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| Ciò che nella vita rimane, non sono i doni materiali, ma i ricordi dei momenti che hai vissuto e ti hanno fatto felice. Alda Merini |
Parafrasando il titolo di un celebre romanzo, ho scelto di intitolare questo post La sensazione di essere infelici. È un titolo che mi accompagna da tempo, che continuava ad affacciarsi nei miei pensieri. Ho esitato a lungo prima di usarlo, perché non volevo scrivere un post triste o lamentoso. Eppure quelle parole continuavano a tornare, come se chiedessero di essere ascoltate.
Con l'arrivo dell'estate ci aspettiamo di sentirci più leggeri, più spensierati. Chissà perché ci imponiamo questa aspettativa. Forse perché dentro di noi conserviamo il ricordo delle estati dell'infanzia, quando il mondo sembrava più semplice, più libero, più luminoso, e la felicità aveva il sapore delle giornate infinite.
Ma quella leggerezza appartiene a un altro tempo. È il ricordo di una stagione della vita ormai lontana, forse irripetibile.
Oggi l'estate arriva mentre continuiamo a fare i conti con il lavoro, con le spese che non sempre tornano, con le ansie e le paure che accompagnano il passare degli anni. Ci confrontiamo con ciò che avremmo voluto essere e non siamo stati, con le occasioni perdute, con i rimpianti e con quei bilanci interiori che, a volte, sembrano più pesanti di quanto riusciamo a sostenere.
Mi sono chiesta più volte da dove venga questa sensazione. In fondo, potrei dire che va tutto più o meno come sempre. Più o meno, appunto.
La verità è che mi accompagna un senso costante di precarietà. La salute di mia sorella, che ci ha portato una brutta notizia ma anche buone prospettive di guarigione. Le ferie interrotte. L'auto che si guasta. Il caldo asfissiante che ci sfinisce e ci fa sentire impotenti. E poi le notizie che arrivano dal mondo, con quei pazzi al potere – ormai li definisco così – e la paura che tutto possa peggiorare ancora.
Sono sempre stata una persona ansiosa, ma per anni sono riuscita a convivere con la mia ansia affrontando un problema alla volta. Oggi, però, mi sembra molto più difficile. Di giorno mi concentro su ciò che devo fare: il lavoro, il caldo, l'organizzazione della casa, gli impegni quotidiani. Vado avanti quasi con il pilota automatico. La sera crollo dalla stanchezza, ma la notte è un'altra storia.
Mi sveglio all'improvviso e la mente comincia a costruire scenari. E se domani si rompesse anche il condizionatore, proprio mentre fuori ci sono quarantuno gradi? È già successo davvero e l'idea mi angoscia abbastanza. E se mi ammalassi? E se si ammalasse una delle persone che amo? Ogni pensiero sembra aprire la porta a quello successivo, in una catena che pare non finire mai.
Non è il singolo problema a spaventarmi, è la sensazione che tutto possa rompersi da un momento all'altro.
Forse il problema non è sentirsi fragili. Il problema è credere di dover essere sempre forti.
La vita non è una linea continua di serenità, e forse non lo è mai stata. Solo che, crescendo, impariamo a vedere anche le crepe. Eppure sono proprio quelle crepe a ricordarci che siamo vivi, che continuiamo ad amare, a preoccuparci, a sperare.
In fondo la felicità non è l'assenza di inquietudine. Forse è continuare a coltivare fiducia anche quando l'inquietudine bussa alla porta, probabilmente non siamo diventati più infelici, siamo diventati più consapevoli della fragilità della vita. E, nonostante questo, continuiamo a cercare la bellezza, magari è proprio questa ostinazione, alla fine, la nostra forma più adulta di felicità.
Spero di non avervi appesantito con queste mie riflessioni. Vi auguro un agosto sereno, ricco di quei piccoli momenti di leggerezza che spesso passano inosservati.
E vi lascio con una domanda: capita anche a voi di vivere periodi in cui, pur non essendo davvero infelici, vi sentite attraversati da una sottile inquietudine? Se vi va, raccontatemelo nei commenti: credo che condividere queste sensazioni ci faccia sentire un po' meno soli.
Fonti immagini: Pixabay fiori di loto

Posso garantirti che provo sensazioni molto simili. Nel mio caso va sostituito "sorella" con "genitori", si aggiungono questioni tipo "convivenza domestica", ma per il resto siamo lì, sensazione di impotenza e soprattutto di vivere una vita di solo dovere con praticamente niente piacere. Periodi del genere possono capitare in ogni fase della vita, ma presumo che quando si è ormai a un passo dalla vecchiaia cresce l'inquietudine che non ci sia più tempo per attendere periodi migliori, o che anche se arrivano non ci siano più le condizioni fisiche e mentali per goderseli pienamente.
RispondiEliminaInsomma, non sei la sola a sentirti "infelice" (ma sì, usiamo questa parola, è quasi una sfida in un' epoca in cui va di moda ostentare la propria vita brillante e piena di soddisfazioni sui social networks ;-)
Eh sì, caro Ariano, è proprio la sensazione di vivere soltanto di doveri con la prospettiva di non avere più davanti tanti anni “buoni” per cui poter godere momenti lieti e leggeri.
EliminaHo vissuto un'infanzia e un'adolescenza di inquietudine, e dopo nel giro di pochi mesi ho perso mia nonna, la fine in una notte in cui studiavo per un esame universitario, tutto è crollato nel giro di quella sola estate. Anche un incidente improvviso di un mio zio molto giovane, appena trent'anni, rimasto disabile tanto nel fisico che nella mente, mi mandò in crisi profonda per diverso tempo. Poi ci sono stati i miei problemi di salute, cinque anni difficili, e di seguito l'abbandono della mia famiglia, ma mi sono sempre ripresa. Certo mi sono fatta aiutare, perché anche la salute mentale richiede qualche supporto. Non funziona il fai-da-te, non funziona l'amico che ti ascolta, certe riflessioni devono arrivare da un terzo disinteressato. L'ultima inquietudine era giusto poco prima del mio viaggio in Scozia, andato benissimo, oltre ogni aspettativa, nonostante i problemi mi stavano invece aspettando al rientro. Purtroppo, per motivi lunghi da spiegare, devo cambiare casa. E di questi tempi non è affatto facile. Ma sono stanca di subire un errore fatto ancora dai miei genitori vent'anni fa, e quindi silenzio l'inquietudine e vado avanti. Ho sempre visto che agire, valutando bene il tutto, mi aiuta a uscirne prima.
RispondiEliminaCapisco Barbara, anch’io ho subito decisioni prese dai miei genitori, decisioni che ancora impattano sulla mia vita attuale, ogni tanto ci penso e mi arrabbio ancora, ma ormai i miei sono morti ed è inutile rimuginare sul passato anche perché loro pensavano di agire per il meglio. Comunque l’unica soluzione alle inquietudini spesso é agire. Cambiare casa non è facile ed è molto faticoso ma se è l’unica soluzione tanto vale agire, magari goditi l’effetto positivo del viaggio in Scozia, ti auguro che duri più a lungo possibile…
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