domenica 25 luglio 2021

Piccole ingovernabili paure

 

La vita si restringe o si espande a seconda del nostro coraggio. Anaïs Nin

Di che cosa avete paura di solito? 

ecco la mia lista

Paura di viaggiare (auto, treno e aereo)

Io ho paura di tutto, ogni volta che devo decidere qualcosa emergono mille timori. Per esempio per andare in Puglia nella settimana di ferragosto avevo pensato di andare in treno, primo perché volevo evitare l’ennesimo viaggio in auto con l’angoscia della fila in autostrada, degli incidenti, dei camion, del caldo, del traffico, dell’incubo stanchezza (una volta ci ho messo 14 ore per fare 500 km causa blocco sequestro viadotti da Porto San Elpidio in giù...). Così ho battezzato il treno, del resto adesso ho il green pass, poi però mi è venuta l’angoscia della variante inglese, del treno che si rompe e rimani ore fermo in mezzo al nulla, in attesa (è capitato anche questo), della rottura dell’impianto di aria condizionata, dell’attacco terroristico (memoria sempre viva della strage di Bologna) ecc ecc.

Insomma anche il treno mi sembrava a rischio, poi alla fine ho prenotato incrociando le dita. Mi ha fatto decidere l’ultimo viaggio in autostrada quando sono andata al mare a Pinarella di Cervia e al ritorno mi sono sorbita un viaggio in autostrada con tanti bei Tir in colonna (era giovedì e il traffico era persino scorrevole, ma i camion tanti davvero, ottanta km di camion) e lì ho deciso che no, non potevo sorbirmi 500 km così...

Io odio viaggiare a ferragosto, ma finisco sempre per andare in Puglia in quel periodo perché con il lavoro ho più giorni di ferie, essendoci la chiusura e poi quest'anno con la pandemia e il blocco dei viaggi fino a maggio non avrei potuto incastrare una settimana prima di agosto, amen.

Poi c’è la paura di perdere tempo, in questo periodo non mi sento di spendere bene il mio tempo, avrei la possibilità di prendere dei giorni di ferie, ma per una serie di incastri nati male ecco che resto al lavoro ma con una sorta di sottile insoddisfazione. 

Una volta un mio amico mi disse: tu sei una persona solida non hai paura di niente. Ti sbagli, gli risposi, io ho paura di tutto, solo che affronto le mie paure in modo razionale, cerco di non farmi condizionare la vita. Anche se, ovviamente, non sempre ci riesco. 

Per esempio non amo viaggiare in aereo, eppure ho girato il mondo in lungo e in largo per vent’anni, il mio battesimo dell’aria è stato un volo di 14 ore...

Sono stata a New York, Los Angeles, San Francisco, Thainlandia, otto volte in Egitto, una volta in Tunisia, innumerevoli volte in Sicilia con volo da Bologna andata e ritorno, Barcellona, la prima volta, in Grecia e altri posti di cui ora non ho memoria. Prima della pandemia sono stata ancora in Sicilia per un week end lungo nella splendida Catania (ho un’amica che abita lì e mi invita spesso) e, in quella occasione, ho conosciuto la splendida spiaggia di Fontane bianche. Non volevo farvi l’elenco dei miei viaggi, in realtà ogni volta l’idea di prendere l’aereo mi creava una certa ansia, ma nonostante tutto non mi sono fatta condizionare, del resto se voglio andare in luogo lontano migliaia di km non ho molta scelta, c’è chi rinuncia al viaggio io invece cerco di gestire la paura (ma quando scendo dall’aereo la tentazione di baciare la terra è forte). 

Prima di ogni viaggio faccio i conti con l’ansia ma la gestisco rimandandola, nel senso che non ci penso finché non arriva il momento di affrontarlo. Però programmo tutto o, almeno, ci provo, così mi sento più tranquilla. 

Non ho mai avuto timore di prendere una nave, ho preso diversi traghetti per andare in Grecia e in Spagna e, a pensarci adesso, mi chiedo come mai la paura non mi abbia mai sfiorato visto che non so nuotare bene e ho paura della profondità. Mistero. 

Paura dei virus (che non ho...forse)

Cosa strana non ho mai avuto paura del Covid, nel 2020 mentre il 90% dei miei colleghi si barricava in casa (alcuni erano veramente terrorizzati) io continuavo imperterrita ad andare al lavoro in presenza, anche se costretta a “concedere” almeni due giorni a settimana in Smart working, non so se è stato meglio  o peggio, sicuramente ho lavorato abbastanza male e mi sono sentita molto oppressa dalla situazione, soprattutto dall’idea di non poter fare nulla al di fuori del lavoro o della spesa al supermercato. Per fortuna  la scrittura mi ha aiutato...Certo un po’ di paura del virus c’era, ogni mattina disinfettavo scrivania, tastiera del computer, maniglie della porta e interruttori della luce e mi lavavo le mani innumerevoli volte (cosa che faccio anche ora) ero prudente quindi, ma per niente ossessionata. Ora che sono vaccinata non sono particolarmente sollevata, né mi sento troppo al sicuro, del resto con le varianti non c’è da star tranquilli...

