sabato 22 ottobre 2022

Scrivere o Vivere?

Ci sono due grazie, di cui è priva la maggioranza degli uomini e di cui essi non apprezzano il valore: la salute e il tempo libero. Maometto.

Rubo, solo per questo post, il nome del blog Scrivere Vivere di Grazia Gironella - mettendoci però una O in mezzo - per una riflessione che mi è nata dall’ultimo week end pure di sole in cui mi sono ritrovata a scrivere. Parto da una premessa, a settembre 2021 o forse fine agosto, non ricordo con esattezza, ho iniziato a scrivere il sesto episodio de Le indagini di Saverio Sorace, molto blandamente dedicandoci più o meno ogni week end, poi ci sono state alcune interruzioni per impegni vari, tra cui nel mezzo la pubblicazione del mio romanzo “Il male non perdona” che era rimasto sospeso per parecchio tempo. Superato il periodo ho ripreso tra alti e bassi la scrittura di Sorace, ma la mia costanza ha subito parecchie battute di arresto per vari motivi:

La guerra: il 24 febbraio ha portato uno sconvolgimento nella vita di tutti, vivere con la guerra alle porte di Europa con i connessi sconvolgimenti non ha stimolato molto la mia vena creativa, per cui ogni volta che mi mettevo a scrivere faticavo a trovare la concentrazione, soprattutto per la mancanza di “futuro”. Non è facile concentrarsi sulle storie da creare quando intorno c’è l’inferno con la minaccia continua di un’espansione. In questi mesi ci siamo assestati pur nell’angoscia continua per le minacce che incombono sul mondo e la vita è ripresa, almeno finché non ci buttano una bomba sulla testa...

Il lavoro: alcuni week end del 2022, invece che dedicarmi alla scrittura mi sono dovuta dedicare alle scadenze lavorative, perché quei furbi dei miei capi hanno pensato bene di affidarmi un secondo incarico, al posto di una collega andata in pensione beata lei, così mi ritrovo da gestire due strutture con doppie scadenze, a volte anche triple perché la seconda struttura è particolarmente problematica per un pregresso di adempimenti arretrati incompleti che sono ricaduti sul mio groppone e io per cercare - di fare tutto nei tempi - ho lavorato anche nei week end. 

Il caldo: il grande caldo di questa estate mi ha tolto la volontà. Abbiamo avuto un’estate torrida, forse sarà il cambiamento climatico, forse un grande complotto dell’America o di qualche entità aliena, ops...(questa la capite solo se vedete Crozza) ma alla fine le alte temperature fondono il cervello, quindi, nel corso dell’estate, mi sono preoccupata meno di scrivere e più di provare a vivere.

La vita: per alcuni fine settimana e altri giorni del mio tempo libero ho deciso consapevolmente di dedicarli alla mia vita, una passeggiata all’aperto, una gita fuori porta con un pranzo fuori, un giro in moto, un aperitivo in centro con le amiche. Tante piccole cose per riappropriarmi di frammenti di vita e anche riallacciare rapporti con alcune persone che avevo finito per perdere di vista. Mi sono anche concessa dei momenti di ozio per guardarmi allegramente un film su prime o recuperare delle serie tv, ma perfino navigando su YouTube a guardare dei video simpatici (ho scoperto i jackal e altri simpatici YouTuber).

A fine agosto, comunque, ho cercato di dare una svolta al romanzo, presa di nuovo dal desiderio di scrivere e da una ritrovata ispirazione che mi ha portato ad avanzare nella trama, per poi bloccarmi nuovamente stavolta non per mia volontà ma proprio per mancanza di tempo. Così lo scorso week end mi sono accorta che ero a metà ottobre e, visto che per una combinazione di eventi ero libera da impegni con il mio compagno fuori città, mi sono buttata a capofitto nella scrittura dei capitoli finali. Insomma ho passato due giorni di immersione totale nella scrittura, l’intenzione era quella di scrivere tutto sabato, ma domenica ritagliarmi un po’ di spazio per me per una passeggiata all’aperto, invece ho finito per scrivere anche tutta domenica fino a sera. Il fatto è che avevo la vena giusta, oltre che l’ansia di finire il romanzo e, nonostante il sole piacevole che poteva accogliermi fuori casa, sono rimasta lì davanti al pc.

