domenica 9 dicembre 2018

#ioregalolibri


Cosa regalare a Natale? 
So che molti di voi sono attanagliati da questo dilemma o incubo, io ho un pessimo rapporto con il Natale e la corsa al regalo mi rende questo periodo ancora più ostico.
Però, proprio per questo, cerco di regalare qualcosa di buono, tanto per sentirmi più natalizia ed evitare il Grinch in me. 
Così ho pensato di aderire al meme di Rosalia Pucci che ha scritto questo Post

Vediamo quali sono i buoni motivi per regalare un libro 

Se non conoscete i gusti del lettore (ma sapete che è un lettore) potete regalare un buono da spendere in libreria. Oppure, se sapete che il lettore ama leggere in eBook, un buono da spendere sugli store on line, un buono Amazon o Apple a seconda che il destinatario del regalo abbia il Kindle o l'iPad 

Potreste creare un futuro lettore, se regalate un libro illustrato a un bambino, in questo caso regalare un libro è una scommessa che vale la pena fare.
Altri motivi per regalare un libro? 
Un libro non fa ingrassare come succede con il panettone o il pandoro 
Un libro fa sognare 
Un libro fa pensare
Un libro può insegnare cose nuove e aprire nuovi orizzonti
Un libro fa viaggiare 

Se poi volete fare un regalo buono, suggerisco un libro solidale, per esempio la raccolta di racconti di Natale, intitolata Storie per Natale che racchiude in un unico volume le tre antologie di racconti: Buck e il terremoto, Storie di gatti e L'amore non crolla. I fondi sono devoluti ai comuni del centro Italia colpiti dal terremoto nel 2016. 
Eccovi il link Storie per Natale



E voi cosa regalate a Natale? 

#stoleggendo La paranza dei bambini di Roberto Saviano 

domenica 2 dicembre 2018

Come nascono le storie

Certe storie nascono perché le abbiamo sfiorate un giorno per caso e ci sono rimaste addosso


In questi giorni frenetici di fine anno che ormai vivo da sempre con una certa angoscia perché corro più del solito o, forse, mi sembra di correre di più perché le giornate sono più corte, fa più freddo, c'è il Natale che accorcia il mese di dicembre, c'è il Grinch in me che torna alla ribalta con il fantasma dei natali non vissuti ecc ecc mi ritrovo a non avere tempo per scrivere neanche un post decentemente strutturato. Ogni tanto butto giù dei pensieri alla rinfusa su blogger e alla fine viene fuori qualcosa che non avevo programmato. Comunque qui racconto come è nata la storia di Pietro e Laura di Insostenibili barriere del cuore, il titolo provvisorio con cui ho scritto il romanzo era "Nessun dolore è per sempre", ma mi sembrava un titolo troppo impegnativo, così quando ho scritto la parola Fine mi è apparso il titolo giusto che poi è diventato quello definitivo.