Riguardo ad altri virus o batteri o malattie non ho nessun timore al riguardo, certo l’idea di prendere una malattia mi fa paura in generale, come penso sia per tutti.

Paura dei luoghi chiusi

Ho paura ad andare in metropolitana, non mi piacciono i luoghi chiusi, quindi non amo neanche prendere l’ascensore, ma ci vado lo stesso, insomma se devo fare otto piani di scale corro il rischio, così se devo percorrere un tragitto lungo, che in metro bastano cinque minuti, mi adatto. Anche prendere il treno dell’alta velocità Bologna Firenze nella nuova stazione di Bologna (si scende per ventitré metri sotto terra) mi fa venire i brividi, ma l’ho già fatto. Del resto una volta dovevo andare a Roma per un corso di aggiornamento sul lavoro, un’altra volta dovevo andare a Firenze, insomma non potevo andarci in auto, né prendere il treno regionale che viaggia solo in superficie...

Paura degli insetti

E poi ho paura degli insetti (in realtà più che paura mi fanno ribrezzo, l’idea che mi vengano addosso mi da molto fastidio) ma cerco di salvare tutti i piccoli ragni che passano da casa mia, una volta ne trovai uno che scendeva da una ragnatela e lo spostai prudentemente fuori dalla finestra con tutta la ragnatela, ma non credo di poter fare lo stesso con una grossa tarantola, insomma ci sono insetti e insetti. Alcuni li posso gestire altri no. Nella mia immaginazione penso che i ragni portino fortuna e quindi quelli piccoli li tollero, tutti gli altri insetti, salvo coccinelle, farfalle e api,  se mi stanno lontano è meglio. 

Paura dei cani (superata)

Una volta avevo paura dei cani, anche di quelli piccoli (che poi sono quelli che abbaiano sempre con la vocetta stridula) poi mia sorella, per soddisfare le assillanti richieste di mia nipote, ha preso un cagnolino e, dopo la sua morte, ha preso un cane più grande. E così mi è passata, ora sono abbastanza tranquilla, ma con i cani più grandi e feroci - anche al guinzaglio - resto guardinga. Attualmente ho un ottimo rapporto con il cane di mia sorella (un dolcissimo bracco tedesco), quando vado in Puglia lo porto fuori con lei e so già che soffrirò per la sua morte, purtroppo comincia ad avere una certa età. 

Poi ci sono altre paure con cui purtroppo bisogna convivere, per esempio la paura del terremoto, in un paese come l’Italia c’è poco da fare, io ho vissuto quello del 1980 in Irpinia che in Puglia si è sentito molto bene, poi quello del 2012 in Emilia Romagna, per un anno ho dormito sul divano perché a letto restavo sveglia. Insomma ogni volta che la terra trema il pensiero e l’ansia ritorna, ma non possiamo farci niente, tranne incrociare le dita e sperare in meglio. Ci sono poi le paure che posso dominare evitando le situazioni che le causano, per esempio soffro di vertigini, ma non faccio scalate in montagna e così via. In generale evito le situazioni pericolose, insomma il buon senso è un buon modo per dominare le paure, anche se, si sa, può non essere sufficiente...

Ho capito che le paure si possono dominare, ma anche che la paura può salvarti la vita, voglio dire ogni tanto è importante temere qualcosa ed essere prudenti. Inoltre parlarne può essere anche un modo per esorcizzarle.

La smetto di elencare le mie paure piccole o grandi che siano, più o meno ingovernabili e vi chiedo: quali sono le vostre?

Fonti immagini: Pixabay

domenica 18 luglio 2021

Nonna Anna

La vecchiaia é la più inattesa tra tutte le cose che possono capitare a un uomo.  Lev Tolstoj

Era la madre di mio padre, me la ricordo, da sempre, piccola, magra e tutta curva. Da giovane era stata una donna sempre magra, ma alta e slanciata, una donna bella come appariva nelle poche foto che ho potuto vedere.
Era nata nel 1900, all’inizio di un secolo strano che portò due guerre mondiali, regimi terribili e rivoluzionari momenti di rinascita e crescita, conquiste di diritti e il preludio di molti declini.
Comincio a sentirmi anch’io una creatura del secolo scorso, man mano che ci addentriamo negli anni post duemila, forse è per questo che ho ripensato a lei. 

