domenica 27 giugno 2021

Conquistare la lentezza

(Immagine di Pexel)

Sono già diversi mesi che non scrivo, certo in questo periodo ho dovuto occuparmi della pubblicazione dell’ultima indagine del mio commissario Sorace cosa che, tra revisione, lettura dei beta, riletture mie, scelta della copertina e tutto il resto, non mi ha lasciato molto altro tempo, se poi ci metti in mezzo il lavoro non resta molto, peraltro mi sono consapevolemente concessa del tempo da dedicare a me stessa e quindi non scrivere è stata una scelta. Poi è arrivato il caldo e, quando accade, io perdo del tutto la volontà, mi sento assalita dalla voglia di rallentare su tutto, non ho più la forza di fare nulla, vorrei soltanto rilassarmi. 

Bella scoperta direte voi, lo so, però adesso che potremmo riprendere la vita di prima (salvo lo spauracchio delle varianti del virus in agguato, cosa su cui resto guardinga)  non ho poi tutta questa fretta di mettermi a correre verso la vita ante 2020, che poi tutta questa voglia non ce l’avevo neanche prima. La zona rossa, tutto sommato, per me era una specie di rifugio in cui non stavo affatto male, forse era un po’ troppo, eravamo passati dal troppo al niente certo, ma vivere con la giusta distanza dagli altri non mi disturbava affatto, anzi. 

Per esempio, sul lavoro, tutte quelle riunioni che mi facevano perdere tempo e mi creavano ansia e insofferenza (nei confronti degli altri) sono state fatte on line, con grande vantaggio e minor dispendio di tempo e di energia. Poi, vuoi mettere far finta di avere la linea disturbata quando c’è il collega logorroico che parla a vanvera? Tutti quelli che usavano le riunioni per rompere... ehm parlare dei loro specifici problemi invece di focalizzarsi sull’ordine del giorno urgente della riunione, sono stati messi a tacere.  E quelle riunioni di non diretto interesse a cui mi costringevano a partecipare? Sono diventate un sottofondo simpatico mentre svolgevo il resto del mio lavoro, ascoltando con un orecchio solo. Inoltre la cuffietta (quella che mi collega all’audio del pc) è diventata per me anche un ottimo espediente per tenere lontani i colleghi in presenza che ogni tanto si affacciano sulla porta dell’ufficio per farmi perdere tempo. (Ho un collega che mi vuole offrire il caffè venti volte al giorno, io ne prendo al massimo due e il caffè della macchinetta mi causa bruciori di stomaco, poi c’è la collega che fuma venti sigarette elettroniche e mi chiede se le faccio compagnia (c’è una specie di cortile esterno per i fumatori, credo che lei passi più tempo lì che seduta alla scrivania...) per mantenere un minimo di rapporto sociale e cordiale - lo ammetto sono un po’ “orsa” ma soprattutto non amo perdere tempo - la mattina prendo il caffè con lei e le faccio compagnia per la prima sigaretta, ma poi sono già satura. Così ogni tanto mi difendo dagli eccessi di "socialità" mettendo la cuffietta, come se fossi in videoconferenza...

Comunque io spero che le riunioni possano continuare on line, insomma non perdiamo le buone abitudini e non perdiamo i vantaggi che abbiamo acquisito con la pandemia. 

Ci sono poi altri interessanti vantaggi che non dovremmo perdere, per esempio lavorare qualche giorno a distanza può essere utile, per conciliare le esigenze familiari, per chi ha specifiche esigenze, per chi abita distante dalla sede dell’azienda. Spero che si arrivi alla massima conciliazione di queste pratiche nel mondo del lavoro, ma non sono sicura che questo avvenga davvero, però lo spero, in fondo certe dinamiche diventano un vantaggio anche per le aziende. 

Sono scettica sulle libertà a cui si pensa di tornare. E se restassimo in una cauta zona gialla? Non dico nella realtà, che si vorrebbe tornare alla normalità - soprattutto per le attività di molti settori - ma una zona gialla mentale, uno stato in cui non sia necessario correre ma meditare, assaporando meglio la realtà di tutti i giorni, è come quando ti muovi sempre in macchina e poi una mattina ti concedi una passeggiata senza fretta e, all’improvviso, ti accorgi di cose intorno a te che non avevi mai visto, ma erano lì da sempre solo che non le vedevi, troppo presa dalla tua corsa. 