Lo vedevo sempre con la sua bambina, un padre dolcissimo e attento, con un'ombra negli occhi, era quel dolore nascosto tra le pieghe dell'anima che mi colpiva e mi causava un buco nel cuore. Lo incrociavo talvolta e il mio saluto era sempre accompagnato da un sorriso per quella meraviglia di bambina che gli stava attaccata come l'edera. 
Il sabato pomeriggio mi trasferivo a casa del mio ragazzo e passavo spesso il tempo nel giardino condominiale a leggere, era il periodo in cui non avevo ancora una mia auto, così lui mi passava a prendere dopo pranzo e mi portava a casa dei suoi, poi si chiudeva in camera a studiare e io, che già lavoravo, mi mettevo a leggere un libro in attesa che arrivasse l'ora di cena. Era primavera e, seduta con il libro nel mio angolino, ascoltavo distrattamente i discorsi della mamma del mio ragazzo con la sua vicina e mi accorsi che parlavano di lui, il papà tenero che incrociavo ogni tanto, mi sporsi per ascoltare incuriosita.
"Sai" disse Chiara, "l'altra sera è arrivato a casa con una ragazza, me l'ha presentata come un'amica, ma si capiva che c'era qualcosa di più. E l'ho visto sorridere come non faceva da tanto tempo. Sono davvero felice per lui, spero che riesca a rifarsi una vita"
"Meno male" rispose Maria, "mi si stringeva il cuore a pensarlo da solo, dopo tutto quello che ha passato. Se ripenso a quel periodo mi vengono i brividi, anche per noi è stato difficile, io vivevo nell'ansia".
"Scusate, ma di chi state parlando" intervenni io. Di solito mi facevo i fatti miei, ma ero troppo curiosa.
"Di Pietro, il nostro vicino"
"E cosa gli è successo? Cosa vuol dire che ti vengono i brividi a ripensare a quel periodo. Perché vivevi nell'ansia?"
E così Maria, abbassando la voce, mi raccontò tutta la storia. Mi raccontò dei tentativi di suicidi della moglie e di quella bambina rimasta sola con il padre. Della paura che saltasse per aria tutto il condominio se avesse usato di nuovo il gas e di quello che era successo dopo.
Ho sempre avuto la fantasia fervida e ho provato a immaginare il susseguirsi di quegli eventi fino al giorno della tragedia. Mi sono anche chiesta come mai nessuno si sia preoccupato di salvare quella donna dalla sua angoscia, era un tempo in cui si parlava ancora troppo poco di depressione post partum. Ogni volta però che ascoltavo al notiziario la notizia di una morte simile, mi tornava in mente quella storia.
Ogni tanto ci pensavo e restavo sempre attonita. Poi smisi di pensarci fagocitata dalla mia vita. Io e il mio ragazzo abbiamo preso strade diverse e dopo non vidi più Pietro.

Quella storia mi è rimasta dentro negli anni poi un giorno è balzata fuori e ho dovuto raccontarla mescolando un po' le carte con tempi e incontri diversi. In mezzo ci ho messo anche l'amicizia tra donne, quella nata per caso, quella sincera, senza invidie o rivalità, quella che nei momenti difficili della vita può diventare un faro e fare da guida. È strano come certe combinazioni arrivino nel momento giusto, quando tutto sembra lontano e, come per incanto, capisci tutto, anche il dolore che non ti appartiene perché, nel frattempo, lo hai provato sulla tua pelle sotto altre forme. 

Nota: Pietro, Maria e Chiara sono nomi di fantasia.

Come nascono le vostre storie, vi è mai successo di partire da un evento reale e poi "volare" con la fantasia?

