sabato 15 ottobre 2022

Non esiste più la mezza stagione

Il mio mare di settembre

Eh lo so, sembra una di quelle frasi fatte che si ripetono sempre, ma mai come in questo periodo si tratta di una frase molto aderente alla nostra realtà, potrei aggiungere che non esistono più le mezze misure, ma questa sarebbe un’altra storia.

Qualche giorno prima di partire per una breve vacanza (ultima prima di affrontare l’inverno) ormai a fine settembre, c’erano più o meno 35 gradi, imperversava ancora l’afa e il caldo, poi di colpo la temperatura si è abbassata di quindici gradi, per fortuna è tornato fuori il sole che, in certi momenti della giornata, scaldava moltissimo e abbronzava, mentre la sera arrivava un fresco pungente che imponeva di indossare un piumino leggero. Sono tornata per alcuni giorni all’isola d’Elba dove ho potuto godere del sole di settembre che mi piace tanto, è quel sole fragile ma che sa essere potente quando vuole, ultimi giorni di vacanza prima di un inverno che si annuncia sempre più complicato per un sacco di motivi. Non riusciamo a vedere il futuro con serenità tra una guerra sempre più minacciosa alle porte dell’Europa, il rincaro  dell’energia, la recessione, la stagflazione, l’apocalisse e tutto quello che ne segue, ogni tanto mi capita di pensare “che belli i tempi della pandemia, quando l’unica minaccia era il virus”. Che poi l’estate sembrava eterna e che non dovesse finire mai, certo in questo periodo ci sono ancora temperature piacevoli, ma l’autunno si é insediato, c’è poco da dire. Spesso leggo articoli che parlano di come mantenere “i benefici dell’estate” quando avevamo tempo libero per le passeggiate all’aperto e per la cura del corpo ecc, ma quando mai? A parte il breve periodo di ferie di due settimane (e mezzo) in pieno agosto, non é che poi abbia avuto tutto questo tempo! 

Invece mi capita di leggere nelle riviste che l’estate ci fa sentire belle e abbronzate, spensierate e sgravate dai pensieri pesanti esistenziali, ci ritroviamo più toniche e scattanti perché ci muoviamo di più all’aria aperta, piene di voglia di vivere, ritroviamo il piacere di ascoltare gli altri e di confrontarci, ci lasciamo andare alle letture frivole, ma anche no, comunque leggiamo di più e dedichiamo più tempo anche alla nostra interiorità. Quindi a settembre è importante mantenere i benefici dell’estate, perché non ci sono ancora scadenze pressanti e possiamo concederci un inizio soft e magari concederci ancora una breve vacanza magari un week end lungo da qualche parte. E poi conserviamo le buone abitudini acquisite in vacanza come muoversi e mangiare sano fare lunghe passeggiate passando dal bagnasciuga ai percorsi urbani. 

Ma davvero succede questo, in estate, a noi comuni mortali che lavoriamo tutto l’anno, estate compresa? Sono io l’anomalia oppure per la maggior parte delle persone è davvero così? Non chiedo per un’amica, ma per me...

Posso affermare che tutto questo riuscivo a realizzarlo nei tempi lontani in cui studiavo e avevo tre mesi di stacco dalla scuola; nel periodo universitario già questo periodo si era ridotto perché di solito davo l’ultimo esame della sessione estiva entro la prima metà di luglio, comunque dopo mi concedevo una lunga pausa dallo studio perché riprendevo a studiare il primo settembre, magari un po’ blandamente. Da quando ho iniziato a lavorare, tutta questa spensieratezza legata all’estate è svanita, i tempi dedicati al tempo libero sono diventati sempre più ristretti, eppure finché esisteva ancora un ritmo “umano” con tempi dedicati al lavoro ben distinti da quelli dedicati al tempo libero vigeva ancora una sorta di leggerezza che si concentrava soprattutto in estate, da luglio ad agosto, quando il lavoro si assestava in una modalità più moderata e lenta, tanto che in estate spesso riuscivo a sistemare l’archivio dei documenti, oppure a concludere le pratiche meno urgenti che erano rimaste indietro. 

Ora non è più così, il ritmo è diventato frenetico anche in agosto, quest’anno ho lavorato con l’acqua alla gola fino all’ultimo giorno e se non ci fosse stata la chiusura dall’ufficio per la pausa di ferragosto avrei continuato a soccombere anche dopo. Comunque, per carità, magari è la mia situazione lavorativa che è così mentre per gli altri no, anche se la cosa mi viene confermata anche da altri colleghi e da amici che lavorano in altre realtà pubbliche e private. 

Ma tutto può essere, se c’è qualcuno che si riconosce nella sopracitata spensieratezza dell’estate batta un colpo!

