domenica 8 maggio 2022

Festa del lavoro

Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero. Aristotele

Lo so, arrivo tardi perché il primo maggio è già passato, difficilmente dedico dei post alle ricorrenze tuttavia quest’anno, per la prima volta, la festa del lavoro mi è sembrata particolarmente sentita dai media, forse è solo una mia sensazione ma ho ascoltato dei discorsi in cui mi ci sono ritrovata molto più che in passato. 

Il sindacalista Maurizio Landini, in una breve intervista, ha evidenziato il rapporto molto stretto tra stipendi ed economia, oggi siamo di fronte a salari sempre più bassi, mentre una volta con lo stipendio si viveva dignitosamente e si mettevano da parte dei risparmi, addirittura si poteva comprare la macchina nuova o la casa, sia pur accendendo un mutuo, il livello salariale di oggi non solo non permette tutto questo ma  è a livello di sussistenza, permette appena di sopravvivere. Come può girare l’economia se non c’è un’adeguata retribuzione? si chiede di consumare ma se non c’è la possibilità di farlo diventa impossibile, i minori consumi causano un ristagno dell’economia che di conseguenza impatta sul resto. Se poi pensiamo che gli orari di lavoro sono sempre più fagocitanti oserei dire che manchi anche il tempo da dedicare ai consumi, io per esempio non ho mai il tempo di fare acquisti (intendo quegli acquisti che davvero desidero e non quelli indotti e inutili). Oggi il lavoro, oltre a essere poco pagato è diventato sempre più precario, ovvio che la precarietà non aiuti l’economia, se non sono sicura di avere il lavoro domani non sarò spinta a spendere o perlomeno a fare investimenti sul medio o addirittura lungo termine, insomma il tanto demonizzato posto fisso è quello che permette di costruire il futuro non solo personale ma di un’intera società, è così difficile capirlo? Invece questo legittimo desiderio di stabilità ci è stato venduto come un blocco per l’economia, come qualcosa che non permetteva la giusta flessibilità del mondo del lavoro (perché in America è tutto molto più snello, certo ma in America non esiste la burocrazia che ingessa il sistema e non esiste l’evasione fiscale che c’è in Italia. Quanto mi irrita questo diffuso pensiero che gli americani facciano meglio di noi, non é così, ci sono cose buone e cose cattive ma contestualizzate la situazione). 

Quindi senza stipendi adeguati e dignitosi che garantiscano la vita e non la semplice sussistenza, senza la stabilità del lavoro e non la precarietà, l’economia non può funzionare. Ma se sono accorti adesso?

Io lo penso da anni, ma in fondo io non sono nessuno, questa é semplicemente una legge economica, strano che tutti i geni al governo non se ne siano accorti, tutti quei grandi pensatori che ci hanno massacrato con leggi inique rubando diritti acquisiti dopo anni di lotte, in nome di una flessibilità del lavoro che doveva garantire maggiore occupazione, hanno contribuito alla rovina dell’economia italiana. L’Italia è il paese dove il salario è rimasto fermo negli ultimi vent’anni, in tutti gli altri paesi europei il salario medio é cresciuto, l’Italia precede solo la Grecia e la Turchia per livello di salario. E ci meravigliamo se l’economia non va come dovrebbe? In Italia ci salviamo solo perché molti giovani hanno alle spalle le famiglie, la generazione degli anni sessanta e settanta che ha risparmiato e che ora supporta i figli con lavori precari. 

La globalizzazione è stata per il capitalismo una tappa decisiva sulla strada della scomparsa di ogni limite.
Serge Latouche 


Ci siamo asserviti a un mondo sempre più globalizzato, convinti di avere dei vantaggi, il che può essere anche essere vero, sotto certi aspetti, sotto altri non è detto. Ciò premesso, c’é un concetto importante che deve passare bene, il lavoro non deve essere schiavitù, invece oggi molti lavoratori sono schiavi e troppo spesso ricattabili, a causa dei contratti precari da rinnovare ogni tot mesi, alle necessità di avere una retribuzione, anche se da fame.

