sabato 8 febbraio 2025

Superare le paure del mondo

L’uomo porta dentro di sè le sue paure bambine per tutta la vita. Arrivare a non avere più paura, questa è la meta ultima dell’uomo. Italo Calvino 

Circa un anno fa lessi un articolo sulla paura e sull’ansia che caratterizza sempre più la nostra società. Cerco di riportare di seguito quello che mi è rimasto più impresso e quello di cui avevo preso appunti. 


“Viviamo immersi in un clima di cupi presagi, circondati da pensieri che agitano il nostro presente: pandemie, catastrofi climatiche, guerre alle porte. Il 57º Rapporto sulla situazione sociale del Paese, pubblicato dal Censis, fotografa una società che guarda al futuro con paura. Tra le preoccupazioni più diffuse spiccano il cambiamento climatico, gli sconvolgimenti globali legati ai flussi migratori e il timore di un conflitto mondiale. Basta aprire un giornale o accendere il telegiornale per scatenare ogni tipo di ansia.

L’ansia è il male del nostro tempo: viviamo in un costante stato di allerta per eventi che non sono ancora accaduti e che forse non accadranno mai, ma che potrebbero verificarsi. La paura accompagna il pericolo reale, mentre l’ansia lo anticipa. Oggi la mente umana è perennemente in allerta: si teme di perdere il lavoro, di essere esclusi dal proprio gruppo sociale, di ammalarsi gravemente.”


Purtroppo, l’ansia può intrappolarci in meccanismi pericolosi. Una delle trappole più comuni è l’evitamento: ci sottraiamo a una situazione per paura di non saperla affrontare, ma più la evitiamo, più la paura si trasforma in fobia. Un’altra trappola è la dipendenza da qualcuno: incapaci di affrontare una situazione da soli, cerchiamo la compagnia di una persona che ci dia sicurezza. Tuttavia, questo comportamento non fa che rafforzare la convinzione della nostra inadeguatezza, rendendoci sempre più dipendenti. Infine, vi è la trappola del controllo: tentiamo di gestire razionalmente le nostre reazioni fisiologiche—come il battito cardiaco accelerato o il respiro affannoso—ma questo sforzo può rivelarsi controproducente e sfociare in attacchi di panico. 

Io stessa sono abbastanza ansiosa, cerco di controllare l’ansia anticipando - per esempio- gli impegni lavorativi, programmando il più possibile le attività in anticipo, ma non sempre funziona perché c’è sempre l’imprevisto in agguato. 



Conosco persone che soffrono di ansia patologica e che vivono con grande difficoltà. Un parente del mio compagno, ad esempio, vive in una paura ossessiva di tutto. Se deve andare in ospedale per un controllo, non riesce a dormire per il terrore di aver contratto qualche virus o di aver assorbito radiazioni semplicemente passando vicino al laboratorio di radiologia. È affetto da disturbo ossessivo-compulsivo e, nonostante stia cercando di curarsi, non mostra segni di miglioramento.


Ai tempi dell’università, una coinquilina di una mia amica soffriva di una forma di agorafobia: non riusciva a uscire di casa da sola e aveva sempre bisogno di essere accompagnata. Le sue coinquiline si alternavano per starle vicino, perché quando era sola evitava di andare all’università. Non so come sia riuscita a laurearsi—seppur in ritardo—ma so che ha intrapreso un percorso con uno psicoterapeuta e oggi, forse, sta bene.


Anch’io ho avuto una fobia: la paura dei cani. Me l’ha trasmessa mia madre, che da piccola mi diceva sempre di stare attenta ogni volta che ne vedevo uno. Era lei ad avere paura, ma io, istintivamente, ho interiorizzato la sua fobia. Da adulta, però, sono riuscita a superarla: ho iniziato ad avvicinarmi al cane di una mia amica e, con il tempo, ho preso confidenza. Ora i cani piccoli non mi spaventano più—una volta sì, anche quelli minuscoli—e nemmeno quelli più grandi mi fanno paura. Tuttavia, continuo a essere guardinga con alcune razze considerate pericolose, come pitbull e dobermann. Non si tratta più di una fobia, ma di una normale prudenza.