Quando ero bambina era la nonna meno affettuosa ma più concreta, lei diceva che i bambini non si dovevano toccare, andavano baciati solo da lontano, come i santi, perché erano delicati, infatti si arrabbiava sempre quando qualche parente mi stringeva e mi baciava facendo i complimenti alle mie guance paffutelle. 
“Basta, è una bambina ed è delicata, non dovete contaminarla con il vostro fiato da vecchi” 
urlava al parente di turno ed io subito dopo mi strofinavo il viso invaso da quei baci troppo umidi. 
È un bel po’ che la penso come lei riguardo ai bambini.
Mi preparava sempre la merenda a base di pane, zucchero e olio, era buonissima, all’epoca non esistevano le merendine di oggi. Per fortuna, sono cresciuta con merende semplici e naturali, era un lusso già mangiare i biscotti all’uovo cosparsi di glassa dolce che mia madre comprava al forno per le grandi occasioni. 
Nonna Anna era piccola e curva perché aveva avuto un incidente in cui aveva rischiato la vita, era finita sotto gli zoccoli di un cavallo mentre lo stava accudendo, a sentir lei la colpa era stata di suo marito, mio nonno, che aveva fatto spaventare il cavallo urlandogli contro in un momento delicato, il cavallo si era spaventato e aveva cominciato a scalciare, colpendo mia nonna che però, miracolosamente, si salvò. Non so molto altro di quell’incidente, ogni tanto nonna Anna lo raccontava e noi bambine - io e le mie cuginette - restavamo ad ascoltare con gli occhi sbarrati. A causa di quell’incidente mal curato mia nonna si era, con gli anni, incurvata sempre di più e camminava tutta storta guardando a terra, a pensarci adesso mi si stringe il cuore, sicuramente non aveva avuto le cure giuste, ma ciononostante era una donna forte ed è vissuta a lungo, pur vivendo male, con il rancore nel cuore per quel marito che, a sentir lei, non l’aveva mai protetta e sostenuta. 
Ebbe cinque figli, mio padre, le mie zie Rosa e Lina, ultimo mio zio Raffaele, in mezzo o subito prima una bambina che non sopravvisse, morì a pochi mesi.
La nonna ne parlava dicendo “quella bambina, dovevamo portarla in ospedale” poi si asciugava una lacrima furtiva che spuntava da un occhio, il sinistro, quello del cuore, io l’abbracciavo e le davo un bacio, pur non capendo il suo dolore ancora così vivo, perché quella fantomatica bambina mi sembrava così lontana nel tempo, c’erano state tante vite in mezzo, mio padre i miei zii e noi, i loro figli. Ho capito solo anni dopo che la morte di un bambino, di una piccola vita appena sbocciata, per una madre rimane una ferita sempre aperta.

“Ah se tuo padre avesse potuto andare a scuola, sarebbe diventato uno scienziato!” Diceva sempre. Mio padre era il suo figlio maggiore che era per lei l’essenza della perfezione, il sogno non scalfito dalla cruda realtà.
Nonna, ma papà è il tuo figlio preferito”, le chiedevo.
Lei sorrideva, scuotendo la testa.
Non ci sono preferenze tra i figli, però tuo padre è quello che ha il cuore più buono, è il più onesto e il più intelligente, ma anche quello che si è fatto carico di più doveri per la famiglia a dispetto dei suoi desideri.”
Lei era convinta che mio padre, se avesse potuto studiare, sarebbe diventato qualcuno, ma poi dopo il diploma elementare aveva lasciato la scuola ed era andato a lavorare in campagna con suo padre. 
Pensavo fosse un’esagerazione di mia nonna, poi un giorno mi mostrò le sue pagelle, aveva tutti dieci. Così anch’io mi sono chiesta se non avesse ragione, forse non sarebbe diventato uno scienziato ma forse sarebbe diventato una persona importante...
 
Ogni giorno nonna Anna percorreva dei chilometri in giro per il paese, si presentava a casa dei figli nelle ore più impensate, riconoscevo il suono del campanello, aveva uno squillo forte e insistente, che ti coglieva di sorpresa e ti faceva saltare sulla sedia, 
Questa é nonna” dicevo io correndo ad aprire; se era ora di pranzo aggiungevamo un posto a tavola e restava a mangiare con noi. A me metteva sempre una grande allegria averla accanto, raccontava sempre delle storie simpatiche di paese e mi faceva ridere. Anche se lei non rideva mai, aveva sempre un’espressione seria e il sorriso quasi sempre una smorfia.
Le nonne delle mie amiche restavano in casa a fare centrini all’uncinetto oppure a preparare torte e biscotti, lei no, non era una gran donna di casa, faceva il minimo indispensabile e poi andava a camminare in lungo e in largo. 
Credo che nonna Anna non resistesse chiusa in casa, non riusciva a stare ferma, aveva uno spirito inquieto che non poteva domare e forse camminare era il solo metodo che conosceva per placare la sua ansia. Mio nonno morì circa dieci anni prima di lei e, negli ultimi anni vissuti senza di lui, mi era sembrata più serena. 


È morta a 93 anni, nonostante l’incidente del cavallo e la vecchiaia difficile visse davvero a lungo per i suoi tempi, e fu sempre autosufficiente, tranne forse l’ultimo periodo, ma non posso ricordarlo perchè non c'ero. Era gennaio e il giorno del funerale si scatenò una vera bufera di neve, in un paese dall’inverno spesso mite, quel giorno nevicò coprendo le strade di un manto bianco e di una luce abbagliante. Il cielo e la terra sembravano uniti da un unico grande bagliore.
Da allora ho l’immagine di lei immersa nell’immenso candore di soffici nuvole bianche, finalmente con un sorriso di serenità.