A supporto del mio pensiero arrivano poi articoli che mi capita di leggere che raccontano storie vere su questa situazione; sul n. 11 di Donna Moderna del 3 marzo scorso ho letto un’inchiesta di Eleonora Lorusso intitolata “Altro che dalle 9 alle 5...” A quanto pare è sempre più difficile rientrare nelle ore canoniche di lavoro, dalle 9 alle 5 può essere una chimera, già per gli impiegati è sempre più difficile osservare l’orario, spesso si va ben oltre, ma per coloro che devono fare dei turni diventa pressocché impossibile. In questo articolo si parla di una donna che lavorava in un supermercato e faceva dei turni estremamente rigidi e pur avendo un contratto precario di 24 ore settimanali (che però diventavano 40 quando era costretta a prolungare i turni con la promessa di un contratto di lavoro a tempo indeterminato) faceva fatica a conciliare lavoro e gestione del figlio in età scolare, finché - quando è venuto a mancare il supporto familiare che seguiva suo figlio quando lei non poteva -visto che il marito lavorava fuori regione - si è dovuta  licenziare, non per scelta, ma perché con i turni era impossibile gestire la famiglia che grava sulle spalle delle madri, quasi sempre. Nello stesso articolo si parla di un’azienda di logistica che ha imposto alle sue dipendenti due turni 5,30-13,30 e 14,30-22,30 cancellando il turno centrale 8,30-15,30 unico turno compatibile con gli orari di scuola dei figli. Assurdo, una volontà deliberata di nuocere al lavoratore. Non tutti possono permettersi una baby sitter o un familiare che aiuti nella gestione dei figli. E poi ci meravigliamo delle culle vuote? Le dipendenti hanno fatto causa e il giudice (del tribunale di Bologna) ha dato ragione alle dipendenti. Esistono comportamenti che mettono in condizione di svantaggio i lavoratori, in particolare le donne con figli (ma se vogliamo anche un uomo che cresce il figlio da solo). 

L’articolo 25 del codice delle pari opportunità del 2006 vieta queste condotte. Con la riforma del 2021, inoltre, é stata recepita una direttiva comunitaria che include espressamente tra i fattori discriminanti la gravidanza, la maternità e la paternità, anche adottive.

Non sempre le aziende rispettano le leggi, ma si può fare ricorso, tuttavia bisogna avere  tempo, energie e soldi per farlo (in Emilia Romagna, per ora la prima regione ad averlo adottato, è stato istituito un fondo di 20.000 euro per le spese legali per le donne che devono sostenere una causa di lavoro per discriminazione). 

Potrei dilungarmi ancora ma mi fermo qui, vi lascio con il video di Massimo Gramellini che, nella buonasera del 30 aprile, ha spiegato molto bene il concetto di lavoro dignitoso parlando del caso di una dipendente di Amazon “addetta al confezionamento dei pacchi” 






Fonti immagini: Pixabay 

Fonti testi: Donna moderna n. 11 marzo 2022

14 commenti:

  1. Hai detto tutto giusto, Giulia. Oggi secondo me non si può più parlare di lavoro, il lavoro è concetto nobile fatto di diritti e doveri. Oggi c’è la schiavitu’, il lavoro è quasi del tutto estinto. Siamo carne da macello, queste le parole che mi vengono in mente ascoltando la storia di Elisa raccontata da Gramellini. Alla base mancano i valori fondamentali. Al centro della vita, per così dire, non c’è più l’uomo, ma il denaro. Abbiamo urgente bisogno di un nuovo Umanesimo. Buona domenica.

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    1. Hai ragione Caterina, siamo carne da macello, ma questo non è un sistema sostenibile a lungo, non ha futuro, se chi lavora non ha dignità e sostenibilità non ci saranno più neanche i consumi e l'economia conseguente, gli imprenditori dovrebbero pensarci bene quando scelgono il profitto a spese della dignità e della sicurezza.

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  2. Cara Giulia, hai già detto tutto tu. Io sul fronte lavorativo anche viste le mie ultime vicende personali sono totalmente scoraggiata e dico sempre ai miei nipoti: studiate e andatevene, sarà una sofferenza sapervi lontani ma il vostro bene viene prima di tutto e questo non è un paese per i giovani, per gli anziani, per nessuno, solo per i ladri impuniti perché anche l'evasione qui praticata su larga scale è un furto.

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    1. È triste che si debba andare in un altro paese per avere un lavoro corrispondente alle proprie giuste dignitose aspirazioni, proprio perché in Italia ci sono eccellenze uniche che dovrebbero essere valorizzate di più, oltre che sostenute come un fiore all'occhiello di cui andar fieri. Io spero che i giovani invece restino e combattano per cambiare questo stato di cose...