Mia sorella, negli ultimi vent’anni, ha sempre avuto dei cani. Ha iniziato con uno di piccola taglia, che è vissuto fino a 13 anni, e oggi ne ha uno di media grandezza, ormai anziano. Spesso mi capita di portarlo fuori e, ormai, interagisco con i cani di parenti e amici in modo del tutto spontaneo, senza più alcuna paura.


L’articolo che ho letto è di un anno fa, ma resta attuale: la situazione non sembra affatto migliorata. Siamo ancora con la guerra alle porte, più o meno, e un nuovo presidente americano deciso a dominare il mondo insieme a un miliardario che si crede onnipotente.


La democrazia mi pare sempre più fragile, forse perché nel pensiero comune appare troppo faticosa. La libertà è indissolubilmente legata alla responsabilità, e questo la rende difficile da gestire. Governare democraticamente significa confrontare opinioni diverse, cercare un accordo o almeno un buon compromesso nel rispetto dei diritti di tutti. Ma significa anche proteggere le minoranze e i più fragili—eppure, oggi, questi ultimi sembrano sempre più oppressi e schiacciati.


Si fa strada l’idea che sia più semplice affidarsi a un “uomo forte”, capace di decidere per tutti, riducendo problemi complessi a soluzioni rapide e autoritarie. E forse è proprio questo che mi spaventa di più: vedere la democrazia vacillare sotto il peso della sua stessa complessità.



Pensate che il mio quadro sia troppo pessimistico? Voi di cosa avete paura?


Fonti immagini: pexels 




Con

sabato 25 gennaio 2025

Eravamo tre amiche al bar, i social di una volta

 

Le emozioni provate nei primi anni di vita, e altre sensazioni che hanno suscitato gioia o dolore, lasciano tracce indelebili che condizioneranno le nostre azioni e reazioni nell’intero corso dell’esistenza. Rita Levi Montalcini 


Erano gli anni in cui non esistevano i cellulari, ma in casa mia non esisteva neanche il telefono fisso. All’epoca era un piccolo lusso e non tutte le famiglie potevano permetterselo. Nella casa della mia famiglia arrivò nel 1982, forse addirittura l’anno successivo. Il termine “social” ancora non esisteva, ma esisteva un luogo dove tutti si ritrovavano: il bar. Non era solo un punto di incontro, ma anche un rifugio.


Nelle lunghe sere invernali, il nostro passatempo preferito era trovarci in un bar. Con una busta di patatine stick – che oggi non vedo più in vendita – riuscivamo a trascorrere interi pomeriggi sedute a un tavolino, avvolte dal tepore del locale. Eravamo in tre: Rosa, Tiziana ed io. Avevamo 12 anni, frequentavamo le scuole medie e vivevamo quella fase di transizione in cui non si è più bambine, ma nemmeno donne.


Ogni pomeriggio, dopo i compiti, ci davamo appuntamento intorno alle 17:30 per fare una passeggiata nel centro del paese. Dopo un po’, per ripararci dal freddo (ebbene sì, anche in Puglia gli inverni sanno essere rigidi), ci rifugiavamo nel Bar Pineta – credo si chiamasse così. Oggi quel bar esiste ancora, ma ha cambiato gestione ed è diventato il ritrovo di anziani che giocano a carte, quasi come in una scena dei Delitti del BarLume (ma senza il mare).


Con pochi spiccioli compravamo una busta di patatine stick – una sola per tutte, per spendere poco e perché allora erano di gran moda e, soprattutto, si mangiavano lentamente. Così, restavamo sedute a chiacchierare fino all’ora di tornare a casa.


Era il periodo a cavallo tra il 1975 e il 1976. Lo ricordo bene perché, poco dopo, le mie amicizie cambiarono. Ma in quegli anni noi tre – Rosy, Tiziana ed io – eravamo inseparabili. Ci conoscevamo fin dalle elementari, uscivamo sempre insieme e sognavamo il nostro futuro: immaginavamo di vivere nello stesso condominio, magari sullo stesso pianerottolo, con i nostri mariti e i nostri figli, per non separarci mai e trascorrere insieme tutto il tempo libero.


