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domenica 30 marzo 2025

L’oro del mattino

 

Al mattino gli uccelli inventano mille canti, uno per ogni riflesso della loro gola illuminata dall’alba. (Fabrizio Caramagna)


Come dice il proverbio: il mattino ha l’oro in bocca. Mai detto fu più vero per me. Al mattino sono lucida, creativa e piena di energia: è il momento in cui nascono le idee di scrittura migliori. Purtroppo, però, questo "oro" si dissolve rapidamente, assorbito dal mio lavoro.

Quando ho una scadenza, cerco di sfruttare le prime ore del giorno: imposto e rifinisco il lavoro la sera prima, poi al mattino lo rileggo e lo concludo prima di inviarlo. Per la scrittura, dovrei fare lo stesso. Ho provato a svegliarmi ancora prima per ritagliarmi almeno mezz’ora, ma il rischio è di stancarmi inutilmente: le idee non si limitano a essere impostate, vanno sviluppate, e mezz’ora spesso non basta.

Potrei dedicarmi alla scrittura nel fine settimana, ma anche quello diventa complicato: le incombenze accumulate – pulizie, spesa e altro – reclamano il loro spazio, e poi c’è sempre qualcuno che il sabato o la domenica chiama per un saluto, trattenendomi ore al telefono.

Insomma, alla fine mi sono arresa a questa situazione. Ma, ogni tanto, ci riprovo.

Il mattino ha l'oro in bocca non è solo un proverbio, ma un invito a sfruttare al meglio le prime ore della giornata. La mente è più fresca, l'energia più alta e le possibilità infinite. Vuoi cambiare qualcosa nella tua vita? Inizia al mattino. Da quello che leggo in rete la scienza lo conferma: la nostra concentrazione è al massimo nelle prime ore dopo il risveglio. Che tu stia lavorando su un progetto, studiando o semplicemente cercando un momento per te, svegliarti presto può fare la differenza. Quindi dovrei insistere e magari lo farò.

In questo marzo dalla primavera inesistente (sembra incredibile che siano già passati tre mesi del 2025!) pieno di pioggia e con pochi sprazzi di sole mi sento piuttosto scarica. Faccio fatica a trovare il tempo per scrivere un post quindi figuriamoci per scrivere, per ora sto raccogliendo le idee (è oltre un anno che lo faccio) forse anche la mancanza di sole non aiuta, febbraio è stato piovoso, marzo pure, confidiamo in aprile. 

Forse la mattina sono più reattiva perché reduce dal riposo notturno, ma insomma sono un'allodola e nelle prime ore della giornata trovo la mia massima energia e concentrazione, è il momento in cui riesco a fare di più, a pensare con più chiarezza e a sentirmi davvero produttiva. Che sia per lavorare, allenarmi o semplicemente godermi un po' di tempo per me, il mattino è la fase migliore della giornata. Più passano le ore più mi spengo, l’unica cosa che desidero è stendermi sul divano con la copertina. Uscire di sera è sempre una grande fatica, forse perché le mie giornate iniziano presto ma se vado fuori sogno solo  il momento di tornare a casa, anche nel week end quando dovrei essere più riposata, non cambia granché insomma non sono fatta per le ore piccole, superata una certa soglia, divento insofferente. Ogni tanto questo mio modo di essere mi fa riflettere, mi chiedo se dovrei preoccuparmi, ma poi mi dico che sono fatta così e amen.

Nonostante questo marzo senza sole nelle prime ore del mattino mentre emergo dal sonno sento un forte cinguettio di passerotti, forse loro sentono la primavera anche attraverso la pioggia, è il vantaggio di abitare in una strada defilata dal traffico ma immersa nel verde. Così stamattina, mentre ascoltavo il canto degli uccelli, ho pensato che questo mese sta finendo e non ho scritto il post che pensavo, ero partita con la scrittura e con l’oro del mattino che non riesco ad afferrare e finisco per parlare della primavera che non arriva e con la mia stanchezza perenne. Avevo comunque voglia di passare di qua e farmi sentire. 

E voi? Siete più allodole o gufi?

Fonti immagini: immagine creata con chat GPT

venerdì 18 ottobre 2024

Il romanzo vien scrivendo

 

Il talento senza allenamento è inutile.Mark Twain


Nel mese di agosto, approfittando di qualche momento libero, ho provato a riprendere a scrivere. Tuttavia, mi sono resa conto di non avere così tanto tempo a disposizione. Ci sono stati solo un paio di giorni in cui, senza particolari impegni, mi sono seduta al computer per tentare di scrivere. All’inizio, per un paio d’ore non sono riuscita a produrre nulla: ho semplicemente riletto vecchi appunti su idee da sviluppare. Poi, finalmente, sono riuscita a mettere insieme alcune righe e, con fatica, ho completato due capitoli del mio (forse) nuovo romanzo. Ho capito che, come l’appetito vien mangiando, anche la scrittura vien scrivendo. Bisogna passare del tempo davanti alla pagina bianca per riflettere, e pian piano le idee iniziano a prendere forma. Naturalmente, è essenziale avere una chiara progettazione della storia; non si può procedere a tentoni, guidati solo dalla fantasia, ma occorre avere ben chiara la trama, nella mente o su carta. 

 Il talento senza allenamento è inutile. Mark Twain

Mi ritrovo molto nella citazione che ho riportato sopra di Mark Twain, la scrittura ha bisogno di costante allenamento, che io interpreto come costanza e metodicità. 

Ma come fare a trovare il tempo quando il mondo intorno a te manovra per succhiarti via il tempo e, soprattutto, tutte le energie? Con l’inverno che si avvicina potrei dedicare qualche sera alla scrittura, se non crollo miseramente addormentata sul divano, mi sono ripromessa di provarci ma finora sono riuscita a mettermi davanti al pc solo un paio di volte e con una produzione limitata di righe. Non riesco più a trovare neanche il tempo per scrivere un post figuriamoci per scrivere un romanzo. Tuttavia non voglio arrendermi, infatti ho deciso di scrivere almeno un post sul blog e proprio su questo argomento, proprio perché ormai sto trascurando anche il blog, anche in questo caso se non decido di mettermi davanti al pc per scrivere non arrivo a niente. 

Parlando però di “progettazione”, c’è un problema che mi perseguita da un po’, per il mio giallo ho in mente una storia, ma non so se voglio davvero raccontarla, è tratta dalla realtà, purtroppo è una storia molto cruda ed è anche uno dei motivi per cui tentenno e non riesco a trovare la giusta direzione. Forse dovrei trovare un’idea differente ma altrettanto forte e stimolante. Nel frattempo leggo libri, non sulla scrittura, semplici romanzi, perché leggere aiuta sempre. 

La progettazione narrativa è quel processo di strutturazione e pianificazione di una storia, considerando i personaggi, l’ambientazione, la trama, i temi e i conflitti. In pratica si tratta di creare una “mappa” della storia prima di scriverla, per darle una direzione chiara e una struttura solida. Per molti miei romanzi spesso il progetto era ben chiaro nella mia mente e sapevo esattamente dove volevo arrivare. Oggi invece, forse a causa del dilemma di cui ho parlato sopra, sono parecchio in alto mare. 

Al momento ho solo due punti fermi

Ambientazione: città di Bologna e dintorni 

Personaggi principali: Saverio Sorace vicequestore e Sara Castelli criminologa, che sono sempre gli stessi della serie con i loro tormenti interiori da risolvere. 

Manca la trama, il tema e il conflitto, mica poco!

Nel primo episodio della serie buona parte della trama è nata dagli stessi personaggi, perché ovviamente avevo ancora tutto da raccontare della loro vita. Negli episodi successivi, oltre alla storia dei personaggi che aveva un suo sviluppo, c'erano dei temi che sentivo fortemente di voler trattare e da lì scattava anche la trama. Ora invece sono in stallo.

Non so se riuscirò a trovare la mia “mappa” per non perdere la rotta nel processo di scrittura. Per il momento ho condiviso con voi questi pensieri. A volte arrovellarsi per cercare una soluzione, anche con la scrittura di questo post, può servire a trovarla, chissà.

Voi cosa ne pensate?


Fonte immagine: creazione di Chat Gbt 

sabato 25 maggio 2024

Che fine ha fatto la mia scrittura

 

Non indugiare sul passato, non sognare il futuro, concentra la mente sul momento presente. Buddha.





Da circa un anno ho smesso di scrivere, che poi a pensarci bene è anche più di un anno, ma fino a metà del 2023 sono stata impegnata con l’ultima uscita dell’episodio di Saverio Sorace e quindi ero concentrata su quello, poi il periodo di riposo dopo l’uscita, lo scorso 23 giugno 2023,  un po’ di sano dolce far niente, che poi vuol dire che mi concedevo dei week end liberi senza scrittura, ho pensato” lascio passare l’estate, e poi riprendo”.

