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venerdì 27 giugno 2025

La libreria del mistero e altre leggerezze

 


Qualche tempo fa, mentre curiosavo su Prime alla ricerca di un film da guardare, mi sono imbattuta in alcune serie di qualche decennio fa. È stato in quel momento che ho avuto la conferma: sì, sono decisamente “vintage”. Tra i titoli proposti ho ritrovato una serie che mi appassionava ai tempi, quando veniva trasmessa d’estate la domenica pomeriggio, al posto di “Domenica In”, o in qualche serata fiacca in assenza di repliche. Il titolo? La libreria del mistero.

È una serie dell’inizio degli anni Duemila (ho controllato: 2003). Nel primo episodio, la protagonista Samantha Kinsey eredita una libreria specializzata in letteratura gialla. La sua passione per questo genere la spinge a risolvere misteri in cui finisce per imbattersi, affiancata da Ian Philby, un collaboratore che condivide il suo interesse per le indagini. (Questa parte, lo ammetto, è ripresa da Wikipedia.)

Così, spinta dalla nostalgia, ho salvato la serie tra i preferiti e mi sono messa a guardare tutti gli undici episodi — ciascuno della durata di circa novanta minuti. Le investigazioni di Samantha avevano il potere di rilassarmi: niente tecnicismi alla CSI, niente sangue o scene cruente, solo una giusta dose di suspense e trame sufficientemente intricate da catturare l’attenzione senza stressare. Dei gialli piacevoli, ambientati in una libreria accogliente. Quando ho finito l’ultimo episodio, mi sono sentita quasi orfana: “Ma come, è già finita? E adesso, cosa guardo per rilassarmi?”

Tempo prima avevo iniziato a vedere un’altra serie, ancora più “vintage”, ma poi mi sono persa nel mare delle offerte tra Prime e NOW. Mi succede spesso ultimamente: non ho mai tempo per guardare nulla, e quando finalmente mi metto sul divano, finisce che crollo addormentata. Insomma, perché una serie o un film riesca a conquistarmi davvero, deve anche avere il merito di tenermi sveglia.

Un’altra serie che mi ha coinvolto è stata Sorelle sbagliate, tratta dall’omonimo romanzo di Alafair Burke, che avevo letto l’anno scorso. Ogni volta che leggo un libro, scatta in me la curiosità di vedere come sia stato tradotto sullo schermo. E devo dire che in questo caso la resa è stata davvero interessante.

Ora sto guardando Pesci piccoli 2 la seconda stagione, non è un thriller ma una serie che trovo irresistibile come i loro protagonisti.

Pesci Piccoli - Un'agenzia. Molte idee. Poco budget è una serie televisiva italiana del 2023 prodotta da The Jackale Mad Entertainment in collaborazione con Prime Video. La serie è composta da quattordici episodi di durata compresa tra i ventisei e i ventinove minuti ciascuno. Tutti gli episodi della prima stagione sono stati pubblicati l'8 giugno 2023 mentre la seconda stagione è uscita il 13 giugno 2025. 

Nell'epoca delle star di TikTok e di vite di successo incorniciate nei social, l'agenzia Tree of us vede l'arrivo della manager Greta, declassata dalla prestigiosa sede di Milano a quella minore di Napoli. Inizialmente decisa a mantenere un alto profilo, Greta dovrà arrendersi alle bizzarrie della nuova equipe lavorativa composta da Ciro, Fabio, Fru, Aurora e altri, che basano la loro vita lavorativa su brand provinciali minori e piccoli influencer tragicomici, intrecciando gesti di amicizia, flirt tra colleghi e riti di gruppo.

In questi giorni ho iniziato anche a vedere una serie che mi sembra intrigante L’estate dei segreti perduti, il primo episodio mi è piaciuto, vedremo come si sviluppa il mistero.

negli ultimi mesi ho visto anche diversi film interessanti, alcuni piuttosto assurdi e altri bellissimi.

Emilia Perez di Jacques Audiard ha fatto incetta di Oscar, ma mi ha lasciata perplessa.

Fino alla fine di Gabriele Muccino, film con trama assurda ma da cardiopalma.

Conclave di Edward Berger, film bellissimo, un thriller davvero avvincente e ben strutturato (un Oscar e un Golden Globe meritatissimi) ho tardato a guardarlo visto che capitava nel periodo del vero Conclave, ma è un film che vale la pena vedere.

Speak no evil - Non parlare con gli sconosciuti di James Watkins del 2024 (remake dell'omonimo film del 2022 diretto da Christian Tafdrup)  thriller terrificante ma ben fatto, che mantiene svegli.

Diamanti di Ozpetek, molto bello, con attrici fantastiche, anche quelle che non ti aspetti.

Ma chi ti conosce? di Francesco Fanuele, una commedia romantica ambientata a Bologna davvero deliziosa.

Il corpo di Vincenzo Alfieri un thriller davvero notevole, pieno di colpi di scena e con un risvolto finale inaspettato che ribalta il senso della storia.

Dopo questo post, mi prenderò una pausa per i mesi di luglio e agosto.

Tra il caldo, le scadenze e — per fortuna — anche un po’ di ferie, faccio fatica a trovare il tempo (e l’energia) per dedicarmi alla scrittura, anche solo di un post leggero.

Voi avete visto qualche film o serie interessante? Quali sono i vostri progetti estivi? Fatemi sapere nei commenti e ormai non mi resta che augurarvi buona estate, ma prima di lasciarvi condivido un post di Morena Fanti per suggerirvi (se volete) di partecipare a un gioco letterario sugli incipit, sotto vi riporto il link per poter dare un’occhiata e farvi un’idea.

Il menù degli incipit


Fonti immagini: immagine creata da me con Phonto 


domenica 12 gennaio 2025

Serie TV complotti tra fantasia e realtà

 

Negli ultimi tempi, soprattutto a dicembre, mi sono immersa nelle serie TV, un modo per distrarmi e, in certo senso, anestetizzarmi. Ho trovato perfetta per descrivere questa sensazione una vignetta di Lucrezia che vi ripropongo. 


 Vignetta di Silvia Ziche 

Ogni tanto abbiamo bisogno di mettere in pausa i pensieri, e guardare un film o una serie avvincente può offrici quel momento di tregua. In un mondo dove accadono troppe cose negative, ritagliersi uno spazio per non pensare diventa quasi una forma di autodifesa.

Vi parlo quindi delle serie TV che ho guardato di recente e che più mi hanno colpito.

