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| Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare. Andy Warhol |
Mia madre aveva una borsa verde di rete metallica con dei manici in osso (o forse era plastica dura chissà) la usava quando andava a comprare la verdura dall’ortolano, di solito ci andava la domenica sera perché l’ortolano vicino casa nostra portava la verdura dalla campagna che avrebbe venduto il lunedì mattina al mercato, ma lui vendeva volentieri ai suoi vicini una parte del raccolto domenicale. Mia madre tornava a casa con quella borsa piena di pomodori, finocchi, sedano, cicorie e se capitava qualche mela, quella borsa verde ora ce l’ha mia sorella che la usa ogni tanto proprio per la spesa e la custodisce gelosamente perché è un ricordo di mamma. Mi è tornata in mente leggendo degli articoli sull’ecologia e sulla necessità di riciclare, mia madre non usava quasi mai buste di plastica, se penso che quella borsa (strano che sia proprio di colore verde) ha ormai oltre 50 anni perché me la ricordo da quando ero bambina, credo che il passato sia stato molto più ecologico del presente.
La borsa della spesa di mia madre mi è tornata in mente leggendo un articolo sulle shopper di juta che, a quanto pare, sono diventate glamour bag perché ecologiche e quindi possiamo vederle in giro in materiale riciclato o riciclabile (è vietata la plastica perché non ecologica) in mano a modelle e attrici come un oggetto trend. Addirittura Balenciaga ha creato una borsa in pelle bianca con i laccetti rossi che ricorda il sacco della spazzatura (al modico prezzo di 1400 euro) si chiama Trash Bag Grande, assurdo. Io preferisco sempre la borsa di mia madre. Comunque va detto che la moda sta sempre più seguendo la strada del riciclo, un brand da tenere d’occhio, per esempio, è Simon Cracker basato sul recupero di tessuti e di vecchi abiti, insomma non si butta via nulla perché tutto può avere una seconda vita.
Ma torniamo all’ecologia, è da mia madre che deriva la mia politica contraria agli sprechi, mia madre non buttava via nulla in cucina, tutto veniva riciclato, certo non era l’unica in paese; dopo la seconda guerra mondiale in cui si era patito la fame non era pensabile di poter buttare il cibo e mia madre aveva vissuto la guerra.
Una ricetta che ricordo con grande nostalgia è quella delle frittelle di pane, una ricetta molto semplice ma tutta basata sulla necessità di evitare gli sprechi, quando in casa avevamo del pane raffermo mia madre lo faceva a pezzetti, lo ammorbidiva con l’acqua, poi mescolava il tutto con uova, prezzemolo, sale e pepe, poi faceva delle piccole frittelle che friggeva e metteva nel sugo di pomodoro, in modo da costituire un perfetto secondo al posto della carne. Mi piaceva osservare mia madre mentre friggeva le frittelle di pane e lei me ne metteva da parte un paio perché a me piacevano anche senza sugo. Su YouTube oggi ci sono molti tutorial antispreco, comprese le frittelle di pane con diverse varianti.
Altre ricette antispreco tipiche della Puglia - sempre con il pane raffermo - sono l’acquasale e il pancotto.
L’acquasale era un modo per utilizzare il pane raffermo soprattutto d’estate, ricordo che mia madre nei giorni torridi d’estate esordiva al mattino dicendo: “ragazze oggi a pranzo facciamo l’acquasale? Ho un sacco di pane duro”. Capitava quando mio padre non tornava per pranzo e diventava per mia mamma un modo per non cucinare con il caldo e ripiegare su un piatto freddo. Disponeva su un piatto enorme che poi metteva a centro tavola delle fette di pane raffermo che lei aveva bagnato nell’acqua fredda e sopra ci metteva del pomodoro, dell’olio d’oliva, sale e origano, tutto interno disponeva della cipolla fresca e altre verdure crude, per esempio delle fette di cetriolo. Poi ognuno si serviva prendendo una fetta di pane e mangiando la quantità desiderata, quel piatto freddo emanava un profumo incredibile, forse per l’origano o il pomodoro fresco oppure la cipolla, non so, era buonissimo e tra l’altro era fresco, d’estate era proprio piacevole mangiarlo.
Era un piatto povero ma genuino che saziava molto perché era ricco di acqua e verdure. Per me l’acquasale era il profumo dell’estate. Anche questo piatto oggi spopola sul web tra i piatti genuini di una volta, pensare che mia madre si scusava quasi di proporci quel piatto perché era una cucina “arrangiata” diceva lei, ma a noi figlie piaceva moltissimo, tanto che ogni tanto glielo chiedevamo più spesso e lei diceva che non aveva abbastanza pane raffermo, così lo metteva da parte e lo teneva all’aria per farlo indurire prima (cosa non semplice perché il pane pugliese resta morbido per diversi giorni, provare per credere).
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| Tipica pagnotta di pane pugliese |
Pensate che sui Navigli di Milano c’è una trattoria che si chiama Acquasale, ci sono passata davanti una sera alla fine di un weekend fuori porta, sono rimasta colpita subito dal nome e mi sono fermata a leggere il menu, purtroppo non ho potuto provarla perché quella sera avevamo già cenato e il giorno dopo partivamo, ma mi è rimasto impresso, magari un giorno ci andrò. Vi lascio il link Trattoria Acquasale
Poi c’era il pancotto, anche questo un piatto povero basato sul riciclo, si cucinava il pane raffermo assieme alle erbe spontanee di campagna, prevalentemente cicoria, poi si aggiungevano patate, pomodori, olive, aglio e olio d’oliva. Mia madre cucinava il pane raffermo ma non lo faceva diventare troppo molle, nel piatto quindi manteneva quindi una sua consistenza e per me era davvero ottimo. Negli ultimi anni era diventato il piatto preferito di mio padre e mia sorella per farlo contento e poterlo preparare metteva da parte il pane per una settimana. Una ricetta che assomiglia al pancotto pugliese é la ribollita toscana, ma lì il pane diventa più simile a una pappa, insomma è un piatto più brodoso che si gusta meglio in inverno, invece il pancotto in casa mia si mangiava più o meno in tutte le stagioni, ma forse anche il pancotto è un piatto più invernale.
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| Foto presa dal sito tipikoshop.it su cui è possibile ordinare specialità pugliesi |
Non so come sia finita a parlare di ricette partendo dalla borsa verde di mia madre, è che i ricordi fanno spesso dei voli pindarici incontrollati, però un filo conduttore c’è ed è la ricerca di una sostenibilità nella nostra vita quotidiana, occorre forse tornare alle vecchie abitudini di una volta quando tutto veniva recuperato e le cose avevano un valore reale e non erano “usa e getta” come avviene oggi per la maggior parte dei consumi, per questo voltarsi indietro può essere utile per capire meglio come muoversi nel nostro pianeta senza soffocarlo, prima che sia troppo tardi.
E voi avete tra i vostri ricordi buone abitudini e ricette a favore del riciclo?
Fonti immagini: Pixabay e sito Tipiko









