domenica 11 febbraio 2024

Rimedi contro il logorio della vita moderna

 


Non ho parole che traccino la rotta di questo 2024, anno bisestile e già in sé inquietante, perché l’ultimo anno bisestile il 2020 ci ha portato la pandemia. Certo non possiamo affermare che gli anni successivi non bisestili siano stati migliori, il 2021 oltre agli strascichi della pandemia ha portato una serie di problemi e di disordini legati ai vaccini, tutti amici a cantare sui balconi nel 2020 e poi tutti in piazza a scannarsi perché “vaccini sì e vaccini no”. Il 2022 guerra in Ucraina, il 2023 guerra in medio oriente, inflazione galoppante, mutui in salita, alluvioni, tragedie varie climatiche e non, piove governo ladro. Ecco perché questo 2024 non mi ispira nessuna fiducia nel futuro, vorrei soltanto che non fosse peggiore del precedente. 

Lo so, mi sto ripetendo e ho già espresso le mie inquietudini nel post precedente Chissà, chissà domani ma questo post ha un altro scopo, vorrei delineare qualche rimedio, qualche strategia su come operare per salvarsi dall’ansia, solo da quella, perché è impossible salvarsi dai mali del mondo, almeno in generale e in assoluto. Ovviamente sono rimedi validi per me, non ho una ricetta universale per tutti, semplicemente ho cercato di trovare una mia soluzione per il mio carattere ansioso, una soluzione operativa che poi è una risoluzione adottata da sempre, ma di cui ogni tanto mi dimentico ed è sempre la stessa: di fronte a un problema devo giocare di anticipo, faccio prima quello che potrei fare dopo oppure a ridosso della scadenza. 

Giocare di anticipo” significa agire in modo preventivo o anticipato per ottenere un vantaggio o per prevenire eventuali problemi. Lo so che sembra la scoperta dell’acqua calda eppure, sembra incredibile, sono pochissimi quelli previdenti che preparano con il dovuto anticipo quello che c’è da fare, questo significa che spesso certe incombenze arrivano alla scadenza (nella vita come nel lavoro) in ritardo oppure con incredibile ansia di chi deve farvi fronte. Per esempio, al lavoro devo produrre un documento pieno di dati (sono i dati contabili di un triennio quindi una massa enorme di informazioni da mettere in ordine) la scadenza è a fine marzo, ma io ho cominciato a lavorarci da metà gennaio, la mia speranza è di concludere tutto per l’inizio di marzo, perché guarda caso fine marzo è Pasqua, quindi la scadenza effettiva da considerare è almeno dieci giorni prima. Alcuni miei colleghi mi considerano un po’ folle, perché ho cominciato così in anticipo, tuttavia quando ho inviato all’ufficio bilancio il mio report in cui riepilogavo tutti i dati contabili che mi servivano e di cui chiedevo la copia, hanno ringraziato perché li ho chiesto con il dovuto anticipo (per fare il report ci ho perso la vista e due settimane di tempo in cui utilizzavo ogni ritaglio di tempo per lavorarci, perché nel frattempo il lavoro ordinario doveva andare avanti). 


Inoltre, un ulteriore rimedio può essere quello di “Avere un metodo” cioè “seguire un approccio organizzato o una procedura specifica per raggiungere un obiettivo o svolgere un’attività in modo sistematico e strutturato”. Adottare un metodo spesso è salvifico, si imposta una procedura che viene seguita pedissequamente. Facciamo un esempio: io cerco di essere sempre in pari con le mail del lavoro, ogni mattina come prima cosa  - quando arrivo in ufficio - leggo sempre tutte le mail arrivate, per esempio quelle di notifica della contabilità che mi segnalano l’arrivo delle fatture elettroniche dei fornitori: il mio metodo é controllare subito la fattura per verificare se sia corretta, in caso contrario segnalo subito l’errore all’ufficio competente, se la fattura è corretta la scarico in pdf e la inserisco nel mio scadenzario dei pagamenti; poi ci sono le mail inutili o di spam, che cancello, le mail informative che salvo nelle comunicazioni da tenere; quelle a cui devo dare una risposta semplice e rispondo subito; quelle che richiedono una risposta e un’azione più complessa che salvo in una cartella apposita, me le stampo per poterle leggere con maggior attenzione, magari evidenziando i punti importanti. 

Insomma cerco di avere un sistema di archiviazione organizzato per tenere traccia di documenti importanti e delle informazioni relative alle scadenze. Inoltre cerco di annotare tutte le date di scadenza in un apposito calendario elettronico dove imposto avvisi e promemoria, ma uso anche un’agenda planning di carta su cui scrivo le scadenze principali, di solito con quella mi oriento in modo più immediato perché ho sotto gli occhi gli impegni principali della giornata prima ancora di accendere il computer. Purtroppo questo non sempre basta per tenere tutto sotto controllo, ma è un buon aiuto.

