giovedì 14 maggio 2026

Millenovecentoottanta





Anche se il timore avrà più argomenti, tu scegli la speranza. Lucio Anneo Seneca.


Tempo fa ho letto Strage di Loriano Macchiavelli, autore che ho scoperto tardi ma che avrei voluto incontrare molto prima. Un romanzo che attraversa la Strage di Bologna e quegli anni sospesi tra paura, misteri e ferite aperte. Il titolo originale, pare, avrebbe dovuto essere Funerale dopo Ustica. E già questo dice tutto, infatti prima della strage di Bologna c’era stato il Disastro di Ustica. Un'estate funestata da due stragi tremende che sconvolse la vita degli italiani.

Il 1980 è un anno “tondo”, un po’ come il 2020, quasi un simbolo. Tempo fa, sentendo parlare dell’anniversario del terremoto dell’Irpinia, ho realizzato che tutto era successo nello stesso anno: un anno segnato dal dolore collettivo.

Il disastro di Ustica e poi la strage di Bologna.
Poi, pochi mesi dopo, in autunno, il Terremoto dell'Irpinia. Tre ferite enormi nello stesso anno.

Di quell’anno ricordo soprattutto il terremoto dell’Irpinia perché io, che vivevo ancora in Puglia, lo sentii distintamente.
Il 23 novembre lo ricordo bene anche perché era domenica e, dato che il 25 sarebbe stato il mio compleanno, avevamo invitato a pranzo una mia cara amica, anche compagna di scuola. Era un piccolo anticipo di festa, anche se forse non avrei dovuto festeggiare prima.
Quella sera ero distesa sul letto a ripassare storia — il giorno dopo sarei stata interrogata — quando sentii il letto sobbalzare. Un movimento violentissimo: caddi e provai una paura autentica, la sensazione di essere a un passo dalla morte. Corsi fuori casa insieme alle mie due sorelle, precipitando giù per le scale. Una volta in strada restammo a guardare il nostro condominio oscillare seguendo le onde del terremoto. Era una costruzione antisismica, e quella sera ne ebbi la prova.
La cosa più impressionante era il boato: un suono cupo e immenso che sembrava arrivare dalle viscere della terra. Terribile davvero.

Per settimane non volli più restare in casa la sera. Le mura, che fino al giorno prima erano protezione, erano diventate minaccia. Avrei passato tutto il mio tempo fuori, perché stare dentro significava affrontare di nuovo quella stessa angoscia.

È strano pensare che gli anni Ottanta, un decennio che molti ricordano come leggero e scintillante, siano iniziati in un modo così cupo.

In questo periodo sono un po’ a corto di argomenti, o forse, sono tanti quelli di cui vorrei parlare ma nessuno mi sembra abbastanza rilevante, sto vivendo un periodo di sospensione, vorrei fare tante cose e non faccio niente. Anche scrivere sul blog diventa arduo. Ogni questione mi sembra di poco conto o non abbastanza importante da riuscire a fermarsi sulla pagina. Insomma vorrei fare tante cose e finisco per non farne nessuna. 

Così penso, i pensieri girano vorticosamente e mi tornano in mente cose del passato e anche i miei anni ottanta, così è uscito questo post ripescato dalle bozze del blog e del tempo. Sembra tutto così lontano eppure non lo è davvero. 

Forse è anche per questo che continuo a tornare con il pensiero a quegli anni, che poi sono gli anni della mia adolescenza, anni in cui tutto doveva ancora accadere, con tutta la vita davanti e con mille possibilità, mille sogni da realizzare, almeno in teoria. E quindi, mentre faccio fatica a scrivere, con la sensazione di avere troppi pensieri e nessuna direzione precisa, rimando, lascio bozze aperte, accumulo idee che non diventano mai parole. 

E poi come se non bastassero le guerre in corso nel mondo ecco che torna un antico spettro, quello del virus o hantavirus. No, non parliamo di questo, meglio pensare agli anni ottanta, soprattutto a quello che accadde dopo il momento cupo e quindi le cose positive.

