale del bar dove solitamente prendo il caffè, uno dei miei riti quotidiani, quando vado al lavoro mi fermo a prendere il caffè nel mio solito bar e, quando riesco, do un’occhiata al quotidiano di Bologna, il resto del carlino, di solito leggo solo i titoli e poi se c’è un articolo che mi interessa gli do una scorsa veloce. Sono cinque minuti di relax prima di buttarmi nella rumba dell’ufficio. La scorsa mattina nel bar c’era un’insolita pace e sono riuscita a sfogliare il giornale con un po’ di calma. 

Un articolo ha colpito la mia attenzione: scoperte in biblioteca, recupero i bigliettini nei libri e trovo le vite degli altri. 

Ho letto velocemente le prime righe, poi ho fatto una foto all’articolo pensando proprio di scriverci un post. L’argomento mi ha colpito perché quest’anno mi sono liberata di diversi miei libri, li ho lasciati andare a nuova vita, portandoli nelle casette dei libri, c’è un’area verde proprio vicino al parcheggio del mio ufficio con una casetta dei libri, così ogni tanto faccio una cernita dei libri da lasciare andare e poi al mattino li porto lì. Mentre sfoglio i libri che vorrei lasciar andare, controllo che al loro interno non ci sia nulla di importante o qualche scritta con un dato personale, a volte quello che trovo mi riporta al passato: un biglietto del cinema di un film amato, un foglio di appunti con un pensiero dimenticato, la pagina di un articolo, uno scontrino sbiadito. Si tratta di piccole cose che mi fanno ripensare al momento in cui ho comprato il libro e l’ho letto, alla vita che stavo attraversando in quel periodo e che avevo dimenticato. Di solito tolgo quei foglietti prima di mettere da parte i libri da lasciar andare, ma forse - tranne quelli con i dati personali - non  lo farò più, li lascerò al loro interno per raccontare una storia fuori da quella che racconta il libro in sé, quella che si vorrà immaginare.

Tornando all’articolo del Resto del Carlino, scritto da Simone Arminio, questo cominciava con una domanda: quante storie contiene un libro? Si può leggere il contenuto, si può leggere tra le righe, nelle fessure, negli spazi vuoti alla ricerca del significato nascosto. Poi c’è un terzo modo ed é quello che usa Shannon McKellar capo della sezione adolescenti della biblioteca di Oakland, California, da l’otre dieci anni. Ogni volta che un libro rientra dal prestito lei lo scuote e dopo qualche scossone ecco che cadono a terra segnalibri, scontrini, foto dimenticate, biglietti d’amore, disegni di bimbo. Ogni cosa trovata in un libro costituisce un mondo parallelo. La nostra bibliotecaria raccoglie questi biglietti, li scansiona e li pubblica sul sito della biblioteca.

Shannon McKellar ha raccolto più di 350 fogli, foto e disegni dimenticati tra le pagine. Per lei è un modo per immaginare la vita dei lettori. Prende quei biglietti e li mette in una vecchia scatola prima di pubblicarli sul sito. Qualcuno ha ritrovato una vecchia foto ed é tornato in biblioteca a prenderla, tutta contento di averla ritrovata, la foto dei nonni che non ci sono più o la foto di se stessi da bambini. Sembra strano esserseli dimenticati nei libri presi in prestito in biblioteca, vero? Shannon racconta anche alcuni episodi particolari, per esempio di un libro restituito dopo 46 anni, mentre sistemava la cantina un giovane ha trovato un libro che suo nonno aveva preso in prestito dalla biblioteca di Hamilton. C’era ancora la data della riconsegna (o meglio di quando avrebbe dovuto avvenire), il 26 luglio 1976. E dopo 46 anni il libro è stato restituito. Poi c’è il caso di un foglietto scritto a mano con la ricetta contro la costipazione infantile. L’autore del foglietto ha riconosciuto la ricetta e la sua calligrafia, ma afferma di non aver mai preso un libro in prestito dalla biblioteca di Oakland. Probabilmente chi ha ricevuto la ricetta l’ha messa nel libro e se ne è dimenticato, forse la madre del bambino a cui la ricetta poteva servire. Le vite degli altri ci affascinano perché sono anche un po’ le nostre vite, almeno quelle che abbiamo immaginato qualche volta, sono immagini di qualcosa che avrebbe potuto essere oppure è stato ed è passato.

