mercoledì 31 dicembre 2025

Le mie letture 2025

 

I libri sono gli amici più tranquilli e costanti, e gli insegnanti più pazienti. Charles W. Eliot 


Ed eccoci alla fine di questo 2025 

Ed è stato difficile arrivare alla fine, mai come quest’anno ho affrontato le famose fatiche di Ercole, tanto che a Natale mi sono ammalata, la sera dell’antivigilia, quando finalmente cominciavano le mie ferie, mi sono ritrovata in Puglia con un ago nella gola e la sensazione di essere sull’orlo della morte (non voglio sembrare melodrammatica ma avevo una tonsillite dolorosissima e non sapevo ancora cosa fosse). Quando dopo tre giorni di antidolorifico e antinfiammatorio in dose massiccia non sortivo nessun effetto ho capito che probabilmente serviva l’antibiotico, ma soprattutto un dottore  e così, correndo presso la guardia medica locale alla ricerca di un dottore prima che fosse troppo tardi, ho scongiurato il peggio. Per fortuna ho trovato un dottore competente che mi ha prescritto una cura di antibiotici e così ho passato il Natale un po’ acciaccata ma in via di lenta guarigione, c’é poco da fare se serve l’antibiotico serve quello e basta. In questi giorni, rientrata a Bologna per passare la fine dell’anno, mi sento ancora un po’ debole ma tutto sommato sto benino. 

Ma torniamo alle letture dell’anno che sono state meno del solito e che la malattia di Natale non ha agevolato (avevo iniziato a leggere un libro ma è rimasto in stand by fino ad oggi).

Ogni fine anno mi piace fermarmi a guardare indietro e fare il punto sulle letture che mi hanno accompagnata. Quest’anno la lettura non è stata un obiettivo da raggiungere, ma uno spazio in cui tornare. Senza programmi rigidi, ho letto 36 libri, tutti in ebook, la maggior parte sono arrivati dalla biblioteca digitale, una risorsa che ha reso le letture più accessibili e spontanee, permettendomi di seguire l’istinto e la curiosità. Storie che si sono infilate nelle pieghe delle giornate, nei momenti di stanchezza e in quelli di quiete, diventando una presenza silenziosa ma costante. 

In questo post voglio raccogliere impressioni, temi ricorrenti, letture più riuscite e qualche scoperta inaspettata. Quest’anno ho letto meno libri, ma ho imparato che, anche nella lettura, rallentare può essere una scelta consapevole: solo così diventa un vero piacere, da gustare lentamente per entrare nella storia e nel contesto che va oltre la trama. 

Ho rallentato, mi sono concessa il tempo di restare sulle pagine, di tornare indietro, di lasciar decantare le parole. Un libro non chiede fretta, va attraversato con lentezza, lasciando che le parole sedimentino, che la storia si sveli poco a poco insieme al contesto, anche perché leggere, per me, non è mai stato solo seguire una trama, ma entrare in un mondo, ascoltarne il respiro, riconoscerne il contesto e le sfumature. La fretta rischia di togliere voce a tutto questo. In effetti è questo che conta davvero: non quanto si legge, ma quanto a lungo una storia continui a restare con noi, anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.

Nell'elenco ho riportato in neretto i titoli che più sono piaciuti, per le emozioni che mi hanno saputo trasmettere. I libri che mi hanno lasciato un segno più profondo sono stati spesso quelli passati in sordina. I grandi bestseller, invece, pur scorrendo con facilità e offrendo trame coinvolgenti, mi hanno talvolta delusa, come se mancasse loro qualcosa di essenziale. Certo, il gusto personale ha il suo peso, ma ritrovare le stesse sensazioni nelle parole di altri lettori mi ha fatto capire che non era solo una mia impressione. 
Di seguito vi lascio il mio elenco ma non prima di avervi augurato buon fine 2025, ma soprattutto buon 2026! 