Premesso che non l’ho finito perché mi manca, in un certo senso, l’epilogo, il mio pensiero domenica sera mi portava questa domanda: ma per me vale più la pena scrivere o vivere?

La voglia di scrivere da parte mia c’è sempre, ma quanta vita mi porta via considerato che per per tutta la settimana devo lavorare. La scrittura è davvero un lusso per ricchi, come affermava Barbara Businaro nel suo post La scrittura è un lavoro per ricchi  oppure nel suo successivo post  La scrittura è un lavoro per ricchi, ma non ricchissimi ?

Noi scribacchini della domenica ci tocca sacrificare il vivere per lo scrivere...ne vale la pena? 

Fonti immagini: pexels 

sabato 15 ottobre 2022

Non esiste più la mezza stagione

Il mio mare di settembre

Eh lo so, sembra una di quelle frasi fatte che si ripetono sempre, ma mai come in questo periodo si tratta di una frase molto aderente alla nostra realtà, potrei aggiungere che non esistono più le mezze misure, ma questa sarebbe un’altra storia.

Qualche giorno prima di partire per una breve vacanza (ultima prima di affrontare l’inverno) ormai a fine settembre, c’erano più o meno 35 gradi, imperversava ancora l’afa e il caldo, poi di colpo la temperatura si è abbassata di quindici gradi, per fortuna è tornato fuori il sole che, in certi momenti della giornata, scaldava moltissimo e abbronzava, mentre la sera arrivava un fresco pungente che imponeva di indossare un piumino leggero. Sono tornata per alcuni giorni all’isola d’Elba dove ho potuto godere del sole di settembre che mi piace tanto, è quel sole fragile ma che sa essere potente quando vuole, ultimi giorni di vacanza prima di un inverno che si annuncia sempre più complicato per un sacco di motivi. Non riusciamo a vedere il futuro con serenità tra una guerra sempre più minacciosa alle porte dell’Europa, il rincaro  dell’energia, la recessione, la stagflazione, l’apocalisse e tutto quello che ne segue, ogni tanto mi capita di pensare “che belli i tempi della pandemia, quando l’unica minaccia era il virus”. Che poi l’estate sembrava eterna e che non dovesse finire mai, certo in questo periodo ci sono ancora temperature piacevoli, ma l’autunno si é insediato, c’è poco da dire. Spesso leggo articoli che parlano di come mantenere “i benefici dell’estate” quando avevamo tempo libero per le passeggiate all’aperto e per la cura del corpo ecc, ma quando mai? A parte il breve periodo di ferie di due settimane (e mezzo) in pieno agosto, non é che poi abbia avuto tutto questo tempo! 

Invece mi capita di leggere nelle riviste che l’estate ci fa sentire belle e abbronzate, spensierate e sgravate dai pensieri pesanti esistenziali, ci ritroviamo più toniche e scattanti perché ci muoviamo di più all’aria aperta, piene di voglia di vivere, ritroviamo il piacere di ascoltare gli altri e di confrontarci, ci lasciamo andare alle letture frivole, ma anche no, comunque leggiamo di più e dedichiamo più tempo anche alla nostra interiorità. Quindi a settembre è importante mantenere i benefici dell’estate, perché non ci sono ancora scadenze pressanti e possiamo concederci un inizio soft e magari concederci ancora una breve vacanza magari un week end lungo da qualche parte. E poi conserviamo le buone abitudini acquisite in vacanza come muoversi e mangiare sano fare lunghe passeggiate passando dal bagnasciuga ai percorsi urbani. 

Ma davvero succede questo, in estate, a noi comuni mortali che lavoriamo tutto l’anno, estate compresa? Sono io l’anomalia oppure per la maggior parte delle persone è davvero così? Non chiedo per un’amica, ma per me...

