Qualche mese fa in un commento Salvatore Anfuso nel suo post intitolato Come raggiungere il massimo dell'efficienza nella scrittura mi ha suggerito di scrivere un post su come conciliare la vita lavorativa con la scrittura. E io ho seguito il suo suggerimento. Avevo cominciato a scrivere il post tempo fa, ma solo ora sono riuscita a completarlo. Meglio tardi che mai.
Nel suo post Salvatore spiegava come raggiungere l'efficienza nella scrittura e sfruttare bene il proprio tempo, dava ottimi consigli. Il problema sorge però se lavori e, si sa, la maggior parte della gente che scrive non vive di scrittura, quindi, se è fortunata (oggi bisogna comunque considerarsi fortunati ad avere un lavoro) svolge ogni giorno un altro lavoro che non riguarda la scrittura.
Ed ecco quindi che - per scrivere - è necessario organizzarsi bene, anzi molto bene.
Siccome io non sono un guru e non possiedo nessuna ricetta miracolosa posso solo parlare di quello che faccio io per conciliare la mia vita lavorativa con la scrittura. Prima di tutto é necessario avere la passione, e quella non mi ha mai abbandonata, anzi si è acuita negli ultimi anni, grazie alla possibilità di pubblicare. Probabilmente non scriverei se non avessi la prospettiva di pubblicare anche in autonomia.
Siccome io non sono un guru e non possiedo nessuna ricetta miracolosa posso solo parlare di quello che faccio io per conciliare la mia vita lavorativa con la scrittura. Prima di tutto é necessario avere la passione, e quella non mi ha mai abbandonata, anzi si è acuita negli ultimi anni, grazie alla possibilità di pubblicare. Probabilmente non scriverei se non avessi la prospettiva di pubblicare anche in autonomia.
Ma soprattutto è fondamentale fare delle scelte, non puoi scrivere sul blog tutti i giorni, seguire tantissimi blog lasciando commenti possibilmente intelligenti e riempire pagine intere del tuo nuovo romanzo. Non puoi, perché ogni giornata è formata sempre da 24 ore di cui almeno 6 sarebbero da dedicare al sonno, quindi devi fare una scelta e dare le priorità in base all'obiettivo da raggiungere.
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| Il segreto del successo nella vita è fare della tua vocazione il tuo divertimento. Mark Twain |
La frase sopra è emblematica, sarebbe bello raggiungere il successo attraverso le proprie passioni, tuttavia anche se ciò non avviene, avere una passione e dedicarvi del tempo rende, in un certo senso, più felici e soddisfatti.
È necessario quindi porsi un obiettivo di scrittura e applicarsi con costanza. L'alternativa è aspettare di essere colpiti dal fuoco sacro dell'ispirazione all'improvviso e scrivere duecento pagine in una notte.
La seconda ipotesi accade spesso nei film oppure nei romanzi, ma nella realtà probabilmente no. A me almeno non è mai accaduto, pur avendo avuto, talvolta, qualche momento di grande ispirazione che mi ha condotto a scrivere alcuni capitoli quasi in uno stato di grazia.
Ma siccome vogliamo parlare di obiettivi realizzabili, secondo me il metodo è dedicare del tempo a scrivere con periodicità, costanza e determinazione. Procedere magari a piccoli passi, ma comunque procedere. Il tempo da dedicare alla scrittura può essere quello serale, se il lavoro lascia dei margini oppure quello del week end. Le ore per me più favorevoli sono quelle mattutine del fine settimana. Sono quelle più produttive e quelle che mi trovano meno stanca.
E comunque è importante mettersi lì davanti al computer e scrivere, provarci, stare lì per alcune ore a tentare di scrivere perché, proprio mentre ti lambicchi il cervello a pensare alle parole giuste da fissare sulla pagina, può arrivare lo stato di grazia di cui parlavo prima.
Altre volte non accade nulla, scrivi una mezza paginetta e ti sembra di aver scalato l'Everest nel farlo, ma la volta successiva proprio partendo da quelle quattro righe riesci a scrivere il capitolo migliore del libro o quello che ti sembra tale.
In questi ultimi mesi non ho scritto nuove storie. Mi sono dedicata alla revisione-promozione-ricerca immagini-nuova revisione degli ultimi due romanzi, il secondo giallo e il romance che voleva uscire dal cassetto.
