venerdì 19 agosto 2022

Le Medee

 

Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini. Dante Alighieri

Era un giorno di primavera o forse autunno, insomma c’era quel clima piacevole che ti fa camminare per strada senza fatica. Attraversavo piazza Verdi nelle zona universitaria per raggiungere un ufficio in via Marsala per lavoro, era molto prima della pandemia, a un certo punto un bimbetto di circa cinque anni cominciò a piangere disperato e solo. Ci avvicinammo in cinque, due studentesse universitarie, uno dei camerieri del bar che stava servendo un caffè all’aperto, una signora anziana e io.

Che succede piccolino, come mai sei solo?

Non trovo più la mamma! 

Mobilitazione generale di tutti e cinque che ci guardammo intorno per vedere se ci fosse la mamma. Io ero già pronta con il cellulare a chiamare la polizia, una delle studentesse si abbassò verso il bambino per tranquillizzarlo parlando con parole dolci. Furono cinque minuti o forse molto meno, ma una giovane donna corse verso il bambino gesticolando e lui le corse incontro e la abbracciò. Il bambino si era allontanato di pochi metri dalla mamma. Tutti noi tranquillizzati tornammo alle nostre occupazioni. Nel corso di quella giornata lavorativa ogni tanto pensavo a quel bambino e al suo pianto disperato e mi veniva una specie di magone, piccolo chissà che spavento pensavo, pensavo anche alla mobilitazione veloce della piazza per soccorrerlo, perché non puoi restare indifferente al pianto di un bambino, si muove una comunità. Un bambino tra le braccia della mamma è al sicuro. Almeno così dovrebbe essere.

Poi ci sono le storie di questa torrida estate, la storia della piccola Elena uccisa da sua madre, quanti di noi hanno guardato con una stretta al cuore il video in cui la madre va a prendere la bambina all’asilo che le corre incontro e la abbraccia. Poi c’è la storia della mamma che ha lasciato volontariamente la sua bimba Diana di soli sedici mesi, la bambina abbandonata per sei giorni è morta di stenti, non riesco a pensare alla sofferenza di questa creatura indifesa, senza sentirmi male. Non so cosa sia più terribile, la mamma che pugnala la sua piccola o quella che la abbandona lasciandola morire.

Sono storie che feriscono, ci straziano il cuore. Quand’é che abbiamo smesso di occuparci dei bambini? Una volta i bambini erano una cura di tutti, ricordo che da piccola ero sul balcone e salii su una sedia, dei vicini corsero a chiamare mia madre perché potevo cadere dal balcone, io mi stupii di tutta quella attenzione, un’altra volta ero a giocare con altri bambini e arrivò mia madre di corsa a prendermi allarmata, una vicina l’aveva chiamata perché un ragazzino aveva in mano un coltello (in realtà era una spada di plastica color metallo) fingevamo di trovarci nella giungla e con la spada si tagliavano le alte foglie di una lussureggiante vegetazione immaginaria. Era il tempo in cui si giocava per strada e nessuno sembrava stupirsi più di tanto, oggi non accade più, i bambini non vengono mai lasciati da soli, tantomeno per strada eppure sono molto più indifesi di un tempo.

Oggi viviamo in una società distratta in cui a malapena conosciamo i nostri vicini, dove i bambini diventano invisibili e, per questo, più fragili.

In realtà le storie di madri assassine dei propri figli ci accompagnano dalla notte dei tempi. La tragedia greca di Medea racconta proprio questo, ricordo di averla studiata a scuola e di esserne rimasta profondamente colpita. Medea è una madre che uccide i propri figli per vendicarsi del marito infedele che l’aveva abbandonata per una donna più giovane che gli avrebbe garantito il trono di Corinto, essendo la figlia di un re. Uccidendo i figli Medea nega quindi una discendenza a Giasone. 

Esistono molte versioni di Medea, a me piace quella di Euripide che potete leggere a questo link Medea Wikipedia

Le storie di questa torrida estate assomigliano a quella di Medea, questo perché al primo posto nel cuore di queste donne non c’era l’amore materno o, almeno, quello che dovrebbe essere, ma solo l’affermazione di sé. Nel caso della piccola Elena, secondo gli inquirenti, la motivazione era la gelosia nei confronti dell’ex convivente e padre della bambina che aveva una nuova relazione. Nel caso della piccola Diana, di sedici mesi, abbandonata a se stessa per sei giorni, chiusa in casa con un caldo torrido e morta di stenti, perfino un adulto sarebbe morto in quelle condizioni figuriamoci una bimba piccola, la madre l’ha lasciata per raggiungere il compagno, al quale avrebbe mentito dicendo di aver lasciato la bimba a un familiare. Ora io non so se siano meglio undici coltellate o la morte di fame, sete e disidratazione, non riesco neanche a pensarci. Mi chiedo perché queste donne non sappiano vedersi senza un uomo accanto e antepongano la cura e la vita dei propri figli; sicuramente servono analisi più approfondite della loro fragile psiche, io posso solo provare pena e dolore.

