giovedì 6 gennaio 2022

Le mie amiche letterarie

Molte persone entreranno e usciranno dalla tua vita, ma soltanto le vere amiche lasceranno impronte nel tuo cuore. (Eleanor Roosevelt)

Ho ripensato a loro leggendo un post di Marina de Il taccuino dello scrittore che raccontava delle due giornate a “più libri più liberi” a Roma. Betty e Francesca, le mie amiche letterarie, che ora non vedo più da molto tempo ormai. Le ho conosciuto perché anche loro avevano frequentato un corso di scrittura creativa presso la Prof (la chiamavamo così la nostra insegnante di scrittura creativa). A dire il vero avevamo frequentato corsi diversi, io avevo frequentato tre corsi a pagamento, dall’autunno 2006 alla primavera 2007 credo, mentre loro due avevano frequentato, qualche tempo prima, un corso gratuito di scrittura creativa organizzato dal Comune di Bologna presso una delle biblioteche di quartiere dove la Prof era l’insegnante pagata dal comune. Ci conoscemmo perché la Prof amava le contaminazioni amichevoli letterarie, organizzava delle cene a casa sua, cene letterarie dove invitava i suoi “studenti” e degli autori che presentavano i loro libri. 

Avendo più o meno la stessa età io, Betty e Francesca ci trovammo in perfetta sintonia e cominciammo a frequentarci con assiduità. Devo a Francesca i primi insegnamenti su come tenere un blog e a Betty la capacità di sentirsi accolte con un sorriso. 

Francesca, grandi occhi verdi e lunghi capelli color rame, una bellezza molto particolare, ma soprattutto una grande indipendenza che non temeva mai di mostrare, era stata sposata due volte e aveva tre figlie, due gemelle adolescenti e una bimba di sei anni avute da mariti diversi. Nel periodo in cui ci siamo frequentate era di nuovo single e quello che mi sorprendeva di lei era la capacità di muoversi da sola perfettamente a suo agio, se lei aveva qualche giorno di ferie prendeva e partiva da sola, anche per viaggi lunghi, in aereo o in treno, ma comunque leggera, quasi senza bagaglio, uno zaino o poco più. Le ho sempre invidiato questa sua capacità, io che avevo paura quasi di tutto, figuriamoci fare un viaggio da sola, il massimo che sono riuscita a fare da sola è stato andare al cinema, qualche volta ma solo di pomeriggio. Quando le ho chiesto come facesse a viaggiare da sola mi ha risposto che imparare a viaggiare da sola era stata una vera liberazione, non doveva aspettare i comodi di nessuno, e poi poteva fare davvero solo quello che preferiva. Meglio sole che male accompagnate insomma. Come darle torto? 

Betty, capelli biondi e occhi nocciola, era altrettanto indipendente però più “normale”, in quel periodo anche lei era single ma lei non viaggiava da sola perché era piena di amici e mi portava spesso nella sua vasta compagnia per cene, compleanni e avvenimenti vari, Francesca non sempre si univa a noi, ma lei faceva solo quello che le andava di fare senza mai concedersi troppo.

Per alcuni anni ci siamo frequentate assiduamente per andare alle cene letterarie della Prof, oppure per andare in giro per Bologna tra mostre e visite ai musei, oppure alle presentazioni di libri. Sia Francesca sia Betty erano sempre informatissime sulle attività culturali, gratuite, organizzare dal comune di Bologna, che sono davvero tantissime (o erano, boh, chi lo sa più!) grazie a loro ho scoperto luoghi sconosciuti di Bologna dove si organizzavano le attività più disparate ma culturali: musei e luoghi pubblici, ma anche negozi e spazi privati dove erano organizzati eventi vari. E poi c’erano gli aperitivi, le cene e i viaggi di un week end o anche solo una gita domenicale.

C’erano anche i nostri blog, una sorta di diario privato attraverso cui comunicavamo quando eravamo lontane, Betty scriveva spesso della sua quotidianità mentre Francesca raccontava i suoi pensieri soprattutto attraverso metafore e la sua scrittura mi piaceva davvero tanto. Poi ci siamo perse di vista, Francesca dopo una storia d’amore finita male, si è cancellata da ogni social, ha detto che voleva fare spazio intorno a lei, poi ha smesso di scrivere anche sul blog, l’ultima volta che ci siamo sentite è stato nel 2015 quando è morto mio padre, ma Francesca non c’era più già da qualche mese. Con Betty invece abbiamo continuato a vederci per diverso tempo, con uscite sporadiche solo noi due, lei nel frattempo è andata a convivere con un vecchio compagno di scuola con cui si è ritrovata per caso dopo anni quando lui si era appena separato dalla moglie. Adesso stanno ancora insieme, spero felicemente. Con Betty ora sporadicamente ci sentiamo per whatsapp, ma con la pandemia sono rimasti questi i soli contatti a parte qualche post su Facebook con cui interagiamo. 