#stoleggendo
Tutto questo ti darò di Dolores Redondo

domenica 25 novembre 2018

Il tempo dell'ossessione

Ossessioni scrittorie

È arrivato di nuovo e non credevo sarebbe accaduto ancora. È arrivato il tempo dell'ossessione per la storia, è il tempo in cui non fai altro che pensare al romanzo, é come un innamoramento, esci di casa e pensi a quello che fanno i personaggi, sei al lavoro e pensi a come affronteranno quella situazione. Anche quando esci e sei in buona compagnia ogni tanto voli con la mente alla tua storia .
Ogni tanto ci parli pure con i tuoi personaggi e ti fanno sentire in colpa se non li aiuti a uscire dalla situazione in cui si trovano e ti rimproverano, esigono da te una soluzione. 
E tu cosa fai! Non gliela dai? 
A quel punto ti metti a scrivere in ogni momento libero della giornata, anche la sera quando caschi dal sonno finché non ti lasciano in pace.
Un giorno Sorace mi ha detto:
"Ma non credi che abbia sofferto abbastanza? Per quanti capitoli ancora vuoi farmi soffrire?" 
Io gli ho risposto: "Mi dispiace ma è la storia che lo richiede!"
Lui ha sbuffato e se ne è andato via dicendo: 
"Va bene però, per favore, risolvi al più presto questa situazione, sono stanco di soffrire e soprattutto di fare la figura dell'idiota"
(veramente ha usato un altro termine, ma non è una bella parola, quindi ve la risparmio). 
Eh sì, ci ho pensato anch'io, non è che un uomo può avere tutta questa pazienza, di solito gli uomini le donne le ammazzano, invece Saverio è un uomo gentile che soffre per amore mantenendo il rispetto, parola antiquata di cui si sono perse le tracce. Ma esisterà davvero un uomo così? Sì, esistono anche gli uomini gentili, altrimenti l'umanità si sarebbe estinta. 
In questa giornata, contro la violenza sulle donne, voglio credere che ne esisteranno sempre di più. 
Ma tornando ai personaggi e ai loro discorsi sussurrati alle mie orecchie, devo ammettere che quando arrivano questi momenti riesco a scrivere molto di più ed è bello, perché tutto sembra scorrere più facilmente. 
Mi arrivano sprazzi di felicità, dalla storia che cresce e si sviluppa e prende strade inaspettate e, dai personaggi che si impongono e talvolta decidono più di me con piglio risolutore.
L'ossessione per la scrittura è anche questo, è il momento che prediligo, anche perché, dopo aver arrancato per giorni e giorni, all'improvviso la penna sembra sciogliersi e comincia a scorrere velocemente sulla carta. È una penna metaforica perché scrivo al computer, ovvio, però scrivo anche a penna, con la mia pilot blu, quando, folgorata da un'idea, butto giù degli appunti veloci prima che voli via dalla mia mente. 
Spero che continui questa mia ossessione e questo dialogo con i personaggi, almeno fino alla fine della storia.

Vi capita mai di parlare con i personaggi o di avere qualche altra ossessione scrittoria?


domenica 18 novembre 2018

Fatica decisionale tra il dire e il fare


Essere o non essere? Ardua decisione.

Qualche tempo fa leggevo un'articolo sulla difficoltà di prendere delle decisioni. Confesso che dopo una giornata di lavoro, faccio fatica anche a decidere cosa preparare per cena, penso una cosa e magari ne faccio un'altra. Pensavo di avere dei problemi io, invece probabilmente non è così. Decidere costa fatica, sempre, ogni volta che dobbiamo prendere una decisione mettiamo in moto i nostri neuroni e li affatichiamo tantissimo perché ogni volta che dobbiamo fare un'azione che implichi una scelta, anche mettere un semplice like su un post o su una pagina, utilizziamo energie mentali. 
Tra vita reale e vita on line prendiamo migliaia di decisioni ogni giorno che ci sfibrano. 
Per questo prendere decisioni a fine giornata ci causa una grande fatica e spesso ci porta a decisioni sbagliate. Per esempio se facciamo la spesa dopo una giornata di lavoro, fatichiamo a scegliere le cose da comprare. Non posso che confermare! L'ho provato sulla mia pelle, se faccio la spesa dopo il lavoro sono così stanca che finisco per NON comprare quello che realmente mi serve, mi salvo un po' se ho avuto l'accortezza di scrivere una lista prima.
Altra soluzione strategica è quella di decidere prima quello che dobbiamo fare, i giorni in cui fare la spesa o andare in palestra o cosa indossare per andare in ufficio. In tal modo eviteremo le decisioni che assorbono energia. E poi c'è sempre il metodo infallibile di rimandare una scelta a quando siamo meno stanchi. Se non riusciamo a prendere una decisione anche apparentemente semplice, allora vuol dire che abbiamo esaurito le nostre scelte giornaliere. Allora è meglio rimandare al giorno dopo. Perché come diceva Rossella O'Hara domani è un altro giorno (quanto mi piace questa frase, è il mio secondo motto dopo cogli l'attimo!) 
Cos'è che spesso ci paralizza nelle decisioni? Sicuramente è la paura, la paura di sbagliare, non sempre però una decisione è di carattere vitale, quindi ogni tanto possiamo anche rilassarci e non decidere. In ogni caso, per quanti ragionamenti possiamo fare, spesso ci sono decisioni che ci sono suggerite dall'istinto e, al di là di ogni razionalità, si possono rivelare le scelte più giuste della nostra vita.
Comunque, detto questo, pensavo di non pubblicare un post questa settimana, perché questo era ancora in bozza, poi ho aperto il computer per scrivere un nuovo capitolo del mio romanzo e ho "deciso" che mi costava troppa fatica, devo scrivere una parte importante e avevo poco tempo, così ho riletto il post e, a modo mio, l'ho completato.