Però l’estate 2023 è passata ed è cominciato l’autunno, e io non ho ripreso a scrivere. Di solito dopo il dolce far niente di agosto, tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre venivo solleticata da un pensiero per una nuova trama e cominciavo a scrivere un capitolo di un nuovo episodio di Saverio Sorace invece a settembre non è successo e poi arrivato il 7 ottobre, nuovo orrore, nuova guerra in media oriente e  non ho più scritto. L’autunno è per me un periodo di super lavoro di bilanci e chiusure di fine anno che poi proseguono con la riapertura dell’anno e altre scadenze, insomma perdere l’occasione di agosto vuol dire perdere l’inizio di un nuovo libro. Tra il lavoro sempre più fagocitante e il desiderio di vivere alla giornata perché ogni giorno potrebbero essere l’ultimo, scrivere è diventato l’ultimo dei miei pensieri. Ogni tanto ci penso ma poi passa. Il senso di precarietà in cui ci siamo ritrovati a vivere in questi ultimi anni, ne ho parlato nel mio post Chissà, chissà domani non ha sicuramente aiutato. La crisi era cominciata già da un po’ di tempo, visto l’impegno che questa mia passione richiedeva e la vita che mi assorbiva continuamente mi chiedevo spesso se ne valesse la pena, ma finché avevo l’urgenza di raccontare delle storie, tutto sommato, non me ne curavo, andavo avanti per la mia strada con determinazione. In fondo per me scrivere era un impegno ma anche un piacere, una piccola fonte di felicità. 

Questo piacere tuttavia è stato sempre più minato dalle problematiche di contorno, per esempio i messaggi senza senso sulla mia pagina social, i messaggi via messenger di gente varia e sconosciuta con consigli non richiesti che avevano lo scopo di vendere il loro prodotto, tanto che ho disattivato messenger sulla mia pagina. Ad oggi permangono gli attacchi spam alla mia pagina social, tipo “la tua pagina ha violato le normative di Facebook e sarà disattivata entro 24 ore, ma puoi opporti alle decisioni cliccando nel link sottostante”.

Questi messaggi me li ritrovo spesso nella posta indesiderata ma ogni tanto anche nella posta normale. Ho sempre evitato di cliccare il link che potrebbe portare dritto dritto a un virus con effetti deleteri, però tutte le volte mi assaliva il dubbio se avessi davvero violato qualche norma, anche se ormai è tanto tempo che non faccio promozioni e pubblico sempre meno post sulla pagina. Ho cambiato le impostazioni del mio account per renderlo più sicuro, ma i messaggi continuano e, non posso farci nulla, mi irritano profondamente.

Ecco cosa scrive Chat Gbt (eh già, quando non so a chi chiedere chiedo a lui)

I messaggi che ricevi su Facebook, che ti accusano di aver violato delle regole e ti invitano a cliccare un link, sono molto probabilmente tentativi di phishing. Il loro scopo è:

1. Rubare Informazioni Personali: Il link potrebbe portarti a una pagina fasulla che imita il sito di Facebook, dove ti viene chiesto di inserire le tue credenziali di accesso. Se lo fai, gli hacker avranno accesso al tuo account.

2. Installare Malware: Cliccando sul link potresti scaricare e installare involontariamente un malware o un virus sul tuo dispositivo, che potrebbe danneggiarlo o permettere ai malintenzionati di accedere alle tue informazioni personali e finanziarie.

3. Propagare il Phishing: Il tuo account potrebbe essere compromesso e usato per inviare ulteriori messaggi di phishing ai tuoi contatti, ampliando la rete di vittime.

Per proteggerti:

Non cliccare sui link sospetti.

Verifica la legittimità dei messaggi direttamente dal sito ufficiale di Facebook, accedendo al tuo account senza utilizzare il link del messaggio.

Attiva l’autenticazione a due fattori sul tuo account Facebook.

Mantieni aggiornato il software antivirus sul tuo dispositivo.


Quindi continuo a cancellare queste mail e queste notifiche sulla pagina, ma ogni tanto mi sento sotto assedio e mi verrebbe voglia di cancellare la mia pagina autrice, forse potrei semplicemente sospenderla per un po’. Certo non è per questo che non scrivo più da molto tempo, però la mancanza di stimoli a scrivere sicuramente viene incentivata anche da questi piccoli fastidi. Il motivo di fondo è tuttavia quello che ho esposto all’inizio del post: la mancanza di tempo e il senso di impotenza di fronte agli eventi più grandi di noi che hanno travolto il nostro presente.

All’ozio ci si abitua più che alla fatica. E la paura del futuro crea la brama di vita, per questo stento a mettermi davanti al pc a scrivere, anche se ho ancora voglia di raccontare storie. Il nostro tempo non ce lo restituisce nessuno una volta perduto, é una consapevolezza che si é radicata sempre più in questi mesi, ogni volta che dovevo scegliere tra scrivere o uscire. Così ho scelto altro e ho riallacciato dei rapporti di amicizia che avevo trascurato e ripreso delle attività all’aperto che non facevo più. Il tempo libero è sempre troppo poco ma proprio per questo non voglio sprecarlo. 

Qualche giorno fa è arrivata la mail di Amazon che mi ricordava: “Comincia il Premio Letterario Amazon Storyteller 2024!” e, con un po’ di sofferenza, ho pensato che è la prima volta che non ho nulla da pubblicare, non che abbia mai avuto speranze di vincere o, almeno, di piazzarmi in qualche modo, ma questa mail mi ha ricordato che una volta era un appuntamento a cui tenevo.

Inoltre, come accennavo sopra, non faccio più promozione dei miei libri, non solo perché non ho tempo, ma perché non ne ho più voglia. Una volta mi divertivo a creare delle immagini da postare sulla mia pagina e poi promuovere il post su Facebook con una spesa minima, ora tendo a non farlo, un po’ per evitare commenti insulsi o antipatici sulla mia pagina, un po’ perché non serve a molto per le vendite, un po’ perché me ne dimentico, visto che non sono più concentrata sulla scrittura.

Poi però il tarlo di scrivere torna ad assillarmi, mi viene in mente una storia o un pensiero e mi dico: ecco questa sarebbe una trama da sviluppare. In questi giorni sto rileggendo La luna e i falò di Cesare Pavese, un autore che ho adorato durante la mia adolescenza, nella prefazione viene raccontata la vicenda in cui Pavese scrisse il romanzo, l’ha scritto in meno di due mesi, circa un capitolo a settimana; leggendo ho pensato che potrei farlo anch’io per recuperare (pensate un po’ che delirio, paragonarmi a Cesare Pavese), ma in realtà nelle note finali al romanzo è scritto che il tempo di incubazione del romanzo è durato sedici anni, perché Pavese meditava la storia da lungo tempo. In tv una sera parlarono di George Simenon raccontando che scrisse l’ultimo romanzo di Maigret in meno di un mese e anche lì ho drizzato le orecchie. Insomma scrivere è ancora un pensiero importante nella mia testa e forse tornerò a farlo di nuovo. E quindi aspettiamo gli eventi, anche se, intendiamoci, il mondo va avanti benissimo senza che io scriva una nuova storia, ma c’è un personaggio che mi chiama ogni tanto e chiede vita; e prima o poi dovrò ascoltarlo

Fonte immagini: Immagine creata con App Imagine AI



domenica 23 luglio 2023

All’improvviso l’indifferenza

 

In generale accetto senza problemi le chiacchiere di tutti e senza problemi le lascio perdere. Charles Bukowski

C’è una canzone d’amore che ogni tanto irrompe dai miei ricordi lontani, era di un cantante ora del tutto dimenticato che si chiama Roberto Soffici. Era una canzone tutto sommato piuttosto spinta per l’epoca perché parlava di un rapporto amoroso tra un uomo adulto e una ragazza molto giovane, questo almeno era il senso che trasmetteva il testo della canzone, era un brano del 1977 intitolato All’improvviso l’incoscienza.

Comunque, non so perché certi ricordi restano attaccati alla pelle e non se ne vanno più, io ricordo tutto il testo perfettamente e soprattutto il titolo mi frulla in testa ogni volta che devo descrivere una sensazione che mi assale all’improvviso, appunto. Ed è da diverso tempo che mi gira in testa il titolo di un post che vorrei scrivere a proposito della scrittura: all’improvviso l’indifferenza. Eh lo so, l’ho presa larga ma è proprio così che nasce questo post, la sensazione che mi porta il titolo della canzone di Roberto Soffici è quello che ora sento nei confronti del mondo della scrittura, all’improvviso. Avete presente quegli amori non corrisposti per cui vi dannate l’anima e vi tormentate, strappandovi i capelli? Per anni, per mesi, per un tempo infinito, avete fatto di tutto per ottenere uno sguardo, un momento di attenzione, una parola dolce, dall’oggetto del vostro amore. E poi, all’improvviso, vi rendete conto che quell’amore non esiste più, puff, è sparito, si è dissolto sotto i colpi del “non l’amore”. Succede, per gli amori adolescenziali, ma anche per gli amori adulti, perfino per i matrimoni.