Che poi c’è un’altra questione non trascurabile, almeno per me che soffro il caldo, se sono in città perché lavoro, con l’afa non riesco a fare nulla al di fuori del lavoro, le passeggiate serali nel caldo appiccicoso della città di Bologna non sono contemplate, l’unico mezzo per scappare dall’afa sarebbe salire in collina, ma spesso c’è da affrontare traffico e percorsi a ostacoli, perciò tutt’al più questa opportunità si riduce al week end quando ci sono tutti i forzati del lavoro in città (luogo che non si svuota più come una volta rendendo gli spazi più liberi dal traffico e dal caos) che emigrano verso spazi più freschi tra piscine affollate e altri ameni posti da refrigerio. Il mare della riviera, invece, è inavvicinabile tra tutto esaurito e code in autostrada. 

E allora benvenuto autunno! Almeno possiamo tornare a respirare, perlomeno l’aria, perché riprende tutta la rumba che tra l’altro non si è mai fermata. Per fortuna ho fatto una settimana di vacanza ovviamente lavorando dodici ore al giorno la settimana prima per lasciare tutto in pari perché altrimenti crollava il mondo, anche se poi alla fine in pari non sono mai e, nella mia settimana di vacanza, sono sorte altre urgenze di cui prima non c’era traccia, ovvio, come è ovvio che sono contenta comunque di essermi goduta la vacanza assaporando il sole e il mare di settembre con il sapore di inizio autunno, con il freddo in arrivo ma non troppo. 

Non so da voi ma qui a Bologna ci sono ancora delle splendide giornate di sole, io oggi a mezzogiorno al sole, in pausa pranzo, ero in maniche corte, con un clima da ottobrata (anzi sembra che sia un' ottobrata bis visto che c'è già stata all'inizio del mese). Del resto dopo un'estate anomala possiamo aspettarci anche un autunno altrettanto anomalo.

E quindi l'estate sta finendo o forse ancora no. Voi cosa dite? 


Fonti immagini: la foto è mia, Isola d'Elba

venerdì 7 ottobre 2022

La gestione del tempo


Qualità significa fare le cose bene quando nessuno ti sta guardando. Henry Ford


Sono passati due anni ma ne sembrano passati venti se guardiamo il tempo lavorativo in cui ci troviamo oggi. Una volta c’era la settimana lavorativa di 5 giorni con il week end in mezzo di riposo. Poi, con la tecnologia, ci siamo ritrovati sempre più immersi nel lavoro. Già prima della pandemia ci si ritrovava ogni tanto a leggere le mail lavorative la sera dopo l’ufficio oppure nel corso del week end, magari non sempre ma solo in prossimità di una scadenza finché anche le scadenze sono diventate la regola, così si é cominciato a parlare di diritto alla disconnessione. Però c’era ancora una certa divisione tra tempo del lavoro e tempo libero. Poi è arrivata la pandemia e si è scoperto che si poteva lavorare da casa, si faceva già un po’ prima ma era un’eccezione con condizioni ben definite invece con l’esigenza di restare tutti a distanza è diventata la regola. Con lo smart working possiamo gestire meglio il tempo. Si lavora di più o si lavora di meno? Io posso parlarvi della mia esperienza.

Nel corso del 2021, tra alti e bassi, misure restrittive e allargate, dopo lo shock iniziale dovuto alla pandemia quando ci siamo dovuti organizzare in fretta e furia per digitalizzare tutte le attività, alla fine ci siamo assestati. Ora si può fare tutto on line, la contabilità è on line, la gestione dei documenti può avvenire on line tramite la firma elettronica, la PEC, lo SPID, e quant’altro, le riunioni si fanno on line, tutto può essere fatto a distanza tramite la tecnologia. Nella mia azienda erano anni che si parlava di dematerializzazione e digitalizzazione ma nel 2020 c’è stata una spinta notevole e un’accelerazione in tal senso. Io ho il contratto di telelavoro e posso lavorare da casa due giorni a settimana gestendo le giornate secondo le esigenze lavorative. Vi confesso che già prima del contratto mi ritrovavo certe domeniche a gestire delle pratiche urgenti, per questo, quando me ne è stata data la possibilità, ho fatto domanda anch’io.

