venerdì 25 novembre 2022

Viaggiare nel tempo

Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti, e si chiamano sogni. Jeremy Irons in The time machine, 2002

Cosa fareste se potreste viaggiare nel tempo? Almeno una volta vi siete fatti questa domanda nella vita, vero? Io più di una volta, anche se molto egoisticamente vorrei tornare indietro a un momento preciso della mia vita e fare una scelta diversa, ma se poi le cose non andassero come me lo aspetto? Ok, é un quesito senza risposta, anche perché non si può viaggiare nel tempo, né tornare indietro nella propria vita.

C’è chi ha scritto romanzi e serie sull’argomento, per esempio c’è un romanzo di Stephen King intitolato 22.11.1963 da cui hanno tratto una serie tv ed è proprio per questo che scrivo questo post, ho visto la serie su prime, in pratica l’ho divorata (ma quanto erano belli gli anni sessanta nei film con tutte quelle automobili colorate e l’atmosfera da villaggio da favola, almeno in apparenza), il protagonista Jake, interpretato da James Franco, attraversando un armadio, luogo che lui chiama la tana del Bianconiglio, si ritrova nel 1960 e decide di cambiare la storia cercando di impedire l’assassino di Kennedy. Impresa eroica ed encomiabile ma tutt’altro che facile perché il passato non vuole essere cambiato.



Mentre vedevo la serie non potevo fare a meno di pensare a cosa farei io se potessi tornare indietro e cambiare la storia, premesso che non avrei il coraggio di fare alcunché, ma in che epoca dovrei tornare? Forse tornare indietro e uccidere Hitler o Mussolini? Ma poi in quale epoca avrebbe senso tornare per cambiare la storia? E poi quale storia, la nostra più recente o qualcosa di specifico? Non ha molto senso, magari oggi potrebbe averlo tornare all’inizio del 2000 e cambiare alcune questioni che stanno impattando sul nostro presente, che so impedire l’11 settembre oppure la guerra in Donbass, anche se con tutte le dinamiche in campo non so se sarebbe possibile. 

Oppure si potrebbe tornare indietro al tempo in cui i nostri “soggetti cattivi” erano bambini (anche Hitler e Putin sono stati bambini, anche se sembra strano ora immaginarli), ma forse sarebbe meglio non farli nascere affatto colpendo la madre, vi ricordate Sara Connor nella saga di Terminator? Le macchine mandano un robot umanoide per uccidere la madre dell’eroe della resistenza. Va bene, sono elucubrazioni mentali senza senso, tranne forse per scrivere una storia di fantasia, almeno in quello non abbiamo limiti. Il finale della serie 22.11.63 è piuttosto sconfortante, ma si sa, King non è per il lieto fine, oppure lo é a suo modo. Non dico di più per non fare spoiler a chi eventualmente lo voglia guardare.

Altra serie sui viaggi nel tempo è Life on Mars, una serie che guardavo con molto interesse alcuni anni fa, quando lo davano su Rai 4, il titolo è stato ispirato dalla nota canzone di David Bowie che poi è anche la sigla del telefilm. È una storia particolare, il protagonista, Sam Tyler, dopo un incidente, accaduto nel 2008, si ritrova catapultato nel 1973 nel ruolo di un poliziotto, in ogni telefilm c’è un caso da risolvere e Sam Tyler lo fa brillantemente (anche un po’ con l’ausilio delle sue conoscenze futuristiche ma facendo attenzione a non farle trapelare, chi crederebbe che lui proviene dal futuro?) intanto cerca di capire come tornare alla sua epoca, anche se lentamente si affeziona ai suoi colleghi e nuovi amici del 1973 e comincia a provare il desiderio di restare per sempre... La serie originale é britannica ed è quella che ho visto ma é stata fatta anche una serie statunitense che non mi dispiacerebbe recuperare. Intanto vi riporto sotto il link