Avevo iniziato a scrivere questo post a fine luglio, sull’onda dell’orrore che queste storie mi avevano suscitato, poi il caldo mi aveva sopraffatto gettandomi in una sorta di abulia. Oggi, mentre l’estate sembra volgere al termine dopo tanto caldo che ci toglieva la ragione (non so da voi, ma qui le temperature si sono abbassate moltissimo) ho ripreso la scrittura di questo post, è una riflessione che non pretende di trovare alcuna soluzione, ma solo la condivisione di uno sgomento comune a molti. 

Fonte immagini: Pixabay 

14 commenti:

  1. Confesso che quando leggo notizie del genere (fortunatamente assai rare) non approfondisco più di tanto perché mi fa fisicamente male pensare a un bambino piccolo vittima della follia improvvisa di sua madre (o di un adulto in generale).
    Certamente, come dici tu, una donna che antepone la propria situazione sentimentale ai suoi figli è una donna che non avrebbe dovuto diventare madre. A questo punto trovo più accettabile (quantunque non bello) quando una madre porta il figlio a una casa-famiglia sostenendo che non è in grado di crescerlo. Ho conosciuto una ragazza cresciuta in una casa-famiglia, si capiva da tante piccole pieghe nei suoi discorsi che si sentiva sola emotivamente, sapeva di non avere una "famiglia di origine" come la maggior parte delle persone, una casa o un numero di telefono al quale fare riferimento, e le pesava tantissimo, si vedeva purtroppo. Ma almeno ha avuto la possibilità di vivere una vita e - glielo auguro, non l'ho più vista - di trovare un compagno con cui crearsi lei la propria famiglia.
    Ecco, trovo terrificante che quelle donne hanno addirittura voluto far morire le proprie figlie. Abbandonarle non le bastava, no, le volevano morte. Allucinante e deprecabile oltre ogni limite, almeno secondo me.

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    1. Un bambino abbandonato porterà sempre una ferita nel cuore, ma avrà la possibilità di vivere, magari di realizzarsi comunque con un lavoro, di crearsi una famiglia propria o trovare la propria strada. È terribile invece quando una vita indifesa viene spezzata così, senza un senso, proprio da parte di chi dovrebbe amarla e proteggerla.

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  2. Episodi così tremendi che lasciano sgomenti sono sempre esistiti, vero però che i cortili non esistono più ed è un vero peccato. Avevamo tutti una libertà incredibile, pure io con le regole super ristrette di mia mamma. Si chiama progresso ma porta con sé aspetti decisamente poco piacevoli. Ben tornata

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    1. Grazie Sandra, ben ritrovata. Sì i cortili non esistono più e i bambini o sono superprotetti o super impegnati oppure sono lasciati a loro stessi e soggetti a rischi vari, è terribile però quando il rischio più insidioso è proprio all'interno della famiglia.

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  3. Credo che il senso materno non sia così scontato come pensa la società, anche se nei casi protagonisti di questa estate a me sembra che manchi l’umanità .Puoi non essere portata a fare la madre, ma certe atrocità vanno al di là di ogni immaginazione. Non credo che troveremo mai le risposte, forse certa crudeltà è scritta nei geni, perché non si spiega. Io resto attonita di fronte a tanta atrocità, scatenata addirittura su bambini. È davvero orribile.

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    1. Hai ragione Caterina, si tratta proprio di mancanza di umanità, oppure manca semplicemente la percezione del bambino come persone, considerati come un oggetto di proprietà "ti ho dato la vita e te la posso anche togliere". Sul senso materno concordo, non tutte le donne ce l'hanno, ma queste due donne hanno dei gravi disturbi, penso. È terribile che a farne le spese siano state delle bambine che non hanno potuto difendersi.

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  4. Queste notizie atroci mi lasciano addosso una tristezza infinita (per la piccola Diana ho pianto tanto), che poi cede velocemente il passo alla rabbia. Come diamine è possibile, mi chiedo. In questo paese ci si lamenta della mancanza di nascite, ma si fa poi di tutto per ostacolarle e non proteggerle. Le donne come me, con problemi ad avere figli, non vengono curate dal sistema sanitario nazionale, qualche idiota è arrivato pure a rispondermi che sarebbe "accanimento terapeutico". Avrei dovuto andare all'estero, privatamente, e spendere quanto un appartamento in centro città. Un'altra discriminazione di questo paese per vecchi. Se ci rinunci e ti rivolgi all'adozione, peggio che peggio. Preferiscono tenere i bambini negli istituti piuttosto che affidarli a una famiglia, che tanto sarebbe sicuramente migliore di quella che non hanno avuto o di quella che li ha abbandonati. No, meglio alloggiarli nelle case famiglia, dove gli interessi economici superano quelli del minore. E poi ti trovi con queste madri, che non comprendono l'enorme fortuna, anzi, che arrivano ad uccidere la loro stessa carne. Possibile che nessuno lì intorno se ne fosse accorto? I famigliari non hanno avuto il men che minimo avviso? E dove cavolo stavano le assistenti sociali?! Tanta, tanta rabbia. Questo paese proprio non li aiuta i bambini...