Citadel Diana: Italia anno 2030, il duomo di Milano è in rovina e ai vertici dell’Europa c’è un organizzazione chiamata Manticore che, sostenendo di rendere il mondo più sicuro, lo ha trasformato in una prigione, cittadini devono sottostare a continui controlli e ogni piazza e pattugliata. Tutto è iniziato otto anni prima con la distruzione di “Citadel” un’agenzia anarchica di spionaggio che, da allora, ha cercato di riformarsi e nell’ombra addestra spie da infiltrare in Manticore per distruggerla dall’interno. Una di queste è Diana, vittima collaterale di una missione di Manticore che ha causato un disastro aereo in cui sono morti i suoi genitori. Diana, accecata dall’odio e dalla sete di vendetta, diventa una spia priva di emozioni e una perfetta macchina da guerra, svolgendo missioni per Manticore come la più fedele dei suoi membri. Ovviamente accade qualcosa che rischia di far saltare la sua copertura. E noi spettatori tifiamo inevitabilmente per lei sperando che riesca a smantellare l’organizzazione criminale dalla facciata legalizzata. 

Never too late: É l’anno 2046 e il pianeta soffre per la mancanza di ossigeno.le milizie verdi al potere vietano i contatti con la natura ma un gruppo di ragazzi, i cui genitori sono misteriosamente scomparsi, entrano in una delle ultime foreste, in Sardegna. Non hanno mai toccato un albero, né il mare. Vogliono  scoprire la verità e cambiare le cose. È inizio di una serie in 10 episodi di Lorenzo Vignolo e Salvatore de Chirico su RaiPlay. Non è mai troppo tardi per una svolta ecologica.

The day of The Jackal: un sicario professionista, denominato “sciacallo” uccide un politico Manfred Fest sparando da una notevole distanza (oltre tre chilometri) A causa della singolarità dell’omicidio, Bianca Pulmann, un agente dei servizi segreti britannici, esperta di balistica, viene coinvolta nelle indagini e scopre che il killer usa un’arma particolare fabbricata da un terrorista irlandese. Durante le indagini scopre che solo un cecchino eccezionale può usare l’arma che ha ucciso Manfred Fest, infatti a una tale distanza il proiettile impiega alcuni secondi a colpire il bersaglio e l’unico in grado di usarla con successo è un ex cecchino dell’esercito britannico, Alexander Duggan, dato per morto in Afghanistan. Bianca Pulmann inizia quindi a dargli la caccia Gli episodi partono dall’omicidio di questo politico e poi proseguono con un nuovo delitto commissionato allo sciacallo per colpire un uomo di affari molto importante che sta per lanciare su scala mondiale un progetto rivoluzionario che potrebbe cambiare le sorti del mercato mondiale. Qui però la situazione è più complessa perché l’uomo vive su un’isola di sua proprietà circondato da personale attento alla sua sicurezza. Questa serie televisiva britannica, appena trasmessa su NOW, è un adattamento del romanzo Il giorno dello sciacallo di Frederic Forsyth, che non ho letto e quindi non si quanto si avvicini al romanzo, con protagonista Eddie Redmayne, un attore che apprezzo molto (altri film in cui è protagonista sono La teoria del tutto con cui ha vinto l’oscar per la sua interpretazione del fisico Stephen Hawking , The Danish Girl e Animali fantastici e dove trovarli).

Quando vedo queste fiction il mio pensiero corre vorticosamente e mi spinge a chiedermi quanto ci sia di vero in queste storie, sono tutte fantasie o c’è un fondo di verità? In fondo Orwell quando ha scritto 1984, l’idea del Grande Fratello che tutto vede e sa era molto lontana dalla realtà del 1948, eppure oggi siamo totalmente immersi in una realtà virtuale e soggetti alla dittatura dei social network spesso usati ad arte da chi detiene il potere. Il mondo di Citadel è davvero così lontano dalla nostra realtà? Quanti eventi senza spiegazione avvengono nel mondo che ci fanno pensare a dei complotti sapientemente orchestrati per stravolgere le nostre democrazie? Never too late parla del cambiamento climatico e di come il mondo potrebbe diventare, ma racconta anche qui di una cospirazione del potere, le “milizie verdi” che proteggono la natura per salvare il mondo e trovare una cura per la mancanza di ossigeno in realtà non stanno facendo davvero quello che dovrebbero fare. 

The day of Jackal non parla di un mondo distopico, ma il killer che viene assoldato da personaggi oscuri e influenti porta a pensare a quello che accade nel nostro mondo, dominato da pochi uomini al potere che decidono le sorti del pianeta, in preda alle guerre e alle dinamiche economiche del capitalismo. 

Il mondo sembra andare alla deriva e sembra corrispondere sempre più a quei mondi distopici anticipati da libri e film di molti anni fa. Non solo c’è il dilagare della violenza in ogni campo, ma c’è la sua accettazione come un fatto normale. C’è un abbassamento morale ed etico generalizzato.

Per esempio se vi soffermate a leggere qualche commento in rete, su qualsiasi argomento, c’è una cattiveria dilagante e dei commenti feroci che fanno accapponare la pelle. Quando c’è stata l’alluvione in Emilia Romagna lo scorso ottobre, ho letto un commento (dopo le elezioni regionali in cui ha vinto il candidato di sinistra) in cui un tipo sotto il video dell’alluvione gioiva perché “così imparate a votare sinistra”. Questo è solo un esempio, oltre alla politica ci sono tantissime altre assurde diatribe sui temi più disparati, sono tutti esperti assoluti di qualsiasi materia su cui non è possibile dissentire, perché “o la pensi come me, oppure sei contro di me”, ma il mondo non é una visione a senso unico, ci sono tanti modi di pensare e il bello (o il brutto) della democrazia è proprio la coesistenza di diverse voci e di trovare un punto di raccordo, possibilmente discutendone nel rispetto delle opinioni di tutti. 

Mi chiedo anche come sia possibile che la gente abbia o sprechi tutto questo tempo per scrivere sul web di qualunque argomento su cui litigare. I social network, oltre a essere utilizzati ad arte da chi vuole manovrare le opinioni, dominano le nostre vite in modo sempre più negativo. Ci distraggono dalla realtà e ci privano del valore del tempo presente, forse stanno minando le nostre democrazie. Insomma il “grande fratello” é qui da tempo, ma in maniera più subdola. Forse è il momento di recuperare un equilibrio, di scegliere la qualità delle nostre relazioni reali rispetto alla quantità di interazioni virtuali. 

Ormai da tempo cerco di stare lontana dai social, al massimo osservo silenziosamente e, per farmi un’opinione personale, verifico le notizie che circolano su altri canali che considero attendibili. 

E voi cosa ne pensate? Avete visto qualche serie TV che vi ha colpito e che volete suggerire?



sabato 29 giugno 2024

Palazzina LAF e l’Ilva

 

È indegno dell’uomo perdere la propria individualità e diventare una mera rotella nell’ingranaggio. (Mahatma Ghandi)

Qualche anno fa andai in vacanza nel Salento, eravamo di base a Otranto, ma nel viaggio di ritorno volevamo fermarci qualche giorno a Matera. Nel percorso stradale per arrivare a Matera si passa dalla strada statale che unisce Brindisi a Taranto per poi collegarsi alla strada statale ionica così, ci trovammo a passare vicino all’ex ILVA di Taranto, lungo quella strada che costeggiava la fabbrica c’era un cattivo odore insopportabile, eravamo in moto e non potemmo commentare, sinceramente io, trattenendo il respiro, non vedevo l’ora di superare quel tratto di strada. La fabbrica, sotto il sole di quel caldo pomeriggio di giugno, appariva come un’enorme massa scura maleodorante e sembrava non finisse mai. Documentandomi ho scoperto che il complesso industriale si estende per un intero quartiere, il quartiere Tamburi, e comprende un’area di circa 16 km quadrati, compresa tra la strada statale 7 Brindisi Taranto nota come via Appia e la superstrada Porto Grottaglie, la strada provinciale 49 e 47. 