LETTURE 2025

Gennaio
1. Divorziare con stile di Diego De Silva (Emilia digital Library)
2. La fioraia del Giambellino. I delitti del casello di Rosa Teruzzi (Emilia digital Library)
3. Non si uccide per amore. I delitti del casello di Rosa Teruzzi (Emilia digital Library)
4. La sposa scomparsa. I delitti del casello di Rosa Teruzzi (Emilia digital Library)
Febbraio
5. Della gentilezza e del coraggio di Gianrico Carofiglio (Prime gratuito)
6. Ogni prigione è un’isola di Daria Bignardi (Emilia digital Library)
7. A te vicino così dolce di Serena Bortone (Emilia digital Library)
Marzo
8. Il talento degli scomparsi di Claudio Bisio (Apple 3,99)
9. Domino di Riccardo Bruni (Amazon 2,99)
10. L’età fragile di Donatella Di Pietrantonio (Emilia digital Library)
Aprile
11. Come uccidono le brave ragazze di Holly Jackson (Emilia digital Library)
12. La bambola dagli occhi di cristallo di Barbara Baraldi (Amazon 1,99)
Maggio
13. Balleremo la musica che suonano di Fabio Volo (Emilia digital Library)
14. L’imprevedibilità del bene di Angelo Longoni (Amazon 1,99)
15. Ultimo tango all’ortica. I delitti del casello di Rosa Teruzzi (Emilia digital Library)
16. La memoria del lago. I delitti del casello di Rosa Teruzzi (Emilia digital Library)
Giugno
17. Chi dice e chi tace di Chiara Valerio (Emilia digital Library)
18. La scoperta dell’alba di Walter Veltroni (Emilia digital Library) 
19. Il vento conosce il mio nome di Isabel Allende (Amazon 2,99)
Luglio 
20. Dimmi di te di Chiara Gamberale (Emilia digital Library)
21. Sarò il tuo mecenate di Maria Teresa Steri (Amazon 1,50)
Agosto
22. Le bugie sepolte nel mio giardino di Kim Jin Yeong (Apple 1,99)
23. Felici tutti i giorni di Laurie Colwin (Emilia digital Library)
24. Passeggeri notturni di Gianrico Carofiglio (Emilia digital Library)
25. La regina dei sentieri di Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone (prime gratuito)
Settembre
26. Ombre sul naviglio. I delitti del casello di Rosa Teruzzi (Emilia digital Library)
27. Il trattamento del silenzio di Gian Andrea Cerone (Emilia digital Library) 
Ottobre 
28. Abbaiare alla luna di Valeria Corciolani (Amazon prime gratuito)
29. Quel fazzoletto color melanzana di Arianna Mortelliti (Emilia digital Library)
30. Nella sua ombra di Mark Edwards (Amazon prime gratuito)
Novembre 
31. Osservatore oscuro di Barbara Baraldi (Apple 1,99)
32. Sangue marcio di Antonio Manzini (Emilia digital Library)
Dicembre
33. Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri (Emilia digital Library) 
34. L’anniversario di Andrea Bajani (Emilia digital Library)
35. La legge del settimo giorno di Luca Scopitteri (Amazon prime gratuito)
36. Nelle tue mani, nella sua pelle di Marco Bocci (Emilia digital Library)


Fonti immagini: Pixabay

venerdì 12 dicembre 2025

I miei podcast preferiti

 

Parlare é un bisogno. Ascoltare è un’arte. Goethe


Ogni sabato adoro cominciare la giornata con Le notizie della Illy, un grazioso podcast su Spotify in cui una giornalista racconta ai bambini le principali notizie della settimana. L’ho scoperto per caso leggendo un articolo, così ho cominciato a seguirla e ho capito subito che, anche se non sono più una bambina, Ilaria Beretta (alias Illy) è bravissima a spiegare l’attualità anche agli adulti.

queste le notizie reperite in rete: Ilaria Beretta, 29 anni, è giornalista professionista. Collabora con quotidiani e riviste dando spazio soprattutto a buone pratiche ed esperienze di solidarietà. È autrice e voce del podcast Le notizie della Illy, rassegna stampa settimanale per bambini.

Lo ammetto: molte volte ascoltarla mi ha aiutato a chiarirmi diverse notizie. Dopotutto, nei telegiornali della TV nazionale gli eventi vengono spesso presentati con un tono un po’ propagandistico — quando si vogliono mettere in risalto i successi del governo di turno — oppure in modo troppo frettoloso, senza una vera spiegazione dei fatti e dei retroscena.

La Illy, invece, riesce a raccontare in modo semplice e accurato ciò che accade e a illustrare con chiarezza anche i contesti meno immediati. 


