sabato 21 febbraio 2026

Parlami di Giulia Mancini scrittrice

 



L'idea di questo articolo è nata da quello di Sandra Faé che nel suo post parla proprio di questo, scrivendo nella barra di ricerca di Google “Parlami di Giulia Mancini scrittrice”, con modalità AI Mode ecco cosa compare: 


Giulia Mancini è una scrittrice italiana contemporanea nota principalmente per le sue opere che spaziano tra il genere thriller, il giallo e il romance. 

Profilo e Opere Principali

La sua produzione letteraria è caratterizzata da una varietà di generi, spesso focalizzata su ambientazioni italiane e trame coinvolgenti. Tra i suoi titoli più conosciuti si trovano:

L'amore che ci manca: Considerato il suo romanzo più popolare, è una storia che esplora le mancanze affettive e le relazioni.

Fine dell'estate: Un romanzo d'amore che ha segnato una delle sue prime pubblicazioni significative.

Le indagini del commissario Saverio Sorace: Una serie di gialli che segue le vicende di un commissario, confermando la sua predilezione per la suspense. 

Caratteristiche della Scrittura

Ambientazione: Mancini sostiene l'importanza di ambientare le storie in Italia, valorizzando le città e i contesti locali invece di ricorrere a scenari esotici o stranieri.

Metodo: Si definisce una scrittrice che riesce a conciliare la passione per la letteratura con il suo lavoro principale da impiegata, scrivendo sin da bambina.

Versatilità: Ha dimostrato di sapersi muovere agilmente tra il thriller psicologico e il romanzo sentimentale.

Intervista blog Marco Freccero

Intervista blog Anima di carta

Intervista blog Stefania Romito

È possibile consultare la sua bibliografia completa e le ultime novità sui principali store online come Amazon  o Mondadori store 

Nota Bene: Esistono diverse figure pubbliche omonime, tra cui una consulente di comunicazione istituzionale legata al CNEL e al precedente Governo Draghi, che non va confusa con la scrittrice di fiction. 

La nota è importante perché se digito semplicemente Giulia Mancini compare questo:

Esistono diverse figure di rilievo con il nome Giulia Mancini. La più nota nel mondo dello sport è la pallavolista italiana, ma il nome è associato anche a professioniste nel campo della comunicazione istituzionale, della psicologia e della letteratura. 
Giulia Mancini (Pallavolista) classe 1998 

Altre figure rilevanti
Comunicazione Istituzionale: Una Giulia Mancini è stata responsabile della comunicazione digitale per il Ministro della Pubblica Amministrazione (Governo Draghi) ed è attualmente consigliere per la comunicazione del CNEL.

Scrittrice: Autrice di romanzi, tra cui il thriller "Fine dell'estate", nota per ambientare le sue storie in contesti italiani come Bologna.

Psicologa: La Dott.ssa Giulia Mancini è una psicologa sanitaria e psicoterapeuta specializzata in ambito sistemico-relazionale.
Basket: Esiste anche una giovane cestista, Giulia Mancini (classe 2007), che gioca come guardia per la MEP Pellegrini Alpo. 

E qui salta agli occhi l'errore, Fine dell'estate non è un thriller ma un romanzo d'amore e soprattutto di formazione, ma va bene così, sono comunque nella lista. Molto interessante anche il link ad alcune interviste fatte alcuni anni fa con alcuni blogger noti. Come concludere? niente di più, è stato un esperimento molto interessante. 


Fonti immagini: Paxabay

mercoledì 11 febbraio 2026

Il vestito nuovo dell’imperatore

In un'epoca di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario. George Orwell

 


La prima favola della mia vita non è stata Biancaneve né Cenerentola. No, nessuna di quelle favole da bambine (forse è per questo che sono diventata una ribelle?).

È stata Il vestito nuovo dell’imperatore di Hans Christian Andersen. 

Avevo quattro, forse cinque anni. Di certo non andavo ancora a scuola e non sapevo leggere. Nelle edicole del mio paese vendevano delle favolette illustrate, di forma quadrata: nella pagina di sinistra c’era il disegno di una scena, in quella di destra la sua descrizione, quattro o cinque righe appena.