Al primo distributore di benzina  ci fermammo e il mio compagno togliendosi il casco esclamò:

- Hai sentito che roba? un puzzo insopportabile. 

-Sì, risposi, pensa che noi ci siamo stati per circa 10 minuti, il tempo di passare vicino, ma pensa coloro che ci abitano e quelli che ci lavorano.

Mi sono spesso chiesta come sia possibile lavorare in un luogo che dà la netta sensazione di essere immersi in una nuvola di veleno. La risposta me la sono data guardando Palazzina LAF, un bellissimo film di denuncia sociale,  ma soprattutto disturbante, nel senso che provoca una reazione emotiva intensa, che spinge a riflettere su tematiche difficili o controverse. Ed è proprio questo che porta la visione di questo film. 

Riporto di seguito trama e informazioni ripresi da Wikipedia 

Taranto 1997. L'operaio Caterino Lamanna vive in una masseria caduta in disgrazia a causa della vicinanza al polo siderurgico e sta per sposarsi con Anna con cui condivide il sogno di andare a vivere in città. Quando i dirigenti aziendali decidono di fare di lui una spia per individuare gli operai di cui sarebbe bene liberarsi, Caterino comincia a pedinare i colleghi con lo scopo di denunciarli.

Ben presto, non comprendendone il degrado, chiede di essere collocato anche lui alla Palazzina LAF (acronimo di laminatoio a freddo) il reparto-lager dell'Ilva riservato agli operai "scomodi". Sarà lì che Caterino scoprirà che ciò che credeva un paradiso in realtà è un inferno.


Palazzina Laf è uscito nel 2023, diretto e interpretato da Michele Riondino, al suo debutto alla regia.

È tratto dal libro Fumo sulla città dello scrittore Alessandro Leogrande, scomparso prematuramente, che avrebbe dovuto partecipare anche alla realizzazione della sceneggiatura e a cui il film è dedicato.

Ai David di Donatello 2024, il film ha ricevuto cinque candidature, aggiudicandosi infine tre premi, rispettivamente, per il Miglior attore protagonista (a Michele Riondino), al Miglior attore non protagonista (a Elio Germano) e alla Migliore canzone originale (La mia terra, scritta e interpretata da Diodato).


È una denuncia di un eclatante caso di mobbing, qui venivano relegati operai scomodi, ma soprattutto personale qualificato, come ingegneri e impiegati, che veniva confinato nella palazzina LAF a passare otto ore senza lavorare, l’alternativa avrebbe potuto essere il demansionamento accettando di fare gli operai, ma questo senza nessuna preparazione (con pieno spregio della sicurezza sul lavoro). Vi riporto un estratto di un’intervista a Michele Riondino in cui questi concetti sono spiegati con estrema chiarezza.


C’è una scena che mi è rimasta impressa e che mi ha fatto profonda impressione, é una scena in cui Caterino osserva rassegnato una pecora della sua fattoria che, dopo aver perso il suo manto di lana, barcolla e cade morente. È una scena analoga osservata nel film Gomorra nell’episodio su la terra dei fuochi, dove i rifiuti tossici causavano grande moria di animali. 

E poi c’è la scena in cui (non dirò in che punto del film per non fare spoiler) ma c’è sempre il protagonista che tossisce e si capisce che la malattia ha colpito anche lui. 



Ho cercato di documentarmi sui danni provocati dall’ILVA, ha causato significativi danni ambientali, sanitari ed economici nel corso degli anni. Ecco un riepilogo dei principali impatti:

Danni ambientali

1. Inquinamento dell’aria: Emissioni di diossine, polveri sottili, benzene e altri inquinanti atmosferici hanno gravemente contaminato l’aria di Taranto e delle aree circostanti.

2. Inquinamento del suolo: I terreni nei dintorni dello stabilimento sono stati contaminati da metalli pesanti e altre sostanze tossiche, rendendo molte aree inadatte all’agricoltura.

3. Inquinamento delle acque: Gli scarichi industriali hanno inquinato le acque marine e sotterranee, con impatti devastanti sulla fauna acquatica e sull’ecosistema marino.

Danni sanitari

1. Malattie respiratorie: L’incidenza di malattie respiratorie, come l’asma e la bronchite cronica, è significativamente più alta tra i residenti di Taranto rispetto alla media nazionale.

2. Malattie oncologiche: Un aumento dei tassi di cancro, in particolare dei tumori polmonari, è stato rilevato tra la popolazione locale, attribuibile all’esposizione a inquinanti industriali.

3. Altri problemi di salute: Studi epidemiologici hanno evidenziato un incremento di altre patologie come malattie cardiovascolari e disturbi dello sviluppo nei bambini.

Danni economici

1. Costi sanitari: Le spese mediche e i costi legati al trattamento delle malattie causate dall’inquinamento hanno gravato sul sistema sanitario locale e nazionale.

2. Danni all’agricoltura e alla pesca: L’inquinamento ha compromesso attività agricole e ittiche, causando perdite economiche per gli agricoltori e i pescatori locali.

3. Deprezzamento immobiliare: La qualità dell’ambiente compromessa ha portato a un deprezzamento del valore degli immobili nella zona, penalizzando i residenti.

Interventi e risanamento

Nel corso degli anni, sono stati avviati diversi interventi per mitigare i danni e risanare l’area, inclusi piani di bonifica del suolo, miglioramento delle tecnologie di abbattimento delle emissioni e investimenti per la riqualificazione ambientale. Tuttavia, il processo è complesso e richiede ingenti risorse e tempo per vedere risultati tangibili.

Nel 2012 il referendum per la chiusura dell’Ilva di Taranto non ha raggiunto il quorum. Ora mi chiedo, quanto può essere ingiusto dover scegliere tra la salute e il lavoro, è mai possibile produrre senza inquinare? Si può, ma ovviamente costa, servono investimenti e lungimiranza. Quello che investiamo bene oggi ritornerà centuplicato in termini di crescita, salute e ambiente. 

Vi lascio con la splendida canzone di Diodato, la mia terra.




Fonti immagini: la prima foto è di Pexels

venerdì 3 maggio 2024

Sono esaurita di Sophie Kinsella

 


Leggere attraverso la biblioteca digitale mi permette di leggere libri che probabilmente non comprerei, non tanto perché non mi piacciano, ma semplicemente per una questione di costi. Così quando mi sono registrata al sito della biblioteca digitale di sala borsa mi sono divertita a spulciare il catalogo con i libri più richiesti e sono stata subito attratta dal romanzo di Sophie Kinsella Sono esaurita, eh sì già il titolo era una promessa, libro molto richiesto tanto che sono stata in lista di attesa per oltre tre mesi. Quando finalmente è arrivato il prestito, l’ho letto molto velocemente, il romanzo mi è piaciuto soprattutto nella prima parte quando racconta dei problemi lavorativi e di come la protagonista si sente. 