I vantaggi secondo me

non ho il problema del parcheggio: la mia azienda ha messo a disposizione dei parcheggi gratuiti per i dipendenti con un numero di posti limitati, una volta mi bastava arrivare al lavoro entro le 8.30 e non avevo problemi a trovare posto, ora mi tocca arrivare sempre più presto, entro le 7.30 altrimenti il mio parcheggio solito è pieno e rischio di trovare pieno anche il parcheggio più grande ma più lontano. Il motivo è che molti dipendenti che prima usavano l’autobus ora si muovono in auto per evitare il contatto e il rischio virus. Quindi lavorando da casa non sposto la macchina ed evito lo stress del parcheggio.

non perdo tempo in chiacchiere: quando arrivo al lavoro spesso vengo disturbata da colleghi vari dalla chiacchiera facile e iniziare a lavorare diventa un percorso a ostacoli (il periodo in cui ho lavorato meglio è stato quando tutti i colleghi erano lontani a casa loro e io ero in presenza). Può sembrare che io sia una persona asociale, beh un po’ lo sono, almeno con certe persone, ma il fatto é che dalle 8.00 alle 9.00 del mattino riesco a sistemare delle pratiche con molta più lucidità ed efficienza, prima che si scateni il finimondo, telefonate, riunioni e altre attività, si dice che il mattino ha l’oro in bocca e infatti per me quella è l’ora più preziosa della giornata e non voglio che mi venga rubata dalla pausa caffè, che poi non ho bisogno di fare una pausa se sono appena arrivata al lavoro.

ottimizzo il mio tempo: la mattina prima del telelavoro ho un’ora per me da utilizzare per correre oppure per fare le pulizie, questo perché mi sveglio presto lo stesso, ma volendo posso anche decidere di dormire un po’ di più e recuperare il sonno. Insomma l’ora che di solito spendo per prepararmi e andare al lavoro la uso per le mie esigenze personali, vi assicuro che fare le pulizie alle sei del mattino per me è molto più facile che farlo a fine giornata lavorativa quando desidero solo stendermi sul divano distrutta. Inoltre mentre lavoro a casa posso incastrare qualche piccola incombenza tipo una lavatrice o aspettare un corriere senza lo stress dell’orario e della presenza in casa.

potrei mangiare in modo più sano: qui il condizionale è d'obbligo perché in realtà potrei mangiare in modo più sano, se riuscissi a fare la pausa pranzo, ma la cosa almeno finora non è avvenuta, anche a distanza mi lascio travolgere dal lavoro e dalle scadenze e arrivo alla pausa troppo tardi e finisco per mangiare qualcosa di veloce, solito panino  

Gli svantaggi secondo me

eccesso di ore di lavoro rispetto alle ore riconosciute: mi ritrovo a lavorare sempre oltre l’orario, spesso senza neanche fare la pausa come dicevo nel punto sopra, mangio qualcosa al volo e continuo a lavorare, tutte le volte che ho tentato di fare una pausa decente arrivava la telefonata urgente, il messaggio su teams ecc, la riunione improvvisata e altro. Inoltre mi sono accorta che, a livello mentale, non stacco realmente, quando finalmente spengo il computer mi resta in testa il pensiero di dover finire qualcosa, quella mail che non ho mandato, quel controllo che non ho fatto, quel documento che non ho completato. È qualcosa che non mi succede quando lavoro in presenza, perché quando esco dall’ufficio mi basta il tragitto per tornare a casa per portarmi verso altri pensieri e una volta arrivata non penso più al lavoro, almeno fino al giorno dopo.

consumo di elettricità e gas in casa propria: certo risparmio il consumo dell’auto ma non è davvero una equa contropartita perché nel mio caso non sono lontanissima dal luogo di lavoro, non sarebbe stato un problema fino a qualche tempo fa, ma con la crescita delle bollette può diventarlo.

lavoro e basta: se sono a casa lavoro e basta, nel senso che non riesco a fare altre cose, tipo andare al supermercato o passare da qualche negozio o andare dal parrucchiere. Mi spiego meglio, quando esco dall’ufficio di solito faccio delle cose proprio perché sono già in giro, se devo vestirmi e uscire apposta mi impigrisco e rimando al giorno dopo, per esempio questa settimana dovevo andare dal parrucchiere e ho fissato l’appuntamento dopo l’ufficio (anche perché il mio parrucchiere è a 300 metri dal luogo di lavoro...) 

Al momento non mi viene in mente altro, insomma ci sono vantaggi e svantaggi, ma la giusta contemperanza tra lavoro in presenza e lavoro a distanza può essere una soluzione.

Secondo le statistiche (Articolo di donna moderna del 30/6/22 Il futuro del lavoro agile di Miriam Defilippi) in uno studio dell’Università Cattolica le ore lavorate in smart working sono superiori a quelle del lavoro in presenza ed è per questo che occorre tutelare il lavoratore da se stesso per garantire il diritto alla disconnessione con una modalità che non faccia diventare usurante il lavoro da casa, perché si gestisce male questa flessibilità. In effetti prima si riusciva a infilare nella giornata lavorativa anche palestra e aperitivo con gli amici, ora sembra sempre più difficile. Dobbiamo evitare di mandare mail di sera e nel week end per evitare di essere costantemente connessi, ma soprattutto di sabotare il tempo di ricarica degli altri (alcuni miei colleghi purtroppo lo fanno,  mandano mail a tutte le ore, alcune anche assolutamente inutili, mentre per quelle veramente importanti mi fanno aspettare giorni e infine mi arrivano il venerdì pomeriggio a ridosso dell’orario di fine lavoro.