Chissà perché da bambine si fanno certi sogni improbabili, eppure, all’epoca, ci credevamo davvero. Poi è bastato cambiare scuola perché le nostre strade si separassero.


Dopo la scuola media, io mi iscrissi all’istituto tecnico commerciale – quella che in gergo chiamiamo “ragioneria” – mentre Tiziana decise di non proseguire gli studi: voleva lavorare subito. Rosy, invece, smise di studiare ancora prima, forse addirittura prima di terminare le medie. Non lo ricordo con certezza, perché eravamo in sezioni diverse. Con Tiziana, invece, avevo condiviso la stessa classe, quindi i ricordi legati a lei sono più nitidi.


Alle superiori, le mie giornate erano scandite dalle lezioni mattutine e dai compiti del pomeriggio. Nonostante tutto, riuscivo a ritagliarmi del tempo per le amiche, anche se ormai erano quelle più vicine a me per abitudini e stile di vita. Per un certo periodo, durante il biennio delle superiori, continuai a frequentare Tiziana e Rosy, ma loro avevano un ragazzo, mentre io no. Così, ci ritrovavamo per una passeggiata prima che arrivasse l’ora del loro appuntamento con i “fidanzati”.


Dopo un po’, però, mi allontanai da loro. Forse perché quel tempo frammentato aveva perso per me il suo entusiasmo, o forse perché mancava un progetto comune che ci tenesse unite. Poi accadde un episodio con Tiziana che mi ferì profondamente e mi fece capire che tutti i miei sforzi per continuare a frequentarla nascevano solo dal mio affetto, un sentimento che, però, non era reciproco. Questo accelerò il nostro distacco, che probabilmente era già inevitabile.


Proseguii per la mia strada, immersa nei miei studi, nelle nuove amicizie scolastiche, nei primi amori che arrivarono anche per me, nei miei progetti.


Qualche anno dopo ritrovai Tiziana. Pentita di aver abbandonato la scuola e senza un lavoro soddisfacente, si era iscritta a un corso serale per recuperare il diploma. Alla fine, anche lei si trasferì in una grande città per lavorare. Per un periodo, ormai adulte e con vite più definite, ci siamo riviste e abbiamo parlato della nostra infanzia, dei sogni adolescenziali, di un tempo che ci sembrava ormai così lontano e così straordinario, ma forse solo nei nostri ricordi.


Di Rosy non sappiamo più nulla. Sappiamo solo che, anche lei, si è trasferita da qualche parte in Italia con suo marito.


L’altro giorno, guardando una vignetta di Snoopy, ho ripensato a Rosy e Tiziana. Così ho deciso di scriverne, perché scrivere mi aiuta a sollevare la polvere dalle emozioni nascoste, da quei pensieri lontani e un po’ sgualciti che, a volte, tornano a farsi sentire.



Vignetta da un gruppo Facebook dedicato ai Peanuts


domenica 12 gennaio 2025

Serie TV complotti tra fantasia e realtà

 

Negli ultimi tempi, soprattutto a dicembre, mi sono immersa nelle serie TV, un modo per distrarmi e, in certo senso, anestetizzarmi. Ho trovato perfetta per descrivere questa sensazione una vignetta di Lucrezia che vi ripropongo. 


 Vignetta di Silvia Ziche 

Ogni tanto abbiamo bisogno di mettere in pausa i pensieri, e guardare un film o una serie avvincente può offrici quel momento di tregua. In un mondo dove accadono troppe cose negative, ritagliersi uno spazio per non pensare diventa quasi una forma di autodifesa.

Vi parlo quindi delle serie TV che ho guardato di recente e che più mi hanno colpito.