Posso affermare che tutto questo riuscivo a realizzarlo nei tempi lontani in cui studiavo e avevo tre mesi di stacco dalla scuola; nel periodo universitario già questo periodo si era ridotto perché di solito davo l’ultimo esame della sessione estiva entro la prima metà di luglio, comunque dopo mi concedevo una lunga pausa dallo studio perché riprendevo a studiare il primo settembre, magari un po’ blandamente. Da quando ho iniziato a lavorare, tutta questa spensieratezza legata all’estate è svanita, i tempi dedicati al tempo libero sono diventati sempre più ristretti, eppure finché esisteva ancora un ritmo “umano” con tempi dedicati al lavoro ben distinti da quelli dedicati al tempo libero vigeva ancora una sorta di leggerezza che si concentrava soprattutto in estate, da luglio ad agosto, quando il lavoro si assestava in una modalità più moderata e lenta, tanto che in estate spesso riuscivo a sistemare l’archivio dei documenti, oppure a concludere le pratiche meno urgenti che erano rimaste indietro. 

Ora non è più così, il ritmo è diventato frenetico anche in agosto, quest’anno ho lavorato con l’acqua alla gola fino all’ultimo giorno e se non ci fosse stata la chiusura dall’ufficio per la pausa di ferragosto avrei continuato a soccombere anche dopo. Comunque, per carità, magari è la mia situazione lavorativa che è così mentre per gli altri no, anche se la cosa mi viene confermata anche da altri colleghi e da amici che lavorano in altre realtà pubbliche e private. 

Ma tutto può essere, se c’è qualcuno che si riconosce nella sopracitata spensieratezza dell’estate batta un colpo!

Che poi c’è un’altra questione non trascurabile, almeno per me che soffro il caldo, se sono in città perché lavoro, con l’afa non riesco a fare nulla al di fuori del lavoro, le passeggiate serali nel caldo appiccicoso della città di Bologna non sono contemplate, l’unico mezzo per scappare dall’afa sarebbe salire in collina, ma spesso c’è da affrontare traffico e percorsi a ostacoli, perciò tutt’al più questa opportunità si riduce al week end quando ci sono tutti i forzati del lavoro in città (luogo che non si svuota più come una volta rendendo gli spazi più liberi dal traffico e dal caos) che emigrano verso spazi più freschi tra piscine affollate e altri ameni posti da refrigerio. Il mare della riviera, invece, è inavvicinabile tra tutto esaurito e code in autostrada. 

E allora benvenuto autunno! Almeno possiamo tornare a respirare, perlomeno l’aria, perché riprende tutta la rumba che tra l’altro non si è mai fermata. Per fortuna ho fatto una settimana di vacanza ovviamente lavorando dodici ore al giorno la settimana prima per lasciare tutto in pari perché altrimenti crollava il mondo, anche se poi alla fine in pari non sono mai e, nella mia settimana di vacanza, sono sorte altre urgenze di cui prima non c’era traccia, ovvio, come è ovvio che sono contenta comunque di essermi goduta la vacanza assaporando il sole e il mare di settembre con il sapore di inizio autunno, con il freddo in arrivo ma non troppo. 

Non so da voi ma qui a Bologna ci sono ancora delle splendide giornate di sole, io oggi a mezzogiorno al sole, in pausa pranzo, ero in maniche corte, con un clima da ottobrata (anzi sembra che sia un' ottobrata bis visto che c'è già stata all'inizio del mese). Del resto dopo un'estate anomala possiamo aspettarci anche un autunno altrettanto anomalo.

E quindi l'estate sta finendo o forse ancora no. Voi cosa dite? 