Molte aziende hanno siglato degli accordi sullo smart working riducendo le giornate lavorative (la Ducati di Bologna ha ridotto la settimana a 4 giorni mentre altre aziende la Velvet Media di Castelfranco Veneto lascia la scelta ai dipendenti quante ore lavorare e se farlo in presenza o a distanza). Sembra che le aziende illuminate vadano in questa direzione. 

È stato scientificamente provato che il rendimento lavorativo cala dalla quinta ora di lavoro, infatti gli errori e gli incidenti avvengono sempre nelle ultime fasi del turno. Invece laddove si è operato una riduzione dell’orario la produttività è perfino aumentata. Lo smart working apre inoltre nuove possibilità  per i giovani, sono loro quelli più smart nelle tecnologie e questo è indubbiamente una nuova opportunità, infatti i nostalgici delle riunioni in presenza sono spesso i più vecchi, questo posso affermarlo con cognizione di causa perché molti miei dirigenti “anziani” insistono sulle riunioni in presenza, io invece mi trovo molto meglio se posso operare a distanza, anche perché non devo stampare i documenti e, una vota inviati via mail, posso semplicemente condividere il documento on line nel corso della riunione e scorrere i punti essenziali su cui dobbiamo discutere, semplice no? Invece tempo fa ho dovuto fare una riunione in modalità mista stampando la documentazione per alcuni e condividendo il video per altri, una fatica doppia, tutto perché c’era un dirigente che voleva fare la riunione in presenza,  alla fine eravamo in quattro in presenza e gli altri collegati on line, perché non tutti potevano spostarsi dall’ufficio o da casa, insomma “mentre molti boomer preferiscono tornare in presenza, la generazione Z abbraccia con entusiasmo lo smart working” tutto vero a parte che io sono boomer, ma forse sono giovane dentro chissà.

Insomma per il futuro bisogna calibrare l’attività lavorativa con il necessario recupero, come dicevano i classici latini calibrare negotium con l’otium

Ovviamente io non ho bambini o altre persone in casa da gestire e quindi, sotto questo aspetto, non condivido lo spazio della mia piccola casa con nessuno, altrimenti sicuramente avrei qualche problema in più e forse non avrei fatto la domanda di telelavoro.

E voi cosa ne pensate del telelavoro? Qual è la vostra esperienza?


Fonti immagini: Pixabay 

Fonti testi: donna moderna numero del 30/6/22

sabato 10 settembre 2022

Le vite degli altri

 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. Marcel Proust

Le vite degli altri è il titolo di un famoso film apprezzato e rimasto impresso nella mia mente, ci ho ripensato un mattino mentre sfogliavo velocemente il giornale del bar dove solitamente prendo il caffè, uno dei miei riti quotidiani, quando vado al lavoro mi fermo a prendere il caffè nel mio solito bar e, quando riesco, do un’occhiata al quotidiano di Bologna, il resto del carlino, di solito leggo solo i titoli e poi se c’è un articolo che mi interessa gli do una scorsa veloce. Sono cinque minuti di relax prima di buttarmi nella rumba dell’ufficio. La scorsa mattina nel bar c’era un’insolita pace e sono riuscita a sfogliare il giornale con un po’ di calma. 

Un articolo ha colpito la mia attenzione: scoperte in biblioteca, recupero i bigliettini nei libri e trovo le vite degli altri. 

Ho letto velocemente le prime righe, poi ho fatto una foto all’articolo pensando proprio di scriverci un post. L’argomento mi ha colpito perché quest’anno mi sono liberata di diversi miei libri, li ho lasciati andare a nuova vita, portandoli nelle casette dei libri, c’è un’area verde proprio vicino al parcheggio del mio ufficio con una casetta dei libri, così ogni tanto faccio una cernita dei libri da lasciare andare e poi al mattino li porto lì. Mentre sfoglio i libri che vorrei lasciar andare, controllo che al loro interno non ci sia nulla di importante o qualche scritta con un dato personale, a volte quello che trovo mi riporta al passato: un biglietto del cinema di un film amato, un foglio di appunti con un pensiero dimenticato, la pagina di un articolo, uno scontrino sbiadito. Si tratta di piccole cose che mi fanno ripensare al momento in cui ho comprato il libro e l’ho letto, alla vita che stavo attraversando in quel periodo e che avevo dimenticato. Di solito tolgo quei foglietti prima di mettere da parte i libri da lasciar andare, ma forse - tranne quelli con i dati personali - non  lo farò più, li lascerò al loro interno per raccontare una storia fuori da quella che racconta il libro in sé, quella che si vorrà immaginare.

