sabato 24 aprile 2021

Non fidarti della notte

Cari amici, ho letto l’ultimo romanzo di Maria Teresa Steri intitolato Non fidarti della notte, un titolo che io trovo molto suggestivo e penso renda appieno il senso del romanzo.


Eh già, perchè i peggiori incubi si realizzano di notte, quando il mondo è immerso nell'oscurità e tutto il male sembra ghermirti e avvolgerti. Dalia vive con suo fratello Pietro, da quando si è separata da suo marito Gabriele, per eventi che scopriremo meglio addendrandoci nella trama; è sabato sera e sta per uscire quando riceve una telefonata, riconosce la voce di Gabriele che le chiede aiuto. Cerca di non pensarci per tutta la sera, ma non riesce a sottrarsi a quel richiamo, così lo raggiunge per cercare di capire cosa sia accaduto e perché Gabriele abbia deciso di chiamare proprio lei. Nonostante siano separati lui sente che può fidarsi solo di Dalia, perchè l'amore tra loro non si è mai esaurito nonostante la separazione e la lontananza. Stavolta Gabriele sembra trovarsi davvero in un problema molto più grande di lui perchè c'è stato un omicidio e il suo legame con la vittima sembra puntare il dito nei suoi confronti come possibile assassino. Oltre al fatto di essere una persona psichicamente disturbata, tutti gli indizi sembrano contro di lui, infatti Gabriele era angosciato da sogni premonitori che riguardavano proprio Irene, la vittima, sogni in cui assisteva impotente all'omicidio della donna. Si trattava davvero di un incubo oppure era un confuso ricordo rimosso dalla coscienza? Forse Gabriele ha semplicemente messo in pratica la sua ossessione. Dalia vuole aiutarlo a trovare la verità perchè, pur tra dubbi e tentennamenti, sente in cuor suo che Gabriele è innocente e qualcuno sta tentando di incastrarlo. Sarà davvero così? L'autrice è molto brava a instillare il dubbio nel lettore e a portarlo in una direzione per poi confonderlo nuovamente, mantenendolo incollato alle pagine fino al finale spiazzante e assolutamente imprevedibile.


TRAMA

Una voce dal passato. E l’incubo ha inizio

“Ho bisogno di te, c’è stato un crimine”. Con una telefonata, Dalia viene catapultata nel passato. A chiederle aiuto è Gabriele, il suo ex marito, un uomo problematico e disturbato, che non sentiva da anni.
Pur combattuta, Dalia accetta di incontrarlo e scopre che una donna è stata uccisa nel quartiere storico dove vive Gabriele. Un delitto che più volte lui ha visto in ogni particolare durante i suoi sogni.
Dalia però conosce a fondo i disturbi psicologici di Gabriele e non può fare a meno di sospettare che sia coinvolto nel crimine. E ben presto anche la polizia sembra decisa ad accusarlo di omicidio.
Nonostante i dubbi sulla sua innocenza e i fantasmi del passato che continuano a tormentarla, Dalia decide di aiutare Gabriele e si mette alla ricerca della verità. Fino a scoprire di essere pronta a tutto pur di scagionarlo, anche a rischio di mettere in pericolo se stessa.

Ogni volta che mi convincevo di essere arrivata a capirlo, a orientarmi nella sua complicata personalità, subito dopo mi rendevo conto di aggirarmi come una cieca in un labirinto.

 

INCIPIT

Erano quattro anni che non ascoltavo la sua voce. Mi ero illusa di averla dimenticata, ero convinta che non mi avrebbe fatto mai più effetto. Invece, bastò un solo istante perché il mio mondo andasse in frantumi.

La telefonata arrivò un sabato sera, mentre mi preparavo per uscire. Ero in bagno a truccarmi quando udii gli squilli e mi precipitai all’ingresso dove avevo lasciato il cellulare. Il display segnalava un numero che non conoscevo. «Pronto?», risposi un po’ trafelata.

«Dalia». Il mio nome, appena sussurrato.

Riconobbi subito la voce di Gabriele. Come avrei potuto scordarla? Che sciocca ero stata a crederlo possibile.