Vi lascio con alcune citazioni sulle decisioni, mi sembrano tutte interessanti, secondo voi qual è quella più vera?

L'uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché la libertà lo obbliga a predere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi. Erich Fromm

Dietro ogni impresa di successo c'è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa. Peter Ferdinand Drucker 

È sempre in uno stato d'animo non destinato a durare che si prendono risoluzioni definitive. Marcel Proust 

Non sono mai "io"che decido il "mio" desiderio, ma è il desiderio che decide di me, che mi ustiona, mi sconvolge, mi rapisce, mi entusiasma, mi inquieta, mi strazia, mi potenzia, mi porta via. Massimo Recalcati


domenica 11 novembre 2018

App e liste

L'altro giorno leggevo un articolo sulle App che possono semplificarti la vita, ossia dei coach virtuali che ti guidano nella tua giornata. Per esempio una di queste app si chiama Abitudine facile (che bello una app in italiano!) e funziona nel seguente modo: tu scrivi i tuoi impegni e lei ti invia degli alert per ricordarti di farlo.
Vabbè mi sono detta, ma è possibile che abbiamo bisogno di una app per poter ricordare i nostri impegni quotidiani? Forse i disorganizzati cronici sì, ma forse anche i super organizzati, chissà. 
Ma prima che ci fossero le App come facevamo? 
cosa mi aspetta questa settimana?

Io ho un metodo molto antico: la lista scritta a mano sulla carta. Di solito scrivo le scadenze principali del lavoro e personali su un'agenda planning settimanale, ne ho una in ufficio e una a casa.
Ho bisogno di avere sotto gli occhi tutta la settimana, scrivo gli impegni più pressanti, ma in mezzo si infilano tantissime altre incombenze, soprattutto al lavoro.
Quando scrivo le scadenze sull'agenda elettronica di outlook mi dimentico di guardarci, anche perché mi arrivano le notifiche mentre sto correndo per finire un lavoro e mi tocca eliminarle per non essere distratta, così ai disturbatori in carne e ossa si aggiungono le notifiche disturbanti del computer.
Invece la mia lista di carta mi da grandi soddisfazioni, soprattutto quando metto la spunta sopra e ci scrivo "fatto", che è un po' quello che occorre fare con la App.
Sono antica o vecchia, sì lo ammetto, ma il mio metodo funziona, perché la mattina quando butto l'occhio sull'agenda mentre accendo il pc mi ricordo subito quello che mi aspetta nella giornata, molto più delle notifiche che mi trasmettono ansia. E poi per svolgere bene un compito è necessario farlo con concentrazione e il mio metodo è: "una cosa alla volta", perché se fai più cose contemporaneamente finisci per non fare bene nessuna delle cose che hai impostato. 
E poi occorre darsi dei tempi, io me li do a seconda della complessità, un'ora, due o tre o più...

Un mio giovane collaboratore molto supponente non usa mai la carta (lo so gli alberi ringraziano) lui segna tutto online, però mi è toccato più volte ricordargli delle questioni perché lui le aveva diligentemente scritte sul blocco notes di outlook, ma la notifica gli era sfuggita.
Ovvio che, tra notifiche del proprio cellulare, quelle del pc e quelle umane, sia normale perdersi dei pezzi per strada.
Io stessa ho provato a scrivere solo sull'agenda elettronica, ma mi accorgo che quello che metto nella mia lista di carta va avanti più facilmente, insomma l'elettronica la uso, ma il pezzo di carta resta.

