domenica 10 aprile 2022

Dal passato, all’improvviso

In questi ultimi giorni ho letto l’ultimo thriller psicologico di Maria Teresa Steri che, devo ammettere, mi ha catturato più di altri, credo che la scrittura di Maria Teresa si stia perfezionando sempre più su questo genere.

E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato.
Francis Scott Fitzgerald 


Poi, per una strana combinazione, mentre riportavo sul blog l’elenco delle mie letture annuali, mi sono accorta che questo è l’undicesimo romanzo che leggo in questo anno, ma era l’undicesimo anche “Non fidarti della notte” il romanzo di Maria Teresa Steri uscito lo scorso anno, buffo no? 

Pur essendo un romanzo lungo, cosa sottolineata dalla sua autrice ma di cui non mi sono quasi accorta, l’ho letto molto velocemente, perché è un romanzo che scorre bene con una scrittura davvero fluida. All'inizio sembrava di conoscere già il finale, perchè il vecchio amore della protagonista, Cinzia, era indubbiamente il "cattivo" di turno, l'uomo che le ha rovinato la vita portandola in una situazione terribile, suo malgrado, è un uomo più vecchio che si è approfittato di una minorenne portandola a compiere (forse) un atto terribile. Man mano che ci addentriamo nella storia scopriamo invece dei risvolti inaspettati su Giulio, la vittima, e sulle altre persone che ruotavano intorno a lui. Gli eventi della notte del delitto si sono svolti davvero come Cinzia ricorda? Le sue bugie la fanno apparire più colpevole di quanto sembri, che ruolo ha avuto davvero nella vicenda? Tante domande per le quali le risposte si sveleranno lentamente mentre i protagonisti rischieranno di perdersi nell'angoscia e il lettore con loro.




TRAMA

Guardati le spalle, perché il passato colpisce sempre a tradimento

Cinzia sta passeggiando per le vie del quartiere, quando un uomo attira la sua attenzione. È Morris, un vecchio amore che non vedeva da vent'anni. Un incontro in apparenza casuale, durante il quale nessuno dei due accenna al terribile segreto che condivide con l'altro.
Qualche giorno dopo, però, Cinzia viene a sapere che nel suo paese natale è stato dissotterrato il cadavere di Giulio, un amico che risultava scomparso, e capisce che Morris non è tornato per caso nella sua vita. Per lei è il momento di fare i conti con un incubo: la paura di essere incriminata per un crimine mai commesso, ma nel quale è suo malgrado coinvolta.
Confidarsi con il marito Samuele sembra impossibile e mentre le bugie si moltiplicano per tenere sepolta quella parte oscura della sua vita, la polizia comincia a scavare nel passato in cerca del responsabile dell'omicidio.
Intanto, Samuele viene contattato dalla sorella di Giulio che gli chiede aiuto per far luce sul delitto del fratello. La sua curiosità di giornalista e la paura di perdere Cinzia lo spingono a indagare, anche a costo di scoprire una scomoda verità.
In che modo Cinzia è coinvolta nell'omicidio? Perché Giulio è stato ucciso? E chi è Morris, l'uomo che Cinzia teme così tanto?

La mia mente venne trascinata indietro di vent’anni e bombardata dai ricordi. Fatti che erano rimasti per tanto tempo sotto il livello della coscienza, ora riaffioravano come detriti indesiderati. I giri in auto. Gli incontri clandestini. Le effusioni furtive. Il soggiorno con sangue ovunque. Il terrore di essere incriminata per omicidio.


INCIPIT 

Lo notai nel riflesso di una vetrina. Non ero sicura che fosse proprio lui, ma bastò quella visione indistinta a provocarmi una fitta allo stomaco. 