Anche nella vita privata adotto lo stesso metodo per star dietro agli impegni personali, ho sempre un’agenda settimanale cartacea dove appunto le scadenze, scrivo promemoria e inserisco documenti vari di cui devo ricordarmi in prossimità di una certa data. Inoltre mi faccio ogni tanto una lista delle cose da fare e quando le ho fatte le cancello con una bella riga sopra, un momento liberatorio meraviglioso. 

Fare di testa propria potrebbe essere il terzo rimedio al logorio della vita moderna, quando decido di fare qualcosa la faccio e basta, non ho ancora capito perché gli altri vogliano a tutti i costi darmi consigli non richiesti. Decido di lavorare di domenica mattina (approfittando di una domenica piovosa) e tutti a dirmi,: ma no, ma perché non ti riposi, chi te lo fa fare…e poi capisco che se lo avessi fatto mi sarei trovata in vantaggio. Credo che sia sempre più opportuno prendere decisioni o agire indipendentemente, senza essere influenzati dagli altri. È sempre meglio “Fare di testa propria” quindi agire autonomamente, senza dipendere dalle decisioni o dalle azioni degli altri, prendere iniziative e responsabilità in totale autonomia (anche un po’ in segreto, per scaramanzia) senza essere influenzati dalle opinioni altrui. In sostanza, sono io il miglior consigliere di me stessa. Ciò vale per le piccole cose, ma soprattutto per quelle più grandi. E se sbaglierò sarà solo colpa mia, ma almeno non vivrò la frustrazione di aver ascoltato gli altri. 

Inserire una buona abitudine nella propria routine, quarto rimedio non legato all’ansia ma al proprio benessere. Quante volte ci ripromettiamo di fare qualcosa che poi rimane appesa nei meandri dei buoni propositi, questo perché ogni promessa che facciamo a noi stessi è legata alla forza di volontà che con gli anni diventa sempre più flebile e sfilacciata. Ricordo che a vent’anni ero incredibilmente determinata, se decidevo di fare una cosa la facevo e basta, come per esempio la dieta, oppure studiare 10 ore al giorno per preparare un esame. Oggi che non ho più vent’anni, sarà il lavoro che assorbe tempo, sarà che a fine giornata ho bisogno di gratificarmi, sarà che ho imparato che non sempre volere é potere - come scrivevo in quel post di novembre scorso Volere é potere? - la mia volontà è sempre meno forte, anzi è debolissima. Tuttavia se inserisco una buona abitudine nella mia routine mattutina, per esempio, poi la seguo abbastanza fedelmente. Insomma mi pongo un piccolo obiettivo piuttosto che uno troppo grande per la mia ormai debole forza di volontà. Per questo ho inserito nella mia routine mattutina dieci minuti di ginnastica, faccio cento addominali, diversi esercizi con i pesetti e poi lo stretching finale. Non sarà molto, ma se lo faccio tutti i giorni il mio corpo sarà più tonico, forse. E comunque da quando lo faccio mi sento meglio. Di più non riesco a fare perché mi sveglio già alle 5,30 e non posso anticipare oltre. Più avanti vorrei inserire qualche esercizio di yoga, ma vedremo. Al mattino la mia volontà è più forte, poi diminuisce perché sfinita dal logorio del lavoro moderno. 

Altri suggerimenti ne avete? Io per ora ne ho pensato solo questi, ma se volete lasciate un commento, mentre io vi lascio con un video da boomer, un meraviglioso spot contro il logorio della vita moderna, anche se non ho mai assaggiato il Cynar 



Fonti immagini: immagine creata con App Imagine AI



venerdì 26 gennaio 2024

Chissà, chissà domani

 

Quando il fato decide altrimenti, le decisioni dell’uomo sono inutili. (Publilio Siro) 


Ogni anno che comincia porta con sé il suo bagaglio di buoni propositi, per me una volta era così, ora invece più che ai buoni propositi (che un po’ ci sono) penso a sopravvivere. È una sensazione che mi avvolge soprattutto dal 2020, anno bisestile in cui ogni equilibrio mondiale è stato sconvolto. Ogni anno ha portato con sé nuove tragedie, la lotta sui vaccini, la guerra in Ucraina, la morte della sinistra, la vittoria delle destre, il cambiamento climatico, le alluvioni, la guerra in medio oriente. Questi anni sono stati caratterizzati da una costante paura del futuro, manifestandosi come un’ansia persistente e una preoccupazione costante riguardo agli eventi imminenti, generando così stress e incertezza.

Ed eccoci arrivati a un altro anno bisestile da cui non so bene cosa aspettarmi.

