domenica 20 marzo 2022

La difficoltà di scrivere in questo momento

 

Rimase in ascolto di quel silenzio familiare, nella terra di confine delle parole. Francesco Carofiglio 

Sembra che il destino si diverta a mettermi i bastoni tra le ruote, più vorrei avere tempo e meno ne ho, il tempo di scrivere diminuisce, mentre aumentano le attività che non vorrei. 

Dal primo gennaio il mio lavoro è raddoppiato, nel senso che ho proprio un secondo incarico a parità di stipendio, ovvio, ma partiamo dal principio. Oltre un anno fa mi dissero che il mio settore sarebbe stato unito a un altro, gli accorpamenti sono sempre una buona scusa per riorganizzare e rendere più efficiente “qualcosa”, a seconda degli interessi in ballo in quel momento, ti vendono la scusa che serve, magari ci credono pure. In quel momento la scusa era che i due settori da accorpare erano molto simili quindi sarebbe stato più proficuo unirli come bilancio e come organizzazione. Quindi il Settore A poteva essere unito al Settore B, ma nel frattempo il settore B continuò a essere seguito da una collega che però sarebbe andata in pensione a fine anno. Alla fine però sorserò diversi problemi: il bilancio contabile dei due settori non poteva essere unito per un veto ministeriale (il settore A ha un finanziamento pubblico che pretende un bilancio autonomo), le due strutture non potevano essere unite perché hanno un funzionamento diverso...l’unico elemento che univa le due strutture ero io. Speravo quindi che la cosa non andasse in porto, ossia che affidassero l’incarico del settore B a un’altra persona, che illusa! perché rinunciare a un comodo risparmio di una unità (costosa) di personale che ti fa il lavoro di due persone, la solfa è sempre la stessa, tu hai una capacità organizzativa notevole, hai le competenze giuste ecc ecc... 

Alla fine mi tocca gestire due bilanci con due attività differenti che implicano la gestione di molti contratti parecchio diversi, a questo si sono aggiunti dei problemi connessi alla mancanza di personale che dovrebbe supportarmi, una persona è assente per un infortunio, altre sono assenti perché non si sono vaccinate (c’è anche questa rogna grazie al nostro governo) poi ci sono state assenze di colleghi “vaccinati” contagiati da Covid, insomma ai problemi già esistenti si sono aggiunti problemi sempre nuovi e quindi sto facendo i salti mortali per gestire tutto. Unica cosa positiva é che ho chiesto e ottenuto in un battibaleno un notebook da usare anche a casa per il lavoro e che è davvero di ultima generazione, così quando il mio vecchio computer personale fa fatica ad “andare” ho un valido sostituto, anche per la scrittura (anche se per questa cosa preferisco sempre usare il mio, ma avere un notebook in più serve sempre). Intanto per tre week end il notebook l’ho usato per lavorare ai due consuntivi che erano da chiudere entro metà marzo, è davvero avvilente non godersi il tempo libero per lavorare, che se lo fai per scrivere è un conto ma farlo perché durante la settimana non riesci ad avere il tempo per gestire le scadenze più prossime è un altro.

Ma torniamo alla scrittura, in realtà non scrivo dal 9 gennaio, nel senso che l’ultima volta che ho aperto il file word del mio romanzo era quella data, nel frattempo ho pubblicato Il male non perdona, mi sono occupata della revisione di eBook e cartaceo e delle varie incombenze legate alla pubblicazione, anche se ho fatto proprio il minimo sindacale. Del resto non avevo tempo, non avrei potuto fare di più. La scorsa settimana mi sono finalmente concessa un week end in libertà, non ho fatto niente di speciale ma sono stata fuori Bologna con il mio compagno pranzando fuori e visitando una città in cui mancavo da tanto tempo: Modena, una splendida piccola città, forse non abbastanza apprezzata, che ci ha accolto con una giornata di magnifico sole, anche se era freddino lo stesso, ma va bene così. Sembra strano, ma passare una giornata fuori ha quasi il sapore di una vacanza e può riconciliarti col mondo. E poi con questi venti di guerra è meglio godersi il presente finché si può.

La ghirlandina di Modena
Portico de La ghirlandina di Modena 

Tortelloni burro e speck 

Mi sento sempre più sopraffatta da quello che vorrei fare e dal poco tempo per farlo, la verità é che questa società della performance, quella in cui bisogna essere sempre attivi ed efficienti, presenti e al top non fa per me, ed è una società sterile e inutile. Non ci da il valore di noi come esseri umani, ma questo valore viene sempre più sminuito se consideriamo il momento storico che stiamo vivendo. É sconfortante e non aiuta certo a scrivere, ma cosa possiamo fare? Nulla tranne che provare ad andare avanti secondo il mio sentire, anche se non è il sentire di molti. Proprio oggi ho trovato in un libro un foglietto con una frase di Seneca il cui senso è più o meno questo: per trovare la serenità è necessario ritagliarsi tempo per sé, cercare il silenzio e non affannarsi per avere, nutrendo l’essere. Per essere un filosofo di duemila anni fa mi sembra più che mai attuale. 