Un altro podcast che adoro — e che ormai è diventato il mio appuntamento fisso del sabato, subito dopo Le notizie della Illy — è Elisa True Crime. Dietro quel nome c’è Elisa De Marco, una creatrice incredibilmente talentuosa: youtuber, scrittrice, podcaster, e soprattutto una narratrice capace di trasformare casi di cronaca nera in racconti che ti catturano fin dal primo minuto.

Tutto è iniziato nel 2020, quando ha aperto il suo canale YouTube e ha cominciato a condividere storie di crimini realmente accaduti. Il suo modo di raccontare ha conquistato così tante persone che nel 2022, grazie alla collaborazione con Radio Deejay, è nato il suo podcast. L’anno dopo era già la serie italiana più ascoltata su Spotify.

Curiosando un po’ in rete ho scoperto che Elisa è nata a Torino, ha vissuto per un periodo a Bologna e poi, seguendo il marito, ha girato mezzo mondo: Hong Kong, Shanghai fino al 2021… e oggi le Canarie. Una vita in movimento che forse spiega anche la profondità con cui riesce a osservare e raccontare le storie degli altri. Nel 2023 ha lanciato un secondo podcast, Delitti Invisibili. Non l’ho ancora iniziato, ma so già che prima o poi ci cadrò dentro anche io.

Oltre ai podcast, ha pubblicato anche diversi libri: Brividi. Storie che non vi faranno dormire la notte, seguito da Manipolatori. Le catene invisibili della dipendenza psicologica. Nel 2024 è uscito il suo terzo volume, Sopravvissuti. Storie di chi non si arrende.

Io la trovo straordinaria: ha una voce e un ritmo che ti trascinano nella vicenda, come se stessi seguendo un romanzo… solo che queste storie sono vere, e forse proprio per questo ti restano addosso. Per me, che amo i gialli, è davvero una piccola miniera d’oro — e ogni episodio mi lascia con qualcosa su cui riflettere.

I suoi approfondimenti sono davvero efficaci perché non si limitano a raccontare gli eventi criminali, ma partono dall’infanzia del killer con analisi dei fatti e della psicologia dei soggetti.

Con Elisa True Crime mi sono chiarita diverse storie criminali italiane, per esempio gli omicidi della famiglia Carretta ad opera del figlio Ferdinando e alcune storie che mi avevano colpito quali il delitto di Cogne e del piccolo Tommy.  Poi comunque ho scoperto delle incredibili storie vere di cui non ero a conoscenza, meno famose di altre.

Mi piace ascoltare Le notizie della Illy e la cronaca nera di Elisa True Crime e mi lascio trasportare, perché entrambi i podcast mi ricordano quanto sia importante capire davvero ciò che accade attorno a noi, le storie semplici come quelle più difficili; inoltre non so bene perché in quelle voci trovo un conforto inatteso: qualcuno che sa raccontare il mondo, anche quando il mondo è complicato. 

Attraverso questi podcast trovo ogni volta un modo più acuto di guardare il mondo, perché tra la luce delle storie raccontate con semplicità e l’ombra di quelle che scavano nell’animo umano sento di attraversare un piccolo viaggio, ogni volta diverso.

E voi seguite qualche podcast in particolare?


Fonti immagini: Pixabay

domenica 23 novembre 2025

Tutto il mondo è Sicilia

la mia granita cioccolato e pistacchio a Taormina 

La scorsa settimana sono stata a Catania a trovare una vecchia amica insieme a un’altra amica: ci conosciamo tutte e tre dal lontano 1997, quindi ormai da quasi trent’anni. È stata una sorta di rimpatriata: non tornavamo a Catania da ottobre 2019, prima della pandemia. Nel 2020 avremmo voluto fare un viaggio in Irlanda, ma con il Covid è saltato tutto.

Siamo rimaste a Catania quattro giorni, dal venerdì mattina al lunedì sera, quando siamo ripartite per Bologna. Quattro giorni che mi sono sembrati una settimana. Non so perché, ma al Sud il tempo sembra dilatarsi: forse è l’effetto della vacanza, che scorre più lentamente, oppure il fatto che in quei giorni fai così tante cose che il tempo sembra più lungo.