Fonti immagini: Pixabay 

sabato 10 luglio 2021

Il potere di una scelta

 

(immagine tratta da Pixabay)

Ho sempre pensato che siamo noi a costruirci il nostro destino, che volere è potere e cose così. Nel corso degli anni ho avuto riprova di questo mio pensiero, ma anche del suo contrario. Per esempio ho deciso di vivere a Bologna perché volevo essere indipendente e autonoma, lontana dalle mie origini e dai condizionamenti sociali, ci sono riuscita, ho conquistato una certa indipendenza ma non sufficiente da salvarmi del tutto dai condizionamenti sociali, soprattutto quelli della mia famiglia di origine. Ci sarebbe da fare un discorso molto lungo e ci ho scritto su perfino un romanzo, quindi vi risparmio questo discorso. 

Il quesito è sempre quello: esiste il destino o la volontà? 

Non c’è una risposta assoluta, diciamo che con la volontà possiamo raggiungere degli obiettivi, ma non tutto dipende da noi, per quanto ci impegniamo qualcosa può non andare come noi lo abbiamo programmato. Io ho raggiunto alcuni obiettivi lavorativi nella mia vita ma, nonostante avessi tutte le carte in regola per fare carriera, mi sono fermata a un livello intermedio (di cui non mi lamento per carità) ma questo non è dipeso dalla mia volontà, ci sono dinamiche che non puoi gestire, così è accaduto con la famiglia che desideravo e che non si è realizzata, nonostante un matrimonio nei tempi giusti con la persona apparentemente giusta. Insomma possiamo tentare di indirizzare la nostra vita, ma forse esiste un destino un po’ beffardo che si diverte a scombinare i nostri piani, poi riesce a metterci i bastoni tra le ruote proprio dove più ci preme. E allora pazienza, forse è meglio lasciare tutto al caso e vivere alla giornata, tuttavia anche questo semplice desiderio non è immune da controindicazioni, puoi decidere di non fare nulla, di restare immobile e poi certi eventi ti cadono addosso come una tegola e devi per forza reagire e fare qualcosa. 

La vita è un percorso a ostacoli con in mezzo le nostre scelte (forse pensiamo siano tali, magari anche lì c’è il destino).

Scegliere però è importante, una vera scelta è quella che ti porta ad agire davvero, a compiere un’azione ben definita e che non potrai più cambiare facilmente. Certe decisioni, una volta prese, non permettono di tornare indietro, salvo enormi sconvolgimenti.

Ho letto un articolo che parla di questo processo e ovviamente mi sono subito appassionata all'argomento e ho anche capito meglio perchè è così difficile scegliere.

L’articolo in questione, pubblicato sul n. 25 di Donna Moderna, di Marta Bonini, parla del libro di Giulia Bussi “Decidere bene” in cui si afferma che decidere è un’arte. Ogni giorno noi prendiamo in media 1000 decisioni al giorno, la maggior parte di esse non sono significative e sono più o meno routinarie, altre invece possono influenzare la nostra vita e il nostro futuro. Ed è in queste decisioni che cadiamo nella cosiddetta trappola cognitiva perché ci troviamo davanti a un bivio e lì rischiamo di rimanere immobili per non prendere la decisione sbagliata, a me è capitato spesso. L’autrice afferma che decidere è la cosa più complicata della vita. Per scegliere di solito seguiamo i nostri desideri ma cerchiamo anche di andare incontro alle esigenze degli altri, amici, parenti, affetti. É difficile scegliere seguendo solo i nostri desideri, accontentare anche gli altri fa parte della nostra natura e ci fa stare bene, perché siamo animali sociali. 

Prendere una buona decisione significa saper rinunciare.

La parola decidere deriva dal latino e in pratica significa “tagliare da” quindi dare un taglio, in effetti quando scegliamo una cosa ne escludiamo un’altra. Ecco perché decidere può essere così difficile, ed ecco perché chi vuole tutto non sa decidere. Per decidere bene, talvolta bisogna smettere di analizzare troppo i pro e i contro e seguire il proprio pensiero viscerale, quello che nasce dalla pancia ossia quello dell’istinto, del cuore, delle emozioni.

Mi è capitato spesso di fare una scelta che a livello razionale sembrava perfetta, ma poi a livello istintivo provavo una sensazione negativa e dopo un po' di tempo quella scelta si rivelava sbagliata per me. Questo non vuol dire che dobbiamo solo seguire l’istinto, ma quando una scelta per noi è particolarmente difficile, dopo aver valutato i pro e i contro occorre lasciar passare qualche giorno per far sedimentare la cosa e far emergere la parte più emozionale che ci fa decidere. Inoltre, se è vero che scegliamo anche per accontentare gli altri perchè siamo animali sociali, è anche importante che l'influenza degli altri non diventi predominante, altrimenti sceglieremmo quello che va bene agli altri ma non va bene a noi.