Poi c’è un film che parla dei viaggi nel tempo, anche se solo trasversalmente, il titolo é Donnie Darko un film girato nel 2001 la cui uscita, prevista per il 2002, fu rimandata per una scena del film in cui il motore di un aereo cadeva su una casa (l’11 settembre era troppo recente per fare uscire il film) poi uscì dopo qualche tempo negli Stati Uniti solo in streaming ma in Italia arrivò solo nel 2004. Dopo l’inizio sfortunato questo film è diventato un cult. Io ne ho sentito parlare e l’ho visto un paio di volte in tv perdendomi sempre l’inizio (se lo scoprivo troppo tardi) oppure la fine (se crollavo dal sonno sul divano, non per il film ma per stanchezza da lavoro). Finalmente l’ho visto interamente una volta su RaiPlay e l’ho rivisto anchd su  Amazon Prime. È un film che mi è piaciuto molto e, lo ammetto, è giusto che sia un cult, la storia contiene una serie di messaggi in cui tutti in parte possiamo ritrovarci, ma può non piacere a tutti, tuttavia fa riflettere su certe intuizioni un po’ premonitorie.

Comunque anche in questo film si parla di viaggi nel tempo, si scoprirà solo alla fine la connessione con la vicenda, anche qui c’è un coniglio, è l’amico immaginario che Donnie vede apparire ogni notte nelle sue visioni e che lo avverte che il tempo sta per finire (qualche riferimento al coniglio di Alice nel paese delle meraviglie? Chissà, è probabile). Infine c’è una colonna sonora molto accattivante, Mad World, una canzone molto suggestiva che amo molto.

Vi lascio il link del trailer 




Per una strana combinazione da poco ho iniziato a vedere una serie appena uscita su Amazon prime che continuava a mandarmi delle notifiche, per cui ho ceduto alla curiosità e ammetto che questa serie non è male, è intitolata The Peripheral, è una serie americana di fantascienza del regista Scott Smith ambientata  in un futuro prossimo, l'anno 2032, in cui la tecnologia ha alterato leggermente la realtà, una ragazza scopre una connessione segreta con una realtà alternativa che la collega al futuro anno 2079, anche se la scena iniziale della serie è ambientata nel 2099. Questa connessione si presenta inizialmente come un video gioco che lei dovrebbe testare, ma si rende conto, invece, che quella connessione la porta davvero nel futuro e scopre quello che accadrà alla terra, nella sua epoca, nei successivi sette anni. La serie è tratta da un libro scritto nel 2014, autore William Gibson, e guardando la serie sono molto impressionata dalle analogie che trovo con il nostro presente. 




Ma torniamo al presente e parliamo di noi, io non voglio conoscere il futuro dell’umanità perché con le premesse che abbiamo oggi mi fa abbastanza paura, non voglio neanche pensare alla fine dell’anno 2022 perché ogni nuovo anno ha portato qualche sciagura e quindi vorrei restarmene nel 2022 più che posso. Si dice “anno nuovo, vita nuova” ma siamo sicuri che la vita nuova sia meglio della vita vecchia? Non voglio essere pessimista, ma per sicurezza preferisco vivere il presente senza farmi troppe domande sul futuro che non è detto sia meglio del presente, anche se sperarlo è importante e sarò ben lieta di essere smentita.

Voi avete mai visto uno di questi film o serie, oppure avete letto i libri da cui sono tratti?
Vi piacerebbe viaggiare nel tempo e in quale epoca vorreste andare, e per fare cosa?

Fonti immagini: Pexels - Fonti testi: Wikipedia 

mercoledì 16 novembre 2022

La vita non è un libro

Non c’è cura per la nascita e la morte se non godersi l’intervallo. George Santayana 


Quattro anni fa, prima della pandemia, mi telefona una mia cara amica e mi dice: posso dare il tuo numero di cellulare a una mia giovane collega? Vuole istruzioni sull’autopubblicazione perché ha urgenza di pubblicare una storia. Ti spiegherà tutto lei...

Io le rispondo che va bene e intanto penso “ecco sarà una ragazza che ha scritto un romanzo d’amore e vuole pubblicarlo a tutti i costi”, che poi non c’è nulla di male a pubblicare una storia d’amore, per carità, ma io non avrei mai potuto immaginare che mi avrebbe raccontato tutta un’altra storia. Una storia che mi ha spezzato il cuore.

Dopo un paio di giorni, infatti, mi contatta la giovane collega della mia amica - che chiamerò Catia ma è un nome di fantasia - e mi spiega il motivo della sua richiesta.