Avevo già iniziato a scrivere questo post quando è arrivata la notizia della malattia della scrittrice, un colpo al cuore, mi dispiace molto e spero che ci sia una possibilità di guarigione anche se un glioblastoma al cervello non sembra lasciare scampo. Già la morte di Michela Murgia lo scorso anno mi ha addolorata e lasciata senza parole. 

Tornando al libro, leggendolo, mi sono resa conto che certe dinamiche delle attuali situazioni lavorative sono ormai diventate universali, la causa è quello che è diventato il mondo del lavoro, ma anche le nuove tecnologie che permettono una deriva pericolosa, ossia impadronirsi del tempo anche fuori dagli orari e dagli spazi del lavoro. Il mondo attuale gira a ritmi frenetici e tutti vivono nella costante sensazione di essere in debito con il tempo. Troppe mail, troppe notifiche sullo smartphone, troppe invasioni del proprio tempo libero che libero non è più. È necessario - ora più che mai - arginare queste invasioni di campo e mettere dei paletti. Il lavoro non deve succhiare via ogni energia vitale. Bisogna lavorare per vivere e non vivere per lavorare. 

Dalla rete vi riporto una definizione del burnout: uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da un’eccessiva e prolungata esposizione allo stress lavorativo o da situazioni di lavoro intense e disfunzionali. Si manifesta con sintomi come stanchezza cronica, irritabilità, disillusione, e una sensazione di inefficacia e impotenza. Il burnout può compromettere seriamente il benessere e le prestazioni sul lavoro, oltre alla salute mentale e fisica della persona coinvolta.

Nel romanzo Sono esaurita il tema è trattato con maestria e competenza, oltre che con la solita vena comica dello stile dell’autrice. Sasha ha un bellissimo lavoro, era il lavoro dei suoi sogni, la responsabile di un settore in una start up di grande successo

“Non sono le mail a mandarmi nel panico. Non sono neanche le mail che ti inseguono. Sono quelle che inseguono le mail che ti inseguono. Quelle con ‼️ due punti esclamativi rossi. Queste sono le mail che mi provocano una fitta al petto e il tremito all’occhio sinistro.” 

Io sono la responsabile del reparto offerte speciali, che copre quattordici territori. Ed è davvero un lavoro figo. Sulla carta. Zoose è una realtà giovane, sta crescendo velocemente, nel nostro ufficio open space c'è una parete di piante verdi e le tisane sono gratis. Quando ho cominciato mi sono sentita fortunata. Tutte le mattine mi svegliavo e pensavo "beata me". Ma a un certo punto quel pensiero si è trasformato in: "Oh, mio Dio, non posso farcela, quante mail ho, quante riunioni, cosa ho dimenticato, come me la caverò, che faccio adesso?"

Non so bene quando è successo. Ma mi sembra di essere in questa condizione da sempre. Una specie di tunnel, in cui l'unica scelta possibile è continuare ad andare avanti. Solo andare avanti.

I momenti drammatici e divertenti (con un sorriso però un po' amaro) sono quando la responsabile di Sasha le ricorda che non ha mai scritto nulla sulla "bacheca delle aspirazioni" una bacheca creata per il benessere del personale dove ognuno dovrebbe condividere "i momenti di gioia".

Dove lo trovo il tempo per riflettere? Come faccio a vivere momenti di gioia se sono perennemente in preda al panico? Come posso scrivere le mie aspirazioni quando la mia unica aspirazione è "stare al passo con la vita" e non ci riesco?

La verità è che Sasha svolge il lavoro di tre persone da quando due collaboratori si sono licenziati e non si parla assolutamente di rimpiazzi, una situazione generalizzata e che mi ricorda qualcosa...e la bacheca delle aspirazioni mi fa pensare ai questionari che ogni tanto manda la mia azienda sulla soddisfazione dei dipendenti, sulla conciliazione lavoro-vita privata degli orari di lavoro. Sono questionari dove puoi rispondere solo sì o no a domande pilotate e alla fine sembra che tutto sia idilliaco, ho smesso di compilarli da tempo. 

E così questo libro mi ha fatto arrabbiare ma anche sorridere, forse sperare che il lieto fine ci sia.

La mia recensione su Goodreads 

Il romanzo tocca un tema importante, il burnout e l’autrice lo tratta con la sua solita verve umoristica. La prima parte del romanzo è davvero efficace nel descrivere la situazione che si crea sul lavoro quando si chiede troppo. “…faccio il lavoro di tre persone e continuo a perdermi dei pezzi”; “Ogni sera, quando rientro, mi sento come se avessi fatto la maratona trascinandomi appresso un elefante”. Queste alcune delle frasi che rendono pienamente il senso della situazione. Così Sacha, ormai in piena crisi, non riesce a vedere una soluzione tranne quella di scappare dal lavoro e rifugiarsi in un luogo di mare, una vacanza fuori stagione per ritrovare se stessa. Dopo varie situazioni paradossali arrivano tanti lieti fine, l’amore e la rivincita sul lavoro e tante altre cose magnifiche, sarebbe bello credere che arrivino anche nella realtà, ma intanto accontentiamoci di sognare leggendo questo romanzo.

E visto che è appena passato il primo maggio, non posso non fare una breve considerazione sul lavoro in generale e su quello che ci dobbiamo augurare: stabilità, non precariato, salari dignitosi, non elemosine, sicurezza (di non morire o farsi male) sempre. 

Mi sembra che tutto questo non ci sia, anzi stiamo perdendo sempre più dei diritti e mi chiedo se stiamo facendo davvero tutto il possibile per evitare questa deriva sociale generalizzata. A me viene in mente un film visto tempo fa che, sempre in forma di commedia tragica, parlava del mondo del lavoro. Vi lascio il link 



sabato 13 aprile 2024

La cruda realtà

 

La vita non è fatta dai desideri bensì dagli atti di ciascuno. Paulo Coelho


Una volta il cinema dava una visione dorata della realtà, c’erano i buoni e i cattivi, entrambi ben definiti e ovviamente lo spettatore tifava per i buoni che, dopo tante angherie subite dai cattivi, vincevano e il bene trionfava. Ci hanno regalato tante favole nel corso degli anni, soprattutto gli americani con i loro pellerossa cattivi contro i bianchi buoni. Ormai molti veli sono caduti e anche il cinema cerca di mostrare sempre più spesso la cruda realtà.