È un po' quello che è successo per la posta, una volta tutto si spediva in cartaceo, per esempio dovevi presentare un'istanza presso un ente, predisponevi la pratica sul computer, la stampavi, la controllavi, eventualmente la correggevi e poi la spedivi per raccomandata. 
Poi aspettavi la risposta, esisteva quel lasso di tempo di attesa in cui potevi dedicarti ad altri lavori.
Oggi scrivi la pratica sul pc, la invii al tuo capo per un riscontro, nel frattempo stampi la mail, il capo ti risponde sempre via mail, magari con delle annotazioni, tu stampi la mail per tener dietro alle annotazioni, correggi la pratica, invii nuovamente il tutto e ristampi, se tutto va bene hai già un discreto malloppo di carta laddove prima avevi un paio di fogli.
Infine la stesura finale la mandi al capo su carta che la firma e tu la invii via pec con la firma digitale (e stampi anche quella). L'uso delle mail non ha eliminato la carta, anzi l'ha moltiplicata, sì certo qualche mail evito di stamparla, ma comunque la carta continua a essere utilizzata e forse sprecata.

E poi c'erano i tempi più dilatati...quanto li rimpiango, tu inviavi la pratica e poi aspettavi la risposta, avevi il tempo di fare altri lavori e nel frattempo anche di "respirare", adesso la risposta ti arriva subito via mail, oppure peggio, ti arriva via mail una richiesta di integrazione e tu subito corri per farla, e il secondo lavoro che dovevi fare viene rimandato e poi viene rimandato anche il terzo, il quarto ecc ecc 
E l'ansia da casella di posta piena? Quando mi assento per due o tre ore dall'ufficio (perché sono stata in riunione) apro la posta elettronica e mi trovo 100 mail non lette! Oddio che ansia, ma possibile che in due ore di distanza dall'ufficio mi abbiano scritto 100 persone, ma chi sono? No, ovvio, ci sono le mail di promemoria, qualche spam e quello che ti ha cercato per telefono e siccome non ti ha trovato ti ha scritto.
Quando torno da una settimana di ferie passo il primo giorno a leggere tutte le mail, vi lavoro intorno alle 4 o 5 ore perché alle mail importanti devi rispondere, la maggior parte contiene allegati che devi scaricare e leggere.
Ora però vorrei chiarire un punto, non è che io sia una reazionaria, apprezzo moltissime le agevolazioni portate dal progresso tecnologico, scrivere una lettera con il computer è molto meglio che scriverla a macchina; inviare una mail o una PEC è molto più veloce della vecchia raccomandata postale di carta; l'agenda condivisa online può essere molto utile quando si lavora in gruppo.

Ho solo l'impressione che il progresso ci abbia portato anche molti eccessi e, per questo, una notevole dose di ansia quotidiana e, allora, mi chiedo, ma non si stava meglio quando si stava peggio? 

E voi cosa ne pensate?




domenica 4 novembre 2018

La mia esperienza con Amazon

Avevo pensato di scrivere questo post dopo aver fatto anche l'esperienza del cartaceo. Tuttavia per il mio romance Insostenibili barriere del cuore non credo, per il momento, di riuscire a predisporre il cartaceo, mi manca il tempo. Magari provvederò in futuro. Nel frattempo però volevo scrivere questo post per parlare della mia esperienza con Amazon che mi ha davvero aperto un mondo. 