E se alla fine, nonostante tutto, la scelta è sbagliata? 

In quel caso bisogna accettare l’errore e perdonarci, invece che rimuginare sui nostri sbagli dobbiamo capire che una scelta comporta anche il rischio di sbagliare e dobbiamo quindi accettarlo.

Oggi è più che mai difficile decidere, perché viviamo in una situazione di grande incertezza, ma non possiamo bloccarci per questo, l’incertezza va accettata come un fattore della vita.

E a proposito di incertezze, per esempio inviare un manoscritto a una casa editrice è una scelta consapevole, ma che poi quel manoscritto venga accolto è destino, poi c’è chi insiste e chi no, anche questa é una scelta.

In effetti in questo periodo sto prendendo delle decisioni che dovrebbero cambiare molte cose nella mia vita (non riguarda le case editrici di cui sinceramente mi sto ormai disinteressando) riguarda qualcosa che finora ho trascurato per pigrizia, paura o entrambe le cose.

Poi si arriva a un bivio e dici: ok, ora o mai più. E così ti butti. 

Vi racconterò di cosa si tratta se andrà a buon fine, o anche se non andrà bene, diciamo che è un progetto a medio termine su cui sto lavorando da alcuni mesi, so che dopo averci messo il mio impegno e la mia volontà c’è il destino che potrebbe metterci lo zampino, anche perché, mi tocca dirlo, c’è una congiunzione astrale che sta creando ostacoli, uno - per esempio - è la pandemia in corso che ha rallentato tutto e ha comportato anche maggior coraggio nel decidere. Per me prendere delle decisioni è una incombenza enorme e, chiaramente, più la decisione è importante più la fatica è grande.

Tuttavia se non fai una scelta resti immobile, la vita ti capita per caso e, soprattutto, ti poni qualche domanda quando senti bussare alla porta il rimpianto, ti chiedi se ci hai provato abbastanza, se non hai fatto tutto quello che potevi di possibile. Insomma provarci serve a migliorare la propria vita - forse - ma anche a non avere rimpianti.  

 

E voi, come vi regolare con le vostre scelte?

 

 

domenica 4 luglio 2021

Estate, il caldo e una recensione inaspettata

Ricordo della mia vacanza 

Fa caldo e sono sempre più in modalità “slow”, non amo usare termini stranieri ma questo, tutto sommato, mi piace. E mentre intorno molti blogger sospendono la programmazione dei post per riposarsi, perché vanno in vacanza, perché hanno esaurito gli argomenti e tante altre motivazioni varie, io mi chiedo cosa fare. In realtà non ho mai sospeso i post neanche nel mese di agosto, ho al limite rallentato qualche articolo, nel senso che invece che farlo uscire puntuale ogni settimana l’ho fatto uscire ogni quindici giorni, anche perché in questi mesi caldi - se non vado via dalla città - finisco quasi per avere più tempo, voglia forse no, causa caldo. 

Comunque diciamo che rallenterò i post, per il resto si vedrà. Intanto faccio un po’ il punto della situazione, il 21 giugno è uscito on line il mio ultimo romanzo della serie #LeindaginidiSaverioSorace e quindi dovrei darmi da fare per la promozione, ma non sto facendo nulla, il caldo e gli altri eventi della mia vita (con pandemia al seguito) hanno azzerato la volontà, tanto che non ho mandato l’ebook in lettura quasi a nessun blogger di quelli che già conosco neanche per le presentazioni. Insomma una pigrizia incredibile. Prima dell’uscita ho inviato il romanzo solo a una blogger che lo leggerà con i suoi tempi e poi più nulla. L’unica cosa che sto facendo riguarda alcune sponsorizzazioni su Facebook che danno comunque una certa visibilità. Nel frattempo sono andata pochi giorni in vacanza, sono rientrata, ho ripreso il lavoro e sto organizzando delle questioni sospese. Per il resto sto cercando di recuperare alcune letture.

Card omaggio di Fox Creation

Nonostante la mia immobilità, la blogger di Sognando con un libro in mano mi ha contattato su Facebook dicendomi di aver comprato il mio libro e di volerlo recensire sul suo blog, io sono saltata sulla sedia incredula e ho risposto di sì con entusiasmo. Che dire è bello suscitare un interesse spontaneo. La recensione poi mi è piaciuta moltissimo ed è stata corredata da una serie di card con le frasi del romanzo che ho trovato particolarmente azzeccate. Quindi condivido questa recensione con voi, vi lascio il link sotto.