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    1. Cara Barbara ti capisco benissimo, perché anch'io ho dovuto rinunciare al sogno di avere un figlio, le leggi in Italia non aiutano, sono indietro anni luce rispetto ad altri paesi europei, per non parlare dell'adozione che lascia i bambini in istituti piuttosto che affidarli a una famiglia, io sono a favore di tutte le adozioni perché un bambino ha diritto ad avere delle figure familiari stabili e non restare in un arido istituto. Mi indigno moltissimo quando sento queste storie, ma soprattutto provo un dolore immenso al pensiero di quello che passano questi bambini indifesi.

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  5. Non conoscevo questi fatti, perché non seguo la cronaca, ma certo non sono nuovi, sono soltanto terribili. Credo però che proprio il fatto di seguire la cronaca possa, oltre a informarci, darci una percezione un po' alterata della realtà. I notiziari non ci presentano i quotidiani atti d'amore e di attenzione verso i bambini, ma soltanto le efferatezze e le stranezze, in breve tutto ciò che suscita scalpore. La vita rispetto al passato è sicuramente cambiata, ma io non credo che viviamo davvero in un mondo indifferente e cinico come si può pensare sentendo certi fatti. Sono casi, non la normalità.

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    1. Certo, per fortuna, questi casi non sono la normalità, in generale ogni genitore ha cura dei propri figli, poi ci sono questi casi che lasciano sgomenti proprio perché sono terribili. Rispetto al passato credo che la vera differenza sia il fatto che oggi ci sia molta risonanza mediatica, mentre una volta accadevano e passavano in sordina...

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  6. Resto sempre sgomenta dinanzi alla morte di bambini riconducibile al genitore. La cronaca ci restituisce storie agghiaccianti, non meno sconvolgente quando i bambini vengono DIMENTICATI in auto durante l'estate e muoiono soffocati. Le coltellate di quella madre e la chiave che gira nella toppa per quanto riguarda l'altra, lasciando la propria piccolissima figlia in balia della fame per giorni, sono un campanello di allarme che deve far pensare. Proprio perché, come dici tu, simili al mito di Medea, con ragioni legate alla furia dell'abbandono di un uomo o perché si insegue il proprio amante. E non basta dire che si tratti di patologie, disturbi della personalità. Sono crimini della peggiore specie.

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    1. Sì sono crimini della peggiore specie perchè colpiscono dei piccoli indifesi, proprio da parte di chi dovrebbe proteggerli.
      I bimbi "dimenticati" in auto sono una casistica a parte, ma indubbiamente una tragedia terribile.

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  7. Avevo già letto questo post ma non sono riuscita a commentare. Come diceva Caterina l'istinto materno è una cosa che la società dà per scontata ma che non sempre è presente. In linea generale, anche solo guardandomi in giro, mi rendo conto che i genitori sono sempre più distratti e incentrati su loro stessi. La maggior parte delle volte vedo bambini metri più indietro mentre il genitore cammina davanti mentre spinge il passeggino vuoto guardando il cellulare. Il bambino non lo guarda nemmeno. Poi c'è da dire che moltissime persone oggi vogliono figli ma continuando a farsi gli affari loro, mettendo sempre in primo piano loro stessi e le loro priorità senza pensare che un figlio è una priorità che tra l'altro richiede anche dei sacrifici. Personalmente sono dell'idea che non ci sia nulla di male nel non avere istinto materno o paterno però in quel caso è meglio non fare figli. Del resto non è mica obbligatorio e per quanto possano esserci delle pressioni magri da parte delle persone più vicine siamo comunque in una società moderna dove le persone che si sconvolgono nello scoprire che una persona non desidera avere figli sono poche. Mi ha fatto riflettere molto anche la parte dove parli delle donne che sembra non riescano a stare senza un uomo. Effettivamente ho notato anche io questa cosa in alcune donne, la priorità assoluta è avere un compagno... è una cosa che non comprendo. Comunque post molto toccante❤️

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    1. Credo che, nella nostra società, manchi molto la consapevolezza della responsabilità di una scelta, un figlio non è un oggetto, ma una persona, metterlo al mondo implica l'obbligo di prendersene cura con grandi sacrifici perché un bambino piccolo assorbe le energie a tempo pieno, soprattutto i primi mesi di vita. È una situazione che permane finché il bimbo non diventa un minimo autonomo e comunque continua anche dopo. Molti mettono al mondo dei figli senza rendersi conto dell'impegno che comporta e, come giustamente osservi, non vogliono fare i sacrifici che questa scelta comporta, oltre alla fortuna di averlo avuto, perché un figlio è anche un grande dono che non a tutti è concesso.

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