Ecco, con la scrittura, è successo proprio questo, all’improvviso non mi importa più nulla. Beh, non é proprio così, scrivere mi interessa ancora, ma non vedo più la pubblicazione di un romanzo, il successo, il riconoscimento di una casa editrice, come qualcosa di cui mi importi davvero. È che da diverso tempo non seguo più i miei romanzi, li pubblico e poi me ne dimentico, non mi impegno più di tanto per promuoverli, mi è persino capitato di declinare l’invito di qualche blogger a presentare il romanzo sui loro blog, dicendo che non ho tempo, il che è vero, ma una volta il tempo lo avrei trovato, perdendo qualche ora di sonno. Oggi non più. Ora preferisco concentrarmi di più sulla mia vita, quella vera che si svolge fuori dalla scrittura, preferisco dedicare il tempo libero a quella parte di me che è stata a lungo trascurata per scrivere.

Lo so, potrebbe sembrare la storia della volpe e dell’uva, disprezzare qualcosa perché non lo posso raggiungere, beh in effetti anche questo pensiero incide sulla mia situazione, non potrò mai vivere di scrittura, allora preferisco concentrarmi su altro; in realtà questa nuova prospettiva credo sia nata anche perché ho dimostrato a me stessa le mie capacità, qualche lettore ha perfino apprezzato, affezionandosi alla mia serie su Saverio Sorace, qualcuno ha amato i miei romanzi d’amore altri meno…ma io credo di aver raccontato delle storie che sentivo dentro di me e che finalmente hanno trovato la strada per venire alla luce, ma soprattutto ho imparato da self publisher molte attività che sono dietro l’editoria e questa conoscenza mi ha regalato un nuovo sguardo nei confronti di questo mondo.

So di non essere l’unica delusa in campo, almeno tra i blogger che seguo, mi permetto di citare Sandra Faé che in un suo recente post Il male di giugno racconta del suo senso di delusione riguardo il mondo dell’editoria pur avendo avuto un certo successo con diverse case editrici. 

Io ho avuto un percorso diverso perché ho puntato di più sul self publishing per motivi vari che vado a esporre, dopo aver cercato l’attenzione di una casa editrice senza esito (in un tempo in cui ero anche piuttosto ingenua, ogni tanto inviavo il mio manoscritto senza rendermi conto che era parecchio imperfetto e magari la mia richiesta aveva una presentazione poco efficace). Avevo anche partecipato al concorso Io scrittore, il mio romanzo “La libertà ha un prezzo altissimo” aveva superato la prima e la seconda fase, era arrivato tra i primi duecento, tanto che per un momento ci ho quasi creduto, visto che i primi dieci romanzi venivano pubblicati, poi però non ho vinto, né sono arrivata tra i primi dieci. 

Gli anni tuttavia passavano inesorabili e alla fine, dopo essermi documentata sull’autopubblicazione, ho deciso che non potevo più aspettare e avrei pubblicato il romanzo per conto mio, attraverso la piattaforma di Narcissus che ora si chiama Streetlib. Questa decisione è stata fondamentale nel mio percorso perché finché cerchi di pubblicare (qualcosa che hai già scritto) non ti concentri sulla scrittura, ma quando finalmente ho pubblicato il mio primo romanzo ho scoperto di avere dentro me tante storie che aspettavano di uscire ed essere raccontate. Ed é grazie a questo che sono nati gli altri miei romanzi. In questi anni ho studiato molto e mi sono formata, la scrittura non é stata più approssimativa e di getto come lo era per i miei primi scritti, era molto più “composta”, quello che scrivevo di getto veniva poi riletto, cesellato e perfezionato. 

Per un po’ ho avuto anche un contratto con una piccola casa editrice che ha notato il mio romanzo L’amore  che ci manca, l’esperienza è stata piacevole perché é bello avere qualcuno che crede in te, ma è stato anche bello riappropriarmi dei miei diritti e ripubblicare il romanzo con i miei tempi e le mie esigenze. C’è una cosa importante poco evidente all’esterno, quando dipendi da una casa editrice devi sottostare a tempistiche di pubblicazione, scelte e richieste su stile e contenuto che non sono quasi mai in sintonia con le tue, ma ti adatti perché sono loro a comandare. Da self decidi tu come e quando pubblicare, come fare la copertina, se fare o meno il cartaceo, come promuovere il romanzo e i guadagni sono tuoi, se ci sono. 

I romanzi che mi hanno dato più soddisfazione sono stati quelli della serie “gialla”, un po’ perché i personaggi sono nati rispondendo a un mio bisogno interiore,  avevo necessità di trattare dei temi molto forti ma era difficile farlo attraverso una storia d’amore. Il genere giallo è stato quello che mi ha permesso di ampliare i miei orizzonti nell’ambito del mio desiderio di scrivere. La serie su Saverio Sorace mi ha dato anche qualche piccola soddisfazione in termini di vendite, perché nel complesso ho venduto un migliaio di copie, ne ho parlato tempo fa in un post eccovi il Link

Poi, dopo le esperienze positive della serie, ho pensato di provare di nuovo a propormi a una casa editrice, approfittando anche di un periodo più tranquillo sul lavoro, perché - ovviamente - anche per contattare una casa editrice occorre tempo e attenzione, non puoi mandare una mail a caso improvvisando, ne parlo in questo post Scrivere a una casa editrice 

La proposta del mio romanzo Il male non perdona, romanzo thriller fuori da una serie, ad alcune case editrici, non ha avuto nessun effetto; Longanesi mi ha risposto ricordandomi che era possibile partecipare al concorso Io scrittore, ma su quello ho già dato, inoltre partecipare a un concorso come quello implica dispendio di energie notevole, perché, per come è impostato, ti tocca leggere i romanzi degli altri partecipanti e dare un giudizio; ora, nel corso della mia passata partecipazione io ho preso seriamente il mio compito e ho valutato sempre dando dei giudizi con delle critiche costruttive,  anche a romanzi scritti parecchio male. Non sono sicura che sia stato fatto altrettanto nei miei confronti. Quindi Io scrittore no grazie, tra l’altro voleva dire far passare un altro anno di tempo. Il tempo é prezioso, più passa e più me ne rendo conto, per questo vorrei spenderlo al meglio, possibilmente per la vita vera. 

Lo so, certe passioni restano attaccate alla pelle e quindi probabilmente continuerò a scrivere, ma rallentando parecchio come di fatto è già successo. Dopo dodici romanzi e nove anni di blog è un’esigenza legittima, dovuta soprattutto alla necessità di riprendermi un po’ del mio tempo. 

Ora vi saluto, ma siccome ho questa canzone che mi gira in testa non posso lasciarvi senza farvela ascoltare (questo autore credo sia stato parecchio sottovalutato, oltre a essere autore delle sue canzoni, ha scritto pezzi per Mina e gruppi importanti come I nomadi e l’Equipe ‘84)


E lo so che non c’entra nulla con il mio post, ma anche a voi capita di essere legati a una canzone senza un vero perché? Se volete commentare anche sulla mia esperienza di scrittura ovviamente potete farlo.

Fonti immagini:Pexels

giovedì 27 aprile 2023

Il posto per scrivere

 

Scrivi, scrivi, scrivi. Impara facendo, facendo errori e scoprendo cosa non funziona. Jeffrey Carver 



Nella mia ricerca di una casa più grande, ho parlato spesso di questo desiderio, per esempio in questo post Lo spazio dei sogni, quello da cui mi lascio attrarre è la presenza di una camera in più magari piccola ma che possa contenere una bella scrivania e una libreria, il letto non importa, andrebbe bene al limite una piccola poltrona. Immagino quella camera come il mio posto per scrivere, una stanza tutta mia. Sempre nella mia ricerca mi piacerebbe avere un terrazzo o un piccolo angolo all’aperto dove mettere un bel tavolo e appoggiarci il mio notebook per scrivere fuori durante la bella stagione. Non so se accadrà mai visto che la mia ricerca si è arenata più volte per cause non dipendenti dalla mia volontà, andrà a finire che quando avrò finalmente una stanza in più non avrò più voglia di scrivere e avrò archiviato per sempre la mia avventura scrittoria. 

Tempo fa lessi su Donna Moderna, sul numero del 26 gennaio 2023, un articolo sui posti preferiti per scrivere dagli scrittori famosi.

Alex Jonson riprendendo il famoso titolo di Virginia Woolf ha scritto un libro illustrato intitolato “Una stanza tutta per sé: dove scrivono i grandi scrittori” dove racconta attraverso delle illustrazioni dove e come lavoravano 50 scrittori del presente e del passato, tra America ed Europa. È un libro nato sulla scia del turismo letterario che attira sempre molti curiosi nelle case che hanno visto la nascita di romanzi famosi. Ho cercato l’ebook negli store e ho trovato solo la versione inglese. Su Feltrinelli IBS c’è il cartaceo in italiano  Link Feltrinelli

Agatha Christie scriveva ovunque, anche nelle camere d’albergo. Ma al 58 di Sheffield terrace di Londra c’erano i suoi indispensabili: Un tavolo robusto, una macchina da scrivere e una sedia dura con lo schienale rigido.