La mia recensione su Goodreads e Amazon

Come ci sente ad amare profondamente qualcuno con disturbi psicologici? Me lo sono chiesta più volte mentre leggevo Non fidarti della notte. Vuol dire caricarsi addosso una croce e vivere nella costante ansia che l’altro crea anche nella nostra anima.

Eppure questo non sembra aver scalfito l’amore che Dalia prova per Gabriele, nonostante i problemi e la lontananza per quattro lunghi anni. Ma davvero Gabriele è così disturbato? Immagina tutto oppure c’è qualcosa di reale nelle sue ossessioni?

Nella residenza Magnolia, un centro per donne disadattate, Irene una giovane ospite della residenza è stata uccisa barbaramente e ogni indizio sembra portare a Gabriele, un uomo psichicamente disturbato che negli ultimi tempi era ossessionato da lei e da strani sogni premonitori che ne preannunciavano la morte.

Gabriele chiama Dalia per chiederle aiuto perché, nonostante tutto, sa che lei saprà credergli. Mentre osserviamo lo svolgersi della vicenda ci chiediamo cosa sia vero e cosa no, si tratta davvero di un complotto ai danni di Gabriele da parte di qualcuno che conosce i suoi disturbi? Oppure è lui il colpevole, magari inconsapevole, che ha semplicemente concretizzato le suggestioni dei suoi incubi notturni?

Dalia crede all’innocenza dell’uomo che ama e decide di indagare con tutti i mezzi di cui dispone, nello stesso tempo, però, questo momento diventa anche un’occasione per riflettere sul passato, sull’incontro con Gabriele dieci anni prima e sul loro innamoramento, ma soprattutto sul modo di essere di Gabriele e sui suoi problemi psichici che hanno portato, in qualche modo, al loro allontanamento. Anche se lei stessa non è esente da colpe.

È un thriller psicologico che mantiene sempre alta la tensione in un crescendo di colpi di scena.

Non tutto è come sembra e si resta con il fiato sospeso, fino all’imprevedibile finale.

 

L'autrice

Maria Teresa Steri è nata nel 1969 e cresciuta a Gaeta. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia si è trasferita a Roma, dove vive attualmente con il marito. Ha collaborato come giornalista pubblicista nella redazione di quotidiani e riviste. Cura il blog Anima di carta (https://animadicarta.blogspot.com/) dedicato a chi ama scrivere e leggere. Si interessa di scrittura creativa e antroposofia. È un’appassionata di Alfred Hitchcock. I suoi autori di narrativa preferiti sono Ruth Rendell e Joyce Carol Oates. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo, “I Custodi del Destino” (Deinotera Editrice, fuori catalogo). Nel 2015 è uscito “Bagliori nel buio”, un noir sovrannaturale, nel 2017 il thriller esoterico “Come un dio immortale”; nel 2019 la seconda edizione del primo romanzo, interamente riveduto, con il titolo “Tra l'ombra e l'anima”; nel 2020 ha pubblicato “Sarà il nostro segreto”, un thriller psicologico. “Non fidarti della notte” è il suo ultimo romanzo, pubblicato nel 2021. 
 
Titolo: Non fidarti della notte
Autore: Maria Teresa Steri 
Data di pubblicazione: 9 marzo 2021
Genere: thriller psicologico
Pagine: 270
In vendita solo su Amazon in eBook e cartaceo
Link Amazon 
Prezzo eBook € 2,99
Prezzo cartaceo € 9,90
Gratis con Kindle Unlimited 


 

 

sabato 17 aprile 2021

Il cervello sulla luna

Non ci fu colpa, nessuno ebbe colpa alcuna, il suo cervello cercatelo sulla luna. (Claudio Lolli)

Si chiamava Carlo, era un amico di mia sorella, un bel ragazzo, simpatico, carino, un bravo ragazzo che conduceva una vita normale. Io avevo dieci anni, mia sorella 17 e vi racconto la storia come la so, un po’ per quello che ho visto un po’ per quello che raccontava lei. 

Carlo faceva il meccanico, amava il suo lavoro perché amava i motori e aggiustare le cose, a circa vent’anni era un ragazzo felice di esistere. Aveva anche una fidanzata Carlo e progettavano di sposarsi, magari nel giro di qualche anno, dopo aver messo da parte un po’ di risparmi. Aveva preso il diploma di scuola media e poi aveva cominciato a lavorare in una officina, era bravo perché si appassionava al lavoro e il proprietario dell’officina lo aveva assunto con un contratto regolare. 