Venerdì, appena arrivate, abbiamo iniziato la giornata con una lunga passeggiata per il centro, godendoci quel clima quasi estivo che sembrava volerci dare il benvenuto. Siamo arrivate fino al lungomare, dove l’aria profumava di mare e le persone sembravano più lente, più serene. Dopo un po’ siamo tornati a casa per pranzare e, tra una chiacchiera e l’altra, qualche risata e un momento di riposo, il pomeriggio è scivolato via senza che ce ne accorgessimo. All’improvviso era già ora di prepararci per la serata: avevamo i biglietti per uno spettacolo al teatro San Giorgi. La nostra amica li aveva presi per assistere al concerto di Olivia Sellerio, e saremmo andati tutti insieme al suo gruppo di amici.

Olivia Sellerio è la voce che canta, in un siciliano avvolgente e profondissimo, le sigle di alcuni episodi di Montalbano. Devo ammettere che quelle sigle mi hanno sempre stregata, ma non avevo mai saputo chi fosse la cantante. Scoprirlo quella sera è stato come aprire una porta su un piccolo mondo: lei è una bravissima artista siciliana, figlia di Enzo ed Elvira Sellerio, gli editori di Camilleri. Nella prima stagione del giovane Montalbano era stata lei a interpretare sia la sigla iniziale che quella finale; nella seconda aveva scritto sei brani che compongono la colonna sonora, una sequenza di emozioni una dietro l’altra. 

Il concerto, organizzato nell’ambito del centenario della nascita di Camilleri, è stato una vera sorpresa. Eravamo vicinissimi al palco, così vicini da percepire l’intensità della sua voce e l’energia dei musicisti, tutti straordinari. È stata una di quelle serate che sembrano arrivare al momento giusto, in cui tutto si allinea: la musica, l’atmosfera, la compagnia. Una serata che ti rimane addosso.

Poi siamo andati a mangiare in un ristorante e, tra una chiacchiera e l’altra, abbiamo fatto le ore piccole. È stata una sensazione strana: non mi sentivo né estranea né fuori posto, anzi, era una sensazione piacevole, come se quel luogo mi appartenesse un po’. A un certo punto mi sono sorpresa a immaginare come sarebbe vivere lì, lontana da tutto. Mi succede spesso: nei posti che visito finisco sempre per immaginare una possibile vita alternativa.

Giardini Naxos

Il sabato siamo partiti verso Giardini Naxos. Il mare ci ha accolti con un’acqua incredibilmente limpida, così bella che non abbiamo resistito: ci siamo tolti le scarpe e abbiamo camminato a piedi nudi lungo la riva. Sembrava irreale poterlo fare a metà novembre. Dopo un pranzo in un ristorantino sulla spiaggia, con il rumore delle onde come sottofondo, siamo saliti a Taormina. Dalla terrazza panoramica la vista era talmente perfetta da sembrare dipinta: il mare, l’Etna, le case incastonate nella montagna… tutto sembrava sospeso.

Veduta dalla strada verso Taormina 
Veduta dalla terrazza panoramica 


La sera, una volta rientrate a Catania, la stanchezza si è fatta sentire. Dopo una cena leggera siamo uscite comunque a fare una passeggiata: il centro notturno pullulava di vita, un flusso continuo di voci, luci e movimento che sembrava inesauribile. Dimenticavo: la nostra amica vive in un bellissimo appartamento in pieno centro, e uscire a piedi è semplicissimo — un vantaggio enorme, perché trovare parcheggio il sabato sera è difficile quanto a Bologna.

La domenica, invece, l’abbiamo trascorsa ad Aci Castello, camminando a lungo sul lungomare prima di fermarci in un ristorante affacciato sulla piazza principale da cui comunque si vedeva il mare. Poi ci siamo spostati ad Aci Trezza per una granita, inevitabile rito siciliano, e abbiamo concluso la giornata con un’altra passeggiata serale. Il lungomare era già adornato con le luci di Natale, e quell’atmosfera un po’ sospesa ci ha spinto naturalmente a parlare di Verga, dei Malavoglia, dei nostri ricordi scolastici e letterari. Chissà perché alcuni luoghi fanno riaffiorare certe storie con una facilità sorprendente.

Questi pochi giorni mi hanno ricordato quanto sia importante fermarsi, ritrovare vecchi legami e scoprire che certi posti sanno ancora sorprenderti. Catania è stata questo: un ritorno, una pausa, un pezzo di tempo che sembrava più grande di ciò che era.