In un mio libro ho ritrovato un foglio con la ricetta della pizza e sull’altro lato la ricetta della crostata di mele. Risale ai tempi dell’università, quando abitavo con delle altre ragazze e spesso il sabato sera preparavamo la pizza, ricordo che mettevo l’impasto a lievitare al mattino perché fosse pronto per la sera, così passavamo il sabato sera mangiando la pizza quando fuori era molto freddo ed era un lusso andar fuori a mangiare. Invece la crostata di mele era una mia specialità, era l’unico dolce che sapevo fare ed era economico perché compravo sempre molte mele ed era un modo per consumarle in maniera non dietetica.  Ho conservato le ricette perché chissà che non mi venga voglia di riprovarle in un prossimo futuro.

Nei libri, da ragazzina, spesso lasciavo dei fiori ad essiccare, mi piacevano le margherite per esempio, altro particolare conservavo lo scontrino di acquisto del libro che usavo come segnalibro, oppure quando ancora si usava spedirle tenevo in mezzo al libro una cartolina che, a distanza di tempo, mi portava un piccolo tuffo al cuore perché era diventata un ricordo, poche parole ma dense di un significato che capivo solo io. E poi ho ritrovato biglietti di un concerto o di un entrata a un museo, pagine strappate da un giornale con un articolo interessante e tanti altri piccoli frammenti di vita e di ricordi.

Ritornando alle vite degli altri c’è una canzone di Enrico Ruggeri che adoro e che esprime molto bene il senso di attrazione, curiosità ma anche sottile nostalgia che possiamo provare al riguardo. Ecco il link



Voi cosa lasciate nei libri come segno del vostro passaggio?


Fonti immagini: Pixabay 

sabato 3 settembre 2022

Impressioni di settembre


Settembre è il mese dei ripensamenti sugli anni e sull’età, dopo l’estate provi il dono usato della perplessità. (Francesco Guccini La canzone dei dodici mesi)


Come accennavo nel mio ultimo post, settembre è un mese di bilanci, è qualcosa di comune a molte persone, questo mese porta la sensazione di un nuovo inizio spesso molto più marcata del mese di gennaio. Sarà perché porta nell’aria la fine dell’estate, sarà che comincia un nuovo anno scolastico, se ci pensate per una grande fetta di popolazione è proprio così, professori, maestri, studenti e loro famiglie preparano diari e quaderni per il nuovo inizio didattico. Poi c’è quella nuova energia che vibra nell’aria finalmente più fresca che ci toglie dall’abulia in cui ci ha gettato il caldo afoso dei mesi estivi, per me è così, nel corso di questa lunga estate calda la mia volontà si era quasi del tutto azzerata, non riuscivo a fare nulla - a parte lavorare con estrema fatica e insofferenza per il caldo soffocante che mi perseguitava anche in ufficio dove l’aria condizionata latitava - il mese più angosciante è stato luglio, mese lunghissimo e caldissimo, senza tregua. Negli ultimi giorni di agosto e di ferie ho cercato di recuperare il tempo perso, infatti ho ripreso la scrittura dei post ma soprattutto ho ripreso a scrivere il romanzo che languiva da tempo, tra alti e bassi. In realtà sentivo già settembre nell’aria degli ultimi giorni di agosto e ho approfittato della rinfrescata energia per mettermi avanti con alcuni lavori, prima di ritrovarmi indietro come sempre. 

Che bella questa ritrovata energia se non fosse che senta riemergere anche un sottile senso di paura per il tempo che verrà, per quel futuro indefinito che si prospetta davanti con incredibile incertezza. Che poi negli ultimi tempi ne abbiamo tutte le ragioni, cosa ci aspetta non lo sappiamo: tornerà la pandemia, si inasprirà la guerra, riusciremo a pagare le bollette di gas e luce, avremo un governo decente dopo le elezioni? Sono tutte domande inquietanti e poco confortanti. Per la prima volta ci troviamo anche a votare a settembre, non era mai successo prima che io mi ricordi, ma perché questi “politici da fiera” come cantava la Bertè non se ne sono stati zitti e buoni ad occuparsi delle emergenze che pure non ci mancavano e ci hanno rifilato le elezioni a settembre? In questi giorni sui social leggo le opinioni (e le offese) più disparate e mi viene lo sconforto, mi sembra sempre più che il popolo italiano sia un popolo di litigiosi, ognuno vuole avere ragione ma non è capace di valutare le ragioni dell’altro, vagheggia l’uomo forte al potere ma poi se c’è un’imposizione su cui non è d’accordo si indigna e parla di affronto nei confronti della Costituzione e accusa il governo di dittatura. Questa estate tra i vari libri letti c’è una frase di un romanzo di Marco Malvaldi A bocce ferme che mi ha colpito” Ci sono molti modi per far rimanere il popolo immobile. Uno è quello di tenerlo fermo e si chiama schiavitù. Un altro, molto più subdolo, si chiama demagogia.”