Mia madre me ne comprò una, probabilmente per sfinimento. Io non sapevo leggere, ma ero irrimediabilmente attratta dalla copertina illustrata e la volevo a tutti i costi. Costavano poco, così lei cedette.

Poi costrinsi le mie sorelle più grandi a leggermela. Una volta, due volte, tre volte, infinite volte, finché la imparai a memoria.

Guardavo la pagina a sinistra e declamavo ciò che stava scritto nella pagina a destra.

Qualcuno pensò che a quattro anni sapessi già leggere e gridava al prodigio. Mia madre sorrideva e spiegava che no, la sapevo semplicemente a memoria. Anche quella, in fondo, era una dote: la mia memoria visiva.

Ancora oggi non so perché capitò proprio quella favola. Ma era una storia emblematica.

Ve la riporto di seguito in forma di riassunto.

Un imperatore era ossessionato dai vestiti eleganti e spendeva tutti i suoi soldi per averne sempre di nuovi, trascurando il suo regno. Un giorno arrivarono due imbroglioni che si finsero tessitori e dissero di saper creare una stoffa speciale: invisibile per chi era stupido o non degno della propria carica.

L’imperatore, incuriosito, li fece lavorare per lui. In realtà i due non tessevano nulla, ma tutti fingevano di vedere la stoffa per paura di sembrare stupidi o incapaci. Anche l’imperatore, pur non vedendo niente, finse di ammirare i vestiti.

Durante una grande sfilata, l’imperatore uscì indossando i “nuovi abiti” che in realtà non esistevano. Tutti lo lodavano, finché un bambino disse la verità: “Non ha niente addosso!”. La gente capì che era vero e iniziò a ripeterlo. L’imperatore, pur vergognandosi, continuò la sfilata fingendo sicurezza.

Morale: la paura di dire la verità e il desiderio di conformarsi agli altri possono far credere a una bugia evidente; solo l’innocenza e il coraggio (come quello del bambino) svelano la verità. 

da qui deriva l'espressione "il re è nudo" infatti nella favola per paura di sembrare stupidi o inetti, il re, i cortigiani e il popolo fingono di vedere il meraviglioso vestito, finché un bambino, non condizionato dal conformismo, grida la verità: "Ma il re è nudo!".

Questa frase è usata metaforicamente per denunciare verità evidenti che nessuno ha il coraggio di ammettere per conformismo, paura o ipocrisia, smascherando l'arroganza del potere.

Questa favola ha camminato con me per tutta la vita. Non l’ho mai dimenticata: è rimasta impressa nella mia memoria come un segno profondo. Ogni tanto tornava a farsi sentire nei miei pensieri, e rivedevo quello sciocco imperatore che si lasciava ingannare e non riusciva ad ammettere il proprio errore nemmeno davanti all’evidenza. E insieme a lui rivedevo chi gli stava intorno, incapace di parlare per paura, pronto ad applaudire una sfilata vuota, fingendo di vedere un vestito che non esisteva.

In questi giorni questa fiaba continua a riaffiorare, riporta con sé i ricordi della mia infanzia e, senza che io lo voglia, si intreccia con ciò che sto osservando nel presente. Guardando l’Italia e il mondo, ho la sensazione che molti stiano scegliendo di non vedere, di negare una verità che è sotto gli occhi di tutti: una società che sembra smarrire la propria direzione.

Forse quella favola finì tra le mie mani per caso: le più ambite costavano di più o erano già tutte esaurite, e io, che volevo a ogni costo una favola illustrata, mi accontentai. Chissà, forse il destino aveva già deciso per me.
Oggi so che non era una favola qualunque. Era una lezione gentile ma potente. E, a distanza di anni, sono grata a quella coincidenza che allora sembrava solo una rinuncia e che invece si è rivelata un dono.

In fondo è questa la funzione delle favole: dire la verità ai bambini, perché imparino a guardare il mondo senza maschere e ad avere il coraggio di riconoscere ciò che gli altri preferiscono ignorare.


Fonti immagini: pixabay