Tornando all’articolo del Resto del Carlino, scritto da Simone Arminio, questo cominciava con una domanda: quante storie contiene un libro? Si può leggere il contenuto, si può leggere tra le righe, nelle fessure, negli spazi vuoti alla ricerca del significato nascosto. Poi c’è un terzo modo ed é quello che usa Shannon McKellar capo della sezione adolescenti della biblioteca di Oakland, California, da l’otre dieci anni. Ogni volta che un libro rientra dal prestito lei lo scuote e dopo qualche scossone ecco che cadono a terra segnalibri, scontrini, foto dimenticate, biglietti d’amore, disegni di bimbo. Ogni cosa trovata in un libro costituisce un mondo parallelo. La nostra bibliotecaria raccoglie questi biglietti, li scansiona e li pubblica sul sito della biblioteca.

Shannon McKellar ha raccolto più di 350 fogli, foto e disegni dimenticati tra le pagine. Per lei è un modo per immaginare la vita dei lettori. Prende quei biglietti e li mette in una vecchia scatola prima di pubblicarli sul sito. Qualcuno ha ritrovato una vecchia foto ed é tornato in biblioteca a prenderla, tutta contento di averla ritrovata, la foto dei nonni che non ci sono più o la foto di se stessi da bambini. Sembra strano esserseli dimenticati nei libri presi in prestito in biblioteca, vero? Shannon racconta anche alcuni episodi particolari, per esempio di un libro restituito dopo 46 anni, mentre sistemava la cantina un giovane ha trovato un libro che suo nonno aveva preso in prestito dalla biblioteca di Hamilton. C’era ancora la data della riconsegna (o meglio di quando avrebbe dovuto avvenire), il 26 luglio 1976. E dopo 46 anni il libro è stato restituito. Poi c’è il caso di un foglietto scritto a mano con la ricetta contro la costipazione infantile. L’autore del foglietto ha riconosciuto la ricetta e la sua calligrafia, ma afferma di non aver mai preso un libro in prestito dalla biblioteca di Oakland. Probabilmente chi ha ricevuto la ricetta l’ha messa nel libro e se ne è dimenticato, forse la madre del bambino a cui la ricetta poteva servire. Le vite degli altri ci affascinano perché sono anche un po’ le nostre vite, almeno quelle che abbiamo immaginato qualche volta, sono immagini di qualcosa che avrebbe potuto essere oppure è stato ed è passato.

In un mio libro ho ritrovato un foglio con la ricetta della pizza e sull’altro lato la ricetta della crostata di mele. Risale ai tempi dell’università, quando abitavo con delle altre ragazze e spesso il sabato sera preparavamo la pizza, ricordo che mettevo l’impasto a lievitare al mattino perché fosse pronto per la sera, così passavamo il sabato sera mangiando la pizza quando fuori era molto freddo ed era un lusso andar fuori a mangiare. Invece la crostata di mele era una mia specialità, era l’unico dolce che sapevo fare ed era economico perché compravo sempre molte mele ed era un modo per consumarle in maniera non dietetica.  Ho conservato le ricette perché chissà che non mi venga voglia di riprovarle in un prossimo futuro.

Nei libri, da ragazzina, spesso lasciavo dei fiori ad essiccare, mi piacevano le margherite per esempio, altro particolare conservavo lo scontrino di acquisto del libro che usavo come segnalibro, oppure quando ancora si usava spedirle tenevo in mezzo al libro una cartolina che, a distanza di tempo, mi portava un piccolo tuffo al cuore perché era diventata un ricordo, poche parole ma dense di un significato che capivo solo io. E poi ho ritrovato biglietti di un concerto o di un entrata a un museo, pagine strappate da un giornale con un articolo interessante e tanti altri piccoli frammenti di vita e di ricordi.

Ritornando alle vite degli altri c’è una canzone di Enrico Ruggeri che adoro e che esprime molto bene il senso di attrazione, curiosità ma anche sottile nostalgia che possiamo provare al riguardo. Ecco il link



Voi cosa lasciate nei libri come segno del vostro passaggio?


Fonti immagini: Pixabay 

sabato 3 settembre 2022

Impressioni di settembre


Settembre è il mese dei ripensamenti sugli anni e sull’età, dopo l’estate provi il dono usato della perplessità. (Francesco Guccini La canzone dei dodici mesi)