Fonti immagini: la foto è mia, Isola d'Elba

venerdì 7 ottobre 2022

La gestione del tempo


Qualità significa fare le cose bene quando nessuno ti sta guardando. Henry Ford


Sono passati due anni ma ne sembrano passati venti se guardiamo il tempo lavorativo in cui ci troviamo oggi. Una volta c’era la settimana lavorativa di 5 giorni con il week end in mezzo di riposo. Poi, con la tecnologia, ci siamo ritrovati sempre più immersi nel lavoro. Già prima della pandemia ci si ritrovava ogni tanto a leggere le mail lavorative la sera dopo l’ufficio oppure nel corso del week end, magari non sempre ma solo in prossimità di una scadenza finché anche le scadenze sono diventate la regola, così si é cominciato a parlare di diritto alla disconnessione. Però c’era ancora una certa divisione tra tempo del lavoro e tempo libero. Poi è arrivata la pandemia e si è scoperto che si poteva lavorare da casa, si faceva già un po’ prima ma era un’eccezione con condizioni ben definite invece con l’esigenza di restare tutti a distanza è diventata la regola. Con lo smart working possiamo gestire meglio il tempo. Si lavora di più o si lavora di meno? Io posso parlarvi della mia esperienza.

Nel corso del 2021, tra alti e bassi, misure restrittive e allargate, dopo lo shock iniziale dovuto alla pandemia quando ci siamo dovuti organizzare in fretta e furia per digitalizzare tutte le attività, alla fine ci siamo assestati. Ora si può fare tutto on line, la contabilità è on line, la gestione dei documenti può avvenire on line tramite la firma elettronica, la PEC, lo SPID, e quant’altro, le riunioni si fanno on line, tutto può essere fatto a distanza tramite la tecnologia. Nella mia azienda erano anni che si parlava di dematerializzazione e digitalizzazione ma nel 2020 c’è stata una spinta notevole e un’accelerazione in tal senso. Io ho il contratto di telelavoro e posso lavorare da casa due giorni a settimana gestendo le giornate secondo le esigenze lavorative. Vi confesso che già prima del contratto mi ritrovavo certe domeniche a gestire delle pratiche urgenti, per questo, quando me ne è stata data la possibilità, ho fatto domanda anch’io.

I vantaggi secondo me

non ho il problema del parcheggio: la mia azienda ha messo a disposizione dei parcheggi gratuiti per i dipendenti con un numero di posti limitati, una volta mi bastava arrivare al lavoro entro le 8.30 e non avevo problemi a trovare posto, ora mi tocca arrivare sempre più presto, entro le 7.30 altrimenti il mio parcheggio solito è pieno e rischio di trovare pieno anche il parcheggio più grande ma più lontano. Il motivo è che molti dipendenti che prima usavano l’autobus ora si muovono in auto per evitare il contatto e il rischio virus. Quindi lavorando da casa non sposto la macchina ed evito lo stress del parcheggio.

non perdo tempo in chiacchiere: quando arrivo al lavoro spesso vengo disturbata da colleghi vari dalla chiacchiera facile e iniziare a lavorare diventa un percorso a ostacoli (il periodo in cui ho lavorato meglio è stato quando tutti i colleghi erano lontani a casa loro e io ero in presenza). Può sembrare che io sia una persona asociale, beh un po’ lo sono, almeno con certe persone, ma il fatto é che dalle 8.00 alle 9.00 del mattino riesco a sistemare delle pratiche con molta più lucidità ed efficienza, prima che si scateni il finimondo, telefonate, riunioni e altre attività, si dice che il mattino ha l’oro in bocca e infatti per me quella è l’ora più preziosa della giornata e non voglio che mi venga rubata dalla pausa caffè, che poi non ho bisogno di fare una pausa se sono appena arrivata al lavoro.

ottimizzo il mio tempo: la mattina prima del telelavoro ho un’ora per me da utilizzare per correre oppure per fare le pulizie, questo perché mi sveglio presto lo stesso, ma volendo posso anche decidere di dormire un po’ di più e recuperare il sonno. Insomma l’ora che di solito spendo per prepararmi e andare al lavoro la uso per le mie esigenze personali, vi assicuro che fare le pulizie alle sei del mattino per me è molto più facile che farlo a fine giornata lavorativa quando desidero solo stendermi sul divano distrutta. Inoltre mentre lavoro a casa posso incastrare qualche piccola incombenza tipo una lavatrice o aspettare un corriere senza lo stress dell’orario e della presenza in casa.