Finsi di guardare i vestitini per bambini esposti al di là del vetro, tentando di mettere a fuoco il volto rispecchiato. Se l’uomo dall’altro lato della strada era davvero Morris, si era irrobustito, aveva sostituito la barbetta caprina con un folto barbone brizzolato, e ora portava i capelli – anch’essi spruzzati di grigio – molto corti. Del resto, era passato del tempo da quando l’avevo visto l’ultima volta, riflettei mentre adocchiavo il vetro. Vent’anni. Era ancora un bell’uomo, uno di quelli a cui giova invecchiare, uno dei fortunati ai quali il tempo regala fascino e non solo rughe. Feci un rapido calcolo. Doveva aver superato la cinquantina.

La mia recensione su Goodreads e Amazon 

Una rosa di spine 

Un thriller psicologico davvero coinvolgente che cattura fin dalle prime pagine. Non lasciatevi fuorviare dal fatto che sembri tutto già chiaro, non è come sembra. Cinzia cammina per le strade del suo quartiere, sta vivendo un momento magico della sua vita perché aspetta un bambino dall’uomo che ama, suo marito, ma incontra, e non per caso, un suo vecchio amore, un uomo più grande di lei che le aveva rubato l’innocenza quando era ancora poco più che adolescente e che l’aveva trascinata in un incubo, un incubo che lei aveva cercato di dimenticare nascondendolo in un passato lontano e in un mare di bugie. 

Ma la verità non può restare nascosta troppo a lungo e, dopo vent’anni, lotta per emergere e venire alla luce. È solo Cinzia che ha mentito nascondendo la verità? Forse non è proprio così, forse quello che a lei sembrava chiaro e inequivocabile è solo un paravento di una realtà ben più tragica. È necessario andare fino in fondo alle proprie paure per affrontarle e scoprire finalmente la verità con tutte le dolorose conseguenze.


L'autrice

Maria Teresa Steri è nata nel 1969 e cresciuta a Gaeta. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia si è trasferita a Roma, dove vive attualmente con il marito. Ha collaborato come giornalista pubblicista nella redazione di quotidiani e riviste. Cura il blog Anima di carta (https://animadicarta.blogspot.com/) dedicato a chi ama scrivere e leggere. Si interessa di scrittura creativa e antroposofia. È un’appassionata di Alfred Hitchcock. I suoi autori di narrativa preferiti sono Ruth Rendell e Joyce Carol Oates.

Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo, “I Custodi del Destino” (fuori catalogo). Nel 2015 è uscito “Bagliori nel buio”, un noir sovrannaturale, nel 2017 il thriller esoterico “Come un dio immortale”; nel 2019 la seconda edizione del primo romanzo, interamente riveduto, con il titolo “Tra l'ombra e l'anima”; nel 2020 ha pubblicato “Sarà il nostro segreto”, nel 2021 “Non fidarti della notte” e nel 2022 “Dal passato all’improvviso”, tutti thriller psicologici.

I suoi romanzi sono disponibili su Amazon in formato ebook e cartaceo.

 

Titolo: Dal passato, all'improvviso

Autore: Maria Teresa Steri

Data di pubblicazione: 15 marzo 2022

Genere: thriller psicologico

Pagine: 542

In vendita solo su Amazon in eBook e cartaceo

Link Amazon

Prezzo eBook € 2,99

Prezzo cartaceo € 11,96 

Gratis con Kindle Unlimited

 

domenica 3 aprile 2022

Le metafore della scrittura

 

Scrivo per preservare quello che è destinato a morire. Estratto dal film Animali notturni 

Una notte dello scorso week end ho visto un film su Amazon prime dal titolo Animali notturni

Riporto qualche dato del film estratto da wikipedia:

Animali notturni (Nocturnal Animals) è un film drammatico e neo-noir del 2016 scritto, diretto e co-prodotto da Tom Ford.
Basato sul romanzo del 1993 di Austin Wright Tony & Susan, il film è interpretato da Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Aaron Taylor-Johnson, Michael Shannon, Isla Fisher e Armie Hammer. Il film è stato presentato in concorso alla 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Gran premio della giuria.