Fonti immagini: Pixabay la prima, le altre sono mie 

22 commenti:

Sandra ha detto...

Ho visitato Modena in un freddissimo giorno di febbraio nel 2015, ci andai per la fiera BUK e la presentazione del romanzo di un'amica (perduta per strada purtroppo) che organizzò un pranzo stupendo. Piovigginava ma riuscii comunque a percepire la bellezza di questa città di cui si parla poco. Naturalmente dissi la classica frase "torniamo presto". Come no! Mai più tornata. Dunque, veniamo a te, è inutile, le tribolazioni personali, familiari e lavorative incidono tanto sulla scrittura, se manca il tempo è finita, ma secondo me il problema più concreto è la mancanza di slancio, io scrissi tantissimo con mio padre ricoverato fuori Milano, quando ancora lavoravo full time, facevo delle cose pazzesche, tipo lavare i pavimenti alle 11 di sera, e non ti sto affatto dicendo che a te manchi la volontà eh, è solo che boh, tipo aesso avrei più tempo e faccio una fatica bestiale a concludere qualcosa di più di un racconto di 50 mila battute massimo. Conosco le situazioni lavorative di cui parli, sono lo specchio di un'epoca che, come dici tu, ha eletto il profitto a unica ragione. Con terribili conseguenze.

Giulia Lu Mancini ha detto...

Cara Sandra, è proprio come dici, manca davvero lo slancio, anche se il tempo incide sicuramente. Una volta c’era più separazione tra vita privata e lavoro, oggi sembra che tu debba essere sempre a disposizione e ringraziare, eh no, io proprio non ce la faccio. C’è anche la situazione intorno che non aiuta, sapere che c’è una guerra che incombe fa sentire terribilmente precari con conseguenze nefaste sulla voglia di scrivere o di fare altri sacrifici nel poco tempo libero che rimane.

l'angolo di cle ha detto...

Oh Giulia, hai assolutamente ragione a dire che il mito dell'efficienza a tutti i costi è certamente una terribile trappola!
La frase di Seneca (che poi non è così originale, se pensiamo agli insegnamenti di Socrate, Platone e Aristotele) è senza dubbio attuale anche per via del fatto che egli stesso ha vissuto sulla propria pelle tanti problemi che ancora oggi affliggono la società in cui viviamo: la corruzione, la corsa al potere, il conformismo... Lui era minacciato da Messalina, poi da Agrippina e Nerone. Oggi i nomi cambiano, ma le questioni restano...
E allora, l'unica strada percorribile è quella di rimettere al centro della vita noi stessi, dedicando un po' di tempo a ciò che ci fa stare bene, ogni giorno.
Un abbraccio!

Giulia Lu Mancini ha detto...

È vero cara Clementina, i nomi cambiano ma le questioni restano, questa frase di Seneca è capitata sotto i miei occhi mentre cercavo un finale per il mio post. É necessario mettere al centro la vita noi stessi ma anche un po’ di umanità in cui credere ancora.

Caterina ha detto...

La nostra società non lascia più spazio all’individuo, ai diritti fondamentali della persona. In questo modo il lavoro diviene davvero pesante e ormai in ogni settore si può parlare di sfruttamento più che di lavoro. Il tempo per la vita personale è sempre meno e non si riesce a fare tutto ciò che si desidera. Hai fatto bene a prenderti questo svago a Modena, soprattutto in questo periodo dove le cattive notizie si susseguono. Bellissima città e bellissime foto. Un abbraccio.

Giulia Lu Mancini ha detto...

Grazie Caterina, hai ragione il tempo per la vita personale sembra diventato un elemento sempre più raro, ma non è così che deve essere, anche perché è un attimo che la vita ti porta via tutto, ne abbiamo avuto prova in questi due anni di Covid per non parlare poi di quello che è arrivato dopo...

Ariano Geta ha detto...

Modena è una città che manca nell'elenco di quelle che vorrei visitare, spero di colmare la lacuna prima o poi.
Mi spiace che sul lavoro ti abbiano sovraccaricato, so per esperienze passate quanto sia difficile sopportare una situazione del genere. Tu vedi, aspetta che l'azienda ritorni a organico completo, ma se anche in quel caso non ce la fai, faglielo presente. Visto che hai citato Seneca, penso al detto latino "at impossibilia nemo tenetur".

Giulia Lu Mancini ha detto...