Non mi dilungo oltre perché tanto non c’è soluzione, sono solo le mie riflessioni di settembre, tanto per parafrasare il titolo del post e della canzone sopra citata della Premiata Forneria Marconi.

A proposito di riflessioni ho visto di recente un film molto bello del 2016 intitolato Le confessioni di Roberto Andò, una specie di thriller politico, mi é piaciuto tanto e credo, purtroppo, sia aderente alla nostra realtà. Vi riporto una breve descrizione ripresa da Wikipedia. 

“È un film che affronta il tema del potere, in particolare della grande finanza, e delle debolezze degli uomini che lo gestiscono. Il cast internazionale vede protagonista Toni Servillo affiancato da Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Lambert Wilson, Marie-Josée Croze e Moritz Bleibtreu. In un albergo di lusso di una località tedesca sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia, pronto ad approvare una manovra segreta che avrà conseguenze pesanti per molti paesi.”

Chissà se ancora una volta la realtà ha superato la fantasia, qualche dubbio mi viene. Vi lascio con il link di una scena del film 



Vi piace il mese di settembre? Suscita in voi malinconia o sollievo?


Fonti immagini: Pexels 

domenica 28 agosto 2022

Pubblicità e bilanci libreschi

La pubblicità crea il superfluo per far dimenticare il necessario.
(Fabrizio Caramagna)

Negli ultimi tempi mi sono arrivate le mail più disparate, quelle di agenzie pubblicitarie per promuovere i miei libri, tutte scritte in inglese che finivano nello spam e che io cercavo di leggere per pura curiosità prima di cancellarle, poi parecchie mail di dipendenti di Facebook che mi proponevano appuntamenti telefonici per mettere a punto una adeguata strategia pubblicitaria con l’account della mia pagina autore. 

Una volta, incuriosita, ho risposto, mi hanno dato un appuntamento telefonico in una fascia oraria del tardo pomeriggio, l’unica che io potessi accettare dopo il lavoro e ci siamo sentiti. Ho capito una cosa importante: per organizzare delle campagne pubblicitarie mirate con Facebook occorre avere del tempo e anche la disponibilità a spendere un certo budget. Infatti al mio appuntamento telefonico mi parlarono della strategia da impostare partendo da un minimo di tot euro al giorno (ora non ricordo bene la cifra, non era altissima ma neanche piccola per una come me che imposta il budget di 1 euro al giorno) comunque la cifra di partenza mi sembrava accettabile, ma dovevo prendere un nuovo appuntamento telefonico per i giorni successivi; io però avevo una settimana piena di riunioni, in pratica non avevo modo di trovare una fascia oraria nell’immediato per un nuovo appuntamento, inoltre avrei dovuto fissare più incontri per monitorare la campagna, così la persona del primo contatto ha detto che era meglio rimandare a un periodo successivo quando avrei avuto l’agenda meno piena sul lavoro (mi era sembrata anche stupita la ragazza, ma come? Lavori? Non passi il tempo a pubblicizzare i tuoi libri? Eh no cari se dovessi vivere con gli introiti dei miei libri sarei già morta di fame, ho delle vendite sì, piccole soddisfazioni, ma non é con i libri che pago le bollette...)

Così, sollevata dall’incombenza del supporto Facebook ho capito che avrei continuato a fare da me. Inoltre mi tocca dirlo: la dipendente Facebook mi dimostrò con alcune frasi che non aveva studiato granché il mio account, non sapeva che il libro per cui avevo fatto le ultime pubblicità facesse parte di una serie, eppure bastava un po’ leggere i miei post oppure semplicemente guardare bene la copertina, confondendo peraltro il titolo con la frase che lo pubblicizzava nel post. Insomma non ho bisogno di persone così poco attente per la mia pubblicità. 