Come accennavo nel mio ultimo post, settembre è un mese di bilanci, è qualcosa di comune a molte persone, questo mese porta la sensazione di un nuovo inizio spesso molto più marcata del mese di gennaio. Sarà perché porta nell’aria la fine dell’estate, sarà che comincia un nuovo anno scolastico, se ci pensate per una grande fetta di popolazione è proprio così, professori, maestri, studenti e loro famiglie preparano diari e quaderni per il nuovo inizio didattico. Poi c’è quella nuova energia che vibra nell’aria finalmente più fresca che ci toglie dall’abulia in cui ci ha gettato il caldo afoso dei mesi estivi, per me è così, nel corso di questa lunga estate calda la mia volontà si era quasi del tutto azzerata, non riuscivo a fare nulla - a parte lavorare con estrema fatica e insofferenza per il caldo soffocante che mi perseguitava anche in ufficio dove l’aria condizionata latitava - il mese più angosciante è stato luglio, mese lunghissimo e caldissimo, senza tregua. Negli ultimi giorni di agosto e di ferie ho cercato di recuperare il tempo perso, infatti ho ripreso la scrittura dei post ma soprattutto ho ripreso a scrivere il romanzo che languiva da tempo, tra alti e bassi. In realtà sentivo già settembre nell’aria degli ultimi giorni di agosto e ho approfittato della rinfrescata energia per mettermi avanti con alcuni lavori, prima di ritrovarmi indietro come sempre. 

Che bella questa ritrovata energia se non fosse che senta riemergere anche un sottile senso di paura per il tempo che verrà, per quel futuro indefinito che si prospetta davanti con incredibile incertezza. Che poi negli ultimi tempi ne abbiamo tutte le ragioni, cosa ci aspetta non lo sappiamo: tornerà la pandemia, si inasprirà la guerra, riusciremo a pagare le bollette di gas e luce, avremo un governo decente dopo le elezioni? Sono tutte domande inquietanti e poco confortanti. Per la prima volta ci troviamo anche a votare a settembre, non era mai successo prima che io mi ricordi, ma perché questi “politici da fiera” come cantava la Bertè non se ne sono stati zitti e buoni ad occuparsi delle emergenze che pure non ci mancavano e ci hanno rifilato le elezioni a settembre? In questi giorni sui social leggo le opinioni (e le offese) più disparate e mi viene lo sconforto, mi sembra sempre più che il popolo italiano sia un popolo di litigiosi, ognuno vuole avere ragione ma non è capace di valutare le ragioni dell’altro, vagheggia l’uomo forte al potere ma poi se c’è un’imposizione su cui non è d’accordo si indigna e parla di affronto nei confronti della Costituzione e accusa il governo di dittatura. Questa estate tra i vari libri letti c’è una frase di un romanzo di Marco Malvaldi A bocce ferme che mi ha colpito” Ci sono molti modi per far rimanere il popolo immobile. Uno è quello di tenerlo fermo e si chiama schiavitù. Un altro, molto più subdolo, si chiama demagogia.”

Non mi dilungo oltre perché tanto non c’è soluzione, sono solo le mie riflessioni di settembre, tanto per parafrasare il titolo del post e della canzone sopra citata della Premiata Forneria Marconi.

A proposito di riflessioni ho visto di recente un film molto bello del 2016 intitolato Le confessioni di Roberto Andò, una specie di thriller politico, mi é piaciuto tanto e credo, purtroppo, sia aderente alla nostra realtà. Vi riporto una breve descrizione ripresa da Wikipedia. 

“È un film che affronta il tema del potere, in particolare della grande finanza, e delle debolezze degli uomini che lo gestiscono. Il cast internazionale vede protagonista Toni Servillo affiancato da Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Lambert Wilson, Marie-Josée Croze e Moritz Bleibtreu. In un albergo di lusso di una località tedesca sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia, pronto ad approvare una manovra segreta che avrà conseguenze pesanti per molti paesi.”

Chissà se ancora una volta la realtà ha superato la fantasia, qualche dubbio mi viene. Vi lascio con il link di una scena del film 



Vi piace il mese di settembre? Suscita in voi malinconia o sollievo?


Fonti immagini: Pexels 

domenica 28 agosto 2022

Pubblicità e bilanci libreschi

La pubblicità crea il superfluo per far dimenticare il necessario.
(Fabrizio Caramagna)

Negli ultimi tempi mi sono arrivate le mail più disparate, quelle di agenzie pubblicitarie per promuovere i miei libri, tutte scritte in inglese che finivano nello spam e che io cercavo di leggere per pura curiosità prima di cancellarle, poi parecchie mail di dipendenti di Facebook che mi proponevano appuntamenti telefonici per mettere a punto una adeguata strategia pubblicitaria con l’account della mia pagina autore. 