É un anno che per me si preannuncia più difficile già per il lavoro, perché tra un mese due collaboratrici bravissime vanno in pensione (compiono 67 anni quindi è una pensione più che legittima) di conseguenza il mio lavoro subirà uno scossone non da poco, la sostituzione forse arriverà ma sarà, come al solito, al risparmio una persona al posto di due, i grandi capi stanno valutando, ma le scadenze e le attività non sono diminuite anzi aumentano ogni anno di più. Poi nella città di Bologna da gennaio c’è una novità, anche se era annunciata da alcuni mesi, ma ora entra effettivamente in vigore: tutta la città diventa con il limite dei 30 km orari, salvo alcuni brevi tratti, dove resterà il limite dei 50. Questo vuol dire che ogni percorso urbano in auto sarà difficilissimo, per andare al lavoro percorro un tratto di circa 3 km su una strada ampia dove il limite dei 50 era perfettamente sostenibile, fare i 30 invece è davvero arduo, per stare nei 30 non vado mai oltre la seconda marcia. Se si supera il limite e si arriva a 36 km orari fioccano multe. Non sto parlando del centro storico, ma di strade fuori dalle mura, perciò una zona piuttosto estesa. Ora, io sono una che ha sempre sostenuto la chiusura del centro alle auto e, di fatto, in centro giro soltanto a piedi, mi avvicino con l’auto oppure con l’autobus e poi giro a piedi. Nel centro storico di fatto è corretto fare i trenta. Questa estensione a tutte le strade fuori dalle mura, di colpo, mi sembra invece un’assurdità, anche perché non hanno creato altre infrastrutture tipo piste ciclabili decenti o parcheggi scambiatori sufficienti e a prezzi equi. Mi sembra la solita cosa all’italiana, prima facciamo la legge sulla pelle dei cittadini,  poi creiamo le infrastrutture. Non so se diminuiranno gli incidenti sicuramente, per ora, aumenta lo stress del percorso casa lavoro, per questo sto andando a lavorare a piedi, l’autobus a trenta vuol dire un percorso in mezzo a una folla di gente più lungo e stressante, quindi camminare per ora mi sembra l’unica soluzione, avendo la fortuna di abitare abbastanza vicino alla sede di lavoro (ma sono sempre circa 3 km a piedi). Il problema è che spesso devo camminare con dei pesi, il computer portatile e talvolta i documenti che mi porto a casa per il telelavoro. Questo non fa bene alla mia schiena, era anche il motivo per cui usavo l’auto avendo la possibilità di parcheggiare senza spese (nel parcheggio aziendale). Dopo un paio di viaggi a 30 all’ora guardando il tachimetro invece che la strada ho deciso che era meglio camminare. 

Ma in fondo cosa volete che siano questi problemi quando ce ne sono altri ben più gravi!

All’orizzonte infatti si delineano sempre più grandi minacce. L’ampliamento del conflitto in Medio Oriente non promette nulla di positivo. Forse, per alcuni, la minaccia mortale arriverà prima a causa del vaccino che, secondo alcuni, potrebbe causare danni. Altrimenti, c’è la prospettiva che l’intelligenza artificiale scateni nuovi conflitti diffondendo notizie false. Altresì, la crisi economica, con l’affondamento delle famiglie nel baratro, l’inflazione e gli aumenti dovuti alle complicazioni delle guerre in corso e agli attacchi alle navi mercantili nel Mar Rosso, potrebbe rivelarsi letale.

Forse, però, ci preoccupiamo inutilmente di pericoli che sono al di là del nostro controllo. Non li possiamo gestire affatto. Se uno dei leader imprudenti al potere dovesse detonare una bomba atomica, come menzionato nella canzone ‘Futura’ di Lucio Dalla, non importerebbe più chi ha iniziato la guerra: russi, americani, ucraini, israeliani, palestinesi, nordcoreani, cinesi o iraniani.

In sintesi, la paura dell’Apocalisse è tornata più forte che mai. Negli anni ‘80, durante la guerra fredda tra russi e americani, questa paura era diffusa. Sembrava superata negli anni successivi grazie agli accordi tra Stati Uniti e Unione Sovietica, con il processo di pace avviato tra Gorbačëv e Bush. Tuttavia, si è rivelata un’illusione.

E cosa possiamo fare se non sperare che un po’ di ragionevolezza sia rimasta nelle menti di questi folli che giocano con le nostre vite? È quindi inutile arrovellarsi cercando la soluzione dei problemi, lascio fare al fato, mentre vi lascio il link YouTube di Futura le cui parole iniziali hanno cambiato il titolo di questo post.

E voi come vivete questo inizio di anno? Siete preoccupati o fatalisti e indifferenti agli eventi? 



Fonti immagini: immagine creata con App Imagine AI

venerdì 12 gennaio 2024

Compagni di scuola

 

Compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato dal fumo delle barricate? Antonello Venditti 


Lo scorso anno un post di Elena Ferro Il tema della mia vita  mi ha fatto ripensare ai miei compagni di scuola e così mi era venuta voglia di parlarne. Il post è rimasto in bozza per molti mesi perché diventa sempre più complicato per me dedicare del tempo al blog, salvo farlo in piccolissimi ritagli di tempo e con lentezza, l’unica lentezza che mi é concessa dipendendo solo da me. 