Potrei usare proprio la citazione di Seneca per segnalare il mio disagio sul lavoro, vedremo come andrà, diciamo che per ora resisto visto che ho superato la fase iniziale che era quella più difficile...
Se riesci a organizzare un viaggio Modena è una città che vale la pena vedere, potresti abbinarla a Parma che è vicina ed è un’altra piccola chicca dell’Emilia.

Maria Teresa Steri ha detto...

Queste situazioni lavorative sono proprio odiose. La mole di lavoro che andrebbe suddivisa viene addossata a una sola persona senza il minimo rispetto per il lavoratore. Purtroppo conosco bene queste situazioni. Mi dispiace tanto.
Riguardo al tempo per scrivere, proprio di recente ho letto un articolo di un'autrice americana che diceva che la mancanza di tempo non è necessariamente un danno, anzi può diventare un vantaggio perché permette all'inconscio di lavorare alle idee e fa sì che quando ci mettiamo a scrivere anche per pochi minuti tiriamo fuori il meglio. Insomma a volte sono più produttivi pochi minuti che ore di scrittura. Però è solo una teoria e va provata!
Magari nel tuo caso deve tornare anche lo slancio, ma sono certa che farà capolino presto.
Modena non l'ho mai visitata, dell'Emilia in realtà conosco solo Parma che mi è piaciuta parecchio.

Giulia Lu Mancini ha detto...

Ammetto che lo slancio è diminuito parecchio e forse é anche per questo che non scrivo, ma se hai lo slancio e manca il tempo siamo comunque in una situazione critica, ma forse un piccolo passo alla volta si può fare...
Il problema del lavoro esiste, soprattutto è comodo scegliere la strada più facile, nel senso che, nel mondo del lavoro, quando una persona si impegna molto viene scelta per addossargli nuovi problemi: tu sei brava e quindi ti affido questo nuovo lavoro perché so che lo farai bene, forse dovrei lamentarmi di più oppure fare qualche errore ben studiato...
Tra le città emiliane, se ti capita, oltre a Modena ti consiglio anche Ferrara, un piccolo gioiello (anche Parma è una bellissima città), c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Del resto l’Italia è piena di belle città, è il “bel paese” per un motivo 😀

Elena ha detto...

Modena è una città che non conosco, le tue foto e l'apertura con cui la descrivi mi fanno venire voglia di tornare a viaggiare. Si perché oltre a condividere con te la difficoltà di scrivere in questo momento, con una storia partita bene a cavallo del 2021 2022 e poi interrotta, e a particolari situazioni lavorative anche dovute al Covid ma non solo, mi è anche passata totalmente la voglia di viaggiare e questo non mi piace per niente. All'inizio era obbligatorio fermarsi così non ho fatto caso a quella vocina dentro di me che diceva "dai, stai a casa, riposati, che ci vai a fare ' ogni volta che, per lavoro si affacciava la possibilità di andare. Così piano piano, mentre osservo le tue foto, mica rendo conto che da più di due anni non visito niente di nuovo
Fosse solo per avermi dato questa consapevolezza dovrei ringraziarti per quest'o post. Ma lo faccio anche per un'altra cosa: il lavoro in questo momento va peggio perché non c'è la volontà di farlo andare meglio. La tua esperienza dimostra come dall'altra contrazione dei posti di lavoro ci perdano solo i lavoratori. Perché l'attività va avanti da sola, con sforzi individuali in più e prebende dello stato. Ci mettano qualche risorsa, umana ed economica, che in questo momento ci sono i 3/4 della popolazione alle prese con spese pazze
Un posto di lavoro serve e serve, alla sera, finire la giornata essendo ancora vive.

Marina ha detto...

La frase di Seneca, la faccio mia, in toto. È un lungo periodo, ormai, che faccio solo quello che mi va di fare per stare bene. Ne ho bisogno e non posso che assecondare questa necessità per me diventata vitale, soprattutto dopo il modo in cui ho vissuto negli ultimi anni. Ho fatto delle scelte consapevoli, me ne sono assunta ogni responsabilità e ora ho trovato un’ottima maniera per superare rabbia e angoscia. Scrivo meno? Chi se ne frega! Trascuro il blog? Pazienza: se sto due ore al parco a passeggiare, se creo con le mani e sono felice, chi mi obbliga a fare altro? Dunque prenditi pure i tuoi tempi e i tuoi spazi: scrivi quando ti va, se ti va, esci, goditi le pause e vivi alla Seneca maniera. Lui era un grande! 🤗

Barbara Businaro ha detto...