potrei mangiare in modo più sano: qui il condizionale è d'obbligo perché in realtà potrei mangiare in modo più sano, se riuscissi a fare la pausa pranzo, ma la cosa almeno finora non è avvenuta, anche a distanza mi lascio travolgere dal lavoro e dalle scadenze e arrivo alla pausa troppo tardi e finisco per mangiare qualcosa di veloce, solito panino  

Gli svantaggi secondo me

eccesso di ore di lavoro rispetto alle ore riconosciute: mi ritrovo a lavorare sempre oltre l’orario, spesso senza neanche fare la pausa come dicevo nel punto sopra, mangio qualcosa al volo e continuo a lavorare, tutte le volte che ho tentato di fare una pausa decente arrivava la telefonata urgente, il messaggio su teams ecc, la riunione improvvisata e altro. Inoltre mi sono accorta che, a livello mentale, non stacco realmente, quando finalmente spengo il computer mi resta in testa il pensiero di dover finire qualcosa, quella mail che non ho mandato, quel controllo che non ho fatto, quel documento che non ho completato. È qualcosa che non mi succede quando lavoro in presenza, perché quando esco dall’ufficio mi basta il tragitto per tornare a casa per portarmi verso altri pensieri e una volta arrivata non penso più al lavoro, almeno fino al giorno dopo.

consumo di elettricità e gas in casa propria: certo risparmio il consumo dell’auto ma non è davvero una equa contropartita perché nel mio caso non sono lontanissima dal luogo di lavoro, non sarebbe stato un problema fino a qualche tempo fa, ma con la crescita delle bollette può diventarlo.

lavoro e basta: se sono a casa lavoro e basta, nel senso che non riesco a fare altre cose, tipo andare al supermercato o passare da qualche negozio o andare dal parrucchiere. Mi spiego meglio, quando esco dall’ufficio di solito faccio delle cose proprio perché sono già in giro, se devo vestirmi e uscire apposta mi impigrisco e rimando al giorno dopo, per esempio questa settimana dovevo andare dal parrucchiere e ho fissato l’appuntamento dopo l’ufficio (anche perché il mio parrucchiere è a 300 metri dal luogo di lavoro...) 

Al momento non mi viene in mente altro, insomma ci sono vantaggi e svantaggi, ma la giusta contemperanza tra lavoro in presenza e lavoro a distanza può essere una soluzione.

Secondo le statistiche (Articolo di donna moderna del 30/6/22 Il futuro del lavoro agile di Miriam Defilippi) in uno studio dell’Università Cattolica le ore lavorate in smart working sono superiori a quelle del lavoro in presenza ed è per questo che occorre tutelare il lavoratore da se stesso per garantire il diritto alla disconnessione con una modalità che non faccia diventare usurante il lavoro da casa, perché si gestisce male questa flessibilità. In effetti prima si riusciva a infilare nella giornata lavorativa anche palestra e aperitivo con gli amici, ora sembra sempre più difficile. Dobbiamo evitare di mandare mail di sera e nel week end per evitare di essere costantemente connessi, ma soprattutto di sabotare il tempo di ricarica degli altri (alcuni miei colleghi purtroppo lo fanno,  mandano mail a tutte le ore, alcune anche assolutamente inutili, mentre per quelle veramente importanti mi fanno aspettare giorni e infine mi arrivano il venerdì pomeriggio a ridosso dell’orario di fine lavoro.

Molte aziende hanno siglato degli accordi sullo smart working riducendo le giornate lavorative (la Ducati di Bologna ha ridotto la settimana a 4 giorni mentre altre aziende la Velvet Media di Castelfranco Veneto lascia la scelta ai dipendenti quante ore lavorare e se farlo in presenza o a distanza). Sembra che le aziende illuminate vadano in questa direzione. 