Lo desideravo anche prima ma, ora più che mai, vorrei conquistare la lentezza nella mia vita perchè non ha senso correre e, soprattutto, correndo si vive male, e possono perdersi le cose belle e importanti. Un po’ come la lumaca raccontata da Sepúlveda nella sua favola. Putroppo non dipende solo da me, quindi la mia volontà e la mia consapevolezza non bastano, ma essere convinti aiuta.

Non vorrei dare però un'impressione sbagliata, rallentare non vuol dire oziare, siete d'accordo con me?

lunedì 21 giugno 2021

Mettere la mente in vacanza

 


Il viaggio è tuffarsi in un’altra vita per un po

Non so se sia proprio così, ma di solito è quello che mi accade di pensare mentre sono in viaggio, guardo il paesaggio intorno a me, i luoghi, i piccoli borghi e immagino di vivere lì. Il mio compagno guarda sempre gli annunci immobiliari esposti nelle vetrine e mi dice: eh non sarebbe male ritirarsi qui, la mattina ti svegli presto e fai una passeggiata sul lungomare, oppure sai che bei percorsi in bicicletta su per queste colline, oppure pensa  vedere il tramonto ogni giorno da quassù

È così ci immaginiamo una vita diversa, con nuovi ritmi. Vivere al mare o in montagna o in collina. Sono i luoghi a creare una vita? Forse un po’ sì, immaginate di vivere al mare, ogni giorno vi svegliate e, guardando l’orizzonte, osservate le onde del mare, è lui a fungere da barometro invece che i grattacieli o i tetti rossi di Bologna. Il luogo è un modo di vivere, puoi scegliere di avere come orizzonte il mare oppure la montagna o la campagna, oppure la piazza di una grande città. Ho vissuto per un anno in un appartamento in pieno centro, ogni mattina per andare al lavoro attraversavo a piedi piazza Maggiore, la ricordo ancora come un’esperienza subliminale. Più passa il tempo più mi innamoro dei piccoli borghi e immagino la mia vita futura in quella dimensione, poi però torno a Bologna al mio solito orizzonte e mi dico che, tutto sommato, va bene così. 

È bello però sognare una vita diversa, forse una vita in vacanza da se stessi, con la mente libera, è un po’ come scrivere o disegnare su un foglio bianco, puoi metterci quello che vuoi.

Il mio amore, in vacanza, chiede sempre a tutti quelli che incontra: come si vive qui? Ovviamente tutti rispondono che si vive bene. La titolare di un negozio di souvenir mi ha detto: io amo moltissimo questo posto, ma lo amo soprattutto d’inverno, con la bruma sul mare e il sole timido che sorge, è bellissimo. Che meraviglia, ho pensato, così le ho comprato una calamita da attaccare al frigo, lei le dipinge tutte rigorosamente a mano su pezzetti di legno su cui aggiunge una piccola calamita. Con le calamite porto con me un pezzetto di ogni mio viaggio e le attacco al frigo. Così, seduta sul divano, posso osservare un lato del frigo con un ricordo delle mie vacanze.

Ok, la smetto di filosofeggiare. Sono partita per questa vacanza organizzata all’ultimo minuto, dopo la morte improvvisa della mia amica pugliese. Alcuni nostri amici erano sull’isola d’Elba, avevano affittato una casa vacanza con molte stanze e ci avevano chiesto di raggiungerli. Non volevamo disturbare troppo, così volevamo prenotare il periodo successivo, ma era tutto pieno e quindi abbiamo accettato il loro invito, bloccando anche i giorni successivi (pochi) che restavano dopo la loro partenza. In tutto sei giorni. Come si dice, meglio l’uovo oggi che la gallina domani. 

Fare il pieno di sole, di mare e di vacanza - anche solo per pochi giorni - serve a vedere la vita da un’altra prospettiva, più leggera e più libera. 

