Nel periodo d’oro del mio lavoro il carnevale era un’occasione per festeggiare simpaticamente insieme ad alcuni colleghi ai quali ero più legata. Oggi, già ben prima della pandemia, è diventato un momento dell’anno che passa del tutto inosservato, il Carnevale non lo festeggiamo più, ce lo siamo persi lungo la strada dei cambiamenti intorno a noi perché il tempo è diventato sempre più limitato, fagocitato da altre attività molto meno piacevoli.
| Ogni persona merita di tornare bambino una volta l’anno (Fabrizio Caramaglia) |
Inoltre una cosa che ho sempre desiderato e non sono mai riuscita a organizzare è la gita al carnevale di Venezia, ogni anno avevamo il proposito di andare a visitare Venezia durante il carnevale, visto che da Bologna era abbastanza semplice arrivarci in treno, l’idea era quella di andarci durante la settimana prendendoci un giorno di ferie per evitare la bolgia della domenica. Non sono mai riuscita a organizzarlo, né con i colleghi, né con amici o marito o nuovo compagno; non per mia volontà, solo che mettere insieme le esigenze di più persone per prendere un giorno di ferie comune era molto difficile. Così questo bel proposito è rimasto un vago desiderio nel tempo di cui ogni tanto si parlava ma non si organizzava mai.
Ma torniamo a quello che invece facevamo tutti gli anni. È strano pensare al tempo in cui si poteva uscire la sera del martedì grasso e andare a un ballo in maschera, sembra l’età della pietra della mia vita, più o meno quindici anni fa... eravamo un gruppo di colleghi molto affiatati, della stessa età e un anno decidemmo di andare a ballare “vestiti da carnevale” in una discoteca della provincia di Bologna dove si organizzava la festa di carnevale, i nostri costumi erano improvvisati e fatti in casa, la parte divertente era proprio la programmazione della serata, perché cercavamo di organizzarci durante le giornate lavorative parlandone nelle pause del caffè o del pranzo per decidere il “tema” da seguire.
Il tema era importante perché in base a quello si decidevano i costumi di ognuno, una volta avevamo pensato di vestirci da famiglia Addams, ricordate i personaggi vero? Per i più smemorati o distratti e riporto sotto la locandina del film più famoso. Il collega calvo poteva fare zio Festen, la collega magra con i lunghi capelli neri poteva essere Morticia, c’era chi era perfetta a interpretare “mercoledì”, anche il collega alto e ben piazzato poteva essere Lerch, ma alla fine non andò in porto, anche se ogni anno ripartiva la proposta.
Restammo comunque in tema di mostri e io mi vestii da vampira, misi un abito lungo nero con un mantello rosso, sembra incredibile ma avevo già tutto in casa, un vestito da sera di raso lucido comprato al mercato a poco prezzo, qualche mese prima, che mi era sembrato perfetto per un futuro utilizzo carnevalesco. Un’altra volta sfruttai i costumi di danza orientale, i colleghi maschi si vestirono da tuareg e predoni del deserto e le femmine da odalische e danzatrici del ventre. C’era perfino il collega che noleggiava il costume apposta per la festa non badando a spese. Quello che ci divertiva di più era ritrovarci davanti alla discoteca in costume, spesso improvvisato, e sbellicarci dalle risate; poi c’era sempre il collega outsider che vestiva fuori tema con quello che capitava, infine un collega che si vestiva da donna provocante, era piccolo di statura e con i lineamenti delicati, che dire, era quasi più bello come donna che come uomo. Il problema comune a tutti era che il giorno successivo eravamo degli zombie perché avevamo dormito pochissimo, ma l’adrenalina e l’energia della sera precedente ci manteneva svegli per tutto l’orario di lavoro.
Questo periodo finì quando per alcuni colleghi arrivarono i figli piccoli, per altri arrivò un trasferimento in altre sedi dell’azienda, per altri qualche batosta della vita che mise da parte per sempre la voglia di scherzare. Poi il lavoro diventò sempre più fagocitante e senza orario, facendoci precipitare sempre più in un frullatore che per me dura ancora adesso e non accenna a rallentare. Questo ultimo martedì grasso, il primo marzo di un anno di (fine?) pandemia e di guerra, non ha proprio nulla del Carnevale allegro di una volta. Forse qualche bambino butterà i coriandoli per le strade a ricordarci questa festa, forse no. Non sono troppo nostalgica delle feste di carnevale, in fondo c’è un periodo per ogni cosa, ma ho nostalgia della leggerezza che le accompagnava, oltre che della possibilità di farle accadere.
Se è vero che a carnevale ogni scherzo vale, a noi lo scherzo vero ce lo ha fatto la vita privandoci dei momenti leggeri un po’ goliardici del lavoro per lasciare il posto a una lista ingessata e corrosiva di doveri (alcuni perfino inutili o dannosi per il lavoro stesso). Oggi più che mai mi sembra di arrancare in un perenne mercoledì delle ceneri.
Fonti immagini: Pixabay e Google per la locandina del film