Quando sento storie di bullismo in tv mi sembra di vivere in un pianeta alieno, perché mi torna in mente la mia classe delle superiori dove invece c’era un sostegno globale, non lasciavamo indietro nessuno, a maggior ragione i più fragili. E sono proprio i più fragili che ricordo meglio, perché le loro storie sono quelle più difficili. La nostra classe era abbastanza uniforme, tutti studenti di famiglie modeste, non ricche ma piene di onestà e buoni principi. Allora chi frequentava l’Istituto tecnico commerciale non aveva aspirazioni universitarie, si sceglieva questa scuola perché con il diploma si voleva poi iniziare a lavorare in qualche modo, a differenza dei ragazzi che frequentavano il liceo classico che avrebbero sicuramente fatto l’università. Le cose poi andavano diversamente perché dopo il diploma molti si iscrivevano all’università, un po’ perché davvero motivati, un po’ perché il lavoro non c’era. Della mia classe almeno la metà ha proseguito gli studi. Ma, facendo un passo indietro, ricordo che per arrivare alla mia scuola dovevo prendere la corriera ogni mattina alle 7,20 per arrivare nel paese vicino, una cittadina di circa 60.000 abitanti, completa di tutte le scuole. Il tragitto in corriera non era lungo c’erano pochi chilometri ma era necessario comunque svegliarsi presto per arrivare a scuola in tempo. Oggi non è più così, il mio paese natio ha tutte le scuole e due mie compagne di classe, dopo anni di supplenze fuori sede, insegnano proprio in una scuola del paese. Comunque allora la classe era formata da gruppi di studenti provenienti da centri diversi della provincia che si aggiungevano ai fortunati che invece abitavano sul posto, che comodità. 

Tra gli studenti della nostra classe ricordo alcuni in particolare.

Fabrizio: era un ragazzo schivo, sempre con l’aria triste, ma ogni tanto esordiva con delle battute sagaci che facevano ridere tutta la classe. Collezionava una sfilza di brutti voti, ma poi a metà dell’anno scolastico recuperava sempre una striminzita sufficienza per essere promosso. Questo avveniva perché molti compagni di classe, incalzati anche dai professori, lo aiutavano a studiare e a prepararsi in vista di un compito in classe e di una interrogazione e così riusciva a recuperare. È capitato più volte che anch’io mi unissi al gruppo per spiegargli un concetto di tecnica o di ragioneria prima di un’interrogazione. In pratica tutti noi lo avevamo un po’ adottato perché Fabrizio aveva una situazione familiare problematica, era figlio di genitori separati e viveva con la nonna, sua madre viveva fuori per lavoro e lui la vedeva solo durante le feste, suo padre, invece, non so quanto fosse presente nella sua vita. Di aspetto anonimo, vestito male e poco curato, Fabrizio sarebbe stato il perfetto bersaglio dei bulli di oggi, invece noi lo avevamo adottato e ce ne prendevano cura per quello che potevamo fare. 

L’episodio più importante avvenne alla maturità. Tra i componenti della commissione per gli esami di stato c’era il nostro professore di ragioneria, un professore severissimo che pretendeva da noi una preparazione precisa e puntuale e ci interrogava quasi tutti i giorni a sorpresa, con lui eravamo costretti a studiare sempre. Non lo ringrazierò mai abbastanza per questo, il metodo e la preparazione acquisita grazie alla sua severità è rimasta un punto fermo della mia formazione scolastica. Era severo ma anche lui molto attento nei confronti di Fabrizio. Lo spronava a studiare la sua materia senza assillarlo troppo ma  non perdendolo mai di vista. All’epoca per gli esami di maturità la commissione era composta da un professore interno all’istituto e tutti gli altri erano membri esterni, c’erano due scritti e all’esame orale si portavano due materie, la prima era scelta dallo studente la seconda poteva essere scelta dalla commissione: in pratica si proponevano due materie ma la seconda poteva essere cambiata su decisione della commissione anche il giorno prima dell’esame. La più grande carognata era cambiare la materia a un candidato. Con Fabrizio successe proprio così, la seconda materia da lui scelta fu cambiata, non ricordo quale fosse la materia scelta da Fabrizio, ma gli imposero Ragioneria. Il professore interno fu informato il giorno prima dell’orale e lui chiamò tutti gli studenti più bravi della classe per avvertirli. Passarono la notte con lui a ripassare ragioneria. Quella mattina eravamo tutti lì a sostenerlo. Ebbene l’orale di Fabrizio fu molto buono e alla fine il voto di maturità fu più alto di quanto tutti noi ci aspettassimo. Tutti fieri di lui come fosse un nostro fratello e, forse, lo era davvero. 