In questi giorni di vacanza ho letto due libri, Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin e La vita che volevo di Lorenzo Licalzi (quest’ultimo consigliato da Barbara di Webnauta a questo Link ) entrambi bei libri molto piacevoli. Il primo lo avevo iniziato a leggere il giorno prima che accadesse la morte della mia amica, era un ebook che avevo da tanto tempo sul mio ipad e sembra strano che l'abbia cominciato proprio in quel momento, parla della custode di un cimitero e parla di morte, ma in questa trama c'è anche tanta vita, la vita di chi resta, la vita di chi non c'è più ma rimane per sempre nei ricordi e nell'amore. Il secondo libro di Lorenzo Licalzi (autore che non conoscevo, ma avevo visto un film tratto da un suo romanzo intitolato "Io no") è una raccolta di racconti che ruota intorno alla domanda: era questa la vita che volevi? Esiste il destino, il caso, il karma? Ogni tanto me lo chiedo anch'io, però è davvero una domanda senza risposta, ognuno può credere in quello che vuole, a me per esempio piace immaginare un universo parallelo dove le cose vanno per il verso giusto, dove chi fa una scelta sbagliata si ferma un momento prima e cambia tutta la sua vita. In fondo sognare è ancora un'attività a buon mercato e quindi non mettiamo nessun limite, almeno in questo.

E voi andrete in vacanza? Cosa vi piace fare o immaginare nei vostri viaggi brevi o lunghi che siano?


sabato 5 giugno 2021

Le meraviglie dell’altrove

Questo post assume un significato particolare, diverso dal senso che volevo dargli quando ho iniziato a scriverlo, perché è accaduto un evento che ha cambiato tutto, lo spiegherò alla fine.


Vi è mai capitato di osservare la vita degli altri e di provare invidia? Si pensa che gli altri siano più felici di noi perché hanno di più, una casa più grande, un bel lavoro, una bella macchina, un bel giardino, un'ampia terrazza oppure un balcone con i gerani...

Nell’anno 2020 ho invidiato profondamente tutti coloro che possedevano una casa con il balcone, chi viveva in campagna, chi poteva uscire nei dintorni di casa senza problemi perchè era in mezzo alla natura. Sì, lo ammetto ho provato una profonda invidia, chè poi il balcone non era proprio il mio più grande desiderio, io invidiavo soprattutto quelli che hanno il terrazzo, un ampio terrazzo dove mettere un tavolo per mangiare fuori, stendersi con il lettino a prendere il sole, ovviamente all'ultimo piano, perchè l'attico è il massimo, anche se soffri di vertigini come diceva Richard Gere nel famoso film.

Nel periodo della clausura forzata mi sono sentita soffocare, restare chiusa in casa è stata una profonda sofferenza, ma quello che mi mancava di più era il sole, la mia casa di Bologna non solo non ha un balcone, ma il sole ci arriva solo per poche ore al giorno, il che la rende forse più fresca d’estate ma niente di più. Avere un balcone è importante, nella mia casa in Puglia, stare sul balcone nelle sere d’estate mi salva dal caldo ed è una delle cose piacevoli che mi fanno apprezzare il viaggio. Per di più, nella primavera 2020 non c’è stato un solo giorno di pioggia, più eravamo costretti al chiuso, più il sole splendeva imperterrito e spavaldo nel cielo, causandomi una rabbia incredibile. Uno dei miei pensieri più frequenti era: ma perché quando potevamo uscire liberamente eravamo inseguiti dalla nuvola di Fantozzi e ora c’è un sole continuo che spacca le pietre? Un sole del quale non potevo godere perché ero costretta in casa, chiusa tra quattro mura, invidiosa dei giardini altrui.

Questa sensazione di fastidio e sotterranea invidia che ho provato mi ha fatto riflettere, soprattutto perchè sono una persona che cerca sempre di non guardare mai l'erba del vicino, e perché so bene per esperienza, che quello che appare all'esterno potrebbe essere un abbaglio. 

Sembra sempre che gli altri stiano meglio di noi e, magari, in alcuni casi è così, ma non è questo il punto, ci sarà sempre qualcuno che sta meglio degli altri, qualcuno che possiede più degli altri. 

Cosa è davvero importante nella vita? Per dirla alla Erich Fromm: avere o essere? 

Ma quanto riusciamo a "essere" senza "avere", cosa diventiamo quando ci manca qualcosa di materiale? Siamo ancora noi quando perdiamo le nostre concrete certezze? Tutti coloro che avevano un lavoro nella ristorazione, nello spettacolo, nelle pubbliche relazioni, quando hanno smesso di avere, probabilmente hanno cambiato anche il loro modo di essere.

Prima di invidiare qualcuno dobbiamo soffermarci a pensare.