Jane Austen scrisse Orgoglio e pregiudizio utilizzando uno scrittoio portatile in mogano che suo padre le regalò quando compì 19 anni. Alternava lo scrittoio con il tavolo della sala da pranzo, rivolta verso la finestra. Lo scrittoio portatile comprendeva scomparti e un cofanetto dove la scrittrice Jane Austen Stan era pronta a nascondere i piccoli fogli di carta che scriveva, perché voleva tenere per sé L’inconfessabile libertà di scrivere. Oggi questo cofanetto è esposto presso la British library di Londra mentre il Cottage di Chawton, nell’Hampshire, è diventata la sede del Museo di Jane Austen e conserva ancora il tavolo su cui scrivere in sala da pranzo.

Sembra che Umberto Eco abbia scritto il nome della rosa nella sua casa di campagna a Monte Cerignone, borgo medievale tra Urbino e San Leo, in un convitto dei gesuiti: qui a metà degli anni settanta Umberto Eco stabilito la sua casa di campagna, nella piccola cappella era ubicato il suo primo studio. Successivamente a partire dagli anni novanta 90 Umberto Eco scriverà tanto a Milano circondato dalla sua biblioteca di 30.000 volumi, mentre scriveva ascoltava Bach, Mozart, Beethoven e Chopin e amava fin da ragazzo il jazz e la band della swing, per scrivere sentire il bisogno di un sottofondo musicale costante che gli serviva di ispirazione. Lo studiolo con i libri antichi è stato ricostruito presso la Biblioteca Braidense di Milano che contiene oltre ai libri anche pipe, bastoni da passeggio e pipe del grande semiologie, ovviamente si può visitare.

Aggiungo un’informazione di mia fonte diretta, Umberto Eco ha insegnato a lungo a Bologna fondando la facoltà del DAMS dell’Università di Bologna e ha attivato il Corso di laurea in Scienze della Comunicazione, per questo presso l’università esiste il Centro internazionale di Umberto Eco che fa parte dell’Università di Bologna e che ogni anno organizza degli eventi a lui dedicati, per esempio nel 2021 ha organizzato un evento di cui ho parlato nel mio post La scrittura smarginata di Elena Ferrante, nel 2022 sono stati organizzati ben due eventi con lo scrittore israeliano Eshkol Nevo ecco il link Eskhol Nevo in Ateneo a cui però non sono riuscita ad andare; tornando ai luoghi, il Centro Eco ha anche una sede in zona universitaria dove c’è ancora intatto lo studio che il professore usava quando lavorava a Bologna, non é visitabile ma io ci sono stata, un po’ casualmente perché conosco una persona che ci lavora e anche perché presso il Centro vengono organizzati eventi con una portata di pubblico più limitata come per esempio questo Evento in palazzo Marchesini

Riguardo ad autori più recenti e italiani Paolo Cognetti ha scritto Le otto montagne, premio strega 2017, all’aperto su un vecchio tavolaccio, recuperato dalla stalla dietro una baita, nel paesino di Fontane, sulle pendici del monte Rosa, in valle d’Aosta. L’intero paesino è diventato meta turistica letteraria. 

È bello avere un luogo per scrivere, un posto dove raccogliere le idee e stimolare la creatività, anche se mi è capitato spesso di avere delle ispirazioni in momenti in cui non ero in nessun posto specifico per scrivere, spesso le idee narrative arrivano nei momenti più impensati, magari mentre si è intenti a fare tutt’altro. Occorre però un posto dove queste idee possano essere tradotte in parole e strutturate all’interno di una trama. 

Ricordo che, nel corso di una gita scolastica, sono stata a Recanati a visitate la casa di Giacomo Leopardi e fu una bella emozione. Voi avete mai visitato la casa di uno scrittore o poeta? Avete anche voi un posto preferito dove scrivere o, semplicemente, raccogliere le idee e pensare? 


Fonti immagini: Pixabay 

Fonti testi: Wikipedia, sito università di Bologna e Donna Moderna del 26/1/23 articolo di Rosa Baldocci



sabato 22 ottobre 2022

Scrivere o Vivere?

Ci sono due grazie, di cui è priva la maggioranza degli uomini e di cui essi non apprezzano il valore: la salute e il tempo libero. Maometto.

Rubo, solo per questo post, il nome del blog Scrivere Vivere di Grazia Gironella - mettendoci però una O in mezzo - per una riflessione che mi è nata dall’ultimo week end pure di sole in cui mi sono ritrovata a scrivere. Parto da una premessa, a settembre 2021 o forse fine agosto, non ricordo con esattezza, ho iniziato a scrivere il sesto episodio de Le indagini di Saverio Sorace, molto blandamente dedicandoci più o meno ogni week end, poi ci sono state alcune interruzioni per impegni vari, tra cui nel mezzo la pubblicazione del mio romanzo “Il male non perdona” che era rimasto sospeso per parecchio tempo. Superato il periodo ho ripreso tra alti e bassi la scrittura di Sorace, ma la mia costanza ha subito parecchie battute di arresto per vari motivi:

La guerra: il 24 febbraio ha portato uno sconvolgimento nella vita di tutti, vivere con la guerra alle porte di Europa con i connessi sconvolgimenti non ha stimolato molto la mia vena creativa, per cui ogni volta che mi mettevo a scrivere faticavo a trovare la concentrazione, soprattutto per la mancanza di “futuro”. Non è facile concentrarsi sulle storie da creare quando intorno c’è l’inferno con la minaccia continua di un’espansione. In questi mesi ci siamo assestati pur nell’angoscia continua per le minacce che incombono sul mondo e la vita è ripresa, almeno finché non ci buttano una bomba sulla testa...

Il lavoro: alcuni week end del 2022, invece che dedicarmi alla scrittura mi sono dovuta dedicare alle scadenze lavorative, perché quei furbi dei miei capi hanno pensato bene di affidarmi un secondo incarico, al posto di una collega andata in pensione beata lei, così mi ritrovo da gestire due strutture con doppie scadenze, a volte anche triple perché la seconda struttura è particolarmente problematica per un pregresso di adempimenti arretrati incompleti che sono ricaduti sul mio groppone e io per cercare - di fare tutto nei tempi - ho lavorato anche nei week end. 

Il caldo: il grande caldo di questa estate mi ha tolto la volontà. Abbiamo avuto un’estate torrida, forse sarà il cambiamento climatico, forse un grande complotto dell’America o di qualche entità aliena, ops...(questa la capite solo se vedete Crozza) ma alla fine le alte temperature fondono il cervello, quindi, nel corso dell’estate, mi sono preoccupata meno di scrivere e più di provare a vivere.

La vita: per alcuni fine settimana e altri giorni del mio tempo libero ho deciso consapevolmente di dedicarli alla mia vita, una passeggiata all’aperto, una gita fuori porta con un pranzo fuori, un giro in moto, un aperitivo in centro con le amiche. Tante piccole cose per riappropriarmi di frammenti di vita e anche riallacciare rapporti con alcune persone che avevo finito per perdere di vista. Mi sono anche concessa dei momenti di ozio per guardarmi allegramente un film su prime o recuperare delle serie tv, ma perfino navigando su YouTube a guardare dei video simpatici (ho scoperto i jackal e altri simpatici YouTuber).

A fine agosto, comunque, ho cercato di dare una svolta al romanzo, presa di nuovo dal desiderio di scrivere e da una ritrovata ispirazione che mi ha portato ad avanzare nella trama, per poi bloccarmi nuovamente stavolta non per mia volontà ma proprio per mancanza di tempo. Così lo scorso week end mi sono accorta che ero a metà ottobre e, visto che per una combinazione di eventi ero libera da impegni con il mio compagno fuori città, mi sono buttata a capofitto nella scrittura dei capitoli finali. Insomma ho passato due giorni di immersione totale nella scrittura, l’intenzione era quella di scrivere tutto sabato, ma domenica ritagliarmi un po’ di spazio per me per una passeggiata all’aperto, invece ho finito per scrivere anche tutta domenica fino a sera. Il fatto è che avevo la vena giusta, oltre che l’ansia di finire il romanzo e, nonostante il sole piacevole che poteva accogliermi fuori casa, sono rimasta lì davanti al pc.

Premesso che non l’ho finito perché mi manca, in un certo senso, l’epilogo, il mio pensiero domenica sera mi portava questa domanda: ma per me vale più la pena scrivere o vivere?

La voglia di scrivere da parte mia c’è sempre, ma quanta vita mi porta via considerato che per per tutta la settimana devo lavorare. La scrittura è davvero un lusso per ricchi, come affermava Barbara Businaro nel suo post La scrittura è un lavoro per ricchi  oppure nel suo successivo post  La scrittura è un lavoro per ricchi, ma non ricchissimi ?

Noi scribacchini della domenica ci tocca sacrificare il vivere per lo scrivere...ne vale la pena? 

