domenica 31 maggio 2026

Un sorriso gratis

 

Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso. Madre Teresa di Calcutta


Che cosa può cambiare il colore di una giornata?

Ci sono mattine in cui ci si sveglia con il peso del mondo addosso. Le scadenze rincorrono i pensieri, le preoccupazioni si affollano nella mente ancora prima del primo caffè, e il cuore sembra camminare qualche passo dietro di noi.

Si esce di casa distratti, con lo sguardo basso e l’anima in disordine. Poi, quasi senza accorgersene, accade qualcosa di minuscolo eppure capace di spostare il baricentro della giornata: una mano che ti tiene aperta la porta, un buongiorno inatteso, il sorriso di uno sconosciuto sull’autobus o al bancone del bar.

Sono gesti piccoli, quasi invisibili, ma hanno la forza gentile della luce quando entra in una stanza buia. Per un attimo il mondo sembra migliore, le inquietudini della notte sfumano e persino il peso dei pensieri si fa più leggero.

Io li chiamo “sorrisi gratis”, prendendo in prestito il titolo di una canzone di Gino Paoli: sorrisi che non chiedono nulla, che non hanno secondi fini, ma nascono soltanto dal desiderio umano di riconoscersi, anche per un istante, nella gentilezza.

Forse ci fanno star bene proprio perché stanno diventando sempre più rari. Eppure basterebbe così poco per rendere il mondo, ogni giorno, appena più abitabile.

Abbiamo bisogno di sorrisi gratuiti. Lo penso spesso. L’altra sera, però, guardando il programma L’Eredità, ho avuto la conferma che non sono l’unica. Durante uno dei giochi è stata mostrata una statistica sulle cose che riescono a rendere più bella una giornata e a farci stare bene.

Tra le più apprezzate c’erano il profumo del pane appena sfornato, un odore che ci riporta ai ricordi dell’infanzia, la sorpresa di sentire alla radio la nostra canzone preferita e il sorriso gentile di una persona sconosciuta. C’erano anche altre risposte, ma queste sono quelle che mi hanno colpita di più. Forse perché parlano di quelle piccole gioie che non costano nulla e che, proprio per questo, hanno un valore speciale.

Alla fine, le cose che ci fanno stare meglio sono spesso le più semplici. E un sorriso sincero resta uno dei regali più preziosi che possiamo fare, senza spendere nulla. E così - in questo maggio piuttosto faticoso per una serie di motivi - ho pensato di scrivere un post un po' ottimistico cercando di parlare di cose belle.

E per voi? Qual è quella piccola cosa, semplice e quotidiana, che riesce sempre a strapparvi un sorriso e a rendere più bella la giornata?

Mentre ci pensate vi lascio il link della bellissima canzone di Gino Paoli.



Fonti immagini: Pixabay

giovedì 14 maggio 2026

Millenovecentoottanta





Anche se il timore avrà più argomenti, tu scegli la speranza. Lucio Anneo Seneca.


Tempo fa ho letto Strage di Loriano Macchiavelli, autore che ho scoperto tardi ma che avrei voluto incontrare molto prima. Un romanzo che attraversa la Strage di Bologna e quegli anni sospesi tra paura, misteri e ferite aperte. Il titolo originale, pare, avrebbe dovuto essere Funerale dopo Ustica. E già questo dice tutto, infatti prima della strage di Bologna c’era stato il Disastro di Ustica. Un'estate funestata da due stragi tremende che sconvolse la vita degli italiani.

Il 1980 è un anno “tondo”, un po’ come il 2020, quasi un simbolo. Tempo fa, sentendo parlare dell’anniversario del terremoto dell’Irpinia, ho realizzato che tutto era successo nello stesso anno: un anno segnato dal dolore collettivo.

Il disastro di Ustica e poi la strage di Bologna.
Poi, pochi mesi dopo, in autunno, il Terremoto dell'Irpinia. Tre ferite enormi nello stesso anno.

Di quell’anno ricordo soprattutto il terremoto dell’Irpinia perché io, che vivevo ancora in Puglia, lo sentii distintamente.
Il 23 novembre lo ricordo bene anche perché era domenica e, dato che il 25 sarebbe stato il mio compleanno, avevamo invitato a pranzo una mia cara amica, anche compagna di scuola. Era un piccolo anticipo di festa, anche se forse non avrei dovuto festeggiare prima.
Quella sera ero distesa sul letto a ripassare storia — il giorno dopo sarei stata interrogata — quando sentii il letto sobbalzare. Un movimento violentissimo: caddi e provai una paura autentica, la sensazione di essere a un passo dalla morte. Corsi fuori casa insieme alle mie due sorelle, precipitando giù per le scale. Una volta in strada restammo a guardare il nostro condominio oscillare seguendo le onde del terremoto. Era una costruzione antisismica, e quella sera ne ebbi la prova.
La cosa più impressionante era il boato: un suono cupo e immenso che sembrava arrivare dalle viscere della terra. Terribile davvero.