Quando lunedì sera siamo risalite sull’aereo per Bologna, avevo la sensazione di lasciare qualcosa di sospeso, come se quei quattro giorni non fossero bastati a contenere tutto quello che avevo provato. La Sicilia ha questo strano potere: dilata il tempo, amplifica le emozioni, fa riaffiorare ricordi che pensavi dimenticati.

Sono tornata a casa con la mente piena di immagini—il mare di novembre, le luci di Aci Trezza, la musica che ti entra dentro, le nostre chiacchiere infinite—e con la certezza che alcuni luoghi ti restano addosso più di altri. 

E voi conoscete la Sicilia e, in particolare, Catania?

Vi lascio, attraverso un link Youtube, un assaggio della incredibile voce di Olivia Sellerio 






mercoledì 12 novembre 2025

Mentre aspetto di essere felice

 


La felicità non dipende dalle cose esterne, ma dal modo in cui le vediamo. Lev Tolstoj

Mia madre diceva sempre: “Non vedo l’ora di invecchiare e potermi sedere tranquilla, nel mio angolino, senza più pensieri. Finalmente in pace.”

Si illudeva che la vecchiaia portasse con sé la pace, ma quella pace non l’ha mai trovata. Del resto, non è neppure arrivata a essere davvero vecchia: la morte l’ha colta prima che potesse diventare una candida vecchietta.

La verità è che spesso immaginiamo un traguardo oltre il quale saremo finalmente sereni, liberi dalle ansie e forse persino felici. Ma è solo un’illusione: ogni volta che raggiungiamo un obiettivo, ne appare subito un altro, e con esso un nuovo motivo di inquietudine o insoddisfazione.

Anch’io cado spesso in questa trappola.

Da ragazza aspettavo l’estate come il momento in cui avrei potuto fare tutto ciò che durante l’inverno la scuola o gli esami universitari mi impedivano. Quando andavo a scuola, l’arrivo dell’estate mi riempiva di euforia: tre mesi senza studio, un periodo spensierato che oggi rimpiango. Ma in realtà, allora, mi annoiavo molto.

Mentre alcune amiche partivano per il mare o per qualche bel viaggio, io restavo in paese, con la sola prospettiva di riposare, leggere libri presi in biblioteca e fare passeggiate serali con le amiche rimaste. Non erano molte, e le “fortunate” che avevano la casa al mare erano poche.

Alla fine, però, anche quella noia aveva il suo fascino: leggevo tanto, sognavo, fantasticavo sul futuro e sulle serate che mi aspettavano, sperando sempre che accadesse qualcosa di diverso dalla solita passeggiata con un gelato in mano.

Ora rimpiango persino quella noia estiva, così salutare per la mia fantasia. È allora che ho capito di voler scrivere.

All’università quella sensazione di attesa si fece ancora più intensa, e le estati ancora più deludenti. Ogni anno studiavo senza tregua per finire gli esami e, appena conclusa la sessione, mi immaginavo un’estate perfetta, piena di giorni spensierati e leggeri.

Invece finivo sempre per annoiarmi un po’. Non che mi dispiacesse del tutto — amavo crogiolarmi nel dolce far niente, leggere, riposare — ma le serate con gli amici o gli incontri con il ragazzo che amavo non erano mai come li avevo sognati.

Avrei voluto uscire, divertirmi davvero, vivere tutto con quella pienezza che avevo immaginato…

Lo so, la vita è un alternarsi di attese e brevi serenità; la pace non è un traguardo, ma un lampo.

Forse la pace o, forse è più corretto dire, la serenità non arriva tutta insieme, non si conquista una volta per sempre: è fatta di attimi brevi, di silenzi improvvisi, di giornate in cui il tempo sembra fermarsi e tutto, per un momento, ha un senso.

Negli anni ho acquisito la consapevolezza di quanto certe attese siano una mera illusione ed è proprio questo che probabilmente mi ha reso più serena e ho imparato a riconoscere i momenti di calma nella vita quotidiana.

La serenità non è “lì davanti”, ma “qui e ora” 

Oggi non aspetto più l’estate come una promessa. La serenità non arriva quando finisci un esame, un lavoro o una stagione: arriva a sprazzi, quando smetti di rincorrerla.

A volte la trovo in una mattina silenziosa, in un libro che mi prende, o nel semplice piacere di non dover fare nulla.