Tempo fa ho visto due film che mi hanno turbato, tanto che ho continuato a pensarci e così sono arrivata a scrivere un post: “I nostri ragazzi” un film del 2014 e “Educazione fisica” uscito nel 2022. Entrambi sembrano rispondere al quesito: cosa saremmo capaci di fare per difendere i nostri figli o in generale la nostra famiglia? Siamo tutti pronti a difendere le vittime, ma cosa succede quando i carnefici sono i nostri figli? Siamo pronti a stare dalla parte giusta? 

Me lo sono chiesta anch’io, stare dalla parte della vittima è più facile, se una ragazza viene aggredita da un uomo, proviamo subito empatia per la vittima e siamo subito pronti a condannare l’aggressore o il violentatore. Ma se il violentatore è nostro figlio, cosa facciamo? Lo condanniamo o cerchiamo di giustificarlo, suo malgrado? in fondo è un modo per giustificare noi stessi e il nostro compito di educatori, Ed è così che nasce l’atroce dilemma, fare la cosa giusta oppure difendere la nostra famiglia a ogni costo?

Nel film I nostri ragazzi ci sono due famiglie che si trovano davanti a un bivio, ho scoperto dopo averlo visto che è tratto dal romanzo La cena di Herman Koch, autore che non conoscevo. Sotto riporto la trama ripresa da Wikipedia:

Massimo e Paolo sono due fratelli assai diversi, il primo avvocato e l'altro pediatra in un ospedale. Anche le loro rispettive mogli sono assai differenti, e spesso ostili fra loro.

Ogni mese, da parecchi anni, si incontrano in un lussuoso ristorante, dove dialogano del più e del meno. La loro routine viene spezzata da un video ripreso da alcune telecamere di sorveglianza che mostra due ragazzi, molto simili ai loro rispettivi figli, aggredire a calci e pugni una senzatetto. 

Il film mostra come persone apparentemente integerrime e corrette si trasformino davanti a situazioni che toccano la loro famiglia, all'improvviso tutti i buoni sentimenti cadono, prima ci sono le domande su quello che i loro figli sono diventati, poi ci si interroga su cosa fare; c’è un fratello che vuole fare la cosa giusta e l’altro che invece vuole coprire il fatto a ogni costo. Mi fermo qui per non svelare il finale, nel caso vogliate vederlo. 



Lo stesso tema è trattato dall’altro film Educazione Fisica, qui siamo in una scuola, una preside convoca dei genitori per parlare dei loro figli per un episodio che si é verificato nella palestra della scuola. Questo film è tratto da un racconto intitolato La palestra di Giorgio Scianna. Anche qui riporto la trama da Wikipedia 


La preside di una scuola secondaria di primo grado, convoca le famiglie di tre alunni nella palestra scolastica per metterli al corrente dello stupro perpetrato dai ragazzi ai danni di una loro compagna. 

La preside minaccia di convocare la polizia in istituto. I genitori, dopo l'iniziale sorpresa, passano successivamente a difendere a spada tratta i loro figli ed a mettere in cattiva luce sia la preside che la ragazza vittima degli abusi.


Anche qui il tema sconvolgente è la trasformazione di queste persone davanti a un fatto così grave fino al tragico epilogo. Voglio credere che nella realtà esista qualche spiraglio di speranza in più e che questi film siano spinti all’estremo per ottenere nello spettatore uno spunto di riflessione. 




Quando ho visto i film ho provato a mettermi nei panni dei genitori e a pensare a quello che sarebbe giusto fare, anche se non ho figli ho due nipoti e pensando a loro mi sono immedesimata abbastanza credo, tuttavia dopo aver pensato al mondo difficile e controverso in cui viviamo mi sono sentita quasi sollevata dal fatto di non aver avuto figli. Nel corso degli ultimi anni abbiamo creato un mondo senza valori, se due ventenni per noia decidono di ammazzare di botte una poveraccia che dorme per strada, oppure se dei giovani strupano una loro compagna e invece che vergognarsi fanno il video del loro crimine con il cellulare. Figli di famiglie della media borghesia dove apparentemente possono essere cresciuti con dei valori sani. E non sono fantasie di un romanzo o di una sceneggiatura ma fatti che sentiamo spesso in tv nei servizi di cronaca nera. 

Non ho molto da aggiungere tante chiedervi: che cosa ne pensate?

Fonti immagini: Pixabay 

sabato 7 ottobre 2023

L’importanza della sintesi

 

La sintesi è usare più verità del necessario e meno parole del dovuto. (Fabrizio Caramagna)


In questi ultimi mesi ho rallentato molto le letture dei libri, é stato un processo inconsapevole ma inesorabile, un po’ per la mia cronica mancanza di tempo libero, ma anche per una motivazione ben precisa, guardo di più le serie su Prime e NOW. Visto che un giorno é sempre composto da 24 ore nel corso delle quali lavoro, mangio, faccio i lavori di casa, magari la spesa e ogni tanto dormo, alla fine della giornata dopo aver fatto tutto quello che il dovere mi chiama a fare resta quella mezz’ora prima di dormire che decido di utilizzare per liberarmi la mente e quindi scelgo di leggere oppure di guardare qualcosa sul tablet.

Se sto leggendo un libro che mi prende scelgo il libro, ma è capitato spesso di scegliere una serie e come la scelgo? In base alla durata - certo anche in base al tema - ma se mi piace l’argomento il mio fattore di scelta è il tempo, se l’episodio di una serie dura più di un’ora lascio perdere, scelgo quasi sempre quelle che durano tra i 45 e 55 minuti. Succede lo stesso per i video su YouTube, devono durare meno di venti minuti altrimenti lascio perdere, il tempo ideale sarebbe un quarto d’ora, ma dipende dagli argomenti, non tutti possono essere trattati in breve tempo. Insomma preferisco guardare delle “pillole” di qualsiasi argomento, perché so che posso arrivare fino alla fine, se un video è troppo lungo non lo inizio neanche.  Forse per altri non è così, forse è un problema solo mio, ma io preferisco la sintesi. So che non è facile riassumere certi argomenti in uno slot di tempo limitato, ma proprio qui sta la bravura di chi vuole catturare l’attenzione, puntare sui concetti essenziali ed evidenziarli subito nelle prime immagini

Confesso che ho sempre avuto difficoltà a esporre concetti sintetici, più l’argomento trattato è complesso, più è difficile sintetizzare, però si può fare, con il tempo ho imparato a scrivere mail di lavoro che vadano subito al punto e detesto quelli che scrivono fiumi di parole senza dire nulla oppure sfumando il concetto importante in una frase nel contesto del discorso che non fa capire nulla, così come quelli che in una comunicazione con un oggetto specifico inseriscono altri argomenti su cui si apre una discussione infinita che non c’entra nulla con l’oggetto della prima mail. Così ti ritrovi in una “conversazione” con oggetto “bilancio” in cui si parla di organizzazione del lavoro e delle questioni di lana caprina di qualche collega, tanto per fare un esempio. Ora non sarebbe grave se stessimo al bar a parlare del più e del meno, ma nelle mail o nelle riunioni lavorative questo comportamento fa solo perdere tempo e non risolve il problema, perché se parli di organizzazione del lavoro al responsabile del bilancio stai parlando all’interlocutore sbagliato che non potrà risolvere la questione che ti sta a cuore. Tanto vale prenderne atto e non far perdere tempo agli altri che più che darti una pacca sulla spalla non possono fare. 