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  3. Ho i brividi. Anche perché, Gramellini ha ragione, noi consumatori non vogliamo guardare a queste logiche, fingiamo non esistano. Ignoriamo o siamo indifferenti esattamente come in epoche passate milioni di persone ignoravano o restavano indifferenti dinanzi alla schiavitù. E dici bene in questo articolo, Giulia, il precariato è una piaga enorme. La flessibilità che dovrebbe rappresentare un aspetto nuovo e invitante di questo mondo nuovo e globalizzato, è precarietà. Anche la sicurezza in molti luoghi di lavoro è trascurata e genera morti bianche che lasciano agghiacciati. È la nuova schiavitù, travestita da lavoro oggi.

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    1. Per questo è importante parlarne, in modo che ciascuno di noi sia consapevole anche come consumatore, poi possiamo far finta di niente e comprare il prodotto a prezzo stracciato, ma la consapevolezza deve esserci, perché può essere un piccolo passo per cambiare.

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  4. È il solito problema: si scarica sulle categorie più deboli l'inefficienza del sistema. Perché se pur con la decima economia al mondo abbiamo una disoccupazione assurda e un debito pubblico esorbitante, sicuramente non è colpa del commesso del supermercato o dell'operaia in catena di montaggio.

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    1. La colpa è sempre ai vertici, in chi ha il potere di decidere e di solito lo fa sulla pelle dei più deboli che sono i primi che soccombono nei momenti di crisi.

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  5. Cara Giulia, che sollievo leggere un articolo come questo, che condivido tutto, dalla prima all'ultima riga!
    In questi giorni stanno venendo alla luce dichiarazioni da parte dei datori di lavoro agghiaccianti, che mettono ben in evidenza la distanza che nel nostro paese si misura tra chi lavora e chi offre lavoro, anche quando si tratta di stare all'interno della stessa azienda.
    Due esempi: l'imprenditrice della moda che dichiara di avere con sè solo donne -anta, perché sono quelle che hanno già avuto figli, sono magari già sposate e alcune già divorziate, insomma hanno fatto tutte le esperienze che evidentemente dal suo punto di vista caratterizzano la lavoratrice donna che poi chiederà maternità, assegni familiari, o dovrà essere sostituita. E pere fare cosa? Sono parole della sedicente big della moda "così lavorano con me sempre disponibili, h24". Ecco un esempio di incultura o se preferisci cultura patriarcale e padronale all'ennesima potenza. In un settore che dovrebbe essere all'avanguardia e che lancia di tanto in tanto campagne per le pari opportunità. No comment.
    Altro esempio: l'imprenditore che sostiene che un saldatore ottiene un salario di 70.000 euro l'anno. Ora, costui, che prenderà cifre assolutamente più alte e che fa fatica a regolarsi spammetricamente con i miseri stipendi degli operai, come diavolo fa a sostenere una cosa del genere in un mercato del lavoro in cui la caratteristica principale, oltre alla precarietà, è il lavoro povero, ovvero il lavoro sotto pagato?
    Esempi che mi servono per dire quale sia il vero problema del paese: una classe imprenditoriale inadeguata, che no proviene dalla competenza come la generazione che li ha preceduti e che probabilmente ha davvero costruito gli imperi, ma dall'ovatta, dal divano, dai Consigli di amministrazione ottenuti a vent'anni. Scusa lo sfogo, ma se siamo a questo punto le responsabilità ci sono, eccome. E lo Stato, che invece di combattere l'evasione prepara condoni e distribuisce risorse a pioggia senza minimamente verificare se vadano verso chi "merita" perché serio e rispettoso delle leggi o chi non "merita" e sfrutta il lavoro. Tanto ce n'è tanto e più è mal pagato più l'esercito di riserva è disponibile, a qualunque prezzo.
    Insomma, non resta che il sindacato. Grazie per averci tenuto in conto. Un abbraccio

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  6. Sicuramente abbiamo una classe imprenditoriale inadeguata, molto miope ma soprattutto abbiamo avuto (e mi sembra ancora abbiamo) dei politici poco attenti ai veri problemi del paese, poco lungimiranti, oltre che del tutto inesperti di politica economica (o forse fanno solo finta). Io ho una modesta laurea in economia e tra le poche leggi economiche che ho studiato c'era una importante che sosteneva che nei periodi di crisi la spesa pubblica potesse aiutare l'economia del paese indirizzando e aiutando certi settori di consumo (norma ordinaria di macroeconomia). Negli ultimi decenni poco è stato rispettato di queste semplici norme e questo è il risultato. È molto avvilente vedere che il primo imbecille che passa e che urla più forte abbia credito e voti più di altri portando il paese allo sfacelo...