Era sempre molto piacevole per me uscire con Betty e Francesca, era come andare a una festa, con loro potevo parlare di tutto e sentirmi sempre in sintonia. Ogni tanto si univa a noi Sandra, un’amica di Betty e scherzando fingevano di essere le quattro amiche di Sex and the city. 

Ricordo che una volta organizzammo un week end primaverile a Genova, ci andammo in treno e ci beccammo anche un giorno di pioggia, ma furono due giorni fantastici, pieni di risate alla scoperta di una città strabiliante che non conoscevo. Dei momenti passati insieme ricordo, tuttavia, soprattutto i week end a Ferrara al Festival de L’internazionale, una rivista internazionale, appunto, di giornalisti indipendenti. La città di Ferrara dal 2007 in poi, tranne l’anno 2020 per i motivi noti a tutti, ha sempre organizzato tre giorni di eventi legati alla rivista con mostre, interviste a giornalisti e scrittori vari in tutta la città, fu lì che ascoltai parlare Roberto Saviano per la prima volta e il giorno dopo comprai il suo libro Gomorra, quando ancora non era famoso. Ogni anno era un’occasione per fare un giro per la splendida Ferrara e vivere quegli eventi culturali abbinando anche il piacere di un pranzo fuori e di un aperitivo che chiudesse la giornata, se siete curiosi vi riporto qui il link del Festival Internazionale. L’ultima volta che sono stata a Ferrara con loro per questo evento credo sia stato il 2012, per motivi vari non siamo più riuscite a organizzare per andarci insieme, credo che Francesca abbia continuato ad andarci, ma lei viaggiava da sola, prendeva e partiva anche senza di noi. 

Quando arriva il primo week end di ottobre mi prende la nostalgia e ripenso alle mie amiche letterarie, ripenso a quel tempo non così lontano eppure ormai tanto remoto, un’altra vita. 


Fonti immagini: Pixabay 

18 commenti:

  1. Gli amici o i parenti legati a momenti speciali della nostra vita sono sempre vivi bei ricordi. Spesso le amicizie finiscono in modo burrascoso, è già bello poterle ricordare come una cosa del passato ma non rovinata, che si è un po' appannata ma senza macchie a offuscarla.

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    1. È vero sono sempre ricordi piacevoli, purtroppo certi legami possono affievolirsi non perché il rapporto si incrini ma semplicemente perché si smette di frequentarsi per motivi vari, succede, può anche capitare di ritrovarsi.

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  2. I ricordi belli sopravvivono a qualunque cosa: lontananze, dispersioni e anche parlare di conoscenze importanti restituisce il buon umore. Poi sono spesso degli eventi particolari a unire maggiormente le persone (sarà anche per questo che io tengo molto alla Fiera dell’editoria di Roma) Ti auguro nuove occasioni, magari anche un viaggio da queste parti per PLPL del prossimo anno.

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    1. Magari, sarebbe bello venire a Roma, quest’anno le incognite sono maggiori dello scorso anno, venire a Roma con il freccia rossa si può fare anche in un giorno, quindi mai dire mai...nel caso ti avvertirei 😀

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    2. Sarebbe bello, dai, pensaci. Hai tutto il tempo per organizzare. :)

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  3. Queste amicizie sono belle perché nate attorno a un interesse, in un periodo favorevole. Pur nel vostro essere molto diverse, è stata una bella frequentazione. Mentre ti leggevo, però, non ho potuto fare a meno di pensare che l'amicizia è come un giardino. Ha bisogno di cure, di dedizione, altrimenti si sfilaccia per poi perdersi. Cosa ne pensi?

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    1. Hai proprio ragione cara Luz, l’amicizia va coltivata, occorre dedicarvi del tempo, anche quello destinato a perdersi, magari un messaggio, una mail, una telefonata. A un certo punto era diventato difficile organizzarsi per trovare un momento comune per uscire, delle volte ci mandavamo delle mail senza approdare a niente. Ti faccio un esempio: proponevo un’uscita insieme, ma per impegni vari non si trovava mai il giorno giusto, così ho smesso di provarci. Io e Betty, entrambe con la mente più pratica e concreta, abbiamo continuato a vederci solo noi due, però la cosa si è diradata. Io stessa ho cominciato ad avere sempre meno tempo libero per dedicarmi alla scrittura, la pandemia e la paura dei contagi anche recente ha complicato la situazione ancor di più...

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  4. Ferrara è bellissima, ha un'atmosfera particolare, così piena di giovani, musicisti e non. Ci sono momenti in cui le amicizie sono preziose e ti danno davvero tanto. Per me è stato così nei miei ultimi anni di lavoro a Bologna, quando si era creata un'amicizia molto bella con due colleghi. Purtroppo devo dire che non è finita particolarmente bene, tanto che mi sono domandata quanto avessi visto la realtà e quanto ciò che mi faceva bene vedere. Bilancio agrodolce, insomma. Bei tempi, però; ti capisco bene.

