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| Essere felici a casa è il massimo risultato dell’ambizione. Samuel Johnson |
L’idea di questo post nasce da alcune notizie recenti sul carovita sui costi delle case, così ho pensato di parlarne raccontando anche la mia esperienza.
Era il lontano novembre 1983 e io arrivavo a Bologna per il primo anno di università, avevo fatto domanda per ottenere l’alloggio nella casa dello studente, cosa che mi era stata concessa, avevo una cartolina della regione Emilia Romagna che lo attestava, ma nel frattempo dovevo arrangiarmi con una camera provvisoria in attesa di avere l’assegnazione ufficiale del posto. Così arrivai a Bologna e fui ospite di un amico per una settimana e, nel frattempo, cercai una camera in affitto che trovai in breve tempo accontentandomi di una camera in centro abbastanza fatiscente ma economica, 150.000 lire (eh sì c’era ancora la lira!) sperando di avere l’assegnazione della casa dello studente prima possibile. Mentre cercavo una camera ho visto diverse situazioni abitative, per la maggior parte parecchio brutte, alcune camere decenti ma che costavano il doppio, alcune carine e a buon mercato ma lontanissime dal centro, per una studentessa che doveva frequentare le lezioni all’università in centro spostarsi in autobus non era il massimo. Fu così che quando trovai questa camera in pieno centro, decisi di accettare. L’appartamento era in un palazzo antico in via santo Stefano, una delle strade più belle del centro di Bologna, e a raccontarla così sembra fantastico, ma io non avevo una camera, bensì un posto letto perché la camera era da condividere con un’altra studentessa, ma questa in fondo era la cosa bella perché l’altra ragazza era una studentessa di Torino che frequentava il DAMS che io trovavo adorabile. Il problema era che avevo la camera senza uso cucina e se a pranzo andavo a mensa la sera mangiavo panini, non era una situazione sostenibile a lungo. Per fortuna poco prima di Natale mi assegnarono il posto e devo dire che la casa dello studente era piuttosto bella, ogni appartamento aveva una cucina spaziosa con tutti gli utensili necessari, due bagni e tre camere, ogni camera aveva due letti, due scrivanie dotate di libreria, due armadi a un’anta, insomma ogni studente aveva il suo spazio, anche se essere in sei persone non aiutava troppo a trovare la concentrazione per studiare. Da quel momento in poi cominciava una nuova sfida: studiare in qualsiasi posto (spesso l’ho fatto in sala studio perché la casa era una fonte di distrazioni) per mantenere la borsa di studio. L’appartamento era in un condominio immerso nel verde a San Lazzaro di Savena, ne ho parlato in questo post Io vagabondo
Non voglio dilungarmi oltre sulla mia esperienza che era tutto sommato favorevole, anche se ovviamente dovevo studiare ed essere sempre in regola con gli esami per poter mantenere il diritto alla casa dello studente; però molti altri studenti fuori sede - che ho avuto modo di conoscere nei miei anni universitari - abitavano in case molto meno accoglienti della mia e pagavano degli affitti piuttosto alti. Il prezzo medio di un posto letto in una camera allora si aggirava intorno alle 200 mila lire e arrivava fino a 250, le camere singole invece andavano da 300 a 400 mila lire, a cui bisognava aggiungere le spese per le bollette e le spese per mangiare. Mi resi conto veramente dei prezzi delle case quando, dopo la laurea, cercai una soluzione abitativa da lavoratrice, scoprendo che pur lavorando e prendendo uno stipendio anche dignitoso non mi potevo permettere l’affitto di un appartamento, era già un lusso poter ottenere una camera singola. Per circa un paio di anni abitai ancora con altri studenti e con lavoratori, finché non trovai, tramite un conoscente che conosceva il proprietario e garantì per me, un appartamento a un affitto accettabile, anche se poi con le bollette e le spese consumavo tutto lo stipendio. Ho vissuto in quella casa fino al mio matrimonio, ma se non avessi avuto accanto il mio futuro marito forse avrei maturato la decisione di lasciare Bologna e trasferirmi in una sede lavorativa in un’altra regione.