Erano le due di notte, quindi piuttosto tardi ma, attratta dall’attore principale che è uno dei miei preferiti, Jake Gyllenhaal, ho cominciato a vedere il film convinta di interromperlo dopo i primi dieci minuti giusto per riuscire ad assopirmi un po’ invece l’ho visto fino alla fine senza riuscire a staccarmene, è un film per stomaci forti fin dalle prime scene disturbanti, ma ne voglio parlare per un altro motivo, per quello che  ci ho letto dentro e che capisce molto bene chi ha la mania come me di voler scrivere delle storie. 

La trama del film racconta di Susan Morrow, una gallerista affermata che sembra vivere un momento di insoddisfazione nella propria vita. In questo contesto riceve dall'ex-marito Edward Sheffield, che non vede né sente da circa 20 anni, un manoscritto di un romanzo appena finito, che le ha dedicato. Approfittando di un fine settimana in cui resta sola (l'attuale marito infatti è fuori città, ufficialmente per lavoro) Susan si dedica alla lettura del libro, che si intitola Animali notturni, proprio come lei veniva definita dall'ex-marito. 

Nel film la lettura dello scritto è alternata alle vicende reali della protagonista e guardando il film mi rendevo conto sempre più che la storia raccontata nel romanzo, pur trattandosi di una vicenda diversa, presentava dei parallelismi metaforici con il loro passato di coppia.

Per tutto il film mi sono chiesta se la storia di violenza della trama romanzesca fosse accaduta realmente a Edward oppure se fosse solo una tragica metafora della loro storia, infatti nel romanzo il protagonista parte per un viaggio con la moglie e la figlia e nel tragitto vengono aggrediti brutalmente da un gruppo di balordi. Il romanzo sviluppa questa trama piuttosto scioccante e si snoda fino al tragico epilogo. Ma, al di la di queste domande, percepiamo il parallelismo con la loro storia d’amore, quella storia che Susan ripercorre ricordando i momenti del loro incontro e del loro matrimonio che finisce molto male per colpa dell’egoismo cinico di Susan. Non entro in maggiori dettagli per non fare spoiler, nel caso qualcuno di voi abbia voglia di vedere il film. 

La mattina dopo continuavo a pensare al film, facendo dei parallelismi con la mia scrittura, perchè spesso ho raccontato momenti tragici nelle mie storie scritte pensando ad alcuni eventi della mia vita, per esempio verso la fine dell'anno 2001, anno in cui ci fu l'ecatombe delle torri gemelle, dovetti affrontare una grave malattia; anni dopo scrissi un romanzo dove la protagonista vedeva la propria vita sconvolta dal crollo delle torri gemelle di New York, ed era costretta a ricominciare da capo. Sviluppai quella trama pensando al crollo delle torri gemelle e alle successive conseguenze, ma divenne un modo per raccontare la mia malattia e la mia rinascita, raccontare la verità nuda e cruda sarebbe stato troppo difficile, invece raccontare un evento che aveva coinvolto tutto il mondo era una metafora, ma anche un messaggio più semplice da trasmettere.

Cos’è che ti spinge a scrivere chiede Susan a Edward e lui risponde: credo che sia un modo per tenere vive le cose, per preservare quello che è destinato a morire, sento che scrivendole dureranno per sempre.

Questa frase l’ho sentita molto mia, è uno dei motivi profondi per cui scrivo, per dare una sorta di eternità a una storia, a un pensiero, a una situazione. È per questo che questo film mi è rimasto impresso, perché esprime qualcosa che sento, anche se so che è un’illusione, il durare per sempre non esiste, ma mi piace pensarlo, scrivo una storia che magari arriverà a qualcuno che la ricorderà per un po’ anche se non per sempre.

