mercoledì 8 luglio 2026

Hair e il mondo di oggi




Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra. Jim Morrison


Esistono film iconici, destinati a rimanere nel tempo, eppure molti di questi non li avevo ancora visti. Uno era Hair, un film del 1979: ne avevo sentito parlare solo vagamente e conoscevo già molte delle sue canzoni, ma non l'avevo mai guardato. Ho colmato questa lacuna all'inizio di luglio, dopo che il mio compagno me ne aveva parlato come di uno dei suoi film preferiti e aver scoperto che era disponibile su Prime.

Che dire? Mi ha conquistata. Appena finito, sono andata a cercare la traduzione dei testi delle canzoni e mi sono messa a studiare la storia della guerra del Vietnam per comprenderne meglio il contesto.

Al di là della storia raccontata nel film – che ho trovato bellissimo, soprattutto per le scene musicali e per lo straordinario finale sulle note di Let the Sunshine In, davanti al Lincoln Memorial – mi è venuta voglia di approfondire la guerra del Vietnam.

Mi ha colpito rendermi conto che si è trattato di un conflitto durato quasi vent'anni, conclusosi con la sconfitta degli Stati Uniti. Più leggevo, più mi veniva spontaneo fare dei parallelismi con la realtà di oggi: cambiano i contesti e gli attori, ma certe dinamiche sembrano ripetersi.

E mi sono chiesta come sia possibile che una guerra così lunga e così distante nel tempo riesca ancora a parlare così chiaramente a chi la osserva oggi. Alcune immagini, alcuni temi — la protesta, la disillusione, il bisogno di libertà — mi sono sembrati sorprendentemente attuali.

Forse è questo il potere del cinema: non si limita a raccontare una storia, ma apre domande che restano addosso anche dopo i titoli di coda.


Riporto la trama (attenzione spoiler) 

Hair è un dramma musicale del 1979 diretto da Miloš Forman, tratto dall'omonimo musical di Broadway creato da Gerome Ragni e James Rado. Pur ispirandosi all'opera teatrale, il film se ne discosta sia nello sviluppo della trama sia nell'ordine dei numeri musicali.

Il protagonista è Claude, un giovane dell'Oklahoma chiamato a combattere nella guerra del Vietnam. Giunto a New York pochi giorni prima della partenza, incontra a Central Park un gruppo di hippie formato da Berger, Jeannie, Hud e Woof. Affascinato fin dal primo incontro da Sheila, una ragazza dell'alta borghesia, viene aiutato dai nuovi amici a conquistarla.

Grazie a Berger, Claude scopre un mondo fatto di libertà, anticonformismo e contestazione, vivendo esperienze che mettono in discussione tutto ciò in cui aveva sempre creduto. Tra amicizie profonde, momenti di spensieratezza e sequenze oniriche, arriva però il momento di raggiungere il campo di addestramento.

Decisi a regalargli un ultimo incontro con Sheila, gli amici si recano alla base militare. Berger prende temporaneamente il posto di Claude, ma proprio in quel momento scatta la partenza improvvisa dei soldati destinati al Vietnam. Costretto a salire sull'aereo, il giovane pacifista si ritrova a combattere una guerra che ha sempre rifiutato, mentre Claude ottiene involontariamente la libertà. Berger diventerà così una delle innumerevoli vittime del conflitto.

La guerra in breve 

La guerra del Vietnam (1955-1975) fu un conflitto tra il Vietnam del Nord (comunista), sostenuto da Unione Sovietica e Cina, e il Vietnam del Sud, appoggiato dagli Stati Uniti.

Gli USA intervennero principalmente perché volevano impedire l'espansione del comunismo in Asia, seguendo la teoria del domino: temevano che, se il Vietnam fosse diventato comunista, anche altri Paesi vicini lo sarebbero diventati.

Nonostante il grande impiego di uomini e mezzi, gli Stati Uniti si ritirarono nel 1973 e nel 1975 il Vietnam del Nord conquistò il Sud, unificando il Paese sotto un governo comunista.

Gli Stati Uniti ebbero circa: 58.220 militari morti e oltre 150.000 feriti. Migliaia di reduci riportarono traumi fisici e psicologici, come il disturbo da stress post-traumatico.

La guerra causò complessivamente milioni di vittime vietnamite (civili e militari), rendendola uno dei conflitti più devastanti del XX secolo.


A pensarci bene, il mio interesse per la guerra del Vietnam era stato stuzzicato circa un mese fa, quando ho letto Io sono Dio di Giorgio Faletti.