Citadel Diana: Italia anno 2030, il duomo di Milano è in rovina e ai vertici dell’Europa c’è un organizzazione chiamata Manticore che, sostenendo di rendere il mondo più sicuro, lo ha trasformato in una prigione, cittadini devono sottostare a continui controlli e ogni piazza e pattugliata. Tutto è iniziato otto anni prima con la distruzione di “Citadel” un’agenzia anarchica di spionaggio che, da allora, ha cercato di riformarsi e nell’ombra addestra spie da infiltrare in Manticore per distruggerla dall’interno. Una di queste è Diana, vittima collaterale di una missione di Manticore che ha causato un disastro aereo in cui sono morti i suoi genitori. Diana, accecata dall’odio e dalla sete di vendetta, diventa una spia priva di emozioni e una perfetta macchina da guerra, svolgendo missioni per Manticore come la più fedele dei suoi membri. Ovviamente accade qualcosa che rischia di far saltare la sua copertura. E noi spettatori tifiamo inevitabilmente per lei sperando che riesca a smantellare l’organizzazione criminale dalla facciata legalizzata. 

Never too late: É l’anno 2046 e il pianeta soffre per la mancanza di ossigeno.le milizie verdi al potere vietano i contatti con la natura ma un gruppo di ragazzi, i cui genitori sono misteriosamente scomparsi, entrano in una delle ultime foreste, in Sardegna. Non hanno mai toccato un albero, né il mare. Vogliono  scoprire la verità e cambiare le cose. È inizio di una serie in 10 episodi di Lorenzo Vignolo e Salvatore de Chirico su RaiPlay. Non è mai troppo tardi per una svolta ecologica.

The day of The Jackal: un sicario professionista, denominato “sciacallo” uccide un politico Manfred Fest sparando da una notevole distanza (oltre tre chilometri) A causa della singolarità dell’omicidio, Bianca Pulmann, un agente dei servizi segreti britannici, esperta di balistica, viene coinvolta nelle indagini e scopre che il killer usa un’arma particolare fabbricata da un terrorista irlandese. Durante le indagini scopre che solo un cecchino eccezionale può usare l’arma che ha ucciso Manfred Fest, infatti a una tale distanza il proiettile impiega alcuni secondi a colpire il bersaglio e l’unico in grado di usarla con successo è un ex cecchino dell’esercito britannico, Alexander Duggan, dato per morto in Afghanistan. Bianca Pulmann inizia quindi a dargli la caccia Gli episodi partono dall’omicidio di questo politico e poi proseguono con un nuovo delitto commissionato allo sciacallo per colpire un uomo di affari molto importante che sta per lanciare su scala mondiale un progetto rivoluzionario che potrebbe cambiare le sorti del mercato mondiale. Qui però la situazione è più complessa perché l’uomo vive su un’isola di sua proprietà circondato da personale attento alla sua sicurezza. Questa serie televisiva britannica, appena trasmessa su NOW, è un adattamento del romanzo Il giorno dello sciacallo di Frederic Forsyth, che non ho letto e quindi non si quanto si avvicini al romanzo, con protagonista Eddie Redmayne, un attore che apprezzo molto (altri film in cui è protagonista sono La teoria del tutto con cui ha vinto l’oscar per la sua interpretazione del fisico Stephen Hawking , The Danish Girl e Animali fantastici e dove trovarli).

Quando vedo queste fiction il mio pensiero corre vorticosamente e mi spinge a chiedermi quanto ci sia di vero in queste storie, sono tutte fantasie o c’è un fondo di verità? In fondo Orwell quando ha scritto 1984, l’idea del Grande Fratello che tutto vede e sa era molto lontana dalla realtà del 1948, eppure oggi siamo totalmente immersi in una realtà virtuale e soggetti alla dittatura dei social network spesso usati ad arte da chi detiene il potere. Il mondo di Citadel è davvero così lontano dalla nostra realtà? Quanti eventi senza spiegazione avvengono nel mondo che ci fanno pensare a dei complotti sapientemente orchestrati per stravolgere le nostre democrazie? Never too late parla del cambiamento climatico e di come il mondo potrebbe diventare, ma racconta anche qui di una cospirazione del potere, le “milizie verdi” che proteggono la natura per salvare il mondo e trovare una cura per la mancanza di ossigeno in realtà non stanno facendo davvero quello che dovrebbero fare. 