Primo: non sappiamo se quella persona sia davvero felice, potrebbe sembrare ma non è detto, ma se anche lo fosse, ognuno ha i suoi momenti di felicità e di tormento e, probabilmente, prima di arrivare a quella felicità ha attraversato momenti di dolore e sconforto. 

Secondo: non conosciamo il destino degli altri, non sappiamo quanto durerà la loro fortuna e quindi non ha molto senso invidiarle. 

Terzo: guardando gli altri non ci accorgiamo di quello che abbiamo noi e che dovremmo apprezzare.

La scorsa settimana è morta all’improvviso una mia amica, ben più giovane di me, a soli 52 anni, infarto fulminante. Lei aveva tutto, due figli bellissimi, un bel marito, un buon lavoro, una buona situazione economica, due genitori che la adoravano. Era una persona speciale, sempre sorridente e di buon umore, una persona che si preoccupava molto per gli altri. La notizia mi ha gettato nello sconforto e nel dolore, ma niente rispetto a quello dei genitori, dei figli e del marito. La domanda è: perché? Perché certe vite durano un soffio e altre no? Perché certe famiglie sembrano avere addosso una maledizione? 

Qualche volta l’ho invidiata, in senso buono, ero sempre felice per lei quando raggiungeva un obiettivo lavorativo o familiare, tra l’altro lei aveva già conosciuto il dolore perché aveva perso un fratello in giovane età. Ora non c’è più e penso ai suoi figli, di poco più di vent’anni e lasciati soli troppo presto, una madre è importante averla accanto, soprattutto in quella età in cui si comincia a parlare dei propri dubbi e dei propri progetti. 

Il destino si fa beffe di noi, sono corsa in puglia, nel primo week end in cui potevo viaggiare mi è toccato farlo per un funerale. 

Stavamo progettando di rivederci pensando ai vaccini e all’estate imminente e invece la sua estate era già passata, era tutta solo in quel giorno di sole in cui finalmente era potuta andar fuori, per una passeggiata in mezzo al verde, con gli amici di sempre e che purtroppo non sono riusciti a trattenerla qui, nonostante i soccorsi immediati. Io posso solo ricordarla con la canzone di Baglioni - che lei amava tanto - la stessa canzone con cui abbiamo deciso di salutarla.






sabato 29 maggio 2021

Una inutile primavera

Sembra incredibile ma siamo arrivati al quinto episodio di Saverio Sorace, ambientato nella primavera dell’anno terribile 2020, da qui il titolo Una inutile primavera.

Era un titolo provvisorio, scrivo quasi tutti i miei romanzi con un titolo provvisorio, poi man mano che la storia si delinea il titolo cambia, di solito. Non è stato così per questo nuovo episodio di Sorace, è successo qualcosa di analogo per L’ombra della sera, accade quando, man mano che scrivi, ti accorgi che quell’idea provvisoria è più che mai adatta al percorso del romanzo, diventando quindi definitiva. 

Parto con il mostrarvi la copertina concepita faticosamente, cercando di conciliare il senso della storia con il titolo, é prevalso il senso della storia assieme al personaggio religioso presente nel romanzo. 

Come al solito la Fox creation ha fatto un lavoro egregio 


 

Sono molto contenta di essere arrivata al quinto episodio, cosa che non avrei mai osato sperare quando sono uscita con il primo romanzo. Gli spunti da cui sono partita e che mi hanno fatto sviluppare le vicende del romanzo sono essenzialmente tre:

la citazione iniziale tratta dalla Bibbia: le persone miti se vessate a lungo possono diventare dei feroci assassini? L’idea era questa, però è qualcosa di cui mi sono resa conto verso la fine della scrittura del romanzo, conoscendo meglio il personaggio. Viviamo tutti in un equilibrio precario, anche se non ce ne rendiamo conto, ma accade che l’equilibrio si incrini e, anche il più debole, può decidere di ribellarsi. E la rabbia accumulata può esplodere con furore. Quando ho letto questa citazione ho capito che era ideale per questa storia. 

il personaggio religioso presente nel romanzo: è un personaggio nato proprio mentre scrivevo, si è concretizzato sotto i miei occhi e, mentre immaginavo una persona di grande carisma, ho pensato a una persona reale comparsa in tv che, per il suo modo di fare e di porsi, mi è sembrata perfetta per la trama.

il messaggio della natura: essendo il romanzo ambientato nel 2020 non ho potuto evitare che i miei personaggi riflettessero sul ruolo dell'uomo sulle sorti del mondo e sul suo impatto sulla natura, quella natura che, durante la pandemia, riprendeva il suo posto lasciato inaspettatamente libero dall'invadenza soffocante dell'uomo.