In questi ultimi mesi non ho scritto nuove storie. Mi sono dedicata alla revisione-promozione-ricerca immagini-nuova revisione degli ultimi due romanzi, il secondo giallo e il romance che voleva uscire dal cassetto.
Volutamente ho tralasciato di scrivere storie nuove perché non mi restavano energie per fare altro e anche perché non avevo voglia di passare il tempo libero davanti al computer, ma andare in giro o stare in relax: ne avevo un assoluto bisogno.
Nel frattempo leggevo molto e pensavo ogni tanto al terzo episodio di Sorace.
Infine, mentre ero in ferie, per alcuni giorni mi sono imposta di scrivere un capitolo della nuova storia. Il primo giorno non ho scritto quasi nulla, il secondo giorno ho scritto un mezzo capitolo, il terzo giorno ho delineato meglio e implementato quello che avevo scritto.
Ho avuto la riprova che è necessario imporsi il tempo da dedicare alla scrittura perché altrimenti non si procede in nessun modo. Finché la storia ce l'hai nella testa in forma nebulosa la storia non esiste. Essa comincia a esistere solo quando la metti su carta, con fatica e sudore.
Ho avuto la riprova che è necessario imporsi il tempo da dedicare alla scrittura perché altrimenti non si procede in nessun modo. Finché la storia ce l'hai nella testa in forma nebulosa la storia non esiste. Essa comincia a esistere solo quando la metti su carta, con fatica e sudore.
E poi ci sono altri accorgimenti per non perdere tempo, questa cosa l'ho letta in un articolo, non so se sono idee malsane di qualche giornalista oppure realtà, ma sembra che il look "casual" di alcuni uomini di successo serva per "non perdere tempo", avete presente il modo di vestire molto informale di uomini come Steve Jobs: maglia a collo alto nera, jeans e occhiali; oppure di Mark Zuckergerg: maglietta grigia, infradito e jeans, con l'aggiunta della felpa con cappuccio se fa più freddo, lui stesso ha spiegato perché veste sempre allo stesso modo, per non sprecare tempo in decisioni frivole come quelle legate al look e concentrarsi sul lavoro. Anche Marchionne (che riposi in pace) con i suoi maglioncini sobri seguiva lo stesso criterio.
Queste osservazioni mi hanno colpito perché anch'io negli ultimi tempi tendo a vestirmi in modo sobrio quando vado al lavoro, per non perdere tempo, a volte ho anche pensato che sarebbe stato comodo indossare una divisa in modo da non dovermi preoccupare di cosa mettere. In realtà una prima causa è da collegarsi alla crescente disaffezione al mio mondo lavorativo, che sento sempre più fagocitante e quindi non mi interessa vestirmi bene per adeguarmi all'ambiente.
No, tranquilli, non vesto come Zuckemberg, però più passa il tempo, meno cerco di complicarmi la vita pensando a cosa indossare al lavoro. Ogni tanto mi faccio prendere dalla vanità femminile e indosso anch'io qualche vestitino frou frou, poi però ritorno ai miei pantaloni classici con magliettina di cotone e giacchino, o il classico twin set...(comodissimo, anche se probabilmente ormai fuori moda, nelle stagioni da tempo ballerino).
No, tranquilli, non vesto come Zuckemberg, però più passa il tempo, meno cerco di complicarmi la vita pensando a cosa indossare al lavoro. Ogni tanto mi faccio prendere dalla vanità femminile e indosso anch'io qualche vestitino frou frou, poi però ritorno ai miei pantaloni classici con magliettina di cotone e giacchino, o il classico twin set...(comodissimo, anche se probabilmente ormai fuori moda, nelle stagioni da tempo ballerino).
La differenza è che io non voglio perdere tempo sul mio lavoro, ma voglio risparmiarlo per tornare a casa prima possibile e scrivere. Desiderio che resta spesso tale, perchè le urgenze mi legano alla scrivania del mio ufficio oltre l'orario.
Tutto sommato i momenti migliori per scrivere bisogna ritagliarseli comunque e non sprecarli.
Non è facile e non sempre la forza di volontà aiuta.
E voi cosa ne pensate?
Non è facile e non sempre la forza di volontà aiuta.
E voi cosa ne pensate?