Ma la prolissità impera e dilaga, esistono per esempio quelle persone che se tu chiedi “come va?” per mera gentilezza, ti raccontano la storia della loro vita e magari ti fanno la lista delle loro sfortune (asserendo che non c’è nessuno che soffre più di loro) oppure coloro che per raccontarti una cosa partono dalle origini con dovizia di particolari e magari te lo hanno già raccontato più volte “ti ho già detto di quella volta che?” “sì certo almeno venti volte” “ah bene, ma adesso ti spiego meglio”. 

Ora, non è che stia dando i numeri, è solo che in questo momento della mia vita non ho più troppa voglia di perdere tempo, soprattutto nel tempo libero ho bisogno di scegliere bene le cose a cui dedicare il tempo, quindi il criterio della “brevità” mi sembra appropriato. Anche per questo mi sto disaffezionando alla tv (che resta sempre un ottimo rimedio all’insonnia) soprattutto perché i programmi serali cominciano sempre troppo tardi, nel frattempo ti propinano cose che non hai voglia di vedere, oppure argomenti interessanti ma di cui faresti a meno in quel momento perché sai che quando arriverà finalmente la fiction che stavi aspettando crollerai nel mondo di Morfeo. Sempre più spesso decido di spegnere la tv alle 20,30 e guardarmi un film oppure la fiction che ho perso dormendo, direttamente sull’iPad; non posso più perdere tempo con intermezzi non desiderati. Insomma ho sposato la tesi di Jep Gambardella de La grande bellezza, di quel film questo è il punto che mi è rimasto impresso (anche se non ho ancora 65 anni)…


E voi cosa ne pensate? State seguendo qualche serie che duri meno di un’ora?

lunedì 10 luglio 2023

Le abitudini e la coperta di Linus

 

L’abitudine a cui non poniamo resistenza diventa necessità. Sant’Agostino.



Ogni Natale non riesco a non guardare il film “una poltrona per due” me lo guardo sul divano dopo aver cenato con tutta la famiglia e siamo in attesa della mezzanotte, magari dopo che i bambini hanno aperto i regali e siamo lì insonnoliti in attesa di poter chiudere la giornata. Pur conoscendo il film a memoria me lo guardo per l’ennesima volta, mi riporta a un atmosfera lontana quando il mondo sembrava più semplice, o forse è solo l’illusione data dal ricordo.

Ci sono abitudini rassicuranti a cui non sappiamo rinunciare, é una piccola riflessione che ogni tanto mi viene quando penso ad abitudini che si sono radicate nel tempo in alcune situazioni. Per esempio una volta quando arrivavo in ufficio amavo prendere il caffè al bar con alcune colleghe, quando i ritmi erano più affrontabili 

Le abitudini sono la nostra coperta di Linus ed è forse per questo che finiscono per piacerci sempre le stesse cose, riguardiamo le stesse serie tv, rileggiamo gli stessi libri, compriamo gli stessi vestiti. Per le serie tv per esempio ho cominciato a guardare una serie che mi ricorda tanto X-Files che tanto avevo amato negli anni novanta, beh lì c’era il protagonista interpretato da David Ducovny che mi solleticava gli ormoni, ma c’era anche la struttura della storia con i suoi misteri che mi piaceva moltissimo. Ho  scoperto di recente una serie su Prime che si chiama Fringe ed è molto simile a X-file, é incentrata su misteri inspiegabili e orripilanti su cui indaga l’agente Olivia Dunham che ha creato una squadra, dedicata allo studio di fenomeni paranormali, quali controllo della mente, teletrasporto, proiezione astrale, mutazioni genetiche e cose analoghe, composta da uno scienziato molto originale Walter Bishop e suo figlio Peter. Vi riporto la descrizione di Wikipedia.

Fringe è una serie televisiva statunitense prodotta dal 2008 al 2013.

Ideata da J.J. Abrams, Alex Kurtzman e Roberto Orci, è una serie di fantascienza che segue le vicende della divisione Fringe dell'FBI di Boston, in Massachusetts, e che opera sotto la supervisione del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti. La squadra si occupa delle indagini legate alla cosiddetta scienza di confine, ovvero la fringe science


Altra serie che sto vedendo in questo periodo è il seguito di Sex and The city, ve lo ricordate? quattro amiche di New York giovani, belle e affermate nel lavoro vivono esperienze sessuali in piena libertà ma sotto sotto anche loro cercano l’amore vero. Questa serie degli anni novanta ebbe un successo strepitoso perché delle donne parlavano di sesso liberamente come gli uomini. Ecco la descrizione di Wikipedia 

Sex and the City è una serie televisiva statunitense, trasmessa originariamente dal canale HBO dal 1998 al 2004.

Carrie Bradshaw, Miranda Hobbes, Charlotte York e Samantha Jones, quattro donne legate da una profondissima amicizia, percorrono sullo sfondo dell'isola di Manhattan la loro vita da single sessualmente attive, alla volta del nuovo millennio. Il telefilm è diventato famoso per le scene ambientate in bar chic, ristoranti lussuosi o club esclusivi, per l'importanza affidata alla moda e per aver mostrato apertamente scene di sesso in un telefilm.

Insomma dopo Sex and The city, prima serie con le nostre quattro amiche tra i trenta e i quaranta, arriva la serie sequel And just like that? con le nostre amiche (che ora sono tre) ultra cinquantenni. Ho cominciato a guardare la prima puntata con scetticismo e invece sono stata catturata dalle nuove avventure, del resto appartengo anch’io a quella fascia di età e, pur considerando al top la prima serie, non posso fare a meno di seguire la seconda con curiosità. 

In questo periodo alterno la visione di Fringe e di Sex and The city sequel, mi distraggono dalla realtà. Ed è così che mi sono chiesta: ma perché finisco con guardare le stesse cose? Siamo fatti in un certo modo e quando ritroviamo qualcosa in cui ci riconosciamo finiamo per essere catturati, è la coperta di Linus che ci da sicurezza. Così percorriamo le stesse strade oppure andiamo negli stessi luoghi, quando cambiamo quartiere ci ricostruiamo le stesse routine quotidiane perché abbiamo bisogno delle nostre piccole rassicuranti abitudini. 

Ricordo che quando ho cambiato casa, ormai parecchi anni fa, ho ricreato la stessa disposizione di mobili della casa precedente, almeno per quello che il nuovo spazio (casa più piccola) mi consentiva, eliminando solo quello che nell’appartamento precedente proprio non mi piaceva. 