Sua zia, la sorella di sua madre, ha appena compiuto cinquant’anni e le hanno da poco diagnosticato un tumore al cervello, subito dopo la diagnosi ha subito un intervento e ha cominciato delle terapie che potrebbero allungarle la vita, ma il tumore è molto aggressivo e, probabilmente, non c’è speranza. Lei però non si arrende e continua le cure, ma ogni notte si sveglia perché non riesce a dormire e scrive.

Scrive una specie di diario, i pensieri e ricordi di una vita, ha riempito quasi tre quaderni nelle sue notti insonni e ha espresso il desiderio di vedere pubblicate le sue memorie prima di morire, peraltro vorrebbe anche che le vendite del libro andassero in beneficenza all’ANT. 

Io e Catia abbiamo parlato per due ore al telefono e ho cercato di spiegarle tutte le procedure da impostare per l’autopubblicazione su Streetlib oppure su Amazon, spiegandole il funzionamento delle due piattaforme per quello che avevo imparato dalla mia esperienza, suggerendo di riportare tutto in word per avere un file da caricare sulla piattaforma e creare quindi l’ebook e volendo il cartaceo. Le dico anche che potrà chiamarmi se avrà bisogno di ulteriori istruzioni e che sono disponibile per ogni aiuto. La ragazza mi ringrazia e mi saluta, però non l’ho più sentita.

Ho pensato a loro tante volte, ma soprattutto ho immaginato la vita di questa donna che, all’improvviso, sa di non avere più tempo davanti a lei e vorrebbe lasciare una traccia di sé in un libro, in un diario, in qualcosa che resti e continui dopo di lei.

Nel frattempo, nella mia vita sono successe alcune vicende pesanti, tra cui un grave lutto familiare, poi c’è stata la pandemia che ha messo in stand by il mondo intero, e dopo, quando il mondo sembrava riprendersi lentamente un altro colpo al cuore che ho raccontato in questo post Il vento leggero del ricordo, insomma non c’è stato modo per pensare ad altro e ho quasi dimenticato la zia di Catia, ma qualche sera fa ho rivisto la mia amica e le ho chiesto notizie della sua giovane collega, la zia di Catia é morta dopo circa sei mesi dall’intervento, come avevano ipotizzato i medici e lei non ha mai pubblicato nulla del diario, forse perché la morte cancella tutto e non hanno fatto in tempo a farlo prima che morisse. Mi sono sentita un po’ triste per questo, ma posso capire la situazione, quando affronti un lutto è difficile trovare un senso quando chi ami non c’è più e, per loro, era importante pubblicare quando lei era ancora in vita e la pubblicazione aveva un senso. 

La verità è che non siamo mai pronti a fare i conti con la morte e quella di persone ancora giovani ci colpisce molto di più e non possiamo fare a meno di immedesimarci. Anche nella malattia c’è una sorta di fortuna, prendere il male in tempo, essere colpiti in una parte del corpo più facile da operare, incontrare il medico giusto, tante variabili che possono portare al superamento della malattia. 

Mi piace pensare che, tra le nuvole, ci sia uno spazio di pace dove si incontrano le persone che sono partite troppo presto e che si fanno compagnia, unite dal filo invisibile del ricordo di coloro che le hanno conosciute in vita e che continuano a pensare a loro. 


Fonti immagini: pexels 

domenica 6 novembre 2022

La mia routine mattutina


La routine fa i tre quarti di quanto è necessario nel lavoro della vita, domani come ieri.
Pietre-Claude-Victor Boiste.

Il proverbio afferma che il mattino ha l’oro in bocca, penso che nel mio caso sia vero perché é al “mattino presto” che mi vengono le idee migliori, poi magari ci metto tutto il giorno per svilupparle districandomi tra mille difficoltà. Comunque sarà che ormai la mia mente ottenebrata dal lavoro fatica a trovare nuovi argomenti per il blog ho pensato di scrivere un post su un argomento molto poco interessante, ma tanto per parlare eccoci qua. 