Perché oggi invece c’è tanta cattiveria verso i più deboli? Viviamo in un mondo in cui se qualcuno è fragile diventa un bersaglio di odio, qualcuno da umiliare e sottomettere, lo vediamo sempre più spesso nella realtà di tutti i giorni e ovviamente nei social. E la scuola è diventata una trincea per gli stessi professori

Poi ci sono gli altri compagni di scuola, c’era la più bella della classe che si chiamava Angela, bionda con il naso piccolo e le labbra a cuore. Quando Venditti nella sua canzone cantava “quella del primo banco, la più carina” mi veniva in mente lei, niente affatto cretina a dispetto della canzone. Poi c’era Michele che sognava di scrivere come me anche se, leggendo Asimov, preferiva la fantascienza e ogni tanto mi faceva leggere i suoi racconti. Ci siamo scritti delle lettere per tutto il primo anno di Università e poi ci siamo persi di vista. Era uno dei più bravi della classe in generale, ma era sicuramente il più bravo in italiano (che in un istituto tecnico è considerata quasi un’inutilità) iscritto all’università dopo un anno l’ha abbandonata e si è trasferito a Bergamo per lavoro. Per uno strano caso della vita ci siamo ritrovati dopo quasi trent’anni ed è diventato il beta reader dei miei primi quattro romanzi. È lui che mi ha dato notizie degli altri compagni di scuola e ho scoperto che ha sposato la ragazza con cui stava ai tempi della scuola, Rosanna, sorcina della prima ora come me appassionata di Zerolandia, anche lei compagna di classe, di cui mi parlava sempre nelle sua lettere, preoccupato del fatto che vivesse in un’altra città universitaria lontana da lui. Alla fine il loro amore ha superato gli anni, la lontananza e tanti altri problemi. Ci siamo rivisti una volta che sono venuti a Bologna da Bergamo per un week end ed è stato piacevole ritrovarsi e parlare dei vecchi tempi. Ora il nostro rapporto si mantiene prevalentemente via mail e via Facebook.  

Poi c’era Lorenzo che si era iscritto a Bologna alla facoltà di Economia come me, per il primo anno ci siamo ritrovati a lezione insieme, poi avendo un piano di studio diverso ci siamo persi di vista, dopo la laurea è tornato in Puglia e oggi è un affermato commercialista. E poi ci sono altri visi che riaffiorano dai ricordi dei banchi di scuola, Soccorsa la mia compagna di banco, bellissima e con il solo desiderio di raggiungere il diploma per sposarsi e creare una famiglia, desiderio ampiamente realizzato, Maddalena che ho ritrovato a Bologna per caso perché sua figlia vive e lavora qui, dimostrando ancora quanto il mondo sia piccolo, Maria Assunta e l’altra Angela del terzo banco. Poi ci sono i volti ben fermi nella memoria di cui però non afferro più i nomi, eppure resta nitido il loro carattere perché cinque anni vissuti insieme, tra i banchi di scuola, lasciano un’impronta indelebile.

E vi lascio con la canzone di Antonello Venditti che ha accompagnato i miei ricordi scolastici di sempre ed è il manifesto di un’epoca, ancora molto attuale per il sentimento di nostalgia che suscita 


Fonti immagini: Pexels

domenica 31 dicembre 2023

Le mie letture 2023

 

Siamo ancora qui, tra parole e mondi, a tessere il filo sottile di ciò che chiamiamo vita. 


Un altro anno è scivolato via ed eccoci qui a fare bilanci sui libri che lo hanno accompagnato. Riflettere sulle letture di quest’anno è, per me, anche un modo di scrutare il tempo trascorso. Cominciamo però dalle letture, ho inserito una piccola variante nella mia lista inserendo a fianco il prezzo pagato oppure l'indicazione della provenienza gratuita da Amazon prime o dalla biblioteca digitale. 

Dopo il mio post Leggere è un lusso in cui facevo delle considerazioni sul prezzo dei libri ho pensato di inserire anche questa informazione accanto al libro, peraltro proprio dopo il post mi sono finalmente decisa a iscrivermi alla biblioteca digitale MLOL, si tratta della libreria digitale dell'Emilia Romagna, questo è il LINK. Da molti anni avevo la tessera della Biblioteca Sala Borsa del Comune di Bologna (che io trovo bellissima, vi lascio il Link), la usavo pochissimo per il prestito di libri cartacei visto che leggo solo eBook, così un sabato mattina che ero in centro sono passata dall'ufficio informazioni e in dieci minuti mi hanno abilitato, una volta a casa ho perfezionato l'iscrizione e poi ho cominciato a cercare degli ebook da leggere. 

Devo dire che è un servizio molto comodo, perché se l'ebook non è disponibile subito puoi prenotarlo e, quando è disponibile, ti arriva una mail e puoi scaricarlo sull’apposita App che devi installare per leggere l'ebook. Diventa anche uno stimolo alla lettura perché hai due settimane di tempo per leggere il libro e questo per me è stata una spinta a leggere più in fretta, nel senso che mi lasciavo distrarre meno dalle serie tv.  A dicembre ho messo il turbo leggendo moltissimo.