Per settimane non volli più restare in casa la sera. Le mura, che fino al giorno prima erano protezione, erano diventate minaccia. Avrei passato tutto il mio tempo fuori, perché stare dentro significava affrontare di nuovo quella stessa angoscia.

È strano pensare che gli anni Ottanta, un decennio che molti ricordano come leggero e scintillante, siano iniziati in un modo così cupo.

In questo periodo sono un po’ a corto di argomenti, o forse, sono tanti quelli di cui vorrei parlare ma nessuno mi sembra abbastanza rilevante, sto vivendo un periodo di sospensione, vorrei fare tante cose e non faccio niente. Anche scrivere sul blog diventa arduo. Ogni questione mi sembra di poco conto o non abbastanza importante da riuscire a fermarsi sulla pagina. Insomma vorrei fare tante cose e finisco per non farne nessuna. 

Così penso, i pensieri girano vorticosamente e mi tornano in mente cose del passato e anche i miei anni ottanta, così è uscito questo post ripescato dalle bozze del blog e del tempo. Sembra tutto così lontano eppure non lo è davvero. 

Forse è anche per questo che continuo a tornare con il pensiero a quegli anni, che poi sono gli anni della mia adolescenza, anni in cui tutto doveva ancora accadere, con tutta la vita davanti e con mille possibilità, mille sogni da realizzare, almeno in teoria. E quindi, mentre faccio fatica a scrivere, con la sensazione di avere troppi pensieri e nessuna direzione precisa, rimando, lascio bozze aperte, accumulo idee che non diventano mai parole. 

E poi come se non bastassero le guerre in corso nel mondo ecco che torna un antico spettro, quello del virus o hantavirus. No, non parliamo di questo, meglio pensare agli anni ottanta, soprattutto a quello che accadde dopo il momento cupo e quindi le cose positive.

Gli anni Ottanta in fondo furono un decennio ricco di progressi scientifici, culturali, tecnologici e sociali. 

Fine di tensioni internazionali e aperture politiche come la distensione finale della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica grazie ai dialoghi tra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov (peccato che oggi siamo tornati indietro).

Nel 1982 i miei mondiali di calcio con la vittoria dell'Italia. Ricordo indelebile scolpito nella mia mente.

Progressi scientifici e tecnologici con la diffusione dei personal computer come IBM Personal Computer e Apple Macintosh, che resero l’informatica accessibile a milioni di persone, con la nascita e la crescita delle prime reti che avrebbero portato al mondo moderno Internet. Scoperte mediche importanti, inclusi i progressi nella diagnostica e nei trapianti.

Cultura e intrattenimento
Esplosione globale della musica pop con artisti come Michael Jackson, Madonna e Queen e tanti altri.
Uscita di film diventati classici come E.T. Ritorno al futuro, Blade Runner, ma soprattutto il mio adorato Dirty Dancing.
Nascita di MTV, che cambiò il modo di vivere la musica e i videoclip.


Nel 1989 la Caduta del Muro di Berlino, simbolo della riunificazione europea e della fine della divisione tra Est e Ovest. Lo so, dopo il 1989 molte persone pensarono che il mondo sarebbe diventato progressivamente più stabile, più aperto e meno conflittuale. Per un periodo sembrò davvero possibile: meno paura nucleare, più cooperazione internazionale, crescita tecnologica rapidissima, apertura delle frontiere in Europa.
Poi sono arrivate nuove crisi: guerre regionali, terrorismo, tensioni geopolitiche, disinformazione online, polarizzazione politica, crisi economiche e climatiche. Un momento di forte speranza che non si è realizzata completamente.

La storia raramente procede in linea retta, ci sono fasi di apertura e fasi di chiusura. Ogni epoca ha avuto le sue paure e le sue delusioni. Ma la storia mostra anche che le persone sono capaci di cambiare il mondo quando sembrava impossibile farlo. Gli anni Ottanta finirono con muri che cadevano invece che con guerre. 
Il futuro non è mai già scritto e forse possiamo ancora credere che gli anni a venire ci conducano verso un finale di decennio positivo e che vale ancora la pena credere in un domani migliore.

Voi credete sia ancora possibile?