 Dopo queste premesse ecco la sinossi

Temibile è l'ira del mansueto (La sacra Bibbia) 

Gennaio 2020: Saverio e Sara stanno organizzando il loro matrimonio, è un momento felice e pieno di promesse, non sanno che molto presto la loro vita sarà stravolta da eventi imprevisti e al di fuori del loro controllo. Mentre tutto il mondo combatte contro un morbo sconosciuto il crimine non si ferma, il cadavere di un uomo viene ritrovato nella piscina di una villa disabitata. La scena che appare è sconvolgente: la piscina è un’immensa distesa di sangue e la permanenza in acqua ha reso i tratti dell’uomo irriconoscibili. Il commissario Saverio Sorace è catapultato in una nuova indagine. Chi era quell’uomo e come mai qualcuno aveva deciso la sua morte in quel modo così atroce e scenografico? Non resta che scoprire l’identità della vittima e scavare nella sua vita per arrivare a una soluzione, una soluzione che sembra particolarmente difficile ora che tutti sono costretti all’isolamento per combattere il virus.

Arriva sempre qualcuno a ricordarti chi sei, a far riemergere la creatura sconosciuta nascosta nella penombra della tua anima, quella creatura feroce accecata dall’ira che non è più disposta a lasciarsi sottomettere.

Sarà disponibile dal 21 giugno in ebook e in cartaceo, solo su Amazon perchè ho aderito a Kindle Unlimited, l'ebook è già in preorder al seguente link di acquisto, mentre il cartaceo è in corso di completamento, l'impostazione è pronta ma mancano alcune verifiche necessarie che conto di fare nei prossimi giorni.

Link Amazon

Genere: Gialli e thriller 
Pagine:197
Cover: Fox Creation - Digital Art
Prezzo eBook: 2,99
Prezzo cartaceo: 9,90
 

Con questo romanzo partecipo nuovamente al concorso indetto da Amazon storyteller2021 di cui ho scoperto l'esistenza poco prima di pubblicare, non sapevo che ci sarebbe stato anche quest'anno, ma quando mi è arrivata la mail di Amazon ho deciso di approfittarne, tanto bastava solo aggiungere questa voce nelle parole chiave.

Vorrei condividere con voi anche la copertina del cartaceo perché nel retro contiene il simbolo di quella primavera presente nel titolo, un piccolo accenno in un fiore che si sposa con i colori delle altre immagini, sempre con delle sfumature di...giallo.


Spero di non avervi annoiato troppo con questo mio post semi autocelebrativo, vi chiedo solo un piccolo parere.
Vi piace la copertina? Che storia suscita in voi?




venerdì 21 maggio 2021

1984 di George Orwell e il maestro Battiato

Ho letto il romanzo 1984 di Orwell e, dopo un inizio di lettura piuttosto lento, sono stata catturata e conquistata, al punto che subito dopo il termine della lettura mi sono vista anche il film, disponibile su Amazon prime. È strano, ma questo libro mi è entrato nella testa, si è insinuato nel cervello quasi come il grande fratello, non so perché, probabilmente perché mi sono immedesimata nella sensazione di vita vuota del protagonista che assomiglia un po’ al periodo di costrizione che abbiamo vissuto finora. Sarà per questo? Non lo so, sono un po’ depressa in questi ultimi tempi, mi manca la gioia di vivere o forse è solo un momento, è una sensazione di indifferenza per quello che accade intorno a me, un senso di vuoto o un vuoto di senso, per dirla alla Ferrante, boh. Non voglio angosciarvi, passerà con il primo giorno di sole. Eccovi la mia recensione: 

 

Alcune considerazioni del protagonista fanno pensare alla vecchia unione sovietica 

“Ovviamente  il partito sosteneva di aver liberato i proletari dalla schiavitù, prima della rivoluzione erano stati orribilmente oppressi dai capitalisti”. La faccia del Grande Fratello costantemente presente sui teleschermi ricorda quella di Hitler o di Stalin. L’atmosfera del romanzo è pervasa da un continuo senso di oppressione e di imminente tragedia.