Il romanzo che ho amato di più quest’anno é stato L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, questo è stato anche l’anno della morte dell’autore. Un romanzo che mi ha sorpreso per la sua attualità. Sono andata a ripescare la mia recensione su Goodreads:

“Desideravo leggere questo romanzo da tanto tempo e ora ammetto che è un libro che vale la pena di leggere. É un capolavoro che esprime con spietatezza la condanna di ogni dittatura con una scrittura struggente e “leggera” tanto che nonostante la lunghezza le pagine scorrono velocemente. É un romanzo incredibilmente attuale e senza tempo, una riflessione sul senso della vita e sull’umanità intera, sui suoi dolori e sulle sue contraddizioni. Bellissimo.”

Ho scoperto degli autori nuovi, la prima che voglio citare è Grazia Verasani di cui ho letto tutta la serie sull’investigatrice privata Giorgia Cantini, è un’autrice bolognese che scrive molto bene, in realtà la conoscevo già ma quest’anno ho deciso di leggere tutta la serie. Altri autori che ho conosciuto grazie alle blogger Barbara di Webnauta e Sandra de I libri di Sandra sono Paolo Regina che scrive dei gialli ambientati a Ferrara con protagonista il capitano della finanza De Nittis di origini pugliesi e Filippo Venturi, un ristoratore vero bolognese, che scrive dei romanzi tra giallo e commedia ambientati a Bologna con un fantastico oste detective.

Quest’anno ho consapevolmente diradato i post sul blog limitandoli a un paio al mese perché mi ero resa conto che era diventato un impegno un po’ pesante, mi ritrovavo al giovedì sera che non avevo scritto nulla e mi veniva l’ansia. Ho deciso, quindi, che avrei pubblicato meno, un post ogni due settimane sarebbe bastato, del resto per me il blog è ancora un piacere, forse anche per questa gestione più libera, non seguo le statistiche delle visualizzazioni e delle visite, per me il blog è un modo per affacciarmi sul mondo virtuale senza troppe velleità, una specie di diario. Se ogni settimana dovevo “stressarmi” per riuscire a pubblicare entro il fine settimana il blog non era più libero, ma l’ennesimo dovere da rispettare nella mia vita, quindi - anche quando avevo un post quasi pronto - lo posticipavo per avere modo di prepararne un altro con calma. Pensavo di aver rallentato anche con le letture, invece sono arrivata a leggere un numero maggiore di libri rispetto allo scorso anno, anche se non mi pongo degli obiettivi numerici di lettura, ritengo più importante leggere con piacere. Prima di lasciarvi al mio elenco approfitto per farvi gli auguri per il nuovo anno.


LETTURE 2023
Gennaio
1. Cacciatori nelle tenebre di Francesco e Gianrico Carofiglio (Grafic novel) (Apple 5,99)
2. Piadina e squaquerone di Federico Maria Rivalta (Prime gratuito)
3. Quo vadis baby? di Grazia Verasani (Apple 7,99)
Febbraio
4. Stella nera, Il grande domani di Marco Freccero (Apple 3,99)
5. Cambiare le ossa di Barbara Baraldi (Prime gratuito)
Marzo
6. L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera (Apple 6,99)
7. Il pasto dell’ iguana di Federico Maria Rivalta (Amazon 4,99)
Aprile
8. Quelli che uccidono di Angela Marsons (Prime gratuito)
9. Inferno e paradiso chiavi in mano di Federico Maria Rivalta (Amazon 4,99) 
10. Velocemente da nessuna parte di Grazia Verasani (Apple 6,99) 
Maggio
11. Baraka di Riccardo Bruni (Amazon 4,99)
12. Di tutti e di nessuno di Grazia Verasani (Apple 7,99)
13. Il canto degli innocenti di Piergiorgio Pulixi (Apple 7,99)
Giugno
14. Il labirinto dei vizi capitali di Federico Maria Rivalta (Amazon 4,99)
15. Libri che mi hanno rovinato la vita di Daria Bignardi (Apple 8,99)
Luglio
16. Il segreto della casa sul mare di Graziella Scortecci (Amazon 0,99) 
17. Haiku boy: La gita del Club di poesia di Inagheshi (fumetto) (Amazon 2,99)
18. Oggi faccio azzurro di Daria Bignardi (Apple 7,99)
19. Il tortellino muore nel brodo di Filippo Venturi (Apple 9,99)
Agosto
20. Cosa sai della notte di Grazia Verasani (Apple 5,99)
21. Conosci l’estate? di Simona Tanzini (Prime gratuito)
22. Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone (Apple 7,99)
23. Come pioggia sul cellofan di Grazia Verasani (Apple 7,99)
Settembre 
24. Prima di dire addio di Giulia Beyman (Prime gratuito)
25. Il delitto della vedova Ruzzolo di Alessandra Carnevali (Apple 2,99) 
26. Lo strano caso del quadro scomparso di Alessandra Carnevali (Apple 2,99)
Ottobre
27. La sottile arte di fare quello che c**o ti pare di Mark Manson (Apple 5,99)
28. Morte di un antiquario di Paolo Regina (Apple 7,99)
29. Luce dei miei occhi di Giulia Beyman (Amazon 3,99)
Novembre 
30. Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron (Apple 2,99)
31. L’amore molesto di Elena Ferrante (Emilia digital Library) 
32. L’equazione del cuore di Maurizio De Giovanni (Emilia digital Library) 
33. Undici morti non bastano di Raffaele Malavasi (Apple 2,99)
Dicembre
34. Gli spaghetti alla bolognese non esistono di Filippo Venturi (Emilia digital Library)
35. I segreti non riposano in pace di Luigi Guicciardi (Prime gratuito)
36. Da quanto tempo non piangi Capitano De Nittis di Paolo Regina (Emilia digital Library)
37. Il rosmarino non capisce l’inverno di Matteo Bussola (Emilia digital Library) 
38. Promemoria per il diavolo di Paolo Regina (Emilia digital Library)
39. Bolle di sapone di Marco Malvaldi (Emilia digital Library)
40. Madre d’ossa di Ilaria Tuti (Emilia digital Library)
41. Storie vere di Barbara Businaro (regalo del blog Webnauta)