In realtà mi sono accorta che queste pubblicità funzionano meno negli ultimi tempi, forse è solo colpa del caldo, magari la gente passa meno tempo sui social oppure non ha tanta voglia di leggere. Al di là di questo continuerò con le mie abitudini perché non mi interessa cambiarle, poi si vedrà.

Chiusa l’idea della parentesi Facebook con supporto, nel frattempo continuo a impostare le mie pubblicità da sola, ma da due mesi continuo a ricevere nuove mail che mi propongono un incontro telefonico: “Controlla le tue inserzioni con un professionista meta!” dovrei rispondere che non dispongo di abbastanza tempo nè sufficiente budget per fare le pubblicità su Facebook come vogliono loro. Ogni volta che cerco di impostare una promozione il budget minimo che mi propone Facebook  é di 35 euro, strano perché io ho sempre impostato pubblicità da 1 euro al giorno per 10 o 15 giorni con discreti risultati, capisco che potrei aumentare il budget giornaliero e probabilmente otterrei risultati migliori, ma per ora mi accontento di quelli avuti con il minimo sindacale, forse sbaglio ma è così.

Tra l’altro una cosa l’ho imparata in questi anni, il mercato è imprevedibile, non sempre le pubblicità servono, vi racconto come sono andate le ultime due campagne: a luglio avevo messo in offerta Una inutile primavera (#Sorace5) a 0,99 e avevo impostato la pubblicità Facebook a 1 euro al giorno per 10 giorni, di solito parto da 10 giorni poi se la campagna ingrana proseguo per altri 5 o 10 giorni. Risultati: copie eBook vendute a luglio n. 2, in pratica ho buttato via 10 euro, pazienza.

In agosto avevo aderito alla promozione del romanzo L’ombra della sera (#Sorace3) sempre a 0,99 anche qui ho impostato la solita promo di 1 euro al giorno per 10 giorni (anche se Facebook mi proponeva 10 euro al giorno argh) risultati: ad oggi ho venduto n. 40 eBook e il mese non é ancora finito, ho venduto anche  alcuni eBook della serie a prezzo pieno (2,99) n. 12 Il respiro dell’alba (#Sorace4) e n. 8 Una inutile primavera (#Sorace5). Sarà perché nel mese di agosto molta più gente era in vacanza? Sarà perché molti avevano letto i primi due episodi e avevano voglia di leggere il terzo? E chi lo sa, misteri della pubblicità e del mercato. 

Vi ho già raccontato l’esperienza di un’agenzia letteraria che mi ha inviato una mail per promuovere il mio romanzo con la spesa di 200 euro e risultato zero? Ero agli inizi, facendo delle piccole promo su Facebook avevo venduto oltre un centinaio di eBook, poi più nulla, così in quel periodo mi è arrivata la mail di un’agenzia letteraria che mi proponeva di fare pubblicità al mio primo romanzo “La libertà ha un prezzo altissimo” attraverso la loro newsletter. Ora non mi dilungo molto su questo episodio, sono tranelli in cui si può incappare quando si è alle prime armi, ma se avessi investito 200 euro in promozioni Facebook avrei sicuramente avuto migliori risultati, perché in quel periodo - giuro - non vendetti neanche un eBook, è però una lezione che ho imparato bene, la pubblicità migliore è quella che faccio io in autonomia. 

Infine rispondendo alla mia esigenza di fare un bilancio - visto che siamo prossimi a settembre mese di bilanci per antonomasia - e anche all’invito nato dal post di Elena Ferro con il suo articolo Riflessioni sulla mia scrittura  riporto anche alcuni risultati di vendita, mi limito al 2021 perché il 2022 è ancora in corso. 

Dati Streetlib 2021

totale 800 copie di tutti gli eBook così suddivisi:

343 Fragile come il silenzio 

259 La sottile linea del male 

116 L’ombra della sera 

82  i restanti romance 

Dati Amazon 2021

Se considero tutti i libri che vendo su Amazon nel 2021 sono arrivata a 281 + 26.000 pagine lette per ku (queste pagine prevalentemente per Sorace5 Una inutile primavera)

Il libro che ha venduto di più è sempre L’ombra della sera con 110 eBook, poi seguono Il respiro dell’alba e Una inutile primavera, infine ci sono i romance con numeri poco rilevanti, complessivamente meno di 30 copie nell’anno.