Poi c’era sua madre, una piccola donna senza cervello, che si era messa in testa che Carlo meritasse di più, che dovesse fare un lavoro migliore e magari lasciare quella fidanzata inutile senza cultura che faceva la casalinga e voleva solo fare dei bambini. Così gli ha dato il tormento perché lasciasse l’officina e si prendesse un diploma, Carlo per accontentarla lo fece, si licenziò dall’officina e prese un diploma con quelle formule che esistevano una volta, magari esistono anche adesso, tre anni in uno a qualcosa del genere, prese il diploma da privatista, perché un politicante del paese  aveva promesso a sua madre che gli avrebbe trovato un lavoro in comune da impiegato. Perché un impiegato è migliore di un meccanico che lavora in un’officina, sporcandosi le mani di grasso. Almeno questo è quello che pensava sua madre.

Per eventi vari quel lavoro non arrivò mai, ma Carlo nel frattempo aveva lasciato la fidanzata indegna di lui o forse l’aveva lasciato lei, perché lui aveva smesso di progettare il loro futuro. 

Il lavoro non c'era più e neanche la fidanzata. Qualcosa si ruppe dentro di lui e Carlo impazzì. 

Tutto iniziò con una profonda depressione, ma lui non si chiuse in casa, no, cominciò invece a camminare. Lungo il corso del centro, lungo il viale del parco, avanti e indietro, sempre a passo veloce.

Tutto il giorno camminava nelle strade del nostro piccolo centro di provincia del sud, lo vedevi a tutte le ore, camminava, camminava sempre, un po' come Forrest Gump quando iniziò a correre, solo che lui faceva sempre lo stesso percorso avanti e indietro, a passo veloce, come un criceto in una gabbia.

Non parlava più, non salutava nessuno e camminava a passo svelto, guardando sempre davanti a sé con la testa abbassata. Percorreva dei chilometri ogni giorno, sotto gli occhi di tutti. Ogni volta che uscivo di casa, in estate e in inverno, lo incontravo nel suo eterno peregrinare. Era diventata una presenza costante. Probabilmente era un modo per tenere a bada la sua ansia o la sua rabbia, non lo so. 

A tratti sentivo i sussurri della gente: 

-guarda c'è Carlo, il figlio della signora Tizia 

-ma cosa gli è successo?

-mah, un esaurimento non so 

-poverino 

In fondo non faceva male a nessuno e ormai nessuno sembrava farci più caso.

Non avevo più pensato a lui, ma la scorsa estate mia sorella raccontò che aveva rivisto la sorella di Carlo - che era stata una sua compagna di scuola - e le aveva detto che era morto qualche anno prima, dopo aver passato gli ultimi anni in una specie casa di cura. Insomma non si era più ripreso e, a quell’idea, mi sono sentita triste. Ho pensato che a volte facciamo quello che gli altri si aspettano da noi senza curarci di quello che davvero desideriamo. Spesso queste decisioni ci rovinano la vita, completamente e senza rimedio. 

Una volta, avevo circa diciotto anni, era una mattina di inizio estate, ero seduta su una panchina del parco cittadino, aspettavo una persona e restai lì per circa dieci minuti, in quei dieci minuti lui fece il percorso del lungo viale del parco un paio di volte, io fingevo di leggere un libro e, mentre si avvicinava, lo guardavo cercando di non farmi notare. È strano, ma siamo tutti così indifesi davanti alla malattia mentale, un po’ per paura un po’ perché non sappiamo come comportarci. Quella mattina lui ogni tanto sorrideva e sembrava inseguire il filo invisibile di un discorso con qualche fantasma della sua mente, magari con quella ragazza che non aveva sposato, quando ancora la sua vita era tutta davanti a lui, ancora tutta intera, ancora lucida, senza l’ombra della follia.