Fonti immagini: pexels 

sabato 23 aprile 2022

Un’ora sola scriverei

 

Voi occidentali, avete l’ora ma non avete mai il tempo. Mahatma Gandhi 

Parafrasando la famosa canzone “un’ora sola ti vorrei” vi racconto un escamotage che ho impostato per riuscire a scrivere. È diventato sempre più difficile ritagliarsi del tempo per la scrittura, ogni week end devo scegliere tra riposare o uscire per svagarmi un po’ oppure scrivere. 

Ogni settimana mi ritrovo al sabato sempre più stanca e debilitata e l’ultimo dei miei pensieri é scrivere. Invece una volta, il sabato mattina mi svegliavo presto, scrivevo fino a mezzogiorno e poi per il resto della giornata facevo altro. Oggi mi ritrovo che il sabato devo fare ancora le pulizie di casa o la spesa o, peggio, entrambi, perciò la mattina la perdo così, dopo faccio qualcosa di bello con il mio compagno, se possibile andiamo fuori altrimenti restiamo in casa, se il tempo è brutto. 

Durante la settimana mi sveglio prestissimo, lavoro sempre oltre l’orario e arrivo sfinita, per questo mi riesce sempre più difficile svegliarmi presto anche al sabato (o alla domenica) ho tanta stanchezza da recuperare e, diciamocelo, anche la voglia é scemata parecchio tra pandemia, lo spettro della guerra e gli anni -e la vita- che sembrano scivolare via sempre più veloci. Tuttavia la voglia di scrivere c’è sempre e i miei personaggi chiamano per poter vivere ancora attraverso le mie pagine...

Così, un giorno di un week end in cui avevo poco tempo e pensavo con rammarico alla mia scrittura che languiva, pensai che avrei potuto dedicarvi circa un’ora o forse meno, così ho acceso il computer ho puntato la sveglia dopo un’ora e mi sono messa lì a cercare di scrivere. Ovviamente non si scrive a comando, così non sempre sono riuscita a scrivere un capitolo, magari soltanto poche righe che però mi sono servite per scrivere le righe successive la volta dopo. È così che di ora in ora - che talvolta diventavano due quando mi sentivo ispirata -  ho scritto parecchi capitoli, scoprendo che come l’appetito vien mangiando anche la scrittura vien scrivendo. 

Il fatto é che iniziare a scrivere, nel senso di accendere il computer e mettersi lì fisicamente, può essere difficile ma poi una volta in mezzo all’attività riga dopo riga, pensiero dopo pensiero si va avanti un passo per volta. Lo scorso week end, approfittando del lunedì di festa, sono riuscita perfino a scrivere due capitoli fondamentali e, cosa importantissima, ho individuato il titolo giusto, forse. Di solito fin dal principio ho un’idea del titolo anche se nebulosa, invece per il sesto episodio del commissario Sorace ero nella nebbia più assoluta, il titolo mi aiuta anche ad avere una direzione più definita del percorso del romanzo, mi è capitato di avere un titolo in testa ben chiaro fin dalle prime righe, altre volte era un’idea che poi diventava più delineata dopo i primi capitoli della storia, con questa storia non è accaduto subito, tanto che il file si chiamava Sorace sei, a questo punto continuo a chiamarlo così per praticità (forse anche per scaramanzia). Insomma non so ancora se questo romanzo riuscirò a finirlo, ma ormai mi piacerebbe arrivarci un’ora alla volta, perché citando Walt Whitman “Per me ogni ora del giorno e della notte sono un indicibile miracolo perfetto”.

Procedere un passo alla volta è un sistema che vale per molte cose, per esempio lo uso anche per il blog, non scrivo un post dall’inizio alla fine tutto in una volta, di solito se mi viene un’idea per un post butto giù due righe su blogger con l’iPad (grande invenzione, se dovessi accendere il computer ogni volta non potrei farcela) poi scrivo un pezzetto per volta durante la settimana, di solito la sera dopo il lavoro per rilassarmi un po’ e distrarmi dai pensieri lavorativi logoranti, infine rifinisco il tutto nel fine settimana, rileggendo e aggiungendo un’immagine, una citazione o quello che più mi sembra adatto. Altro sistema che trovo molto utile ed evita di farmi perdere il filo è fare le liste delle cose da fare, sempre nel tempo libero, stilo una lista su un post it delle cose che vorrei fare nel week end e poi depenno man mano che lo faccio, in mezzo ci metto un po’ di tutto, scrittura e incombenze varie, ma ogni volta depennare una cosa fatta mi da una piccola soddisfazione, è qualcosa che mi aiuta a incasellare il tempo che vorrei ed è anche un trucco per liberare la mente, se scrivi una cosa sulla lista sai che non la dimenticherai (forse) e con la mente scaricata dallo sforzo di dover ricordare puoi fare altro. Con me funziona, non è detto sia così sempre ma la maggior parte delle volte va bene, se poi non rispetto tutta la lista ma faccio solo una parte sarà meglio di niente no? 

Voi cosa dite? Cosa ne pensate del mio metodo di scrittura un’ora alla volta?


Fonti immagini: Pixabay 


domenica 3 aprile 2022

Le metafore della scrittura

 

Scrivo per preservare quello che è destinato a morire. Estratto dal film Animali notturni 

Una notte dello scorso week end ho visto un film su Amazon prime dal titolo Animali notturni

Riporto qualche dato del film estratto da wikipedia:

Animali notturni (Nocturnal Animals) è un film drammatico e neo-noir del 2016 scritto, diretto e co-prodotto da Tom Ford.
Basato sul romanzo del 1993 di Austin Wright Tony & Susan, il film è interpretato da Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Aaron Taylor-Johnson, Michael Shannon, Isla Fisher e Armie Hammer. Il film è stato presentato in concorso alla 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Gran premio della giuria.


Erano le due di notte, quindi piuttosto tardi ma, attratta dall’attore principale che è uno dei miei preferiti, Jake Gyllenhaal, ho cominciato a vedere il film convinta di interromperlo dopo i primi dieci minuti giusto per riuscire ad assopirmi un po’ invece l’ho visto fino alla fine senza riuscire a staccarmene, è un film per stomaci forti fin dalle prime scene disturbanti, ma ne voglio parlare per un altro motivo, per quello che  ci ho letto dentro e che capisce molto bene chi ha la mania come me di voler scrivere delle storie. 

La trama del film racconta di Susan Morrow, una gallerista affermata che sembra vivere un momento di insoddisfazione nella propria vita. In questo contesto riceve dall'ex-marito Edward Sheffield, che non vede né sente da circa 20 anni, un manoscritto di un romanzo appena finito, che le ha dedicato. Approfittando di un fine settimana in cui resta sola (l'attuale marito infatti è fuori città, ufficialmente per lavoro) Susan si dedica alla lettura del libro, che si intitola Animali notturni, proprio come lei veniva definita dall'ex-marito. 

Nel film la lettura dello scritto è alternata alle vicende reali della protagonista e guardando il film mi rendevo conto sempre più che la storia raccontata nel romanzo, pur trattandosi di una vicenda diversa, presentava dei parallelismi metaforici con il loro passato di coppia.

Per tutto il film mi sono chiesta se la storia di violenza della trama romanzesca fosse accaduta realmente a Edward oppure se fosse solo una tragica metafora della loro storia, infatti nel romanzo il protagonista parte per un viaggio con la moglie e la figlia e nel tragitto vengono aggrediti brutalmente da un gruppo di balordi. Il romanzo sviluppa questa trama piuttosto scioccante e si snoda fino al tragico epilogo. Ma, al di la di queste domande, percepiamo il parallelismo con la loro storia d’amore, quella storia che Susan ripercorre ricordando i momenti del loro incontro e del loro matrimonio che finisce molto male per colpa dell’egoismo cinico di Susan. Non entro in maggiori dettagli per non fare spoiler, nel caso qualcuno di voi abbia voglia di vedere il film. 

La mattina dopo continuavo a pensare al film, facendo dei parallelismi con la mia scrittura, perchè spesso ho raccontato momenti tragici nelle mie storie scritte pensando ad alcuni eventi della mia vita, per esempio verso la fine dell'anno 2001, anno in cui ci fu l'ecatombe delle torri gemelle, dovetti affrontare una grave malattia; anni dopo scrissi un romanzo dove la protagonista vedeva la propria vita sconvolta dal crollo delle torri gemelle di New York, ed era costretta a ricominciare da capo. Sviluppai quella trama pensando al crollo delle torri gemelle e alle successive conseguenze, ma divenne un modo per raccontare la mia malattia e la mia rinascita, raccontare la verità nuda e cruda sarebbe stato troppo difficile, invece raccontare un evento che aveva coinvolto tutto il mondo era una metafora, ma anche un messaggio più semplice da trasmettere.

Cos’è che ti spinge a scrivere chiede Susan a Edward e lui risponde: credo che sia un modo per tenere vive le cose, per preservare quello che è destinato a morire, sento che scrivendole dureranno per sempre.