The day of Jackal non parla di un mondo distopico, ma il killer che viene assoldato da personaggi oscuri e influenti porta a pensare a quello che accade nel nostro mondo, dominato da pochi uomini al potere che decidono le sorti del pianeta, in preda alle guerre e alle dinamiche economiche del capitalismo. 

Il mondo sembra andare alla deriva e sembra corrispondere sempre più a quei mondi distopici anticipati da libri e film di molti anni fa. Non solo c’è il dilagare della violenza in ogni campo, ma c’è la sua accettazione come un fatto normale. C’è un abbassamento morale ed etico generalizzato.

Per esempio se vi soffermate a leggere qualche commento in rete, su qualsiasi argomento, c’è una cattiveria dilagante e dei commenti feroci che fanno accapponare la pelle. Quando c’è stata l’alluvione in Emilia Romagna lo scorso ottobre, ho letto un commento (dopo le elezioni regionali in cui ha vinto il candidato di sinistra) in cui un tipo sotto il video dell’alluvione gioiva perché “così imparate a votare sinistra”. Questo è solo un esempio, oltre alla politica ci sono tantissime altre assurde diatribe sui temi più disparati, sono tutti esperti assoluti di qualsiasi materia su cui non è possibile dissentire, perché “o la pensi come me, oppure sei contro di me”, ma il mondo non é una visione a senso unico, ci sono tanti modi di pensare e il bello (o il brutto) della democrazia è proprio la coesistenza di diverse voci e di trovare un punto di raccordo, possibilmente discutendone nel rispetto delle opinioni di tutti. 

Mi chiedo anche come sia possibile che la gente abbia o sprechi tutto questo tempo per scrivere sul web di qualunque argomento su cui litigare. I social network, oltre a essere utilizzati ad arte da chi vuole manovrare le opinioni, dominano le nostre vite in modo sempre più negativo. Ci distraggono dalla realtà e ci privano del valore del tempo presente, forse stanno minando le nostre democrazie. Insomma il “grande fratello” é qui da tempo, ma in maniera più subdola. Forse è il momento di recuperare un equilibrio, di scegliere la qualità delle nostre relazioni reali rispetto alla quantità di interazioni virtuali. 

Ormai da tempo cerco di stare lontana dai social, al massimo osservo silenziosamente e, per farmi un’opinione personale, verifico le notizie che circolano su altri canali che considero attendibili. 

E voi cosa ne pensate? Avete visto qualche serie TV che vi ha colpito e che volete suggerire?



martedì 31 dicembre 2024

Le mie letture 2024

 

Immagine creata da Goodreads in base alle mie letture 2024

Siamo giunti alla fine del 2024, un anno che cerco di ripercorrere anche attraverso le mie letture. Ho letto molto, principalmente eBook presi in prestito dalla biblioteca digitale, poiché non volevo spendere oltre dieci euro per un eBook. Ho fatto alcune eccezioni, acquistando libri in offerta o che desideravo possedere, come “L’orizzonte della notte” di Gianrico Carofiglio, o opere di blogger che seguo. Tuttavia, la mia scelta principale è stata il prestito.


Questo è stato un anno speciale, poiché ho raggiunto il traguardo dei sessant’anni. Pur non amando festeggiare i compleanni, mi sono trovata coinvolta da un gruppo di amici coetanei a celebrare questa ricorrenza. Per non fare la guastafeste, mi sono lasciata trascinare dall’entusiasmo del gruppo, partecipando alla festa organizzata sabato 5 ottobre.


È stato un anno impegnativo, ricco di difficoltà lavorative e sfide crescenti. É stato soprattutto un anno in cui ho perso un po’ il senso delle cose; questo continuo correre mi è sembrato sempre più privo di significato, al punto che spesso mi sono allontanata da molte attività, come scrivere, leggere e condividere.