Una volta, incuriosita, ho risposto, mi hanno dato un appuntamento telefonico in una fascia oraria del tardo pomeriggio, l’unica che io potessi accettare dopo il lavoro e ci siamo sentiti. Ho capito una cosa importante: per organizzare delle campagne pubblicitarie mirate con Facebook occorre avere del tempo e anche la disponibilità a spendere un certo budget. Infatti al mio appuntamento telefonico mi parlarono della strategia da impostare partendo da un minimo di tot euro al giorno (ora non ricordo bene la cifra, non era altissima ma neanche piccola per una come me che imposta il budget di 1 euro al giorno) comunque la cifra di partenza mi sembrava accettabile, ma dovevo prendere un nuovo appuntamento telefonico per i giorni successivi; io però avevo una settimana piena di riunioni, in pratica non avevo modo di trovare una fascia oraria nell’immediato per un nuovo appuntamento, inoltre avrei dovuto fissare più incontri per monitorare la campagna, così la persona del primo contatto ha detto che era meglio rimandare a un periodo successivo quando avrei avuto l’agenda meno piena sul lavoro (mi era sembrata anche stupita la ragazza, ma come? Lavori? Non passi il tempo a pubblicizzare i tuoi libri? Eh no cari se dovessi vivere con gli introiti dei miei libri sarei già morta di fame, ho delle vendite sì, piccole soddisfazioni, ma non é con i libri che pago le bollette...)

Così, sollevata dall’incombenza del supporto Facebook ho capito che avrei continuato a fare da me. Inoltre mi tocca dirlo: la dipendente Facebook mi dimostrò con alcune frasi che non aveva studiato granché il mio account, non sapeva che il libro per cui avevo fatto le ultime pubblicità facesse parte di una serie, eppure bastava un po’ leggere i miei post oppure semplicemente guardare bene la copertina, confondendo peraltro il titolo con la frase che lo pubblicizzava nel post. Insomma non ho bisogno di persone così poco attente per la mia pubblicità. 

In realtà mi sono accorta che queste pubblicità funzionano meno negli ultimi tempi, forse è solo colpa del caldo, magari la gente passa meno tempo sui social oppure non ha tanta voglia di leggere. Al di là di questo continuerò con le mie abitudini perché non mi interessa cambiarle, poi si vedrà.

Chiusa l’idea della parentesi Facebook con supporto, nel frattempo continuo a impostare le mie pubblicità da sola, ma da due mesi continuo a ricevere nuove mail che mi propongono un incontro telefonico: “Controlla le tue inserzioni con un professionista meta!” dovrei rispondere che non dispongo di abbastanza tempo nè sufficiente budget per fare le pubblicità su Facebook come vogliono loro. Ogni volta che cerco di impostare una promozione il budget minimo che mi propone Facebook  é di 35 euro, strano perché io ho sempre impostato pubblicità da 1 euro al giorno per 10 o 15 giorni con discreti risultati, capisco che potrei aumentare il budget giornaliero e probabilmente otterrei risultati migliori, ma per ora mi accontento di quelli avuti con il minimo sindacale, forse sbaglio ma è così.

Tra l’altro una cosa l’ho imparata in questi anni, il mercato è imprevedibile, non sempre le pubblicità servono, vi racconto come sono andate le ultime due campagne: a luglio avevo messo in offerta Una inutile primavera (#Sorace5) a 0,99 e avevo impostato la pubblicità Facebook a 1 euro al giorno per 10 giorni, di solito parto da 10 giorni poi se la campagna ingrana proseguo per altri 5 o 10 giorni. Risultati: copie eBook vendute a luglio n. 2, in pratica ho buttato via 10 euro, pazienza.

In agosto avevo aderito alla promozione del romanzo L’ombra della sera (#Sorace3) sempre a 0,99 anche qui ho impostato la solita promo di 1 euro al giorno per 10 giorni (anche se Facebook mi proponeva 10 euro al giorno argh) risultati: ad oggi ho venduto n. 40 eBook e il mese non é ancora finito, ho venduto anche  alcuni eBook della serie a prezzo pieno (2,99) n. 12 Il respiro dell’alba (#Sorace4) e n. 8 Una inutile primavera (#Sorace5). Sarà perché nel mese di agosto molta più gente era in vacanza? Sarà perché molti avevano letto i primi due episodi e avevano voglia di leggere il terzo? E chi lo sa, misteri della pubblicità e del mercato. 

Vi ho già raccontato l’esperienza di un’agenzia letteraria che mi ha inviato una mail per promuovere il mio romanzo con la spesa di 200 euro e risultato zero? Ero agli inizi, facendo delle piccole promo su Facebook avevo venduto oltre un centinaio di eBook, poi più nulla, così in quel periodo mi è arrivata la mail di un’agenzia letteraria che mi proponeva di fare pubblicità al mio primo romanzo “La libertà ha un prezzo altissimo” attraverso la loro newsletter. Ora non mi dilungo molto su questo episodio, sono tranelli in cui si può incappare quando si è alle prime armi, ma se avessi investito 200 euro in promozioni Facebook avrei sicuramente avuto migliori risultati, perché in quel periodo - giuro - non vendetti neanche un eBook, è però una lezione che ho imparato bene, la pubblicità migliore è quella che faccio io in autonomia. 