Ma veniamo ai nostri giorni, ormai quella camera singola che costava 350 mila delle vecchie lire (con il cambio poco più di 180 euro) oggi costa da 450 euro in su, se va bene, perché da un articolo del Resto del carlino di qualche giorno fa sembra che una camera arrivi a costare fino a 600 euro, il che mi sembra una follia, anche se ho visto degli annunci di camere anche di 700 euro.
Essere una città universitaria comporta una elevata richiesta di case in affitto, c’è una domanda altissima da parte di studenti universitari fuori sede ed è normale che il livello dei prezzi sia alto, ma quando lo è troppo diventa insostenibile e forse controproducente perché molti studenti potrebbero abbandonare la città. Quando mio nipote venne a studiare a Bologna lo aiutai nella ricerca della casa, anzi a dirla tutta si affidò totalmente a me, feci una ricerca forsennata on line e trovammo una camera singola in un appartamento molto carino a un buon prezzo, 360 euro più le spese, l’appartamento era appena fuori porta condiviso con altri due ragazzi. Era il 2012 e la situazione forse era ancora sostenibile, anche se nel corso della lunga ricerca con mio nipote ho visto delle situazioni assurde: cantine ristrutturate a 500 euro al mese, camere di mezzo metro, praticamente ex sgabuzzini adattati, dove ci stava a malapena il letto senza l’armadio a 300 euro e cose che “voi umani non avete mai visto”, eh sì da lacrime nella pioggia. Insomma i proprietari di casa pensano di poter affittare di tutto, anche garage ristrutturati, solo perché c’è molta domanda. Nell’articolo de Il resto del Carlino c’è l’intervista di una studentessa che dopo sei mesi di ricerca infruttuosa (le hanno proposto dei prezzi troppo alti a condizioni improponibili) nel frattempo era ospite da un’amica, ha deciso di ritornare a casa sua trasferendosi nell’Università più vicina raggiungibile da pendolare. Bologna accogliente ma non in questo caso, era il sottotitolo dell’articolo. Bologna e gli affitti, un rapporto complicato sin dal Medioevo, quando i proprietari delle case costruivano stanze in più per affittarle agli studenti dell’Università più antica d’Europa “la ricerca di un alloggio in città è sempre stata complicata, ma a quanto pare dopo la pandemia le cose sono addirittura peggiorate”. Probabilmente questo è dovuto anche al fatto che Bologna è diventata molto più turistica di un tempo, molti proprietari preferiscono quindi puntare sugli affitti brevi e sulle camere affittate con la formula dell’affitto temporaneo o come Bed and breakfast, cosa che consente un maggior guadagno e minori rischi, il rischio è quello di non poter più disporre della propria casa come è successo al mio vicino che ha affittato a una famiglia con tre bambini, ma dopo lo sfratto sta ancora aspettando che la casa venga liberata la famiglia in questione è in attesa dell’assegnazione di una casa popolare, quindi per ora stanno lì. Forse anche le leggi italiane non aiutano granché, una seconda casa ha dei costi in termini di tasse e manutenzione piuttosto alte, c’è poco da fare, la politica non aiuta e con le prossime direttive europee sulle riqualificazioni energetiche i costi delle case sono destinati ad aumentare e a ricadere sempre più sulle spalle del privato cittadino.
Una ragazza che lavorava dal mio parrucchiere originaria di Avellino, era la mia preferita e chiedevo sempre di essere servita da lei, ha vissuto a Bologna per tre anni, abitava in un monolocale abbastanza centrale e pagava 750 euro al mese. Mi raccontava che era un appartamento accogliente anche se erano solo 40 metri, ciononostante ha deciso di lasciare Bologna e di tornare nella sua città natale. “Adoro Bologna, ma lavoro tutto il giorno e alla fine del mese non sono riuscita a risparmiare neanche un euro, due terzi del mio stipendio se ne vanno tra affitto e bollette, con il resto mi pago il cibo e qualche uscita serale”. Come darle torto? Io stessa, con il senno di poi potendo tornare indietro, forse sceglierei di vivere in una città meno cara e, magari, più piccola e vivibile, ma come dice il proverbio “del senno di poi sono piene le fosse”.
E voi cosa ne pensate? Conoscete gli affitti delle case nella vostra città?
Fonti immagini: Pexels, una pagina de Il resto del Carlino