Ogni mattina punto la sveglia alle 5.30 mi alzo, accendo il fuoco sotto la moka e mi stendo sul divano a dormire ancora un po’ finché non sento la caffettiera gorgogliare, quindi subito dopo mi alzo, a quel punto sono le 5.40 o le 5.50 dipende dalla mia solerzia ad abbandonare il divano, talvolta resto altri dieci minuti, ho puntato la sveglia sul telefonino che suona ogni dieci minuti finché non decido di spegnerla del tutto. Comunque faccio colazione sul tavolo della cucina e allora comincia il mio momento di libertà mattutino.

Ore 5.50 comincio la lettura del settimanale Donna moderna, ho la rivista pronta sul tavolo e mi piace sfogliarla mente bevo il caffè in tazza grande senza zuccheri dove intingo due biscotti integrali. A proposito, a me piace il caffè della moka, non sopporto il caffè con le cialde, ogni tanto lo bevo se me lo offrono, ma per me il caffè con la moka è meglio, tra l’altro mi piace fare un caffè con molta acqua, insomma un caffè annacquato perché quello troppo forte mi da fastidio, dopo nel corso della giornata prendo un paio di caffè al bar e quelli sono normali. Quando sono con il mio compagno (in ferie o al fine settimana) lui prepara delle caffettiere strong con un caffè nero potentissimo, in quel caso bevo solo una tazzina normale perché di più non riesco. Ma sto divagando. La lettura di donna moderna dura venti minuti, leggo davvero, non mi limito a sfogliare le pagine, quindi vado a rilento, in pratica per finire la lettura della rivista ci metto una settimana allungandomi il sabato e la domenica.

Ore 6.10 chiudo Donna moderna e apro l’iPad, mi leggo le mail personali e leggo i vari blog amici e, se riesco commento,  sembra incredibile ma questi venti minuti volano via, talvolta riesco a fare molto poco, questi però sono i venti minuti della giornata più preziosi perché spesso in questi momenti mi viene in mente qualcosa da scrivere e così prendo appunti su un foglio di carta (i miei romanzi e racconti sono nati in mezzo a tanti fogli sparsi che poi inserisco nel pc), in realtà succede lo stesso anche per i post del blog, immagino un argomento e comincio a scriverlo sull’iPad nei miei venti minuti di libertà mattutini, poi proseguo qualche sera nel corso della settimana per completarlo. 

Alle 6,30 smetto e mi preparo per andare in ufficio, mi serve circa mezz’ora per poter uscire di casa alle 7,00-7,10 cerco di non tardare perché se arrivo troppo tardi trovare parcheggio è un’impresa. Prima di arrivare in ufficio mi fermo nel mio solito bar dove prendo un tramezzino da mangiare a pranzo, è un abitudine che ho preso da quando mi capitava di non riuscire a mangiare nulla perché mi mettevano una riunione imprevista o altre beghe in prossimità dell’ora di pranzo. Insieme al tramezzino prendo un caffè e, se nessun avventore se ne è già impossessato, mentre sorseggio il caffè dalla tazzina sfoglio il quotidiano locale, Il resto del Carlino di Bologna, mi piace leggere soprattutto la cronaca locale, ogni tanto trovo anche qualche articolo interessante per i miei post che fotografo come è successo con l’articolo sulla biblioteca americana di cui parlo qui Le vite degli altri

Tra le 7.40 e le 8.00 circa arrivo in ufficio e lì comincia la rumba, il tempo non è più mio. Succede qualche volta che i miei venti minuti di libertà del mattino siano invasi dal lavoro, mi capita quando devo leggere con attenzione qualche documento del lavoro e ho bisogno di essere concentrata, così sacrifico quel tempo per poter finalmente portare a termine qualcosa più volte rimandato, in questo modo spesso risolvo delle questioni lavorative anche se, la cosa non mi piace troppo, hanno invaso il mio esiguo tempo libero.

Ogni tanto penso che siano questi piccoli riti a salvarmi, perché rendono la giornata meno gravosa, quel tempo dedicato a me stessa e ai miei pensieri è molto importante, ognuno in fondo ha le sue fissazioni, ma mi è capitato di seguire qualche tutorial su YouTube di persone varie che parlano dell’importanza della routine mattutina, ognuno in quel tempo ci mette quello che vuole. Ho trovato anche degli articoli in rete sull’importanza della routine mattutina. Una volta riuscivo anche a infilarci dieci minuti di ginnastica sul tappetino, alternavo addominali, stretching e yoga, ora non riesco più, ogni tanto ci provo ma finisco con il fare tardi e non trovare più parcheggio, quindi mi limito a farli nel week end. Voi direte, cosa sono dieci minuti di ginnastica, non serve a niente! Forse, ma servono al mio spirito e poi lo stretching fa davvero bene alle articolazioni, delle volte dopo averlo fatto mi sento molto meglio, soprattutto la schiena ringrazia.