Anche con i vestiti mi ritrovo sempre a comprare le stesse cose, perché sono attratta dalle stesse caratteristiche che un indumento deve avere per me, ogni volta che mi lascio tentare dalla novità finisco con non indossarlo. Una volta - non avevo ancora fatto il cambio dell’armadio estivo - mi trovai in un negozio con una mia amica maniaca dello shopping e comprai una maglietta di cotone color jeans, non costava molto e mi sembrava molto fresca. Quando ho fatto il cambio dell’armadio ho ritrovato una maglietta molto simile ed era proprio uno di quei capi estivi che metto sempre perché in estate sono facili da abbinare, sono capi freschi e altre motivazioni personali, come il fatto che mi piace l’azzurro; ebbene nel momento dell’acquisto non ricordavo di avere quel capo, ma sono stata attratta da quella maglietta. Inutile dire che oggi che vivo una fase minimalista e cerco di evitare di riempirmi l’armadio di roba superflua, prima di comprare qualcosa cerco di “ricordare” quello che possiedo già, é meglio prima fare mente locale su quello che si ha già. Ogni volta che ci rifletto finisco per non comprare nulla, oppure compro quello che davvero mi manca ma - soprattutto - che davvero mi serve.

Spesso siamo inconsapevoli di quanto siamo legati ad alcune abitudini, per esempio quando il mio solito bar dove prendevo il caffè tutte le mattine andando al lavoro ha chiuso oltre un mese per ristrutturazione,  mi sono sentita un po’ persa, perché ogni mattina ci passavo davanti e mi fermavo per prendere il caffè e comprare il mio pranzo, era il mio rito prima di andare al lavoro. In quel mese non ho trovato un bar alternativo, mi portavo il pranzo da casa e saltavo il caffè, mi sembrava che mi mancasse qualcosa, niente di insormontabile vero, però mi mancava quel piccolo rito mattutino. 

E voi avete delle abitudini a cui siete legati in modo particolare?


Fonti immagini: Pexels 

Fonti testi: Wikipedia 


domenica 3 aprile 2022

Le metafore della scrittura

 

Scrivo per preservare quello che è destinato a morire. Estratto dal film Animali notturni 

Una notte dello scorso week end ho visto un film su Amazon prime dal titolo Animali notturni

Riporto qualche dato del film estratto da wikipedia:

Animali notturni (Nocturnal Animals) è un film drammatico e neo-noir del 2016 scritto, diretto e co-prodotto da Tom Ford.
Basato sul romanzo del 1993 di Austin Wright Tony & Susan, il film è interpretato da Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Aaron Taylor-Johnson, Michael Shannon, Isla Fisher e Armie Hammer. Il film è stato presentato in concorso alla 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Gran premio della giuria.


Erano le due di notte, quindi piuttosto tardi ma, attratta dall’attore principale che è uno dei miei preferiti, Jake Gyllenhaal, ho cominciato a vedere il film convinta di interromperlo dopo i primi dieci minuti giusto per riuscire ad assopirmi un po’ invece l’ho visto fino alla fine senza riuscire a staccarmene, è un film per stomaci forti fin dalle prime scene disturbanti, ma ne voglio parlare per un altro motivo, per quello che  ci ho letto dentro e che capisce molto bene chi ha la mania come me di voler scrivere delle storie. 

La trama del film racconta di Susan Morrow, una gallerista affermata che sembra vivere un momento di insoddisfazione nella propria vita. In questo contesto riceve dall'ex-marito Edward Sheffield, che non vede né sente da circa 20 anni, un manoscritto di un romanzo appena finito, che le ha dedicato. Approfittando di un fine settimana in cui resta sola (l'attuale marito infatti è fuori città, ufficialmente per lavoro) Susan si dedica alla lettura del libro, che si intitola Animali notturni, proprio come lei veniva definita dall'ex-marito. 

Nel film la lettura dello scritto è alternata alle vicende reali della protagonista e guardando il film mi rendevo conto sempre più che la storia raccontata nel romanzo, pur trattandosi di una vicenda diversa, presentava dei parallelismi metaforici con il loro passato di coppia.

Per tutto il film mi sono chiesta se la storia di violenza della trama romanzesca fosse accaduta realmente a Edward oppure se fosse solo una tragica metafora della loro storia, infatti nel romanzo il protagonista parte per un viaggio con la moglie e la figlia e nel tragitto vengono aggrediti brutalmente da un gruppo di balordi. Il romanzo sviluppa questa trama piuttosto scioccante e si snoda fino al tragico epilogo. Ma, al di la di queste domande, percepiamo il parallelismo con la loro storia d’amore, quella storia che Susan ripercorre ricordando i momenti del loro incontro e del loro matrimonio che finisce molto male per colpa dell’egoismo cinico di Susan. Non entro in maggiori dettagli per non fare spoiler, nel caso qualcuno di voi abbia voglia di vedere il film. 

La mattina dopo continuavo a pensare al film, facendo dei parallelismi con la mia scrittura, perchè spesso ho raccontato momenti tragici nelle mie storie scritte pensando ad alcuni eventi della mia vita, per esempio verso la fine dell'anno 2001, anno in cui ci fu l'ecatombe delle torri gemelle, dovetti affrontare una grave malattia; anni dopo scrissi un romanzo dove la protagonista vedeva la propria vita sconvolta dal crollo delle torri gemelle di New York, ed era costretta a ricominciare da capo. Sviluppai quella trama pensando al crollo delle torri gemelle e alle successive conseguenze, ma divenne un modo per raccontare la mia malattia e la mia rinascita, raccontare la verità nuda e cruda sarebbe stato troppo difficile, invece raccontare un evento che aveva coinvolto tutto il mondo era una metafora, ma anche un messaggio più semplice da trasmettere.

Cos’è che ti spinge a scrivere chiede Susan a Edward e lui risponde: credo che sia un modo per tenere vive le cose, per preservare quello che è destinato a morire, sento che scrivendole dureranno per sempre.

Questa frase l’ho sentita molto mia, è uno dei motivi profondi per cui scrivo, per dare una sorta di eternità a una storia, a un pensiero, a una situazione. È per questo che questo film mi è rimasto impresso, perché esprime qualcosa che sento, anche se so che è un’illusione, il durare per sempre non esiste, ma mi piace pensarlo, scrivo una storia che magari arriverà a qualcuno che la ricorderà per un po’ anche se non per sempre.