Infine rispondendo alla mia esigenza di fare un bilancio - visto che siamo prossimi a settembre mese di bilanci per antonomasia - e anche all’invito nato dal post di Elena Ferro con il suo articolo Riflessioni sulla mia scrittura  riporto anche alcuni risultati di vendita, mi limito al 2021 perché il 2022 è ancora in corso. 

Dati Streetlib 2021

totale 800 copie di tutti gli eBook così suddivisi:

343 Fragile come il silenzio 

259 La sottile linea del male 

116 L’ombra della sera 

82  i restanti romance 

Dati Amazon 2021

Se considero tutti i libri che vendo su Amazon nel 2021 sono arrivata a 281 + 26.000 pagine lette per ku (queste pagine prevalentemente per Sorace5 Una inutile primavera)

Il libro che ha venduto di più è sempre L’ombra della sera con 110 eBook, poi seguono Il respiro dell’alba e Una inutile primavera, infine ci sono i romance con numeri poco rilevanti, complessivamente meno di 30 copie nell’anno.

Una piccola postilla informativa: i primi due libri della serie sono venduti esclusivamente su StreetLib  perché quando ho cominciato a scrivere i gialli pubblicavo solo lì, poi ho voluto provare la piattaforma di Amazon, così con ogni nuovo romanzo parto con la pubblicazione sempre da Amazon, con un periodo iniziale di esclusiva aderendo a Kindle Unlimited, per poi estendere in un secondo tempo anche agli altri store attraverso Streetlib, non rinnovando KU di Amazon. Perché lo faccio? Amazon è sempre una piattaforma fortissima, tuttavia a un certo punto mi piace poter vendere anche sugli altri store e poi ci sono  molti che leggono su kobo e IBS, un mercato che si sta ampliando sempre più. Tra l’altro tempo fa un lettore affezionato a Saverio Sorace mi ha scritto una mail in cui chiedeva perché non trovava l’ultimo romanzo della serie anche su Kobo, così gli ho risposto che avrei pubblicato anche sugli altri store appena scaduta l’esclusiva con Amazon. Insomma un lettore che ti scrive per dirti che aspetta di leggere il nuovo episodio di Sorace è sempre molto stimolante. 

Fare bilanci non è sempre agevole, per esempio con Steeetlib devo fare delle estrazioni in Excel e poi fare i conteggi libro per libro con i filtri (chi conosce excell sa di cosa parlo), invece con Amazon è più semplice controllare i report, soprattutto da quando hanno aggiornato la piattaforma e, l’ho scoperto solo recentemente, puoi impostare i risultati di vendita libro per libro, mese per mese, anno per anno, ma riesci ad avere i risultati immediati solo per l’ultimo anno e per l’anno in corso, dopo devi impostare i periodi personalizzati e diventa più laborioso, ma direi che è ragionevole che sia così. 

Indico i numeri e non il guadagno anche perché vendo di più quando faccio le offerte a 0,99 che poi è anche il momento in cui imposto le promo Facebook. Credo che la serie di gialli venda benino perché, a parte il prezzo irrisorio, c’è l’affezione per il personaggio, insomma chi ha letto il primo romanzo poi ha voglia di leggere il seguito, certo tutto dipende da quanto piaccia il genere, comunque spesso ho visto che alcuni ebook venivano comprati insieme,  per esempio se era in offerta L’ombra della sera (agosto) veniva comprato anche il seguito a prezzo pieno (2,99 che è comunque un buon prezzo). Ovviamente non si vive di scrittura con questi numeri (e questi prezzi) tuttavia, nel mio piccolo, mi ritengo soddisfatta. Credo che se avessi tempo per investire e studiare bene le promozioni Amazon e Facebook potrei ottenere risultati migliori, ma come sapete il mio tempo libero è davvero ridotto, per cui come diceva quel tale chi si accontenta gode. 

A proposito, qualche mese fa mi ha scritto una piccola casa editrice dicendosi interessata a Fragile come il silenzio, io ho declinato l’invito spiegando che si trattava del primo romanzo di una serie e che preferivo continuare ad essere indipendente. Non conoscevo questa casa editrice e non ho neanche approfondito, ma      potrei cedere i diritti della mia serie solo a una CE super big, ma questa è una chimera, quindi proseguo con la mia scrittura indipendente, almeno finché avrò voglia di scrivere. In questo momento vivo la scrittura con relativa serenità e senza troppe ansie, perciò mi godo l’attimo. 

Eccomi alla fine di questo post, spero di non avervi annoiato, io credo che la pubblicità sia utile per far conoscere un prodotto e quindi anche un libro, perché non puoi comprare qualcosa di cui non conosci l’esistenza, poi ognuno può decidere in autonomia se comprare o meno. 

Voi cosa ne pensate, qual è la vostra esperienza?


Fonti immagini:Pexels