Questa frase l’ho sentita molto mia, è uno dei motivi profondi per cui scrivo, per dare una sorta di eternità a una storia, a un pensiero, a una situazione. È per questo che questo film mi è rimasto impresso, perché esprime qualcosa che sento, anche se so che è un’illusione, il durare per sempre non esiste, ma mi piace pensarlo, scrivo una storia che magari arriverà a qualcuno che la ricorderà per un po’ anche se non per sempre.

Vi lascio con il link YouTube del trailer ufficiale del film e se volete, lasciate il vostro parere nei commenti sempre graditi 




Fonti testi: Wikipedia per la trama del film

Fonti immagini: Pixabay 

sabato 26 febbraio 2022

Come impostare il cartaceo per Amazon

Scrivo questo post per chi abbia bisogno di un consiglio, ma anche per me stessa quando tra un anno o più avrò bisogno di rinfrescarmi la memoria per fare il cartaceo del prossimo romanzo, sempre che riesca a scrivere un nuovo romanzo, perché Il male non perdona potrebbe anche essere l’ultimo che pubblico, solo il tempo e la vita potranno dircelo. 


Crediamo che l’impegno maggiore sia scrivere il romanzo ed è certamente così, ma poi c’è tutto il resto: la revisione, la creazione delle copertina o almeno trovare l’idea con le immagini da condividere con il grafico per crearla, insomma una lunga lista di cose da fare. Solo che una volta arrivata all’ebook penso sempre di avere fatto il grosso del lavoro e invece, tutte le volte, mi dimentico che resta il cartaceo, cosa non piccola da affrontare. 

Le cose da fare sono varie:

prima di tutto occorre scegliere il formato per il cartaceo, dai modelli Amazon, ce ne sono diversi, quello che scelgo sempre io, perché mi sembra che garantisca il risultato più gradevole è il formato 15,24 x 22,86 cm ossia (6x9), si ottiene un libro cartaceo di media grandezza, non tascabile, ma neanche enorme, oserei dire della misura giusta, quella che può entrare in una borsa da donna media oppure in uno zainetto, poco più alto di una bottiglietta da mezzo litro per intenderci. Ho fatto una foto per darvi un’idea chiara.



Comunque ci sono molti altri formati, più piccoli e più grandi (ci sono le misure in cm quindi con un righello ci si può rendere conto della grandeza del nostro libro) la scelta è piuttosto ampia, si possono scaricare in formato word e poi scegliere con calma in base alle misure che più ci aggradano. 

Una volta deciso il formato e dopo aver scaricato il formato vuoto si copia l'intero file word del romanzo che abbiamo scritto in formato A4 e si incolla nel formato Amazon scelto, tempo fa avevo pensato di scrivere direttamente nel formato per la stampa, ma mi è sorto il dubbio di avere poi problemi nella conversione in eBook, visto che l’ho sempre fatta dal formato A4. Su questo non posso dir nulla non avendo mai sperimentato. Una volta incollato il nostro romanzo nel file vuoto è necessario controllare che l’impaginazione sia venuta bene, perché non succede in automatico, è opportuno controllare e sistemare ma prima inserite i numeri di pagina e il sommario, mi raccomando, io ho fatto l’errore di sistemare l’impaginazione  prima di inserire il sommario e dopo ho dovuto risistemare di nuovo l’impaginazione, tanto che, presa da sconforto, avevo pensato di rinunciare all’indice. Per controllare l'impaginazione di solito uso l'anteprima di stampa e scorro l'intero romanzo, è il metodo più semplice.



Come fare l’indice? 

Questa funzione di word non la uso mai nel mio lavoro, quindi non usandola non mi ricordo mai come si fa, tutte le volte ricorro a dei tutorial su YouTube, però stavolta ho deciso di prendere appunti per non dimenticarli più, spero. 



Ecco come si fa: prima si va in progettazione per scegliere il formato Titolo, vedi immagine sopra, poi occorre individuare tutti i punti del sommario per cui deve essere indicato il numero di pagina (che sono i capitoli o altro - per esempio - il prologo) poi si va in Riferimenti - sommario - aggiungi testo e si indica il livello 1,  i livelli 2 e 3 si possono usare per paragrafi e sottocapitoli volendo, ma io mi fermo al livello 1. Infine dopo aver indicato il livello 1 per ciascun capitolo si va in sommario e si otterrà automaticamente l’indice con i numeri di pagine.





Il sommario può essere aggiornato con la funzione “aggiorna sommario” se aggiungete un capitolo oppure se vi siete dimenticati di inserire il “livello 1” in qualche punto, basta chiedere di aggiornare solo “i numeri di pagina”. 

Una volta finito di impostare il file word non resta che salvarlo come pdf e poi caricarlo nel programma di Amazon, il file della copertina si può creare partendo dal file dell'ebook, oppure si può caricare una copertina pdf già pronta. Con le ultime pubblicazioni ho preferito farmi creare anche la copertina cartacea perchè alla fine il risultato è superiore ed evito di impazzire. Impostare il cartaceo mi ha impegnato per circa due settimane, nel senso che ogni sera, dopo il lavoro, con uno sforzo sovrumano di volontà mi mettevo davanti al pc per sistemare il file e controllare l’impaginazione, ricontrollando anche eventuali errori ortografici, perché con il copia-incolla non si sa mai cosa può succedere. 

Non ho altro da aggiungere, i miei sono solo piccoli consigli - da autodidatta - dettati dalla mia esperienza, visto che non è il mio mestiere, spero comunque che possano essere utili per chi decida di approcciarsi alla pubblicazione indipendente. 


domenica 13 febbraio 2022

Quelli che amano scrivere

 

Le parole hanno il potere di distruggere e di creare. Buddha 

Quando leggo un bel romanzo vado sempre a curiosare su google per scoprire qualcosa della vita dell’autore e resto sempre sorpresa della diversità delle origini di ognuno, per esempio, Donatella Di Pietrantonio di cui ho letto L’arminuta, un romanzo bellissimo, fa il dentista. Invece l’autore de La variante di lüneberg di Paolo Mauresing, che ci ha lasciati nel maggio 2021, prima di scrivere faceva l’agente di commercio poi si è dedicato alla scrittura a tempo pieno.

Gianrico Carofiglio ha fatto il magistrato per tanti anni, in una intervista ha raccontato di aver sempre sognato di fare lo scrittore, cosa che, peraltro, traspare anche nei suoi romanzi quando racconta di alcune elucubrazioni mentali dell’avvocato Guido Guerrieri.

Insomma tutti quelli che amano scrivere prima facevano un altro mestiere, questo i più fortunati, poi ci sono quelli che continuano a fare lo stesso lavoro tutta la vita e nel frattempo scrivono, perché ovviamente è difficile vivere solo di scrittura. Fanno eccezione pochi eletti del firmamento degli autori di best seller annuali quali Ken Follet o Dan Brown o Stephen King o qualche autore italiano come Elena Ferrante e Donato Carrisi. 

Il fatto è che ognuno di noi ha pensato o sperato che la propria vita diventasse un romanzo, o almeno una piccola parte di essa, e poi, per qualcuno, c’è una naturale predisposizione nel raccontare storie, può essere innata oppure no. Può essere un sentimento che nonostante tutto non ci abbandona mai, come é successo a Carofiglio, quando - finito il suo lavoro in magistratura - ha deciso di provare a scrivere un romanzo perché da sempre era il suo sogno. Ognuno ha qualche motivazione particolare che lo spinge a scrivere, si tratta di una pulsione interna da incanalare verso qualcosa di produttivo, almeno così é stato per me. A un certo punto della vita, quando certe priorità sono state soddisfatte, per esempio il lavoro che ti consente di vivere, ci si accorge che c’è un piccolo vuoto costituito da quel sogno rimasto tale a lungo e che, nonostante il passare degli anni, non è mai andato via. Così non resta che provare a realizzarlo, almeno in parte. 

Senza voler fare della psicoanalisi spicciola io credo di aver riesumato il sogno della scrittura perché  molti altri sogni non si erano realizzati e così quel desiderio, che credevo abbandonato da tempo, é riemerso in tutta la sua urgenza ed è diventato un modo per accarezzare l’anima trovando un nuovo scopo. Inutile dire che la sua funzione terapeutica l’ha svolta tutta oltre ad aver fatto qualcosa di più creando un senso costruttivo alle mie giornate e alla mia voglia di approfondire una serie di tematiche di cui volevo scrivere. Insomma anche se continuerò a fare un altro mestiere questo lavoro alternativo (non me la sento di chiamarlo semplice hobby per la fatica che ho speso in questi anni) mi ha permesso di visualizzare nuovi orizzonti con qualche piccola soddisfazione da parte dei lettori che hanno apprezzato.  Infine leggendo l’oroscopo di qualche tempo fa ho trovato anche una specie di morale in cui mi sono riconosciuta ossia:

Il futuro è un punto interrogativo, ma ti piace pensare che sia ancora tutto da scrivere.

Questa frase mi ha colpito molto e mi ha fatto pensare al futuro come a storie, connesse alla nostra vita ma non solo, che possiamo ancora scrivere con un senso pieno e compiuto. 

Voi cosa ne pensate?