 

Fonti immagini: Pexel (luizclass)


sabato 10 aprile 2021

L’uomo è una creatura con spirito di adattamento



Questo è un pensiero nato osservando le lauree di alcuni miei giovani parenti, un ragazzo che si è laureato in ingegneria gestionale in ritardo di nove mesi, perché la pandemia è scoppiata proprio quando aveva appena cominciato il tirocinio e, mentre tutti gli studenti fuori sede in quel momento stavano scappando al sud, lui è rimasto isolato dal mondo nel suo appartamento di studente fuori sede solo soletto…e senza neanche poter frequentare il tirocinio obbligatorio per laurearsi, in azienda. 

Nel mese di marzo 2021 si è finalmente laureato a casa sua, in Puglia, ovviamente on line, e ho potuto osservare sui social le foto della sua tesi con la corona di alloro, con lo sfondo della libreria di casa.

Stessa cosa per una ragazza, amica di mia nipote, le ho mandato “in bocca al lupo” via whatsApp e lei dopo la discussione della tesi mi ha mandato una foto felice con la corona di alloro sulla testa. Ho pensato che, visto che tutti sono in zona rossa (come il resto di Italia che poi se fossimo arancioni sarebbe lo stesso), l’unico festeggiamento possibile era il pranzo in casa con i genitori e qualche condivisione di foto su Facebook.  E meno male che ci sono i social dove i novelli laureati posso esternare la propria gioia e le sudate corone di alloro. 

Ho pensato con un po’ di tristezza a questi poveri ragazzi che, arrivati all’ambita meta dopo anni di studio e sacrifici, non possono festeggiare con un pranzo al ristorante con la famiglia orgogliosa dell'agognato traguardo…e senza la festa serale dove di solito ci si scatenava con gli amici. Era un modo per condividere l’entusiasmo per un obiettivo importante prima di buttarsi nel caos e, spesso, nella disillusione della vita lavorativa.

Poi ho pensato a come l’uomo sia capace di adattarsi ai cambiamenti, si trova il modo di festeggiare comunque e di andare avanti in qualche modo. Certo una laurea va festeggiata perché è un traguardo importante sperando che arrivi anche un lavoro che, con i tempi che viviamo, non è affatto scontato, tuttavia mi colpisce il fatto che, a ogni modo, si sia trovato il modo comunque di celebrare il momento.

Anche nel campo dell'attività fisica ho notato questa grande capacità di adattamento dell’umanità in affanno pandemico. Mi capita sempre più spesso di vedere video di esercizi ginnici da fare attraverso YouTube e qualche giorno fa ho letto un articolo sulle piattaforme on line dove è possibile darsi appuntamenti per fare fitness con il proprio gruppo. Tra queste cito Doomore dove ci si registra ed è possibile fare una video lezione dove chiacchierare con il proprio trainer e i compagni di corso, proprio come avveniva in palestra, c’è perfino la lezione di Aperi-fit: in pratica dopo la lezione si fa l’aperitivo on line tutti insieme. Ti puoi iscrivere pagando l’abbonamento oppure la singola lezione a prezzo modico di € 4,50. Altra piattaforma è Pedalitaly per gli amanti della bicicletta, è più complicato perché serve una bici posizionata su un rullo interattivo e puoi pedalare in compagnia su strade riprodotte in 3D, c’è perfino una guida che ti illustra le bellezze e la storia del territorio. Puoi avventurarti nei luoghi più svariati, le Cinque terre, il passo del Pordoi, le Colline bolognesi, insomma tutto quello che vuoi, basta pagare la lezione. A pensarci è anche più economico perché non devi viaggiare davvero, basta solo collegarsi per un paio d’ore facendo il percorso stabilito. Ci sono poi anche piattaforme che organizzano le gare virtuali e la mezza maratona di New York senza neanche prendere l’aereo. Insomma ci sono eventi per tutti i livelli sportivi. C’è anche una app gratuita che si chiama RunnerBull che unisce gli amanti della corsa.

Insomma se la realtà concreta non è praticabile causa pandemia, l’uomo si adatta con la realtà virtuale. Che poi, tutti coloro che non avranno tempo di uscire di casa, anche una volta tornati alla normalità, credo possano continuare a usare queste formule, insomma se fuori piove e voglio fare una corsa in compagnia perché non posso usare la app?