Gli anni Ottanta in fondo furono un decennio ricco di progressi scientifici, culturali, tecnologici e sociali. 

Fine di tensioni internazionali e aperture politiche come la distensione finale della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica grazie ai dialoghi tra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov (peccato che oggi siamo tornati indietro).

Nel 1982 i miei mondiali di calcio con la vittoria dell'Italia. Ricordo indelebile scolpito nella mia mente.

Progressi scientifici e tecnologici con la diffusione dei personal computer come IBM Personal Computer e Apple Macintosh, che resero l’informatica accessibile a milioni di persone, con la nascita e la crescita delle prime reti che avrebbero portato al mondo moderno Internet. Scoperte mediche importanti, inclusi i progressi nella diagnostica e nei trapianti.

Cultura e intrattenimento
Esplosione globale della musica pop con artisti come Michael Jackson, Madonna e Queen e tanti altri.
Uscita di film diventati classici come E.T. Ritorno al futuro, Blade Runner, ma soprattutto il mio adorato Dirty Dancing.
Nascita di MTV, che cambiò il modo di vivere la musica e i videoclip.


Nel 1989 la Caduta del Muro di Berlino, simbolo della riunificazione europea e della fine della divisione tra Est e Ovest. Lo so, dopo il 1989 molte persone pensarono che il mondo sarebbe diventato progressivamente più stabile, più aperto e meno conflittuale. Per un periodo sembrò davvero possibile: meno paura nucleare, più cooperazione internazionale, crescita tecnologica rapidissima, apertura delle frontiere in Europa.
Poi sono arrivate nuove crisi: guerre regionali, terrorismo, tensioni geopolitiche, disinformazione online, polarizzazione politica, crisi economiche e climatiche. Un momento di forte speranza che non si è realizzata completamente.

La storia raramente procede in linea retta, ci sono fasi di apertura e fasi di chiusura. Ogni epoca ha avuto le sue paure e le sue delusioni. Ma la storia mostra anche che le persone sono capaci di cambiare il mondo quando sembrava impossibile farlo. Gli anni Ottanta finirono con muri che cadevano invece che con guerre. 
Il futuro non è mai già scritto e forse possiamo ancora credere che gli anni a venire ci conducano verso un finale di decennio positivo e che vale ancora la pena credere in un domani migliore.

Voi credete sia ancora possibile?






14 commenti:

  1. Sul futuro sono piuttosto pessimista, non vedo una classe politica in grado di affrontare e dirigere le sfide attuali, anzi, mediamente, non fanno che peggiorare la situazione e provocare nuovi guai. Non credo nell'umanità, non arrivo a capire come si possa votare Trump né come possa l'Europa aver del tutto dimenticato i propositi unitari per cui è nata. E' un momento orribile. Figlia degli anni 70, ho vissuto le stragi, BR, Mafia, ma avevamo personalità integerrime a governarci. Tu citi il terremoto dell'Irpinia, pochi anni prima quello del Friuli per me fu molto significativo, abbiamo appena celebrato l'anniversario, 50 anni, e guardandoci indietro non abbiamo non potuto ragionare su chi c'era con le popolazioni così duramente colpite in quel momento. Cos'è successo dopo l'alluvione in Emilia 3 anni fa? Manie di protagonismo e fango sugli avversari politici e zero progettualità seria. Tornando a qualcosa di più leggero, gli anni 80 rivestono sempre per me un fascino inarrivabile, musica, film, tanta nostalgia. Mi spiace per il periodo che stai passando, però alla fine hai messo insieme un bel post che in questa mattina mi ha fatto parecchio riflettere. Quindi grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa Sandra che in Emilia Romagna stanno ancora aspettando i soldi del governo, ma tutto quello che è già stato sistemato é stato fatto con denaro anticipato dalla regione.
      Con una classe politica così viene lo sconforto, aggravato molto dalle elezioni di Trump, un essere che ha portato il mondo sull’orlo del precipizio.
      Oggi i fondatori delle nostra costituzione (anche i motivi per cui é nata l’Europa ) sono stati dimenticati ma forse é per questo che non bisogna mai stancarsi di ricordarlo alle nuove generazioni.
      Sono felice che il mio post ti sia piaciuto, era una vecchia bozza che ho sistemato e un po’ aggiornato con i miei pensieri odierni, che poi gli anni ottanta restano sempre di grande attualità; e poi ho notato questo parallelismo tra i due decenni (1980 e 2020) che mi ha fatto pensare…