Winston Smith, membro del partito esterno,  è un impiegato del Ministero della Verità (interessanti i nomi dati da Orwell ai vari Ministeri, secondo una dantesca legge del contrappasso) che si occupa di modificare i libri di storia per renderli corrispondenti alle previsioni del partito. In pratica il suo compito è manipolare la storia e quindi falsare la verità. Winston soffre di questa situazione, oltre che della vita piatta e senza emozioni che è costretto a svolgere. Ed è una vita senza senso e senza gioie, non è permesso il sesso nè l’amore in questa società dove il solo scopo è uniformarsi al pensiero del grande fratello, il dittatore che tutto vede attraverso i teleschermi che scrutano continuamente la vita dei cittadini, ma soprattutto non è permesso “pensare”.

Paradossalmente vivono un’esistenza migliore i Prolet, la classe operaia semianalfabeta, essi vengono lasciati vivere nella povertà, ma anche in una sorta di libertà dalle telecamere…

In questa società c’è una guerra costante contro uno dei tre grandi stati in cui è diviso il nuovo mondo: l’Oceania dove vive Smith, l’Eurasia e l’Estasia. “Lo scopo della guerra è soprattutto distruggere ciò che potrebbe rendere più agiata la vita delle masse e, col tempo, renderle anche più intelligenti.”

Qual è lo scopo di tutto questo? Il potere e il controllo, solo con quest’ultimo si mantiene il potere totale. Ed è un potere anche sulla storia: “chi controlla il passato controlla il futuro, la storia si è fermata, non esiste altro che un eterno presente nel quale il Partito ha sempre ragione”.

Winston vuole ribellarsi e lo fa innamorandosi, quasi suo malgrado, di Julia. La loro storia viene vissuta in segreto e con la consapevolezza di essere, prima o poi, scoperti e puniti in modo terribile. Eppure in questo loro amore trovano un senso e una sorta di felicità. 


Confesso che ho perfino sperato in un lieto fine, l’idea dell’amore tra Winston e Julia mi sembrava l’unica strada per poter uscire dall’incubo. Ovviamente in un mondo così non può esistere il lieto fine, non è proprio possibile, dove possono scappare i nostri protagonisti? Gli altri stati non sono meglio dell’Oceania, questo, almeno, è quello che si intuisce dal romanzo. Siamo in un mondo distopico in fondo, quindi c’è poco da fare. Quando c’era la vecchia unione sovietica ogni tanto qualcuno scappava in un paese occidentale e otteneva asilo politico, ma il mondo del grande fratello è un mondo chiuso, senza nessuna via d’uscita...


Non vi racconto la fine, anche se é un romanzo che vale la pena leggere perfino conoscendo il finale, perché il suo valore è nel percorso, un po’ come accade per il viaggio.


Era il 1982 e, mentre la nazionale italiana giocava i mondiali rendendo epica una vittoria, lungo i giorni della mia estate, io consumavo la cassetta, peraltro non originale, sul mio primo registratore faticosamente acquistato con sudati risparmi, dell’album di Franco Battiato La voce del padrone. Summer on a solitary beach mi faceva pensare a spiagge lontane e assolate, Segnali di vita e Gli uccelli alle imperscrutabili meccaniche divine dell’esistenza, Sentimiento nuevo a una passione infuocata dall’incontro dei sensi.


Questa settimana è venuto a mancare il maestro Franco Battiato, che io amavo, stimavo e apprezzavo, e mi sento un po’ triste. Cosa c'entra con il Grande Fratello? Quasi nulla tranne che, ripercorrendo la sua biografia su Wikipedia, ho scoperto che uno dei suoi album più all’avanguardia - solo i veri estimatori di Battiato lo conoscono - Pollution  era ispirato (insieme a Fetus l’album precedente) al romanzo Il mondo nuovo di Aldous Huxleyaltro romanzo distopico che non ho letto, ma mi fa pensare al Grande fratello. Tuttavia basta leggerne il sunto per capire che ci andiamo vicini.


Uno dei brani di Pollution che adoravo (pensate che é un album del 1972) è Beta, provate ad ascoltarlo e ditemi se non vi fa pensare a un mondo distopico, comunque tutto l’album è davvero eccezionale, non era semplice ma dopo un po’ diventava ipnotico ed era un sound che mi cullava piacevolmente. 

Vi lascio con due domande: avete letto 1984 o visto il film? Avete amato, almeno una volta nella vita, una canzone di Franco Battiato?






Fonti video YouTube