Una piccola postilla informativa: i primi due libri della serie sono venduti esclusivamente su StreetLib  perché quando ho cominciato a scrivere i gialli pubblicavo solo lì, poi ho voluto provare la piattaforma di Amazon, così con ogni nuovo romanzo parto con la pubblicazione sempre da Amazon, con un periodo iniziale di esclusiva aderendo a Kindle Unlimited, per poi estendere in un secondo tempo anche agli altri store attraverso Streetlib, non rinnovando KU di Amazon. Perché lo faccio? Amazon è sempre una piattaforma fortissima, tuttavia a un certo punto mi piace poter vendere anche sugli altri store e poi ci sono  molti che leggono su kobo e IBS, un mercato che si sta ampliando sempre più. Tra l’altro tempo fa un lettore affezionato a Saverio Sorace mi ha scritto una mail in cui chiedeva perché non trovava l’ultimo romanzo della serie anche su Kobo, così gli ho risposto che avrei pubblicato anche sugli altri store appena scaduta l’esclusiva con Amazon. Insomma un lettore che ti scrive per dirti che aspetta di leggere il nuovo episodio di Sorace è sempre molto stimolante. 

Fare bilanci non è sempre agevole, per esempio con Steeetlib devo fare delle estrazioni in Excel e poi fare i conteggi libro per libro con i filtri (chi conosce excell sa di cosa parlo), invece con Amazon è più semplice controllare i report, soprattutto da quando hanno aggiornato la piattaforma e, l’ho scoperto solo recentemente, puoi impostare i risultati di vendita libro per libro, mese per mese, anno per anno, ma riesci ad avere i risultati immediati solo per l’ultimo anno e per l’anno in corso, dopo devi impostare i periodi personalizzati e diventa più laborioso, ma direi che è ragionevole che sia così. 

Indico i numeri e non il guadagno anche perché vendo di più quando faccio le offerte a 0,99 che poi è anche il momento in cui imposto le promo Facebook. Credo che la serie di gialli venda benino perché, a parte il prezzo irrisorio, c’è l’affezione per il personaggio, insomma chi ha letto il primo romanzo poi ha voglia di leggere il seguito, certo tutto dipende da quanto piaccia il genere, comunque spesso ho visto che alcuni ebook venivano comprati insieme,  per esempio se era in offerta L’ombra della sera (agosto) veniva comprato anche il seguito a prezzo pieno (2,99 che è comunque un buon prezzo). Ovviamente non si vive di scrittura con questi numeri (e questi prezzi) tuttavia, nel mio piccolo, mi ritengo soddisfatta. Credo che se avessi tempo per investire e studiare bene le promozioni Amazon e Facebook potrei ottenere risultati migliori, ma come sapete il mio tempo libero è davvero ridotto, per cui come diceva quel tale chi si accontenta gode. 

A proposito, qualche mese fa mi ha scritto una piccola casa editrice dicendosi interessata a Fragile come il silenzio, io ho declinato l’invito spiegando che si trattava del primo romanzo di una serie e che preferivo continuare ad essere indipendente. Non conoscevo questa casa editrice e non ho neanche approfondito, ma      potrei cedere i diritti della mia serie solo a una CE super big, ma questa è una chimera, quindi proseguo con la mia scrittura indipendente, almeno finché avrò voglia di scrivere. In questo momento vivo la scrittura con relativa serenità e senza troppe ansie, perciò mi godo l’attimo. 

Eccomi alla fine di questo post, spero di non avervi annoiato, io credo che la pubblicità sia utile per far conoscere un prodotto e quindi anche un libro, perché non puoi comprare qualcosa di cui non conosci l’esistenza, poi ognuno può decidere in autonomia se comprare o meno. 

Voi cosa ne pensate, qual è la vostra esperienza?


Fonti immagini:Pexels

venerdì 19 agosto 2022

Le Medee

 

Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini. Dante Alighieri

Era un giorno di primavera o forse autunno, insomma c’era quel clima piacevole che ti fa camminare per strada senza fatica. Attraversavo piazza Verdi nelle zona universitaria per raggiungere un ufficio in via Marsala per lavoro, era molto prima della pandemia, a un certo punto un bimbetto di circa cinque anni cominciò a piangere disperato e solo. Ci avvicinammo in cinque, due studentesse universitarie, uno dei camerieri del bar che stava servendo un caffè all’aperto, una signora anziana e io.