Una volta mi svegliavo più tardi, alle 6,45 circa, facevo tutto di fretta e mi limitavo a un caffè veloce in tazza grande, giusto per svegliarmi un po’ però oggi apprezzo molto quel piccolo tempo che ho per me.

Bene e, dopo questo inutile post sulla mia routine mattutina, vi saluto e vi chiedo, anche voi avete delle piccole abitudini mattutine a cui non sapreste rinunciare oppure siete di quelli che dormite fino all’ultimo minuto e poi scappate al lavoro? 

Fonti immagini:Pexels

sabato 22 ottobre 2022

Scrivere o Vivere?

Ci sono due grazie, di cui è priva la maggioranza degli uomini e di cui essi non apprezzano il valore: la salute e il tempo libero. Maometto.

Rubo, solo per questo post, il nome del blog Scrivere Vivere di Grazia Gironella - mettendoci però una O in mezzo - per una riflessione che mi è nata dall’ultimo week end pure di sole in cui mi sono ritrovata a scrivere. Parto da una premessa, a settembre 2021 o forse fine agosto, non ricordo con esattezza, ho iniziato a scrivere il sesto episodio de Le indagini di Saverio Sorace, molto blandamente dedicandoci più o meno ogni week end, poi ci sono state alcune interruzioni per impegni vari, tra cui nel mezzo la pubblicazione del mio romanzo “Il male non perdona” che era rimasto sospeso per parecchio tempo. Superato il periodo ho ripreso tra alti e bassi la scrittura di Sorace, ma la mia costanza ha subito parecchie battute di arresto per vari motivi:

La guerra: il 24 febbraio ha portato uno sconvolgimento nella vita di tutti, vivere con la guerra alle porte di Europa con i connessi sconvolgimenti non ha stimolato molto la mia vena creativa, per cui ogni volta che mi mettevo a scrivere faticavo a trovare la concentrazione, soprattutto per la mancanza di “futuro”. Non è facile concentrarsi sulle storie da creare quando intorno c’è l’inferno con la minaccia continua di un’espansione. In questi mesi ci siamo assestati pur nell’angoscia continua per le minacce che incombono sul mondo e la vita è ripresa, almeno finché non ci buttano una bomba sulla testa...

Il lavoro: alcuni week end del 2022, invece che dedicarmi alla scrittura mi sono dovuta dedicare alle scadenze lavorative, perché quei furbi dei miei capi hanno pensato bene di affidarmi un secondo incarico, al posto di una collega andata in pensione beata lei, così mi ritrovo da gestire due strutture con doppie scadenze, a volte anche triple perché la seconda struttura è particolarmente problematica per un pregresso di adempimenti arretrati incompleti che sono ricaduti sul mio groppone e io per cercare - di fare tutto nei tempi - ho lavorato anche nei week end. 

Il caldo: il grande caldo di questa estate mi ha tolto la volontà. Abbiamo avuto un’estate torrida, forse sarà il cambiamento climatico, forse un grande complotto dell’America o di qualche entità aliena, ops...(questa la capite solo se vedete Crozza) ma alla fine le alte temperature fondono il cervello, quindi, nel corso dell’estate, mi sono preoccupata meno di scrivere e più di provare a vivere.

La vita: per alcuni fine settimana e altri giorni del mio tempo libero ho deciso consapevolmente di dedicarli alla mia vita, una passeggiata all’aperto, una gita fuori porta con un pranzo fuori, un giro in moto, un aperitivo in centro con le amiche. Tante piccole cose per riappropriarmi di frammenti di vita e anche riallacciare rapporti con alcune persone che avevo finito per perdere di vista. Mi sono anche concessa dei momenti di ozio per guardarmi allegramente un film su prime o recuperare delle serie tv, ma perfino navigando su YouTube a guardare dei video simpatici (ho scoperto i jackal e altri simpatici YouTuber).