      Elimina
  2. Credo che sia ancora possibile combinare qualcosa di buono. Io comunque in tutto quello che accade vedo i sussulti di un mondo che sarà spazzato via per qualcosa di meglio. Ovviamente questo non significa che accadrà tutto molto presto. Ci vorranno decenni (almeno). Di sicuro non è più possibile continuare così, è necessario un cambio di passo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Marco, mi fa piacere questa tua visione positiva sul futuro anche se con transizione lenta. Credo anch’io che sia necessario un cambio di passo, se non vogliamo soccombere…

      Elimina
  3. Non ho nessuna fiducia nel futuro, nessuna. Il mondo va a rotoli: non esistono più principi morali, le promesse si fanno inganno, tutto il peggio sta venendo a galla, egoismo, diseducazione, autentica malvagità. Io spero solo nella conversione delle persone peggiori, ma la vedo dura!
    Forse è meglio pensare agli anni '80, per me splendidi: da bambina/adolescente, ho vissuto tutta la positività di quel periodo e mi sono formata un bagaglio di ricordi davvero prezioso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È vero Marina, abbiamo assistito a un peggioramento progressivo dell’intera società. I social hanno tirato fuori il peggio della maggior parte della gente, un luogo di scontro continuo spesso su questioni di lana caprina. I governi democratici stanno degenerando in autoritarismo e lotta continua. Si perde davvero la speranza nel futuro. Io vorrei ancora credere in un cambiamento positivo.

      Elimina
  4. Non so se sia plausibile sperare in un futuro più tranquillo, però parto soprattutto dall'idea che si tratta di una necessità più che di una scelta ragionata: per vivere bene il presente occorre avere fiducia nel futuro, se questa fiducia viene a mancare di fatto si perde anche la gioia di vivere.
    E poi penso ai racconti di nonni e zii sulla loro età matura trascorsa durante la seconda guerra mondiale, l'inferno in terra, eppure speravano nel futuro. È stata anche questa speranza a tenerli vivi nei difficilissimi anni del conflitto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La visione di speranza dei nostri nonni ai tempi della guerra Ariano mi conforta molto, forse davvero quando si vive l’inferno si ha bisogno di credere in un mondo migliore. Oggi siamo in una situazione sconfortante per quello che assistiamo nel mondo oltre che nel nostro paese. Tuttavia c’è bisogno di credere e di sperare. Io ho un po’ più di ottimismo dopo il referendum che ha mostrato una società di giovani molto più reattiva di quanto credessi.

      Elimina
  5. Sono abbastanza fiduciosa sul futuro, nonostante sia la politica che i media cerchino di far risaltare l'allarmismo e la paura, seguendo il vecchio metodo del "Divide et impera". Sono fiduciosa grazie ai giovani, e non parlo della gioventù bruciata che fa rumore nelle cronache perché, morti di noia, vanno in giro ad ammazzare gente. Quelle sono mele marce, ci sono sempre state, anche se prima non gli si regalava tutto questo palco, si punivano e si dimenticavano. Penso ai giovani che hanno più cultura e opportunità di noi, che possono studiare all'estero o comunque venire in contatto con altre nazioni e altre abitudini. Questo gli consente di non accettare passivi qualsiasi condizione, come invece hanno insegnato a noi, che per avere qualcosa deve sacrificarti (non è vero, non hai niente comunque se non difendi i tuoi diritti). Penso ai giovani che non votano questi politici così bassi, ma sono andati alle urne per salvare la Costituzione. Penso ai giovani che adesso non rispondono proprio agli annunci di lavoro stupidi, che li vorrebbero peggio degli schiavi, sottopagati e presi per i fondelli. Penso ai giovani che stanno rifiutando anche i social media, se ne stanno distaccando e, sempre più, stanno anche comprendendo le dinamiche pericolose dell'Intelligenza Artificiale propinata ad ogni costo, in ogni dispositivo (che restano invenduti sugli scaffali). Nonostante tutto, ho ancora fiducia grazie a loro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Barbara, la tua analisi lucida sui giovani migliori che stanno reagendo alle storture di questa drammatica deriva sociale mi fa sperare. Anch’io dopo il referendum (il cui risultato mi ha sorpreso per la grande adesione da parte dei giovani) mi sono sentita più fiduciosa, spero davvero che ci sia un cambio di passo.