Recensione di Anna Maria del blog Sognando con un libro in mano 

Recensione di Una inutile primavera


Voi cosa fate di bello?



domenica 27 giugno 2021

Conquistare la lentezza

(Immagine di Pexel)

Sono già diversi mesi che non scrivo, certo in questo periodo ho dovuto occuparmi della pubblicazione dell’ultima indagine del mio commissario Sorace cosa che, tra revisione, lettura dei beta, riletture mie, scelta della copertina e tutto il resto, non mi ha lasciato molto altro tempo, se poi ci metti in mezzo il lavoro non resta molto, peraltro mi sono consapevolemente concessa del tempo da dedicare a me stessa e quindi non scrivere è stata una scelta. Poi è arrivato il caldo e, quando accade, io perdo del tutto la volontà, mi sento assalita dalla voglia di rallentare su tutto, non ho più la forza di fare nulla, vorrei soltanto rilassarmi. 

Bella scoperta direte voi, lo so, però adesso che potremmo riprendere la vita di prima (salvo lo spauracchio delle varianti del virus in agguato, cosa su cui resto guardinga)  non ho poi tutta questa fretta di mettermi a correre verso la vita ante 2020, che poi tutta questa voglia non ce l’avevo neanche prima. La zona rossa, tutto sommato, per me era una specie di rifugio in cui non stavo affatto male, forse era un po’ troppo, eravamo passati dal troppo al niente certo, ma vivere con la giusta distanza dagli altri non mi disturbava affatto, anzi. 

Per esempio, sul lavoro, tutte quelle riunioni che mi facevano perdere tempo e mi creavano ansia e insofferenza (nei confronti degli altri) sono state fatte on line, con grande vantaggio e minor dispendio di tempo e di energia. Poi, vuoi mettere far finta di avere la linea disturbata quando c’è il collega logorroico che parla a vanvera? Tutti quelli che usavano le riunioni per rompere... ehm parlare dei loro specifici problemi invece di focalizzarsi sull’ordine del giorno urgente della riunione, sono stati messi a tacere.  E quelle riunioni di non diretto interesse a cui mi costringevano a partecipare? Sono diventate un sottofondo simpatico mentre svolgevo il resto del mio lavoro, ascoltando con un orecchio solo. Inoltre la cuffietta (quella che mi collega all’audio del pc) è diventata per me anche un ottimo espediente per tenere lontani i colleghi in presenza che ogni tanto si affacciano sulla porta dell’ufficio per farmi perdere tempo. (Ho un collega che mi vuole offrire il caffè venti volte al giorno, io ne prendo al massimo due e il caffè della macchinetta mi causa bruciori di stomaco, poi c’è la collega che fuma venti sigarette elettroniche e mi chiede se le faccio compagnia (c’è una specie di cortile esterno per i fumatori, credo che lei passi più tempo lì che seduta alla scrivania...) per mantenere un minimo di rapporto sociale e cordiale - lo ammetto sono un po’ “orsa” ma soprattutto non amo perdere tempo - la mattina prendo il caffè con lei e le faccio compagnia per la prima sigaretta, ma poi sono già satura. Così ogni tanto mi difendo dagli eccessi di "socialità" mettendo la cuffietta, come se fossi in videoconferenza...

Comunque io spero che le riunioni possano continuare on line, insomma non perdiamo le buone abitudini e non perdiamo i vantaggi che abbiamo acquisito con la pandemia. 

Ci sono poi altri interessanti vantaggi che non dovremmo perdere, per esempio lavorare qualche giorno a distanza può essere utile, per conciliare le esigenze familiari, per chi ha specifiche esigenze, per chi abita distante dalla sede dell’azienda. Spero che si arrivi alla massima conciliazione di queste pratiche nel mondo del lavoro, ma non sono sicura che questo avvenga davvero, però lo spero, in fondo certe dinamiche diventano un vantaggio anche per le aziende. 

Sono scettica sulle libertà a cui si pensa di tornare. E se restassimo in una cauta zona gialla? Non dico nella realtà, che si vorrebbe tornare alla normalità - soprattutto per le attività di molti settori - ma una zona gialla mentale, uno stato in cui non sia necessario correre ma meditare, assaporando meglio la realtà di tutti i giorni, è come quando ti muovi sempre in macchina e poi una mattina ti concedi una passeggiata senza fretta e, all’improvviso, ti accorgi di cose intorno a te che non avevi mai visto, ma erano lì da sempre solo che non le vedevi, troppo presa dalla tua corsa. 

Lo desideravo anche prima ma, ora più che mai, vorrei conquistare la lentezza nella mia vita perchè non ha senso correre e, soprattutto, correndo si vive male, e possono perdersi le cose belle e importanti. Un po’ come la lumaca raccontata da Sepúlveda nella sua favola. Putroppo non dipende solo da me, quindi la mia volontà e la mia consapevolezza non bastano, ma essere convinti aiuta.