Vi lascio con il link YouTube del trailer ufficiale del film e se volete, lasciate il vostro parere nei commenti sempre graditi 




Fonti testi: Wikipedia per la trama del film

Fonti immagini: Pixabay 

domenica 27 marzo 2022

Gli invasori alle porte

 

La guerra non stabilisce chi ha ragione, ma solo chi sopravvive. Bertrand Russel

Tra le mie piccole routine mattutine c’è l’abitudine di leggere il settimanale Donna Moderna a cui sono abbonata da anni, mentre bevo il caffè inzuppandoci un paio di biscottini integrali, leggo la rivista cartacea, non so perché ma, mentre per i libri preferisco gli eBook, per questa rivista il digitale non riesco a leggerlo, mi piace sfogliarlo la mattina appena alzata e ci dedico circa venti minuti al giorno. È una lettura lenta che procede piano tra una colazione e l’altra, delle volte ci metto un’intera settimana per leggere tutta la rivista, ovviamente sono indietro di qualche numero...

Questa premessa per raccontarvi che sul numero n. 9 del 17/2/2022 di donna moderna, questa settimana, ho letto un articolo di Monica Piccini intitolato I nostri week end in mimetica, parla delle donne ucraine che, durante la settimana fanno una vita normale e poi nel week end si allenano alla guerra, dovrei dire “si allenavano” perché poi la guerra è arrivata davvero il 24 febbraio 2022. Ora quando ho letto questo articolo mi sono chiesta: quindi lo sapevano tutti che c’era il pericolo di una guerra, ma allora perché negli ultimi due anni ho sentito parlare solo di Covid e di Green pass? Lo scorso dicembre migliaia di ucraine sono state chiamate ad arruolarsi con un’ordinanza del ministero della difesa, requisiti buona salute ed età compresa tra 18 e 60 anni. C’è da riflettere, cosa dite?

Quando hai gli invasori sulla porta, devi essere pronta a proteggere la tua casa, racconta la donna intervistata che, da dieci mesi, ogni sabato si alza all’alba per la sessione di addestramento militare in una ex fabbrica abbandonata tra neve, boschi e fango.

Oggi mi chiedo perché, pur seguendo due telegiornali al giorno (anche di reti diverse) non mi sono mai resa conto della guerra imminente. Ero troppo distratta o nessuno ne parlava, salvo gli ultimi giorni? Mi sembra che sia vera la seconda ipotesi, ma se sbaglio correggetemi, vi prego. In questi mesi l’Ucraina si è ritrovata sempre più accerchiata su tre lati da un numero sempre maggiore di truppe russe (si stimano 130.000 soldati russi) da anni, culmine nel 2014, al centro di una crisi diplomatica tra Russia, Stati Uniti ed Europa. Nel frattempo molti stati occidentali richiamavano in patria il personale delle Ambasciate. L’Ucraina è un paese strategico perché consentirebbe alla Russia di avere uno sbocco sul Mar Nero e impossessarsi di gas, carbone e grano. Tutte merci che ora ci vengono a mancare, con effetti nefasti sulla nostra economia, quella stessa economia di cui ci si preoccupava tanto da imporre il green pass a tutti i costi per non chiudere o penalizzare le attività commerciali; ma adesso con gli aumenti dei costi dell’energia e del grano (piccola nota non trascurabile) questa economia è molto a rischio default, forse non accadrà nell’immediato ma può avvenire molto presto. Non voglio essere catastrofica (voglio sempre sperare nella fine prossima del conflitto), però mi chiedo perché con una situazione internazionale così esplosiva non ci siamo mai preoccupati di renderci autonomi dal gas russo investendo fortemente in energie alternative che, peraltro, sarebbero meno inquinanti; perché non abbiamo investito meglio nella nostra agricoltura accontentandoci di importare i prodotti da altri paesi. Il mondo è diventato sempre più globalizzato, tutti felici della connessione globale di internet e i suoi fratelli, ma senza un concreto piano di emergenza. Forse perché nessuno credeva davvero che sarebbe scoppiata una guerra, così come nessuno avrebbe mai pensato che sarebbe scoppiata una pandemia globale. È come se corressimo a trecento all’ora su una strada di montagna sull’orlo del precipizio senza capire di poter precipitare da un momento all’altro. E poi, una volta precipitati, tutti dicono: certo era da prevedersi, si sapeva già! 