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  7. Eh, ho capito, però aumentare i consumi per far girare l'economia non può essere la soluzione, perché la produzione ha un impatto sull'ambiente, come produzione, consumi e rifiuti.
    In America non so dirti se ci sia meno evasione fiscale, ma a parte il nero imperante, certo è che da quelle parti oltre una certa soglia di evasione c'è la pena detentiva, che è un deterrente che in Italia non viene applicato.

    Io di quell'ambiente descritto nel video conosco qualcosa, anni fa ho fatto formazione a dei ragazzi che avrebbero lavorato proprio lì a Torrazze Piemonte. Già l'impressione che ne veniva era di uno scenario dalle ombre distopiche, e quanto sentito non fa che rafforzarmene l'impressione.

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    1. No aumentare i consumi no, perlomeno quelli meramente futili e indotti da false esigenze, esiste anche un consumo di prodotti sostenibili e di qualitá su cui si dovrebbe puntare. L'America ha un sistema diverso dal nostro che, sotto certi aspetti, può essere migliore sotto altri no, bisogna solo smettere di considerare le cose "americane" come migliori in assoluto rispetto alle nostre. Essere addetti ai pacchi Amazon (ma anche a una catena di montaggio di una fabbrica) è alienante, per questo occorre riconoscere e difendere i diritti di questi lavoratori. Un mio amico lavorava in fabbrica e anche lui doveva chiedere la sostituzione per andare in bagno...per fortuna è riuscito a cambiare lavoro

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  8. Quella citazione di Aristotele non la conoscevo, ma è decisamente mia: "Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero." Mio nonno buonanima ne usava un'altra: lavoro per vivere, non vivo per lavorare.
    Il problema è che chi detiene la possibilità di cambiare le cose vive proprio per lavorare e pretende che il popolo faccia altrettanto. Vedesi l'imprenditrice della moda Elisabetta Franchi (e uno degli articoli più illuminanti è quello di Selvaggia Lucarelli). Che poi non mi stupisco nemmeno di quelle dichiarazioni, mi stupisco dei rappresentanti dello Stato che erano presenti a quell'intervista, due donne che se ne sono state zitte e mute: la vice ministra alla cultura Lucia Borgonzoni e il ministro delle Pari opportunità Elena Bonetti (pari opportunità, capisci? il colmo!). Questo mi ha fatto girare le ovaie parecchio. Se ci si rendesse conto di chi e che cosa si rappresenta quando si ha una determinata carica dello Stato, quelle due signore avrebbero dovuto smettere di sorridere, dissentire pubblicamente e uscire di filato dall'evento.
    Le dichiarazioni fatte dopo alla stampa mi fanno solo sentire ancora più presa per i fondelli.

    Altra cosa: da quando ho più amici americani (anzi, italo-americani) e mi capita anche di collaborare con loro in alcuni progetti, ho rivalutato comunque il nostro paese e il nostro modo di vivere. Loro sognano di venire a vivere in Italia, non è tanto il mito de "la dolce vita", ma davvero da loro il lavoro è prima di tutto, prima della salute, prima della famiglia. Vivono malissimo e solo con la pandemia se ne stanno rendendo conto. Questo però non toglie che in Europa siamo comunque gli ultimi...

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    1. Eh sì anch'io ho amici che lavorano o hanno lavorato in America e mi fanno apprezzare di più l'Italia sotto alcuni aspetti. Ciò non toglie che abbiamo un sistema lavorativo che va peggiorando sempre più, questo mi irrita molto. L'intervento di Elisabetta Franchi mi ha fatto davvero orrore, ma ancor più le due ministre che sono rimaste zitte, a ripresa va del fatto che al potere non serve mettere delle donne ma delle donne intelligenti e di carattere...

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