Forse non si arriva mai davvero da nessuna parte — ma si può imparare a stare bene anche lungo la strada.


Fonti immagini: Pixabay 

giovedì 30 ottobre 2025

Quella strana nostalgia

Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezza, nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza. Francesco Guccini 

 

Ottobre ha sempre avuto per me un fascino particolare. È un mese che segna la fine di qualcosa e, allo stesso tempo, un nuovo inizio: le giornate si accorciano, ma la luce diventa più morbida, più intima. Sembra un tempo sospeso, fatto di luci dorate e pensieri quieti. Forse è per questo che mi ritrovo spesso a fare bilanci, a guardare indietro e a cercare un senso nelle piccole cose di ogni giorno.

Siamo ormai arrivati alla fine di ottobre anche quest’anno. È stato un mese trascorso piacevolmente, nonostante le ansie di cui accennavo nel mio ultimo post. 

Mentre settembre ci lascia ancora assaporare gli ultimi strascichi d’estate, ottobre ci immerge nell’autunno, è un mese che invita alla lentezza e alla riflessione, un invito che accolgo sempre con entusiasmo: un po’ perché sono pigra, un po’ perché la mia natura mi porta a ritirarmi in me stessa e a godere delle piccole cose.

Il sole autunnale ci ha regalato molte giornate luminose, e ne ho approfittato per concedermi lunghe passeggiate, spesso immerse nella natura. Abbiamo anche trascorso una splendida giornata in campagna per festeggiare l’arrivo dell’autunno. Una nostra amica ha una casa in campagna, e ogni anno, più o meno in questo periodo, ci ritroviamo tutti insieme per un pranzo all’aperto tra grigliate e castagne. È diventata una tradizione, un modo semplice ma autentico per ritrovarci e celebrare il fatto di essere ancora insieme.

Proprio in quell’occasione mi sono sorpresa a pensare agli anni passati. Ho iniziato a frequentare questa compagnia nel 1984, all’inizio del secondo anno di università — sono passati quarantun anni. In mezzo ci sono stati periodi di distanza, almeno per quanto mi riguarda: matrimoni finiti, momenti particolari, silenzi. Poi, qualche tempo fa, ci siamo ritrovati, e da allora non ci siamo più persi di vista. La festa d’autunno è diventata il nostro modo di dirci che, nonostante tutto, ci siamo ancora.

E così, inevitabilmente, si torna con la mente agli anni in cui tutto era ancora possibile: il futuro come una tela bianca, che faceva un po’ paura ma anche sognare. Poi arrivano gli anni del lavoro, della vita frenetica, in cui non c’è tempo per porsi troppe domande, né esistenziali né professionali.

E infine, quasi senza accorgertene, varchi la soglia dei cinquanta, poi dei sessanta, e senti il bisogno di fermarti. Di riflettere. Di assaporare la vita con calma.

Ormai sappiamo chi siamo, molto più di quanto potessimo immaginarlo a vent’anni, quando ancora si navigava a vista in cerca di una direzione. Certo un po’ mi manca quel tempo in cui era ancora tutto possibile, in cui mi chiedevo “cosa farai da grande?” Era anche un tempo in cui il mondo sembrava migliore, anche se forse non è davvero così, è solo il velo offuscato della memoria che fa sembrare tutto più bello. 

In questo mese in cui il tempo rallenta e i ricordi tornano a bussare, sento il bisogno di fermarmi, di guardare indietro e di ringraziare per le strade percorse e per le persone che ancora camminano accanto a me. 

Forse è questo che mi piace dell’autunno: la capacità di farmi rallentare e guardare le cose con occhi più sinceri. Con il passare del tempo non cerco più grandi risposte, ma piccoli momenti di verità

Mi piace pensare che ogni autunno porti con sé una nuova consapevolezza, un modo diverso di stare al mondo. Anche se il tempo passa, restano le persone, i ricordi e quella voglia semplice di condividere un pezzo di strada insieme.

Volevo scrivere un testo con uno spirito ottimista e non lamentoso, ma alla fine è venuto fuori un post piuttosto nostalgico. Capita anche a voi, quando l’aria si fa più fresca e le foglie cambiano colore, di sentire una lieve nostalgia per qualcosa che non sapete definire?






Fonti immagini: foto mia del sentiero di accesso della casa di campagna