Sì, l’uomo è una creatura con un grande spirito di adattamento e probabilmente per molte cose non torneremo più indietro, i vantaggi scoperti per necessità come lo smartworking o le riunioni on line, molto più accessibili e veloci di quelle in presenza, potranno continuare. 

Un mio amico lavorava a Brescia pur vivendo a Bologna, aveva deciso di accettare un lavoro nuovo e passava tutta la settimana lontano, tornando a casa dalla compagna a Bologna solo nel fine settimana. Poi si è trovato a Bologna per la pandemia e, all’improvviso, tutte le riunioni sono state fatte online, insomma tutto quello che prima faceva viaggiando ha scoperto che poteva farlo anche stando a Bologna. Le prospettive sono cambiate, si potrà lavorare a Milano stando a Roma o in piccolo centro del sud Italia, magari vicino al mare. Certo, forse servirà svolgere qualche attività in presenza ma, laddove sia sufficiente un computer e un buon collegamento a internet, il lavoro a distanza sarà sempre più diffuso. 

Passeremo anche più tempo da soli con il nostro lavoro riunendoci solo on line come avveniva in quel film del 1995 con Sandra Bullock, lo ricordate? Era intitolato The Net - Intrappolata nella rete: la protagonistaAngela Bennett, è analista programmatrice che collabora con diverse società, lavora da casa, ordina pizza e spesa on line, ha pochi contatti con il mondo esterno, anche i vicini non la conoscono. Un giorno scopre qualcosa che non doveva scoprire e si ritrova vittima di un complotto in cui qualcuno, che controlla tutti i dati in rete, gli ruba l'identità e decide di farla sparire digitalmente e poi anche fisicamente. Un film molto interessante, allora sembrava estremo, ma oggi quella realtà non sembra più tanto lontana.

Tra i vantaggi accelerati dalla pandemia c’è la riduzione dell’uso della carta, parlo dal punto di vista del mio lavoro, per esempio, per i pagamenti che il mio ufficio inviava alla ragioneria, molti documenti di carta a corredo delle fatture già elettroniche sono diventati documenti pdf; una volta c’era una commistione di documenti e siamo stati costretti a rendere tutto elettronico, tra l’altro io avevo già la firma elettronica che usavo solo per alcune funzioni e che oggi uso per tutto. All’inizio è stato molto faticoso organizzarsi, tanto che ho lavorato il triplo, ma ora che siamo a regime è tutto più snello, sempre che il collegamento internet non ci tradisca, ma indietro non si torna.

Nel giro di un anno abbiamo realizzato la completa dematerializzazione dei documenti e l’ambiente ringrazia, anche se non possiamo dire avvenga lo stesso per il cibo da asporto, mi pare che in quel campo i rifiuti siano aumentati, tutti quei contenitori per il cibo finiscono da qualche parte no?

Io mangiavo sempre in un bar vicino l’ufficio, ora prendo l’asporto, lo faccio anche per sostenere la loro economia visto che le persone in presenza si sono molto ridotte, però il contenitore è di plastica (forse riciclabile, ma sempre in plastica) non chiedo le posate perché le ho già in ufficio e qualche volta prendo il semplice panino che non richiede un contenitore, però l’inquinamento c’è. Credo ci sia ancora molto da fare e serve farlo oggi perché siamo ormai al limite della sostenibilità ambientale, ma con molti settore dell’economia in ginocchio sarà possibile investire nell'ambiente? 

Speriamo di non adattarci anche al pensiero di avere un mondo inquinato, voi cosa dite?


Fonti immagini: Pixabay

Fonti testi: Donna moderna del 4/3/21 articolo sul Fitness on line di Valeria Colavecchio, Wikipedia per il film The Net 

 


sabato 3 aprile 2021

Mischiare i personaggi

È quasi un impulso irresistibile ma ogni tanto il personaggio di un romanzo finisce in un’altra storia che non c’entra nulla, quasi che avessero una vita propria. Forse è davvero così,  i personaggi hanno una vita e non ne vogliono sapere di restare relegati nel loro angolino, così me li ritrovo tra i piedi in altri frangenti e mi tocca inserirli nella storia che sto scrivendo. 