Guarda Giulia, giusto ieri sera parlavo con un amico dei diritti dei lavoratori, sempre più ristretti. Un'azienda con cui collabora ha pubblicato nuovi annunci di ricerca del personale (laureati con minimo 110 eh!). Nell'annuncio figurano come benefit il parcheggio gratuito su strada comunale (sì, mica interno e custodito, su strada in zona industriale! Costa al comune, non all'azienda!) e come premio ulteriore, tienti forte, la tredicesima!!! Che è un diritto del Ccnl, non un premio a carico dell'azienda. Credo di sentire le urla dalle tombe di chi ha combattuto con la vita per questi diritti. È uno scempio leggere quegli annunci. E parliamo di azienda multinazionale, non una piccola impresa locale...
Sulla scrittura, io sono ferma perché sto coprendo gli impegni presi da altre persone e che non li stanno rispettando. Ma arriverà anche il loro turno. Il karma gira.

Giulia Lu Mancini ha detto...

Infatti cara Elena mi sono chiesta: perché non dare un lavoro a una persona giovane fresca di laurea che magari ha bisogno di lavorare e ha un nuovo entusiasmo...Tutto sommato è molto più comodo usare le risorse che si hanno già sfruttandole un po’ di più (o spremendole come limoni). Può mai girare l’economia in queste condizioni?
Riguardo ai viaggi, ogni tanto un giretto fuori porta aiuta a sentirsi in vacanza per un giorno, a me per esempio serve molto, si parte al mattino si visita la città, si mangia al ristorante, si passeggia fino al tramonto e si torna a casa ricaricati, per questo ti consiglio di ripartire anche tu a piccoli passi, anche senza andare troppo lontano.

Luz ha detto...

Bisogna secondo me concentrarsi sul fatto che la scrittura può avere anche un valore terapeutico. Al di là del fatto che sia o meno finalizzata alla pubblicazione di un romanzo. Scrivere è il mio viatico, se mi racconto butto fuori la mia angoscia, come mi è capitato ultimamente. La vita ha bisogno anche di snodi semplici, al di fuori di ogni performance... Ma tu sai cogliere anche la tanta bellezza da quello che vedo nel post. Adoro Modena.

Giulia Lu Mancini ha detto...

La frase di Seneca segna la strada per trovare la serenità in se stessi, seguire solo quello che ci fa stare bene, nei limiti del possibile. Se stai bene a creare con le mani fai bene Marina, è più che giusto.

Giulia Lu Mancini ha detto...

Ecco ciò che fa più rabbia è vedere finire alle ortiche tutte le conquiste fatte negli anni dai lavoratori, abbiamo avuto dei politici che hanno “venduto” certi provvedimenti come necessari per rendere più flessibile il lavoro e agevolare le assunzioni, tutte balle, hanno solo reso più precario il lavoro, ma questo ha causato una disgregazione del tessuto sociale ed economico, un precario tende a non spendere perché non ha le basi per investire sul suo futuro e l’economia peggiora sempre più, è un circolo vizioso.
Hai ragione però, il karma gira!

Giulia Lu Mancini ha detto...

Hai ragione, la scrittura ha un enorme valore terapeutico, al di là della pubblicazione, è un modo per esternare o veicolare le proprie emozioni positive e negative, però al di là della scrittura cogliere la bellezza intorno a noi aiuta molto.

Marco L. ha detto...

Guarda, su ciò che combinano le aziende ne potrei raccontare... Ho visto robe da non crederci.
Un ente di formazione, i cui dipendenti durante la formazione obbligatoria firmavano la presenza (documento con valore legale) e se ne tornavano in ufficio. In un ente di FORMAZIONE.
Un'azienda alimentare per cui ho lavorato lo scorso anno, nel settore di cui mi sono occupato, ha rischiato una sanzione complessiva di 50.000 euro (a voler essere generosi). Il direttore si era lamentato del fatto che durante la pausa stessi leggendo un libro (non avevo colto che eravamo in pausa, figuriamoci se si avvede di problemi più seri, il nostro occhio-di-lince).

Giulia Lu Mancini ha detto...

E magari questi elementi sono proprio quelli che fanno più carriera, più sono incompetenti e prepotenti più vanno avanti.
Certo che in un ente di formazione “fingere” la formazione è proprio il colmo. A pensarci viene un po’ di sconforto...

Cristina M. Cavaliere ha detto...

Avevo letto questo post tempo fa, che ora vorrei commentare. Purtroppo queste situazioni lavorative sono all'ordine del giorno. Ti posso raccontare la cosa sia di quando ero dipendente sia ora come lavoratrice autonoma. Come dipendente eravamo in pochi, pieni di lavoro, sottopagati e stressati. Come autonoma, se ci sono problemi interni alla casa editrice o ritardi, vanno tutti a cascata a gravare dall'interno all'esterno. Insomma, non ci si salva... :(

Giulia Lu Mancini ha detto...

Credo che ci si salvi solo non lavorando, ossia con la pensione per chi riesce ad arrivarci. Quindi anche da voi eravate in pochi con tanto lavoro e conseguente stress che ti insegue anche nel lavoro autonomo...