Il mese di dicembre è stato pesante, segnato da una fastidiosa influenza che ha mandato all’aria i pochi programmi che mi ero prefissa. 

Le migliori letture hanno riguardato la serie di Filippo Venturi sull’oste bolognese, letture che mescolano giallo, umorismo e riflessioni sulla realtà. Altri romanzi che ho apprezzato sono: “L’orizzonte della notte” di Gianrico Carofiglio, ultimo della serie sull’avvocato Guido Guerrieri, “Sono esaurita” di Sophie Kinsella che, in chiave umoristica ma non troppo, affronta il tema del burnout lavorativo, vortice in cui siamo tutti un po’ invischiati nostro malgrado, ne ho parlato Qui, “Cuore Nero” di Silvia Avallone una storia forte sul tema della rinascita dopo aver conosciuto il male, subito o compiuto, nella sua forma più estesa e violenta. Ottimo esordio il romanzo di Roberta Recchia “Tutta la vita che resta”, anche questo un romanzo molto intenso su una grande tragedia familiare. A dicembre ho letto meno perché mi sono concessa una pausa dalla lettura, tanto che, a parte un romanzo di Donato Carrisi che stavo finendo, l’unico libro che ho deciso di leggere per “alleggerirmi” l’anima è stato il fumetto di Inagheshi che apprezzo molto già seguendo il blog.

E così, mentre questo 2024 sta per chiudere, vi lascio con la lista dei libri letti in ordine cronologico, non mi resta che salutarvi e augurarvi il meglio per il nuovo anno che verrà. 



LETTURE 2024
Gennaio
1. Il pozzo della discordia di Cristina Rava (Apple 1,99)
2. È l’umido che ammazza di Filippo Venturi (Emilia digital Library)
3. La ragazza dagli occhi di carta di Ilaria Tuti (Apple racconto gratuito)
4. La confraternita delle ossa di Paolo Roversi (Emilia digital Library)
Febbraio
5. Buio di Dacia Maraini (Emilia digital Library)
6. Sento i tuoi passi di Maria Teresa Steri (Amazon 1,50)
Marzo
7. L’orizzonte della notte di Gianrico Carofiglio (Apple 10,99)
8. L’educazione delle farfalle di Donato Carrisi (Emilia Digital Library)
9. Blue Tango  di Paolo Roversi (Apple 3,99)
10. Mattino e sera di Jon Fosse (Emilia digital library)
11. Chi si ferma è perduto di Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone (prime Amazon)
Aprile
12. Sono esaurita di Sophie Kinsella (Emilia digital Library)
13. Mistral di Riccardo Bruni (Amazon 1,50)
14. Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti (Emilia digital library)
Maggio
15. Tutti i particolari in cronaca di Antonio Manzini (Emilia digital library)
16. Graffiti di Giorgio Faletti (Emilia Digital Library)
17. La luna e i falò di Cesare Pavese (Emilia digital Library)
Giugno
18. Dieci motivi per uccidere di Raffaele Malavasi (Apple 1,99)
19. La briscola in cinque di Marco Malvaldi (Prime gratuito)
Luglio 
20. Cuore nero di Silvia Avallone (Emilia digital Library)
21. L’ipotesi del male di Donato Carrisi (Apple 2,99)
22. Acqua morta. Un’indagine del commissario Albani di Michele Catozzi (Emilia digital Library)
Agosto
23. Il delitto della finestrella di Filippo Venturi (Emilia digital Library)
24. La rivolta delle Cariatidi di Petros Markaris (Emilia digital Library)
25. Le mogli hanno sempre ragione di Luca Bianchini (Emilia digital Library)
26. Di morte e d’amore di Stefania Crepaldi (Apple 1,99)
27. Quello che ti nascondevo di Marina Di Guardo (Emilia digital Library)
28. Quattro etti d’amore, grazie di Chiara Gamberale (Emilia digital Library)
Settembre 
29. Il club dei filosofi dilettanti di Alexander McCall Smith (Emilia digital Library)
30. Chiusi fuori di M. Malvaldi e S. Bruzzone (Prime gratuito)
31. La ragazza di neve di Javier Castillo (Emilia digital Library)
Ottobre
32. Lacrime di coccodrillo di Valeria Corciolani (Prime gratuito)
33. Sorelle sbagliate di Alafair Burke (Emilia digital Library)
34. Ritorno nella valle degli angeli di Francesco Carofiglio (Emilia digital Library)
35. C’è un cadavere al bioparco di Walter Veltroni (Emilia digital Library) 
Novembre 
36. Il gioco dell’anima di  Javier Castillo (Emilia digital Library)
37. Tutta la vita che resta di Roberta Recchia (Emilia digital Library) 
38. Fervore di Tony Lloyd (Emilia digital Library)
39. Un uomo mi ha chiamata tesoro di Morena Fanti (Amazon 0,99)
40. Tutto è qui per te di Fabio Volo (Emilia digital Library)
Dicembre 
41. Dorogomi Dante di Inagheshi (Amazon 2,99)
42. La casa dei silenzi di Donato Carrisi (Emilia digital Library)