Che succede piccolino, come mai sei solo?

Non trovo più la mamma! 

Mobilitazione generale di tutti e cinque che ci guardammo intorno per vedere se ci fosse la mamma. Io ero già pronta con il cellulare a chiamare la polizia, una delle studentesse si abbassò verso il bambino per tranquillizzarlo parlando con parole dolci. Furono cinque minuti o forse molto meno, ma una giovane donna corse verso il bambino gesticolando e lui le corse incontro e la abbracciò. Il bambino si era allontanato di pochi metri dalla mamma. Tutti noi tranquillizzati tornammo alle nostre occupazioni. Nel corso di quella giornata lavorativa ogni tanto pensavo a quel bambino e al suo pianto disperato e mi veniva una specie di magone, piccolo chissà che spavento pensavo, pensavo anche alla mobilitazione veloce della piazza per soccorrerlo, perché non puoi restare indifferente al pianto di un bambino, si muove una comunità. Un bambino tra le braccia della mamma è al sicuro. Almeno così dovrebbe essere.

Poi ci sono le storie di questa torrida estate, la storia della piccola Elena uccisa da sua madre, quanti di noi hanno guardato con una stretta al cuore il video in cui la madre va a prendere la bambina all’asilo che le corre incontro e la abbraccia. Poi c’è la storia della mamma che ha lasciato volontariamente la sua bimba Diana di soli sedici mesi, la bambina abbandonata per sei giorni è morta di stenti, non riesco a pensare alla sofferenza di questa creatura indifesa, senza sentirmi male. Non so cosa sia più terribile, la mamma che pugnala la sua piccola o quella che la abbandona lasciandola morire.

Sono storie che feriscono, ci straziano il cuore. Quand’é che abbiamo smesso di occuparci dei bambini? Una volta i bambini erano una cura di tutti, ricordo che da piccola ero sul balcone e salii su una sedia, dei vicini corsero a chiamare mia madre perché potevo cadere dal balcone, io mi stupii di tutta quella attenzione, un’altra volta ero a giocare con altri bambini e arrivò mia madre di corsa a prendermi allarmata, una vicina l’aveva chiamata perché un ragazzino aveva in mano un coltello (in realtà era una spada di plastica color metallo) fingevamo di trovarci nella giungla e con la spada si tagliavano le alte foglie di una lussureggiante vegetazione immaginaria. Era il tempo in cui si giocava per strada e nessuno sembrava stupirsi più di tanto, oggi non accade più, i bambini non vengono mai lasciati da soli, tantomeno per strada eppure sono molto più indifesi di un tempo.

Oggi viviamo in una società distratta in cui a malapena conosciamo i nostri vicini, dove i bambini diventano invisibili e, per questo, più fragili.

In realtà le storie di madri assassine dei propri figli ci accompagnano dalla notte dei tempi. La tragedia greca di Medea racconta proprio questo, ricordo di averla studiata a scuola e di esserne rimasta profondamente colpita. Medea è una madre che uccide i propri figli per vendicarsi del marito infedele che l’aveva abbandonata per una donna più giovane che gli avrebbe garantito il trono di Corinto, essendo la figlia di un re. Uccidendo i figli Medea nega quindi una discendenza a Giasone. 

Esistono molte versioni di Medea, a me piace quella di Euripide che potete leggere a questo link Medea Wikipedia

Le storie di questa torrida estate assomigliano a quella di Medea, questo perché al primo posto nel cuore di queste donne non c’era l’amore materno o, almeno, quello che dovrebbe essere, ma solo l’affermazione di sé. Nel caso della piccola Elena, secondo gli inquirenti, la motivazione era la gelosia nei confronti dell’ex convivente e padre della bambina che aveva una nuova relazione. Nel caso della piccola Diana, di sedici mesi, abbandonata a se stessa per sei giorni, chiusa in casa con un caldo torrido e morta di stenti, perfino un adulto sarebbe morto in quelle condizioni figuriamoci una bimba piccola, la madre l’ha lasciata per raggiungere il compagno, al quale avrebbe mentito dicendo di aver lasciato la bimba a un familiare. Ora io non so se siano meglio undici coltellate o la morte di fame, sete e disidratazione, non riesco neanche a pensarci. Mi chiedo perché queste donne non sappiano vedersi senza un uomo accanto e antepongano la cura e la vita dei propri figli; sicuramente servono analisi più approfondite della loro fragile psiche, io posso solo provare pena e dolore.