Fonti immagini: Pixabay 


domenica 7 novembre 2021

Sette anni di scrittura

 

La parola scritta ha la forza di accendere la fantasia e illuminare l’interiorità. Aharon Appelfed 

Sono passati sette anni dalla pubblicazione del mio primo romanzo, ci ho pensato leggendo il post di Maria Teresa Steri del blog Anima di carta in cui dava consigli sul self publishing in base alla sua esperienza. A proposito, sono consigli utilissimi, un vademecum a cui attingere per poter pubblicare, io ho stampato la pagina per utilizzarla al momento opportuno. 

La mia prima pubblicaizone self risale all’anno 2014, me lo ricordo molto bene perché era l’anno in cui compivo 50 anni. Quando arrivi a un traguardo così importante ti ritrovi a  fare sempre dei piccoli bilanci e, a fine 2013, mi ero ritrovata a esaminare la mia vita valutando quello che avevo sul piatto della bilancia, tra soddisfazioni, sogni e sconfitte. Tra i sogni, su quel piatto, c’era anche quello di scrivere, inseguito con impegno, ma navigando molto a vista nei quattro  anni precedenti; infatti in quegli anni avevo frequentato dei corsi di scrittura, scritto un romanzo e partecipato a diversi concorsi letterari. 

Avevo vinto, o mi ero piazzata bene in alcuni concorsi letterari locali, partecipando con dei racconti, finché avevo capito che il mio vero obiettivo da raggiungere era quello di pubblicare un romanzo. L'occasione arrivò con un concorso della Mondadori, pubblicizzato dal settimanale Donna Moderna, che costituì anche l'occasione per scriverlo. Nel momento in cui venni a conoscenza del concorso avevo ancora alcuni mesi davanti a me. Scrissi il romanzo, usando come incipit un mio racconto, partecipai e, ovviamente, non vinsi, ma subito dopo partecipai al concorso di Io scrittore, superando la prima selezione e qualificandomi tra i primi duecento. In quella fase la casa editrice Gems mi aveva perfino inviato i moduli con le liberatorie da firmare, in cui dichiaravo che il romanzo era scritto da me, che detenevo i diritti e che mi impegnavo, qualora fossi arrivata tra i primi cinque, a pubblicare con loro. Insomma ci avevo sperato sul serio. Poi non mi sono piazzata tra i primi cinque classificati che poi erano i soli che sarebbero stati pubblicati. Fine. 

Dopo il concorso Io Scrittore rilessi le varie critiche ricevute (positive e negative) e mi dedicai alle revisione del romanzo. Pensai che ero alla soglia dei cinquant’anni e che gli anni stavano passando troppo in fretta, non volevo più passare il tempo tra un concorso e l’altro o in attesa di una risposta da una casa editrice che mi avrebbe snobbato: mi sarei pubblicata da sola. È stata la scelta più giusta che potessi fare in quel momento. I motivi sono vari:

1) sono uscita dal limbo delle attese 

c'è una grande differenza tra scrivere e pubblicare, finchè scrivi operi nel mondo della fantasia in un rapporto tra te stessa e i tuoi personaggi. Quando pubblichi ti metti in discussione e la tua scrittura acquista concretezza. Vedere materialmente il tuo libro, anche solo in ebook, con una copertina e un contenuto, ha un effetto tutto diverso dal semplice scrivere. In quel momento prendi delle decisioni concrete.

 2) ho imparato dai miei errori

dopo aver studiato le diverse piattaforme con cui pubblicare ho scelto Narcissus (ora Streetlib) perchè era la piattaforma che mi aveva convinto di più. Da profana del self publishing affidai loro la conversione dell’eBook e l'impostazione della copertina, e questa fu una buona scelta. 

Tuttavia, essendo del tutto inesperta, feci anche molti errori, per esempio quando finalmente arrivai alla pubblicazione non feci nessuna promozione, del resto non sapevo come fare. Così mi sono messa a studiare frequentando i vari blog che parlavano di scrittura e seguendo gli autori self che avevano successo. Il mio romanzo intitolato "La libertà ha un prezzo altissimo" uscì a fine agosto 2014 e fino a dicembre non vendette neanche una copia (tranne quella che comprai io), ma tra settembre e dicembre approfondii molte questioni e capii come impostare una pagina facebook e una promozione. Nel 2015 il romanzo ebbe un breve ma rincuorante decollo, riuscii a vendere - in un paio di mesi -  oltre un centinaio di ebook e ricevetti anche delle recensioni positive. Nel frattempo mi ero accorta che l'ebook conteneva degli errori di punteggiatura e qualche refuso. Così, armandomi di santa pazienza, ho revisionato tutto il testo e ho imparato, da autodidatta, seguendo i tutorial di Narcissus, a fare la conversione del testo in ebook, per poter inserire le correzioni. Un lavoraccio durato diversi mesi che, però, mi è servito tantissimo e mi è tornato utile per gli ebook successivi. 

Con il tempo ho imparato che, anche dopo tante revisioni e, spesso, proprio dopo la pubblicazione, c'è sempre qualche piccolo errore in agguato, una virgola di troppo o mancante, un refuso, una lettera maiuscola o minuscola al posto sbagliato. In quel caso puoi sempre correggere e, per un autore self, poter correggere è importantissimo, perchè si è costantemente sotto la lente di ingrandimento dei lettori snob che guardano al self publishing con sufficienza o, peggio, con disprezzo. 

Ebbene sappiatelo, ho trovato degli errori, talvolta macroscopici, anche in libri di case editrici big.

 3) ho scritto altri romanzi 

Dopo il primo romanzo, mi sono accorta che avevo tante storie dentro di me che spingevano per venire alla luce. Sapere di poter decidere da sola quando e come pubblicare mi ha dato l'imput giusto per scrivere. Così, anno dopo anno, ho scritto ben altri nove romanzi. Uno di questi è stato anche notato da una piccola casa editrice con cui poi ho stipulato un contratto, esperienza abbastanza interessante. Inoltre ho pubblicato anche con la piattaforma self di Amazon, una storia d’amore che ha avuto un notevole successo e venduto tantissimo, con mia grande sorpresa. E tutto questo ha aggiunto una nuova esperienza al mio bagaglio. 

Ora mi destreggio, più o meno con disinvoltura, tra Streetlib e Amazon, tra ebook e cartaceo; anche quest'ultimo richiede di imparare bene le impostazioni delle piattaforme, per me è sempre una fatica, perchè nel frattempo ho un lavoro principale che mi impegna parecchio, ma del resto non vivo di scrittura.

4) mi sono perfezionata nelle mie pubblicazioni 

Sono stati sette anni intensi in cui mi sono buttata in diverse sfide, passando da romanzi a tema femminile a romanzi di formazione e a romanzi d’amore, anche se non so se definirli romance veri e propri, perché nelle mie storie non manca mai l’impegno o la situazione difficile. Poi mi sono buttata nel giallo, inizialmente per una scommessa con me stessa, poi per l’esigenza di andare oltre le storie d’amore e poter trattare anche altri temi più complessi e di forte attualità. È quindi nata la serie del commissario Saverio Sorace con all’attivo cinque episodi. Con il giallo mi trovo molto a mio agio e non nego di sentirmi anche più libera nell’esprimermi. 

Le indagini di Saverio Sorace

Mi sono perfezionata dando anche maggiore importanza alla copertina dei miei lavori, infatti, a partire dal 2016, mi sono rivolta quasi sempre a una grafica professionista che mi ha creato delle cover davvero belle. Questo non significa che sia obbligatorio, molti autori fanno per conto loro delle ottime cover, dipende molto anche dalle competente possedute da ciascuno, tuttavia per i miei gialli ho impostato uno stile delle cover che è importante mantenere. 

Insomma, dopo le ingenuità del mio primo romanzo, ora sento di aver acquisito delle discrete competenze in materia di scrittura, di revisione e di “confezionamento” di un libro (eBook e cartaceo), qualcosa ho imparato anche in materia di promozione, anche se questa è una materia vastissima e richiede un dispendio di tempo ben superiore a quello che io vi dedico. Resta sempre qualcosa di nuovo da imparare, ma io sono sempre disposta a mettermi alla prova, nei limiti del buon senso...

Un curiosità per chi ancora non lo sa, Giulia Mancini è uno pseudonimo a metà, nel senso che Mancini è il cognome di mia madre, ho sempre pensato, in caso di pubblicazione, di voler usare il suo cognome, per po' per affetto e un po' per la necessità di separare il mondo del lavoro da quello della scrittura.

E dopo sette anni cosa penso di fare? 

Me lo sono chiesta perché la voglia di scrivere è scemata negli ultimi tempi, forse per una serie di situazioni che si sono verificate, probabilmente anche perché ho meno storie da raccontare, tuttavia ho ancora un paio di romanzi da pubblicare poi si vedrà. Al momento la scrittura resta l’unico territorio della mia vita veramente libero.