Vi lascio con il link YouTube del trailer ufficiale del film e se volete, lasciate il vostro parere nei commenti sempre graditi 




Fonti testi: Wikipedia per la trama del film

Fonti immagini: Pixabay 

domenica 13 dicembre 2020

La nostra realtà è fantascienza

 

Qualche sera fa ho visto un film su Rai 4 intitolato Seven sisters, era già cominciato, ma siccome non c'era niente di meglio sugli altri canali e, stranamente, non ero ancora crollata dal sonno sul divano mi sono messa a vederlo e sono stata letteralmente catturata. Era ambientato in una società distopica nel 2073, insomma tra qualche anno, e quando ho finito ci ho ripensato a lungo. Quel film mi è rimasto così impresso che nel lungo week end dell'Immacolata me lo sono rivisto su Rai Play, stavolta dall'inizio.
Ecco uno stralcio della storia da Wikipedia:
 
Nel 2073 il pianeta si trova in una situazione di sovrappopolazione dovuto a un critico aumento dei parti gemellari e plurigemellari, a loro volta sopraggiunti a causa degli effetti collaterali dei nuovi ortaggi OGM introdotti per scongiurare la fame nel mondo. Per combattere la sovrappopolazione il governo della Federazione Europea, sotto la spinta dell'attivista ecologa conservativa Nicolette Cayman, instaura la legge del figlio unico, secondo la quale tutti i fratelli e sorelle vengono prelevati da un organo preposto, chiamato "Bureau per il controllo delle nascite" (Child Allocation Bureau, CAB), ibernati e messi in stato di sonno criogenico, nel quale resteranno in attesa di una soluzione al problema; inoltre a ogni persona viene consegnato un bracciale speciale contenente tutti i dati di quella persona e un localizzatore. 
In questo contesto, Karen Settman muore di parto dando alla luce, in una clinica abusiva, sette gemelle omozigote che vengono nascoste e allevate da suo padre Terence. Egli dà a ognuna il nome di un giorno della settimana e permette loro di uscire di casa nel giorno corrispondente al loro nome. Fuori dalle mura di casa esse condividono l'identità della madre Karen Settman. Un sabato Giovedì esce di nascosto dal nonno e dalle sorelle per andare a giocare con lo skateboard e ha un incidente che le provoca la perdita di una falange dell'indice sinistro: Terence è dunque costretto a recidere la stessa falange alle restanti sorelle.  
Le sette sorelle, identiche fisicamente in tutto e per tutto, hanno sviluppato fin da bambine caratteri (e look) differenti: Lunedì è sicura di sé e cinica; la debole Martedì trova conforto alla pazzesca situazione assumendo droghe, al contrario di Mercoledì che si rifugia nell'allenamento fisico esasperato; l'esuberante Giovedì ha un difficile carattere ribelle; la geniale Venerdì è la più timida delle sette (nonché esperta hacker); Sabato invece parrebbe la classica femme fatale; Domenica la più dolce e materna del gruppo.
 
Non vi riporto il resto perchè potreste avere voglia di vedere il fim, ma questo film diventa lo spunto per qualche considerazione. Le sette sorelle fingono di essere una sola persona per poter vivere ed evitare di essere ibernate per un tempo infinito...
Inutile dire che il finale riserverà diverse sorprese, ma non è di questo che voglio parlare.

Insomma qualche domanda è d'obbligo, siamo davvero così lontani dalla realtà? 
 
Quando Orwell scrisse 1984 era il 1948 (il titolo deriva dall'inversione delle ultime cifre), poi fu pubblicato nel 1949, eppure ha immaginato un mondo dove il grande fratello controllava tutto nella società e non è così distante dal mondo attuale in cui viviamo.
Oggi in fondo il mondo viene controllato da un grande fratello mascherato da tecnologia attraverso i vari social e le profilazioni di Google. 
Pensate che una volta ho scaricato un documento sul computer dell'ufficio, a cui accedo attraverso il mio account di lavoro, e mi sono ritrovata quello stesso documento tra i documenti word del mio iPad, insomma una specie di magia...nera. 
Deve essere perché quando ho installato la app per le video chiamate sull'iPad nel periodo dello smart working ho usato l'account aziendale e questo è il risultato, spero sia questo il motivo e non la magia nera.
Comunque tornando al nostro mondo distopico, mi sono chiesta quanto la nostra realtà sia distante effettivamente dal mondo di fantasia concepito in alcuni film o romanzi.
C'è stato quel film profetico intitolato Contagion che mostrava un mondo invaso dalla pandemia di un virus letale che si diffondeva con il contatto. Ma davvero la pandemia attuale era così imprevedibile? 
L'organizzazione mondiale della sanità aveva da tempo lanciato l'allarme sul rischio ma nessuno aveva ascoltato, anzi nessuno aveva voluto ascoltare. 
Oggi la manipolazione delle informazioni è sotto gli occhi di tutti, le notizie più incredibili sono tutte fake news oppure no? Abbiamo abbastanza elementi per identificarle? 
Chissà, nel film Seven sisters l'informazione dava comunicazioni rassicuranti sul destino dei gemelli, ma era davvero così? se volete scoprirlo potete vederlo su Rai Play o sui canali che volete.
La sovrappopolazione è una realtà concreta contro cui stiamo combattendo già da tempo.
So per esperienza che chi scrive trova molto spunti dalla realtà, poi è chiaro che la realtà viene ricamata con la propria creatività, ma spesso quello che parte come una fantasia diventa molto vicino al mondo concreto.
Spinta dalla curiosità sono andata a cercare su Google i film distopici più famosi, ve ne cito solo un paio, quelli che secondo me hanno trovato un certo inquietante riscontro nella nostra realtà.

Fahrenhait 451 di Bradbury scritto nel 1953.
Uno stralcio da wikipedia:
Ambientato in un imprecisato futuro posteriore al 1960, vi si descrive una società distopica in cui leggere o possedere libri è considerato un reato, per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume.
 
Oggi i libri non vengono bruciati, ma la cultura sembra sempre più in pericolo, c'è sempre meno considerazione per essa e troppo spesso prevale la cialtroneria.
Sembra vietato pensare con la propria testa, c'è sempre qualcuno che ti vuol spiegare cosa pensare e cosa dire e ti bombarda con notizie e informazioni ridondanti, i media sovente costituiscono una distrazione dai problemi più importanti.
Insomma siamo abbastanza vicini a qualcosa di simile, i libri rappresentano la nostra libertà di pensiero e la nostra cultura.

Cecità di José Saramago pubblicato nel 1995

Stralcio breve della trama da wikipedia 
In una città mai nominata, all'improvviso molte persone cominciano a perdere la vista, sembra a causa di un virus.
L'epidemia si diffonde in tutta la città e il governo del paese decide, provvisoriamente, di rinchiudere i gruppi di ciechi in vari edifici, allo scopo di evitare il contagio. Ogni giorno le guardie avrebbero fornito il cibo agli internati, ma ben presto anche le guardie vengono colpite dalla malattia e la situazione del paese degenera e cade nel caos completo.

Il tema fondamentale del romanzo è quello dell'indifferenza, che esplode con il dilagare della cecità, ma che era già presente prima degli avvenimenti in questione.

Lo stesso scrittore, nel discorso fatto in seguito all'assegnazione del Premio Nobel, ha sottolineato come la società contemporanea sia cieca poiché si è perso il senso di solidarietà fra le persone.

Mi sembra che queste brevi note si commentino da sole, rispetto alla nostra moderna società, peraltro il tema di un virus misterioso che colpisce all'improvviso è terribilmente attuale.

Ci sono molti altri romanzi (e parecchi film) che, in qualche modo, hanno anticipato in modo inquietante la realtà.

Quali romanzi o film vi vengono in mente di questo genere?


Fonti testi
Wikipedia 

Fonti Immagini
Pixabay