Il romanzo, un thriller ambientato a New York, ruota attorno a una serie di attentati compiuti con il napalm da un misterioso killer che si autoproclama "Dio". Nel corso dell'indagine, condotta dalla detective Vivien Light e dal fotoreporter Russell Wade, emerge un legame profondo tra l'attentatore, la guerra del Vietnam e alcuni oscuri segreti militari e politici.
Forse è stata proprio la combinazione tra questo romanzo e Hair a spingermi ad approfondire un capitolo di storia che conoscevo solo superficialmente.

E, prima di salutarvi, vi lascio con il link Youtube dell'ultima scena del film, con la bellissima canzone che è anche un messaggio di speranza Let the sunshine In 




 E voi avete visto questo film?


Fonti immagini: Pixabay 

8 commenti:

  1. Non conoscevo questo film, ma non vado pazza per i film musicali ecco. Ahimè ho invece visto parecchie altre pellicole sulla guerra in Vietnam, l'enorme sconfitta degli USA, con tutte quelle morti, ancora più feriti inguaribili tanto nel corpo ma soprattutto nell'anima, e un sacco si denaro sperperato in una guerra insulsa per 20 anni. E da allora ancora non sembrano aver capito niente... Però ho in lista d'attesa proprio il cartaceo di Io sono dio di Faletti, l'ho ritrovato in libreria nella mia pulizia di Natale, per questo anno di "non compro più libri finché non li ho letti tutti". :)

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    1. Anch’io non amo i film musicali ed é questo il motivo per cui non l’avevo ancora visto, però alla fine ho deciso di vederlo perché é come leggere un classico che tutti conoscono e vuoi farti un’opinione personale. Del resto essendo tratto da un musical di Broadway il film non poteva non usare le canzoni, almeno credo perché a Broadway non ci sono mai stata…
      Io sono Dio è un romanzo lungo e complesso, a me é piaciuto anche se qualche punto mi é rimasto oscuro, mi dirai.

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  2. Non l'ho visto, ma sulla guerra in Vietnam ne ho visti altri molto noti, in particolare il visionario "Apocalypse now" di Francis Ford Coppola, "Platoon" di Oliver Stone e "Full metal jacket" di Stanley Kubrick, ma anche altri meno nominati. Fu la guerra che dimostrò che una guerriglia logorante e infinita può stancare persino una superpotenza sino al ritiro, come è successo di recente in Afghanistan.

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    1. Eh già Ariano, gli Stati Uniti fanno guerre entrando a gamba tesa nel conflitto “in nome della democrazia” mascherando i loro reali interessi e poi ne escono con il ritiro dopo aver lasciato macerie enormi e nulla di risolto come è avvenuto in Afganistan. Io ho visto “Apocalypse now” gli altri film fatico a vederli. Hair è diverso, non é ambientato in Vietnam, si svolge tutto in America prima che il “soldato” parta per la guerra, si vede qualche scena di addestramento e poi la partenza, nessuna scena violenta, è tutto incentrato sul contrasto tra chi sta per partire e chi invece combatte per la pace, con la filosofia hippie i capelli lunghi, in un certo senso è una commedia ma che lascia il suo messaggio di pace.

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  3. Penso di averlo visto da ragazzina, in quell'epoca di fascinazione per il mondo statunitense, e in particolare per questo filone culturale che metteva in discussione il sistema. Mi ricordo anche bei film, come Nato il quattro luglio o Goodmorning, Vietnam per citarne altri. Le musiche di questo film sono meravigliose.

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    1. Sì le musiche sono molto belle, è una settimana che ho in testa Let the sunshine In, mi é entrata in testa e non esce più…comunque belli anche i due film che hai citato, del resto vent’anni di guerra hanno favorito la produzione di molti film e altre opere sul tema

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  4. Grazie per aver segnalato questo film dalla trama struggente di cui non avevo mai sentito parlare. Non guardo volentieri film di guerra, anche se i più famosi li ho visti, ma negli ultimi anni ho di tanto in tanto letto romanzi storici su guerre dal secolo scorso ad oggi e concordo con te e con chi ha commentato prima di me. Dalla storia non si impara nulla. Ed è sconsolante, perché la si racconta anche in molti modi differenti. Ma sembrerebbe invano

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    1. Hair è famoso anche per essere uno spettacolo teatrale musical, credo sia stato riproposto anche in Italia di recente. Comunque é un film che parla di guerra ma non é ambientato in territori di guerra come dicevo rispondendo ad altri commenti. È vero comunque, dalla storia non si impara nulla, forse perché l’uomo è immutabile nel suo egoismo irrazionale, basta pensare ai folli che hanno votato Trump…

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