A fine agosto, comunque, ho cercato di dare una svolta al romanzo, presa di nuovo dal desiderio di scrivere e da una ritrovata ispirazione che mi ha portato ad avanzare nella trama, per poi bloccarmi nuovamente stavolta non per mia volontà ma proprio per mancanza di tempo. Così lo scorso week end mi sono accorta che ero a metà ottobre e, visto che per una combinazione di eventi ero libera da impegni con il mio compagno fuori città, mi sono buttata a capofitto nella scrittura dei capitoli finali. Insomma ho passato due giorni di immersione totale nella scrittura, l’intenzione era quella di scrivere tutto sabato, ma domenica ritagliarmi un po’ di spazio per me per una passeggiata all’aperto, invece ho finito per scrivere anche tutta domenica fino a sera. Il fatto è che avevo la vena giusta, oltre che l’ansia di finire il romanzo e, nonostante il sole piacevole che poteva accogliermi fuori casa, sono rimasta lì davanti al pc.

Premesso che non l’ho finito perché mi manca, in un certo senso, l’epilogo, il mio pensiero domenica sera mi portava questa domanda: ma per me vale più la pena scrivere o vivere?

La voglia di scrivere da parte mia c’è sempre, ma quanta vita mi porta via considerato che per per tutta la settimana devo lavorare. La scrittura è davvero un lusso per ricchi, come affermava Barbara Businaro nel suo post La scrittura è un lavoro per ricchi  oppure nel suo successivo post  La scrittura è un lavoro per ricchi, ma non ricchissimi ?

Noi scribacchini della domenica ci tocca sacrificare il vivere per lo scrivere...ne vale la pena? 

Fonti immagini: pexels 

sabato 15 ottobre 2022

Non esiste più la mezza stagione

Il mio mare di settembre

Eh lo so, sembra una di quelle frasi fatte che si ripetono sempre, ma mai come in questo periodo si tratta di una frase molto aderente alla nostra realtà, potrei aggiungere che non esistono più le mezze misure, ma questa sarebbe un’altra storia.

Qualche giorno prima di partire per una breve vacanza (ultima prima di affrontare l’inverno) ormai a fine settembre, c’erano più o meno 35 gradi, imperversava ancora l’afa e il caldo, poi di colpo la temperatura si è abbassata di quindici gradi, per fortuna è tornato fuori il sole che, in certi momenti della giornata, scaldava moltissimo e abbronzava, mentre la sera arrivava un fresco pungente che imponeva di indossare un piumino leggero. Sono tornata per alcuni giorni all’isola d’Elba dove ho potuto godere del sole di settembre che mi piace tanto, è quel sole fragile ma che sa essere potente quando vuole, ultimi giorni di vacanza prima di un inverno che si annuncia sempre più complicato per un sacco di motivi. Non riusciamo a vedere il futuro con serenità tra una guerra sempre più minacciosa alle porte dell’Europa, il rincaro  dell’energia, la recessione, la stagflazione, l’apocalisse e tutto quello che ne segue, ogni tanto mi capita di pensare “che belli i tempi della pandemia, quando l’unica minaccia era il virus”. Che poi l’estate sembrava eterna e che non dovesse finire mai, certo in questo periodo ci sono ancora temperature piacevoli, ma l’autunno si é insediato, c’è poco da dire. Spesso leggo articoli che parlano di come mantenere “i benefici dell’estate” quando avevamo tempo libero per le passeggiate all’aperto e per la cura del corpo ecc, ma quando mai? A parte il breve periodo di ferie di due settimane (e mezzo) in pieno agosto, non é che poi abbia avuto tutto questo tempo! 

Invece mi capita di leggere nelle riviste che l’estate ci fa sentire belle e abbronzate, spensierate e sgravate dai pensieri pesanti esistenziali, ci ritroviamo più toniche e scattanti perché ci muoviamo di più all’aria aperta, piene di voglia di vivere, ritroviamo il piacere di ascoltare gli altri e di confrontarci, ci lasciamo andare alle letture frivole, ma anche no, comunque leggiamo di più e dedichiamo più tempo anche alla nostra interiorità. Quindi a settembre è importante mantenere i benefici dell’estate, perché non ci sono ancora scadenze pressanti e possiamo concederci un inizio soft e magari concederci ancora una breve vacanza magari un week end lungo da qualche parte. E poi conserviamo le buone abitudini acquisite in vacanza come muoversi e mangiare sano fare lunghe passeggiate passando dal bagnasciuga ai percorsi urbani. 