Lo so, sembro il vecchietto al bar che si lamenta del governo ladro, senza dare dare soluzioni o alternative, sono solo banali domande di comune buon senso. 

Mi chiedo però cosa possa fare la gente comune “concretamente”, protestare in piazza per esprimere il proprio dissenso su certe scelte, in un paese democratico é ancora possibile, forse, in Russia e in Cina non si può per esempio; oppure possiamo indirizzare i nostri consumi, almeno fino a un certo punto, perché se non ci sono dei provvedimenti strutturali del governo possiamo fare poco, piccoli passi. Io posso scegliere di abitare in una casa con i pannelli solari, se ho abbastanza soldi da investire, una mia amica è andata ad abitare in collina e ha ristrutturato una vecchia casa con modalità modernissime, ha il giardino, l’orto e il pollaio, camino per il riscaldamento e pannelli solari per l’energia elettrica, ha un piccolo bosco intorno pieno di legna da ardere, insomma sono autonomi, anche se si sono indebitati per i prossimi vent’anni... Certe scelte non sono alla portata di tutti, ma devono essere i governi a renderlo possibile e purtroppo finora questo non è avvenuto. 

Voi avete suggerimenti?


Fonti immagini: Pixabay                                                                                                  

Fonti testi: Donna Moderna n. 9 del 17-02-2022





domenica 20 marzo 2022

La difficoltà di scrivere in questo momento

 

Rimase in ascolto di quel silenzio familiare, nella terra di confine delle parole. Francesco Carofiglio 

Sembra che il destino si diverta a mettermi i bastoni tra le ruote, più vorrei avere tempo e meno ne ho, il tempo di scrivere diminuisce, mentre aumentano le attività che non vorrei. 

Dal primo gennaio il mio lavoro è raddoppiato, nel senso che ho proprio un secondo incarico a parità di stipendio, ovvio, ma partiamo dal principio. Oltre un anno fa mi dissero che il mio settore sarebbe stato unito a un altro, gli accorpamenti sono sempre una buona scusa per riorganizzare e rendere più efficiente “qualcosa”, a seconda degli interessi in ballo in quel momento, ti vendono la scusa che serve, magari ci credono pure. In quel momento la scusa era che i due settori da accorpare erano molto simili quindi sarebbe stato più proficuo unirli come bilancio e come organizzazione. Quindi il Settore A poteva essere unito al Settore B, ma nel frattempo il settore B continuò a essere seguito da una collega che però sarebbe andata in pensione a fine anno. Alla fine però sorserò diversi problemi: il bilancio contabile dei due settori non poteva essere unito per un veto ministeriale (il settore A ha un finanziamento pubblico che pretende un bilancio autonomo), le due strutture non potevano essere unite perché hanno un funzionamento diverso...l’unico elemento che univa le due strutture ero io. Speravo quindi che la cosa non andasse in porto, ossia che affidassero l’incarico del settore B a un’altra persona, che illusa! perché rinunciare a un comodo risparmio di una unità (costosa) di personale che ti fa il lavoro di due persone, la solfa è sempre la stessa, tu hai una capacità organizzativa notevole, hai le competenze giuste ecc ecc... 

Alla fine mi tocca gestire due bilanci con due attività differenti che implicano la gestione di molti contratti parecchio diversi, a questo si sono aggiunti dei problemi connessi alla mancanza di personale che dovrebbe supportarmi, una persona è assente per un infortunio, altre sono assenti perché non si sono vaccinate (c’è anche questa rogna grazie al nostro governo) poi ci sono state assenze di colleghi “vaccinati” contagiati da Covid, insomma ai problemi già esistenti si sono aggiunti problemi sempre nuovi e quindi sto facendo i salti mortali per gestire tutto. Unica cosa positiva é che ho chiesto e ottenuto in un battibaleno un notebook da usare anche a casa per il lavoro e che è davvero di ultima generazione, così quando il mio vecchio computer personale fa fatica ad “andare” ho un valido sostituto, anche per la scrittura (anche se per questa cosa preferisco sempre usare il mio, ma avere un notebook in più serve sempre). Intanto per tre week end il notebook l’ho usato per lavorare ai due consuntivi che erano da chiudere entro metà marzo, è davvero avvilente non godersi il tempo libero per lavorare, che se lo fai per scrivere è un conto ma farlo perché durante la settimana non riesci ad avere il tempo per gestire le scadenze più prossime è un altro.

