mercoledì 5 settembre 2018

Il mio racconto da spiaggia

Con questo racconto partecipo al contest di Barbara Businaro Racconti da spiaggia del blog Webnauta
Le regole da seguire sono semplici: il tema del racconto è libero, ma occorre usare alcune parole e non superare le 10.000 battute spazi compresi.  
Sabato scorso mi sono svegliata nel cuore della notte e dopo aver letto un po' sono stata folgorata da un'idea, ho scritto quindi questo raccontino (è ben al di sotto dei caratteri richiesti) dove ho fuso due temi a me cari l'estate e il ricordo.
Non aggiungo altro, se siete curiosi andate a leggere, tanto fate in fretta!


Luce d'estate

Erano le sei del mattino e, dopo essersi girata nel letto più volte, decise che era meglio alzarsi, ormai non dormiva più. Entrò in cucina, sollevò la tapparella e uscì sul balcone assaporando l'aria fresca. Chiuse gli occhi e inspirò profondamente, per un attimo sentì l'odore del mare e della pineta. Assurdo, il mare era molto lontano dalla casa, era un sogno a diversi chilometri da lì, eppure riusciva a sentirlo nelle narici, un ondivago senso di serenità. 
In strada non c'era ancora nessuno ed era piacevole osservare quel deserto, la sensazione che tutti fossero ancora avvolti nel sonno o nella lenta oziosità del risveglio.
Rientrò in cucina e preparò il caffè, poi sedette e si guardò intorno, gli stessi mobili, le stesse piastrelle, la stessa aria. La cucina era l'unica stanza rimasta ferma negli anni rispetto al resto della casa.
Le piaceva che almeno quell'ambiente apparisse immutato, era lì che sentiva ancora la sua presenza.
Il suo passo leggero che si avvicinava mentre le portava il caffè con una profumata fetta di claufotis di ciliegie appena sfornata. Le carezze sulla testa come se fosse ancora una bambina. 

"Perché ti sei svegliata così presto, Annina, non devi studiare. Sei in vacanza!"
Odiava i diminutivi, ma sua madre era l'unica che potesse chiamarla così senza provare fastidio.
"Non riuscivo a dormire. E poi mi piace l'aria del mattino"
"Oggi potresti andare al mare, oppure fare una passeggiata in pineta, si sta bene, non c'è ancora l'afa del ferragosto portatragedie"
"Sei ancora convinta che il ferragosto porti tragedie?" Ripensò alle canzoni cantilenanti che sua madre, come un bardo celtico, cantava ogni estate per ricordare antiche tragedie paesane. 
"In agosto accade sempre qualcosa di brutto, forse perchè con il caldo la gente perde la testa"
"La canzone degli 'alberi pizzuti', me la canti? Mi è tornata in mente quella canzone. Me la canti?"
Gli alberi pizzuti erano i cipressi, era un modo per indicare il cimitero, quella canzone parlava di una donna innamorata che tradita dal suo uomo lo uccise il giorno di ferragosto. Era una storia vera, accaduta tanti anni prima quando sua madre era una ragazzina e lei non era ancora nata.
Le note di quella antica cantilena in dialetto si diffusero nella cucina, salirono lungo le piastrelle colorate e poi si dissolsero fuori dal balcone nella luce brillante del giorno che avanzava.

Il gorgoglìo della caffettiera la riportò alla realtà, spense il fuoco e prese la tazzina, versò il denso liquido nero e tornò a sedersi. 
Guardò di fronte a lei, vide i suoi occhi verdi, il riflesso dei capelli rossi e il suo sorriso. Allungò la mano per farle una carezza, ma toccò solo il vuoto. Eppure aveva sentito la sua voce, percepito il suo profumo, aveva parlato con lei. Era sveglia, non aveva sognato, ma tutto era apparso come se fosse reale. Che scherzi fanno i ricordi. 

Michele entrò in cucina e la guardò.
"Hai fatto il caffè?" 
Sollevò lo sguardo, suo marito, in vacanza, era mattiniero quanto lei.
"Sì, te ne verso una tazza" rispose alzandosi e dandogli un bacio sulla guancia.
"Oggi è una bellissima giornata, potremmo andare al mare" propose lui.
"Credo sia il periodo migliore, a giugno le spiagge qui sono ancora semideserte, possiamo fare una passeggiata e poi mangiare in qualche antica masseria della zona" rispose Anna. 
Lui annuì soddisfatto mentre beveva dalla sua tazzina e, intanto, tagliava un pezzo di crostata che lei il giorno prima si era ricordata di comprare al forno sotto casa. 
Era ancora avvolta dalla sensazione di piacevole turbamento donatale dalla visione adamantina di sua madre, dovuta alla sua troppo fervida immaginazione, regina dell'entropia.
"Vado a prepararmi allora, tu finisci pure con calma" concluse uscendo dalla cucina.
"Va bene" rispose lui, "a proposito ma, avevi la radio accesa prima?"
"Perchè?"
"Chi è che cantava quella strana cantilena?"





10 commenti:

  1. Molto bello, Giulia, mi è venuto un brivido... Velato di tristezza ma anche molto dolce. Non sapevo di questa diceria sul Ferragosto, forse ha un fondo di verità visto che con il gran caldo la gente impazzisce!

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    1. Grazie Maria Teresa, sono felice che ti sia piaciuto. È un racconto un po' corto però mi è nato così dal ricordo di mia madre e dei suoi racconti sul ferragosto...

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  2. Davvero ci sono cantilene sul ferragosto porta tragedie? Ti dirò, con Amatrice due anni fa e Genova quest'anno, non fatico a crederci...
    Racconto molto molto bello.
    La sfida si sta facendo davvero tosta! :)
    Grazie di aver partecipato!

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    1. Alla fine mi hai spinto a partecipare, pensa che credevo scadesse il 31 agosto invece ho visto che c'era ancora un po' di tempo. Mia madre mi raccontava che quando in paese accadeva qualche tragedia c'era sempre qualcuno che la raccontava con una canzone, molti di questi tragici eventi accadevano spesso nel mese di agosto, o proprio a ferragosto. In effetti tra terremoti, stragi terroristiche e cataclismi vari agosto non sembra un buon mese!

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  3. Bravissima Giulia, ci sono tutti gli elementi per un proseguo intriso di giallo. La pausa estiva non ti ha fatto perdere lo smalto anzi...
    Quella cantilena che qualcuno lontano chissà cosa racconta.

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    1. Grazie Nadia, in effetti quella cantilena ha una sua storia, insieme a molte altre dei tempi passati.

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  4. Sul filo dei ricordi, le estati dell'infanzia sono forse il momento più felice della vita, quando ancora certe persone che sono fisicamente accanto a te sono una certezza, la vita stessa è una certezza, non una cosa precaria come le persone (alcune non ci sono più).
    Lo trovo molto poetico, sono certo che riscuoterà interesse.

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    1. Ariano, ti ringrazio, è vero, questo racconto è nato sul filo dei ricordo legato all'infanzia e agli affetti di quel tempo, un tempo spensierato e felice soprattutto se abbinato al sapore dell'estate

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  5. Bello, bello questo racconto, malinconico ed emozionante. Anche nel tuo racconto sono emersi i temi del ricordo e della nostalgia, siamo due romantiche, Giulia!

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    1. Grazie Rosalia! Eh sì, siamo romantiche, il ricordo di chi amiamo può ispirare moltissimo.

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