Si tratta di personaggi secondari, il primo è stato l’agente Stefano Ansaloni, nato nel romanzo L’amore che ci manca, è un’agente della polizia stradale che compare in una scena del romanzo, si tratta di un momento importante e i suoi pensieri accompagnano lo svolgersi della vicenda.

Estratto da L’amore che ci manca 

“La cosa che l’agente Ansaloni detestava di più, da quando lavorava nella polizia stradale, era dover chiamare il familiare di qualcuno che aveva avuto un incidente. In tanti anni non si era ancora abituato a quella devastante sensazione di impotenza.”

Il mio beta reader disse che gli sarebbe piaciuto leggere ancora qualcosa di lui (chissà perché alcuni personaggi minori piacciono tanto, forse perché fanno trasparire molto di più di quello che appare in superficie. 

Così questo agente è diventato il primo poliziotto più vicino a Sorace, anche se non ho ancora svelato troppo di lui, però è diventato una costante nella serie. Forse dovrei dargli più spazio in una prossima indagine. 

Estratto da Fragile come il silenzio 

“Saverio osservò l’agente, doveva avere sui cinquant’anni portati molto bene, capelli brizzolati e fisico atletico.

«Hai dei figli Ansaloni?» gli chiese.

Lui annuì «due, un maschio e una femmina, sono abbastanza grandi, il maschio l’anno prossimo farà la maturità, però facciamo ancora le vacanze insieme, d’estate ci trasferiamo in collina a Monzuno, quando in città c’è questo caldo lì si sta proprio bene.»

«E torni dalla collina tutti i giorni?» chiese Saverio.

«Sì, quando riesco, altrimenti dormo nella casa di Bologna, tanto con i ragazzi c’è sempre mia moglie» sospirò «e comunque sono abituato a guidare, fino a un paio di mesi fa ero di pattuglia in autostrada.»

A Saverio piaceva Ansaloni, gli sembrava un uomo solido, con le sue certezze e i suoi punti fermi.”

Ricordo ancora l’emoticon della “faccina felice” vicino a questo passo del romanzo, era stata disegnata dal mio beta reader, sulla stampa fatta dal mio file word inviato per la lettura, a dimostrare il suo entusiasmo per il fatto che avessi ascoltato il suo consiglio. 

Poi è successo con un altro personaggio, l’ispettore Cesare Monti braccio destro di Saverio Sorace, diventato tale dopo la specializzazione in criminologia da parte di Sara, è comparso nel mio romanzo Il male non perdona (libro non ancora pubblicato), c’è una morte sospetta e la persona incaricata delle indagini è proprio l’ispettore Monti. Mi è venuto spontaneo usare un personaggio che già conoscevo e che si muovesse nelle indagini con una certa pratica.

Mi sono chiesta perché senta l’esigenza di far girare alcuni personaggi da un romanzo all’altro, forse perché, tutto sommato, essi godono di vita propria e ogni tanto sfuggono al controllo della mia penna, mi piace pensare che sia così. Tra l'altro ho scoperto di recente, leggendo un articolo che consigliava la lettura di alcuni libri, che un autore, Piergiorgio Pulixi, ha scritto un romanzo in cui il protagonista viene soccorso nella sua avventura da personaggi provenienti da romanzi precedenti. Nel romanzo intitolato Un colpo al cuore il vicequestore Vito Strega viene aiutato nelle sue indagini dalle ispettrici sarde Eva Croce e Mara Rais. Si tratta di personaggi nati in romanzi diversi dell’autore. 

Quindi mi pare un'esigenza abbastanza sentita da chi scrive quella di far vivere i propri personaggi in opere diverse, anche quando non si tratta di una serie. Ogni tanto, confesso, che mi è balenata in testa l'idea di scrivere un seguito di Fine dell'estate, il mio romanzo ambientato negli anni ottanta, portando Silvia e Claudio ai giorni nostri, ma non so se ho voglia di far invecchiare i miei giovani protagonisti. Tuttavia potrei riportarli come comparse in qualche episodio di Sorace, chissà. 

Prima di lasciarvi con le mie domande vi auguro una Pasqua il più possibile lieta e serena. 

E voi avete mai pensato di mescolare i personaggi dei vostri romanzi? E come lettori cosa ne pensate?

Fonti immagini: Pixabay