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    1. Sì Ferrara è davvero una città bellissima, l’ho sempre apprezzata molto, inoltre è un piccolo gioiello architettonico medievale.
      Le amicizie, soprattutto quelle lavorative, possono essere molto fragili, ho imparato negli anni che certi equilibri possono incrinarsi facilmente se cambiano le dinamiche nell’ambiente di lavoro, é uno dei motivi per cui ora tendo sempre più a non legare troppo sul lavoro, ma non è semplice. Tuttavia finché c’è quell’atmosfera e la si vive è molto bello.

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  5. Ci sono amicizie che sono sospese per mancanza di tempo e di interessi comuni, travolte da quotidianità, orari e luoghi diversi (peggio ancora con la pandemia). E ce ne sono altre che sono terminate malissimo, in maniera devastante, da continuare a chiedermi se ero completamente cieca o quanto possa nascondersi una persona. Mi è capitato tra le superiori e l'università, avevo due amiche, sembravamo legate, ma quando io ho proseguito gli studi (con tanti litigi in famiglia) e loro no, qualcosa si è rotto. Per un compleanno, mi sono ritrovata a litigare con un'altra ragazza, fuoco e fiamme, ma poi è stata lei a mostrarmi come quelle due amiche non mi erano affatto amiche, mi parlavano alle spalle (ho poi visto coi miei occhi), erano invidiose dei miei studi, dimenticando cosa mi costavano psicologicamente. Con queste due è finito tutto, mi sono sentita raggirata... ma con quest'altra ragazza, dal nostro primo scontro, è nata un'amicizia solida. Non ci sentiamo magari per un anno, a parte gli auguri e un veloce "tutto bene?" Ma quando ci troviamo, è come se il tempo non si fosse mai mosso. :)

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    1. Le amicizie per mantenersi vive nel tempo hanno bisogno anche di interessi in comune, anche se non è sempre così, di solito se durano è perché c’è affinità di cuore e testa. Se c’è invidia non è una vera amicizia, purtroppo è un’esperienza dolorosa che ho vissuto anch’io. Certo anche l’amicizia è un rapporto a due, serve quindi reciproca collaborazione, nel senso che può capitare di non vedersi per problemi vari, ma è anche necessario “sforzarsi” di trovare il tempo per passare qualche momento insieme e questo deve essere reciproco, se lo sforzo viene solo da una parte alla fine il rapporto può esaurirsi anche se non in malo modo...

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  6. Che bel post, sembrava di leggere un racconto! Non ho amiche letterarie, o meglio, non dal vivo, ma ne sto costruendo molte on line ed è bello! <3

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    1. Grazie Monica sono contenta che il mio racconto di “vita vera” ti sia piaciuto, sono molto belle anche le amicizie letterarie on line (che magari nel tempo possono diventare più concrete)

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  7. Purtroppo la vita allontana le persone, è la vita che decide, ti prende e ti catapulta in un'altra situazione. E' successo tante volte anche a me e quando ci ripenso sento sempre una grande tristezza. Un abbraccio, Giulia.

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    1. Succede, ci sono percorsi diversi e si cammina insieme finché si va per lo stesso sentiero, però è bello comunque aver vissuto quei momenti. Forse li racconto in questo blog proprio per evitare di perderli. Un abbraccio anche a te Caterina e buon anno!

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  8. Io avevo un rapporto di questo tipo col gruppo di lettura della biblioteca della mia città. Oltre a vederci per l'incontro ogni 15 giorni, a fine anno c'era la tradizione della pizzata, ci si vedeva alle presentazioni di libri (a volte scritti da alcuni degli stessi membri del gruppo), o ad altre attività proposte dalla biblioteca, due di loro erano dei medici e recitavano a teatro, quindi si andava a vedere i loro spettacoli...
    C'erano tante belle persone in quel gruppo, con cui ho passato bei momenti. Purtroppo c'erano anche delle persone sgradevoli, e col passare degli anni non ho retto più, così di punto in bianco me ne sono andato, in preda all'insofferenza, perché alla fine basta poco perché questa gente ti avveleni, e perdi quella piacevolezza che ci trovavi. In fondo ci si andava per un momento piacevole di relax, se volevo gente che mi fa girare l'anima, mi bastano le rotture a lavoro.
    A volte mi capita di ripensare a loro, sicuramente la pandemia avrà comportato uno stop, ma in ogni caso per me è un capitolo chiuso da tanti anni.

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    1. In un gruppo basta anche un solo elemento “disturbatore” per minare l’armonia del gruppo stesso, si sopporta finché c’è la forte motivazione di frequentare piacevolmente il resto del gruppo, ma poi arriva il momento di “insofferenza”, è capitato anche a me in alcuni casi in cui ho smesso di frequentare una cerchia di persone.

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