Avevo iniziato a scrivere questo post a fine luglio, sull’onda dell’orrore che queste storie mi avevano suscitato, poi il caldo mi aveva sopraffatto gettandomi in una sorta di abulia. Oggi, mentre l’estate sembra volgere al termine dopo tanto caldo che ci toglieva la ragione (non so da voi, ma qui le temperature si sono abbassate moltissimo) ho ripreso la scrittura di questo post, è una riflessione che non pretende di trovare alcuna soluzione, ma solo la condivisione di uno sgomento comune a molti. 

Fonte immagini: Pixabay 

sabato 9 luglio 2022

Divagazioni sul caldo



Cari amici, anche voi siete cotti dal caldo come me? 

Immagino di sì, ma di solito avviene sempre così a luglio, quando c’è molto caldo e afa, tranne che quest’anno il caldo “torrido” é cominciato a metà maggio. Ricordo che a inizio maggio, la mattina, per andare al lavoro indossavo ancora la giacca antipioggia e il foulard per proteggermi la gola, un giorno ho perfino riacceso i termosifoni, giusto per dare una scaldata alla casa e al bucato e poi, di colpo, ci siamo ritrovati immersi nel caldo, non il caldo di maggio, ma il caldo di luglio.

Ed è così che io mi sento immersa nel mese di luglio già da maggio. Questa sensazione di lunga estate torrida non mi piace molto, perché io amo la primavera, amo le giornate che si allungano con l’aria che si intiepidisce piacevolmente, dopo il rigido freddo dell’inverno (che poi rigido freddo ne abbiamo avuto poco), insomma l’estate non è proprio la mia stagione preferita, lo sarebbe nella mia mente, ma di fatto preferisco la primavera o il malinconico autunno. Quando fa troppo caldo le mie energie si azzerano, non riesco a fare più nulla, lavoro e basta (che da quello non posso esimermi) ma poi ogni giorno, dopo il lavoro, mi trascino come uno zombie a casa, accendo l’aria condizionata e mi stendo sul divano in modalità catatonica, in cui il massimo che riesco a fare è guardare la tv, quando non mi addormento, oppure al limite leggo. Insomma riesco a fare davvero poco, qualche sera esco, ma solo se si organizza qualcosa con gli amici (perché io piuttosto sto in casa chiusa al fresco, visto che a Bologna è caldo anche fuori, perlomeno in centro, per trovare il fresco bisogna spingersi nell’alto delle colline). 

Questi sono i mesi in cui odio di più lavorare e in cui mi sento proprio una condannata ai lavori forzati, perché nonostante sia estate non c’è nessun rallentamento delle attività anzi, certe pratiche rimaste ferme durante l’inverno, all’improvviso vengono ridestate e diventano urgenti perché si vogliono chiudere prima di ferragosto con l’ultimo consiglio di amministrazione di luglio. Dulcis in fundo in uno dei miei due uffici (visto che ho un doppio incarico) non va l’aria condizionata, si è rotto l’impianto l’anno scorso e nessuno l’ha riparato, l’ufficio è esposto al sole dall’una del pomeriggio, così adotto la strategia di trasferirmi nell’altro ufficio che è all’ombra, anche lì l’aria condizionata va a giorni alterni, ma almeno é un ufficio abbastanza fresco (è in un palazzo storico del centro, al piano terra sotto il portico, buio anche in pieno giorno, ma con queste temperature è diventato il mio ufficio ideale). 

Non voglio assillarvi oltre con le mie lamentele, ma tra il caldo e le scadenze quest’anno non credo di andare oltre questa data con il blog, mi sa che mi fermo qui e, salvo forse qualche escursus informativo, riprendo a settembre. 

Per rinfrescarvi ho messo una foto del Borgo al cotone di Marciana Marina un comune dell’isola d’Elba dove la vita sembra più leggera, ma forse solo perché c’è il mare...e comunque lì nel borgo al cotone, delizioso angolo del paese sopra un porticciolo antico dotato di panchine e gerani con vista sul mare, c’è una splendida arietta fresca anche alle tre del pomeriggio, è l’ora in cui ho fatto la foto. 

Se volete saperne di più eccovi un link Borgo al cotone

Penso che se vivessi in un posto di mare la vita sarebbe più leggera, é un’idea fissa che ho, voi cosa ne pensate?