A volte ce ne sono diversi, ma di una cosa possiamo essere certi, sono i cattivi che fanno la storia, se non ci fosse un cattivo da combattere non ci sarebbe nessuna storia.
Cosa sarebbe il romanzo I promessi sposi senza Don Rodrigo o senza Il Nibbio?
Cosa sarebbe Il ritratto di Dorian Gray se il suo protagonista Dorian non fosse, oltre che bellissimo, anche estremamente malvagio?
Cosa sarebbe Otello senza Iago?
In ogni storia c'è sempre un colpevole e il colpevole è preferibilmente un mostro
Queste mie riflessioni sono nate leggendo il romanzo di Donato Carrisi La ragazza nella nebbia, per me che tento di scrivere romanzi gialli questo pensiero ce l'avevo già, ma nel romanzo di Carrisi questo concetto è ben sottolineato, oltre a quello del ruolo dei media che diventano i veri protagonisti di un evento criminoso, perché la gente, si sa, ha bisogno di mostri da condannare o da incolpare.
È rassicurante pensare che esistano i mostri perché fa sembrare il male lontano da noi, ma questa è una facile conclusione perché il mostro può essere molto più simile a noi di quanto si pensi. Insomma è sempre meglio ricordarsi di non abbassare la guardia, gli altri siamo noi, come affermava la famosa canzone. Purtroppo ciò accade sia nel bene che nel male.
In questo romanzo ci sono diverse questioni che vengono sottolineate:
Il ruolo di giornali e televisione (a cui si aggiungono i social network) nella rappresentazione di un crimine: troppe volte il processo al colpevole avviene a livello mediatico ben prima che in tribunale, il colpevole o presunto tale viene condannato o assolto fuori dai palazzi di giustizia. In questo romanzo ho sentito moltissimo il peso dei media nella vicenda, un peso notevole perchè possono rovinarti la vita o risollevarti allo stato di eroe incompreso.
In alcuni punti del romanzo ho riconosciuto l'eco di casi reali a cui l'autore potrebbe essersi ispirato.
Nel romanzo c'è un agente di polizia senza scrupoli che manovra i media a suo uso e consumo. "Attirare le telecamere, conquistare le prime pagine. Ottenere sempre più fondi per l'indagine grazie all'attenzione e alle pressioni del pubblico a casa. Santificare la vittima e, alla fine, scovare il mostro e sbatterlo in galera."
Insomma sembra quasi un intento nobile, se non ci sono le telecamere, non c'è la dovuta attenzione e i fondi finanziari per risolvere il caso.
Il ruolo del cattivo in una storia è fondamentale. Qualcuno ricorda i nomi delle vittime? In certi casi forse, ma sicuramente si ricordano i nomi dei killer soprattutto se sono seriali. Qualche nome? Jeffrey Damher, il cannibale di Milwaukee; Ted Bundy, il killer delle studentesse, ma se vogliamo fare qualche esempio italiano io per esempio ricordo molto bene alcuni nomi: Donato Bilancia (uccideva sui treni), Luigi Chiatti, il mostro di Foligno che uccise due bambini (qui ricordo anche i nomi dei bambini), Michele Profeta, il mostro di Padova. Ne ho citati solo alcuni ma la lista è lunghissima.
In effetti ricordiamo soprattutto i nomi degli assassini e molto meno delle vittiime, soprattutto quando sono numerose.
In effetti ricordiamo soprattutto i nomi degli assassini e molto meno delle vittiime, soprattutto quando sono numerose.
Spesso i cattivi nascondono la loro vera natura sotto un'apparenza ineccepibile. "Di solito erano individui comuni, con un'istruzione media, capaci di interagire con gli altri e, perciò in grado di mistificare il proprio comportamento per passare inosservati."
La gente non cerca giustizia, vuole solo un colpevole. La gente sembra apprensiva e interessata alle sorti della vittima, ma si tratta soltanto di curiosità "morbosa, pelosa, impietosa curiosità". Anche un po' di preoccupazione aggiungo io, quando sentiamo parlare di crimini efferati, siamo curiosi ma anche impauriti e vogliamo che il colpevole venga catturato al più presto per esorcizzare le nostre paure e poterci tranquillizzare e, infine, convincerci che quella orrenda realtà sia lontana da noi.
Ricordo che ai tempi in cui c'erano gli omicidi di Donato Bilancia io ero molto angosciata all'idea di prendere un treno e quindi evitavo, se proprio non ero costretta per lavoro.
Il romanzo di Donato Carrisi apre molti interrogativi sul fascino del male e le sue conseguenze.Ricordo che ai tempi in cui c'erano gli omicidi di Donato Bilancia io ero molto angosciata all'idea di prendere un treno e quindi evitavo, se proprio non ero costretta per lavoro.
Mi è piaciuto parecchio proprio per come affronta questi argomenti e per alcuni concetti che trovo anche nelle storie che scrivo.
Ci piacciono le storie con i protagonisti cattivi, ma in fondo perché i cattivi sono combattuti dai buoni e speriamo sempre nel lieto fine, non è vero?
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