Non vorrei dare però un'impressione sbagliata, rallentare non vuol dire oziare, siete d'accordo con me?

lunedì 21 giugno 2021

Mettere la mente in vacanza

 


Il viaggio è tuffarsi in un’altra vita per un po

Non so se sia proprio così, ma di solito è quello che mi accade di pensare mentre sono in viaggio, guardo il paesaggio intorno a me, i luoghi, i piccoli borghi e immagino di vivere lì. Il mio compagno guarda sempre gli annunci immobiliari esposti nelle vetrine e mi dice: eh non sarebbe male ritirarsi qui, la mattina ti svegli presto e fai una passeggiata sul lungomare, oppure sai che bei percorsi in bicicletta su per queste colline, oppure pensa  vedere il tramonto ogni giorno da quassù

È così ci immaginiamo una vita diversa, con nuovi ritmi. Vivere al mare o in montagna o in collina. Sono i luoghi a creare una vita? Forse un po’ sì, immaginate di vivere al mare, ogni giorno vi svegliate e, guardando l’orizzonte, osservate le onde del mare, è lui a fungere da barometro invece che i grattacieli o i tetti rossi di Bologna. Il luogo è un modo di vivere, puoi scegliere di avere come orizzonte il mare oppure la montagna o la campagna, oppure la piazza di una grande città. Ho vissuto per un anno in un appartamento in pieno centro, ogni mattina per andare al lavoro attraversavo a piedi piazza Maggiore, la ricordo ancora come un’esperienza subliminale. Più passa il tempo più mi innamoro dei piccoli borghi e immagino la mia vita futura in quella dimensione, poi però torno a Bologna al mio solito orizzonte e mi dico che, tutto sommato, va bene così. 

È bello però sognare una vita diversa, forse una vita in vacanza da se stessi, con la mente libera, è un po’ come scrivere o disegnare su un foglio bianco, puoi metterci quello che vuoi.

Il mio amore, in vacanza, chiede sempre a tutti quelli che incontra: come si vive qui? Ovviamente tutti rispondono che si vive bene. La titolare di un negozio di souvenir mi ha detto: io amo moltissimo questo posto, ma lo amo soprattutto d’inverno, con la bruma sul mare e il sole timido che sorge, è bellissimo. Che meraviglia, ho pensato, così le ho comprato una calamita da attaccare al frigo, lei le dipinge tutte rigorosamente a mano su pezzetti di legno su cui aggiunge una piccola calamita. Con le calamite porto con me un pezzetto di ogni mio viaggio e le attacco al frigo. Così, seduta sul divano, posso osservare un lato del frigo con un ricordo delle mie vacanze.

Ok, la smetto di filosofeggiare. Sono partita per questa vacanza organizzata all’ultimo minuto, dopo la morte improvvisa della mia amica pugliese. Alcuni nostri amici erano sull’isola d’Elba, avevano affittato una casa vacanza con molte stanze e ci avevano chiesto di raggiungerli. Non volevamo disturbare troppo, così volevamo prenotare il periodo successivo, ma era tutto pieno e quindi abbiamo accettato il loro invito, bloccando anche i giorni successivi (pochi) che restavano dopo la loro partenza. In tutto sei giorni. Come si dice, meglio l’uovo oggi che la gallina domani. 

Fare il pieno di sole, di mare e di vacanza - anche solo per pochi giorni - serve a vedere la vita da un’altra prospettiva, più leggera e più libera. 

In questi giorni di vacanza ho letto due libri, Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin e La vita che volevo di Lorenzo Licalzi (quest’ultimo consigliato da Barbara di Webnauta a questo Link ) entrambi bei libri molto piacevoli. Il primo lo avevo iniziato a leggere il giorno prima che accadesse la morte della mia amica, era un ebook che avevo da tanto tempo sul mio ipad e sembra strano che l'abbia cominciato proprio in quel momento, parla della custode di un cimitero e parla di morte, ma in questa trama c'è anche tanta vita, la vita di chi resta, la vita di chi non c'è più ma rimane per sempre nei ricordi e nell'amore. Il secondo libro di Lorenzo Licalzi (autore che non conoscevo, ma avevo visto un film tratto da un suo romanzo intitolato "Io no") è una raccolta di racconti che ruota intorno alla domanda: era questa la vita che volevi? Esiste il destino, il caso, il karma? Ogni tanto me lo chiedo anch'io, però è davvero una domanda senza risposta, ognuno può credere in quello che vuole, a me per esempio piace immaginare un universo parallelo dove le cose vanno per il verso giusto, dove chi fa una scelta sbagliata si ferma un momento prima e cambia tutta la sua vita. In fondo sognare è ancora un'attività a buon mercato e quindi non mettiamo nessun limite, almeno in questo.

E voi andrete in vacanza? Cosa vi piace fare o immaginare nei vostri viaggi brevi o lunghi che siano?


sabato 5 giugno 2021

Le meraviglie dell’altrove

Questo post assume un significato particolare, diverso dal senso che volevo dargli quando ho iniziato a scriverlo, perché è accaduto un evento che ha cambiato tutto, lo spiegherò alla fine.


Vi è mai capitato di osservare la vita degli altri e di provare invidia? Si pensa che gli altri siano più felici di noi perché hanno di più, una casa più grande, un bel lavoro, una bella macchina, un bel giardino, un'ampia terrazza oppure un balcone con i gerani...