Ma davvero succede questo, in estate, a noi comuni mortali che lavoriamo tutto l’anno, estate compresa? Sono io l’anomalia oppure per la maggior parte delle persone è davvero così? Non chiedo per un’amica, ma per me...

Posso affermare che tutto questo riuscivo a realizzarlo nei tempi lontani in cui studiavo e avevo tre mesi di stacco dalla scuola; nel periodo universitario già questo periodo si era ridotto perché di solito davo l’ultimo esame della sessione estiva entro la prima metà di luglio, comunque dopo mi concedevo una lunga pausa dallo studio perché riprendevo a studiare il primo settembre, magari un po’ blandamente. Da quando ho iniziato a lavorare, tutta questa spensieratezza legata all’estate è svanita, i tempi dedicati al tempo libero sono diventati sempre più ristretti, eppure finché esisteva ancora un ritmo “umano” con tempi dedicati al lavoro ben distinti da quelli dedicati al tempo libero vigeva ancora una sorta di leggerezza che si concentrava soprattutto in estate, da luglio ad agosto, quando il lavoro si assestava in una modalità più moderata e lenta, tanto che in estate spesso riuscivo a sistemare l’archivio dei documenti, oppure a concludere le pratiche meno urgenti che erano rimaste indietro. 

Ora non è più così, il ritmo è diventato frenetico anche in agosto, quest’anno ho lavorato con l’acqua alla gola fino all’ultimo giorno e se non ci fosse stata la chiusura dall’ufficio per la pausa di ferragosto avrei continuato a soccombere anche dopo. Comunque, per carità, magari è la mia situazione lavorativa che è così mentre per gli altri no, anche se la cosa mi viene confermata anche da altri colleghi e da amici che lavorano in altre realtà pubbliche e private. 

Ma tutto può essere, se c’è qualcuno che si riconosce nella sopracitata spensieratezza dell’estate batta un colpo!

Che poi c’è un’altra questione non trascurabile, almeno per me che soffro il caldo, se sono in città perché lavoro, con l’afa non riesco a fare nulla al di fuori del lavoro, le passeggiate serali nel caldo appiccicoso della città di Bologna non sono contemplate, l’unico mezzo per scappare dall’afa sarebbe salire in collina, ma spesso c’è da affrontare traffico e percorsi a ostacoli, perciò tutt’al più questa opportunità si riduce al week end quando ci sono tutti i forzati del lavoro in città (luogo che non si svuota più come una volta rendendo gli spazi più liberi dal traffico e dal caos) che emigrano verso spazi più freschi tra piscine affollate e altri ameni posti da refrigerio. Il mare della riviera, invece, è inavvicinabile tra tutto esaurito e code in autostrada. 

E allora benvenuto autunno! Almeno possiamo tornare a respirare, perlomeno l’aria, perché riprende tutta la rumba che tra l’altro non si è mai fermata. Per fortuna ho fatto una settimana di vacanza ovviamente lavorando dodici ore al giorno la settimana prima per lasciare tutto in pari perché altrimenti crollava il mondo, anche se poi alla fine in pari non sono mai e, nella mia settimana di vacanza, sono sorte altre urgenze di cui prima non c’era traccia, ovvio, come è ovvio che sono contenta comunque di essermi goduta la vacanza assaporando il sole e il mare di settembre con il sapore di inizio autunno, con il freddo in arrivo ma non troppo. 

Non so da voi ma qui a Bologna ci sono ancora delle splendide giornate di sole, io oggi a mezzogiorno al sole, in pausa pranzo, ero in maniche corte, con un clima da ottobrata (anzi sembra che sia un' ottobrata bis visto che c'è già stata all'inizio del mese). Del resto dopo un'estate anomala possiamo aspettarci anche un autunno altrettanto anomalo.

E quindi l'estate sta finendo o forse ancora no. Voi cosa dite? 


Fonti immagini: la foto è mia, Isola d'Elba