INSOSTENIBILI BARRIERE DEL CUORE

Ho pubblicato questo romanzo come autore indipendente su Amazon perchè ci pensavo da parecchio tempo e, avendo questo romanzo nel cassetto, mi è sembrata una bella occasione poterne approfittare. L'esperienza è stata più che positiva, Amazon ha un programma semplice da usare e un sistema molto valido di fidelizzazione dei lettori che è quello di Kindle Unlimited. 
Come funziona? Chi è abbonato a Kindle Unlimited può leggere tutti gli eBook disponibili su Amazon con questo servizio senza comprare il libro. Ora il mio romance ha avuto un discreto successo con ku perché le pagine lette sono state, dall'uscita dell'ebook, il 27 luglio, fino al 30 settembre, ben n. 55.921, se consideriamo che il mio romanzo breve è composto da 123 pagine quel numero corrisponderebbe a 454 eBook. 
Il numero di eBook venduti, sempre nello stesso periodo, è stato di 99 copie. In totale è come se avessi venduto 553 copie. Ho guadagnato royalties per 300 euro ma sono lorde, sì perché dovrò pagarci le tasse, Amazon non applica neanche la ritenuta di acconto e quindi un terzo finisce in tasse. Tuttavia non è male considerato che non ho investito quasi nulla in promozione su facebook, cosa che invece ho fatto per gli altri libri (con risultati molto meno eclatanti!). L'unica promozione che ho seguito, completamente gratis se non si considera il tempo necessario, è lo spam nei gruppi facebook. Ho dedicato un po' di tempo, ogni settimana, postando foto ed estratti del romanzo, lo facevo la sera o nel week end nei ritagli di tempo ed era un piacevole passatempo. 
Credo che la formula di Kindle Unlimited sia già di suo una promozione intrinseca. Inoltre c'è un altro aspetto da non sottovalutare, ogni giorno potevo controllare l'andamento del mio romance e, anche quando non vendevo nessuna copia, vedere crescere il numero delle pagine lette era molto gratificante. Le pagine lette influiscono ovviamente anche sulla classifica di Amazon e, anche se non sono arrivata ai primi posti, sono stata comunque molto soddisfatta perché, per tutto agosto, sono rimasta come posizione in classifica tra trecento e mille. 
È stato piuttosto interessante scoprire come funzionano certe dinamiche e credo che la formula di Amazon sia particolarmente vincente. 
Nel mese di ottobre c'è stato un calo fisiologico delle vendite e delle pagine lette tuttavia l'estate è stata soddisfacente almeno sotto questo aspetto, perché per il resto la mia estate non è stata granché.
Non mi sono affatto impegnata neanche per avere delle recensioni, nel senso che non ho mandato l'ebook a nessun blog, ci ho provato con uno in settembre ma mi ha risposto gentilmente che in quel periodo erano piuttosto impegnati, quindi ho lasciato perdere. Attualmente ho sette recensioni di cui quattro positive, due sono di blogger che conosco, che le hanno scritto spontaneamente e che ringrazio anche in questa sede, grazie Nadia e Lisa! 
Ovviamente non sono mancate le recensioni a una e due stelle, ma non si può avere tutto. Le critiche ci sono e ci saranno sempre. Questa storia era nata dentro me qualche anno fa e contiene piccoli sprazzi di vita e di pensieri che ho fortemente sentito, in questo c'era già una ricompensa ma riuscire a far girare una storia attraverso lo scorrere delle pagine è una bella ed emozionante sensazione.

La domanda che faccio a me stessa è: questo piccolo successo è stato solo un caso? È accaduto perché in estate va molto il romance? Che poi il mio romanzo tratta anche un tema serio, ma non è il tema di questo post. Voi cosa ne pensate?