sabato 7 dicembre 2024

Tutto scorre

 

Non sono più quella di ieri, non so come sarò domani, ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri.
Alda Merini 


È un periodo un po’ calante in cui la mia priorità non è scrivere sul blog, ogni tanto provo a buttare giù una bozza poi mi mancano le parole, le idee e anche il senso. Sono successe alcune cose che mi hanno portato lontano. Lo scorso mese è morta Bianca, una mia collega di 55 anni, ha avuto un malore a settembre per una malattia grave e fulminante, di cui non era a conoscenza, e non si è più ripresa. Pensiamo di essere eterni, invece siamo appesi a un filo sottile che può spezzarsi all’improvviso.

In fondo, lo sappiamo: non siamo eterni. Eppure non ci pensiamo. Viviamo immersi in mille battaglie, progetti e ansie. Ed è giusto così: se pensassimo costantemente alla morte, saremmo paralizzati dalla paura, incapaci di agire.

Di Bianca mi resta impresso soprattutto il suono della sua risata. Nei momenti più difficili del lavoro, quando eravamo sommersi da urgenze e scadenze impossibili, lei arrivava con una battuta e scoppiava a ridere. Anch’io finivo per sorridere, e in un attimo la tensione si dissolveva, rendendo la giornata un po’ più leggera.

I ricordi sono strani. Scelgono cosa conservare: frammenti di immagini, suoni, sensazioni. Alcuni prevalgono, mentre tutto il resto svanisce.

Ci sono poi le solite corse di fine anno, ma non voglio sembrare un disco rotto: ormai sul lavoro è la norma. Ultimamente, però, mi ritrovo a correre anche con le letture. La biblioteca digitale concede solo quindici giorni per il prestito degli ebook, e alcuni libri che avevo prenotato sono arrivati quasi contemporaneamente. Così ho dovuto affrettarmi a finirli in tempo, al punto da provare una leggera nausea da lettura.

Finora ho già letto 40 libri, e penso che a dicembre mi prenderò una pausa o acquisterò qualche libro da leggere con più calma. Non sono sicura che leggere in modo compulsivo sia davvero utile: a volte i libri vanno centellinati e assaporati con lentezza.

Per esempio questa settimana volevo scrivere un post, ma sono stata rallentata dalla lettura di un eBook il cui prestito scade domani. Alla fine ho scritto solo poche righe e pochi pensieri sparsi su questo momento, forse va bene lo stesso. 

Il nostro tempo scorre in un perpetuo mutamento, un flusso incessante a cui non possiamo opporci. Di fronte a questa realtà sempre più complessa, forse l’unica via saggia è accettare il cambiamento come una costante universale, riconoscendo l’inutilità di resistervi. Possiamo solo cercare di cogliere il fluire del tempo e dei momenti fugaci, afferrando l’attimo prima che svanisca, vivendo con consapevolezza e, quando possibile, con gioia.


Fonti immagini: Pixabay