Fonti immagini: Pixabay 

sabato 16 dicembre 2023

Come si cambia

 

Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo. Mahatma Gandhi



Come si cambia per non morire, come si cambia per amore 

Così cantava Fiorella Mannoia nel 1984, l'anno in cui ho gettato le radici a Bologna, tra le vie della mia giovinezza universitaria iniziate nel novembre del 1983. È una canzone che ho sempre amato e in un certo senso la sento molto mia. Sono cambiata anch’io spesso per amore, ma soprattutto sono mutata per non soccombere quando l'amore vacillava o non era abbastanza per salvarmi. Il 2023 è stato il palcoscenico di un certo cambiamento nella mia esistenza o forse dovrei dire nel mio modo di essere, anche se all'esterno impercettibile a molti. 

In realtà non sono stati cambiamenti epocali ma tante piccole cose, partiamo, per esempio, dagli occhiali. Uso le lenti a contatto dal 1982, avevo dovuto mettere gli occhiali da vista un anno prima perché ero diventata miope, nella mia famiglia avevano tutti dieci decimi invece io, che passavo molto tempo sui libri, mi ero accorta di non leggere più bene la lavagna, così ero andata dall’oculista, avevo messo gli occhiali e non mi piacevo. Un anno dopo convinsi mia madre a farmi provare le lenti a contatto e fu così che cominciai a usarle ogni giorno, portavo gli occhiali soltanto in casa al riparo da sguardi indiscreti. 

Quarant’anni di lenti a contatto quindi. Negli ultimi anni ero passata a quelle usa e getta mensili, molto più comode sotto l’aspetto manutentivo. In realtà portavo le lenti senza nessun problema, usavo delle lenti morbide a elevata idrofilia e non mi davano alcun fastidio, tranne la schiavitù di doverle indossare ogni giorno. Poi arrivò l’età in cui cominci a vedere male da vicino, come miope da vicino vedevo benissimo, invece con le lenti a contatto ero costretta a indossare degli occhiali da lettura, soprattutto al lavoro. Dovevo portare sempre con me la soluzione salina per eventuali problemi con le lenti, gli occhiali da lettura per leggere da vicino e gli occhiali da vista nel caso fosse stato necessario togliere le lenti e, in estate, gli occhiali da sole, perché mi dava fastidio la luce. Così, ho pensato che fosse meglio convertirmi del tutto agli occhiali, ma mentre stavo maturando questa decisione è arrivata la pandemia e ho rimandato: la mascherina è davvero scomoda con gli occhiali che si appannano. Dopo la fine della pandemia ho rimandato per mancanza di tempo, dovevo andare dall’ oculista per controllare la vista prima di cambiare occhiali (avevo comunque degli occhiali da vista da portare in casa, non puoi portare le lenti a contatto e rinunciare del tutto agli occhiali, se sei miope devi avere un set di occhiali e di lenti a contatto a disposizione). Quello che mi pesava di più era portare diverse paia di occhiali in vacanza, mi servivano le lenti a contatto e gli occhiali da sole normali, poi gli occhiali da sole graduati per quando andavo in spiaggia dove, ovviamente, non potevo portare le lenti, poi gli occhiali da vista semplici. All’inizio dell’anno cominciai a sentire un po’ di fastidio agli occhi, avvertivo un forte dolore ai bulbi oculari, pensai fosse un problema di stanchezza e anche che fosse giunto il momento di andare dall’ oculista visto che i controlli della medicina del lavoro erano in ritardo, visto per la pandemia era stato rimandato un po’ tutto. Prenotai una visita dal mio oculista che mi prescrisse degli occhiali nuovi, dato che la mia miopia era variata, con l’aumentare dell’età vedevo meglio perché la presbiopia compensava la miopia quindi avevo bisogno di occhiali meno graduati. Scelsi una bella montatura e delle lenti fotocromatiche per non avere problemi con la luce del sole. Nello stesso tempo avevo ancora delle scatole di lenti a contatto usa e getta che contavo di usare, ma ciò non è avvenuto, ad oggi. In realtà una volta provata la comodità degli occhiali ho del tutto lasciato perdere le lenti a contatto, inoltre guardandomi allo specchio mi trovavo più bella con gli occhiali, pensare che a vent’anni non li sopportavo ed ora invece eccomi qui. Nel frattempo i miei dolori oculari non sparivano, e dopo sono essere andata dal più bravo e più caro oculista di Bologna che mi ha rassicurato sulla situazione dei miei occhi, ho risolto il problema con un impacchi e collirio specifico, visto che il mio problema era causato dalla secchezza oculare, sembra sia un problema che sorga con l’uso del computer e con l’età.  