Nell’anno 2020 ho invidiato profondamente tutti coloro che possedevano una casa con il balcone, chi viveva in campagna, chi poteva uscire nei dintorni di casa senza problemi perchè era in mezzo alla natura. Sì, lo ammetto ho provato una profonda invidia, chè poi il balcone non era proprio il mio più grande desiderio, io invidiavo soprattutto quelli che hanno il terrazzo, un ampio terrazzo dove mettere un tavolo per mangiare fuori, stendersi con il lettino a prendere il sole, ovviamente all'ultimo piano, perchè l'attico è il massimo, anche se soffri di vertigini come diceva Richard Gere nel famoso film.

Nel periodo della clausura forzata mi sono sentita soffocare, restare chiusa in casa è stata una profonda sofferenza, ma quello che mi mancava di più era il sole, la mia casa di Bologna non solo non ha un balcone, ma il sole ci arriva solo per poche ore al giorno, il che la rende forse più fresca d’estate ma niente di più. Avere un balcone è importante, nella mia casa in Puglia, stare sul balcone nelle sere d’estate mi salva dal caldo ed è una delle cose piacevoli che mi fanno apprezzare il viaggio. Per di più, nella primavera 2020 non c’è stato un solo giorno di pioggia, più eravamo costretti al chiuso, più il sole splendeva imperterrito e spavaldo nel cielo, causandomi una rabbia incredibile. Uno dei miei pensieri più frequenti era: ma perché quando potevamo uscire liberamente eravamo inseguiti dalla nuvola di Fantozzi e ora c’è un sole continuo che spacca le pietre? Un sole del quale non potevo godere perché ero costretta in casa, chiusa tra quattro mura, invidiosa dei giardini altrui.

Questa sensazione di fastidio e sotterranea invidia che ho provato mi ha fatto riflettere, soprattutto perchè sono una persona che cerca sempre di non guardare mai l'erba del vicino, e perché so bene per esperienza, che quello che appare all'esterno potrebbe essere un abbaglio. 

Sembra sempre che gli altri stiano meglio di noi e, magari, in alcuni casi è così, ma non è questo il punto, ci sarà sempre qualcuno che sta meglio degli altri, qualcuno che possiede più degli altri. 

Cosa è davvero importante nella vita? Per dirla alla Erich Fromm: avere o essere? 

Ma quanto riusciamo a "essere" senza "avere", cosa diventiamo quando ci manca qualcosa di materiale? Siamo ancora noi quando perdiamo le nostre concrete certezze? Tutti coloro che avevano un lavoro nella ristorazione, nello spettacolo, nelle pubbliche relazioni, quando hanno smesso di avere, probabilmente hanno cambiato anche il loro modo di essere.

Prima di invidiare qualcuno dobbiamo soffermarci a pensare.

Primo: non sappiamo se quella persona sia davvero felice, potrebbe sembrare ma non è detto, ma se anche lo fosse, ognuno ha i suoi momenti di felicità e di tormento e, probabilmente, prima di arrivare a quella felicità ha attraversato momenti di dolore e sconforto. 

Secondo: non conosciamo il destino degli altri, non sappiamo quanto durerà la loro fortuna e quindi non ha molto senso invidiarle. 

Terzo: guardando gli altri non ci accorgiamo di quello che abbiamo noi e che dovremmo apprezzare.

La scorsa settimana è morta all’improvviso una mia amica, ben più giovane di me, a soli 52 anni, infarto fulminante. Lei aveva tutto, due figli bellissimi, un bel marito, un buon lavoro, una buona situazione economica, due genitori che la adoravano. Era una persona speciale, sempre sorridente e di buon umore, una persona che si preoccupava molto per gli altri. La notizia mi ha gettato nello sconforto e nel dolore, ma niente rispetto a quello dei genitori, dei figli e del marito. La domanda è: perché? Perché certe vite durano un soffio e altre no? Perché certe famiglie sembrano avere addosso una maledizione? 

Qualche volta l’ho invidiata, in senso buono, ero sempre felice per lei quando raggiungeva un obiettivo lavorativo o familiare, tra l’altro lei aveva già conosciuto il dolore perché aveva perso un fratello in giovane età. Ora non c’è più e penso ai suoi figli, di poco più di vent’anni e lasciati soli troppo presto, una madre è importante averla accanto, soprattutto in quella età in cui si comincia a parlare dei propri dubbi e dei propri progetti. 

Il destino si fa beffe di noi, sono corsa in puglia, nel primo week end in cui potevo viaggiare mi è toccato farlo per un funerale. 

Stavamo progettando di rivederci pensando ai vaccini e all’estate imminente e invece la sua estate era già passata, era tutta solo in quel giorno di sole in cui finalmente era potuta andar fuori, per una passeggiata in mezzo al verde, con gli amici di sempre e che purtroppo non sono riusciti a trattenerla qui, nonostante i soccorsi immediati. Io posso solo ricordarla con la canzone di Baglioni - che lei amava tanto - la stessa canzone con cui abbiamo deciso di salutarla.