È stato scientificamente provato che il rendimento lavorativo cala dalla quinta ora di lavoro, infatti gli errori e gli incidenti avvengono sempre nelle ultime fasi del turno. Invece laddove si è operato una riduzione dell’orario la produttività è perfino aumentata. Lo smart working apre inoltre nuove possibilità  per i giovani, sono loro quelli più smart nelle tecnologie e questo è indubbiamente una nuova opportunità, infatti i nostalgici delle riunioni in presenza sono spesso i più vecchi, questo posso affermarlo con cognizione di causa perché molti miei dirigenti “anziani” insistono sulle riunioni in presenza, io invece mi trovo molto meglio se posso operare a distanza, anche perché non devo stampare i documenti e, una vota inviati via mail, posso semplicemente condividere il documento on line nel corso della riunione e scorrere i punti essenziali su cui dobbiamo discutere, semplice no? Invece tempo fa ho dovuto fare una riunione in modalità mista stampando la documentazione per alcuni e condividendo il video per altri, una fatica doppia, tutto perché c’era un dirigente che voleva fare la riunione in presenza,  alla fine eravamo in quattro in presenza e gli altri collegati on line, perché non tutti potevano spostarsi dall’ufficio o da casa, insomma “mentre molti boomer preferiscono tornare in presenza, la generazione Z abbraccia con entusiasmo lo smart working” tutto vero a parte che io sono boomer, ma forse sono giovane dentro chissà.

Insomma per il futuro bisogna calibrare l’attività lavorativa con il necessario recupero, come dicevano i classici latini calibrare negotium con l’otium

Ovviamente io non ho bambini o altre persone in casa da gestire e quindi, sotto questo aspetto, non condivido lo spazio della mia piccola casa con nessuno, altrimenti sicuramente avrei qualche problema in più e forse non avrei fatto la domanda di telelavoro.

E voi cosa ne pensate del telelavoro? Qual è la vostra esperienza?


Fonti immagini: Pixabay 

Fonti testi: donna moderna numero del 30/6/22

sabato 10 settembre 2022

Le vite degli altri

 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. Marcel Proust

Le vite degli altri è il titolo di un famoso film apprezzato e rimasto impresso nella mia mente, ci ho ripensato un mattino mentre sfogliavo velocemente il giornale del bar dove solitamente prendo il caffè, uno dei miei riti quotidiani, quando vado al lavoro mi fermo a prendere il caffè nel mio solito bar e, quando riesco, do un’occhiata al quotidiano di Bologna, il resto del carlino, di solito leggo solo i titoli e poi se c’è un articolo che mi interessa gli do una scorsa veloce. Sono cinque minuti di relax prima di buttarmi nella rumba dell’ufficio. La scorsa mattina nel bar c’era un’insolita pace e sono riuscita a sfogliare il giornale con un po’ di calma. 

Un articolo ha colpito la mia attenzione: scoperte in biblioteca, recupero i bigliettini nei libri e trovo le vite degli altri. 

Ho letto velocemente le prime righe, poi ho fatto una foto all’articolo pensando proprio di scriverci un post. L’argomento mi ha colpito perché quest’anno mi sono liberata di diversi miei libri, li ho lasciati andare a nuova vita, portandoli nelle casette dei libri, c’è un’area verde proprio vicino al parcheggio del mio ufficio con una casetta dei libri, così ogni tanto faccio una cernita dei libri da lasciare andare e poi al mattino li porto lì. Mentre sfoglio i libri che vorrei lasciar andare, controllo che al loro interno non ci sia nulla di importante o qualche scritta con un dato personale, a volte quello che trovo mi riporta al passato: un biglietto del cinema di un film amato, un foglio di appunti con un pensiero dimenticato, la pagina di un articolo, uno scontrino sbiadito. Si tratta di piccole cose che mi fanno ripensare al momento in cui ho comprato il libro e l’ho letto, alla vita che stavo attraversando in quel periodo e che avevo dimenticato. Di solito tolgo quei foglietti prima di mettere da parte i libri da lasciar andare, ma forse - tranne quelli con i dati personali - non  lo farò più, li lascerò al loro interno per raccontare una storia fuori da quella che racconta il libro in sé, quella che si vorrà immaginare.