Ma torniamo alla scrittura, in realtà non scrivo dal 9 gennaio, nel senso che l’ultima volta che ho aperto il file word del mio romanzo era quella data, nel frattempo ho pubblicato Il male non perdona, mi sono occupata della revisione di eBook e cartaceo e delle varie incombenze legate alla pubblicazione, anche se ho fatto proprio il minimo sindacale. Del resto non avevo tempo, non avrei potuto fare di più. La scorsa settimana mi sono finalmente concessa un week end in libertà, non ho fatto niente di speciale ma sono stata fuori Bologna con il mio compagno pranzando fuori e visitando una città in cui mancavo da tanto tempo: Modena, una splendida piccola città, forse non abbastanza apprezzata, che ci ha accolto con una giornata di magnifico sole, anche se era freddino lo stesso, ma va bene così. Sembra strano, ma passare una giornata fuori ha quasi il sapore di una vacanza e può riconciliarti col mondo. E poi con questi venti di guerra è meglio godersi il presente finché si può.

La ghirlandina di Modena
Portico de La ghirlandina di Modena 

Tortelloni burro e speck 

Mi sento sempre più sopraffatta da quello che vorrei fare e dal poco tempo per farlo, la verità é che questa società della performance, quella in cui bisogna essere sempre attivi ed efficienti, presenti e al top non fa per me, ed è una società sterile e inutile. Non ci da il valore di noi come esseri umani, ma questo valore viene sempre più sminuito se consideriamo il momento storico che stiamo vivendo. É sconfortante e non aiuta certo a scrivere, ma cosa possiamo fare? Nulla tranne che provare ad andare avanti secondo il mio sentire, anche se non è il sentire di molti. Proprio oggi ho trovato in un libro un foglietto con una frase di Seneca il cui senso è più o meno questo: per trovare la serenità è necessario ritagliarsi tempo per sé, cercare il silenzio e non affannarsi per avere, nutrendo l’essere. Per essere un filosofo di duemila anni fa mi sembra più che mai attuale. 


Fonti immagini: Pixabay la prima, le altre sono mie 

domenica 13 marzo 2022

Lo spazio dei sogni

 

Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso. Nelson Mandela 

Negli ultimi due anni ho inseguito un sogno che non ho realizzato, anzi per dirla alla Claudio Baglioni “ho sognato sopra un treno che non è partito mai”. Non si tratta di vincere alla lotteria o fare cose stratosferiche, ma qualcosa di concreto e sostenibile, comprare una nuova casa, che io una casa ce l’ho già e ho finito anche di pagare il mutuo, quindi che voglio di più? Potrei accontentarmi e restare dove sono, chi me lo fa fare di stressarmi nella ricerca di una casa nuova. Infatti è così, ma...c’è sempre un ma...