      Elimina
  6. Tra le righe percepisco il sentimento che provi in questo momento e lo comprendo. Capita, è una sorta di tappa della nostra esistenza. Poi, si riparte, anche con la scrittura. Il rifugio nel passato è un'opzione, anche perché è difficile vedere un futuro quando il presente, che è tutto ciò che abbiamo, è così funestato. Ma anche ricco di cose preziose. Pensa che appena ho letto il tuo titolo ho sussultato: gli anni '80 per me sono stati i più belli, i più gioiosi, i più potenti. Tutto ciò che descrivi è vero e l'ho vissuto anche io, sebbene non direttamente. Ma quelli sono stati gli anni della mia adolescenza, piena di difetti e di casini, ma splendida. Anni fa Moz aveva lanciato un meme "Very pop blog: i miei favolosi anni '80". Metto il link qui: https://www.elenaferro.it/very-pop-blog-i-miei-favolosi-anni-80/. Mi sono divertita tantissimo a ricordare. Sono passati molti anni ma si può sempre riprendere il filo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono andata a leggere il tuo post, abbiamo in comune Dylan Dog e i Depeche Mode, che meraviglia. Gli anni ottanta sono ormai evergreen un decennio importante per molti. In effetti ci si rifugia nel passato quando il presente non è molto in linea con i nostri desideri (per usare un eufemismo). Questo post era in bozza da molto tempo, tutte le volte che volevo cancellarlo lo vedevo e pensavo che non era affatto male. Questa volta finalmente l’ho pubblicato, mi è sembrato profetico il parallelismo con il 2020 a cui non avevo ancora pensato.

      Elimina
  7. Quando ci fu quel terremoto avevo nove anni e lo ricordo anch'io. Eravamo nella casa in affitto, la prima casa che ho vissuto a Paola prima che andassimo ad abitare nell'appartamento che comprò mio padre. Eravamo in soggiorno, e ricordo di aver fissato il lampadario oscillare e un piccolo armadietto con vetrina che prese a sobbalzare un po'. Fu scioccante.
    Riguardo a quegli anni Ottanta, affascinanti sotto l'aspetto culturale pop, c'è da dire che furono anche anni difficilissimi come accenni tu stessa. Un decennio storicamente discutibile, che preparò alla grande crisi dei Novanta. Se sono fiduciosa riguardo al futuro? È abitudine di moltissimi dimenticare che la Storia ha conosciuto momenti tragici, terribili. Nulla è paragonabile alle due guerre mondiali e al ventennio fascista. Se si guarda a queste tragedie con occhio vago, quasi come se appartenessero a secoli fa, non se ne coglie la portata. Oggi la situazione è difficilissima e tesa, non ne possiamo prevedere le conseguenze. La peggiore sarebbe un ulteriore conflitto, anche se sembra impensabile. Una guerra oggi sarebbe devastante. Tutto il resto è davvero poca cosa e ci farebbe guardare a questo presente vagheggiandolo come facciamo con gli anni Ottanta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caspita il terremoto si è sentito fino in Calabria, davvero scioccante.
      Gli anni ottanta sono stati molto importanti, un decennio di crisi e di grandi speranze, forse è il motivo per cui restano impressi in una sorta di nostalgia senza tempo.
      Il futuro ci dà poca fiducia, oggi più che mai, ma spero sempre di sbagliarmi.

      Elimina

Ogni commento è gradito, lascia la tua opinione dopo la lettura.
Commentando accetti la cookie policy di Google.