Tornando all’articolo del Resto del Carlino, scritto da Simone Arminio, questo cominciava con una domanda: quante storie contiene un libro? Si può leggere il contenuto, si può leggere tra le righe, nelle fessure, negli spazi vuoti alla ricerca del significato nascosto. Poi c’è un terzo modo ed é quello che usa Shannon McKellar capo della sezione adolescenti della biblioteca di Oakland, California, da l’otre dieci anni. Ogni volta che un libro rientra dal prestito lei lo scuote e dopo qualche scossone ecco che cadono a terra segnalibri, scontrini, foto dimenticate, biglietti d’amore, disegni di bimbo. Ogni cosa trovata in un libro costituisce un mondo parallelo. La nostra bibliotecaria raccoglie questi biglietti, li scansiona e li pubblica sul sito della biblioteca.

Shannon McKellar ha raccolto più di 350 fogli, foto e disegni dimenticati tra le pagine. Per lei è un modo per immaginare la vita dei lettori. Prende quei biglietti e li mette in una vecchia scatola prima di pubblicarli sul sito. Qualcuno ha ritrovato una vecchia foto ed é tornato in biblioteca a prenderla, tutta contento di averla ritrovata, la foto dei nonni che non ci sono più o la foto di se stessi da bambini. Sembra strano esserseli dimenticati nei libri presi in prestito in biblioteca, vero? Shannon racconta anche alcuni episodi particolari, per esempio di un libro restituito dopo 46 anni, mentre sistemava la cantina un giovane ha trovato un libro che suo nonno aveva preso in prestito dalla biblioteca di Hamilton. C’era ancora la data della riconsegna (o meglio di quando avrebbe dovuto avvenire), il 26 luglio 1976. E dopo 46 anni il libro è stato restituito. Poi c’è il caso di un foglietto scritto a mano con la ricetta contro la costipazione infantile. L’autore del foglietto ha riconosciuto la ricetta e la sua calligrafia, ma afferma di non aver mai preso un libro in prestito dalla biblioteca di Oakland. Probabilmente chi ha ricevuto la ricetta l’ha messa nel libro e se ne è dimenticato, forse la madre del bambino a cui la ricetta poteva servire. Le vite degli altri ci affascinano perché sono anche un po’ le nostre vite, almeno quelle che abbiamo immaginato qualche volta, sono immagini di qualcosa che avrebbe potuto essere oppure è stato ed è passato.

In un mio libro ho ritrovato un foglio con la ricetta della pizza e sull’altro lato la ricetta della crostata di mele. Risale ai tempi dell’università, quando abitavo con delle altre ragazze e spesso il sabato sera preparavamo la pizza, ricordo che mettevo l’impasto a lievitare al mattino perché fosse pronto per la sera, così passavamo il sabato sera mangiando la pizza quando fuori era molto freddo ed era un lusso andar fuori a mangiare. Invece la crostata di mele era una mia specialità, era l’unico dolce che sapevo fare ed era economico perché compravo sempre molte mele ed era un modo per consumarle in maniera non dietetica.  Ho conservato le ricette perché chissà che non mi venga voglia di riprovarle in un prossimo futuro.

Nei libri, da ragazzina, spesso lasciavo dei fiori ad essiccare, mi piacevano le margherite per esempio, altro particolare conservavo lo scontrino di acquisto del libro che usavo come segnalibro, oppure quando ancora si usava spedirle tenevo in mezzo al libro una cartolina che, a distanza di tempo, mi portava un piccolo tuffo al cuore perché era diventata un ricordo, poche parole ma dense di un significato che capivo solo io. E poi ho ritrovato biglietti di un concerto o di un entrata a un museo, pagine strappate da un giornale con un articolo interessante e tanti altri piccoli frammenti di vita e di ricordi.

Ritornando alle vite degli altri c’è una canzone di Enrico Ruggeri che adoro e che esprime molto bene il senso di attrazione, curiosità ma anche sottile nostalgia che possiamo provare al riguardo. Ecco il link



Voi cosa lasciate nei libri come segno del vostro passaggio?