Se volete dire la vostra ogni commento è gradito



venerdì 30 aprile 2021

Il bisogno di scrivere

Un po’ mi riallaccio alle considerazioni di alcune blogger, cito per esempio il post di Grazia Gironella Aria di primavera,  in cui parla del suo bigogno di scrivere, un posto in cui mi sono ritrovata perchè, quando ho finito di scrivere il quinto episodio di Sorace, mi sono sentita un po’ orfana. Ho attribuito la colpa alla nostra anomala primavera in cui siamo stati costretti, ancora una volta, a restare chiusi in casa, il tempo quindi mi è apparso forse più dilatato e pesante. 

All'improvviso mi ritrovavo senza più l'urgenza di scrivere mentre una strana forma di pigrizia si impadroniva di me. Dopo il lavoro, leggevo, mangiavo e guardavo la tv e non sapevo e non volevo fare altro. Avevo affidato la lettura del romanzo a due beta reader ed era necessario aspettare almeno un mese prima di occuparmi direttamente della rilettura del romanzo, tuttavia mi sembrava di avere davanti, mio malgrado, un tempo ampio e troppo vuoto, tanto che il pensiero andava sempre al romanzo appena finito con un senso di apprensione. Se avessi potuto andar fuori sarei stata ben felice, invece niente, ero ferma nel limbo dei miei dubbi...

Alla fine, sospinta da un clima molto poco primaverile e dall’ansia del tempo che scorreva, sono tornata al mio romanzo per fare una ulteriore revisione e capire come regolarmi su alcuni punti oscuri:

Il titolo: ero partita con un titolo provvisorio e pensavo di cambiarlo, però il nuovo titolo non c’era, avevo pensato a qualcosa che citasse la notte, ma non mi sembrava meglio del titolo provvisorio che probabilmente diventerà definitivo.

La sinossi: per la prima volta ho scritto l’intero romanzo senza avere neanche una minima bozza di sinossi, così, finito il romanzo, l’ho dovuta inventare di sana pianta e, nel complesso, non mi convinceva. Sono riuscita a completarla dopo la seconda revisione quando un pensiero del killer mi ha folgorato...Non so se è una sinossi efficace, ma per ora mi sembra l’unica possibile.

Una parte non scritta: quando sono arrivata alla parola fine avevo l'impressione che mancasse qualcosa, c’era una parte importante che non avevo ancora scritto, era nella mia mente ma non sapevo riportarla sulla pagina, sono riuscita a inserirla soltanto di recente e dopo l'ennesima rilettura. Riguardava qualche piccolo dettaglio finale che poteva spiegare meglio la psicologia dell’assassino, un aspetto che il lettore apprezza, credo, è importante sapere perché il killer sia arrivato a commettere certi crimini. 

La copertina: sono a zero, nel senso che non ho nessuna idea su come debba essere, è un bel problema, perché di solito avevo le idee chiare ma non trovavo le immagini giuste, finché non le trovavo; invece adesso sono nel vuoto assoluto, mah...vedremo cosa succederà. È vero che ogni romanzo ha la sua storia soprattutto dal punto di vista di chi scrive e, forse, anche le copertine hanno la loro storia, quindi spero che mi venga una bella idea quanto prima. 

Per non parlare dei nuovi dubbi che sorgono rileggendo il romanzo per l’ennesima volta, ho notato che scopro aspetti nuovi a seconda del formato che leggo, per esempio con la revisione sul file word noto determinari errori, quando trasformo il file in epub e rileggo tutto in formato sia moby sia eBook di apple (non mi faccio mancare niente) noto altre imperfezioni, sembra incredibile ma ogni formato ha la sua prospettiva. 

In questi giorni ho ricevuto le osservazioni dei miei beta (sono due e uno è di parte visto che è il mio compagno, però è molto critico), ho recepito, nel complesso, i loro consigli, quindi sto rileggendo il romanzo in ebook e oscillo tra sconforto e piccoli entusiasmi del tipo: 

"Beh questa parte è scritta bene dai!"

 

"Mah, qua non mi piace granchè, boh, chissà..."

"bello! Si vede che ero ispirata quel giorno..."

Vabbè, ormai sono arrivata fin qui e il romanzo uscirà, non so ancora quando ma per l'estate di sicuro, sempre che riesca a ideare una copertina...

Serve un’idea che coniughi un omicidio molto scenografico, la primavera, Bologna e un virus che ha gettato il mondo nell’abisso.

Voi come fate a trovare le idee per le vostre copertine? Avete suggerimenti?


Fonti Immagini: Pixabay

sabato 3 aprile 2021

Mischiare i personaggi

È quasi un impulso irresistibile ma ogni tanto il personaggio di un romanzo finisce in un’altra storia che non c’entra nulla, quasi che avessero una vita propria. Forse è davvero così,  i personaggi hanno una vita e non ne vogliono sapere di restare relegati nel loro angolino, così me li ritrovo tra i piedi in altri frangenti e mi tocca inserirli nella storia che sto scrivendo. 

Si tratta di personaggi secondari, il primo è stato l’agente Stefano Ansaloni, nato nel romanzo L’amore che ci manca, è un’agente della polizia stradale che compare in una scena del romanzo, si tratta di un momento importante e i suoi pensieri accompagnano lo svolgersi della vicenda.

Estratto da L’amore che ci manca 

“La cosa che l’agente Ansaloni detestava di più, da quando lavorava nella polizia stradale, era dover chiamare il familiare di qualcuno che aveva avuto un incidente. In tanti anni non si era ancora abituato a quella devastante sensazione di impotenza.”

Il mio beta reader disse che gli sarebbe piaciuto leggere ancora qualcosa di lui (chissà perché alcuni personaggi minori piacciono tanto, forse perché fanno trasparire molto di più di quello che appare in superficie. 

Così questo agente è diventato il primo poliziotto più vicino a Sorace, anche se non ho ancora svelato troppo di lui, però è diventato una costante nella serie. Forse dovrei dargli più spazio in una prossima indagine. 

Estratto da Fragile come il silenzio 

“Saverio osservò l’agente, doveva avere sui cinquant’anni portati molto bene, capelli brizzolati e fisico atletico.

«Hai dei figli Ansaloni?» gli chiese.

Lui annuì «due, un maschio e una femmina, sono abbastanza grandi, il maschio l’anno prossimo farà la maturità, però facciamo ancora le vacanze insieme, d’estate ci trasferiamo in collina a Monzuno, quando in città c’è questo caldo lì si sta proprio bene.»

«E torni dalla collina tutti i giorni?» chiese Saverio.

«Sì, quando riesco, altrimenti dormo nella casa di Bologna, tanto con i ragazzi c’è sempre mia moglie» sospirò «e comunque sono abituato a guidare, fino a un paio di mesi fa ero di pattuglia in autostrada.»

A Saverio piaceva Ansaloni, gli sembrava un uomo solido, con le sue certezze e i suoi punti fermi.”

Ricordo ancora l’emoticon della “faccina felice” vicino a questo passo del romanzo, era stata disegnata dal mio beta reader, sulla stampa fatta dal mio file word inviato per la lettura, a dimostrare il suo entusiasmo per il fatto che avessi ascoltato il suo consiglio. 

Poi è successo con un altro personaggio, l’ispettore Cesare Monti braccio destro di Saverio Sorace, diventato tale dopo la specializzazione in criminologia da parte di Sara, è comparso nel mio romanzo Il male non perdona (libro non ancora pubblicato), c’è una morte sospetta e la persona incaricata delle indagini è proprio l’ispettore Monti. Mi è venuto spontaneo usare un personaggio che già conoscevo e che si muovesse nelle indagini con una certa pratica.

Mi sono chiesta perché senta l’esigenza di far girare alcuni personaggi da un romanzo all’altro, forse perché, tutto sommato, essi godono di vita propria e ogni tanto sfuggono al controllo della mia penna, mi piace pensare che sia così. Tra l'altro ho scoperto di recente, leggendo un articolo che consigliava la lettura di alcuni libri, che un autore, Piergiorgio Pulixi, ha scritto un romanzo in cui il protagonista viene soccorso nella sua avventura da personaggi provenienti da romanzi precedenti. Nel romanzo intitolato Un colpo al cuore il vicequestore Vito Strega viene aiutato nelle sue indagini dalle ispettrici sarde Eva Croce e Mara Rais. Si tratta di personaggi nati in romanzi diversi dell’autore. 

Quindi mi pare un'esigenza abbastanza sentita da chi scrive quella di far vivere i propri personaggi in opere diverse, anche quando non si tratta di una serie. Ogni tanto, confesso, che mi è balenata in testa l'idea di scrivere un seguito di Fine dell'estate, il mio romanzo ambientato negli anni ottanta, portando Silvia e Claudio ai giorni nostri, ma non so se ho voglia di far invecchiare i miei giovani protagonisti. Tuttavia potrei riportarli come comparse in qualche episodio di Sorace, chissà. 

Prima di lasciarvi con le mie domande vi auguro una Pasqua il più possibile lieta e serena. 

E voi avete mai pensato di mescolare i personaggi dei vostri romanzi? E come lettori cosa ne pensate?

Fonti immagini: Pixabay