Nel periodo della pandemia ho capito che vivere in una casa senza neanche un balcone mi faceva soffocare, del resto ho comprato questa casa in un momento in cui i prezzi delle case erano al massimo storico, costavano tantissimo, a Bologna anche un monolocale era un lusso. Era il periodo pre crisi Lehman Brother e poi uscivo da un divorzio quindi la mia priorità era comprare una casa mia, di proprietà, perché cercavo un minimo di stabilità. L’acquisto è stato molto veloce, perché vi assicuro che vivere da separati in casa è un inferno, quindi ho comprato l’appartamento che corrispondesse alle mie primarie esigenze del momento di allora, ultimo piano (ero stanca di vicini maleducati rumorosi sopra la testa) piccola ma non un monolocale perché preferisco ambiente cucina e camera separati, nel quartiere dove vivevo e non troppo lontana dal centro. Mi sono innamorata del contesto di questa casa appena l’ho vista e senza pormi troppe domande ho firmato il compromesso e dopo pochi mesi il rogito. Nel tempo la mia scelta si è rivelata vincente perché ho scoperto nuovi pregi, quali il silenzio della strada (è una strada chiusa) tanto che i gatti dei vicini girano indisturbati e coccolati da tutti me compresa, la comodità di essere vicina al centro, tanto da arrivarci a piedi (in pandemia si è rivelato utilissimo non essere costretta a prendere un autobus), la disponibilità di un parcheggio abbastanza capiente. Purtroppo ci sono degli svantaggi, sono all’ultimo piano e non ho nessuno sulla testa ma non c’è l’ascensore e, con il passare degli anni, non è sostenibile. Inoltre mi piacerebbe avere un po’ più spazio e soprattutto un balcone, possibilmente al sole. Quindi la mia casetta tanto carina arredata secondo i miei gusti, è uno spazio  confortevole in cui ho vissuto e vivo bene ma vorrei cambiarla. Finché avevo il mutuo da pagare era ragionevole procrastinare, ora non più. 

I sogni sono come le stelle, basta alzare gli occhi e sono sempre là. Jim Morrison 

Quando ero in attesa di firmare il contratto della casa che poi é sfumato perché il proprietario non ha avuto il mutuo, immaginavo la mia vita nella nuova casa, prendere il sole sul balcone con il primo timido sole estivo, scendere giù nel comodo garage a piano terra a prendere la bicicletta e fare una lunga passeggiata nel parco adiacente, scrivere un nuovo romanzo nel mio studiolo finalmente attrezzato come volevo io. Immaginavo o sognavo una vita più comoda nel mio nuovo spazio. Poi è sparito tutto e ho ricominciato a cercare. 
Qualche giorno fa stavo quasi per firmare l’acquisto di una casa sulla carta, ossia sul progetto di costruzione; è una formula che consente di pagare degli stati di avanzamento al costruttore e nel giro di un paio di anni ti consegnano la casa costruita secondo gli standard di ultima generazione, quindi anche con delle formule energetiche di avanguardia. Sul progetto erano quasi tutto venduto ma erano rimasti due appartamenti, uno di questi sembrava fare al caso mio, era un bilocale ma con una grande terrazza e con garage sotterraneo, consegna tra due anni. Costava un botto, ma ero pronta a firmare e a dare l’anticipo anche se, prese tutte le misure, mi rendevo conto che la metà dei miei mobili non sarebbe stata adatta alla nuova casa, ma era una buona soluzione, perché nel frattempo avevo il tempo di vendere la mia vecchia casa. Non ho dormito per tre notti, più si avvicinava il momento della firma più ero indecisa, perché non mi convinceva del tutto. E poi è scoppiata la guerra in Ucraina e le mie incertezze hanno preso il sopravvento. Così ho disdetto tutto.
In questi giorni difficili ci ritroviamo di fronte a una situazione di tale precarietà che non resta più lo spazio per i sogni e, come é successo per il Covid, ho messo in stand by ogni decisione. 
Negli ultimi tempi tra il lavoro, la decisione per l’acquisto della casa, i troppi pensieri che affollano la mente, lo spauracchio della guerra che sembra travolgere tutto, ho praticamente smesso di scrivere, mi chiedo anche se abbia ancora un senso creare delle storie.
Magari potrei usare il tempo libero per vivere il presente invece che sognare un futuro più conforme alle mie aspettative. 
Quale delle due massime che ho scelto è più vera? Forse entrambe. Per realizzare un sogno, raggiungere un obiettivo, è necessario non arrendersi mai, ma è anche vero che finché non lo realizzi, un sogno, anche se lo accantoni per un po’, tende a ritornare nei tuoi pensieri perché é sempre là in un angolo della mente, come un tarlo o una spina nel fianco.
Voi cosa ne pensate? 

Fonti immagini: Pixabay