Fonti immagini: Pixabay 

sabato 3 settembre 2022

Impressioni di settembre


Settembre è il mese dei ripensamenti sugli anni e sull’età, dopo l’estate provi il dono usato della perplessità. (Francesco Guccini La canzone dei dodici mesi)


Come accennavo nel mio ultimo post, settembre è un mese di bilanci, è qualcosa di comune a molte persone, questo mese porta la sensazione di un nuovo inizio spesso molto più marcata del mese di gennaio. Sarà perché porta nell’aria la fine dell’estate, sarà che comincia un nuovo anno scolastico, se ci pensate per una grande fetta di popolazione è proprio così, professori, maestri, studenti e loro famiglie preparano diari e quaderni per il nuovo inizio didattico. Poi c’è quella nuova energia che vibra nell’aria finalmente più fresca che ci toglie dall’abulia in cui ci ha gettato il caldo afoso dei mesi estivi, per me è così, nel corso di questa lunga estate calda la mia volontà si era quasi del tutto azzerata, non riuscivo a fare nulla - a parte lavorare con estrema fatica e insofferenza per il caldo soffocante che mi perseguitava anche in ufficio dove l’aria condizionata latitava - il mese più angosciante è stato luglio, mese lunghissimo e caldissimo, senza tregua. Negli ultimi giorni di agosto e di ferie ho cercato di recuperare il tempo perso, infatti ho ripreso la scrittura dei post ma soprattutto ho ripreso a scrivere il romanzo che languiva da tempo, tra alti e bassi. In realtà sentivo già settembre nell’aria degli ultimi giorni di agosto e ho approfittato della rinfrescata energia per mettermi avanti con alcuni lavori, prima di ritrovarmi indietro come sempre. 

Che bella questa ritrovata energia se non fosse che senta riemergere anche un sottile senso di paura per il tempo che verrà, per quel futuro indefinito che si prospetta davanti con incredibile incertezza. Che poi negli ultimi tempi ne abbiamo tutte le ragioni, cosa ci aspetta non lo sappiamo: tornerà la pandemia, si inasprirà la guerra, riusciremo a pagare le bollette di gas e luce, avremo un governo decente dopo le elezioni? Sono tutte domande inquietanti e poco confortanti. Per la prima volta ci troviamo anche a votare a settembre, non era mai successo prima che io mi ricordi, ma perché questi “politici da fiera” come cantava la Bertè non se ne sono stati zitti e buoni ad occuparsi delle emergenze che pure non ci mancavano e ci hanno rifilato le elezioni a settembre? In questi giorni sui social leggo le opinioni (e le offese) più disparate e mi viene lo sconforto, mi sembra sempre più che il popolo italiano sia un popolo di litigiosi, ognuno vuole avere ragione ma non è capace di valutare le ragioni dell’altro, vagheggia l’uomo forte al potere ma poi se c’è un’imposizione su cui non è d’accordo si indigna e parla di affronto nei confronti della Costituzione e accusa il governo di dittatura. Questa estate tra i vari libri letti c’è una frase di un romanzo di Marco Malvaldi A bocce ferme che mi ha colpito” Ci sono molti modi per far rimanere il popolo immobile. Uno è quello di tenerlo fermo e si chiama schiavitù. Un altro, molto più subdolo, si chiama demagogia.”

Non mi dilungo oltre perché tanto non c’è soluzione, sono solo le mie riflessioni di settembre, tanto per parafrasare il titolo del post e della canzone sopra citata della Premiata Forneria Marconi.

A proposito di riflessioni ho visto di recente un film molto bello del 2016 intitolato Le confessioni di Roberto Andò, una specie di thriller politico, mi é piaciuto tanto e credo, purtroppo, sia aderente alla nostra realtà. Vi riporto una breve descrizione ripresa da Wikipedia. 

“È un film che affronta il tema del potere, in particolare della grande finanza, e delle debolezze degli uomini che lo gestiscono. Il cast internazionale vede protagonista Toni Servillo affiancato da Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Lambert Wilson, Marie-Josée Croze e Moritz Bleibtreu. In un albergo di lusso di una località tedesca sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia, pronto ad approvare una manovra segreta che avrà conseguenze pesanti per molti paesi.”

Chissà se ancora una volta la realtà ha superato la fantasia, qualche dubbio mi viene. Vi lascio con il link di una scena del film 



Vi piace il mese di settembre? Suscita in voi malinconia o sollievo?


Fonti immagini: Pexels