Sempre per il problema agli occhi ho cominciato a non truccarmi più, non che prima facessi chissà quali sedute di make up, mettevo solo la matita e il mascara e l’ho fatto per quasi trent’anni, ma nell’ultimo periodo il trucco mi causava un gran prurito agli occhi (magari era la secchezza oculare oppure era una reazione al collirio) alla fine non potendo truccare gli occhi ho cominciato a mettere solo il rossetto che prima non usavo quasi mai. Ho aumentato invece le sedute dal parrucchiere, una volta ci andavo per fare il colore o il taglio, ma ho cercato di regalarmi la coccola di fare anche solo una piega soprattutto nelle occasioni di qualche uscita serale. Spesso mi sono sentita dire che stavo molto bene, nonostante la mancanza di trucco e gli occhiali, ma la piega dal parrucchiere fa miracoli.

Un altro cambiamento ha riguardato il mio rapporto con la moda, forse dovrei dire il mio rapporto con i vestiti visto che per me seguire la moda è una parola grossa. Ormai sono arrivata alla consapevolezza di voler stare comoda in tutto quello che indosso e ne ho parlato in questo post La nuova moda: l’eleganza dell’ essenziale ormai per me fare shopping é diventato un fastidio a cui ogni tanto vengo trascinata da amiche folli che spendono dei gran soldi per un vestito in più, ma non per questo ho smesso di comprare, diciamo che compro solo quello che davvero mi serve o che desidero.

Nel corso di quest’anno, ho drasticamente ridotto la mia presenza sui social, considerando addirittura l’idea di cancellarmi da Facebook. Ho constatato, sempre di più, che questo mondo virtuale assorbe notevoli energie ed emana influssi negativi. Non che prima scrivessi venti post al giorno, ero sempre abbastanza refrattaria, non avendo neanche il tempo, ma ora mi è venuto proprio il rigetto, avevo parlato della tossicità dei social anche in un post dello scorso marzo Le parole fanno male.

Inoltre è successo spesso che mi arrivassero dei messaggi spam via Messenger sulla mia pagina autrice, una pagina che uso il minimo indispensabile, giusto per qualche promozione dei miei eBook. Nelle promozioni metto sempre il link di Amazon o degli altri store, basta cliccarci sopra. Ciononostante mi ritrovavo dei messaggi di gente che chiedeva informazioni sui miei libri del tipo: ma i libri li spedite a casa? È un eBook lo scarichi come tutti gli eBook, invece se vuoi il cartaceo ti arriva a casa sempre tramite Amazon, ma il cartaceo costa di più e non è in promo. A questi messaggi, comunque, sia pure con qualche perplessità, ho sempre cercato di rispondere con gentilezza, magari era qualcuno che si approcciava agli store per la prima volta…

Poi c’erano i tentativi di phishing: ho un problema con il tuo libro clicca qui. Una volta mi è capitato anche uno stalker che voleva chattare e mi ha scritto, in un giorno, una ventina di messaggi completi di insulti perché non rispondevo finché non l’ho bloccato. Alla fine ho deciso di disabilitare Messenger sulla mia pagina, chi vuole contattarmi può usare la mail che è indicata nella pagina, stop. 

Andando a rileggere la lista dei miei post di quest’anno ho ritrovato il post Tre parole per il 2023 in cui avevo indicato tre parole da usare come faro nel corso dell’anno: ordine, cura e movimento. Riflettendoci mi pare di averle osservate abbastanza, ho fatto parecchio ordine nella mia vita, ho dedicato più tempo ed energie alla cura di me stessa e anche il movimento è stato una presenza costante nel corso dell’anno anche se posso sicuramente fare di più.

È passato l’anno e mi sento bene nella nuova dimensione di me stessa, un cambiamento che posso riassumere nel seguente concetto: voglio stare bene.

Come dice Caparezza: sono tutti in gara e rallento, fino a stare fuori dal tempo. Superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene. 


Cercate anche voi di stare bene e passate un buon natale e delle feste serene.

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