domenica 28 ottobre 2018

Presentazioni letterarie di scrittori famosi Antonio Manzini

Antonio Manzini con Giampiero Rigosi

Giovedì 25 ottobre, presso la libreria Coop Ambasciatori di Bologna, c'è stata la presentazione dell'ultimo romanzo di Antonio Manzini, undicesimo libro della serie ispirata al vicequestore Rocco Schiavone, il titolo Fate il vostro gioco.
Io ho avuto la fortuna di poter vedere l'autore da vicino, perché ero in "galleria" ossia sui gradini delle scale laterali alla postazione, il titolare della libreria di fronte alla platea colma di gente ci ha invitato a occupare anche quei gradini (io ero sul terzo gradino, ma dopo un po' la scala è stata colmata completamente).
Antonio Manzini, che io conoscevo principalmente come attore e regista, è scoppiato come caso letterario con i romanzi  incentrati sulla figura del vicequestore Rocco Schiavone, un personaggio molto particolare. Intanto è un vicequestore non troppo ligio alle leggi, anche se ha un suo codice d'onore, si fa le canne e spesso approfitta della sua posizione per "arrotondare" le sue entrate, ma ha comunque una sua etica e, alla fine, è un personaggio che si fa amare. Non svelo di più per non fare spoiler, nel caso abbiate voglia di leggere questi libri. Io finora ho letto il primo libro della serie "Pista nera" mi mancano tutti gli altri, probabilmente proseguirò anche se sto guardando anche la serie tv su Rai 2, forse salterò agli ultimi libri prima che cominci la terza serie (adesso è in corso la seconda). 

Antonio Manzini devo ammettere è troppo simpatico, mi è piaciuto tanto. Le domande erano poste da Giampiero Rigosi uno scrittore e sceneggiatore bolognese, che non conoscevo, e che collabora con Carlo Lucarelli.
Ha raccontato che ha cominciato a scrivere quasi per caso, come regista e sceneggiatore, ha sempre avuto un po' il pallino della scrittura e aveva scritto alcuni racconti. Poi quando ha scritto il primo romanzo su Rocco Schiavone inviandolo a Sellerio pensava di fermarsi al primo libro, ma, date le vendite di Pista nera, la casa editrice Sellerio gli ha chiesto il seguito e da allora ha continuato. Siamo arrivati all'undicesimo episodio. Sicuramente il successo della serie tv aiuta anche i libri. L'essere famosi aiuta le vendite, ma va detto che, secondo il mio parere, Manzini scrive molto bene. 

La libreria Coop Ambasciatori 
Dei discorsi fatti da Manzini mi ha colpito il fatto che lui sia focalizzato soprattutto sulla personalità del personaggio Rocco, affermando che il giallo nel senso classico del termine "crimine-indagine-scoperta del colpevole" gli interessa molto meno, anche se, facendo Rocco il vicequestore, gli tocca necessariamente indagare sugli omicidi che gli capitano tra capo e collo e che lui definisce "rottura di coglioni del 10 livello". 
Questa affermazione mi ha fatto riflettere perché anche per il  mio Saverio Sorace mi piace focalizzarmi più sulla sua personalità che sulle indagini (anche se ci poi ci sono anche quelle, perché c'è sempre un crimine e un colpevole da stanare).
A pensarci bene, succede lo stesso per l'avvocato Guerrieri di Gianrico Carofiglio (è questo che mi ha fatto innamorare dei suoi libri); del resto anche il commissario Montalbano ha una sua bella personalità, molto ben caratterizzata. Ed è questo, secondo me, che decreta il successo dei libri: la forza del personaggio. A proposito lo sapevate che Camilleri sforna sei romanzi l'anno? Manzini ha affermato che Sellerio gli chiede continuamente dei nuovi romanzi essendo abituato alla grande produzione di Camilleri, cosa difficile perché, secondo lui, Camilleri è unico, non é possibile per i comuni mortali arrivare alla sua produzione letteraria. 
Insomma è difficile la vita di un autore che scrive per Sellerio, gli tocca produrre molto e fare dei "tour de force" per le presentazioni. Infatti dopo la libreria Ambasciatori la cui presentazione era alle 18.00 il buon Manzini doveva correre a Parma per un'altra presentazione alle 21.00.
Complimenti per la resistenza, il suo book tour, dall'11 al 28 ottobre, prevedeva in alcune date anche due presentazioni, come è successo il 25 ottobre tra Bologna e Parma. 
In ogni caso le vendite premiano moltissimo, è un autore tra i più letti in Italia e, a guardarlo, non mi sembrava particolarmente sofferente, anzi ha affermato che lui ama molto scrivere e probabilmente,  finché potrà, sarà questa la sua attività prevalente. 
Come dargli torto?